sabato 1 dicembre 2012

Cosa sta succedendo nella Chiesa nei confronti del mondo fedele alla Tradizione?

Pubblico con condivisione e gratitudine la riflessione di un nostro collaboratore:

Cosa sta succedendo nella Chiesa nei confronti del mondo fedele alla Tradizione? Mi dissocio dall’uso del termine tradizionalista, perché impiegato in maniera dispregiativa e tale sentimento non può essere nutrito da un cattolico nei confronti di coloro che amano e difendono la Tradizione.

A distanza di pochi giorni l’uno dall’altro due importanti prelati sono intervenuti, più o meno direttamente, sull’annosa questione che affligge la Chiesa da qualche decennio: il rapporto tra il Concilio Vaticano II e, appunto, la Tradizione.

Per primo è intervenuto il card. Gianfranco Ravasi che in maniera abbastanza sorprendente (e discutibile) ha sostenuto, rispondendo a una domanda di VaticanInsider:
« Prima di tutto dobbiamo cominciare chiedendo ai cosiddetti “tradizionalisti” di ristudiare il latino, perché spesso loro vogliono che le messe siano in latino, ma probabilmente conoscono poco la lingua ».
Aldilà del fatto che, come ha fatto notare qualcuno, a volere che le messe siano in latino - e comunque si tratta della Messa usus antiquior, non della messa-in-latino tout court - è lo stesso Sommo Pontefice Benedetto XVI. Porta la sua firma il Motu Proprio Summorum Pontificum ed è quindi Sua esplicita volontà. Forse il cardinale, impegnato a girare l’Europa, non sa cosa accade a Roma. Ancora più aldilà del fatto che, come ho scritto altrove, l'accusa di ignoranza del latino andrebbe rivolta ai non-tradizionalisti, vescovi e cardinali compresi. Questi, educati e "santificati" con liturgie a propria immagine e somiglianza, lingua compresa, ignorano il latino sicuramente più di chi vi celebra regolarmente. E poi, seppur lo ignorassero, perché dovrebbero studiarlo solo loro? E poi ancora finiamola con questa storia, trita, ritrita e falsa della comprensione linguistica. Non credo che dire 'Agnello di Dio' al posto di 'Agnus Dei' faciliti la comprensione e l'adorazione del mistero, anzi! credo proprio la svaluti (soprattutto l'adorazione).

Finito l’excursus polemico nei confronti del porporato, passo a esaminare quanto affermato dall’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli ha dichiarato che
«Nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005 che suscitò notevole interesse, Benedetto XVI mette in evidenza “l’ermeneutica della riforma nella continuità” a fronte di una “ermeneutica della discontinuità e della rottura”. Joseph Ratzinger si pone così nel solco delle sue affermazioni del 1966. Questa interpretazione è l’unica possibile secondo i principi della teologia cattolica, vale a dire considerando l’insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero, la cui più alta espressione è il Concilio presieduto dal Successore di San Pietro come Capo della Chiesa visibile. Al di fuori di questa unica interpretazione ortodossa esiste purtroppo una interpretazione eretica, vale a dire l’ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista. Entrambi sono accomunati dal rifiuto del Concilio; i progressisti nel volerlo lasciare dietro sé, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare ad un’altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l’inverno della Catholica.»
Senza entrare nei meriti di una questione più grande delle mie competenze (quella della continuità o rottura del Vaticano II), mi sorprende, e un po’ mi spaventa, questa tempestività d’interventi da parte di due importanti esponenti della Chiesa. 

Sembra ci sia la chiara intenzione di mettere a tacere il mondo fedele alla Tradizione, oltretutto in maniera palesemente contraria alla volontà del Papa stesso. 

Sul Vaticano II qualcuno prima o poi dovrà dire una parola definitiva, come auspica mons. Gherardini. Nel frattempo ogni volta che si dà un’interpretazione progressista del Vaticano II, a parole o nei fatti, nessuno parla a difesa della Chiesa. 

Ogni volta, invece, che si osano sollevare fondate critiche, ecco subito l’intervento tempestivo di qualcuno a rinnovare le lodi dell’ultimo Concilio, rendendolo quel super-dogma che lo stesso Ratzinger ha condannato come interpretazione. Anche perché non ogni starnuto scaturito in un Concilio può essere considerato verità di fede, specie se non si ha l’intenzione di farlo. Il Vaticano II non ebbe tale intenzione: il linguaggio che adottò ne è la conferma. E già questa è una rottura. « Non si trova, per tutta la storia della Chiesa, altra forma che si possa ipotizzare sia stata decisa per un concilio ecumenico, cioè universale, che non sia la dogmatica: nei due di Nicea, nei quattro di Costantinopoli, in quello di Efeso, in quello di Calcedonia, nei cinque Lateranensi, nei due di Lione, in quelli di Vienne, di Costanza, di Basilea, di Trento e il 1° Vaticano, in tutti e venti i concili universali la forma data è, senza neanche una sua qualche almeno accennata formalizzazione previa, quella ordinativa e ingiuntiva che prevede, consente, esige, pretende e vuole il pronunciamento infallibile, indefettibile e definitivo del dogma » [E. M. Radaelli – Il domani – terribile o radioso? – del Dogma] 

Tale tempestività, dicevo, preoccupa. Potrebbe essere che da parte del Pontefice ci sia qualche intenzione positiva nei confronti del mondo fedele alla Tradizione, come ha spesso dimostrato, e come altrettanto spesso uomini chiamati a realizzare le Sue intenzioni lo hanno irrimediabilmente tradito? Lo spero, ma dubito. Mi pare impensabile che tutti (o quasi) gli uomini scelti da Benedetto XVI siano degli inetti o che gli remino continuamente contro.

Qualcuno c’è, è evidente, ma supporre che siano la maggioranza mi porta, per onestà intellettuale, a supporre che il loro pensiero sia lo stesso del Papa. Oppure, continuando nelle speculazioni, potrebbe essere che si stia cercando di zittire per l’ennesima volta il mondo cattolico fedele alla Tradizione? Oppure, ancora, si sta tentando di rispondere, ognuno con i propri mezzi, alla manifestazione di santità e bellezza liturgica mostrata lo scorso 2 novembre in San Pietro con il pellegrinaggio Una cum Papa nostro?

È innegabile che una rottura (pratica e teorica) nella Chiesa sia avvenuta. Altrimenti non ne staremmo soffrendo e parlando. La questione ruota anche intorno al fatto se questa rottura sia avvenuta nel Concilio, o solamente dopo di esso. Certo è che se è accaduta dopo, qualcuno dovrebbe spiegarci dove è nata e perché è dilagata. Le responsabilità comunque restano. Noi fedeli le paghiamo, care. E aspettiamo ancora fiduciosi, oltre al rispetto, anche delle chiarificanti risposte.
Daniele di Geronimo

15 commenti:

Anonimo ha detto...

È innegabile che una rottura (pratica e teorica) nella Chiesa sia avvenuta. Altrimenti non ne staremmo soffrendo e parlando. La questione ruota anche intorno al fatto se questa rottura sia avvenuta nel Concilio, o solamente dopo di esso. Certo è che se è accaduta dopo, qualcuno dovrebbe spiegarci dove è nata e perché è dilagata. Le responsabilità comunque restano. Noi fedeli le paghiamo, care. E aspettiamo ancora fiduciosi, oltre al rispetto, anche delle chiarificanti risposte.

Solo un cieco non lo vedrebbe e chi è fortemente ideologizzato non lo riconoscerà mai.

Quanto alle chiarificanti risposte credo che, almeno in questa generazione, è ben difficile che arriveranno, perché il vento continua a girare a mulinelli intorno all'evento-concilio, ormai divenuto un idolo e non c'è volontà da parte di chi dovrebbe di venirne fuori...

il vandeano ha detto...

Non curiamoci delle farneticazioni di Ravasi e Muller:renderanno conto,un giorno, a Dio delle loro parole e opere e, anche se non credono all'inferno, si accorgeranno di aver errato. Quanto al termine' tradizionalista', non lo trovo affatto dispregiativo, ma se mi viene rivolto lo accolgo con gioia, come il piu' grande complimento che mi si possa fare. Dice Gesu': Beati voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e ,mentendo, diranno di voi ogni male per causa mia, rallegratevi e gioite perche' vostro e' il Regno dei Cieli'. Forti di questa promessa, dobbiamo consolarci e tener duro davanti a ogni persecuzione e insulto degli eretici modernisti, tanto... ridera'bene chi ridera' ultimo.

Luisa ha detto...

Sembra esserci effettivamente un movimento conciliocentrico, e ne avremo per come minimo tre anni. Chi ha in mano le redini del potere non ha nulla da temere, continuerà come prima e meglio di prima a incensare il mitico evento conciliare, magari adatterà un pò il suo linguaggio, lo renderà più ecclesialmente corretto, parlerà di continuità, di rinnovamento, si spingerà forse a dire che bisogna riscoprire i documenti conciliari, tanto sa che tutto ciò che ha permesso, legittimato e anche incoraggiato, in nome dello spirito del Concilio, ha preso radice nella Chiesa, sa che la collegialità passata nei fatti come un diritto alla disobbedienza e all`indipendenza nei confronti del Magistero e dell`autorità del Papa, gli da un potere che nessuno verrà a contrastare, sa che tutto ciò che è stato attuato in ROTTURA con la Tradizione, continuerà il suo lavoro che io chiamo di devastazione ma che lui chiamerà di rinnovamento e aggiornamento.
I vari orticelli che son stati seminati e son cresciuti al riparo da ogni correzione e sanzione approffitteranno dell`anniversario del Vaticano II per dire tutti in coro:
"siamo figli del Concilio"!

E chi, consapevole della rottura, della discontinuità ( bisogna essere ciechi o ideologizzato fino al midollo per non rendersene conto), vorrà esprimersi, chi non si lascerà addormentare dal coro delle sirene conciliari, chi vorrà continuare a porre le stesse sofferte domande, a mettere le dita sulle piaghe che stanno dilaniando la Chiesa, apparentemente dovrà armarsi di una santa pazienza, di un sempre rinnovato coraggio, dovrà trovare solidarietà e sinergie transversali, per tentare di far sentire la propria voce.

Si pensava fosse venuto un tempo di riscoperta del tesoro della Tradizione, tanti, troppi, segni, ci dicono il contrario, ancora una volta mettendo il Vaticano II al centro, grazie anche a certe alleanze paradossali e con l`aiuto non indifferente di certi vaticanisti...., si sta formando un nuovo e rinnovato coro conciliarista che tenterà di nuovo, come lo ha fatto durante decenni, di zittire ogni voce, ogni suono contrario.

Ma io, anche se dubito della sua reale efficacità e applicazione concreta sul terreno, continuo a sperare che dal Successore di Pietro verrà una parola forte, chiara e inequivocabile su quel che il Concilio Vaticano II ha voluto e su quel che non ha voluto, che venga dato un contenuto all`ermeneutica della riforma nella continutà e che gli errori siano nominati.

Jacobus ha detto...

E' gravissima la responsabilità della "Chiesa del concilio", nel contribuire a far franare da sotto i piedi della gente i fondamenti, la Roccia, su cui si poteva costruire una vita degna di essere vissuta. E ora non solo la Chiesa di Dio diventata la chiesa dell'uomo, ma tutta la società e la nostra civiltà è allo sbando.

Nonostante questo continuano le danze intorno al "vitello d'oro" del concilio...

Resistere è essenziale!

Marco Marchesini ha detto...

Ho trovato in rete il libro "La Chiesa del Verbo Incarnato" del Card. Jouret.
Devo dire che risponde egregiamente a tutti i problemi che possono sorgere analizzando la storia della Chiesa.

http://www.ewtn.com/library/THEOLOGY/CHWORDIN.HTM

Devo dire che se prima non mi convinceva la parte riguardante la condanna assoluta dell'uso di forza nei sospettati per farli confessare le loro malefatte e quelli dei loro compici.
Rileggendo il testo del Card. Journet ed anche i testi di Magistero dei Papi e teologi come Sant'Alfonso Maria de Liguori, penso che abbia ragione il Card. Journet.

Tratta anche del problema della materia del Sacramento dell'Ordine e anche della condanna delle proposizione 33 riportata nell' "Exsurge Domine" di Papa Leone X.
Sono problemi che mi hanno sempre dato da pensare.

Penso che sia un ottimo testo e sia stato un grande teologo il Card. Journet.

Può essere una risposta anche ai problemi di oggi.

Qualcuno ha il testo in italiano? Se sì me lo potrebbe mandare?
Grazie.
Saluti.

Christe exaudi famulos tuos ha detto...

Cosa dire di più, se la stessa massoneria (vedi link) può esprimersi in questi termini.

... «Il Concilio - ha proseguito Raffi - obbligò gli uomini di Chiesa al confronto con la società nel momento in cui questa andava aprendosi alla modernità. Tra i risultati, una nuova concezione di una istituzione che rischiava di restare chiusa nella torre d'avorio della dottrina e che invece decise di aprire le porte agli uomini. Spiace dover constatare oggi che questa grande spinta verso una visione più umana della Chiesa sia stata poi sostituita da un arroccamento dogmatico, da un atteggiamento di chiusura aprioristica», ha sottolineato.«La Massoneria, ormai da secoli, insegna a guardare oltre gli orizzonti dei dogmi e delle differenze - ha fatto notare Raffi - aprendo il cuore all'incontro con l'altro, con una nuova disposizione di conoscenza e rispetto. Auguriamo alla Chiesa di tornare ad aprirsi al mondo, ispirandosi proprio a quella breve e coraggiosa primavera rappresentata dal Concilio Vaticano e dall'esempio troppo spesso dimenticato di Papa Montini, e che accetti di dialogare, senza pregiudizi, con tutti gli uomini di buona volontà»....

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/concilio-18866/

Ma quale "arroccamento", se siamo in totale allucinante apparentemente irreversibile dialogo-ad-ogni-costo, senza alcuna volontà di salvaguardare un'identità data solo dal rapporto vivo e vero col Signore nella Sua Chiesa diventata una spelonca di ladri e violatori di coscienze?

A me pare che l'esempio di papa Montini (sia in termini di ambiguità e debolezze che di cedimenti indebiti all'errore) non sia affatto dimenticato e prosperi più che mai.

Anonimo ha detto...

Su Totustuus.it c'è "Teologia della Chiesa" che è un compendio de "La Chiesa del Verbo Incarnato"...

gabri ha detto...

I cardinali che oggi fanno queste esternazioni, che ci addolorano, sono stati scellti come collaboratori dal Papa stesso che li conosceva bene. Viene logico dedurre che il pensiero attuale e la volontà attuale del Papa coincida nelle linee generali con queste affermazioni.
Non vi è tuttavia da parte della più alta Autorità un pronunciamento definitivo che impegni l'infallibilità....

rew ha detto...

continuo a sperare che dal Successore di Pietro verrà una parola forte,

e quando ? quando l'attuale sarà passato a vita eterna?
o forse magari dal successivo successore ?
Luisa non riesce a vedere che è il sistema conciliare di pensiero che IMPEDISCE la parola forte, PROPRIO PERCHE' è vietato correggere e vietato vietare: questo è il comando principale del concilio 21.mo, fondatore del REGNO DEL RELATIVISMO dentro la Chiesa !
guai a chi corregge: non sarebbe "amorevole" verso l'errante.
Non si corregge alcun errore, non si sanziona più l'errante recidivo e pervertito, consapevole e volontario nell'errore rovinoso per sè ed altri !
Ma questa falsa bontà è semplicemente un mortifero suggerimento di satana, padre di menzogna.
E la Chiesa (ex-Magistra) l'ha accolto ed attuato, grazie al concilio, PER MEZZO e volontà del concilio.
Come un medico che dicesse " il cancro fa bene alla salute del corpo".
E continua, avverando così il castigo permesso da Dio: la grande babele che prepara l'accoglienza all'anticristo.

Marco Marchesini ha detto...

Grazie della segnalazione Anonimo.

Anonimo ha detto...

sta succedendo questo: dopo un iniziale disorientamento per l'elezione di Joseph Ratzinger, e pure dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum, i progressisti han capito che Benedetto XVI non è il tradizionalista che si temeva. E di conseguenza tali progressisti stanno rialzando la testa, forti del fatto che gli atti di Benedetto XVI sembrano non un ritorno indietro tanto temuto, ma un semplice zuccherino per far chetare quei bambini capricciosi che sono i tradizionalisti. don Luciano

Luisa ha detto...

Ê vero Gabri che certe nomine, come quelle degli ultimi cardinali, ci lasciano un retrogusto amaro,ma la responsabilità è di chi aspettava dal Papa un "virage" deciso verso più di Tradizione, visibile anche nelle nomine, invece, specie negli ultimi tempi, un "virage" c`è ma verso il lato opposto, è vero, è innegabile, ma si può forse dimenticare che il Papa ci ha dato il Summorum Pontificum, che con il suo esempio sta tentando di ridare dignità e bellezza alla liturgia riformata, anche se pochi lo seguono?

Ho letto sul blog di Raffaella alcune dichiarazioni del card. Chaput di Filadelfia, sapere che è un grande sponsor del cnc, può in parte spiegare quei propositi che non esito a definire allucinanti, tanto esprimono una certa forma di schizofrenia che si è impadronita di alcuni Pastori...

" Per il cambiamento, Dio ci dona santi come Bernardo di Chiaravalle, Francesco di Assisi, Teresa d'Avila e Caterina da Siena, per ripulire il cuore della Chiesa; in altre parole, per ringiovanirla. I santi riaccendono il “fuoco sulla terra” (Luca, 12, 49), perché così Gesù ha voluto che siano tutti i suoi discepoli. Ai nostri giorni -- ha proseguito il presule -- possiamo vedere questo stesso agire dello Spirito Santo nel cammino neo-catecumenale, nel movimento di vita cristiana, nel Walking with Purpose, nella Fellowship of Catholic University Students e in tante altre forme apostoliche. Questi nuovi movimenti ecclesiali rappresentano un momento di grazia molto importante per la Chiesa, compresa la Chiesa in Philadelphia».
Secondo l'arcivescovo, non bisogna avere paura, perché questo è esattamente il modo in cui cominciarono i francescani e altri ordini religiosi. «Dobbiamo accogliere cordialmente lo zelo che sta dietro a questi nuovi carismi, anche quando li mettiamo alla prova.
La Chiesa ha sempre bisogno di cambiamento e riforma, ma cambiamento e riforma che siano fedeli a Gesù Cristo e al magistero cattolico. L'autentico rinnovamento è organico, non distruttivo».


Ma come può un cardinale di Santa Romana Chiesa paragonare i Santi fondatori degli ordini religiosi agli iniziatori dei movimenti postconciliari?
Forse che San Francesco, dopo aver rigettato la liturgia cattolica, se ne è inventata una per il suo ordine?
Forse che io Santi hanno mutilato e modificato in modo arbitrario la Liturgia?
Forse che i Santi hanno devastato lo spazio sacro, attuato lunghi e segreti percorsi di formazione e disobbedito con superbia al Magistero e al Papa?

Come si può paragonare l`intervento dello Spirito Santo che ha ispirato l`opera di quei Santi con ciò che sta succedendo in quei movimenti che sono emblematici della rottura più radicale e palese con la Tradizione?
Come può quel cardinale dire che l`autentico rinnovamento non è distruttivo se qualche istante prima incensa chi incarna quel rinnovamento distruttivo?


Lo zelo degli aderenti di quei movimenti non è in discussione peccato che sia al servizio delle idee e del progetto di uno o più iniziatori.
La confusione ci viene dall`alto, gli erranti si sentono appoggiati e legittimati da quei Pastori che sembrano aver dimenticato la loro missione e le loro responsabilità.

Gederson Falcometa ha detto...


In ciò che riguarda al termine tradizionalista, ritengo la stessa opinione del Vandeano e anche aggiungo che questo termine può essere utilizzato ancora oggi, come è stato utilizzato da San Pio X nel Notre Charge Apostolique , come si può vedere:

"infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti".

Per quanto riguarda la questione:
Cosa sta succedendo nella Chiesa nei confronti del mondo fedele alla Tradizione?

In carattere ipotetico, mi sembra che tutto ciò che era stato fatto in favore del "mondo fedele alla tradizione " era stato fatto per i tradizionalisti o sia, per la questione della FSSPX (Mons. Fellay ha chiesto al Papa la liberazione della Messa e la rimozione delle scomuniche). Adesso che la questione della FSSPX sembra aver raggiunto i suoi limiti, Roma ha deciso di riprendere il ritmo conciliare. Questo è suggerito per la nomina di Don Muller (che ora vede canoni e anatemi nel concilio, una volta che parla di interpretazione eretica; ma se ha parlato, che cosa se farà adesso?) e per la Nuova Evangelizzazione, che è il nuovo obiettivo del Vaticano, dove ormai poco parlato di questioni ermeneutiche e questioni conciliari .

Già le parole del Cardinale Gianfranco Ravasi sono solo provocazioni. Concediamo un certo valore alle parole di Ravasi (al di là della provocazione), possiamo rispondere che i tradizionalisti non avrebbe disimparato il latino se la Chiesa li avesse conservato. Questa era al meno la volontà di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, ma lui scomparve dalla liturgia della Chiesa. Così come questo è stato possibile? Dovrebbe avere un colpevole, giusto? Come è possibile il Concilio desiderare una cosa e la Chiesa fare altra dopo di lui? Bene, ma questa non è la situazione dei tradizionalisti, ma per l'altro latto, non possiamo dimenticare che i carismatici dicono parlare in altra "lingua" (noto che repetire una parola per mille volta non è parlare un'altra língua...). Sarà che il card. Ravasi capisce quello che dicono i carismatici quando cominciano a parlare in altra "lingua" ? Me sembra che no, ma quale lingua possiamo studiare per capire i carismatici?

Per fine, porre la questione intorno di che la rottura sia avvenuta nel Concilio o solamente dopo di esso, é comune, ma non è completamente correta. La questione comincia prima del Concilio con la Nuova Teologia, che é quella del peccato originale che è una metafora, dell'inferno vuoto, che tutti religione sono egualmente via de salvezza e molto di più.

Speriamo una soluzione che arriverà, perchè per fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.

Catholicus ha detto...

Mons. Gherardini afferma che un dogma insorge non perché un Concilio ricorre a moduli come questi: "Hæc Sancta Synodus docet...Nos docemus et declaramus...definimus", o simili, ma perché il contenuto dottrinale d'un intero capitolo o dei suoi articoli vien sintetizzato in un "canone" che affermi il dogma e condanni l'errore contrario. Il tenore dell'espressione verbale è dunque formalmente decisivo. Si può serenamente asserire che un Concilio è o no dogmatico soprattutto in base alla sua "voluntas definiendi", chiaramente manifestata attraverso il suddetto tenore.

Ma oggi confusione e disorientamento regnano sovrani, tanto che un uomo di Curia può impunemente negare dogmi come la storicità della risurrezione o la transustanziazione, mentre pretende di dogmatizzare affermazioni di un concilio pastorale, che esplicitamente non aveva la volontà di definire niente di nuovo.

Anonimo ha detto...

Sursum corda, amici!
due osservazioni: la prima è che incominciamo a destare le attenzioni di questi spocchiosi gerarchi: a contrariis se ne deve dedurre che il sassolino che prima si calciava sdegnosamente con la punta della scarpa, è entrato e incomincia a indolenzire l'ecclesiastico piede, tanto che qualcuno incomincia già a sciogliersi le scarpe.
La seconda è che se gli argomenti a loro rimasti non sono che questi, il loro crollo è imminente: anzi credo che in realtà -senza far rumore- sia già avvenuto: le teste pensanti sono solo nella parte tradizionale, il modernismo ormai è solo attaccamento al potere e conservazione della forza di posizione, noiosa, dura da abbattere, sì, ma ormai in battaglia di retroguardia.
L.Moscardò