martedì 18 dicembre 2012

L'ottimismo conciliare può cambiare la realtà dei fatti?

Riprendo questo testo dal sito DICI, rimarcando la coincidenza del sottolineato ottimismo conciliare, con l'ottimismo come atto di volontà tratteggiato con molta efficacia anche dal Prof. Bernard Dumont nel suo articolo Il conflitto irrisolto.

Don Christian Thouvenot - 7 dicembre 2012

Cinquant'anni fa si apriva il 21° concilio ecumenico della Chiesa, il più importante di tutta la sua storia per il numero dei partecipanti ed anche il più atipico, se non altro per la volontà di « apertura al mondo » che ostentava nella sua seduta inaugurale (11 ottobre 1962).

Un nuovo umanesimo

Una delle caratteristiche del Vaticano II risiede nell'ottimismo radicale e fontale con cui ormai la Chiesa intendeva portare il suo sguardo sull'umanità. Un mese prima dell'apertura, papa Giovanni XXIII aveva assegnato a questo « incontro mondiale » lo scopo di « rendere per tutti l'esistenza terrena più nobile, più giusta, più meritoria  » esaltando « le applicazioni più profonde della fraternità e dell'amore » (messaggio Ecclesia Christi lumen gentium, 11 settembre 1962). Più celebre è la fascinazione del papa nella sua allocuzione d'apertura Gaudet Mater Ecclesia, che segna il suo disaccordo di fronte  « ai profeti di sventura » per farsi lirico : « Il Concilio che inizia sorge nella Chiesa come un giorno fulgente di luce splendidissima. È appena l’aurora: ma come già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole sorgente! Tutto qui spira santità, suscita esultanza ». Il discorso di chiusura del Concilio, pronunciato da Paolo VI il 7 dicembre 1965, volle tradurre questo formidabile slancio di simpatia della Chiesa rinnovata nei confronti del mondo laico e profano : « ... e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo. » Ormai, « Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. »

Il fumo di Satana

Fu presto necessario disilludersi! L'annunciata primavera di una nuova Pentecoste non ebbe luogo. Meno di dieci anni dopo l'apertura del Vaticano II, papa Paolo VI partecipava il suo smarrimento. Il 29 giugno 1972, nella sua omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo dichiarava : « Davanti alla situazione della Chiesa di oggi, abbiamo la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Vediamo il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto.(…)  È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce.  Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli. Come è potuto accadere questo? È intervenuto un potere avverso il cui nome è il diavolo… ». Tuttavia, Paolo VI non voleva vedere in questa drammatica situazione la conseguenza delle riforme e delle novità distruttrici  della vita cattolica introdotte dal Vaticano II, ma al contrario : « Noi crediamo all'azione di Satana che oggi si esercita nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé. » Si continuò dunque ad applicare il Concilio, malgrado la crisi senza precedenti che scuoteva tutti i lembi della Chiesa : caduta delle vocazioni, rivoluzione liturgica, crisi degli ordini religiosi…

Il Sinodo del 1985

Vent'anni dopo la chiusura del concilio Giovanni Paolo II riunì un Sinodo per valutarne tutte le conseguenze. E questa fu la conferma di tutte le riforme, di tutte le nuove dottrine alle quali il papa volle dare la loro autentica dimensione. Si trattava di farle penetrare in tutto il popolo cristiano, da cui l'iniziativa di un nuovo Catechismo. Occorreva inoltre imprimere loro un nuovo dinamismo, da cui l'incontro interreligioso di Assisi, fatto inaudito che doveva essere « visto e interpretato da tutti i figli della Chiesa alla luce del concilio Vaticano II e dei suoi insegnamenti» (udienza generale del 22 ottobre 1986). Chi vuol comprendere la vera portata del Vaticano II e della trasformazione che esso ha operato nella religione cattolica deve, secondo il papa, riferirsi a questa riunione, la prima di molte altre: « L’evento di Assisi può così essere considerato come un’illustrazione visibile, una lezione dei fatti, una catechesi a tutti intelligibile, di ciò che presuppone e significa l’impegno ecumenico e l’impegno per il dialogo interreligioso raccomandato e promosso dal concilio Vaticano II ». (Giovanni Paolo II ai cardinali, 22 dicembre 1986).

L'apostasia silenziosa

Ahimè! Malgrado « la nuova evangelizzazione » evocata fin dall'inizio del suo pontificato, malgrado le molteplici Giornate Mondiali della Gioventù e il Giubileo dell'anno 2000, Giovanni Paolo II alla fine della sua vita doveva riconoscere l’esistenza d'una reale « apostasia silenziosa » all'opera in mezzo ai cattolici, soprattutto in Occidente. Non soltanto il mondo non aveva risposto alla corrente « d’affetto e d'ammirazione » traboccante dal Concilio, ma le conseguenze dell'apertura al mondo si rivelavano sempre più amare e sconcertanti. Poco prima che si spegnesse Giovanni Paolo II, colui che doveva succedergli descriveva la Chiesa come « una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti », e di cui Satana gioisce di veder prossima la caduta (cardinal Joseph Ratzinger, Via Crucis del Venerdì Santo 2005, 9a stazione). La nuova Pentecoste somiglierebbe ad un naufragio ?

Oggi

Ennesimo rilancio, il cinquantesimo anniversario dell'apertura del Vaticano II vuol ricollocare i suoi insegnamenti e le sue riforme nel cuore della vita della Chiesa, in occasione dell'Anno della Fede. Quest'ultima è presentata come una necessità urgente : « Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità (…), tutte le altre riforme rimarranno inefficaci», dichiara Papa Benedetto XVI (discorso ai cardinali, 22 dicembre 2011). Curiosamente, ciò significa che la fede deve « essere ripensata e vissuta in maniera nuova », – fede nuova della quale papa Giovanni XXIII voleva fosse quella del concilio che convocava cinquant'anni fa !  In effetti, egli « prospettava un balzo in avanti verso una penetrazione dottrinale e una formazione delle coscienze », così come « la nuova evangelizzazione è iniziata proprio con il Concilio, che il Beato Giovanni XXIII vedeva come una nuova Pentecoste che avrebbe fatto fiorire la Chiesa nella sua interiore ricchezza e nel suo estendersi maternamente verso tutti i campi dell'umana attività » (discorso del 20 settembre 2012). Ritorno al punto di partenza…

Cinquant'anni dopo, « l'oggi della Chiesa » sembra essersi inesorabilmente fossilizzato sul concilio Vaticano II, orizzonte ineludibile, unica bussola d'una Chiesa in piena crisi, incapace di uscire da una nuova Pentecoste che nei fatti si rivela essere un disastroso crollo.  Dai « fumi di Satana » all’« apostasia silenziosa », nulla sembra doverne turbare l'ottimismo ostentato, sempre in voga. E se, in occasione di questo anniversario, ci si ricordasse della richiesta di un arcivescovo missionario, che non smise di reclamare che lo si lasciasse « fare l'esperienza della Tradizione » ? Non una ulteriore avventurosa esperienza, ma un'esperienza collaudata, perché è stata provata da 2000 anni.
Don Christian Thouvenot [Segretario generale della FSSPX]
Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Lex dubia non obligat

Antonio ha detto...

Questo sarebbe uno dei frutti di un movimento tentacolare e "di destra" (anche se originariamente di sinistra): http://www.tempi.it/sullamnistia-non-basta-stare-con-pannella-bisogna-stare-anche-con-le-ragioni-di-pannella
Ragionando per paradossi, posso comprendere --senza condividere-- le posizioni di molti modernisti "sociali", ma queste di CL mi paiono veramente cose che gridano vendetta al cospetto del Cielo.

quid ha detto...

il concilio "unica bussola" ....?!?

ma davvero ?....
e sentiamo, dove sarebbe (o meglio QUALE) il NORD indicato da codesta bussola ?

DOVE vediamo la nuova direzione di salvezza, diversa e "più salvifica" di quel NORD che la Chiesa aveva sempre infallibilmente/indefettibilmente segnato -con costanza, in mezzo a tanti travagli e battaglie contro GLI ERETICI in ogni secolo!- per orientare TUTTI i cattolici piccoli egrandi, nella Strada Maestra, con Magistero CERTO fermo e chiaro, per 19 secoli e mezzo, a raggiungere la salvezza dell'anima, bene supremo e unico fine per il quale essa fu fondata da Nostro Signore ?

in qual modo funziona codesta nuova bussola che non spiega più il Vangelo e le Scritture, come si era fatto per 1930 anni, ma li RE-interpreta -RIVEDE E CORREGGE- "secondo i tempi che mutano" ? e facendo della Verità una figlia dei tempi e delle mode umane-carnali ?

Anonimo ha detto...

uno saggio sguardo alla realtà...

possiamo aggiungere che tanti soffrano della incapacità di amettere la problemma, come si dicono in psicologia, essi sono "in denial"...

come si predica al mondo il Vangelo, così?

Il concilio é ormai un idolo per il fariseo nuovo: basa che si comporta in piena conformità con il concilio per essere assoluto di ogni colpa per il disastro ecclesiastico che è una societa occidentale in piena fuga dalla Chiesa sia in circa di Christo sia in cerca del Antichristo...

Anonimo ha detto...

col CVII si e' voluto far entrare nella Chiesa tutti gli altri ...senza passare attraverso la porta Cristo....sono entrati dalle finestre aperte

Anonimo ha detto...

Bene, il concilio è stato una sventura.
Non vedo però come un manipolo di sacerdoti non in comunione con Roma, e non state a fare le solite distinzioni e sottigliezze del caso, perchè tali rimangono, possa risolvere la situazione. Sono ormai decenni che la S.Pio X pontifica dalla torre d'avorio, ma concretamente cosa fa per milioni e milioni di cattolici? Vedo un continuo sbraitare, offendere, anzi in alcuni dei loro sacerdoti ho trovato un certo piacere nel constatare lo sfasciume odierno, in altri poi quasi un rallegrarsi per le varie malefatte. Però mi chiedo, perchè starsene nella torre, e cantarsela, invece di lavorare dentro le mura? E' facile parlare dalla barricata, è più difficile vivere dentro e lavorare.

Marco P. ha detto...

Caro anonimo,
a me pare che la FSSPX non se la canti dentra la sua torre ma indichi quelle che sono le derive attuali che gli uomini di Chiesa stanno seguendo, e questo lo fa attraverso le forme che può praticare e coi limitati mezzi di cui dispone.
Non sono i soggetti che fanno i Superiori ma sono i Superiori che fanno i soggetti e se questo è vero la FSSPX con un accordo pratico ma non dottrinale con gli attuali interlocutori, rischierebbe di far la fine degli altri istituti "tradizionali" che l'accordo pratico lo hanno sottoscritto e che vengono un po' alla volta tacitati e tenuti a bada nella riserva indiana; ciò è quanto sostiene chi si rifà alla chiara indicazione lasciata da Mons. Lefebvre.

Marco P. ha detto...

Cara Mic,
forse non è proprio off topic:
mentre stavo verificando sul sito

http://www.njjewishnews.com/article/7031/interfaith-dialogue-hits-its-stride-on-second-day#.ULJLLYfLQrY

in merito alle dichiarazioni del Card. Koch sugli ebrei che sono emerse in questi giorni su alcuni blog (anche qui, mi pare; le dichiarazioni sono comunque del nov. 2011), mi sono imbattuto in questa dichiarazioni di tale
Philip Cunningham, direttore dell’istituto ebraico-cattolico alla Saint Joseph’s University di Philadelphia.
Ho tradotto il suo intervento che riporto di seguito (magari la traduzione non è perfetta ma il senso si capisce....).
Quello che le chiedo è se conosce il documento della Pontificia commissione biblica cui ci si riferisce - lei o qualcuno dei bloggers - e se effettivamente può desumersi da tale documento ciò che Cunningham sostiene. Se così fosse credo sarebbe molto molto grave, grazie.


Egli (P. Cunningham) ha detto che un documento del 2001 della Pontificia Commissione Biblica può radicalmente cambiare il modo con cui i cristiano si relazionano agli ebrei teologicamente.

Il documento, intitolato “Il popolo ebraico e le sue sacre scritture nella Bibbia cristiana” suggerisce che l’attesa messianica ebraica non è vana.

“Per noi cristiani, Colui che deve venire avrà i caratteri del Gesù che è già venuto ed è tra noi” ha detto Cunningham. “Ciò è un passo importantissimo. Questo non dice semplicemente: ‘colui che verrà sarà Gesù’…il che vuol dire che entrambe le comunità (cristiani ed ebrei, ndr) convergeranno nel riconoscere, sulle basi dei differenti tratti completementari, che il veniente è il messia. Io penso che questo sia un passo avanti molto positivo” ha detto.

“Noi non imporremo che gli ebrei devono credere in ciò che noi cristiani crediamo su Dio” ha aggiunto Cunningham. “Questo permetterà la libertà per noi crisitani di imparare dall’esperienza ebraica di Dio”.

Anonimo ha detto...

Caro Marco,

conosco il documento che si può trovare a questo link.

E' piuttosto lungo e ora non ho il tempo di scorrerlo.

Ne parleremo più tardi.

Observer ha detto...

Vedere la parte relativa, nel contesto:

"...La nozione di compimento è estremamente complessa,42 e può essere facilmente falsata se si insiste unilateralmente o sulla continuità o sulla discontinuità. La fede cristiana riconosce il compimento, in Cristo, delle Scritture e delle attese d'Israele, ma non comprende tale compimento come la semplice realizzazione di quanto era scritto. Una tale concezione sarebbe riduttiva. In realtà, nel mistero del Cristo crocifisso e risorto, il compimento avviene in modo imprevedibile. Comporta un superamento.43 Gesù non si limita a giocare un ruolo già prestabilito — quello del Messia — ma conferisce alle nozioni di messia e di salvezza una pienezza che era impossibile immaginare prima; le riempie di una nuova realtà; si può parlare, a questo riguardo, di « nuova creazione ».44 Sarebbe infatti un errore considerare le profezie dell'Antico Testamento delle fotografie anticipate di eventi futuri. Tutti i testi, compresi quelli che, in seguito, sono stati letti come profezie messianiche, hanno avuto un valore e un significato immediati per i contemporanei, prima di acquistare un significato più pieno per gli ascoltatori futuri. Il messianismo di Gesù ha un significato nuovo e inedito.

Il primo scopo del profeta è di mettere i suoi contemporanei in grado di comprendere gli eventi del loro tempo con lo sguardo di Dio. È meglio perciò non insistere eccessivamente, come fa una certa apologetica, sul valore di prova attribuita al compimento delle profezie. Questa insistenza ha contribuito a rendere più severo il giudizio dei cristiani sugli ebrei e sulla loro lettura dell'Antico Testamento: più si trova evidente il riferimento al Cristo nei testi veterotestamentari, più si ritiene ingiustificabile e ostinata l'incredulità degli ebrei.

Ma la constatazione di una discontinuità tra l'uno e l'altro Testamento e di un superamento delle prospettive antiche non deve portare a una spiritualizzazione unilaterale. Ciò che è già compiuto in Cristo deve ancora compiersi in noi e nel mondo. Il compimento definitivo sarà quello della fine, con la risurrezione dei morti, i cieli nuovi e la terra nuova. L'attesa messianica ebraica non è vana. Essa può diventare per noi cristiani un forte stimolo a mantenere viva la dimensione escatologica della nostra fede. Anche noi, come loro, viviamo nell'attesa. La differenza sta nel fatto che per noi Colui che verrà avrà i tratti di quel Gesù che è già venuto ed è già presente e attivo tra noi.

Mistificano ha detto...

Questi grandi soloni dimenticano che per gli ebrei Gesù "non può essere né Dio, né figlio di Dio nel senso in cui lo si intende nel dogma della Trinità. Una tale concezione è per gli ebrei non solo un sacrilegio e una bestemmia, ma una cosa incomprensibile. Non è neppure un Messia: il Regno dei cieli non è ancora venuto. Non può neppure esser considerato come un profeta... E ancor meno gli ebrei possono vedere in lui un legislatore o il fondatore di una religione; lui stesso non ha voluto esserlo. Ma è "un grande moralista e un artista delle parabole", come dice Lea Sestieri: in "Gesù ebreo. Provocazione e mistero", Camaldoli, 1984, p. 57.

Anonimo ha detto...

"E adesso tutti e due aspettate:
Tu che venga e tu che torni.
Ma è la stessa pace che gli chiedete.
E le vostre mani:
- che venga o che ritorni:
le tendete verso di lui con lo stesso amore!
Cosa importa allora?
Dall’una e dall’altra riva
fate che egli arrivi!"

E' una poesia di un poeta ebreo, Edmond Fleg, che sembra aver in qualche modo ispirato quanto citato da Marco P., ma che falsa e oscura non poco la realtà dirompente dell'Incarnazione del Verbo che si è fatto uomo nonché della Presenza del Signore Risorto nella Chiesa e nella Storia...

Varrà la pena farne un articolo e approfondire.

accecamento obbediente ha detto...

1.
Ma è la stessa pace che gli chiedete.

grande, grandissimo equivoco, palese nell'abbraccio falsificante che si svolse ad Assisi1-2-3 !
grandissimo equivoco che Gesù volle dissipare quando disse a Pietro:

"Vade retro satana, perchè mi sei di scandalo: tu ragioni secondo il mondo e non secondo Dio !"
e anche:
"Non crediate che Io sia venuto a portare la pace sulla terra, bensì una spada!"

2. che venga o che ritorni:

grandissimo equivoco, saturo di empietà apostatica (per noi cattolici, s'intende, ma l'orrore dei nostri tempi di black-out sta nel fatto che i lettori sprovveduti e SENTIMENTALI, di fronte a tale scempio di Verità non se ne accorgono, presi dai buoni sentimenti di FRATELLANZA, e da una melensa poetica, come le sirene di Ulilsse!); equivoco luciferino, foriero di perdita della Fede, è lo stesso che si manifesta quando noi cattolici, da 40 anni, dopo la consacrazione a Messa, siamo costretti a ripetere in coro
"....annunciamo la tua Morte Signore ecc....NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA"
e i grandi equivoci continuano ascalzare l'identità cattolica, dall'interno, dal suo cuore, la Santa Liturgia.

Questo lo sfacelo voluto dal concilio innovatore-ecumenista-contutti (a partire dai fratelli maggiori, GIA' SALVI senza conversione, come afferma Koch, tutto grazie a NOSTRA AETATE, mai da alcuno corretta in senso TRADIZIONALE, poichè impossibile, cari ermeneuti dell'inganno vatican2ista) e segnatamente da Paolo VI, autore della riforma che riduce la Messa a Cena, e che verrà tra poco beatificato, nell'avvicinarsi tutto il Gregge di Cristo al mega-festeggiamento del "gran maestro di fede cristiana", l'eretico Lutero !
(ma molti oggi credono che queste siano piccole cose, NUGAE, trascurabili in mezzo ad un buon cammino in avanti della Chiesa che si "aggiorna" di continuo, in continuità metamorfica!....e la massima parte dei fedeli di parrocchia, semplici e sottomessi alla "Chiesa visibile" non si accorge di quale abisso si apre davanti alle coscienze manipolate, con la "nuova evangelizzazione" facente capo ad eretici leaders, e ad un eretico Custode della Fede: incoscienza generale, i passi del Gregge verso l'apostasia procedono, ma silenzio...non bisogna evidenziarlo il grande inganno e la caduta in massa nella trappola apostatica, questo neo-cammino è la "Chiesa che lo vuole", dunque obbediamo docilmente! così dice qualcuno)

Anonimo ha detto...

ma molti oggi credono che queste siano piccole cose, NUGAE, trascurabili in mezzo ad un buon cammino in avanti della Chiesa che si "aggiorna" di continuo, in continuità metamorfica!....

Purtroppo non sono inezie, ma sono macigni ed è per questo che siamo qui; ma non possiamo far altro che denunciare, difendere e pregare.
Non abbiamo il triplice Munus che appartiene ai pastori, molti dei quali se non si sono addormentati, sono orientati in un'altra direzione... Il nostro ruolo è quello dei mozzi in vedetta, delle sentinelle e quel che vediamo vale innanzitutto per noi stessi e poi per coloro a cui lanciamo l'allarme e vogliono raccoglierlo. Il resto è nelle mani del Signore.

Marco P. ha detto...

In attesa dell'articolo di Mic, che ringrazio per questo blog così prezioso, mi preme evidenziare un paio di aspetti:
Scrive Observer che
"...La differenza sta nel fatto che per noi Colui che verrà avrà i tratti di quel Gesù che è già venuto ed è già presente e attivo tra noi.".
Domando: come si concilia questo con il Credo, dove si dice chiaramente:
"... et iterum venturus est cum gloria iudicare vivos et mortuos".
Io credo che sarà lo stesso Gesù che è già venuto sulla terra una volta nel mistero dell'Incarnazione, che ritornerà, non uno con i suoi tratti.

poi: la poesia riportata da Mic dice, tra l'altro: "Ma è la stessa pace che gli chiedete".
Qual'è questa pace ? La vera pace, come ben sa ogni cattolico, viene da Cristo Gesù, è innanzitutto la pace con Dio e come si può essere in pace con Lui se non lo si riconosce per Colui che é e che nella SS. Trinità, vede la pienezza di questo essere.
E qual'è questo identico amore che il poeta pretende venire dai due lati cristiano ed ebreo verso Dio ? Si ama ciò che si conosce, ma se si è ciechi rispetto alla pienezza della Rivelazione e quindi non si ha la piena conoscenza per propria colpa, come si può amare ?

Anonimo ha detto...

grandissimo equivoco, saturo di empietà apostatica

E' esattamente questo il punto.
Ma i pastori o dormono oppure...

Anonimo ha detto...

Scrive Observer che
"...La differenza sta nel fatto che per noi Colui che verrà avrà i tratti di quel Gesù che è già venuto ed è già presente e attivo tra noi.".


Caro Marco,
Observer ci ha dato la citazione esatta evidenziandola nel suo contesto dal documento del 2001 della Pontificia Commissione Biblica di cui ho inserito il link.

E verissimo quel che dici.
E' la stessa obiezione che facciamo a chi dice che "adoriamo lo stesso Dio"!