martedì 22 gennaio 2019

Antonio Socci e “Il segreto di Benedetto XVI” recensito da Roberto De Mattei

Il prof. Roberto de Mattei ha scritto per Catholic Family News una recensione al libro di Antonio Socci, Il Segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora Papa, pubblicata il 4 gennaio scorso.

«La Santa Madre Chiesa è dinanzi a una crisi senza precedenti in tutta la sua storia». Questa immagine del teologo Serafino M. Lanzetta, che apre l’ultimo libro di Antonio Socci, Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora papa (Rizzoli, Milano 2018), invoglia alla lettura chiunque desidera capire meglio la natura della crisi e le possibili vie per uscirne.
Socci è un brillante giornalista che ha dedicato tre libri alle vicende della Chiesa sotto il pontificato di papa Francesco: Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta (Rizzoli, Milano 2014), La profezia finale (Rizzoli, Milano 2016) ed ora Il segreto di Benedetto XVI.
Di questi tre libri, il migliore è il secondo soprattutto nella parte, accuratamente documentata, in cui sottopone a un meticoloso esame gli atti e le parole più controverse del primo triennio di governo di papa Francesco. Nel suo ultimo libro, invece, Socci sviluppa la tesi già proposta in Non è Francesco, secondo cui l’elezione di Jorge Mario Bergoglio è dubbia, e forse invalida e Benedetto XVI sarebbe ancora Papa, perché non avrebbe rinunciato del tutto al ministero petrino. La sua rinuncia al papato sarebbe stata “relativa” – scrive Socci – ed egli avrebbe inteso «rimanere ancora papa sia pure in un modo enigmatico e in una forma inedita, che non è stata spiegata (almeno fino a una certa data)»[1].

L’accettazione pacifica e universale di papa Francesco

Per quanto riguarda i dubbi sull’elezione del cardinale Bergoglio, al di là delle sottigliezze giuridiche, non c’è stato alcun cardinale, partecipante al Conclave del 2013, che abbia sollevato dubbi sulla validità di quell’elezione. Tutta la Chiesa ha accettato e riconosciuto Francesco come legittimo Papa e, secondo il diritto canonico, la pacifica “universalis ecclesiae adhaesio” (adesione della Chiesa universale) è segno ed effetto infallibile di un’elezione valida e di un papato legittimo. La professoressa Geraldina Boni in un approfondito studio dal titolo Sopra una rinuncia. La decisione di papa Benedetto XVI e il diritto[2], ricorda come le costituzioni canoniche in vigore, non considerano invalida un’elezione frutto di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere come la possibile pianificazione dell’elezione del cardinale Bergoglio.

Quanto scrive la prof.ssa Boni coincide con ciò che Robert Siscoe e John Salza osservano, sulla base dei più autorevoli teologi e canonisti: «… è dottrina comune della Chiesa che l’accettazione pacifica e universale di un Papa fornisce certezza infallibile della sua legittimità»[3].

Sul diritto di un Papa a dimettersi, non ci sono dubbi in proposito. Il nuovo Codice di Diritto canonico disciplina l’eventualità della rinuncia del Papa nel can. 332 § 2, con queste parole: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti». La rinuncia di Benedetto XVI è stata libera e ritualmente manifestata. Se Benedetto XVI avesse subito pressioni avrebbe dovuto dirlo, o avrebbe almeno dovuto lasciarlo capire. Nelle sue Ultime conversazioni con Peter Seewald (Garzanti, Milano 2016), ha dichiarato invece il contrario, ribadendo che la sua decisione è stata pienamente libera, immune da ogni costrizione.

La moralità delle dimissioni di papa Benedetto

Il gesto di Benedetto XVI legittimo dal punto di vista teologico e canonico, appare però in assoluta discontinuità con la Tradizione e la prassi della Chiesa e perciò moralmente censurabile.  Infatti la rinuncia di un Papa è canonicamente possibile “propter necessitatem vel utilitatem Ecclesiae universalis” (nell’interesse della Chiesa universale), ma perché sia moralmente lecita ci deve essere una iusta causa, altrimenti l’atto, pur valido, sarebbe moralmente deplorevole e costituirebbe una colpa grave dinnanzi a Dio. Del tutto sproporzionata alla gravità del gesto appare la ragione esposta dallo stesso Benedetto XVI l’11 febbraio 2013: «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità».

Socci conosce la dottrina canonica e commenta: «Siccome Benedetto XVI non indica motivi eccezionali, non potendo pensare che sia voluto “cadere in colpa grave”, i casi – escludendo la costrizione – sono due: o la sua non è una vera e propria rinuncia al papato o i motivi eccezionali non sono stati spiegati»[4].

Non si capisce come Socci escluda a priori la possibilità di una “colpa grave” di Benedetto XVI. Purtroppo proprio di questo si tratta. La decisione di papa Benedetto ha creato una situazione senza precedenti. Agli occhi del mondo si è trattato di una desacralizzazione del ministero petrino che viene considerato come un’azienda da cui il presidente può dimettersi in ragione dell’età e della debolezza fisica. Il prof. Gian Enrico Rusconi ha osservato che Benedetto XVI “con la sua decisione di dimettersi dice che non c’è nessuna particolare protezione dello Spirito Santo che può garantire la saldezza mentale e psicologica del Vicario di Cristo in terra, quando è insidiata dalla vecchiaia o dalla malattia” (Teologia laica. La rivoluzione di Benedetto, La Stampa del 12 febbraio 2013).

I Papi nella storia furono eletti sempre in tarda età e spesso in pessime condizioni fisiche, senza che la medicina del tempo potesse aiutarli, come è invece in grado di fare oggi. Eppure non rinunciarono mai ad esercitare la propria missione. Il benessere fisico non è mai stato un criterio di governo della Chiesa.

Esempi storici in contrasto

Il vecchio arcivescovo di Goa nelle Indie, infermo e afflitto da molte pene, aveva supplicato il Papa di liberarlo dalla sua carica. Ma Pio V gli rispose che come buon soldato doveva morire sul campo, e per infondergli coraggio gli ricordò le proprie sofferenze con queste parole: «Vi compatiamo fraternamente che sentiate, vecchio come siete, stanchezza per tante fatiche, in mezzo a tanti pericoli; ma ricordatevi che la tribolazione è la strada normale che conduce al Cielo, e che noi non dobbiamo abbandonare il posto assegnatoci dalla Provvidenza. Credete forse che anche noi, tra tante sollecitudini piene di responsabilità, non siamo talvolta stanchi di vivere? E che non desideriamo di ritornare al nostro primitivo stato, di semplice religioso? Non di meno siamo risoluti a non scuotere il nostro giogo, ma a portarlo coraggiosamente fin quando Dio ci chiamerà a sé. Rinunziate dunque a qualsiasi speranza di potere ritirarvi a vita più quieta…».

Il grande papa S. Pio V, fedele alla sua missione fino alla fine.

Il 10 settembre 1571, pochi giorni prima della battaglia di Lepanto, lo stesso san Pio V indirizzò al Gran Maestro dei Cavalieri di Malta Pietro del Monte una lettera commovente, nella quale, per far coraggio al vecchio comandante, scrive: «Voi saprete senza dubbio che la mia croce è più pesante della vostra, che mi mancano ormai le forze, e come siamo numerosi quelli che cercano di farmi soccombere, Io sarei certamente venuto meno e avrei già rinunziato alla mia dignità (cosa che ho pensato più di una volta), se non avessi amato meglio rimettermi interamente nelle mani del Maestro che ha detto: Chi vuole seguirmi rinneghi sé stesso».

L’abdicazione di Benedetto XVI non rivela il rinnegamento di sé stesso, espresso dalle parole di san Pio V, ma è manifesta piuttosto lo spirito rinunciatario degli uomini di Chiesa del nostro tempo: è la rinuncia a svolgere la più alta missione che un uomo può svolgere sulla terra: quella di governare la Chiesa di Cristo. È la fuga davanti ai lupi da parte di chi, nella sua prima omelia, il 24 aprile 2005, aveva detto: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi».

L’ultimo discorso pubblico di Benedetto XVI, un punto di discordia

Antonio Socci cita l’ultimo discorso ufficiale e pubblico del pontificato di Benedetto XVI, il 27 febbraio 2013, in cui ha parlato del suo ministero: «[…] La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. […] Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. […]».

«Un’espressione dirompente – commenta Socci – perché se Benedetto, con quell’atto, ha rinunciato solo “all’esercizio attivo del ministero”, significa che non intendeva rinunciare al ministero in sé” (…) Alla luce di quel suo ultimo discorso si comprende perché Joseph Ratzinger è rimasto nel “recinto di Pietro”, si firma tuttora Benedetto XVI, si definisce “papa emerito”, ha le insegne araldiche papali e continua a vestirsi da papa»[5].

Questa affermazione, presa alla lettera, come Socci la intende, è teologicamente erronea. Quando viene eletto, il Papa riceve l’ufficio di giurisdizione suprema, non un sacramento che porta l’impronta di un carattere indelebile. Il Papato non è una condizione spirituale o sacramentale, ma piuttosto un “ufficio”, o più precisamente un’istituzione.

Secondo l’ecclesiologia del Vaticano II, invece, la Chiesa è innanzitutto “sacramento” e deve essere spogliata della sua dimensione istituzionale. Ci si dimentica che se il Papa è uguale ad ogni vescovo per la sua consacrazione episcopale, egli è superiore ad ogni vescovo in ragione del suo ufficio che gli assicura una piena giurisdizione su tutti i vescovi del mondo, considerati sia singolarmente che nel loro insieme.

Violi e mons. Gänswein contribuiscono alla confusione

Socci si richiama anche al discutibile studio del prof. Stefano Violi La rinuncia di Benedetto XVI. Tra storia, diritto e coscienza (“Rivista Teologica di Lugano” i n. 2/2013, pp. 203-214), che introduce la distinzione tra l’”ufficio”, a cui Benedetto XVI avrebbe rinunciato, e il munus petrino, che continuerebbe a conservare.

Le bislacche tesi di Violi sembrano aver ispirato l’arcivescovo Georg Gänswein, segretario di Benedetto XVI, nel suo discorso tenuto il 20 maggio 2016 alla Pontificia Università Gregoriana [qui], ha affermato: «[…] dall’11 febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione (Ausnahmepontifikat)… […] Dall’elezione del suo successore Francesco il 13 marzo 2013 non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo. Per questo Benedetto XVI non ha rinunciato né al suo nome, né alla talare bianca. Per questo l’appellativo corretto con il quale rivolgerglisi ancora oggi è “Santità”; e per questo, inoltre, egli non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano – come se avesse fatto solo un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa nella storia del papato… […]».

Benedetto, sottolinea Socci, avrebbe rinunziato all’ufficio giuridico, ma continuerebbe di esercitare «l’essenza eminentemente spirituale del munus petrino»[6]. La sua rinuncia trasforma il ministero papale in un Ausnahmepontifikat (“pontificato di eccezione”) per usare il termine dello stesso mons. Gänswein.  «Benedetto XVI non aveva l’intenzione di abbandonare il papato e non ha revocato l’”accettazione di esso fatta nell’aprile 2005 (considerandola addirittura “irrevocabile”) dunque – a rigor di logica – è ancora papa»[7]. «Esiste obiettivamente un “stato d’eccezione”, anzi nell’espressione di monsignor Gänswein, un “pontificato d’eccezione”, che presuppone una situazione assolutamente eccezionale nella storia della Chiesa e del mondo»[8].

Tra le migliori opere che confutano questo tentativo di ridefinizione del Primato pontificio c’è un accurato saggio del cardinale Walter Brandmüller [qui] dal titolo Renuntiatio Papae. Alcune riflessioni storico-canonistiche[9] [nel blog, ne ho parlato qui -ndR]. La Tradizione e la prassi della Chiesa attestano con chiarezza – afferma il cardinale – che uno e solo uno è il Papa, e inscindibile nella sua unità è il suo potere. «La sostanza del Papato è così chiaramente definita dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione autentica, cosicché nessun Papa può essere autorizzato a ridefinire il suo ufficio». Se Benedetto XVI ritiene di essere davvero Papa, simultaneamente a Francesco, negherebbe la verità di fede per cui esiste un solo Vicario di Cristo e dovrebbe essere considerato eretico o sospetto di eresia.

D’altra parte, se il vero Papa fosse Benedetto e non Francesco, qualcuno dovrebbe constatarlo, e nessun vescovo o cardinale lo ha mai fatto. Le conseguenze sarebbero devastanti. Che cosa accadrebbe infatti alla morte di Benedetto XVI? Si dovrebbe tenere un conclave, mentre papa Francesco occupa ancora il soglio pontificio? E se Francesco fosse davvero un antipapa, alla sua morte chi eleggerebbe il vero Papa, dal momento che i cardinali da lui nominati in così grande numero dovrebbero essere considerati invalidi?

Socci non afferma né che esistano due Papi, né che Francesco sia un antipapa, ma tra i cattolici c’è molta confusione in merito e se il nostro autore, da buon giornalista, vuole sollevare un problema, piuttosto che affermare una tesi teologica, c’è da chiedersi se il suo libro contribuisca a fare chiarezza o non rischi di aumentare la confusione, soprattutto nelle ultime pagine della sua opera.

Le dimissioni di Benedetto: una missione mistica?

Per Socci la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI deve essere interpretata come una scelta mistica. «Siamo davanti a una vera e propria chiamata da parte di Dio. La chiamata a una missione»[10]. Di quale missione si tratta? «Benedetto non abbandona il gregge in pericolo. È in preghiera nel suo eremitaggio a intercedere per la Chiesa e per il mondo e il suo conforto e il suo insegnamento illuminante arrivano per mille rivoli»[11]. La figura silenziosa di Benedetto sarebbe una “presenza” nel recinto di Pietro che scongiura gli scismi e le divisioni, che frena l’avanzata della Rivoluzione e assicura la pace nel mondo.

La missione “mistica” di Benedetto XVI è dunque una missione politica, che Socci così descrive, a conclusione del suo: libro: «Ecco che qui si vede la grandezza del disegno di Benedetto XVI: in un momento storico folle, in cui l’Occidente, sempre più scristianizzato, ha assurdamente respinto e aggredito la Russia (questa Russia finalmente libera e tornata cristiana) e ha cercato di emarginarla, riconsegnandola all’isolamento asiatico o all’abbraccio della Cina comunista, il dialogo che il Papa aveva intrapreso con la Chiesa ortodossa russa puntava a realizzare il sogno di Giovanni Paolo II: un’Europa di popoli uniti dalle loro radici cristiane dall’Atlantico agli Urali»[12].

Il misticismo che Socci attribuisce a Benedetto XVI sembra però una fantasiosa suggestione letterario dell’autore, che nel suo libro trascura il grande dibattito teologico tra modernismo e antimodernismo, così come ignora il Concilio Vaticano II e le sue drammatiche conseguenze. Il Papato viene spogliato della sua dimensione istituzionale e “personalizzato”. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI incarnano il “bene”, Francesco è l’espressione del “male”. In realtà tra Francesco e i suoi predecessori il rapporto è molto più stretto di quanto Socci possa immaginare, se non altro perché è stata proprio la improvvida rinuncia di Benedetto XVI a spianare la strada al cardinale Bergoglio.

Le ultime fotografie di Benedetto XVI mostrano un uomo sfinito, costretto dalla Divina Provvidenza ad assistere allo sfacelo da lui provocato. Jorge Mario Bergoglio, lo sconfitto nel conclave del 2005 è divenuto il vincitore nel conclave del 2013 e Benedetto XVI, il vincitore del precedente conclave, emerge dalla storia come il grande sconfitto.

Stimo Antonio Socci per la sua autentica fede cattolica e per la sua indipendenza di pensiero. Condivido il suo severo giudizio su papa Francesco. Ma la rinuncia di Benedetto XVI, che per lui è la scelta di una missione, per me è il simbolo di una resa della Chiesa al mondo.
___________________________________________
NOTE
[1] Antonio Socci, Il segreto di Benedetto XVI, Rizzoli, Milano 2018, p. 82.
[2] Geraldina Boni, Sopra una rinuncia. La decisione di papa Benedetto XVI e il diritto (Bononia University Press, Bologna 2015).
[3] Robert Siscoe e JohnSalza, “Is Francis or Benedict the True Pope?” (two-part series), in “Catholic Family News”, Sept-Oct. 2016 (qui - traduzione qui).
[4] A. Socci, op. cit., pp. 101-102.
[5] Ibid, p. 83.
[6] Ibid., p. 106.
[7] Ibid., p. 121.
[8] Ibid., pp. 149-150.
[9] Card. Walter Brandmüller, Renuntiatio Papae. Alcune riflessioni storico-canonistiche [qui], in “Archivio Giuridico”, 3-4 (2016), p. 660 (pp. 655- 674).
[10] Ibid., p. 144.
[11] Ibid., p. 163.
[12] Ibid., p. 199.

27 commenti:

Valeria Fusetti ha detto...

Questo commento del professor De Mattei è, come sempre, di una grande lucidità, che gli viene, penso, dalla sua formazione di storico tomista. Ce n'è è bisogno perché le interpretazioni di Socci, che riflettono principalmente il suo grande affetto per Benedetto XVI, in un qualche modo tendono ad "appoggiare" il dissenso del genere don Minutella, cosa che non direi voluta da Socci, ma che comunque di fatto si realizza. Aumentando divisioni e confusione. Accettare che tra il pontificato di Benedetto XVI ( e di tutti i suoi predecessori dal Vaticano II) ci sia continuità con quello di Francesco sembra, per molti, impossibile ma, ribadisco, mi sembra essere più una suggestione affettiva che un' analisi teologica. Umanamente comprensibile ma che rischia di essere ingiusta.

Anonimo ha detto...

Condivido l'articolo del prof. De Mattei. Ho un solo dubbio, che rimarrà sicuramente senza risposta, giacché non credo che il prof. interverrà in questo blog. Il dubbio è questo: se l'elezione di un papa è comunque da considerarsi valida, se da tutti accettata, come mai la Chiesa, sia pure a posteriori, ha riconosciuto molti antipapi? Sono stati tutti contestati subito? Mah!
Sono alquanto perplesso.
Spero di avere una chiarificazione in merito da Mic, data la sua preparazione teologica. Grazie.

irina ha detto...

In principio era l'Atto e da questo è disceso il pensiero.
Considerata la presa per i fondelli da parte della chiesa cattolica ecumenica sincretista gnostica pagana e da parte delle istituzioni globali europee nazionali regionali comunali culturali sociali familiari, di allargato non resta che l'ano del popolo di dio. Il Verbo sta defilato chissà dove.

Cesare Baronio ha detto...

Questo articolo è inappuntabile e sbaraglia le tesi insostenibili di Socci. Il problema, a mio parere, è che mentre De Mattei sottolinea giustamente la diversa (ed eterodossa) concezione del Papato implicata dal Vaticano II, Socci non vuole mettere in discussione l'idolo conciliare, limitandosi a considerare il solo Bergoglio come responsabile della crisi presente.

Va riconosciuto a De Mattei - assieme ad altri, senza dubbio - il merito di aver enfatizzato la gravissima responsabilità di Ratzinger nell'abdicazione, con la quale egli si è sottratto alla volontà di Dio, abbandonando la barca di Pietro nel mezzo della più sconvolgente tempesta che mai essa abbia dovuto affrontare.

E - mi permetto di aggiungere - va sottolineato che l'ideologia cui fa riferimento Bergoglio è esattamente la medesima di quella di Ratzinger: entrambi considerano il Concilio un evento ineluttabile, irrevocabile ed irreformabile, negando entrambi pari ineluttabilità, irrevocabilità ed irreformabilità alla Santa Tradizione e alla dottrina precedente il Vaticano II. Se uno può somigliare per modi e temperamento al Griso, l'altro non è molto dissimile da don Rodrigo o all'Innominato. Non ci sono Renzi, non ci sono fra Cristofori. E nemmeno Cardinali Borromei. Solo una massa imbelle di don Abbondi impavidi ed una masnada di bravi arroganti.

Fuori tema ha detto...

In vista del 23 GENNAIO : SPOSALIZIO DI MARIA E GIUSEPPE

1)Vergine fedelissima, che consacrata al Signore fin dai tuoi più teneri anni, ti unisti in matrimonio al castissimo sposo san Giuseppe, solo per assecondare le divine ispirazioni e per avere in lui il custode della tua verginità, impetra a noi la grazia di non desiderare altro che la nostra santificazione con l’adempimento perfetto della Volontà di Dio. Amen.
Ave Maria...

Immacolata, Vergine sposa di san Giuseppe, prega per noi.

2)Vergine fedelissima, che consacrata al Signore fin dai tuoi più teneri anni, ti unisti in matrimonio al castissimo sposo san Giuseppe, solo per assecondare le divine ispirazioni e per avere in lui il custode della tua verginità, impetra a noi la grazia di non desiderare altro che la nostra santificazione con l’adempimento perfetto della Volontà di Dio. Amen.
Ave Maria....

Immacolata, Vergine sposa di san Giuseppe, prega per noi.

3)Vergine fedelissima, che consacrata al Signore fin dai tuoi più teneri anni, ti unisti in matrimonio al castissimo sposo san Giuseppe, solo per assecondare le divine ispirazioni e per avere in lui il custode della tua verginità, impetra a noi la grazia di non desiderare altro che la nostra santificazione con l’adempimento perfetto della Volontà di Dio. Amen.
Ave Maria....

Immacolata, Vergine sposa di san Giuseppe, prega per noi.

Anonimo ha detto...


Del tutto pertinenti le critiche del prof. De Mattei - La vera personalità di Ratzinger

A mio avviso Antonio Socci non ha capito la vera personalità di Ratzinger. Inoltre, cosa più grave, non ha capito la vera natura del Vaticano II, l'impostura che esso racchiude.

Ratzinger tende sempre a dare un'interpretazione originale, sua personale, come se si trattasse di cosa ovvia. Si credeva, quando ha "sdoganato" la Messa OV, che ciò rappresentasse il primo passo di un ritorno al prevalere della Messa di sempre. Errore. Si è capito, invece, che R. apprezzava l'antica liturgia soprattutto come manifestazione di una religiosità che andava dialetticamente conservata a fronte della nuova liturgia, sia per rispettare la sensibilità di tanti credenti, sia per non far perdere certe bellezze formali del rito, sia, infine, per contribuire al miglioramento del rito della Messa NO. Quindi: visione sentimentale e sincretistica della liturgia, non conforme alla tradizione, tendenzialmenrte eterodossa, risultante da un concetto errato di tradizione come tradizione "vivente", nel senso di tradizione che può evolvere sempre verso forme nuove, servendosi anche di quelle passate, senza evidentemente curarsi del rapporto che queste forme nuove dovrebbero sempre mantenere con la lex credendi, la quale in realtà esclude la creazione di forme nuove, recepenti i supposti bisogni del secolo.
Tutta la sua costruzione della figura del "Papa Emerito", proposta come se si trattasse di cosa ovvia, dimostra questa sua tendenza all'individualismo e all'originalità, spintasi qui sino all'eccentricità (perché la figura del "Papa Emerito" con i suoi vari annessi e connessi, è a dir poco bislacca). Si potrebbero fare altri esempi. Mi viene in mente questo:
Nella 'Spe Salvi' (o in altro documento) non fa forse capire che il Ricco Epulone della famosa parabola sta in Purgatorio? Ma questa parabola non è stata sempre interpretata come se Nostro Signore ci avesse voluto ammonire sulla dannazione eterna cui vanno incontro i ricchi avari e duri di cuore, morti impenitenti? Bisognerebbe controllare.
PP

lister ha detto...

Grande, Cesare Baronio!
Bellissimi nonché azzeccatissimi i riferimenti ai personaggi de "I promessi sposi".
Applausi.

Anonimo ha detto...

Finchè non si conoscono le motivazioni VERE della rinuncia di Ratzinger, non si può attribuirgli nessuna responsabilità grave, tutt'altro. Che ne sa lei Baronio che usa la sua scure a prescindere su Benedetto? Non ha sospetti indicibili per ora? Io si e parecchi.
Se la tempesta sconvolgente si è abbattuta da allora, significa che prima la barca, andava per il giusto verso o quasi.
Ha alzato la sua voce critica prima della rinuncia? O si è accorto solo ora che il CVII è un idolo?

Anonimo ha detto...

Riguardo al libro di Socci credo si possa dire, già dal titolo, che non vale la pena di essere acquistato. Tempo fa pubblico' un similare libro inutile "Il segreto di Padre Pio", in cui non svelava un bel niente, tant'è vero che nessuna bibliografia seria lo ha mai inserito tra i testi raccomandabili inerenti il Santo.

Quelle di Socci - mi dispiace dirlo - sono delle mere operazioni commerciali; libri che vengono sfornati con sorprendente rapidità, uno dopo l'altro, scritti senza il necessario rigore e quel minimo di competenza che la materia delicatissima richiederebbe. In questo libro, ad esempio, Socci arriva a discettare di "fine del mondo" come se stesse intrattenendo i suoi lettori su una delle tante crisi di governo italiane. Insomma, sin da quei pochi brani comparsi qua e là, si capisce che Socci proprio non sa di cosa parla. Sarà che probabilmente gli avranno commissionato - i suoi suggeritori della gerarchie cattolica, dico -; di mandare alle stampe questo pamphlet; ma poco ci ha capito. Dubito peraltro che abbiano compreso qualcosa di organicamente presentabile anche i suoi celati, presunti committenti.

In conclusione del volume Socci non svela quale sia questo benedetto segreto di Benedetto XVI. E allora! ?

Avrei da chiosare anche su De Mattei, che prende anche lui una toppata, ma le mie dita si sono stancate di digitare sul francobollo del telefonino. Sarà per un'altra volta.

A fine recensione del libro, un consiglio: "non accattatevillo"!.

Anonimo ha detto...

Socci è un bravo scrittore e non lo disprezzo, ma la sua passione x Ratzinger è il suo errore,come anche don Minutella, il secondo anzi è già oltre il primo sulla strada del vero. Stiamo tutti camminando e sbattendo via brandelli di schemi mentali ad ogni conquista di verità, ruminata e digerita. De Mattei ha ragione su Ratzinger, ritengo la sua analisi perfettamente teologica. Ha torto nell'affermare che la Chiesa ha accettato pacificamente ed universalmente Francesco, questo è falso, perché la Chiesa è composta di gerarchia e popolo. Il popolo non ha accettato pacificamente ed universalmente, ma analizzando bene anche la gerarchia non l'ha accettato e quindi "papa dubbio papa nullo". Andiamo alla radice del dissenso gerarchico e arriviamo a Paolo VI, nel momento in cui è stato riconosciuto non infallibile,con le modifiche radicali da lui apportate ed il veto del NO (contro Papa Pio V), ovvero la pubblica e universale e pertinace volontà di non disporre di infallibilità(che consta nel non poter andare contro alla Verità rivelata ed al Magistero autentico infallibile della Tradizione)- (tengasi conto-come ha rilevato qualcuno nei commenti- che è il momento della manifestazione con i 3 connotati che fa testo, in quanto l'occulto resta occulto seppure non lo sia a Dio). Lo scisma dei Lefebvriani e Castro de Mayer, e non solo( un sacerdote aveva guidato una marcia a Roma persino, altri sono stati perseguitati, anche impediti con la forza) non è occulto, quindi si tratta di gerarchia e popolo che non ha accettato il Magistero di Paolo VI. Non accettare il Magistero di un Papa significa ritenerlo nulla, anche se nel caso (e qui mi allaccio anche a certi commenti che rilevano le pecche della fraternità e pure ai frutti della stessa nella frammmentazione varia) il monsignore preferì accettarlo a parole. E qui si svela il grande inganno dello stesso, che avrebbe potuto guidare una vera autentica resistenza, cosa che non ha fatto. Comunque tornando al discorso manca l'accettazione universale di Francesco uno, manca anche per BXVI e predecessori almeno da Paolo VI.

Anonimo ha detto...

Comparto totalmente el magnífico análisis de la recensión escrita por el profesor De Mattei.
Benedicto XVI ha hecho, sin quererlo ciertamente, un gravísimo daño a la Iglesia de Cristo. Y esto lo olvidan los eternos seguidores del Papa bávaro, que lo eximen de toda responsabilidad.
La situación actual de la Iglesia no es, en verdad, comparable a la de otras épocas. Estamos ante una situación gravísima. Y según mi humilde opinión las logias masónicas no son ajenas a lo que está pasando. Ya lo intentaron con Pio VI Braschi, con Pio VII Chiaramonti, con el Beato Pio IX, el mismo gobierno masónico francés con San Pio X. Lo intentaron en el Concilio Vaticano II, con Pablo VI -léase Bugnini y la nueva misa-, intentaron arrancarle al Papa Juan Pablo II la ansiada renuncia. Y finalmente lo han conseguido con el tímido Benedicto XVI.
Lúcida recensión la de Roberto de Mattei que comparto totalmente.

Anonimo ha detto...

Ma de Mattei non ha letto proprio il diritto https://vericatholici.wordpress.com/2019/01/22/come-e-perche-le-dimissioni-di-papa-benedetto-xvi-non-sono-valide-secondo-il-diritto-canonico/

Anonimo ha detto...

anonimo 22,17. NON ESISTE un Pontificato che SUSSISTA in parte , l'esercizio è collegato al munus o NON è in un unico corpo fisico. Inutile questa litania pro-Ratzinger. Il pontificato sta solo in UN CORPO e questo corpo fisico o c'è o non c'è: si giudica in merito dal magistero, ordinario e straordinario, se è collegato o non al Magistero di 2000 anni petrino.
MANCO esiste la possibilità di andare a godersi l'emerita pensione, solo un grave motivo PER LA CHIESA e non x lui può giustificare dimissioni e dimissioni date sono accettate. Il parere di canonisti vari è vario, il che dice che non hanno infallibilità. Sarebbe utile andare alla radice del concilio vaticansecondo x la soluzione, quindi partire da chi lo indisse.

Anonimo ha detto...

segnalo

https://gloria.tv/article/9Y3XTBvz33Q74jrwRd1NYp2vb


Francesco in "perfetta continuità" coi predecessori - Superiore FSSPX

Anna

Anonimo ha detto...

Può un eretico essere eletto papa?
Se,come credo, non è possibile, può mai essere sufficiente il consenso dei cardinali per rendere la sua elezione valida? Ripropongo anche il quesito dei tanti antipapi, riconosciuti tali molto tempo dopo. Mic, posso sperare in una spiegazione chiarificatrice?

Anonimo ha detto...

Al anonimo 12:31, il suo argomento è interamente praeter rem. L'unica cosa che vale è il Diritto Canonico. Qualsiasi argomento non fondato su di esso è inutile. Mi dispiace!

Anonimo ha detto...


Mi sembra che alcuni partecipanti a questa discussione dimentichino che
Benedetto XVI, quando si è dimesso, ha dichiarato ufficialmente vacante
la sede apostolica, nel pieno rispetto della procedura applicabile nel
caso di dimissioni del Papa.
Allora, dobbiamo dire che la sua abdicazione non c'è stata o che non è
valida? Formalmente, le regole poste dal diritto e dalla tradizione sono
state rispettate. Un'impugnazione per invalidità dovrebbe basarsi su
elementi di fatto accertati, quali una violenza fisica o anche psicologica,
tipo un ricatto e simili. Ma nessun elemento di fatto di questo tipo
è stato mai rilevato e Ratzinger ha personalmente smentito di esser
stato in qualche modo coartato.
Non si capisce perché si debba continuare a perder tempo su siffatte
questioni. Ci si inventa un "caso" che non esiste, in questi termini.
Forse c'è dietro tutto questo l'idea erronea di continuare a puntare
su Ratzinger quale alternativa vitale al presente pontefice. Ma se
non ha fatto, Ratzinger, quello che doveva (e poteva) fare quando era Papa, come
può farlo ora, recitando il ruolo di una specie di Papa in spirito,
che continuerebbe pregando in Vaticano a svolgere il suo officio di Papa?
Qui si è perso ogni contatto con la realtà.

Matteo ha detto...

Le dimissioni di Benedetto XVI sono valide, ma immensamente deprecabili, per il danno provocato, enormemente più grande rispetto al non avere un papa anziano. La vita, o la fine, di Celestino V avrebbe dovuto fare, per riparare a tale scandalo. Proprio quello stile di vita che il suo sodale Ganswein ha escluso... pure l'abito bianco...
Finiremo come gli Usa con la sfilza di ex Presidenti? cosa vieta fra un po' di tempo a Papa Francesco di dimettersi per un altro motivo disparato? così andiamo a 3, e le battute su sto trittico si sprecherebbero.
e in caso di decesso del pontefice, chi guida la Chiesa? Il Camerlengo o il papa emerito? sicuri che il papa emerito non influenzerebbe in alcun modo?
"vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto".
Senza queste sciagurate dimissioni oggi non avremmo assistito al disastro bergogliano. come fate a non avercela con il tedesco, davvero non lo capisco.

Anonimo ha detto...

Il diritto canonico si interpreta dal giudice, al pari del diritto civile e penale e del lavoro. Non x caso un giudice stabilisce una cosa ed un altro diversamente, spesso e volentieri. Lo so bene x esperienza.
Anonimo 14,43: un eretico NON può MAI essere eletto Papa, MAI. Bolla Cum ex apostolatus officio di Papa Paolo IV.
https://cooperatores-veritatis.org/2018/04/10/paolo-iv-cum-ex-apostolatus-officio-infallibilita-papale/

irina ha detto...

E' un tema, le dimissioni di BXVI alias J.R., alias Pastore tedesco, alias PanzerKardinal, alias Emerito o L'emerito, che abbiamo rivoltato come un calzino. Abbiamo scavato, scavato, abbiamo costruito muraglie e muraglie cinesi di ipotesi, congetture,abbiamo consultato vocabolari latini, italiani, di sinonimi e contrari, Codici civili, penali, amministrativi, di Diritto Canonico prima e dopo CVII, abbiamo ripassato la storia della Chiesa, abbiamo studiato attentamente Celestino V, il suo tempo, la sua famiglia, abbiamo confrontato le figure dimissionarie, le vite parallele, le amicizie, gli scritti, i contesti, le biografie e le narrazioni ma, il lutto del cuore ancora non è stato elaborato completamente dai suoi fedeli. Non si danno pace, non vogliono considerare che potrebbe aver semplicemente tradito, come accade agli uomini."...di bene e di male l'ho colmata, COME GLI UOMINI FANNO CON SE STESSI" (Franco Fortini).

Anonimo ha detto...

Il motivo vero lo sanno Ratzinger e Dio, gli altri fanno solo onanismi più o meno cerebrali per vendere libri che spiegano nulla, come quello sul 3°segreto di Fatima, nessuno lo ha letto di noi, quindi ognuno si proietta il film che più gli piace, trovo poco onesto scrivere libri che non arrivano mai a capo di nulla.

Anonimo ha detto...

Per evitare l'onanismo di cui parla l'anonimo 13,08 basterebbe guardare le fotografie della suor Lucia fino al Carmelo e dopo il Carmelo: allora si vedono i fatti.

Anonimo ha detto...

Bergoglio è Papa perchè è stato eletto validamente, punto e basta.
Le disquisizioni pseudogiuridiche di Socci sono solo chiacchere da bar dello sport.

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 14,50 un eretico non dovrebbe mai essere eletto papa,altrimenti la sua elezione non è valida e lui non è papa.
Lei può affermare con certezza che Bergoglio da vescovo non ha mai sostenuti eresie?
Ci dimentichiamo troppo facilmente delle condizioni particolari e certamente miserrime in cui versa la chiesa. (La gerarchia)
Se oggi fossero eletti un Paglia o Galantino o Parolin ecc.che direbbe? Considererebbe costoro cattolici ortodossi? Io no, ma il rischio che possano essere eletti è grande.

Da Fb ha detto...

Il nuovo" ordine mondiale"... citato dal Presidente del Panama seguito dal concetto di "Patria grande "di Bergoglio con tanto di citazione di Bolivar....
.......nei discorsi di accoglienza della "terra di convocazione ".!!. non dovrebbero più farci dubitare che anche la giornata mondiale della gioventù cattolica, si stia trasformando in CONVOCAZIONE DELLE FUTURE CLASSI DIRIGENTI MASSONICO/MONDIALISTE... che predicano bene, ma truffano meglio le coscienze cristiane dei giovani già protese verso la RELIGIONE UMANITARIA SENZA PIÙ NÉ DIO, NÈ LA
S.S.TRINITÀ, NÈ IL SOPRANNATURALE!!

irina ha detto...

Non si vuol capire che l'omosessualità diffusa, praticata, accettata, trova i suoi effetti nei pensieri con cui oggi reciprocamente sformiamo le menti delle generazioni presenti e future. Oserei dire che è la radice del pensiero debole, insieme a tutti gli altri vizi che riguardano la lussuria. Gli altri vizi periferici, sono legati insieme a quello centrale per affinità che la natura della singola persona intensifica o indebolisce. Nell'indebolimento agiscono le virtù sui vizi, mentre nella intensificazione sono altri o tutti gli altri vizi che si saldano a quello centrale. Essendo l'ipocrisia, come ha detto forse Dàvila, l'ultimo omaggio che il vizio fa alla virtù, i viziosi poi si mascherano da virtuosi, quasi, per rendersi amabili e presentabili ai più.

fabrizio giudici ha detto...

Temo che non ci toglieremo di dosso questo tormentone per molto tempo.

Domanda: la questione per cui, secondo molti canonisti, il riconoscimento dell'elezione papale da parte dei cardinali è segno "infallibile" della validità dell'elezione, da dove viene?