Da un excursus esteso oltre confine per cogliere l'eco delle vicende del Sinodo in prospettiva, rilevo la voce di Edward Pentin, il quale afferma, sul
National Catholic Register, che il documento che consegna i
Lineamenta 2015 solleva ulteriori preoccupazioni sullo svolgimento dell'attività sinodale. Egli rimarca come non ci sia stata alcuna conferenza stampa, come di consueto, mentre il documento è apparso inaspettatamente il 9 dicembre nel sito del Vaticano, e quindi solo in italiano. Pertanto ai giornalisti non è stata data alcuna possibilità di porre domande sul documento, il cui testo inglese è stato pubblicato in inglese il 12 dicembre.
Egli sottolinea anche la dichiarazione della Segreteria del sinodo, nel presentare il questionario connesso, formulata nei seguenti termini:
Le domande che si propongono di seguito, con riferimento espresso agli aspetti della prima parte della Relatio Synodi, intendono facilitare il dovuto realismo nella riflessione dei singoli episcopati,
evitando che le loro risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato. [
vedi]

Noto che la dichiarazione sconfessa apertamente il ricorso ai riferimenti dottrinali che la Chiesa dovrebbe custodire e porsi come fondamenti per ogni impegno magisteriale e conseguentemente pastorale. Una dichiarazione così esplicita e sconcertante che tra l'altro dà per scontate le conclusioni di un evento ancora in itinere dal cammino già tracciato e per di più difformi da mere applicazioni dottrinali. Una dichiarazione che ad esempio il cardinal Burke non avallerebbe: ma lui è stato messo fuori gioco... E gli altri? Nessuno trova da ridire?
Quanto a Pentin, ritiene sia giocoforza esprimere legittimi dubbi sia rispetto alle questioni che, come notavo ieri, sono state fatte rientrare dalla finestra dando loro lo stesso peso nell'ambito della discussione nonostante i voti contrari1, che rispetto alle altre materie.
E così dalla sua citazione scopro anche che Radio Vaticana offre un'ampia sintesi del vero Sinodo raccontato dal papa durante l'Udienza generale di ieri [
vedi]. E qui viene il bello, cioè il solito problema nascosto tra le pieghe del discorso
confidenziale. Cito dalla conclusione del discorso in parte riportata anche dal NCR:
“Dobbiamo sapere - ha concluso il Papa - che il Sinodo non è un parlamento, viene il rappresentante di questa Chiesa, di questa Chiesa, di questa Chiesa… No, non è questo. Viene il rappresentante, sì, ma la struttura non è parlamentare E’ totalmente diversa. Il Sinodo è uno spazio protetto affinché lo Spirito Santo possa operare; non c’è stato scontro tra fazioni, come in Parlamento, quello è lecito in un Parlamento, ma un confronto tra i Vescovi, che è venuto dopo un lungo lavoro di preparazione e che ora proseguirà in un altro lavoro, per il bene delle famiglie, della Chiesa e della società. E’ un processo, è il normale cammino sinodale. Ora questa Relatio torna nelle Chiese particolari e continua in quelle Chiese il lavoro di preghiera, riflessione e discussione fraterna al fine di preparare la prossima Assemblea. Questo è il Sinodo dei Vescovi. Lo affidiamo alla protezione della Vergine nostra Madre. Che Lei ci aiuti a seguire la volontà di Dio prendendo le decisioni pastorali che aiutino di più e meglio la famiglia. Vi chiedo di accompagnare questo percorso sinodale fino al prossimo Sinodo con la preghiera. Che il Signore ci illumini, ci faccia andare verso la maturità di quello che dobbiamo dire a tutte le Chiese come Sinodo.
Ed è proprio in questa conclusione che mi colpisce il nuovo che avanza al galoppo. E qui, amici miei, non è star lì a fare le pulci alle parole del papa. Qui è rendersi conto che le parole del papa declinano un nuovo paradigma. E ne conseguono dei fatti: le
decisioni pastorali che, da quanto è dato legittimamente supporre, salvo adeguate augurabili resistenze, avanzeranno nelle paludi dell'arbitrio. Da qui l'ovvio parallelo sul passaggio dal
plurale maietastis - espressione di un rigore religioso prima che intellettuale - al
plurale sinodale. Alla faccia del primato petrino. Si tratta del completamento della parabola partita dall'accentuata bonomia e dalla falsa benignità impresse al magistero della Chiesa da Papa Giovanni XXIII e dell'
ottimismo a priori inaugurato dalla
Gaudet Mater Ecclesia [
qui] sfociata nell'attuale
magistero liquido2.
Non intendo affermare che il Papa debba tornare al 'plurale maiestatis'; ma l'essenza del primato non tollera il plurale sinodale, che non ha come soggetto il Papa ma un'assise di Vescovi che non ha neppure veste deliberativa, ma solo consultiva, tranne nell'eventualità prevista dall'Apostolica sollicitudo3. Ma la ratifica è sempre papale: sua è la piena e diretta responsabilità, che non è collegiale. E non può eludere il Depositum fidei.
Maria Guarini
NOTE
1. Ma il problema, più che nel dissenso, - qualunque sia la sua entità perché è vero che non si tratta nell'esercizio di una democrazia parlamentare e la Verità non è figlia del consenso -, sta nel fatto che le questioni riproposte alla pari con le altre approvate, non avrebbero dovuto affatto essere messe in discussione, perché già sancite da principi dogmatici che si vogliono scardinare [
qui].
2. Un magistero non più fondato sull'oggetto-Rivelazione custodito e tramandato dal Depositum fidei, ma storicisticamente prodotto dal soggetto-chiesa e dunque mutevole a seconda dei tempi e delle contingenze, riferito ad ogni presente della storia e sganciato dalla Tradizione che, invece, è vita e giovinezza della Chiesa perché custode e garante delle verità da tutti credute sempre e in ogni luogo.
3. «Al Sinodo dei Vescovi spetta per sua natura il compito di dare informazioni e consigli. Potrà anche godere di potestà deliberativa, quando questa gli sia stata conferita dal Romano Pontefice [altro caso di "ma-anchismo"]; al quale spetta in tal caso ratificare le decisioni del Sinodo».
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[Traduzione dei riferimenti al NCR a cura di Chiesa e post-concilio]