mercoledì 18 settembre 2013

Sulla dialogante carezza del Santo Padre a Eugenio Scalfari una carezza di carta vetrata del padre Ariel S. Levi di Gualdo

Ringrazio don Ariel per questa sua significativa carrellata.

SULLA DIALOGANTE CAREZZA DEL SANTO PADRE A EUGENIO SCALFARI
UNA CAREZZA DI CARTA VETRATA
DEL PADRE ARIEL S. LEVI di GUALDO


Riguardo la lettera scritta dal Romano Pontefice al quotidiano La Repubblica [qui, qui] non posso nascondere che i numerosi articoli di commento pubblicati in questi giorni su molte riviste cattoliche mi hanno indotto a riflettere. 

Ritengo che non sia mio compito insegnare a nessuno di questi commentatori quale impatto abbia avuto sul Popolo di Dio la lettera di un Sommo Pontefice pubblicata sulle colonne di un quotidiano della sinistra radical chic, che facendo il proprio lavoro in modo egregio ha scaricato per anni sulla Chiesa Cattolica e il Papato vagoni interi di pesanti critiche, alcune delle quali vere e fondate, altre verosimili e dubbie, altre inverosimili e infondate, dando puntualmente voce ai nostri antagonisti peggiori, fuor d’ogni dubbio brillanti ma notoriamente accecati dalle peggiori prevenzioni ideologiche [esempio: qui, qui]. Cosa questa fondamentale sulla quale hanno però sorvolato e taciuto numerosi editorialisti cattolici in questa specifica circostanza gravata di indubbia e insolita delicatezza.  

Nella Chiesta del post concilio egomenico dei teologi interpreti di se stessi che hanno gravemente intaccato la dottrina e la pastoralità del Concilio Vaticano II, sino a mutare il tutto in altro, gli aggressivi dittatori del “libero pensiero” usano da sempre due parole fatate: “dialogo” e “collegialità” [qui, qui, qui]. In verità, dialogare con certi soggetti saturi di eresie moderniste che da anni sono state de facto sdoganate, per noi preti e laici aderenti al dogma nella più profonda devozione alla dottrina e al magistero della Chiesa, appare sempre più difficile, a volte pare quasi una mission impossible. Chiunque abbia pacatamente espresso libere opinioni contrarie a questi dialoganti collegialisti ormai al potere, porta sempre addosso indelebili i segni delle frustate, spesso elargite sulla nostra pelle con la benedizione — o nell’ipotesi migliore nella totale indifferenza — di quelle autorità ecclesiastiche che da troppo tempo hanno rinunciato a governare e a difendere la verità e il dogma da quell’errore chiamato sino a poco tempo fa eresia. Oggi sono infatti gli eterodossi che perseguitano e condannano gli ortodossi, paradosso questo che pare non scandalizzare e non allarmare particolarmente l’autorità ecclesiastica.

Nel lessico corrente si tende a dare alla parola “polemica” o “polemista” una connotazione negativa. Cosa invero falsa, perché la polemica è molto positiva e per secoli ha prodotto i suoi frutti, prima che la Chiesa sprofondasse in certe forme di bieco oscurantismo modernista celebrate ai giorni nostri in pubblico trionfo. D’altronde pare che oggi «nella Chiesa possono convivere anche opinioni molto diverse», persino per i difensori di facciata della tradizione cattolica e dell’ortodossia, che di fronte a qualsiasi potente o prepotente in vesti rosse mostrano però di tremare come coniglietti spauriti, sino a profondersi in servili scuse non dovute, contravvenendo in modo pedestre alle leggi canoniche più elementari anziché curarsi di difendere chi ha avuto il coraggio di dire l’evidente vero [qui], o più semplicemente per avere affermato: facciamocene una ragione, il re è nudo. Cerchiamo quindi di correre quanto prima ai ripari per il bene della Chiesa e del Popolo di Dio che il Cristo le ha affidato. 

Nei primi otto secoli di vita della Chiesa, con tutti i problemi di linguaggio che rendevano non sempre facile il dialogo tra latini e orientali, tra grandi o piccole eresie si giunse a definire anzitutto il mistero della Persona di Cristo. E lo sappiamo bene, in quei primi concili dogmatici perlopiù cristologici, quante volte i Padri della Chiesa giunsero a prendersi persino a legnate tra di loro. Ma stiamo a parlare di altri uomini — o meglio di veri uomini e di uomini a tutto tondo — che giungevano nella sala dell’assise conciliare dopo lunghe processioni, perché prima entrava tutto il loro alto tasso di cattolico testosterone e poi loro appresso, altro che certe odierne dame che si destreggiano con fare ambiguo tra i biscottini del Cortili dei Gentili e i liquorini alle erbe aromatiche della moderna corte di Versailles, nel tentativo vuoi disperato vuoi patetico di servire due padroni [Mt. 6, 24].

Non diamo dunque un significato negativo alla parola “polemica” — almeno in sano senso ecclesiale —, perché altrimenti si finisce con lo svuotare i concetti di assolutezza della fede per rimpiazzare al loro posto gli assolutismi dittatoriali di certi teologi o di certi vescovi che hanno posto le parole “dialogo, collegialità e democrazia” avanti alle parole “Padre, Figlio e Spirito Santo”, senza che dinanzi a ciò alcuna forma di dissenso polemico sia ammessa, giammai! Perché a quel punto, dopo avere smembrato la Chiesa e il suo Popolo Santo, i dittatori modernisti al potere ti vengono a fare persino il predicozzo ecclesiologico sull’unità …  beninteso: la loro.

Non desidero entrare nello stretto merito della questione della lettera scritta dal Romano Pontefice al quotidiano La Repubblica, anzi a questo punto sono pronto a tutto, persino ad accogliere una sua prossima lettera apostolica su tematiche di teologia morale edita sulle colonne di Playboy.

Se affermo di non voler entrare nel merito della lettera del Santo Padre è perché non posso e soprattutto non voglio. Un prete è bene che esterni il proprio dolore se questo dolore può produrre frutto nella Chiesa e nel Popolo di Dio, non però se è uno sfogo sociale, psicologico  o teologico fine a se stesso. Sul dolore che toccava e che riguardava la sua sfera esistenziale, Giovanni Paolo II scrisse una lettera apostolica — la Salvifici doloris [qui] —  non si pianse certo addosso, ci donò questo prezioso atto di magistero.

In questo insolito episodio senza precedenti storici, la cosa forse più dolente sono stati gli articoli di acrobatico commento comparsi sulle varie riviste cattoliche e tutti caratterizzati da un unico comune denominatore: offrire una risposta di spiegazione, di quelle mirate a spiegare la fondatezza e la correttezza delle teorie sull'atomismo espresse da uno scienziato — in questo caso il Santo Padre — che in quanto scienziato ha dato certe cose per scontate e forse non è stato molto chiaro per il grande pubblico, per questo le sue parole necessitano di essere prima spiegate e poi interpretate, a ben considerare che oggi, quella chiarezza che non lascia spazio a equivoci e a possibili fraintendimenti, pare non essere più una necessaria virtù, forse neppure per il magistero pontificio. 

Riguardo ai numerosi articoli di giornalisti e di studiosi cattolici accorsi a spiegarci cosa veramente il Santo Padre voleva dire e come in verità lo voleva dire, salvo però non essere stato compreso da taluni a dovere, incluso l’interlocutore [qui] e il contenitore che ha accolto quella “lettera apostolica” [qui], si potrebbero sollevare alcune perplessità proprio per quanto riguarda l’impianto della spiegazione-difesa e della difesa-spiegazione, usando e applicando ad altri casi la stessa tecnica altrettanto impeccabile e coerente sul piano formale. Perché se certe difese valgono, allora sia chiaro: valgono per tutti, dal Romano Pontefice all’ultimo dei preti consacrato sacerdote nella giornata di ieri.

La cristiana polemica e al tempo stesso la mia risposta non può essere dunque che questa: il gesuita Karl Rahner, con la sua “teoria dei cristiani anonimi” potrebbe ambiguamente relativizzare il senso stesso della incarnazione, della rivelazione e della redenzione. Questa è la critica — detta molto a grosse linee — mossa a questo teologo bandiera del Novecento da due miei stimati confratelli: Giovanni Cavalcoli O.P. e Antonio Livi, dei quali non manco mai di consigliare in lettura i rispettivi libri nei miei vari scritti, ogni volta che se ne presenta l’occasione [qui, qui]. Per non parlare degli scritti e delle disputationes theologicae di Brunero Gherardini, che possiamo considerare a giusto merito tra i nostri più autorevoli ecclesiologi viventi a livello mondiale [qui], oltre ad altri confratelli da tempo relegati come tutti noi nella riserva indiana, proprio come se fossimo ormai gli ultimi dei moikani.

Con lo stesso stile e la stessa struttura dei vari articoli pubblicati su riviste e siti cattolici, io potrei dunque spiegare — e farlo anche in modo pertinente e convincente — che nel pensiero di Karl Rahner non c’è alcuna ambiguità e alcuna presunta insidia, che la sua ortodossia è ineccepibile e che, se proprio qualche problema è sorto, questi non è dovuto a lui, da annoverare meritoriamente tra i santi padri e dottori della Chiesa, bensì a chi lo ha male interpretato, a chi ha estrapolato a sproposito qualche cosa dal suo prezioso pensiero che rimane ineccepibile e ortodosso se interpretato e letto nella giusta luce. Quindi dimostrerei che la colpa è solo di chi lo ha frainteso, non certo di lui che si è spiegato male, dando adito a equivoci duri a morire e pubblicando certi suoi contenuti dentro contenitori non opportuni. Questo stesso metro potremmo dunque applicarlo in modo coerente e impeccabile a tante altre figure, da Giordano Bruno da Nola a Martin Luther, da Hans Küng a Leonard Boff … 

La nostra esperienza storico-ecclesiale e teologica non ci insegna forse che la de-costruzione del dogma e della ecclesiologia, nasce sempre giocando in modo ambiguo e non chiaro sulle parole, sul significato delle parole, infine sul dare alle parole svuotate del loro vero significato un significato del tutto diverso e nuovo, fondato su un falso ammantato di credibile verità soggettiva? Questo il motivo per il quale, ecclesialmente e teologicamente, misuro sempre con prudente sospetto chiunque giochi con le parole, sulle parole e sul significato stesso delle parole, o più semplicemente su chi non riesce a usare a proposito le parole.

La mia lettura ecclesiologico-sociologica del fatto non credo sia passibile di facile smentita: il Romano Pontefice ha scritto una lettera al giornale della sinistra radical chic italiana, dinanzi alla quale, un corifeo di intellettuali cattolici, sono subito corsi a spiegare e a interpretare, il tutto per giustificare e infine per tentare di correggere un tiro fuori dal canestro così lapalissiano nella sua solare evidenza.

L’atteggiamento di questi intellettuali e giornalisti cattolici va letto nell’ottica del rifiuto del dolore e della morte. In sostanza: il corpo non è — come si crede o come alcuni pessimisti sostengono — affetto da un tumore con metastasi diffuse che partono ormai dalla testa e arrivano sino ai piedi e che inevitabilmente lo porteranno alla morte. È solo affaticato e per comprensibile reazione è affetto da emicrania, basterà quindi somministrargli due gocce di siero omeopatico disciolte in un bicchiere d’acquasanta la sera prima di compieta e tutto quanto sarà passato tra la notte e il risveglio quando si canteranno le lodi mattutine. 

Quando alcuni si trovano nella incapacità di accettare il dolore e di soffrire in dignitoso silenzio, quando proprio non si ha altra scelta, con cristiana prudenza e cristologica dignità vanno sicuramente evitati danni ulteriori al corpo della Chiesa. Purtroppo, quando entrano in lizza problemi di così straordinaria delicatezza, non pochi decidono invece di reagire affermando è spiegando che il dolore non esiste e che, nell’ipotesi migliore, è solo un equivoco nato dalla mala comprensione e dalla mancanza di buona fede degli altri, perché per il buon clericale, laico o ecclesiastico che sia, la colpa è sempre e di rigore degli altri che non capiscono. Non è certo colpa nostra che non ci siamo spiegati bene o che abbiamo dato certe spiegazioni nel luogo sbagliato e semmai all’interlocutore sbagliato: colui che non solo non ha fede, ma che si vanta da sempre pubblicamente di non averla e che per questo non la cerca e non la vuole. Atteggiamento questo del tutto diverso da quello che fu l’agire di Indro Montanelli, che in tono sinceramente sofferente dichiarò e scrisse: «Se un giorno mi troverò a faccia a faccia con Dio, sarà lui a dovere delle spiegazioni a me, perché per prima cosa gli domanderò: perché non mi hai dato il dono della fede?».

Credo infine che certi nostri pastori siano di questi tempi così umili, ma così umili, che se sbagliano anche in modo pubblico e grossolano [qui], non ammetterebbero mai di avere sbagliato per alcuna ragione al mondo, anzi diventano pure parecchio permalosi e vendicativi se qualcuno osa metterli di fronte al loro errore. Cosa questa che da sempre marca la sostanziale differenza che corre tra la Chiesa Corpo Mistico di Cristo e la Chiesa clericale degli uomini di potere che esercitano in modo sempre più arbitrario quel potere che dovrebbe essere invece apostolico servizio, sprezzanti la tradizione e la romana universalità cattolica; sprezzanti il deposito della fede, gli atti più solenni del magistero e le leggi canoniche codificate, lasciando intendere con un sorriso ammaliante e con lo stile tipico degli arruffapopoli che hanno in santo rifiuto l’idea stessa di potere, di tutte le sue glorie e di tutti i suoi fatui trionfalismi. Bene, ma nei tristi fatti e soprattutto concreti, se a qualcuno di costoro è mossa però mezza critica soltanto, non si tarderà a sperimentare, tra lacrime e sangue, quale terribile potere arbitrario tireranno subito fuori e quale aria di tempesta prenderà a spirare contro chiunque abbia osato criticarli in modo “libero, collegiale e democratico”.

Domani, quando di tutto questo si vedranno i frutti, nessuno dirà: “Quel piccolo anonimo prete che si dilettava a predicare nel deserto mentre quasi tutti tacevano, temendo di giocarsi un posto impiegatizio presso un dicastero della Santa Sede, una cattedra in una università pontificia, un’ammissione alla pontificia accademia ecclesiastica, un avanzamento di carriera, una nomina episcopale o finanche una berretta rossa, tutto sommato aveva ragione nel suo dire niente affatto aggressivo e per nulla arrogante”. Non diranno questo, tutt’altro! Per tutta risposta mi daranno sicuramente una dose maggiore di bastonate. E così seguiterà ad accadere, fino a quando l’umana Chiesa dei clericali non sarà uccisa, smembrata e sepolta da chi intende difendere il divino mistero della Chiesa mistico corpo del Cristo Dio incarnato, morto e risorto; Chiesa che non morirà mai e che Cristo troverà ancora al suo ritorno alla fine dei tempi. Anche se continuerà però a sussistere, oggi più che mai, un quesito non facile da sciogliere: «E quando il figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» [Lc. 18,1]. Sia chiaro: la Chiesa la ritroverà, è una verità, ma la fede, quella sulla quale il Vangelo stesso pone un grosso punto interrogativo, quella, la ritroverà, il Figlio dell’Uomo?
Ariel S. Levi di Gualdo

111 commenti:

Anonimo ha detto...

Direi che don Ariel ha centrato il punto: è inutile girarci intorno o arrampicarsi sugli specchi: è stato un autogol nella comunicazione clamoroso, come quello del "chi sono io per giudicare"?
Poi mi domando anche: ma se il Santo Padre si accorge di essere stato completamente traviato, visto che non ha problemi a farlo, non potrebbe intervenire nuovamente per chiarire la questione? È una domanda che mi pongo e che vorrei porre anche a don Camillo che sostiene che Papa Francesco sia molto meglio di Ratzinger: ma Ratzinger sulla questione della coscienza (e non solo su quella, anche sulla difesa della vita e della famiglia) è stato di una chiarezza adamantina, soprattutto durante il processo di beatificazione del cardinale Newman (come giustamente Sandro Magister ha ricordato)
John

RIC ha detto...

Puntuale come sempre, padre Ariel!
nel frattempo Magister non demorde, anzi....

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/09/17/un-comico-un-vescovo-e-lenigma-francesco/

Anonimo ha detto...

Forse mic non lo sa ma Don Camillo si schierato con i pellegrini conciliaristi.

Luisa ha detto...

"...è affetto da emicrania, basterà quindi somministrargli due gocce di siero omeopatico disciolte in un bicchiere d’acquasanta la sera prima di compieta e tutto quanto sarà passato tra la notte e il risveglio quando si canteranno le lodi mattutine. "

E, felice( magari anche sorpreso) per il successo = trionfo personale, il sommo Pastore può anche a dire, quasi auto-congratulandosi, come se avesse messo degli occhiali rosa e ripetuto la quotidiana formula del dott. Coué, che : "mai la Chiesa è stata tanto bene come oggi", che " è un momento bello della Chiesa".
Svaniti i problemi, finiti gli scandali, evaporate le cordate, risolta la crisi della Fede che va di pari passo con quella della Liturgia, del sacerdozio, dell`insegnamento.
Tutto va bene, la Chiesa è guarita e scoppia di salute, la barca che prendeva acqua da tutte le parti solo ancora pochi anni fa, che dico, pochi mesi fa, è stata riparata in tempo record dal "magicien" Bergoglio.
Tutti sappiamo che così non è, sappiamo che l`umile operaio nella vigna del Signore, Benedetto XVI, ha lavorato, lottato, riparato e tentato di riparare la barca, lo ha fatto sotto lo sguardo crudele dei media, senza l`aiuto di chi invece di aiutarlo remava contro di lui e la sua volontà, sappiamo che in quel clima avvelenato e ostile ci ha lasciato la salute e il vigore.
Non basta la dose quotidiana di enfasi idolatrica, non basta prescrivere e ingurgitare la quotidiana pillola rosa, non basta dipingere un quadro brillante,la realtà è quella che è, chi vuole relegarla nel dimenticatoio, come se non esistesse più, mente a noi cattolici ma peggio ancora, mente a sé stesso.

Anonimo ha detto...

Molto bello. Una curiosità: padre Arielò Levi di Gualdo è di origini israelitiche?

Anonimo ha detto...

Grandioso padre Ariel! Quando, nell'Italia addormentata, incominceremo a trovare altri sacerdoti capaci di scrivere così? In quel giorno potremo davvero sperare nella rinascita della Fede. Grazie padre Ariel.

Marco BONGI

Anonimo ha detto...

Non credo, anche se dal nome lo si potrebbe desumere.
Nel suo libro "E satana si fece trino", dice di aver ricevuto un'educazione cattolica dalla sua famiglia".

Anonimo ha detto...

OT
Su messainlatino c'è un interessante articolo sulla musica sacra che, però, tocca il tema già ampiamente dibattuto qui della "desistenza dell'autorità"
Edo

Anonimo ha detto...

Sì,e allora?Ho letto i suoi libri,denuncia da anni le cose che non vanno all'interno della CC,speriamo non faccia la fine del Battista....mi viene in mente la canzone di DeGregori Titanic,l'orchestra suona nuovi ritmi sudamericani,la gente balla e si diverte,il capitano dice'signor mozzo,io non vedo nulla,tenere la rotta e andare avanti'.Lupus et agnus.

Rossella ha detto...

e di questo, che ne pensate?

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-papa-di-rottura-solo-nella-testa-di-scalfari-co-7310.htm

sono molto, molto confusa...

SEraafino ha detto...

Don Ariel è di famiglia cattolica, ma di origini ebraiche.
Aggiungo, non è un mistero, che, quando ha scoperto tali sue radici, ne è riamsto tanto colpito che, si è ufficialmente convertito all'ebraismo.
Per 18 anni ha frequentato sinagoghe. E' stato uno dei fedeli più osservanti e pii.
Poi, proprio frequntando sinagoghe, da un lato ha scoperto i punti cristologici in tante pratiche e pereghiere, dall'altro, si è reso conto di altre che cariche di sensi negativi.
Pertanto si è ri-convertito al Cattolicesimo. Tutta questa sua biografia è narrata nel libro "ERBE AMARE".

andre ha detto...

Ma esiste una e-mail di Don Ariel?
Sul web non si trova niente...

Sine Timore ha detto...

Papa Francesco in questi mesi non ha fatto altro che concretizzare quello in cui lui ha sempre creduto (cne non è certo la dottrina della Chiesa Cattolica..)

Guardate questo video, che non è altro che una sintesi del pensiero di Bergoglio, da lui stesso espresso in alcuni suoi libri:

http://www.gloria.tv/?media=500923

min 4:42 -> Bergoglio consegna un'onoreficenza al rabbino Skorka, che davanti a lui afferma: "Noi aspettiamo il Messia"

min 5.00 -> Bergoglio partecipa ad una cerimonia religiosa ebraica ("commemorazione della Notte dei Cristalli") nella sua Cattedrale di Buenos Aires

min 6.30 -> Bergoglio partecipa al funerale di un leader religioso musulmano

min 11.00 -> Bergoglio dice che "non bisogna convertire gli atei, ma rispettarli"

min 12.47 -> Bergoglio esprime le sue simpatie per il Comunismo

min 14.18 -> Bergoglio incoraggia i sacerdoti che hanno preso una sbandata per una donna a "spogliarsi" dell'abito sacerdotale

min 15.05 -> testimonianze di come in Argentina Bergoglio da cardinale abbia appoggiato le Unioni Civili, comprese quelle omosessuali

min 21.10 -> Bergoglio dà la S.Comunione nelle mani durante una Messa all'aperto...
.

Miserere ha detto...

Potranno dire quel che vorranno in Vaticano ma a noi non ce la daranno da bere: la confusione nella Chiesa regna indisturbata alimentata da una dittatura modernista che pretende soffoccare ogni disenso proveniente da coloro che veramente vogliamo "sentire cum Ecclesia"! Bravo, don Ariel! E' ora di non aver paura di mettere la faccia per denunciare le cose che mettono in grave pericolo la fede dei semplici!

Anonimo ha detto...

Forse mic non lo sa ma Don Camillo si schierato con i pellegrini conciliaristi.

A me non risulta, ma piuttosto dove è finito?

Anonimo ha detto...

Pertanto si è ri-convertito al Cattolicesimo. Tutta questa sua biografia è narrata nel libro "ERBE AMARE".

Ho letto erbe amare anni fa e l'ho molto apprezzato.
Effettivamente ricordo con stupore le sue profonde conoscenze dell'ebraismo, che peraltro ho gustato anche perché arricchite delle citazioni nell'originale ebraico.
Ma non ricordavo questo particolare e me ne scuso.

Rossella ha detto...

SINE TIMORE però la domanda allora sorge spontanea: tutto quello che Bergoglio cardinale faceva e diceva a Buenos Aires era ben noto agli altri cardinali... eppure dicono sia stato eletto con la quasi totalità dei voti. Quindi mi chiedo proprio dove stanno portando la Chiesa Cattolica, visto che hanno proprio voluto un pontefice con quelle idee...

Anonimo ha detto...

Confermo la notizia, di pugno dell'Autore a pag. 320 del Libro citato, da cui riporto la citazione prima della dedica:

La Carità senza Verità è zoppa,
la Verità senza Carità è cieca.
La Carità si compiace della Verità
nella misura in cui la Verità
si compiace della Carità.

Sine Timore ha detto...

Bella domanda, Rossella!
Solo DIO lo sa!

Mi viene solo in mente questo passo di S.Paolo:

"Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole."
(II Timoteo 4,3-4)

Anonimo ha detto...

Sì,e allora? Allora sì.

Grazie a SEraafino per le informazioni sulla via percorsa da don Ariel, la quale ne rende le dichiarazioni ancora più interessanti.

bernardino ha detto...

Ma alla fine, nel vero giudizio dell'Onnipotente, (quello che chiamiamo Giudizio Universale) chi e quanto pagheranno per aver massacrato centinaia di milioni di anime, che forse ignare hanno seguito una dottrina contraria alla vera Dottrina Cristiana/Cattolica,quella predicata e praticata per duemila anni e potrebbero finire all'inferno tra le fauci di Beliar?
Ma questo grande popolo (parte del quale una volta erano i fedeli della Santa Chiesa ed oggi e' una massa informe, mescolata tra atei, scismatici, adoratori di altri dei pagani o addirittura non esistenti) con la confusione conciliare, le grandi innovazioni materialistiche, con l'aver imparato che la Chiesa e' del mondo del mondo e non per il mondo quali mezzi ha per salvarsi avendo imparato dai pastori che qualsiasi religione e' salvifica=Liberta' Religiosa? Vedendo che chi dovrebbe insegnargli cio' che ci ha lasciato Cristo, insegna la liberta' del peccato di coscenza? Che Credere nella salvezza di dio, predica la salvezza della coscenza?
Ma il Cattolicesimo con la C maiuscola, dove e' finito dal conc. Vat.II in poi fino ai giorni nostri.
Ma ci rendiamo conto che ognuno che entra in quella che una volta chiamavamo Chiesa Cattolica, oggi e da 50 anni predica quello che vuole? Ma le masse cosa recepiscono e in cosa credono, se le autorita' dalle piu' alte alle piu' basse insegnano cose materiali anziche' quello che la Chiesa ha sempre insegnato senza mai deviare?.
Poi ci scandalizziamo del dialogo con i non credenti?

Anonimo ha detto...

Don Ariel ha avuto il coraggio di testimoniare anche su la 7 nella trasmissione condotta da Nuzzi tempo fa sui vari scandali vaticani, che ora si sono sciolti come neve marzolina al sole primaverile,prete coraggioso e piacevolissimo da leggersi,ho imparato molto da lui.GR2

RIC ha detto...

Se ieri Magister ci informava sulla lettera inviata al Vaticano in merito alla vicenda dei FI, oggi il solito (e te pareva???) Tornielli da spazio al nuovo "segretario generale" Padre Bruno.
Buona lettura (si fa per dire...)

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/francescani-dellimmacolata-27941/

Anonimo ha detto...

P.S.ciò che ho scritto in altro thread,purtroppo corrisponde a verità,duole dirlo,ma non c'è nulla di invenzione da parte mia,non vorrei pensasse che mi diverto a fare il troll 'provo'.Grazie per l'attenzione.GR2

Anonimo ha detto...

Il problema non è tanto il dialogo in sé, ma come s'intende il dialogo.

Di per sé, il dialogo è importantissimo: si potrebbe dire ch'è il dialogo che dà senso, e sapore e bellezza, alla nostra vita.

Ma il dialogo, almeno tra gli uomini, si fonda sulla ragione: bisogna che i due interlocutori credano nella ragione, cerchino onestamente la verità, diano alle parole un significato, e un significato chiaro e condiviso. Se è così, il dialogo è espressione suprema d'amicizia (di quell'amicizia su cui si fonda qualunque società), di fraternità, insomma – pei cristiani – di carità.

Se invece il dialogo è solo confusionismo, emotività, equivoco, allora non è neanche dialogo.

Ai miei amici, se sbaglio (e non importa se in buona fede), chiedo di dirmelo: se non lo fanno, vengon meno all'amicizia, e dimostran che di me non gl'importa poi granché!

Per me, quindi, il problema non è tanto che il Santo Padre abbia deciso di dialogare con Eugenio Scalfari: si potrà discutere sull'opportunità, sul modo, sulle forme, ma non è questo il grave.

Il problema non è che il papa abbia parlato. Il problema è quel che ha detto (o almeno una parte di quel che ha detto).

Si veda per esempio l'evidente sofisma dell'affermazione "La verità è una relazione": al giornalista che gli chiede se dir che la verità è relativa – relativa, è chiaro, al soggetto – è, sì o no, un errore, il papa avrebbe dovuto rispondere, semplicemente: "Sì"; invece, con un gioco di bussolotti, risponde che la verità è relativa perché nasce da una relazione e introduce a una relazione. Bene. Ma qui si gioca sull'equivoco, perché il papa non ignora il senso in cui la domanda gli è stata posta dall'interlocutore, e a QUESTA domanda non risponde, se non "in obliquo", con una frase ("Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt'altro") che può sembrar detta poco più che, come dicono gl'inglesi, "to pay lip service", "per rendere un servizio di labbra". Resta poi il fatto che "La verità è una relazione" è, per chi la prenda seriamente, una frase falsissima, le cui conseguenze logiche sono gravissime.

E che vuol dire che "la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo"? Può anche darsi che, con una faticosa apodissi, si riesca a dare un senso vero a questa frase. Per me, preferisco comunque dire che "Gesù Cristo è la Verità" (l'ha detto lui); e, a ogni modo, la verità è la verità, l'amore è l'amore: due realtà certo strettamente legate, ma distinte. (Aggiungo che l'amore non è sempre carità, anche se la carità è amore, come spiega san Tommaso.)

In altri casi, le frasi del papa sono in sé stesse vere, ma pericolose. È il caso del famoso "Chi sono io per giudicare?": è vero che nessuno può giudicare il fòro interno d'una persona qualunque ("Ecclesia non judicat de internis"); ma d'altra parte questa frase, nell'assenza d'una chiara condanna del peccato sul piano oggettivo, e nel contesto di pressappochismo e d'ignoranza dei nostri tempi (e dei nostri giornalisti!), è fatalmente fraintesa da molti. E questo è disastroso!

Anonimo ha detto...

Per quel che riguarda l'intervista di tornielli a bruno,vedasi la risposta appena pubblicata da colafenmmina sul suo blog.

Blas ha detto...

"Per tutta risposta mi daranno sicuramente una dose maggiore di bastonate"

E questa sará perfetta delizia Don Ariel. Sanamente la invidio.
Grazie per il suo coraggio.

Anonimo ha detto...


A scuola di formazione teologica diocesi di Treviso Scalfari docet

mercoledì 25 settembre inizia l'anno scolastico (3^ del ciclo) della scuola di formazione teologica Diocesi di Treviso:"La Chiesa e la sua missione".

La prima lezione prevede un intervento di particolare interesse:


Ore 19 - Preghiera iniziale

- Saluto di mons. Giuseppe Rizzo, vicario generale

- Dialogo sulla fede: le domande di Scalfari e le risposte di papa Francesco – don Franco Marton

Louis Martin ha detto...

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/francescani-dellimmacolata-27941/

Grazie Ric per la segnalazione.
Non commento le parole che ho letto. C'è un limite oltre il quale non si può rispondere ragionevolmente e "urbanamente". E allora occorre pregare per i tanti buoni frati che subiscono tutto questo. Ave Maria

Anonimo ha detto...

Romano dice,

ma scherziamo?

"padre Arielò Levi di Gualdo è di origini israelitiche"???

Ricordo un figlio di Nazaret che ci ha ridento con il suo sangue, anche aveva un'ascendenza hebraica...

Se questo fatto ti offende, cerca un altro religione....

erano proprio ebrei (parlando meramente second la carne) che ha fondato la nostra santa religione...

Anonimo ha detto...

Grazie per la precisazione, Anonimo 14:01

Sono pienamente d'accordo.
E' vero che il dialogo è importante in ogni relazione.

Ma la missione della Chiesa è racchiusa nel munus docendi regendi et sanctificandi dei suoi sacerdoti e pastori e nella risposta dei fedeli che se ne nutrono...

Gesù non dialogava, insegnava e insegnando lasciava il segno e quindi liberava, guariva, trasformava e... e... e... secondo il progetto del Padre.
Per perfezionare il quale ha compiuto il Sacrificio perfetto sulla Croce da cui scaturisce tutto: la Risurrezione, e dunque la ri-generazione nella Creazione Nuova in Lui, ricondotta alla destra del Padre...

Questa è la funzione della Chiesa nel mondo: portarvi il Soprannaturale che ci si consegna ogni giorno su ogni Altare, nella forma più accessibile a noi poveri, fino alla fine dei tempi... e poi, nella preghiera, nell'adorazione....

Questo è il cuore di tutto. Il resto è solo conseguenza.

Il "cristianesimo in pillole" di questo papa non insegna, tocca il sentimento e accende scintille di paglia...

Anonimo ha detto...

erano proprio ebrei (parlando meramente second la carne) che ha fondato la nostra santa religione...

Infatti, caro Romano, ora la discendenza di Gesù non è più solo etnica (Dio-popolo-terra) ma teologale: in Gesù di Nazareth, il Figlio Incarnato, nel quale c'è anche il Padre e lo Spirito Santo

bernardino ha detto...

Ritorno a ripetere sul dialogo -
Cristo ha detto agli Apostoli ""ANDATE IN TUTTO IL MONDO FINO AI CONFINI DELLA TERRA E CONVERTITE NEL MIO NOME, PORTATE IL VANGELO A TUTTI GLI UOMINI, SE ENTRATE IN UNA CASA E NON SIETE ASCOLTATI, USCITE E SULLA SOGLIA SBATTETE I CALZARI AFFINCHE' NON RESTI NEANCHE LA POLVERE"" - non ha detto intrecciate un dialogo interreligioso (anche perche' sapeva cosa erano i non credenti in Lui) - al limite, la Chiesa potrebbe cercare un dialogo con chi non crede in Cristo, ma solo culturale.
Il Papa (se Papa, cioe' Vicario di Cristo) puo' parlare per convertire, ma non puo' invertire la rotta della religione Cristiana/Cattolica, non puo' materializzare la Dottrina; o parla per convertire oppure parla da semplice Dottore; ma quando parla da semplice Dottore non puo' metterci in mezzo la religione e la Dottrina e fare solo confusione.
Il CristianesimoCattolico e' la Chiesa di Roma sotto l'Autorita' del Successore di Pietro, quindi qualsiasi cosa dice e' in relazione a quella Chiesa ""UNICA CHIESA IN TUTTA LA TERRA"" tutto l'altro e' materialismo puro e semplice, ed il Papa non puo' e non deve far credere ad una Chiesa materialista, perche' la Chiesa e' Divina e spirituale e non puo' essere confusa con le altre religioni (false) ne puo' dire che c'e' qualcuno o qualcosa aldifuori di Dio che puo' portare beni spirituali e soprattutto non puo' dire che la coscenza umana e' al di sopra di Dio nel perdono.
La confusione che ha portato la gerarchia nuova conciliare e post. non ha limiti - questa si non ha limiti, non cio' che dice questa gerarchia.

Luisa ha detto...

Dialogante carezze da una parte, schiaffi dall`altra, ad esempio lo schiaffo violento e iniquo dato ai FFI.
Ultimo episodio l`intervista data da P. Bruno a Tornielli, non so se è Tornielli ad aver cercato Bruno o il contrario e poco importa, Bruno ha trovato l`interlocutore ideale, per lui nessuna freccetta avvelenata, nessun sarcasmo, nessuna replica scomoda, solo la possibilità di dire la sua"verità", Colafemmina mostra sul suo blog alcune "inesattezze", potrebbero essere chiamate menzogne.
Quel che mi importa è questa frase di Bruno, a proposito della soppressione-suspensione della Messa tridentina:
" "Immagino solo che la preoccupazione del Pastore supremo sia stata quella di creare un clima di comunione con un ritorno al momento del “pre-divisione” e cioè a quella unità e armonia fraterna che regnava nella nostra famiglia religiosa fino al 2008 e che trovava nella preghiera liturgica momento d’incontro e non di scontro".

Capito?
Per Bruno(e per i suoi quattro compagni di ribellione) la Messa tridentina non è fattore di unione e di armonia, per quel frate, che ha ormai in mano le redini, compresi del web, è stata l`introduzione della Messa Antica ad aver introdotto disunione e dsarmonia!!
È molto più facile accusare la Santa Messa Antica piuttosto che ammettere la propia disobbedienza, al Papa, al Superiore, al Summorum Pontificum ad una legge universale per la Chiesa, è più facile accusare la Messa piuttosto che ammettere la propria responsabilità nell`instillare il veleno della disobbedienza, della ribellione, della divisione.

RIC ha detto...

A quanto scrive Luisa aggiungo che uno dei punti che mi ha maggiormente colpito dell'intervista è il seguente:

" Attualmente so che la S. Messa cosiddetta tridentina è stata accordata alla chiesa di La Crosse nel Wisconsin (USA), dove c’è un’importante colonia di lefebvriani che rischiavano di attirare nelle loro chiese anche i cattolici amanti della forma straordinaria"

Forse mi sbaglierò, ma mi sembra un'implicita ammissione di paura di fronte alla forza inarrestabile della tradizione e della Messa di Sempre.

Anonimo ha detto...

Colafemmina dimostra con un documento la doppiezza del padre Bruno che dichiara a Tornielli:

Il questionario è stato promulgato e distribuito senza nessuna contestazione o riserva. Il provvedimento di commissariamento è dovuto scattare in seguito ai risultati del questionario stesso.

Risulta invece che p. Alfonso Bruno [immagine firma sul documento] sia stato fra i firmatari di un ricorso alla Congregazione per gli Istituti di Vita Religiosa, che promuoveva l'invalidazione del questionario stesso e dei risultati della Visita Apostolica.
Ipocrisia, doppiezza, strategie concordate con qualche amico nella Congregazione? Lascio a voi il giudizio. Conclude Colafemmina

Anonimo ha detto...

Forse mi sbaglierò, ma mi sembra un'implicita ammissione di paura di fronte alla forza inarrestabile della tradizione e della Messa di Sempre

Questo è quel che, purtroppo, è risultato chiaro fin da subito...
E, insieme alla Santa Messa, c'è anche il disprezzo, strettamente interconnesso, con l'ala dell'ordine che con serietà e rispetto osava formulare critiche all'idolo-concilio...

Cinghiale ha detto...

Un punto molto inquietante, nell'intervista a P. Alfonso Bruno, è il riferimento alla situazione delle Ss. Messe tradizionali officiate nelle Chiese dei frati o delle suore FI. Il Padre dice, infatti, che al di là dei casi di Firenze e Campocavallo, dove sono presenti forti gruppi stabili, e di un convento inglese, dove la S. Messa è stata concessa solo per evitare che la locale "colonia lefebvriana" colonizzasse i fedeli, in tutti gli altri il Commissario ha constatato, dopo colloquio con gli Ordinari locali, che non ci sono le condizioni per l'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum... Sicuramente i Vescovi avranno fornito al Commissario informazioni disinteressate e volte unicamente ad assicurare al maggior numero di fedeli la Liturgia Romana nella sua forma tradizionale... Ironia a parte, comincio a pensare che alla base del commissariamento e del divieto di celebrare more antiquo ci siano state, oltre all'azione erosiva, faziosa e camorristica dei 5 ribelli, anche le reiterate lamentele dei Vescovi che, nonostante tutto il loro zelo per la disapplicazione del motu proprio SP, si trovavano ad avere nella loro diocesi Messe tridentine magari tutti i giorni a causa di questi Frati! È da dire, comunque, che non dovunque i Frati medesimi sono stati apostoli del Rito antico, anzi, alcuni, ostili alla Tradizione o semplicemente pavidi e ignavi, lo hanno ostacolato.

Japhet ha detto...

Sono molti i punti centrati da don Ariel. Mi ha colpito particolarmente questo:

"La nostra esperienza storico-ecclesiale e teologica non ci insegna forse che la de-costruzione del dogma e della ecclesiologia, nasce sempre giocando in modo ambiguo e non chiaro sulle parole, sul significato delle parole, infine sul dare alle parole svuotate del loro vero significato un significato del tutto diverso e nuovo, fondato su un falso ammantato di credibile verità soggettiva? "

E' esattamente quanto è stato operato negli ultimi 50 anni.

"Questo il motivo per il quale, ecclesialmente e teologicamente, misuro sempre con prudente sospetto chiunque giochi con le parole, sulle parole e sul significato stesso delle parole, o più semplicemente su chi non riesce a usare a proposito le parole."

Del "gioco delle parole" il papa attuale pare diventato il campione.

Anonimo ha detto...

Concede parum,nega saepe,distingue semper...è il motto della Compagnia di Gesù,concedi il giusto,nega spesso,fai distinzioni,il ritratto perfetto del nuovo vescovo di roma,il Papa non c'è più,bisogna farsene una ragione....Anonymous.

Anonimo ha detto...

Insisto comunque sul fatto che Tornielli, prima del suo approdo alla Stampa, non era così progressista e nemico della Tradizione. tradizionalista non lo è mai stato, ma da qui a farsi portavoce di questi ribelli che pugnalano i loro fratelli e i loro Fondatori ce ne corre, inoltre il suo blog che una volta seguivo è diventato illeggibile, sia per l'adorazione continua e stucchevole per ogni cosa che dica o faccia questo Papa, sia per molti commenti...

Anonimo ha detto...

Tornielli è la classica banderuola che si gira a seconda di dove tira il vento....Papa conservatore e fedele alla tradizione? W la messa antica, libri su Pio XII, conferenze con i big tradizionalisti, vescovi e cardinali ratzingeriani....Papa progressista? W Leonardo Boff, la riforma liturgica, il concilio, Enzo Bianchi, ecc.

Non avete ancora sentito cosa pensa Tornielli dell'ICRSS? Chiedeteglielo...aspetta solo che scoppi uno scandalo qualunque per vomitare tutto il suo livore su quel l'istituto.

Micus

Luisa ha detto...

Per chi legge il francese, qui solo un esempio di come i commentatori di "cose vaticane" all`estero non sono stati contagiati dall`entusiasmo delirante e acritico di cui fanno prova i loro colleghi italiani nei confronti di papa Bergoglio.

http://www.lavie.fr/sso/blogs/post.php?id_blog=71&id_post=2909

Maria Guarini ha detto...

La Vie così esordisce:

""Carismatico e popolare, Francesco non ha esitato a prendere le misure che fanno centro e lanciare formule che fanno scalpore? Non lo fa un po' troppo?

La strategia mediatica ha la soluzione. Papa Francesco è un tipo come si deve. A sei mesi dalla sua elezione, il profluvio di critiche che si sono riversate su Benedetto XVI sono un lontano ricordo. Infine, i cattolici hanno un papa accettabile, Cosa che non si vedeva da più di 30 anni ...
E se Francesco fosse un po' demagogo, almeno in base ai nostri parametri culturali? L'idea mi solletica da alcune settimane ... Mentre mi meraviglia la capacità di questo papa di parlarci con piena umanità, del suo contatto fisico con la "carne di Cristo" che sono poveri, sono a volte imbarazzato dalla sua capacità di seduzione che non è priva di una certa forma di manipolazione, conscia o inconscia da parte sua.""
....

Mi sembrano osservazioni chiare e pertinenti, coincidenti con le nostre impressioni...

Atanasio di Alessandria ha detto...

Conosco molto bene il padre Ariel il cui primo nome e nome di battesimo è Stefano (per l'esattezza: Stefano Maria Levi di Gualdo), per questo si firma sempre Ariel S. Levi di Gualdo. I sacerdoti del clero secolare non hanno l'uso di cambiare nome come i religiosi, ma alcuni, anche tra i sacerdoti diocesani, alcune volte legano la propria vocazione, la propria scelta di vita, a un nome nuovo che segna appunto questa loro nuova vita e una rottura con la vita precedente. Cosa questa che accade anche con una certa frequenza nelle vocazioni adulte. Paolo si chiamava Saluto, Agostino si chiamava Aurelio ecc.. Per quanto riguarda i quesiti sollevati sul suo nome e le sue origini posso dire che Serafino e altri hanno ragione ma le cose stanno un po' diversamente. Anzitutto don Ariel è nato cattolico da una famiglia veramente cattolica da generazioni, è cresciuto nell'ambito cattolico fino da bambino nei circoli parrocchiali e nell'Azione Cattolica, ecc.. Nel suo libro "Erbe Amare" spiega che nella naturale fase di crisi della giovinezza, passati i vent'anni si allontanò per 10 anni dal cattolicesimo. A un certo punto si riavvicinò curiosamente all'Ebraismo, studiandone per quasi dieci anni religiosità, cultura, tradizioni, leggi ... paradossalmente, però, venendo a contatto con una tradizione che di per se nega la rivelazione cristiana e la divinità di Gesù (e non potrebbe essere altrimenti perchè se no gli ebrei non esisterebbero più se avessero accettato il cristianesimo), capì più che mai le ragioni della fede cristiana e riacquistò la fede. Quindi spiega, in questo suo libro scritto nel 2005 e pubblicato nel 2007, di che cosa sia capace la grazia di Dio, che non solo lo ha rivoluto, ma lo ha rivoluto come suo sacerdote. Indubbiamente una bella storia, ma sono storie che nell'esperienza di molti uomini si ripetono attraverso i tempi. E di solito, questi preti che nascono da vocazioni adulte e da motivazioni molto forti e solide, o sono dei mistici o dei battaglieri o tutti e due.

Anonimo ha detto...

E di solito, questi preti che nascono da vocazioni adulte e da motivazioni molto forti e solide, o sono dei mistici o dei battaglieri o tutti e due.

Ringrazio per questo intervento che testimonia una storia molto bella. Una storia di grazia, come vorremmo sentirne tante.

Ma in fondo ognuna delle nostre, sia pure in modo diverso, lo è. :)

Dante Pastorelli ha detto...

Lo scritto di p. Ariel è appassionato e nello stesso tempo razionalmente sviluppato. Lo condivido appieno, ad eccezione dell'eccessivo credito riconosciuto a Montanelli di cui riporta come segno di sofferenza questo passo:
«Se un giorno mi troverò a faccia a faccia con Dio, sarà lui a dovere delle spiegazioni a me, perché per prima cosa gli domanderò: perché non mi hai dato il dono della fede?».
Questa frase la dice lunga: è un'ultima tentazione a Dio. E sappiamo chi tentò Dio fatto uomo.
Montanelli mai ha fatto mea culpa per comportamenti assolutamente immmorali, e mai ha avvertito la vera sofferenza per la sua vita da non credente ed in violazione della legge divino-naturale.
Militare in Africa portava con sé una giovanissima negra ch'era serva e amante. Prima di tornare in Italia la "passò" al suo attendente: una schiava insomma. A chi un giorno gli chiese conto di ciò lui rispose che in fondo le aveva fatto del bene e, passandola al suo attendente, l'aveva "sistemata".
Potrei ricordare altri episodi che escludono la sofferenza vista da don Ariel.

Anonimo ha detto...

In una Chiesa ormai totalmente conquistata dai progressisti Padre Ariel dimostra un coraggio ammirevole.
Sarebbe cosa buona che tutti quelli che si oppongono a questa operazione egemonica facessero fronte comune pur non disponendo dei mezzi ingenti dei progressisti cattolici che hanno il totale sostegno dei loro straricchi e strapotenti nonchè salottieri alleati laici.
Non da ultimo la lettera del pontefice a Repubblica costituisce un pieno ee esplicito avallo proprio a quei potentissimi centri di potere rappresentati da quel quotidiano.
Miles

Anonimo ha detto...

Non da ultimo la lettera del pontefice a Repubblica costituisce un pieno e esplicito avallo proprio a quei potentissimi centri di potere rappresentati da quel quotidiano.

Effettivamente la lettera non era opportuna anche per questo motivo.

Comunque continua la "difesa d'ufficio" del papa da parte dei blog "allineati".

Lo stesso Livi, su La bussola quotidiana, parla di "manipolazione del papa" da parte di Repubblica e, in qualche modo riporta le giuste coordinate col paragrafo che segue; ma in realtà il papa non ha parlato in questi termini:

"...Quando si vuole un confronto senza ipocrisie si deve riportare il discorso alla concretezza degli enunciati chiari e precisi, tali da escludere ambiguità o equivoci in quanto chiamano in causa il principio di non-contraddizione, senza il quale non c’è logica alcuna ma solo sofismi. Se il confronto è sulla verità (assoluta) della Rivelazione, tutti sono obbligati ad accettare o a rifiutare responsabilmente gli enunciati della fede. È Cristo stesso che lo esige quando dice di essere «la Via, la Verità e la Vita» e aggiunge: «Chi non è con Me è contro di Me. Non si può servire Dio e Mammona». Per questo dico che la morale e l’ortoprassi cristiana non si possono presentare come se fossero fondate sulla “volontà di credere” (il «will to believe» di William James): vanno presentate come fondate sulla verità naturale (la recta ratio) e sulla verità rivelata, formalizzata nel dogma della Chiesa cattolica. Quindi l’unico discorso sensato è quello che riguarda l’ortodossia... "

Tant'è che poi successivamente, sulla dialettica della coscienza, cita Giovanni Paolo II e Ratzinger a persino Ferrara...

Ariel S. Levi di Gualdo ha detto...

Caro Dante Pastorelli.


Grazie per la sua segnalazione e il suo commento.
Non conoscevo questo particolare e sicuramente molti altri ancora non ne conosco.
Messa così la cosa e posto il tutto in questi termini, il fatto non è certo edificante.
Io ho avuto modo di conoscere Indro Montanelli - che ho incontrato diverse volte - sul finire della sua vita, un paio d'anni prima che morisse. Anzitutto, per capire quella sua battuta riguardo a Dio che non gli aveva dato la fede, bisogna entrare un po' nella psicologia toscana. Per esempio, prendendo un ecclesiastico e non un laico, ricordo con divertimento un vecchio arciprete, un autentico santo prete, che commentando il cattivo andamento della società di fine anni Settanta inizi anni Ottanta disse: "E ci ha pure impiegato sette giorni il Padreterno a fare 'sto mondo. Se lasciava fare a me, in cinque lo facevo meglio!". Direi che è alquanto ovvia la battuta del tutto paradossale e anche ilare. Ciò che posso garantire è il fatto che Montanelli viveva veramente con sofferenza la mancanza di fede, da quello che ho potuto udire dal diretto interessato. Può narrarlo più autorevolmente di me anche un vescovo, azi lo ha fatto, se non erro due o tre anni fa. Il vescovo in questione è Rino Fisichella che in un salotto televisivo narrò di quando era un giovane sacerdote che prestava servizio in una basilica romana nella quale, per Natale e per Pasqua, Montanelli andava di primo mattino ad assistere alla Messa. "Prendeva una sedia" - narrava il futuro vescovo - "E si metteva quasi nascosto in un angolo, sotto una navata, ed assisteva compunto a tutta la celebrazione".
Certi uomini sono anime spesso contrastate, ma su di essi la grazia di Dio può compiere miracoli anche negli ultimi istanti di vita, posso testimoniarglielo io stesso, avendo amministrato più volte a persone lucide che non si confessavano da mezzo secolo il Sacramento dell'Unzione degli Infermi, contenente anche l'assoluzione da tutte le riserve e le censure se amministrata quando la persona è in serio pericolo di vita.
Per quanto riguarda la schiava a cui fa riferimento, non posso fare a meno di ricordarle che anche Aurelio di Tagaste ebbe a che fare con una ex schiava emancipata e divenuta liberta, tale pare infatti fosse stata la sua concubina. E volendo, Aurelio, non si comportò propriamente da galantuomo, considerando che di mezzo c'era anche un figlio, Adeodato ... e alla resa dei conti chi pagò alla fine il prezzo di questo concubinato fu questa donna di cui non ci è stato tramandato dalla storia neppure il nome. Eppure oggi veneriamo Aurelio di Tagaste come Agostino vescovo di Ippona santo e dottore della Chiesa, giustamente.
La ringrazio per la sua nota.

rocco ha detto...

forse montanelli pensava che il peccato reiterato dipendesse dalla mancanza di fede... non so, quando penso di me a volte ho avuto questo pensiero ma non lo ho mai esaminato con cura...
se avete uno spunto di riflessione vi sarei grato se me lo indicaste.

Anonimo ha detto...

Già, ho notato che dopo le frequenti e dirompenti prese di posizioni del Papa i "non progressisti" visibilmente intimoriti si prodigano a ridurne e minimizzare la portata quasi avessero paura di prendere atto di quello che sta avvenendo. Una sorta di negazione della realtà. Se non fosse tragico è buffo poi vedere, al contrario, i progressisti che invece trionfanti ne confermano in pieno il significato. Che tempi ...
Miles

Ariel S. Levi di Gualdo ha detto...

Cara Mic.

Ho apprezzato molto il testo di Antonio Livi, come ho subito detto a lui stesso dopo averlo letto. Le argomentazioni di questo presbitero e insigne teologo, sono sviluppate a vari livelli: sulle righe, tra le righe e oltre le righe. Se leggiamo con attenzione ciò che ha scritto, scopriremo che dentro c'è tutto e che non manca niente.
Cito ad esempio un elegante ma chiarissimo passo che in sé dice tutto quel che deve dire:

"Quello che all’ideologia laicista interessa in primissimo luogo non è la questione del bene e del male ma la questione della verità. Quando di discute del bene e del male – e sulla prassi sociale che queste categorie possono ispirare – la dialettica culturale ha già trovato tutti gli espedienti retorici per imprigionare il discorso nella vacuità dei concetti astratti e del buonismo sentimentale (il rispetto per le diversità, l’amore, la pace, l’unità), che a parole trova tutti d’accordo perché vuol dire tutto e il contrario di tutto".

E se tutto questo non bastasse precisa:

"perché la lettera di papa Francesco ha potuto essere interpretata male? Perché le sue parole sulla verità hanno potuto essere usate come adesione al relativismo? La risposta sta nel fatto che un testo come quello, o anche altri suoi discorsi occasionali, sono ben diversi dai documenti del Magistero, che vengono elaborati individualmente o collegialmente in vista di un insegnamento che impegni l'infallibilità; non hanno cioè quelle caratteristiche formali (di struttura sintattica e di riferimenti espliciti alle premesse teoretiche e alle fonti documentarie) che rendono in una qualche misura evidente il significato del testo e il senso del contesto [...]".

O forse doveva scrivere: faccia attenzione il Santo Padre a come parla, con chi parla e dove parla?
Concetto di fondo, questo, che Antonio Livi ha espresso nel suo alto stile metafisico impeccabile, io l'ho espresso partendo di base dalla metafisica, facendo un discorso socio-ecclesiale e dando a destra e a sinistra pure qualche pennellata d'ironia.

Ognuno serve la verità e la Chiesa con stili diversi, purché lo stile porti sempre alla verità e alla Chiesa. Questo è lo scopo del grande metafisico Antonio Livi, questo è lo scopo del piccolo teologo Levi di Gualdo, che osa chiamarsi "teologo" proprio perchè fu Livi, a dirmi un giorno: "Chiamati teologo, perchè sei un teologo".
Io non ci credevo, di essere un teologo, ma se lo dice lui ci credo.

Anonimo ha detto...

A chi un giorno gli chiese conto di ciò lui rispose che in fondo le aveva fatto del bene e, passandola al suo attendente, l'aveva "sistemata".

Bisogna vedere se dopo quel giorno ha avuto in cuor suo un ripensamento. Chi lo può escludere?

Maria Guarini ha detto...

La risposta sta nel fatto che un testo come quello, o anche altri suoi discorsi occasionali, sono ben diversi dai documenti del Magistero, che vengono elaborati individualmente o collegialmente in vista di un insegnamento che impegni l'infallibilità; non hanno cioè quelle caratteristiche formali (di struttura sintattica e di riferimenti espliciti alle premesse teoretiche e alle fonti documentarie) che rendono in una qualche misura evidente il significato del testo e il senso del contesto

Su questo e nel resto Livi è stato impeccabile.
Sta di fatto tuttavia che, elegantemente, ma per "aggiustare il tiro" (ed è quello che ho voluto mettere in luce), si è servito anche dell'apporto di molte citazioni...

Quello che non quadra, in tutto questo bailamme, è proprio in dover interpretare il profluvio di parole del papa e, spesso, la loro approssimazione.

Certo, non è magistero; ma 'passano' molti messaggi monchi e, come tali, suscettibili di essere male interpretati e purtroppo lo sono regolarmente... Il problema è che non si tratta di casi occasionali o una tantum, ma è cronaca di ogni giorno. Un vero e proprio bombardamento a tappeto.

Anonimo ha detto...

Profitto della visita di don Ariel per salutarlo, rinnovargli i complimenti per l'articolo e scusarmi di avere inavvertitamente aggiunto una vocale di troppo al suo nome (il tasto della O accentata è accanto a quello della L).

Claudius ha detto...

Trovo l'intervento di Don Ariel molto interessante per la prospettiva.

Come dice lui, non entra nel merito "teologico" delle affermazioni del Papa a Scalfari, né fa "la morale" all'inverso, ovvero cercando di fare i salti mortali alle parole del Papa per fargli dire cose diverse da quelle che ha detto.

Don Ariel fa una cosa molto più intelligente, secondo me: mette in rilievo le contraddizioni, le differenza di comportamento, la confusione che impera oggi nella Chiesa delle alte gerarchie, per esempio quando parla di Karl Rahner: con la stessa moneta con cui si è "sdoganato" Rhaner, si puo' sdoganare Giordano Bruno, Lutero, ecc. e si puo' allora, al limite "de-sdoganare" (gioco di parole!) lo stesso Rhaner e dichiarare che era un eretico.

Trovo il suo modo di affrontare la questione molto giusto e purtroppo poco seguito: è bene mettere in rilievo le contraddizioni del modernismo, per dimostrarne l'inconsistenza logica e razionale, prima ancora che cristiana.

Poi c'è un aspetto che mi è piaciuto molto. Quando parla del lavoro fatto nei primi otto secoli, in quel capoverso, è condensata l'importanza vitale, per noi, della tradizione. La tradizione è veramente un deposito senza fondo a cui attingere in tutti i momenti difficili. Chi va contro la tradizione va contro se stesso perché si toglie un canale di "auto-correzione" importantissimo: prendiamo il caso del Novus Ordo: alcuni hanno creduto di fare qualcosa di molto più intelligente perché nuovo, mai pensato prima. Ma non si sono posti il problema del perché "prima" cio' non era stato pensato. Mettersi in questa ottica significa automaticamente mettersi nel solco della tradizione.

E allora, se si fossero posti questa domanda, avrebbero anche avuto la risposta: ma loro la domanda non se la sono posta, e hanno fatto un errore tragico, perché non conoscendo le condizioni che hanno portato a fare la Messa in un certo modo e non in un altro, non hanno capito che "c'era" una ragione per cui nessuno fin'allora aveva mai pensato di rivoluzionare in quel modo lo Messa.

Per me, il significato della "tradizione" sta tutto in una frase dell'Esodo: "Venne un faraone che non aveva conosciuto Giuseppe". E quindi mise gli ebrei in catene. Cosa vuol dire? Che poiché al faraone mancava la tradizione, e cioé in questo caso la conoscenza dei fatti e della storia dei tempi di Giuseppe, che aveva salvato l'Egitto, non poteva sapere che gli ebrei erano il poplo eletto e quindi fece questo errore madornale.

Così anche noi, quando andiamo contro la tradizione, ci comportiamo come quel faraone che non aveva conosciuto Giuseppe: magari crediamo di fare la cosa migliore, ma senza capire il perché profondo di certe scelte del passato, la loro intima storia, e quindi le ragioni profonde che hanno portato quella cosa a essere quello che è, e non un'altra, non possiamo fare altro che sbagliare, magari in buona fede: "venne un faraone che non aveva conosciuto Giuseppe". E la conseguenza è sempre la stessa, lacrime e sangue.

Claudius ha detto...

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più.

Pier Paolo Pasolini

Maria Guarini ha detto...

Così anche noi, quando andiamo contro la tradizione, ci comportiamo come quel faraone che non aveva conosciuto Giuseppe: magari crediamo di fare la cosa migliore, ma senza capire il perché profondo di certe scelte del passato, la loro intima storia, e quindi le ragioni profonde che hanno portato quella cosa a essere quello che è, e non un'altra, non possiamo fare altro che sbagliare, magari in buona fede: "venne un faraone che non aveva conosciuto Giuseppe". E la conseguenza è sempre la stessa, lacrime e sangue.

E' così, infatti.
Il problema, Claudius, è che se lo facciamo noi è male per noi, se lo fanno i Pastori, soprattutto nelle gerarchie più alte, ne va della salus animarum.
Allora, mentre è giusto e salutare metter in luce genericamente gli errori del modernismo e compagnia bella e affermare le verità, i fondamenti della Tradizione, purtroppo diluiti o spesso traditi, è anche necessario toccare i punti concreti e specifici, ovviamente nei casi più seri sui quali non si può tacere, riferiti alla cronaca quotidiana che non è per nulla avara in questo senso :)

Ora, noi laici possiamo farlo con grande senso di responsabilità e col maggior rispetto, ovviamente senza esprimere opinioni personali, ma basandoci sul Magistero.

I sacerdoti che sono in prima linea è giusto parlino con prudente 'sapienza' e speriamo che non ci siano evoluzioni tali da indurli ad esprimersi diversamente. E' quello che elegantemente ha fatto lo stesso Mons. Livi, che anch'io conosco e so di godere della sua stima. Non so forse adesso che non parlo in ecclesialese. Lo verificherò in una prossima circostanza ;)

sam ha detto...

Approfitto della presenza del bravissimo Don Ariel su queste colonne, per chiedere un aiuto interpretativo, a maggior ragione vista la sua storia e la sua esperienza.
Mi riferisco all'affermazione finale che il Signore al Suo ritorno certamente troverà la Chiesa, ma non è sicuro che trovi la fede.
A questo riguardo c'è un passo di San Paolo che mi sollecita sempre molto e mi colpisce per il fatto che non viene mai citato, se non in relazione al popolo ebraico, quando invece è la parte riferita al popolo della Nuova Alleanza che dovrebbe far tremare...

"Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell'olivo,
non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te. Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io!
Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell'infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi!
Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!

Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso.
Rm 11, 17-22

Non sento mai alcuno parlare dell'ipotesi che il Signore possa recidere la Chiesa, il popolo della Nuova Alleanza, a causa della sua apostasia (e, perchè no, magari rivelarsi con misericordia ad altri "gentili" più aperti di noi al suo ritorno) ...
Ciò che chiedo è come si concilia teologicamente la verità del "non prevalebunt", con l'ipotesi e l'ammonimento di San Paolo che mi pare quanto mai attuale e stringente.
Grazie in anticipo per la risposta.

bernardino ha detto...

""Rossella"".......
Infatti quando dico che l'attuale gerarchia e' fuori dalla Chiesa Cattolica (e per attuale intendo dall'indizione del Concilio Vat.II fino ad oggi) intendo tutta, nessuno escluso. E forse troppi di voi non sono d'accordo con me.
Riferendomi a quel tutta, voglio escludere una piccola parte che e' in disaccordo con questa gerarchia, e sappiamo anche di parliamo.... di santi sacerdoti che trovano sulla loro strada altro che inciampi.
Vedi tutti sapevano tutto dei Papi postconciliari - dei cardinali - dei vescovi dei capi di ordini di parroci,ecc. ecc.
Purtroppo quello che oggi abbiamo dentro le Chiese parrocchiali, le diocesi, lo vediamo, almeno che non abbiamo negli occhi fette di prosciutto.
Solo una grande fetta di popolo non lo vede, solo perche' e' abbindolata o tagliata fuori per motivi che non segue alcunche' di quello che seguiamo noi.
Oggi i mezzi per informarsi non mancano.
Esempio: se un camionista autotrasportatore percorre l'autostrada e vede una fila di macchine per kilometri, si chiede cosa e' successo e s'informa.
La gente che e' andata sempre in Chiesa e vede tutto il cambiamento in atto da 50 anni come fa' a non chiedersi cosa sia successo in 50 anni?
Purtroppo c'e' troppo disinteresse delle cose che riguardano Dio; non so' quelli che vanno sempre in chiesa quanto possono definirsi veri Cristiani/Cattolici.

Maria Guarini ha detto...

Infatti quando dico che l'attuale gerarchia e' fuori dalla Chiesa Cattolica (e per attuale intendo dall'indizione del Concilio Vat.II fino ad oggi) intendo tutta, nessuno escluso. E forse troppi di voi non sono d'accordo con me.

Caro bernardino,
il male è fin troppo esteso, ma dire "tutta" non possiamo: mi viene in mente il card. Burke e mons. Oliveri, Negri, Caffarra tra i vescovi che direttamente conosco qui in Italia. Poi c'è Mons. Schneider, il mio preferito...
Poi c'è il resto del mondo e spero anche che ci sia un 'sommerso' che non conosciamo.
Di buio ce n'è. Ma non disperiamo e andiamo avanti.

bernardino ha detto...

Cara Maria, ho precisato che c'e' una piccola parte di sacerdoti santi e mi riferivo proprio a questi e ad altri che non conosco, ma so' che ci sono, e che forse per mezzo di Cristo ci santificano.

bernardino ha detto...

Cara Maria, integro la mia precedente;
quando il corpo e' malato al 95 x 100, anche il cinque rimanente puo' puo' guarire tutto il corpo.
A volte i medici estirpano tumori quasi mortali, eppure si guarisce ugualmente.
Pensa un po' quanta speranza sommersa c'e' in me?.

Anonimo ha detto...

Claudius, non conoscevo questa poesia di Pasolini. È bellissima, è struggente, perché dice tutto: me, noi, l'Italia, l'Europa, tutto... Un po' anche la Chiesa nostra madre.

È singolare come i poeti (e qualchevvolta almeno, Pierpaolo Pasolini, sì, era poeta) riescano anche a esser più storici degli storici e più filosofi dei filosofi.

A futura memoria.

Ariel S. Levi di Gualdo ha detto...

Caro Sam.

Anzitutto la bella espressione paolina che tu citi: "Non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te", equivale a ciò che oltre un millennio dopo affermerà Tommaso d'Aquino dicendo "Non sei tu che possiedi la verità ma è la verità che possiede te". E siccome, in ballo sin dall'alba dei tempi, c'è la libertà e il libero arbitrio donati da un Dio che mai si è messo e che mai si metterà contro la nostra libera volontà, questo implica il fatto che dobbiamo liberamente lasciarci possedere dalla verità, dopo averla accettata e fatta nostra. Perchè Dio si propone all'uomo, non s'impone all'uomo.
Il quesito squisitamente escatologico che ho sollevato nel mio scritto lasciando doverosamente un punto interrogativo, è questo: noi crediamo che la Chiesa non morirà mai, sta scritto nel deposito della nostra fede; e Cristo la ritroverà al suo ritorno alla fine dei tempi. Ciò che noi non sappiamo è che cosa troverà, quale Chiesa ritroverà. Insomma: può essere che ritrovi il contenitore ma svuotato di ogni suo originario contenuto, di quei contenuti per i quali la Chiesa è stata creata dal Signore proprio come contenitore di grazia, confermata e benedetta nel cenacolo con la discesa dello Spirito Santo sopra gli apostoli.
Ecco dunque quella frase a suo modo terribile dell'Evangelista Luca: "Quando il figlio dell'uomo ritornerà, ritroverà ancora la fede su questa terra?".
Nel mio penultimo libro ho molto insistito sull'incosciente "romanticismo" di certi uomini di Chiesa che nella loro desolante impotenza di governo e nel rifiutarsi di esercitare quel servizio di autorità al quale sono stati chiamati, affermano: tanto la Chiesa è governata dallo Spirito Santo ... tanto ci pensa lo Spirito Santo ... quel che conta è dialogare, sempre dialogare ... con tutto e con tutti.
Questa è una aberrante contraddizione ecclesiologica in termini così evidente che a volte pare quasi non la percepisca nessuno, perchè lo Spirito Santo si serve da sempre degli uomini. Lo Spirito del Signore ha bisogno degli uomini che gli aprano semplicemente le porte per permettere l'ingresso della sua grazia. Non sfonda, lo Spirito Santo di Dio, le porte sbarrate.
Molti invece rimangono serrati con le porte blindate chiuse dicendo incoscientemente che tanto, prima o poi, provvederà lo Spirito Santo con un miracolo a salvaci da questa paralisi nella quale è in gioco anzitutto la fede, prima ancora che la Chiesa in sè e di per sè.
Pertanto, il Figlio dell'Uomo, ritroverà di certo la Chiesa, semmai chissà come trasformata; o potrebbe anche trovare una Chiesa completamente priva di fede.
Certo che alla fine le porte degli inferni non prevarranno, perchè sarà il Padre, con il Figlio che ci ha redenti tramite la potenza dello Spirito Santo, che non le farà prevalere "quando tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine".

Gederson Falcometa ha detto...

[off-topic]

Cara Mic,

Un ottimo testo:

La Civiltà Cattolica, anno 57°, vol. III (fasc. 1345, 26 giugno 1906, pagg. 3-23), Roma 1906 - DEL PROGRESSO EVOLUTIVO NELLA CHIESA CATTOLICA (I): http://progettobarruel.zxq.net/novita/13/Civ_Cattolica_Progresso_evolutivo_Chiesa_I.html

Gederson Falcometa ha detto...

Trovo l'intervento di Don Ariel prudente e me piace molto leggere un sacerdote vedere nella polemica un buono senso. Questo è un punto troppo importante oggi dove la polemica sempre è guardata come negativa, dove alcuni hanno addirittura sostituito la polemica per il rispetto umano (in alcuni eventi "ecumenici" è questo che se vede insieme all'adulazione). Per questo e ancora una volta suggerisco la lettura del testo "Polémique et Charité" di Padre Berto (teologo personale di Don Lefebvre):

http://www.salve-regina.com/salve/Pol%C3%A9mique_et_Charit%C3%A9

E anche "IL PASTORE D'ANIME DEV'ESSERE DISCRETO NEL TACERE, UTILE NEL PARLARE" estratto della "Regola pastorale" di S. Gregorio Magno che può essere letto qui:

http://pascendidominicigregis.blogspot.com.br/2012/06/il-pastore-danime-devessere-discreto.html

Un saluto dal Brasile

Josh ha detto...

Concedetemi..la poesia di Pasolini è bella e dice molte cose in chiave simbolica e immaginifica.

Lo stesso, non dimentico che è uno dei cattivi maestri dell'età recente, quando si aggirava per i quartieri poveri a comprare per fame con un piatto di pasta...ciò che è sacro e innominabile nell'uomo, anzi no, nel ragazzo.

Girò "il Vangelo secondo Matteo"
che a me non piacque (a GPII sì) ma
girò anche "La ricotta" (1963), episodio per il film a episodi "Ro.Go.Pa.G." in 4 atti,
di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti.

In qualche modo propedeutico alla sua versione del Vangelo di Matteo dell'anno dopo.

In pratica: fuori Roma una troupe gira una passione di Cristo. L'attore che impersona il ladrone buono (Stracci) regala ai familiari il cestino del pranzo del set, poi si traveste da donna per avere un secondo cestino, mangiato dal cane della prima attrice del cast. Sul set giunge un giornalista che intervista il regista. Il giornalista trova Stracci che accarezza il cane e glielo compra. Con i soldi, Stracci corre a comprarsi una ricotta per sfamarsi, è chiamato sul set e legato alla croce per la ripresa dei lavori; alla successiva interruzione, corre a mangiare la ricotta e viene invitato ad abbuffarsi con i resti del banchetto preparato per l'Ultima Cena. Al momento di girare la scena della crocifissione, muore,
ma di indigestione..... sulla croce.

L'episodio di Pasolini non è solo boccaccesco, ma è una parodia offensiva della Passione, anche se c'è l'appiglio alla storia della pittura italiana, con le Deposizioni di Gesù di Rosso Fiorentino e Pontormo in una sorta di delirio formale.
Ma di contenuti evangelici manco l'ombra.

Per intendere infatti il suo approccio al sacro, basti dire che fu condannato per vilipendio alla Religione (e ci stava tutto).
La copia che circola ora è infatti tagliata.

la frase finale in origine riferita a Gesù Cristo era:

"crepare è stato il suo solo modo di fare la rivoluzione".

Tagliati anche gli ululati "via tutti i crocifissi!", detto da vari personaggi e anche dal cane, in ossequio alla più becera propaganda ateista-marxista di odio.

Stracci legato alla croce nella scena tagliata aveva un orgasmo bello evidente.

Questo per discettare sulla vera religiosità di Pasolini e su come abbia .....ben capito il Vangelo.

Per tacere d'altro, magari leggendo gli epistolari privati degli autori, che sono sempre rivelatori di molte cose, come il suo con Moravia per es. in cui si adombra che la sua morte non dipendesse nè da fantomatiche "stragi fassiste" o intrighi internazionali, ma dalla vendetta di qualche genitore imbestialito...

Anonimo ha detto...

Ricordo di aver avuto, anni fa, una riunione di lavoro a Bologna, in una casa in cui ho avvertito un grande senso di oppressione e di tristezza. Mi hanno detto i miei interlocutori, uscendo, che era la casa in cui era vissuto per anni Pasolini.

Sensibilità esasperata, nichilismo, perversione.
Miserie umane. Realtà dolente, ma disperata.
Voltiamo pagina.

Claudius ha detto...

Josh, sono perfettamente d'accordo sul fatto che Pasolini sia stato un cattivo maestro, ma qui si parla di una sua poesia, non di lui. La poesia sulla Tradizione è veramente bellissima e commovente. C'è tutto il rispetto, l'amore e la comprensione per il passato autentico, e la cosa più toccante è che fa capire come la perdita di queste cose abbia depapuperto non solo la Chiesa e i fedeli in senso lato, ma si può dire, tutta la civiltà nel suo complesso, che non conosce più la ricchezza e la presenza attuale "dei ruderi, dalle chiese, dalle pale d'altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi, dove sono vissuti i fratelli." E' bellissimo il verso in cui definisce chi non conosce più queste cose: mostruoso, come nato da una donna già morta, e quindi, morto pure lui.
Per chiudere su Pasolini, io credo che questa poesia rappresenti non quello che lui realmente era, ma quello che avrebbe voluto essere. Aveva nostalgia di quel mondo, da persona intelligente qual'era sapeva che "li'" era nascosta e viveva in qualche modo la Verità, ma non è riuscito a fare il passo successivo. Chissà, forse anche lui è stato in qualche modo una vittima della confusione indotta dal postconcilio, chissà.

Ad ogni modo come dice mic giustamente, meglio concludere qui il discorso sull'uomo Pasolini e pregare per la sua anima, affinché il Signore abbia misericordia di lui. In questo contesto credo che sia l'unica cosa giusta da fare.

Dante Pastorelli ha detto...


1)Gentile don Ariel,
per prima cosa La ringrazio d’aver preso in considerazione il mio breve e povero commento ed anche per le notizie che mi fornisce.
Non essendo né amico, né prete, in qualche modo confidente di Montanelli, ed essendo temerario per me giudicar in foro interno, io m’attengo a quant’ho letto di Montanelli, giornalista, scrittore e divulgatore di patria storia ed alle vicende della sua vita. E qui nessuna traccia ritrovo dei suoi contrasti interiori o di qualche anelito religioso, di qualche disposizione alla ricerca.
Non son nato ieri e, purtroppo, neppur l’altr’ieri (fra qualche mese compirò ben 75 anni), e di atei, massoni, nemici della Chiesa ne ho conosciuti tanti, ivi incluso, sia pure per una sola mattinata ed un pranzo, l’attuale Gran Maestro del Grande Oriente Raffi. Solo nello scomparso amico on. Randolfo Pacciardi, anch’egli assolutamente laico – la moglie Luigina Civinini era cattolicissima - ma di vaga religiosità senz’altro di origine mazziniana, soprattutto nell’ultimo periodo della vita ho notato qualche sprazzo di elevazione alla trascendenza, ma, ahimé, senz’apparente esito positivo secondo la mia speranza di cattolico da lui rispettato e stimato anche per la fermezza della mia fede. Una nota: Pacciardi non riusciva a capacitarsi perché la Chiesa perseguitasse mons. Lefebvre visto che in essa le posizioni eran così varie.
Diversi di questi conoscenti o amici non disdegnavano di accompagnar la moglie o i figli alla Messa di Natale e Pasqua o al Battesimo ed al matrimonio religioso, per non parlar di funerali. Nessuno di costoro ha dato segni di conversione.
Per me, quindi, la presenza sporadica di Montanelli a qualche Messa non riveste alcuna importanza. A me interessa la sua vita, che un cattolico non può non ritener immorale e scandalosa: la schiava bambina di 12 anni comprata con regalìe varie al padre e passata all’attendente ed il rivendicar ciò a sua alta generosità; i tre matrimoni, l’appoggio alle leggi sui cosiddetti diritti civili, ivi compreso l’entusiasmo per la legge sull’eutanasia promulgata in Olanda. In quell’occasione dichiarò al TG1: “Penso che se fossi olandese, oggi mi sentirei molto, ma molto orgoglioso di esserlo”. Quindi la volontaria e consapevole violazione della legge divino-naturale caratterizza non solo la sua vita privata ma anche la sua vita pubblica per l’appoggio ad una legislazione che scardina le fondamenta della civiltà cristiana. Con l’aggravante d’esser un punto di riferimento “formativo” per tanti lettori.

Dante Pastorelli ha detto...

2)Insomma non solo laico, ma anticristiano.
E quando riandava alla sua giovinezza non faceva che ricordar le giornate passate nel bordello: lo testimonia il suo, peraltro brutto, romanzo Addio Wanda!, in occasione della chiusura delle famose case anche troppo aperte, nel 1958. Non gli furon celebrate esequie religiose perché così aveva ordinato nelle sue ultime volontà, per iscritto a quanto risulta.
Naturalmente io mi auguro che in punto di morte Montanelli, come tanti altri, abbia ritrovato il Dio mai accolto in vita perché, come scrive Dante nel III c. del Purgatorio: “ma la bontà infinita ha sì gran braccia / che prende ciò che si rivolge a Lei”. Ma questa speranza non cancella il male compiuto in vita senza resipiscenza.
Certo, anche Agostino fu peccatore, ma si riscattò e visse da santo e tale è stato riconosciuto dalla Chiesa e tale noi lo riconosciamo e veneriamo.
Questo richiamo, quest’accostamento, devo esser sincero, Reverendo, m’appar davvero pesantemente fuori luogo, e molto mi sorprende. Se fossi malizioso direi che in futuro si dovrebbe venerare S. Cilindro…
Quanto al gusto toscanaccio delle battute, che ben conosco vivendo in Toscana dal 1958, tra quella di Montanelli ch’è fatta di superbia e non riconoscimento della sua mancata ricerca di Dio, e quindi della sua colpa, e quella da Lei riportata, v’è davvero una differenza enorme.
Caro don Ariel, mi dispiace di dover in coscienza ancora ribadir il mio netto dissenso su questo punto, peraltro marginale nel suo scritto. Il che non inficia la mia stima per Lei e la condivisione della Sua battaglia per il trionfo della vera Chiesa.

Anonimo ha detto...

Questo richiamo, quest’accostamento, devo esser sincero, Reverendo, m’appar davvero pesantemente fuori luogo, e molto mi sorprende.

Caro Dante,
mi pare che il collegamento tra Montanelli e Agostino riguardasse esclusivamente la condizione di schiavitù delle due "compagne"...

Dante Pastorelli ha detto...

Eppure oggi veneriamo Aurelio di Tagaste come Agostino vescovo di Ippona santo e dottore della Chiesa, giustamente.
-------------
Il problema non è la vita peccaminosa in sé con una schiava, la schiavitù imposta ecc., ma quel che segue: cioè, S. Agostino fu un grande peccatore, ma oggi lo veneriamo come santo. Ma lo veneriamo santo perché, ripeto, tale è, perché pentito e vissuto poi nell'amore di Dio. E' questa parte dell'accostamento che disapprovo, perché in Montanelli nessuna resipiscenza, anzi, un vanto ha fatto seguito, a questo come ad altri aspetti della sua vita.
Sarà stata una frase infelice, ma è stata scritta.

Dante Pastorelli ha detto...

Scrive MICUS:
Non avete ancora sentito cosa pensa Tornielli dell'ICRSS? Chiedeteglielo...aspetta solo che scoppi uno scandalo qualunque per vomitare tutto il suo livore su quel l'istituto
-----------
Io questo istituto lo conosco molto bene da anni, precisamente almeno dal 1992. Vi ho insegnato e v'insegno ancora l'italiano, molto poco in verità data la mancanza di tempo tra studio, lavoro e impegni di vita religiosa.
Ho conosciuto tanti ragazzi meravigliosi, che ora son preti in varie parti del mondo. Conosco gli attuali credo 80 seminaristi, quale più quale meno.
Non so cosa pensi Tornielli di quest'istituto ma, per quanto si possa esser su posizioni distanti, non penso che stia lì in agguato per coglier in fallo il seminario, per coglierne uno scandalo onde sputar il suo livore.
Se uno scandalo dovesse, Dio non voglia, esplodere non sarebbe certo superiore a quelli che esplodono in seminari diocesani, in pontificie università e nelle curie o parrocchie.
Si giudichi Tornielli per quel che dice non per quello che riteniamo possa pensare su questo o su quello.

viandante ha detto...

In questo insolito episodio senza precedenti storici, la cosa forse più dolente sono stati gli articoli di acrobatico commento comparsi sulle varie riviste cattoliche e tutti caratterizzati da un unico comune denominatore: offrire una risposta di spiegazione...

Di questo ottimo articolo, questa é una frase emblematica dell'agire del cattolico medio e/o mediocre (sia laico che ordinato o religioso). Qui don Ariel la riferisce alla lettera del papa, ma la possiamo senza dubbio estendere anche all'accettazione del Concilio Vaticano II.
Nessuna capacità di argomentazione. No, la cosa più importante é affermare che ciò che é stato detto dal papa o dal concilio é per forza vero e che quindi é il lettore che non ha capito.
Mai una volta, anche solo di sfuggita, qualcuno mette in dubbio che anche il papa o il concilio abbia potuto dire una sciocchezza.
Questa é apertura mentale?

rosa ha detto...

vIandante e altri,
non, non e' apertura mentale, ma bisogna capire il semplice fedele. Per molti cattolici nati e cresciuti pre CVII, l' obbedienza al Papa, al vescoco, al Parroco era quasi assoluta. Solo persone molto intelligenti e colte potevano ogni tanto sentirsi in disacccordo, e magari in seguito a vicende personali. Almeno era cosi' nella mia famiglia che, fin quando e' stat in grado, aiutava piu' di un seminarista della citta' adiventare prete. aquelle persone hanno educato noi, cresciuti post CVII., ad un'obbedienzasimile. mOlte distorsioni poi, anche nel celebrare le Messe ND non sono avvenute subito, e non dappertutto in Italia. Per cui se si sentiva di qualcosa, che so, in Germania o olanda...eh, ma quelli sono mezzo protestanti, o se a Bologna (faccio un esempio) eh, ma quelli sono comunisti, ecc. la tv non era cosi' onnipresente, e dei Papi se ne parlava molto meno.
Ora e' diverso, ed infatti i nodi stan venendo al pettine
rosa

Ariel S. Levi di Gualdo ha detto...

Caro Viandante e cari diversi di voi che hanno sfiorato nei propri commenti temi simili.
Al di fuori del magistero straordinario e ordinario molti pontefici hanno detto sciocchezze e fatto sciocchezze. Il primo è stato Pietro, scelto dal Signore Gesù forse anche per il modo in cui incarnava la nostra umanità debole e defettibile. Pietro è documentato nei Vangeli per avere rinnegato tre volte il Redentore. Se il collegio apostolico dell'epoca si fosse riunito in conclave, forse avrebbe eletto l'Apostolo Giovanni o l'Apostolo Paolo. La grandezza di Pietro si manifesta soprattutto dinanzi alla morte, quando dinanzi alla croce chiede di essere sepolto con la testa all'ingiù, reputandosi indegno di subire lo stesso martirio del Salvatore.
Se andiamo a studiare la storia della Chiesa scopriremo che alcuni dei peggiori pontefici non solo non hanno mai intaccato il deposito della fede, alcuni hanno emanato documenti mirati a difendere la dottrina; altri indetto concili perlopiù disciplinari, tali furono quasi tutti e quattro concili lateranensi, specie il IV.
Nessun cattolico può mettere in dubbio l'ultimo concilio ecumenico della Chiesa. Per questo nei miei scritti puntualizzo quanto sia sbagliato farsi prendere da emozioni e confondere pericolosamente il Concilio Vaticano II col post concilio di quelli che io definisco come i "teologi interpreti" che lo hanno mutato nel proprio personale "concilio egomenico". Come pastore di anime sono obbligato a ricordare ai fedeli più o meno smarriti: il male non si è insinuato nell'ultimo concilio della Chiesa, ma nella babele nata nel post concilio.
Esempio: quando più volte ho redarguito dei preti che trasformavano il Sacrificio della Messa nel loro show personale, precisando che la liturgia non appartiene a noi che ne siamo servi e strumenti ma alla Chiesa che ci indica come celebrare, questi preti - di prassi sempre ignoranti - hanno reagito dicendo: "Forse tu non sai che nella Chiesa c'è stato un concilio?". Presto detto, ho risposto: "Allora indicami i documenti del Vaticano II nei quali è scritto, previsto e concesso fare ciò che di aberrante hai fatto tu all'altare di Cristo".
Non solo io credo che ciò che ha detto l'ultimo concilio è vero, credo che sia stato ispirato dallo Spirito Santo di Dio. Il Vaticano II è stato un concilio pastorale che si è espresso in anni particolari della storia dell'umanità. Se fosse stato celebrato oggi diverso sarebbe stato il linguaggio, lo stile e i motivi stessi della sua convocazione. In alcuni documenti vi sono articoli che possono risultare ambigui o non approfonditi? Nessun problema: possono essere corretti con un atto di magistero, se certi teologi ideologi non giocassero alla decostruzione dell'intera dogmatica salvo però mutare il post concilio in un super dogma.
Vi sono due strade sbagliate dalle quali tenersi lontani: le cordate di molti aderenti alla fraternità di San Pio X e quelle dei modernisti che sembrano aver fatto dentro molti delicati settori della Chiesa un vero golpe. La giusta via sta nel mezzo, non per falsa diplomazia di compromesso, ma perché il centro è spesso dimora di quella prudenza che, come diceva l'Aquinate, è auriga - carro trainante - di tutte le altre virtù.
San Bernardo di Chiaravalle e Santa Caterina da Siena rivolsero parole severe ai pontefici della loro epoca. La prima come il secondo non erano ancora né santi né dottori della Chiesa ma una giovane analfabeta e un monaco. Ma per quanto severi siano stati, mai hanno messo in dubbio la sacra autorità del Successore di Pietro.
Questo è ciò che io sto tentando di fare, spesso criticato da ecclesiastici che nei salotti privati versano veleno sul Santo Padre mentre in pubblico, per amore della loro poltrona, o nella speranza di averne una, lo dipingono come se fosse superiore a Gregorio e Leone magno messi assieme.
Se in questo mio agire sbaglio, sono sempre pronto a correggermi e a chiedere perdono a Dio e agli uomini.
Spero di averti dato una spiegazione almeno sufficiente.

Angelo ha detto...

Nessun cattolico può mettere in dubbio l'ultimo concilio ecumenico della Chiesa. Per questo nei miei scritti puntualizzo quanto sia sbagliato farsi prendere da emozioni e confondere pericolosamente il Concilio Vaticano II col post concilio di quelli che io definisco come i "teologi interpreti" che lo hanno mutato nel proprio personale "concilio egomenico". Come pastore di anime sono obbligato a ricordare ai fedeli più o meno smarriti: il male non si è insinuato nell'ultimo concilio della Chiesa, ma nella babele nata nel post concilio.

Se ciò fosse vero, caro Don Ariel -- e non lo è--, le faccio una domanda: perchè quei "teologi interpreti" non sono stati puniti, salvo rarissime eccezioni?

Louis Martin ha detto...


Sono stati "puniti" con le porpore.
In fondo non è un male se gliele tolgono.

Agnese ha detto...

Gentilissimmo Don Ariel, innanzitutto grazie per l'articolo, però in tutta sincerità, penso che il suo dire circa il Concilio sia errato. Sono i fatti che parlano e se nei documenti nulla di esplicito vi si trova come dice lei, questo è dato perchè son documenti scritti in un linguaggio poliedrico multiforme, ambiguo, dove tutto può essere reinterpretato senza sanzioni. Dove si possono smantellare verità irreformabili a piccole dosi. Con ciò non possiamo dire con sicurezza granitica che il CVII è stato ispirato dallo Spirito Santo.
Molti dei partecipanti, così come gli applicatori, sono stati ispirati
dal loro spirito personale e modernista.

Gederson Falcometa ha detto...

"Per questo nei miei scritti puntualizzo quanto sia sbagliato farsi prendere da emozioni e confondere pericolosamente il Concilio Vaticano II col post concilio di quelli che io definisco come i "teologi interpreti" che lo hanno mutato nel proprio personale "concilio egomenico"."


Stimato Don Ariel,

La Chiesa è una società perfetta, lei aveva tutti mezzi per evitare quello che è successo nel post-concilio. La colpa non può essere collocata solo i teologi interpreti , come questiona Roberto de Mattei nel testo "Interrogativi sul Concilio Ecumenico Vaticano II"(http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/interrogativi-sul-concilio-ecumenico-vaticano-ii/):

"La tesi ermeneutica ufficiale rappresenta una proposta di lettura, degna della massima attenzione, se non altro per la sua autorevolezza. Ma non è un’affermazione dottrinale: è una interpretazione che, come tale, soprattutto quando si sposta dai documenti ai fatti, può essere fallace. Nessuno può dire al Papa che sbaglia. Con che autorità potremmo giudicare il Supremo Pastore della Chiesa? Ma ogni fedele, in quanto battezzato, ha il diritto di porre al Papa delle domande, perché il Vicario di Cristo ha il dovere di confermarci nella fede. E allora pongo queste domande.

Se c’è stata un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio, di chi è la responsabilità? Solo dei cattivi ermeneuti o non anche dei documenti che, a causa di equivoci o di ambiguità, hanno permesso questa cattiva lettura?

Se c’è stata un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio, di chi è la responsabilità? Solo dei cattivi ermeneuti o non anche delle autorità che hanno mancato di condannare con sufficiente fermezza le cattive interpretazioni?

Se un’interpretazione falsa e abusiva dei documenti del Concilio ha prevalso nei media di chi è la responsabilità? Solo dei media o non anche dell’evento storico che questi documenti ha prodotto. E’ estraneo il Concilio, come evento, alla crisi del nostro tempo?

L’evento; i documenti o almeno alcuni documenti che questo evento ha prodotto; gli uomini di Chiesa che questo evento hanno promosso e che di questo evento hanno curato l’applicazione e propongono l’interpretazione: ecco i responsabili della crisi della fede attuale. Tacerlo sarebbe fare torto alla verità".


Nel caso della FSSPX per esempio, se è arrivato a chiederle di accettare il concilio senza la sua interpretazione. Come se può accetare i testi senza sappete i loro significato? Questo non è contro la raggione?

Tra le molte questioni, vi è la questione della libertà religiosa, che Pio IX ha condannato in un atto ex cathedra da Quanta Cura e Dignitatis humanae afferma come un diritto umano.

Claudius ha detto...

Caro Don Ariel,

grazie per il suo ultimo intervento sul Concilio in cui in poche righe è riuscito a spiegare con profondità e concretezza un tema così importante. Chiarissimo e semplicissimo insieme.

In Gesù e Maria
Claudius

Gederson Falcometa ha detto...

Poco tempo fa hanno lasciato il documento tra cattolici e luterani "Dal conflitto alla comunione" in cui nella parte che parla della scomunica di Lutero, il documento afferma che gli errori indicatti da Leone X sono nei scritti di Lutero, ma sono fuori di contesto . Secondo padre Sisto Cartechini il libro "Dall'opinione al dogma" (manuale usato dai Padri del Sant'Uffizio, al tempo di Pio XII) afferma che l'Exsurge Domini è un atto ex cathedra, quindi se effettivamente scritti di Lutero sarebbero fuori di contesto come dobbiamo capire l'autorità di Leone X? Il sr. può dire che io sto confondendo il concilio con il post-concilio, ma la libertà della Comissione Teologica Internazionale, non proviene dalla chiesa che parla a suo nome?

Una lista di lavoro che rimane senza risposta:

Breve esame critico - card. Ottaviani e Bacci

Lavori di Don Antonio de Castro Mayer consegnato direttamente a Paolo VI:

1 - riguardo la Octogesima Adveniens;
2 - riguardo la Libertà religiosa;
3 - sul nuovo "Ordo Missae" (di quest'ultimo è autore l'avvocato Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, al cui pensiero mi associo).

I lavori della FSSPX che non hanno ricevuto risposta una volta che è stato chiesto a lei di accetare il concilio senza la sua interpretazione.

I lavori di mons. Gherardini che non sono stati mai risposto.

E ci sono altri testi e lavori che mancano ancora oggi di risposta. Questa mancanza di risposta non può essere attribuita al post-conciliare e quelli che domandano hanno anime e hanno bisogno della salvezza. Se ci sono sbagliatti non lo dice il magistero.

Rispettosamente,

Gederson Falcometa

Dante Pastorelli ha detto...

Ho letto più su un violento attacco di tal non meglio identificabile Angelo, ripreso giustamente da Mic, oltre che ad alcuni scrittori condivisibili o meno che siano, al Papa, accusato, fra l’altro, di aver errato nel dire che Cristo si è fatto peccato per noi.
Quando si vuole a tutti i costi veder eresie dove non ci sono casca l’asino. Prima di esprimersi in certi termini ci si documenti leggendo il Nuovo Testamento se non in latino e in greco, almeno nelle traduzioni italiane e spulciando le note per capir qualcosa. Vediamo cosa dice S. Paolo.
II Cor. 21 “[Deus] Eum qui non noverat peccatum nobis peccatum fecit, ut nos efficeremur iustitia Dei in ipso”
Colui che non sperimentò il peccato Dio lo fece peccato perché noi in lui diventassimo giustizia.
Questa è la traduzione più diffusa. Altri traducono “lo rese”, lo “considerò” e non cambia niente. Altri esplicitano “lo caricò del nostro peccato”.

Ancora in Gal. 3,13 si legge: “Christus nos redemit de maledicto legis factus pro nobis maledictum…”: Cristo ci ha riscattato da questa maledizione della legge per noi divenuto maledizione.

Allora dov’è l’errore del Papa? Il senso è chiarissimo: Cristo ha voluto addossarsi dei nostri peccati per riscattarci, e solo Lui, vittima infinita e immacolata, poteva farlo. Cristo è Dio, Figlio che obbedisce alla volontà del Padre, ch’è la sua stessa volontà ed accetta di scontare lui tutti i nostri peccati. Quindi “si fa peccato” e “diviene maledizione”.
Un po’ di serietà non guasterebbe.

Dante Pastorelli ha detto...

I cattivi interpreti dei testi conciliari non sono stati puniti da una gerarchia, a tutti i livelli, tremebonda ed incapace di fare sino in fondo il suo dovere, più aperta ad una misericordia fallace e perniciosa che ad una giustizia risanatrice.
Certo, come dice don Ariel occorrerebbe radddrizzar interpretazioni errate (tante), ed esplicitare il reale significato di certi passi dei documenti conciliari che, è inutile nasconderselo, contengono contraddizioni, equivoci, inesattezze, dottrine nuove prive di valore dottrinale. Le cattive interpretazioni si sono appigliate alle spesso volute ambiguità per snaturare la mens della maggior parte dei Padri.

Dante Pastorelli ha detto...

Scrive Gederson: I lavori di mons. Gherardini che non sono stati mai risposto.
--------------
Oh, sì. puerilmente gli è stato risposto sull'Osservatore Romano da Inos Biffi che ha accusato il grande teologo di denigrare il concilio.

viandante ha detto...

Caro don Ariel,
grazie innanzitutto per l'attenzione prestata alla mia povera esternazione. Mi scusi se da semplice fedele, senza nessun titolo di studio in questo ambito ho alcune perplessità.

Certamente é giusto ricordare che la Chiesa non é dei pontefici ma di Dio e per questo su di essa le forze del male non prevarranno mai, indipendentemente dai pastori. Si sa, ma effettivamente a volte se ne tiene poco conto.
Convengo pure che lo Spirito Santo quasi come un fil rouge percorre la storia e che anche figure di papi che poco brillarono per santità o altri aspetti umani, non solo non hanno intaccato il deposito della fede, ma a volte sono stati provvidenziali.
Un esempio che a me pare interessante al riguardo é la figura di papa Paolo VI, molto applaudito dai novatori, che però nonostante le molte critiche a lui rivolte, promulgò (e coi tempi che corrono direi in modo veramente provvidenziale) la Humanae vitae. E pensare che il malumore era allora diffuso un po' ovunque, non solo fra i più progressisti. Forse anche solo per quel suo atto era importante agli occhi di Dio.

viandante ha detto...

Però a essere sincero ho difficoltà a pensare che tutto il male del postconcilio non abbia radici nel concilio stesso.
Anzi direi che i prodromi fossero visibili già prima.
Il Concilio era certamente necessario per la Chiesa tanto che lo voleva indire già papa Pio XII. Fu però dissuaso dal convocarlo perché troppi erano i pericoli che già si intravedevano all'interno della stessa gerarchia!
Non mi dilungo, la storia sicuramente la conosce meglio di me, così come sa meglio di me della volontà di avvicinare il mondo con la medicina della misericordia, abbandonando una prassi diversa durata secoli.
Accetto pure che vi siano passaggi ambigui nei documenti conciliari.
Anche questa ambiguità la possiamo però intendere come un aiuto estremo dello Spirito Santo nel senso che ha impedito che venissero prodotti documenti non solo eretici ma addirittura catastrofici per un numero ancora maggiore di anime. Quindi che lo Spirito Santo non abbia fatto mancare la sua assistenza, almeno in parte, mi sembra più che ragionevole. Che l'abbia ispirato? Non saprei dare una risposta certa, anche perché l'ambiguità dei documenti rimane sempre tale. Anzi ho l'impressione, da quanto letto, ma non sono uno specialista, che in alcuni ambiti si sia oltrepassata anche l'ortodossia.
Sicuramente però la pastorale, proprio perché il concilio era pastorale, é quella che ha subito il maggior contraccolpo. Penso che i frutti, se di frutti possiamo parlare, sono lì da vedere. Anzi iniziamo solo adesso a vedere i veri frutti pastorali del concilio (altri più perspicaci avevano visto bene già dall'inizio), perché ora anche la maggior parte dei pastori non ha più quella formazione di base tradizionale che permetteva una precomprensione di molti gesti e parole ambigue.
Si direbbe che solo ora l'ambiguità possa sviluppare appieno la sua nefanda potenzialità.
Ha ragione nel dire che tali ambiguità possono essere corrette con un atto di magistero. Direi addirittura che anche gli eventuali errori possono essere corretti. Trattandosi di cose non infallibili, almeno questa é l'opinione di molti, non sarebbe lì il problema. Il problema é nel sostenere l'infallibilità del concilio in ogni sua parte rendendolo un superdogma. Questo sì creerebbe problemi, innanzitutto di contraddizione col passato, o di continuità se preferiamo.
Se invece si possono discutere i documenti conciliari, come per alcuni ha fatto lo stesso papa Benedetto XVI, allora c'é la speranza che prima o dopo il magistero intervenga a diramare la situazione.
Questo atto di magistero potrebbe però essere agevolato se molte più voci si alzassero per evidenziare le contraddizioni presenti e palesi negli insegnamenti attualmente veicolati. Invece no, come spesso accade l'adulazione supera la logica e la difesa dello status quo é più facile del recupero della verità.
Attendiamo comunque fiduciosi nella vittoria di Cristo Re, impugnando le armi che la nostra fede ci ha sempre indicato: preghiera, sacramenti, penitenza, atti di carità.
Non dimenticando però che anche la Chiesa, un giorno (quando?) sarà chiamata a compiere anche lei la salita al Calvario. Allora, come già ora, non le dovrà mancare il nostro sostegno, anche se sarà sfigurata! E in questo senso che Dio ci aiuti a sempre rispettare, nonostante tutto, anche la sacra autorità del papa! E a pregare per lui. Grazie don Ariel per questa importante puntualizzazione.

Gederson Falcometa ha detto...

Senza entrare nel merito di altre cose domando:

Scalfari e altri non credenti hanno un'anima, così che cosa dice la lettera del Papa Francesco per la loro salvezza? Se può dialogare in questi casi?

Gederson Falcometa ha detto...

"Oh, sì. puerilmente gli è stato risposto sull'Osservatore Romano da Inos Biffi che ha accusato il grande teologo di denigrare il concilio".

Caro Dante,

E la sfida per dimostrare la continuità tra il Consiglio e la Tradizione? Qualcuno ha cercato di rispondere?

Ho scritto una risposta al tuo commento in Fides et Forma, esegesi su questo argomento, ma credo di essermi nella casella di spam. Complimenti per la difesa che il signor. ha fatto lì.

Un saluto dal Brasile

Gederson Falcometa ha detto...

"Oh, sì. puerilmente gli è stato risposto sull'Osservatore Romano da Inos Biffi che ha accusato il grande teologo di denigrare il concilio".

Caro Dante,

E la sfida per dimostrare la continuità tra il Concilio e la Tradizione? Qualcuno ha cercato di rispondere?

Ho scritto una risposta al tuo commento in Fides et Forma, su argomento dell'esegesi, ma credo di essere andatto alla casella di spam. Complimenti per la difesa che il signor. ha fatto lì.

Un saluto dal Brasile

Agnese ha detto...

Gentile Dante, per quanto riguarda l'affermazione del papa su Gesù si fece paeccato è stata già discussa egregiamente qui.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/06/mi-scrive-una-lettrice.html

Certo è che il papa, non ha mancato di fare affermazioni un po' strane, per quanti conoscono un po' di catechismo.

Ma penso a coloro ai quali sono nelle condizioni di non riuscire a fare le dovute distinzioni del caso.

In fondo, dire:

"è che Dio, in Cristo, ha preso i nostri peccati e Lui si è fatto peccato per noi. E quando noi andiamo a confessarci, per esempio, non è che diciamo il peccato e Dio ci perdona. No, non è quello! Noi troviamo Gesù Cristo e gli diciamo: 'Questo è tuo e io ti faccio peccato un'altra volta'.

E a Lui piace quello, perché è stata la sua missione: farsi peccato per noi, per liberare a noi".

.... se non rasenta qualcosa di grave, possiamo dire che un papa non può e non deve esprimersi a questo modo?

Un caro saluto alla gentilissima Mic e al lavoro straordinario che sta facendo. La ricordo nelle mie povere preghiere.

Anonimo ha detto...

Allora dov’è l’errore del Papa? Il senso è chiarissimo: Cristo ha voluto addossarsi dei nostri peccati per riscattarci, e solo Lui, vittima infinita e immacolata, poteva farlo. Cristo è Dio, Figlio che obbedisce alla volontà del Padre, ch’è la sua stessa volontà ed accetta di scontare lui tutti i nostri peccati. Quindi “si fa peccato” e “diviene maledizione”.
Un po’ di serietà non guasterebbe.


Dante, non è così scontato.
Ne abbiamo già discusso e ti sintetizzo la mia riflessione (ma ti invito a leggere al link compresa la discussione:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/06/mi-scrive-una-lettrice.html

«Lui - dice San Paolo - che non aveva commesso peccato, si è fatto peccato (nuova traduzione CEI e altre) per noi» (2 Cor. 5, 21)

In 2 Cor 5,21 leggo dalla Bibbia di Gerusalemme:
«Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché si adempisse...»

il "si è fatto peccato per noi" non è la stessa cosa...

Un conto è "esser trattato da peccato" un conto è "farsi peccato", Inoltre ho detto che "aver preso su di sé = tollit il peccato del mondo" significa che lo ha preso su di Sé non che si è "fatto peccato".
Il Signore ha subìto il castigo in quanto conseguenza del peccato.

C'è anche la connotazione ebraica dell'identificazione tra "peccato" e "vittima di espiazione" per il peccato...

E' vero che Cristo è vittima del nostro peccato, e ci ha redenti a caro prezzo, infatti!
Ma non si è addossato il peccato, se ne è addossato la conseguenza: cioè il castigo, compiendo l'espiazione al nostro posto!

lo stesso S. Agostino, esplicita:
... E' in questo senso che nostro Signore Gesù Cristo si è fatto peccato, cioè è diventato sacrificio per il peccato, egli che non conobbe peccato» (Omelia 41).

E, se la conclusione è questa, il discorso è e resta semplicista pressapochista e scorretto!!!

Anonimo ha detto...

Ricordo anche questa citazione di
Eb 4,14-15 - Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato.

Ariel S. Levi di Gualdo ha detto...

Carissimi.

Non intendo affatto sottrarmi a una risposta, ma diversi di voi toccano argomenti così delicati e soprattutto complessi che, con tutte le migliori intenzioni, rispondere in modo adeguato in poche battute purtroppo è impossibile. Non a caso ho lavorato tre anni per concentrare analisi e tentativi di risposta in un libro di 300 pagine. Nel primo capitolo che occupa 178 pagine tratto approfonditamente molti dei vostri argomenti.
Vi allego l'indice di questo primo capitolo per darvi un'idea della complessità delle tematiche trattate.

http://www.bonannoeditore.com/it/libri_autore.php?id=530

CAPITOLO PRIMO
E SATANA SI FECE TRINO:
RELATIVISMO, INDIVIDUALISMO, DISUBBIDIENZA

I. La dittatura del “relativismo teologico” ,, 21

II. La parodia della Trinità ,, 26

III. Gerusalemme terrena e Gerusalemme celeste: dalla mela del Giardino di Eden alla rapina a mano armata ,, 32

VI. «Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo», programma per la Chiesa del Terzo Millennio o spot pubblicitario? ,, 35

V. Libera obbedienza di una fede che dialoga con la croce o anarchia con l’uomo? ,, 38

VI. La disubbidienza è lo Spirito che procede dal Padre Relativismo e dal Figlio Individualismo ,, 40

VII. La crescita spirituale e teologica che non c’è: finiremo sempre per essere ciò che durante la formazione abbiamo mangiato ,, 43

VIII. Chi non nutre e si nutre in modo adeguato non può cogliere attraverso la conoscenza della fede l’obbedienza come via verso la piena libertà ,, 46

IX. La liturgia cuore del patrimonio economico del Popolo di Dio. Le chiese vuote dei teologi creativi, le chiese dei tradizionalisti colme
di giovani. Storia di una bancarotta fraudolenta ,, 52

X. Quei preservativi usati da certi vescovi e preti, quel subliminale rock satanico di certi teologi… ,, 69

XI. La Chiesa non può essere una democrazia ,, 77

XII. Fides et Ratio: ragionare con Tommaso d’Aquino per andare oltre Tommaso d’Aquino ,, 81

Amare il prossimo non è relativismo né pura filantropia ma una triplice azione di grazia del sepolcro vuoto pag. 86

XIV. Si può evitare il termine assoluto se Dio è di per sé assoluto nella grazia e nell’amore? ,, 89

XV. Tra il Pater Noster e il Kaddish ,, 92

XVI. I mezzi ordinari e i mezzi straordinari di salvezza dai cristiani anonimi di Karl Rahner
al relativismo religioso dei rahneriani ,, 97

XVII. Le verità cristiane possono essere mutate in un insulto? ,, 107

XVIII. Concilio universale o concili personali? ,, 109

XIX. Quell’ecumenismo uscito fuori dal
concilio egomenico degli arroganti della teologia ,, 112

XX. Da Rudolph Bultmann a Gianfranco Ravasi ,, 118

XXI. L’Anticristo non è il fioretto grazioso di Giacomo Biffi ma una realtà adulta che vive in noi ,, 129

XXII. Il crepuscolo degli atenei teologici romani, che tra problemi e difetti restano però cattolici ,, 134

XXIII. Gli alberghi sacerdotali e il valore teologico dell’abito del prete: «Sia dunque che mangiate
sia che beviate…» ,, 146

XXIV. La Germania tra secolarizzazione radicale
e scisma di fatto, a maggior ragione: Ego te absolvo… ,, 157

XXV. Una nuova sfida per la Chiesa del
Terzo Millennio: rievangelizzare le Chiese dell’Occidente senza evangelizzatori santi e credibili ,169

XXVI. Mangiando si finisce mangiati ,, 173

Dante Pastorelli ha detto...

Ho letto varie traduzioni di eccellenti autori, tra cui Ricciotti, Garofalo ecc.
Ripeto, Cristo è Dio. La sua volontà è quella di Dio. Dio lo fa peccato per la nostra salvezza. Cristo che è Dio ed ha la stessa volontà del Padre dunque si rende peccato, si fa peccato. Come volontariamente è diventato maledictum. Il problema non è nella frase in sé è nella spiegazione che ne diamo e ne dobbiamo dare nel vero senso che ne dà S. Paolo: accetta di esser trattato da peccato, per espiare le colpe dell'uomo. Farsi peccato in questo contesto non significa che si macchia di peccati, tant'è vero che ben lo si specifica prima ch' è immacolato.

sam ha detto...

Grazie mille per la risposta, Don Ariel.
Resta da capire cosa prefigurasse San Paolo rivolgendosi così al Popolo di Dio della Nuova Alleanza: "a condizione che tu resti fedele... altrimenti anche tu verrai reciso."

viandante ha detto...

Leggo dall'abstract del libro consigliato da don Ariel (E Satana si fece Trino):

"Il cristiano che parla dei mali della Chiesa mosso da dolore e amore può andare fino in fondo anche in modo duro, perché finirà col produrre bene prezioso. Il cristiano che parla dei mali della Chiesa senza dolore e senza amore farebbe bene a tacere, perché aggiungerà solo inutile male al tanto male che già la devasta".

Un ulteriore motivo per ordinarlo subito. Grazie!

Dante Pastorelli ha detto...

Se siamo qui a parlare dei problemi della Chiesa - direi tutti, pur con diverse sensibilità, e forse ad eccezione di chi presume di aver tutte le ricette in tasca e irride magari con vignette e sparate di pessimo gusto e prive di carità, è perché soffriamo nella Chiesa. In caso contrario potremmo pensar ad altro.

Anonimo ha detto...

Cara Sam,
la tua citazione mi ha interpellata molto e mi richiama alla mente la parabola della Vite e dei tralci di Giovanni 15:
"Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto."... "Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui fa molto frutto perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano."

Sappiamo, sempre da Giovanni che il "rimanere" nel Signore è dato dall'osservanza e dunque dal mettere in pratica i suoi insegnamenti, oggi purtroppo così traditi e deformati...

E' per questo che dobbiamo essere vigilanti oltre che praticanti, oggi che non abbiamo più chi "ci conferma". Chi ci conferma è il Papa e il papato non si estingue nel tempo: abbiamo intanto a conferma gli insegnamenti luminosi dei Papi precedenti Bergoglio.... perché la Chiesa è la Chiesa e continua ad essere Una e Santa nel Suo Signore e non si esaurisce in chi l'ha occupata e la sta portando alla dissoluzione.

E, per uscire dalle contingenze di cui ho appena parlato senza mezzi termini perché è così che sento (ci sono troppi segnali ormai), aggiungo:

per rispondere alla tua domanda, collegata anche alla promessa del "non praevalebunt", penso che ci sarà sempre un "piccolo resto" che farà sì che il Signore, quando tornerà sulla terra, troverà la fede sufficiente a non estinguere ma a far maturare il seme di eternità che Lui ci ha portato e consegnato nella Sua divina-umana Persona.
Come e quando non potremo saperlo, ma sarà tagliato chi sta tradendo e sovvertendo la Verità.
Come e quando non possiamo saperlo, ma verrà un Papa che ripareggerà la Verità: lo crediamo de fide.

Intanto penso al "Papa per sempre" che ora è "sul monte" a pregare... Strana inedita situazione, perché anche l'altro è papa a tutti gli effetti e ciò implica una strana "diarchia" tra "funzione contemplativa" e "funzione attiva", a rigore non concepibile ma di fatto posta in essere.

Quanto a noi, cerchiamo di custodire la nostra fedeltà. Le grazie necessarie non potranno venirci mai meno. Potremo soffrire, ma la nostra battaglia, a partire dal male che è in noi, non sarà stata inutile...

Dante Pastorelli ha detto...

Scrive AGNESE: "è che Dio, in Cristo, ha preso i nostri peccati e Lui si è fatto peccato per noi. E quando noi andiamo a confessarci, per esempio, non è che diciamo il peccato e Dio ci perdona. No, non è quello! Noi troviamo Gesù Cristo e gli diciamo: 'Questo è tuo e io ti faccio peccato un'altra volta'.
E a Lui piace quello, perché è stata la sua missione: farsi peccato per noi, per liberare a noi
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Di cose approssimative, e quindi prive di attenta meditazione, il Papa, parlando a braccio, ne ha dette e ne dice anche troppe.
Questa espressione sul peccato e la confessione può apparir ambigua, ma se letta senza preconcetti può esser compresa nel giusto senso. Sostanzialmente Francesco dice che Dio perdona i nostri peccati, perché, pentiti, chiediamo misericordia. E questa misericordia infinita ci è stata donata con la Passione e Morte di Cristo che si è assunto tutte le colpe degli uomini. E in nome di Cristo morto e resuscitato chiediamo sempre perdono. Dice il papa insomma: I nostri peccati non offendono in continuazione Dio? E in continuazione Cristo, che coi nostri peccati, crocifiggiamo, non li assume su di sé per immetterli nell’economia salvifica della Passione e morte? Noi li presentiamo a Lui e, siccome con le nostre sole forze non possiamo liberarcene, Lo preghiamo di farli Suoi (lo “facciamo peccato”) per la nostra salvezza. E per la nostra salvezza si ripete sull’altare in modo sacramentale il Sacrificio della Croce.
Mi si risponderà che il Papa dev’esser ben più preciso, esplicativo, e son d’accordo. Invece butta là e si può rimaner spiazzati. E non lo nego. Per questo ripeto sempre che vorrei sentirlo parlar da papa.

Marco P. ha detto...

Mi colpito nella risposta di don Ariel a Sam, la frase "Pertanto, il Figlio dell'Uomo, ritroverà di certo la Chiesa, semmai chissà come trasformata; o potrebbe anche trovare una Chiesa completamente priva di fede."
E' possibile una Chiesa senza Fede?
Se la Chiesa è Sposa di Cristo, è possibile che sia in-fedele? (non dico nei suoi membri singolarmente che in quanto uomini e peccatori possono pure perdere la Fede, ma nel suo essere " columba mea perfecta mea", nel suo essere di istituzione divina, voluta da Cristo stesso, e quindi secondo la volontà di Dio, per la Sua volontà). Una Chiesa senza Fede, fino alla parusia ("videmus nunc per speculum in enigmate tunc autem facie ad faciem nunc cognosco ex parte tunc autem cognoscam sicut et cognitus sum") sarebbe ancora Chiesa ?

Grazie per una risposta.

Dante Pastorelli ha detto...

Evidentemente no. Non troverebbe la Chiesa istituzionale nella struttura e grandezza odierne, ma potrebbe trovare il piccolo gregge con un Pastore, chissà in quale angolo del mondo, cioè la Chiesa rimasta fedele.
Ma io non sono così pessimista, non posso esserlo, altrimenti dovrei abiurare.

Rafminimi ha detto...

"Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore" (Romani VI,23)

DIO è Sommo Amore, ma anche Somma Giustizia. Ora, il peccato, ogni peccato, a ben rifletterci, è un'offesa a DIO. DIO, essendo immenso, l'offenderlo è un atto immenso. In sè, ad una tale offesa, non ci sarebbe modo per espiarvi. Il peccatore dovrebbe dare una riparazione almeno altrettanto immensa ed intensa, quale la limitata natura umana non potrebbe mai. Infatti il Figlio, ha preso la Natura Umana ed ha espiato su di Sè il castigo che noi abbiamo meritato. Essendo l'Uomo Perfetto, anche la sua sofferenza è stata perfetta.
Non solo e non tanto la sofferenza fisica, ben descritta da Mel Gibson. Tale sofferenza, per quanto senza uguali è stata MEN CHE NULLA Rispetto alle sofferenze psicologico-morali. In primis, la peggiore sofferenza, "interna" di Gesù, è stata che, durante la Passione, si è sentito ODIATO dal Padre, tale e quale a come il Padre odia il peccato. IN QUESTO SENSO, E SOLO IN QUESTO SENSO GESù SI è FATTO "PECCATO" PER ME. La seconda, solo di poco inferiore all'altra è stata la consapevolezza che per molti uomini, tali sue sofferenze, resteranno vane. Ci saranno sempre persone che, liberamente, sceglieranno di calpestare tali sue sofferenze, NON volendo che i meriti di esse, si applicano loro. Gesù, durante la Passione, ha saputo tutto su ogni singolo uomo, se costui vorrà, tramite la Fede ed i Sacramenti, che tali meriti saranno o meno applicati a lui. Speriamo di non far parte dell'elenco dei reprobi.
DIO ci benedica

Dante Pastorelli ha detto...

Mi suona molto strana questa di Gesù che si sente odiato dal Padre.
Dov'è è scritto? La sua umanità sofferente per un momento si sente abbandonata. Ma subito, prima di spirare, affida il suo spirito nelle mani del Padre, come riportato da Luca.

Anonimo ha detto...

L'uso di quel termine nasce evidentemente da una visione troppo antropomorfa di Dio e non tiene conto che Dio è Amore e in Lui non può esserci odio.
È l'odio, che appartiene al male, che provoca il distacco da Dio e le conseguenze che ne derivano.

Gesù ha preso su di sé le conseguenze del male e quindi ha sperimentato in maniera indicibile l'abbandono. Ma ricordiamoci che l'incipit del salmo 22 che esclama sulla Croce è l'invocazione di un credente che confida nell'intervento di Dio. Tanto che il salmo 22 conclude con la Risurrezione.
Certe affermazioni su un evento così grande a volte risentono di un eccesso di disinvoltura e anche di imprecisioni.

rafminimi@infinito.it ha detto...

L'uso di quel termine nasce evidentemente da una visione troppo antropomorfa di Dio e non tiene conto che Dio è Amore e in Lui non può esserci odio.
Getilissima Mic,
la ringrazio perchè la superbia è il mio difetto principale. Lei, con queste righe, è stata strumento di DIO, nel ricrdarmi che valgo meno del 2 di coppe a briscola.
Premesso ciò, per quel meno di zero che valgono le mie interpretazioni, mi sembra giusto tentare una piccola "apologia" di quel concetto che, a rifletterci bene, è Tomismo allo stato puro (fermo restando che il mio tomismo non è sfegatato).In DIO non ci può essere odio, VERSO LE CREATURE. Proprio per tale motivo, DIO "odia" (metto le "virgolette" per chiarire il concetto) il peccato che allantana l'Uomo, la sua principale creatura, l'unica a sua immagine e somiglianza, il PECCATO. Penso cha la differenza tra errore (odiato e combattuto) ed errante (amato, di cui si vuole che si converta e viva)non è stata inventata da Roncalli. Creo di essermi spiegato.

Leonardo ha detto...

Grande Ariel , purtroppo sei rimasto l'unico prete che dice le cose come stanno, evitando la falsa umiltà e lo schifosissimo politically correct
che tanto piace ai media,ma che tuttavia tanto ripugna a nostro Signore.
Basta con queste frasi strumentalizzate, ci siamo rotti le scatole di prestare il fianco per l'imprudenza di qualcuno che di prudenza ne dovrebbe avere tanta.

Anonimo ha detto...

la ringrazio perchè la superbia è il mio difetto principale. Lei, con queste righe, è stata strumento di DIO, nel ricordarmi che valgo meno del 2 di coppe a briscola.

Caro rafminimi, qui non è questione di superbia o di altro, e non era certo mia intenzione sottolineare altro che un'evidente esigenza di chiarezza.
Le cose che lei esprime sono sempre valide e hanno valore in quanto sono espressione di un'anima credente.
Era per me "ovvio" che il suo concetto fosse da mettere tra virgolette, tant'è che non mi ero presa la briga di rilevarlo.
Ma, poiché qualcuno lo ha fatto, non l'ho ignorato e ho specificato ancora meglio.

Se riusciamo ad andare al di là del focus della nostra attenzione sulle persone (nostra o di altri), sicuramente ci riesce meglio estrarre il succo di tutto quello che qui viene espresso e trarne pensieri edificanti per tutti (è quello che spero).