venerdì 7 agosto 2020

Mons. Schneider e mons. Viganò terranno delle discussioni dottrinali con Roma?

Un'affermazione della FSSPX che si inserisce nel recente dibattito sul Vaticano II innescato dagli interventi dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò e Mons. Athanasius Schneider [vedi]. Pare evidente che la risposta dipenda da "Roma"...

Nella sua opera "Christus vincit: Christ’s Triumph Over the Darkness of the Age", pubblicato in inglese da Angelico Press e presto pubblicato in francese da Éditions Contretemps, mons. Athanasius Schneider non esita a mettere in discussione il Concilio Vaticano II :
"Ho per molto tempo ritenuto che i testi del Concilio non costituivano un grosso problema. Da un lato, vedevo i testi del Concilio maltrattati dai liberali e, dall'altro, mi sembrava allora che le critiche di mons. Lefebvre fossero esagerate. Per me era impossibile pensare che un concilio o un papa potessero commettere un errore. Implicitamente, ho considerato ogni parola del Concilio e del Papa come infallibile, o almeno senza errori. […] Ora mi rendo conto di aver "spento" la mia ragione; anzi, un simile atteggiamento non è salutare e va contro la Tradizione della Chiesa, come la vediamo tra i Padri, i Dottori e i grandi teologi della Chiesa negli ultimi duemila anni" (P.116-117, ed. inglese)
E aggiunge:
"Un esame onesto mostra che alcune espressioni dei testi del Concilio sono in rottura con la Tradizione costante del precedente Magistero. Dobbiamo sempre tenere presente il fatto che lo scopo principale del COncilio era la pastorale e che il Concilio non intendeva offrire insegnamenti particolari definitivi (P. 119, ed. inglese)
Da parte sua, mons. Carlo Maria Viganò ha stabilito per diversi mesi un legame di causa ed effetto tra il Concilio e l'attuale crisi nella Chiesa: "I tentativi di correzione degli eccessi conciliari – invocando l’ermeneutica della continuità – si sono rivelati fallimentari: Naturam expellas furca, tamen usque recurret [Scaccia la natura con una forca, ma tornerà sempre] (Orazio Epist. I,10,24). La Dichiarazione di Abu Dhabi e, come mons. Schneider giustamente osserva, i suoi prodromi del pantheon di Assisi, “è stata concepita nello spirito del Concilio Vaticano II” " (Excursus sul Vaticano II e conseguenze, in Chiesa e post concilio del 9 giugno 2020) [qui].

Pertanto sorge una domanda: gli scambi tra i due prelati si trasformeranno in discussioni dottrinali con la Congregazione per la Dottrina della Fede, come tempo fa accadde per la Fraternità San Pio X? Si può mettere in discussione il Concilio, mostrando la sua discontinuità con il magistero precedente, senza che il cardinale Luis Ladaria Ferrer e Papa Francesco se ne scandalizzino? Per ora, solo Sergio Centofanti, vicedirettore del Dicastero per la Comunicazione, ha tentato di difendere il Concilio in un articolo pubblicato il 22 giugno su Vatican News, intitolato "Lo sviluppo della dottrina è fedeltà nella novità" . Ma questa debole difesa - più retorica che teologica - lungi dal chiudere il dibattito, lo richiede e addirittura lo esige. Un dibattito dottrinale con la Congregazione per la Dottrina della Fede e non con il Dicastero per la Comunicazione.
Padre Alain Lorans
(Fonte: DICI - FSSPX.Actualités - 28/07/2020)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto bene. Speriamo che solo l'amore di Verità spinga ad intervenire in questo dibattito e non anche l'amore della ideologia di appartenenza oppure l'amor proprio. Non sarà facile. Amor proprio e ideologia non molleranno la presa tenuta stretta su intere vite, in particolare, dei consacrati. Questo bisogna metterlo in conto. Noi dobbiamo e possiamo intervenire nel nostro piccolo con questi scopi irrinunciabili, evidenziare, smontare l'errore e le sue diramazioni e conseguenze; offrire la correzione come risanamento totale della persona restata prigioniera insana a vita; pregare per l'augurabile, conseguente e possibile nuova conversione, che li porterà alla loro personale scoperta della libertà spirituale di cui Gesù Cristo è Signore.

anelante ha detto...

Penso che si abbia a che fare con un attacco conscio e deliberato, per cui si dovranno usare i metodi o armi del caso.

Anonimo ha detto...


Le discussioni dottrinali col Vaticano possono diventare una botola nella quale la
discussione stessa sparisce alla vista.

Le discussioni dottrinali con le autorità romane in genere si concludono con un nulla di fatto. Le lunghe discussioni dottrinali dei teologi della FSSPX con i vari "prefetti" vaticani, a cosa hanno portato? A niente. Già è tanto che i teologi della FSSPX abbiano mantenuto le loro posizioni, che sono poi quelle tradizionali della Chiesa.
C'è anche il rischio che queste discussioni, se si faranno, vengano utilizzate per chiudere la questione del Vaticano II in un cassetto, per così dire: per farla sparire dal dominio pubblico relegandola nel chiuso degli incontri riservati, tra "specialisti".
Questo sarebbe un male. È bene che ci siano incontri dottrinali di questo tipo ma non sono la cosa più importante. La cosa importante è che il dibattito sul Concilio rimanga di dominio pubblico e si allarghi, servendosi anche, se necessario, dell'opera di laici qualificati. E se anche non "qualificati", di laici che intervengano per creare il movimento di opinione necessario per la revisione o correzione degli errori e ambiguità del Concilio.
T.

mic ha detto...

Sono d'accordo

Valeria Fusetti ha detto...

Bergoglio ha dichiarato al mondo, attraverso Scalfari, che il suo compito è quello di portare a compimento quanto iniziato con il CVII. Cosa c'è da discutere ? Mi sembra che sia sufficiente anche un'occhiata superficiale all'ultimo documento partorito dalla Pontificia Accademia per la Scienza (o come si chiama ora) per chiarire a quale "compimento" tendano Bergoglio e C. Un "compimento" accompagnato dalla feroce presa in giro che la mancanza totale di ogni riferimento a Dio, a Nostro Signore,ecc sia da intendersi come un pio escamotage, giusto per essere compresi anche dai non credenti! Questo è disprezzo verso la capacità di ragionamento del prossimo.