sabato 29 febbraio 2020

Il Papa che si dimise

Dies nigro notanda lapillo che ricordiamo oggi grazie all'articolo di Marcello Veneziani ripreso di seguito. Chi vuole può consultare l'indice dei numerosi articoli pubblicati da allora.

Come oggi (ieri), sette anni fa Benedetto XVI lasciava il pontificato ed entrava nella penombra del papato emerito. Ero presente in San Pietro quella mattina. C’era il sole, la piazza era gremita e il Papa citava più volte il cuore per suscitarlo; ma invano. Mi era accaduto altre volte di tagliare con gli occhi un’atmosfera tesa, partecipe e dolente come fu alla morte di Giovanni Paolo II o in altre occasioni liturgiche e visite pastorali. Altre volte ho sentito sfiorare l’aura che per i credenti è il soffio dello Spirito Santo. Quella volta il clima radioso sembrava rubare l’attenzione al rito e l’autunno di un pontificato veniva sopraffatto da un sorprendente annuncio di primavera. Girando tra la gente non vedevo commossa partecipazione, piuttosto turismo e qualche amarezza, forse un filo di delusione e un’onda di umana simpatia, più tanta curiosità. Al di là dell’immagine che ne dava la tv, la gente era spaesata di fronte a un evento inedito. Stava lì a salutare il congedo del Pensionato Eccellente. Una cerimonia mesta e festosa. Il Papa si dilungò nei ringraziamenti come un vecchio preside che va in pensione e ringrazia gli studenti, i bidelli e il corpo docente e poi si sofferma a ricordare che i presidi passano ma la scuola resta, è viva. Ratzinger ripeté tante volte che la Chiesa è viva, anzi “è un corpo vivo” e quell’insistenza tradiva il timore inverso: che quel corpo avesse subito ferite difficilmente sanabili. Ora che sono passati sette anni possiamo ben dirlo.

Il menage tra i due papi è entrato nella crisi del settimo anno e i segni si vedono tutti. Quello speciale “concubinato” è andato via via logorandosi fino al gesto autoritario di Bergoglio di congedare Padre George Ganswein che ha segnato un punto di non ritorno nella relazione tra il papa emerito e il papa in carica. Sette anni fa si pensava che un papa malandato che si dimetteva per ragioni di salute non avrebbe fatto ombra a lungo al papa in carica; e la sua discrezione, la sua schiva timidezza e la sua deliberata scelta di farsi da parte, lasciavano pensare che i papi non si sarebbero mai sovrapposti. Ma le posizioni assunte da Bergoglio, l’enfasi mediatica che le ha moltiplicate, le tifoserie opposte e la nostalgia di un pontificato nel segno della tradizione e della civiltà cristiana, oltre che il piglio dispotico assunto dal pontefice in carica nei confronti di chi dissente dalla sua linea, hanno reso quella coabitazione davvero problematica e sempre a un passo dallo scisma. Ratzinger non ha intenzione di capeggiare alcuna fronda e nemmeno di fomentarla; non ha l’età, il temperamento, la volontà di farlo. Ma resta simbolicamente imbarazzante il bipapismo divergente che rispecchia, al di là delle intenzioni, la divaricazione radicale nella Chiesa e nella Cristianità.

Quando fu eletto quindici anni fa Ratzinger apparve il papa della continuità, non solo rispetto a Woytila ma alla tradizione cattolica. La sua elezione rispecchiava la centralità geopolitica tedesca nell’Europa unita. Sul piano pastorale, l’avvento di un teologo come Ratzinger indicava una strada e una sfida: affrontare il nichilismo, il relativismo e l’ateismo pratico partendo dalla testa. Cioè dal pensiero, ma anche dal luogo cruciale in cui era sorto, l’Europa cristiana. Ma la sordità dell’Europa, i pregiudizi verso la Chiesa e il Papa della Tradizione, il suo linguaggio impervio, i temi bioetici e la pedofilia, le maldicenze contro di lui, l’inimicizia dei poteri che contano, portarono Ratzinger alla ritirata. La Chiesa allora preferì puntare sul cuore anziché sulla testa e ripartire dalle periferie del mondo, a sud, anziché dall’epicentro della crisi, a nord. Con Francesco, il papulista, nacque la parrocchia globale, ecosolidale, l’interclub delle religioni, con una spiccata predilezione verso gli islamici, soprattutto migranti. Restò il disagio di vedere due papi vestiti di bianco che vivono a poca distanza e talvolta s’incrociano ingenerando smarrimento ottico e pastorale.

Le sue dimissioni pronunciate in latino in quel febbraio di sette anni fa, sancirono con asciutto lindore il fossato incolmabile che lo separava dal suo tempo. Il latino le scolpì nel marmo del passato, le rese lapidarie e indelebili. Si avvertiva nella voce di Ratzinger l’affanno dei secoli e nei suoi occhi che evitavano di incrociare lo sguardo del mondo sembrava celarsi un segreto. Forse la percezione della catastrofe spirituale del nostro tempo, la sordità alla missione religiosa e alle aspettative della fede. Nel suo invecchiare si rifletteva la tremenda vecchiezza della Sposa di Cristo: chiese svuotate, vocazioni calanti, sacerdoti vacillanti nella fede. Il cinismo che cresce. Ma con Bergoglio le cose anziché migliorare precipitarono.

Ratzinger fu lacerato dal conflitto tra fede e inquietudine, poco compreso dal mondo. Per la sua lievità era più amabile del suo predecessore e del suo successore, ma fu meno amato di ambedue. Le sue dimissioni da Santo Padre furono la testimonianza più alta e sofferta della nostra società senza padre.

Non si dimenticano i suoi sguardi di spaventata dolcezza, di trattenuta mestizia, la sua scarsa dimestichezza con le cose del mondo, il suo disagio di vivere nello splendore regale, le sue delicate maniere, le sue pantofole rosse. A volte Ratzinger si abbandonava ai sorrisi serafici, anche quando fu scaraventato per terra (quanta differenza…); occhieggiava all’umorismo degli angeli o si atteggiava a un’affabile severità che lo faceva somigliare a Paolo Stoppa nel ruolo del Papa Re nel Marchese del Grillo. Il suo sguardo si scusava col mondo e suggeriva agli astanti: siate indulgenti, sono un pensatore che regge il Pontificato. Aveva “quel non so che di angelico”, come diceva Petrarca di Celestino V, il papa che abdicò, “inesperto di cose umane”. Fragile come un cristallo, ma splendente di luce. Quella luce che ora non vediamo.
Marcello Veneziani, La Verità 28 febbraio 2020

16 commenti:

RR ha detto...

Commovente. Che bello !
Grazie, Marcello.

Anonimo ha detto...

Breaking news: soppressione della Familia Christi
Riallacciandoci al nostro post dello scorso 02.07.2019 (QUI), apprendiamo e diffondiamo il triste epilogo del commissariamento della benemerita Fraternità Sacerdotale dell'Opera Familia Christi fondata da Mons. Canovai e riconosciuta di diritto diocesano da mons. Luigi Negri.

Con comunicato stampa odierno, la Diocesi di Ferrara-Comacchio ne ha annunciato la formale soppressione, già intervenuta lo scorso dicembre con decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede (QUI).

Ancora una volta non possiamo che fare nostre le parole della Scrittura: ma quale la loro colpa? Lasciamo rispondere alla Scrittura: “Nihil invenio causae in hoc” [Lc 23,4].
In effetti, leggendo il comunicato, nulla si rinviene in riferimento ai motivi della triste decisione.

Nel Decreto di soppressione si legge solo un vago cenno:

"Si conclude un’esperienza riconosciuta non idonea a vivere e formare una Fraternità Sacerdotale di vita consacrata per gravi ragioni religiose, educative e amministrative. Si conclude, inoltre, un iter canonico durato due anni che ha costituito una sofferenza per la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, segnata profondamente da questa esperienza”.

I 5 sacerdoti della Familia Christi “non potranno esercitare gli ordini sacri se prima non ha trovato un Vescovo il quale, dopo un conveniente periodo di prova nella diocesi a norma del can. 693, lo accolga o almeno gli consenta l’esercizio degli ordini sacri”. Inoltre “una futura eventuale accoglienza o incardinazione dei sacerdoti sopramenzionati potrà avvenire solamente previo consenso della Congregazione per la Dottrina della Fede, richiesto ed ottenuto per iscritto da una Diocesi o da un Istituto di vita consacrata”.

Invitiamo tutti i nostri lettori a fervide preghiere per i reverendi Don Riccardo, Don Matteo, Don Enrico, Don Emanuele e Don Lorenzo.


http://blog.messainlatino.it/2020/02/breaking-news-soppressione-della.html


Anonimo ha detto...

https://www.corrierecesenate.it/Dalla-Chiesa/Santa-Sede-soppressa-la-Fraternita-Sacerdotale-della-Familia-Christi-nell-arcidiocesi-di-Ferrara-Comacchio?fbclid=IwAR33k_nfbtzTMXzyrJxaHel3yPjKDii1fM_6Q3aWreDKy9wuQpIZDf3k3Tc
Fino a quando si lascerà sopprimere i cattolici senza proferire parola? Fino a quando si permetterà di continuare la Crocifissione del Corpo Mistico di Nostro Signore da parte di colui che al contrario dovrebbe difenderla? Siamo tutti colpevoli di questa situazione, i nostri silenzi sono taciti assensi che ci rendono complici. Tutti siamo o fuggiti o stati zitti in parrocchia, invece di combattere quando ci hanno insegnato eresie, ed allora c'erano Giovanni Paolo II (fin dagli anni '90) e Benedetto XVI, che ce ne facciamo di gente che non crede? Troppo difficili erano le battaglie solitarie e si cercarono altri lidi, ma non fu la soluzione quella. Ancora oggi perché accettiamo ciò che impossibile accettare per un cattolico, cioè 2 Papi?

Anonimo ha detto...

Bello, veramente, ma io penso che il cristallo stia diventando sempre più luminoso; grazie a Veneziani, che ha capito molte cose, ma non tutto, della tragica grandezza del pontificato interrotto e grazie per avere un po' alleviato il dolore del ricordo mai cancellato.Ciao RR. Lupus et Agnus.

E basta pure col " professore" ,quando parliamo di Pietro aggiungiamo " il pescatore "? E parliamo del Vicario di Cristo ! ha detto...

Personalmente ne ho piene le tasche della menzione delle scarpe rosse come se fossero state un vezzo del Papa : ma gli altri Papi come le portavano? Di che colore le avrebbero dovute portare ? Quale abbigliamento e' prescritto* ad un Papa ?Quale abbigliamento e' prescritto ad un Vescovo ? Quale abbigliamento e' prescritto ad un Prete di Santa Romana Chiesa ? Santa pace , ritorniate all'ubbidienza del vostro ordine !

prescrizione = Norma fissata dalla competente autorità o formulata professionalmente .

Aloisius ha detto...

Bellissima pennellata di Veneziani, al di sopra delle questioni dottrinali.
Anche il relativismo e il nichilismo, a cui Ratzinger si è sempre opposto "come uno che grida nel deserto", sono considerati solo sotto l'aspetto cristiano e umano del suo pontificato.
Evidentemente sono stati nemici più forti di lui, soprattutto all'interno.
Gli mancava il piglio battagliero ed e' un buono d'animo, sicuramente.
Ma per fare il papa, da quello che vedo, ci vuole anche una grande fermezza e lo spirito di martirio.
Il capo, vicario di Cristo, deve essere un esempio per i fedeli, anche per il martirio e nel suo caso il martirio era la guerra sotterranea pluriennale che hanno mosso contro di lui i gesuiti, i massoni, la stampa e il potere finanziario globalista, compresi Obama e Clinton.

Voglio un gran bene a Benedetto XVI, umanamente lo capisco, potrei solo spolverargli le pantofole rosse.
Ma proprio per questa mia nullità vedo le sue dimissioni come una resa catastrofica, un rimedio peggiore del male, una sconfitta.
Anche se sono convinto che lo ha fatto in buonissima fede, per il bene della Chiesa.
Chissà cosa pensa, adesso, delle conseguenze delle sue dimissioni su noi piccoli fedeli, abbandonati in piena tempesta a un papa, Bergoglio, che ha esaltato proprio quel relativismo e quella secolarizzazione che lui aveva sempre combattuto, e che sta perseguitando il cattolicesimo ancora superstite.
E chissà cosa sa Ratzinger che noi non sappiamo.... mi piacerebbe tanto saperlo!

Anonimo ha detto...


La "pennellata" di Veneziani appare soprattutto estetica, sentimentale, evocazione di sentimenti e di atmosfere.
Sfugge sempre un punto essenziale: la difesa della dottrina tradizionale della Chiesa era in Ratzinger imperfetta perché imperfetta era la sua formazione dottrinale. L'accordo infame con i Luterani, che ha spinto Bergoglio a dichiarare "non sbagliata" l' eretica dottrina luterana sulla giustificazione (affermazione allucinante in bocca a un Papa), l' hanno preparato e approvato negli anni GPII e Ratzinger. Benedetto XVI ha criticato piú volte il relativismo e il nichilismo del pensiero moderno, al contrario di Bergoglio. Ma queste critiche non le hanno fatte anche intellettuali laici? Di per se stesse non bastano a fare di un papa un difensore della vera tradizione della Chiesa. L' ecumenismo delle "tre grandi religioni monoteiste" fondato sull' enormità teologica di una fede in Abramo che sarebbe sostanzialmente uguale nei cattolici e nei mussulmani, non l' hanno praticato e alla grande anche GPII e Ratzinger? La dottrina del Limbo, Benedetto XVI l' ha fatta liquidare e dei Novissimi, quando mai ha parlato, sempre intento a sussurrare quel mielato "Dio è Amore" che dovrebbe risolvere tutti i problemi delle anime e del mondo? Certo, ha sdoganato la Messa Ordo Vetus. Ma si è poi capito che l' ha fatto soprattutto per una forma di rispetto della sensibilità di chi era rimasto "indietro", nella liturgia, e per contribuire a far evolvere il Novus Ordo verso forme che lo mettessero al riparo dagli abusi oggi largamente diffusi. Insomma, dietro la pur benemerita azione c'era una concezione evoluzionista della Liturgia, c' era appunto la debolezza dottrinale del prof. Ratzinger, neomodernista dal taglio moderato (dopo il Concilio e i suoi sconquassi, non prima).
Le dimissioni sono state un atto non certo audace e un pasticcio incredibile, con la posteriore creazione della figura diafana e confusa del "papa emerito". Sono comunque perfettamente valide, come ha ribadito lui stesso più volte (vedi l' ultima intervista di mons. Schneider su LSNews). Coraggio ha dimostrato invece nell' intervenire assieme al card. Sarah in difeso del celibato sacerdotale e gliene diamo atto. Intervento non inutile, nel senso che ha almeno rallentato l' azione dirompente di Bergoglio, obbligandolo a maggior cautela. Ma questo ultimo merito di Ratzinger, bisogna pur dirlo, rappresenta pur sempre la parte piena di un bicchiere che resta mezzo vuoto.
T.

Rr ha detto...

Lupus,
Veneziani è poco credente, quindi non può andare oltre. Ha sempre ammirato BXVI più intellettualmente che spiritualmente. E forse avrebbe preferito un papa meno colto, ma più combattivo. All’inizio aveva sperato che Bergoglio lo fosse, ed in positivo: si un po’ pampero, però con le palle. Ha dovuto rapidamente ricredersi.
Mai comunque come gli abbagli di altri, che sono rapidamente passati da un’ammirazione di tipo terzomondista ( Blondet) o post martiniana ( Valli) ad una delusione cocentissima.

Il Corona è arrivato a Rimini ?

lettrice ha detto...

vorrei esprimere un grazie di cuore all'anonimo T. (20.25 di ieri) che ci ha dato un quadro lucido e disincantato di BXVI e del suo pontificato, ridimensionando il mito coltivato da tante "vedove ratzingeriane", che tuttora lo esaltano. Aggiungo che anch'io - umanamente -
ero e sono molto affezionata a quel papa che aveva suscitato in noi tante speranze di un restauro della Vera Chiesa nella sua perennità e sacralità, ma ho dovuto prendere atto dei fatti e della reale forma mentis (>scuola e habitus modernista mai dismessi nè rinnegati, fino all'esito ineluttabile del papato dimezzato e collegiale) di un pontefice che inseguiva l'impossibile conciliazione tra Dottrina perenne e modernità, quasi tra Concilio di Trento e cv2 (questa la piaga insanabile centrale: l'ermeneutica di una continuità inesistente) e tutto ciò che il lettore ha sapientemente messo a fuoco.
Grazie anche alla lettrice RR, che ridimensiona i citati giornalisti, che io pure ammiravo senza riserve. Ci aiuta moltissimo a rimanere equanimi lo sguardo e la valutazione giusta e imparziale su fatti e persone espressa da coloro che amano la Verità sopra ogni cosa, e per essa la TRadizione, secondo il monito del card. Biffi, quello di dover leggere gli eventi sempre sotto l'IMPIETOSA luce della Verità.
E grazie ancora alla stimata Redattrice, che tutti li ospita e rappresenta, condividendo e coordinando i pareri con ammirevole equilibrio.

Anonimo ha detto...

Scritto eccellente.
Ricordiamoci anche degli incontri ecumenici di Assisi e al contempo dell'Enciclica di Pio XI "Quas primas".
Mi sembra poi che se andiamo a leggere le 80 proposizioni condannate da Pio IX nel Sillabo... aihmé!, proprio non ci siamo!
Che San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, al quale è dedicato il mese di Marzo, ci aiuti!

Anonimo ha detto...

Vittorio Messori su Augusto Del Noce
"Contestato a sua volta per queste affermazioni, ci tornava sopra, ostinato: «Il Cristo non ci ha detto di sposare il mondo, bensì di battezzarlo. La Chiesa ha il dovere di rispondere ai bisogni dell’uomo moderno ma senza diventare modernista, senza accettarne gli schemi interpretativi»".

Anonimo ha detto...

Perché vedervi solo una resa catastrofica e non un disegno nascosto di Dio? Non sappiamo le ragioni profonde di un atto di tale portata, evitiamo di condannare o trarre conclusioni su quello che ignoriamo, preghiamo per la nostra anima, al resto pensa Dio.

Aloisius ha detto...

Anonimo 20.25, Veneziani non e' un sentimentalista tutto cuoricini, ha messo solo in risalto, e molto bene, le doti umane e cristiane di Ratzinger e un aspetto del suo pontificato.
Doti umane e cristiane indiscutibili che Ratzingher ha, indipendentemente dalle responsabilità nella diffusione del modernismo.
Veneziani non voleva scendere nel merito delle spinosissime questioni dottrinali, che non credo gli interessino più di tanto.

Anonimo ha detto...

Rispondo a RR 29 febbraio h.20.41

4 casi conclamati e in isolamento all'ospedale, litigi fra Pesaro e il resto delle Marche per chiudere/tenere aperte le scuole, ma per una volta sto coi Peisri come li chiamiamo noi, sono 20 km.di distanza da Rimini, è buon senso chiudere le scuole, ma si sa, tra poco ci sono le elezioni.....la cosa buffa è la disposizione della nostra diocesi per le messe : forese : andate a messa, ma che siano brevi, niente omelie e niente canti, meno di mezz'ora, città : statevene a casa che è meglio. Saluti dalla pazza pazza Rimini che dovrà fare i conti con tutte le disdette delle prenotazioni pasquali che piovono come acqua di doccia.Ciao RR, è sempre un piacere sentirti. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...

Rispondo a RR 29 febbraio h.20.41

4 casi conclamati e in isolamento all'ospedale, litigi fra Pesaro e il resto delle Marche per chiudere/tenere aperte le scuole, ma per una volta sto coi Peisri come li chiamiamo noi, sono 20 km.di distanza da Rimini, è buon senso chiudere le scuole, ma si sa, tra poco ci sono le elezioni.....la cosa buffa è la disposizione della nostra diocesi per le messe : forese : andate a messa, ma che siano brevi, niente omelie e niente canti, meno di mezz'ora, città : statevene a casa che è meglio. Saluti dalla pazza pazza Rimini che dovrà fare i conti con tutte le disdette delle prenotazioni pasquali che piovono come acqua di doccia.Ciao RR, è sempre un piacere sentirti. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...


"Veneziani non voleva scendere nel merito delle spinosissime questioni dottrinali, che non credo gli interessino più di tanto".

Non scendendo mai nelle "questioni dottrinali" non si pongono mai domande scomode e si finisce col restare sempre in superficie.