lunedì 28 gennaio 2019

La memoria e l'eredità di Carlo Magno - Roberto De Albentiis

Il 28 gennaio 814, 1205 anni fa, moriva ad Aquisgrana Carlo Magno, Re dei Franchi, Re dei Longobardi, Re d’Italia, Imperatore del Sacro Romano Impero, che aveva fondato nell’Europa centrale e occidentale dopo secoli di anarchia e frammentazione; con la sua incoronazione, avvenuta nella notte di Natale dell’anno 800, si assistette al superamento dei regni romano-barbarici e dell’alto Medioevo, in favore di un nuovo modello di Impero, e ad un grande risveglio culturale occidentale, la Rinascita Carolingia.

Non possiamo qui, in un singolo articolo, ripercorrere tutta la vita e le campagne di Carlo, da semplice principe e poi re franco a sovrano dell’Europa, quanto piuttosto possiamo parlare del suo carattere sacrale e simbolico e del suo significato ed eredità; lo storico Gonzague de Reynold, nelle sue celebri lezioni sull’Europa, raccolte in “La Casa Europa. Costruzione, unità, dramma e necessità” (D’Ettoris, 2015), definisce l’Europa come l’incontro tra l’eredità filosofica e culturale greca, il mondo del diritto romano, la teologia cristiana, l’apporto germanico. Per conoscere cos’è l’Europa, fatto quanto mai d’attualità oggi, non possiamo prescindere da nessuno di questi quattro fattori.

Carlo Magno, re franco (quindi germanico), non sfuggì al richiamo della grecità e della romanità: basti pensare al fatto che, pur analfabeta, desiderava che gli si leggessero, anche in lingua originale, opere in latino e in greco, o all’incoronazione papale avvenuta a Roma, o, anche, al fatto che non si ritenesse un sostituto o un usurpatore dell’Impero bizantino (in realtà, romano o romeo, dal momento che a Costantinopoli non si ritennero mai “bizantini”), tanto da voler sposare addirittura l’Imperatrice Irene. E chissà cosa avrebbe portato all’Europa, all’Impero, e alla Chiesa, un simile matrimonio, se si fosse realizzato.

Carlo Magno, con la forza militare franca, unificò vaste porzioni d’Europa, rimaste da tempo slegate da Roma e Costantinopoli, ma non si trattò di una mera bruta unificazione militare: fu un’unificazione realizzata attraverso la fede cristiana (Carlo Magno, pur anche nell’imperfezione della sua vita personale, fu protettore della Chiesa, fondatore di monasteri, legislatore e giudice cristiano), attraverso la cultura e l’arte (che non poteva prescindere dai modelli classici) e, anche, attraverso il diritto (è proprio in questi anni che nasce il diritto comune, il diritto dell’Europa medievale che rimarrà sostanzialmente inalterato fino all’era moderna).

Esempio di ciò fu la magnifica città di Aquisgrana, centro politico, giudiziario, artistico e culturale del nuovo Impero; basti pensare alla Cappella Palatina, nucleo della più vasta Cattedrale, ispirata alle grandiose basiliche romane, veneziane, ravennati e costantinopolitane, un vero gioiello greco-romano nella fredda e all’epoca ancora barbara Germania. In essa, centro della città e suo monumento più importante, sono ancora oggi conservate importanti reliquie e le vestigia e le insegne imperiali di Carlo, che nei secoli, similmente alle corone di Santo Stefano d’Ungheria e di San Venceslao di Boemia, o a quella di Teodolinda d’Italia, daranno sempre legittimità ai vari sovrani e imperatori europei, fino all’estinzione del Sacro Romano Impero Germanico e dell’Impero d’Austria, ultimi eredi dell’Sacro Romano Impero, a sua volta erede laterale dell’Impero di Roma.

Nei secoli, Carlo Magno fu visto come esempio mirabile di sovrano cristiano, di protettore della Chiesa, anche quando tra Chiesa e Impero occidentale sorgeranno dissidi, e comunque lui, Carlo, era un punto di incontro; ancora, divenne protagonista nelle raffigurazioni artistiche e nelle epopee medievali (basti pensare al famoso Ciclo Carolingio, intrecciato a volte con il Ciclo Arturiano), tanto che la sua figura divenne conosciuta e apprezzata anche tra le semplici e umili popolazioni europee. E proprio per questo Carlo Magno divenne uno dei simboli e dei padri dell’unità europea, un’unità nella diversità garantita proprio dall’idea di Impero e di Cristianità, dalla comune unione ed eredità degli elementi sopra richiamati: le radici greche, le radici romane e latine, le radici germaniche (e non si dimentichi che i “barbari”, in realtà, avevano il mito di Roma, dalla quale si sentivano attratti), la radice cristiana, unificatrice di tutte e tre. Fin quando era vivo, Carlo Magno veniva indicato quale Rex Pater Aeuropae, e nei secoli verrà indicato di volta in volta da tutti gli statisti e sovrani europei, anche concorrenti tra loro, come un loro modello; a Carlo Magno sono stati dedicati premi e medaglie (anche se oggi non si sa con quale attinenza), e a Carlo Magno venne intitolato il reparto di volontari europei (tedeschi, francesi, belgi, italiani) che combattè fino alla morte a Berlino nel 1945, nel disperato intento di difendere per un’ultima volta l’Europa.

Ancora oggi Carlo Magno viene indicato come modello dell’unificazione europea, ma in maniera impropria ed abusiva: Carlo Magno sognava e voleva un Impero cristiano, e tutta la sua vita e la sua opera politica, senza l’apporto cristiano, non è nulla; di recente, il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merkel si sono riuniti proprio ad Aquisgrana, dove morì ed è sepolto Carlo Magno, per siglare un nuovo accordo franco-tedesco, richiamandosi esplicitamente all’Imperatore franco. Lodevole richiamo, ma quanto sincero, quanto reale e sostanziale? Senza considerare come un accordo tra due singoli Stati, pur grandi, a danno di tutti gli altri, è proprio l’esatto contrario dell’idea di Europa unita!

L’Europa può tornare unita (in maniera diversa e migliore), meglio, può ritornare sé stessa, solo se guarda alle proprie radici, se non taglia con il suo passato, come fatto in questi decenni, e se guarda ai suoi popoli e al suo retaggio. Possa l’Imperatore Carlo Magno ispirare davvero ciascuno di noi europei, semplici cittadini e statisti, per capire chi siamo, chi eravamo e cosa possiamo tornare ad essere! (Roberto De Albentiis)

14 commenti:

Anonimo ha detto...


Giusto celebrare nel dovuto modo la memoria di CArlo Magno

Richiamarsi a lui, imperatore cristiano, da parte dei capi politici dell'attuale europa anticristiana e intenta al suicidio assistito dei propri popoli, con la rivoluzione sessuale e l'invasione musulmana, è del tutto inaccettabile.

Una nota stonata nell'articolo il ricordare la Divisione Carlomagno che, nella II gm, combattè contro i sovietici. Stonata, perché si trattava di un'unità che combatteva con Hitler, costituita da volontari in genere di estrema destra, non so quanto a favore della restaurazione di un'Europa cristiana. Con tutto il rispetto per i combattenti e i caduti, di qualsiasi parte siano, bisogna dire che il richiamo nazista a Carlo Magno era del tutto falso, dato che l'Europa che Hitler voleva instaurare sotto il dominio tedesco rappresentava un ritorno alla barbarie e al paganesimo peggiore.

Infine, l'apogologia del Sacro Romano IMpero, quale continuazione dell'opera di Carlo Magno, non appare storicamente giustificabile. Intanto il regno carolingio durò poco, neanche un secolo. I figli di Carlo Magno si combatterono ferocemente tra di loro. Il Regno era stato diviso tra di loro, secondo il costume germanico. Mancava il senso dell'unità dello Stato.
L'anarchia e la regressione furono terribili, l'Europa venne devastata da Vikingi e Ungari e Saraceni. Ne venne fuori piano piano, in Francia con l'inizio della monarchia nazionale dei Capetingi, dal 987 in poi; in Germania, con l'Impero come Stato in realtà tedesco, sotto gli Ottoni.
Come disse il maligno Voltaire, il SR Impero non era "né romano né impero". Giusto, bisogna ammettere. La sua romanità era un'astrazione. Dov'era il "popolo romano"? Come impero, fu sempre contestato: dalle monarchie nazionali, dai comuni italiani, dal papato stesso. Fu uno Stato tedesco con appendici italiane, cosa che per noi italiani presentò molti più guai che vantaggi. Più un'idea che una realtà.
H.

irina ha detto...

"...Lodevole richiamo, ma quanto sincero, quanto reale e sostanziale? Senza considerare come un accordo tra due singoli Stati, pur grandi, a danno di tutti gli altri, è proprio l’esatto contrario dell’idea di Europa unita!..."


Grazie. Ma, non c'è peggior sordo...la differenza oggi la fa, fuori scena, la finanza. E'il vitello d'oro che troneggia dal centro dell'europa.

irina ha detto...

"...Più un'idea che una realtà"

Direi che una realtà c'è stata anche dal punto di vista culturale, tanto che si parla di 'rinascita carolingia'. Copio ed incollo da Wikipedia parte della biografia dello storico belga Henri Pirenne:

"Henri Pirenne nasce in Belgio nel 1862. All'età di ventiquattro anni gli viene assegnata la cattedra di Storia Medievale dell'Università di Gand.[1]

Nel 1916 viene arrestato dai tedeschi e tenuto prigioniero in Germania fino al termine del conflitto[1]. A memoria della sua prigionia scriverà il volume Souvenirs de Captivité en Allemagne (Mars 1916-Novembre 1918), pubblicato nel 1920....

Gli storici fanno tradizionalmente coincidere l'inizio del Medioevo con la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476): teoria, questa, sostenuta da Edward Gibbon nel XVIII secolo.
Pirenne contestò l'idea per cui le invasioni barbariche abbiano davvero causato la caduta dell'impero romano in Europa. Secondo lo studioso, infatti, lo stile di vita romano continuò ad essere seguito anche dopo la caduta dell'impero, così come il sistema economico "mediterraneo" continuò ad esistere secondo le linee impostate dai romani stessi. Del resto, i barbari giunsero a Roma non tanto per distruggerla, quanto per essere partecipi della sua ricchezza. In qualche modo, dunque, i barbari invasori tentarono di mantenere in vita gli aspetti essenziali della "romanità".

Secondo Pirenne, il vero punto di svolta è rappresentato dall'espansione araba del VII secolo. L'avvento dell'Islam, infatti, ruppe i legami economici dell'Europa con tutta l'area corrispondente a Turchia sud-orientale, Siria, Palestina, Nordafrica, Spagna e Portogallo: in tal modo, l'Europa fu ridotta ad un'area ristagnante, esclusa dai commerci. Cominciò un'epoca di impoverimento che, al momento dell'ascesa di Carlo Magno nell'VIII secolo, aveva ormai fatto dell'Europa un'economia esclusivamente agraria e di sussistenza, del tutto estranea agli scambi commerciali su lunga distanza.
Secondo Pirenne, "senza l'Islam, l'impero dei Franchi non sarebbe forse mai esistito e, senza Maometto, Carlomagno sarebbe inconcepibile"..."

Questa tesi non fu accettata da tutti gli storici a lui contemporanei, chi vuole completi la lettura su Wikipedia, tuttavia è un fatto che Carlomagno ebbe un ruolo importante nell'Europa del suo tempo ed è altrettanto vero che un sogno, fondato sui fatti storici, si accese e riaccese nei secoli in Europa, di epoca in epoca, in suo nome. Ed è un fatto che parte del colonnato in Piazza San Pietro è denominato 'braccio di Carlomagno': ricordo, segno, gratitudine, speranza, difesa, che la Chiesa ha onorato fin qui.

bedwere ha detto...

Saluti a Roberto, che ho avuto il piacere di incontrare insieme a Francesco diversi anni orsono nella splendida citta` di Perugia.

Anonimo ha detto...


Nessuno mette in discussione il significato dell'opera di Carlo Magno.
Va criticata invece la tendenza a partire da Carlo Magno per esaltare il
Sacro Romano Impero quale costruzione non solo ideale ma anche pratica,
che avrebbe cioè realizzato durante il Medio Evo una perfetta unità
tra Stato e Chiesa, particolare ed universale, centralismo e autonomie.
Invece, il SR Impero restò un ideale che trovò un'applicazione pratica
assai dubbia e contestata, anche se certo non al tempo di Carlo Magno
ma dopo, quando cominciò il dissolvimento dell'impero carolingio e
la ripresa successiva cominciò con monarchie nazionali, che tali
erano gli Ottoni e i Capetingi.
Insomma, si vorrebbe evitare quel discorso acritico che utilizza
Carllo Magno per affibbiarci il "mito asburgico", utilizzando la
pseudo-categoria del Sacro Romano IMpero quale veicolo.
H.

preci al beato Carlo Magno. ha detto...

PRIONS
O Dieu, qui, dans la surabondante fécondité de votre bonté, avez décoré du manteau de la glorieuse immortalité le bienheureux Empereur Charlemagne, après qu’il a eu déposé le voile de la chair: accordez à nos prières de mériter pour pieux intercesseur dans les cieux, celui que vous avez élevé sur la terre à l’honneur de l’Empire, pour la propagation de la vraie foi. Par Jésus-Christ notre Seigneur. Amen.
Salut, ô Charles, bien-aimé de Dieu, Apôtre du Christ, rempart de son Eglise, protecteur de la justice, gardien des mœurs, terreur des ennemis du nom Chrétien! Le diadème souillé des Césars, mais purifié par les mains de Léon, couronne votre front auguste; le globe de l’empire repose en votre forte main; l’épée des combats du Seigneur, toujours victorieuse, est suspendue à votre baudrier; et l’onction impériale est venue s’unir à l’onction royale dont la main du Pontife avait déjà consacré votre bras puissant. Devenu la figure du Christ dans sa royauté temporelle, vous avez voulu qu’il régnât en vous et par vous. Il vous récompense maintenant de l’amour que vous avez eu pour lui, du zèle que vous avez montré pour sa gloire, du respect et de la confiance que vous avez témoignés à son Epouse. Pour une royauté de la terre, caduque et périssable, vous avez reçu une royauté immortelle, au sein de laquelle tant de millions d’âmes, arrachées par vous à l’idolâtrie, vous honorent comme l’instrument de leur salut.
Dans ces jours où nous célébrons le divin enfantement de la Reine des deux, vous lui présentez le temple gracieux et magnifique que vous élevâtes en son honneur, et qui fait encore sur la terre notre admiration. C’est dans ce saint lieu que vos pieuses mains placèrent les langes de son divin Fils; en retour, l’Emmanuel a voulu que vos ossements sacrés y reposassent avec gloire, afin d’y recevoir les témoignages de la vénération des peuples. Glorieux héritier de la foi des trois Rois de l’Orient, présentez-nous à Celui qui daigna revêtir ces humbles tissus. Demandez pour nous une part de cette humilité avec laquelle vous aimiez à vous incliner devant la crèche, de cette pieuse joie que goûtait votre cœur dans les solennités que nous célébrons, de ce zèle ardent qui vous fit entreprendre tant de travaux pour la gloire du Fils de Dieu, de cette force qui ne vous abandonna jamais dans la recherche de son Royaume.
Puissant Empereur, qui fûtes autrefois l’arbitre de la famille européenne réunie tout entière sous votre sceptre, prenez en pitié cette société qui s’écroule aujourd’hui de toutes parts. Après mille ans, l’Empire que l’Eglise avait confié à vos mains est tombé: tel a été le châtiment de son infidélité envers l’Eglise qui l’avait fondé. Mais les nations sont restées, et s’agitent dans l’inquiétude. L’Eglise seule peut leur rendre la vie par la foi; seule, elle est demeurée dépositaire des notions du droit public; seule, elle peut régler le pouvoir, et consacrer l’obéissance. Faites que le jour luise bientôt, où la société rétablie sur ses bases cessera de demander aux révolutions l’ordre et la liberté. Protégez d’un amour spécial la France, le plus riche fleuron de votre splendide couronne. Montrez que vous êtes toujours son Roi et son Père.
Arrêtez les progrès des faux empires qui s’élèvent au Nord sur le schisme et l’hérésie, et ne permettez pas que les peuples du Saint Empire Romain deviennent à jamais leur proie.

irina ha detto...

'Evitare' le visioni, le suggestioni, le interpretazioni del prossimo anche davanti alla richiesta descrizione di un filo d'erba, è impresa titanica; nei fatti impossibile. Si cerca, per quello che si può, di mantenersi equanimi e anche questo non è dato di partenza, mai.

Anonimo ha detto...


"Preci al Beato CArlo Magno", untuosa retorica

Sarà per colpa mia, non sapevo che Carlo Magno fosse "beato". Quanto è stato fatto beato?
Una preghiera di qualche legittimista francese, con qualche pizzico di retorica, voilà.
Si può capire, dati i tempi.
Apostolo addirittura CArlo Magno? Dalla preghiera sembra esser stato una specie di monaco, pio e austero. Magari la realtà e`un po' diversa, siamo umani e peccatori dopo tutto. Sembra che alla corte di Aquisgrana ci si divertisse pure, anche le figlie del grande Carlo non si tiravano indietro...Insomma, qualche peccatuccio (carnale) secondo natura bisogna pur concederlo all'umana fragilità.
E che dire di quella frase: "Il diadema sozzo dei Cesari ma purificato dalle mani di Leone..", cioè dalle mani del Papa che incoronò Carlo imperatore. E'la romanità vista alla maniera di certi legittimisti francesi: solo banditi e assassini i Romani, cui Dio nei suoi misteriosi disegni ha concesso di conquistare mezzo mondo solo perché il loro impero diventasse cristiano. Nient'altro. Magari i Romani antichi, tra una battaglia e l'altra e nonostante i giochi nel Circo, hanno creato una civiltà giuridica rimasta nei secoli ma non sembra che questi legittimisti ne abbiano mai sentito parlare. Senza "i Cesari", anzi senza Giulio Cesare (certo non uno stinco di santo), la Gallia sarebbe rimasta immersa nella sua barbarie originaria e sarebbe anzi diventata una colonia germanica, ancora peggio.

E quest'immagine infantile dell'impero come mito, del mito dell'impero, che deve essere Sacro, che sarebbe durato mille anni, finché Napoleone non ordinò che ne fosse seppellito il cadavere o forse lo scheletro, poiché il malaticcio e tubercolotico impero era defunto nei fatti da secoli e l'unica sua età vitale era stata quella appunto carolingia, dissoltasi poi in una spaventosa e sanguinosa anarchia, in mezzo a ferocissime invasioni barbariche e spietate guerre civili.
H.

preci al beato Carlo Magno. ha detto...

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91756
[....]
Dal sec. XI al XV si moltiplicano le testimonianze di un culto effettivo di C., [...] A Strasburgo si trova un altare prima del 1175, a Osnabruck e ad Aquisgrana prima del 1200. Nel 1215, in seguito alla consacrazione di Federico II e alle cerimonie che l'accompagnarono, si stabilirono due festività: il 28 genn. (data della morte di C.), festa solenne con ottava, e il 29 dic., festa della traslazione. Roma rispose istituendo la festa antimperiale di S. Tommaso Becket, campione della Chiesa di fronte al potere politico; ma nel 1226 il cardinale Giovanni di Porto consacrò ufficialmente ad Aquisgrana un altare “in honorem sanctorum apostolorum et beati Karoli regis”. A Ratisbona, il monastero di S. Emmerano e quello di S. Pietro, occupato dagli Irlandesi, adottarono, nonostante l'estraneità dell'episcopato, il culto di Carlomagno che, secondo M. Folz, si andò estendendo in un’area esagonale con densità più forti nelle regioni di Treviri, di Fulda, di Norimberga e di Lorsch. Nel 1354, Carlo IV fondò presso Magonza, nell'Ingelheim, un oratorio in onore del S. Salvatore e dei beati Venceslao e Carlomagno. Toccato l'apogeo nel sec. XV, il culto di Carlomagno non fu abolito neppure dalla Riforma, tanto da sopravvivere fino al sec. XVIII in una prospettiva politica, presso i Febroniani.
In Francia, nel sec. XIII, una confraternita di Roncisvalle si stabilì a S. Giacomo della Boucherie. Carlo V (1364-80) fece di Carlomagno un protettore della casa di Francia alla pari di S. Luigi, e ne portò sullo scettro l'effigie con l'iscrizione “Sanctus Karolus Magnus”. Nel 1471, Luigi XI estese a tutta la Francia la celebrazione della festa di Carlomagno il 28 genn. Nel 1478, Carlomagno fu scelto come patrono della confraternita dei messaggeri dell'università e, dal 1487, fu festeggiato come protettore degli scolari (nel collegio di Navarra si celebrò fino al 1765, il 28 genn., una Messa con panegirico). ***Per queste ragioni il cardinale Lambertini, futuro Benedetto XIV, indicò nel caso di Carlomagno un tipico esempio di equivalenza fra una venerazione tradizionale e una regolare beatificazione (De servorum Dei beatificatione, I, cap. 9, n. 4)***.
Oggi il culto di Carlomagno si celebra solo ad Aquisgrana, con rito doppio di prima classe, il 28 genn. con ottava; la solennità è fissata alla prima domenica dopo la festa di S. Anna. A Metten ed a Múnster (nei Grigioni) il culto è “tollerato” per indulto della S. Congregazione dei Riti.

Anonimo ha detto...

RICEVO E CONDIVIDO:
Data: 28 gennaio 2019 alle 11.41
Oggetto: Qualcuno ha visto ieri pomeriggio il film su RAI 4 ?!?
SALVE,
come da oggetto. Qualcuno ha visto il film "Dragon_Blade -La battaglia degli imperi"? L'ho trovato STUPENDO. Ispirato al mito della Legione Perduta.
LEGIONE che il generale Publius guida in fuga da Tiberio. Ha con sé il legittimo imperatore di Roma, un bellissimo bambino biondo e cieco, figlio di Augusto. Attraversano tutta la Via della Seta. Lungo la strada hanno incontri/scontri con 36 Nazioni (fra i quali: Sciti; Sarmati; Unni; Turchi; Tartari; Uiguri; Indiani, Kirghizhy; etc.). Ingrossano le loro file accogliendo i reietti di tutti costoro. Alla fine della strada si scontrano con una fortezza diroccata cinese, la cui guarnigione è costituita da esuli, confinati ivi e che già ha accolto altri reietti delle 36 Nazioni, in primis Unni. Dopo un duello finito in parità con il comandante cinese (l'attore Jackie Chan), i Romani chiedono ed ottengono di fermarsi anche loro in loco. Con le loro capacità edilizie, in brevissimo tempo restaurano la fortezza. Si sono affratellati tutti. Un ufficiale romano si chiama "Cristianus". Vissero tutti felici & contenti? NO. Sul più bello giunge Tiberio, alla testa di centomila soldati. Non proseguo nello SPOILER. Solo qualche curiosità che mi ha colpito. I Romani (sia i "Fuggitivi" che i "Tiberiani") cantano un inno che è davvero un concentrato di "LATINITA'". Non mi sorprenderei se davvero fosse un testo dell'antichità. Non è solo in lingua latina, ma parla della missione divina di Roma: dare uno scopo ed un destino comune a più popoli, un tempo nemici. Mi hanno commosso due scene: quella in cui il bimbo concede la cittadinanza romana a Jackie Chan, e gli consegna anche la daga dorata che gli conferisce il grado di Primo Centurione, e quella in cui il Generale Publius, ucciso per ordine di Tiberio, in punto di morte grida al cinese :" PRIMO CENTURIONE: TI AFFIDO LA LEGIONE".
E voi cosa sembra?
Grazie.

Anonimo ha detto...


Il "culto" di CArlo Magno e la "legione perduta"

- Un culto "tollerato" da considerarsi "equivalente" ad uno autentico, riconosciuto dalla
Chiesa? Un culto ufficioso, per così dire. Non sapevo esistesse una "santità" di questo
tipo, a base popolare, ispirata dal potere politico, non passata al vaglio severo degli autentici processi di beatificazione.
Bisognerebbe vedere che cosa ha esattamente scritto il cardinal Lambertini. Non mi sembra che sia tradizione della Chiesa mettere sullo stesso piano la venerazione popolare e la regolare beatificazione. Secondo me questa "beatificazione" resta spuria.

- La "legione perduta" sembra sia esistita, anche se notizie certe su di essa non se ne hanno, sembra fossero soldati romani prigionieri dei Persiani, finiti nel lontano oriente. Ma la tematica del film trasmesso dalla Rai sul tema della battaglia degli imperi, sembra storia a fumetti, oggi
molto diffusa, forse perché la vera ricerca storica è in declino, così come la conoscenza approfondita della vera storia.
H.

Anonimo ha detto...

Sul beato Carlo Magno, mi ritrovo a sorridere. Per quanto il culto sia tollerato in alcune diocesi, credo sia espressione di una certa riverenza frutto di particolari epoche storiche.
Il tutto comunque fa ben percepire come all'interno di una visione cattolico-tradizionalista spesso prevalgano posizioni ideologiche ridicole.
Forse se di imperatori beati si vuol parlare Carlo I d'Austra sarebbe molto piu' titolato.


Cordialita'.

Anonimo ha detto...


CArlo I d'Austria sarebbe molto più titolato

E'ufficialmente Beato, quindi per esser titolato, lo è.
Però anche la sua "beatificazione" ha suscitato a suo tempo polemiche.
Nel clima di oggi, l'imp. Carlo è stato presentato come un amante
della pace, che avrebbe fatto di tutto per lenire gli orrori della
guerra, mancando l'obiettivo della pace non per sua colpa etc
A parte le sue qualità personali di marito e padre di famiglia,
di capo dedito al bene del suo popolo, è un fatto che egli, nelle
offensive che richiese o diresse contro di noi, approvò pienamente
l'uso massiccio dei proiettili a gas e insomma di tutto l'arsenale
in dotazione, nessun elemento escluso. Cosa questa, che fa a pugni
con il suo supposto "pacifismo", con quella bontà caramellosa
che si considera oggi indispensabile per esser considerato "cristiano".
Meno noti, sono i suoi giudizi sprezzanti verso gli italiani in generale,
gente infida, sempre bollati da lui come il "nemico ancestrale", contro il quale
i suoi sudditi erano entusiasti di combattere, e da sempre.
Sembra che GP II abbia elevato alla "betitudine" questo Asburgo anche
per onorare la memoria di suo padre, che combattè contro di noi come
ufficiale (o sottufficiale) nell'esercito imperiale e aveva conservato
un buon ricordo dell'imperatore, buon comandante di corpo d'armata
e ben voluto dai suoi soldati. La Galizia polacca fu sempre fedele
agli Asburgo, che concessero all'elemento polacco predominante (non
a quello ruteno-ucraino) ampie autonomie.
H.

Anonimo ha detto...

Circa il beato Carlo I d'Asburgo (cui pure sono devoto), solo da poco ho scoperto che il suo ultimo ordine alla Marina fu di passare al servizio delle AUTORITA' Jugoslave o di auto-affondarsi, pur di non cadere in mano italiana .