sabato 20 agosto 2022

Anche davanti alla nunziatura di Washington si protesta a suon di rosari

Anche loro non si arrendono! Ci uniamo spiritualmente con il nostro Rosario ai manifestanti di Washington. Qui l'indice degli articoli su Traditionis custodes e seguenti. 

Da due settimane davanti alla nunziatura di Washington si protesta a suon di rosari (il 6 agosto è stato il secondo sabato consecutivo, seguendo un’analoga iniziativa francese davanti alla nunziatura di Parigi vedi). Come in altre diocesi statunitensi, anche qui un decreto del cardinal Gregory ha annunciato a partire da settembre restrizioni alla celebrazione della liturgia tradizionale, tra cui il divieto per Natale e Pasqua e l’immancabile obiettivo di “rieducare” tutti all’unica forma liturgica ammessa, ovvero quella riformata.

Le disposizioni americane sembrano concretizzare l’intento della Santa Sede, radicalmente mutato rispetto ai due pontificati precedenti, ma identico a quello di cinquant’anni fa: adoperarsi affinché la liturgia tradizionale sparisca dalla faccia della terra. Ci provarono allora, quasi sul punto di riuscirci, ma quell’«introibo ad altare Dei» che ha continuato a riemergere come un fiume carsico appare più ostinato di chi vorrebbe sopprimerlo.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Una preghiera usata per protestare con cattiveria e rancore nel cuore.
Vomitevole!

Etimologie ha detto...

CLERO dal lat. Clerus proveniente dal greco κλῆρος : ciò che tocca in sorte, distribuzione, parte ereditaria. Da questo il verbo “kleroychèo” ottengo a sorte. Solo più tardi venne a significare il Corpo sacerdotale (deriv. Clericale, clerico=chierico
Secondo alcuni storici il termine venne associato ai Leviti, i quali vennero esclusi dalla spartizione delle terre fra le tribù di Israele, ma ebbero la parte per eccellenza, ovvero l'eredità di Dio. Altri pensano che tale termine derivi dal fatto che i primi cristiani chiamassero Klèros il ceto degli incaricati al governo della comunità, in quanto “eletti a sorte” come anche i magistrati civili, detti per la stessa ragione Klèroti. La prima citazione di chierici e laici (dal greco λαός "popolo") è di Tertulliano all'inizio del III secolo

Dio dà al faraone è il seguente: «Manda via il mio popolo, perché mi serva nel deserto» (Es 7, 16). ha detto...

Dopo le piaghe successive, il faraone si manifesta ancora più disponibile al compromesso. Ora concede che il culto abbia luogo secondo il volere della divinità, dunque nel deserto, ma vuole che a uscire siano solo gli uomini, mentre le donne e i bambini, così come il bestiame, devono rimanere in Egitto […]. Mosè, però, non può negoziare con il sovrano straniero la modalità del culto, non può subordinarlo a un compromesso politico: la forma del culto non è una questione di concessioni politiche; esso ha in se stesso la propria misura, può essere regolato solo dalla misura della rivelazione, a partire da Dio.

Se ci sono molti motivi che potrebbero condurre tantissima gente a cercare un rifugio nella liturgia tradizionale, quello principale è che trovano là conservata la dignità del sacro. Dopo il Concilio, ci sono stati molti preti che hanno elevato deliberatamente la “desacralizzazione” a livello di un programma, sulla pretesa che il Nuovo Testamento ha abolito il culto del Tempio: il velo del Tempio che è stato strappato dall’alto al basso al momento della morte di Cristo sulla croce è, secondo certuni, il segno della fine del sacro.

Non intendo ora sviluppare ulteriormente questo aspetto; mi limito sinteticamente a questa conclusione: dobbiamo riacquistare la dimensione del sacro nella liturgia. La liturgia non è una festa; non è una riunione con scopo di passare dei momenti sereni. Non importa assolutamente che il parroco si scervelli per farsi venire in mente chissà quali idee o novità ricche di immaginazione. La liturgia è ciò che fa sì che il Dio tre volte Santo sia presente fra noi; è il roveto ardente; è l’alleanza di Dio con l’uomo in Gesù Cristo, che è morto e di nuovo è tornato alla vita.

La grandezza della liturgia non sta nel fatto che essa offre un intrattenimento interessante, ma nel rendere tangibile il Totalmente Altro, che noi da soli non siamo capaci di evocare. Viene perché vuole. In altre parole, l’essenziale nella liturgia è il Mistero, che è realizzato nella ritualità comune della Chiesa; tutto il resto lo sminuisce. Alcuni cercano di sperimentarlo secondo una moda vivace, e si trovano ingannati: quando il Mistero è trasformato nella distrazione, quando l’attore principale nella liturgia non è il Dio vivente ma il prete o l’animatore liturgico.

https://lanuovabq.it/it/ratzinger-lessenziale-della-liturgia-e-il-mistero

Anonimo ha detto...

Salve, regina, mater misericordiae,
vita, dulcedo et spes nostra, salve.
Ad te clamamus exsules filii Hevae,
ad te suspiramus gementes et flentes
in hac lacrimarum valle.
Eia ergo, advocata nostra, illos tuos
misericordes oculos ad nos converte,
et Jesum, benedictum fructum ventris tui,
nobis, post hoc exsilium, ostende.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.