sabato 6 agosto 2022

Diaconato sacramentale per le donne? Osservazioni critiche su una proposta del “Movimento sinodale” di Manfred Hauke.

Nella nostra traduzione da Die Tagenpost un recente articolo di mons. Hauke sul diaconato femminile. Precedenti quiqui - qui - qui

Diaconato sacramentale per le donne?
Osservazioni critiche su una proposta del “Movimento sinodale” di Manfred Hauke.

Lipsia, Katholikentag 2016
Nel febbraio 2022, il terzo forum sinodale “Donne al servizio e negli uffici sacramentali della Chiesa” ha pubblicato tre proposte che sono state accolte dalla grande maggioranza dei membri presenti. Un esteso “testo fondamentale” (I, 30 pagine) è integrato da due cosiddetti “testi di azione” sulle “donne nell’ufficio sacramentale” (II, 4 pagine) e sul “diaconato delle donne” (III, 6 pagine). I testi non sono definitivi, ma mostrano una chiara tendenza.

Quanto al diaconato femminile, il forum chiede “un indulto rispetto al canone 1024 del Diritto Canonico (‘Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile’) per aprire il ministero diaconale alle donne” (III, 5). Ci si riferisce chiaramente al diaconato come parte del sacramento dell’Ordine. La proposta del cardinale Kasper di creare l’ufficio non sacramentale della “diaconessa parrocchiale” è stata respinta perché si ritiene che tale ufficio darebbe alle donne “solo l’accesso a un diaconato di ‘seconda classe’” (III, 3).

Per la giustificazione teologica sintetizzata alla fine (III, 5-6), il forum fa a meno della menzione delle diaconesse della Chiesa antica: “L’interpretazione dei reperti storici è contestata: c’è chi sostiene che sia esistito un diaconato sacramentale femminile nella Chiesa del I millennio e chi sottolinea invece l’‘alterità’ del diaconato femminile, che parla a favore di un ministero non sacramentale delle donne” (III, 3; cfr. I, 17).

È noto che diaconi e diaconesse venivano ordinati con diverse formule di ordinazione, e che ci sono testimonianze di ordinazioni di diaconesse solo a partire dalla fine del IV secolo. Le diaconesse non prestavano servizio all’altare e non potevano predicare nella liturgia.
Il loro compito principale nella liturgia era, secondo le norme della didascalia formatasi nel III secolo e che alcuni ricercatori definiscono il “certificato di nascita” dell’ufficio diaconale femminile, l’unzione di tutto il corpo delle donne adulte durante il battesimo, per motivi di decenza, quando la diaconessa (o un’altra donna) realizzava l’unzione altrimenti operata dal ministro maschio. Le diaconesse non potevano battezzare.
Il forum ritiene che questi compiti debbano essere “oggi ulteriormente sviluppati in vista del servizio della predicazione, dell’amministrazione del sacramento del battesimo, dell’unzione degli infermi e dell’assistenza matrimoniale” (III, 6). D’altra parte — facendo riferimento alle indicazioni pertinenti delle lettere paoline — va sottolineato che anche nella Chiesa primitiva la predicazione liturgica era riservata ai ministri maschi, e che l’unzione degli infermi non può essere affatto amministrata dai diaconi (se, seguendo il concetto espresso dalla Lettera di San Giacomo, lo consideriamo un sacramento che può includere il perdono dei peccati — che viene concesso solo dai presbiteri — e non come un sacramentale paragonabile al segno della croce fatto in segno di benedizione con la cenere o all’acqua santa, che ognuno può amministrare a se stesso).

Si cerca di trovare una giustificazione con un’esegesi da spaccapietre
Anche il battesimo rituale amministrato dai laici è un’eccezione per situazioni di estrema carenza di sacerdoti e diaconi, che per il momento non esistono in aree di lingua tedesca. Come giustificazione concettuale, il forum fa riferimento al decreto sulle missioni del Concilio Vaticano II, che afferma: “gli uomini, i quali di fatto esercitano il ministero di diacono, o perché … catechisti … o perché esercitano la carità attraverso opere sociali e caritative, siano fortificati dall’imposizione delle mani, che è trasmessa fin dagli apostoli, e siano più saldamente congiunti all'altare per poter esplicare più fruttuosamente il loro ministero con l’aiuto della grazia sacramentale del diaconato” (Ad gentes 16) (III, 1).

Dato che le donne svolgono già una moltitudine di compiti caritativi e pastorali, dovrebbero essere ordinate diaconesse. Altrimenti, secondo il sinodo di Würzburg, si tratterebbe di “un’ingiustificabile separazione tra la funzione e il mandato di salvezza sacramentalmente mediato” (III, 2). Questa giustificazione è ovviamente una sorta di esegesi da spaccapietre del Vaticano II e ignora completamente il discorso pertinente.

Il fatto che gli uomini che svolgono servizi sociali stiano già “di fatto” esercitando il ministero diaconale e quindi debbano essere ordinati diaconi ha altrettanto senso quanto affermare che gli uomini che stanno già di fatto esercitando un ministero episcopale dovrebbero essere ordinati vescovi — se questo ragionamento si spingesse fino alle sue più estreme conseguenze, ci sarebbero quasi tanti vescovi quanti sono i cattolici.

Una consacrazione sacramentale non è mai semplicemente la conferma di un’attività già praticata, ma una specifica conformazione a Cristo, che conferisce un’impronta indelebile al ministero specifico di ciascuno.

Non è solo questione di leadership
La vaga formulazione del decreto sulle missioni si spiega con la situazione dell’epoca, in cui l’istituzione del diaconato permanente era una novità, e non intende ribaltare la teologia dell’ordinazione, che altri documenti del Concilio affrontano in modo equilibrato. Il dibattito specialistico sul tema viene ignorato anche nei riferimenti al motu proprio Omnium in mentem (2009) di papa Benedetto XVI, che — si afferma – avrebbe aperto una porta al diaconato delle donne perché i diaconi, a differenza dei vescovi e dei sacerdoti, non lo sono “in persona di Cristo, il Capo della Chiesa” (III, 4).

Ma Omnium in mentem non afferma affatto questo, bensì richiede solo che la formulazione letterale della Lumen gentium secondo la quale i diaconi servono il popolo di Dio “al servizio della liturgia, della parola e dell’amore” sia inserita nel Codice di Diritto Canonico.

Reinterpretazione delle scoperte bibliche
Agire in persona di Cristo Capo della Chiesa non è solo una questione di esercizio di funzioni di leader (meno esplicitamente pronunciate nel caso del diacono), ma anche di comunicazione della vita e della verità divina. Altrimenti si dovrebbe dire che il ministro ordinato non agisce in persona di Cristo Capo della Chiesa, ad esempio quando declama il Vangelo, predica o amministra il battesimo. Nel caso del ministro ordinato, questa azione si compie sulla base dell’impronta sacramentale.

La richiesta dell’ufficio clericale per le donne si scontra con l’obiettivo del forum, secondo il quale un “ufficio diaconale” potrebbe contribuire alla “declericalizzazione” (III, 5). Come è noto, anche un diacono appartiene al clero. La contraddizione diventa ancora più drastica se si confronta il testo Diakonat der Frau [Diaconato della donna] con il precedente Grundtext [Testo fondamentale] e l’ulteriore “testo di azione” Frauen im sakramentalen Amt [Le donne nell'ufficio sacramentale].

Secondo il Testo fondamentale non vi sarebbe mai stata l’istituzione del sacramento dell’Ordine a partire dagli apostoli: l’“ufficio” sarebbe la “conseguenza ecclesiologica di alcuni carismi” (I, 15), e solo una successiva “istituzionalizzazione” avrebbe permesso di fare un passo indietro nel caso delle donne, che al tempo di San Paolo sarebbero state ancora attive “allo stesso modo e insieme agli uomini nei compiti di guida della Chiesa”, come l’apostola Giunia (I, 13).

L’affermazione di San Paolo — il quale giustifica il “silenzio” delle donne nell’annuncio e nell’insegnamento pubblico della dottrina all’interno della liturgia facendo riferimento a un “comandamento del Signore” (1 Cor 14, 37) — viene accantonata come prodotto di un’invenzione successiva, come testimonierebbero le epistole pastorali, che parlano di un carisma ufficiale mediato dall’imposizione delle mani (I, 14 ss.; II, 1).

Questo trattamento alquanto improprio — di matrice liberal-protestante — del sacramento dell’Ordine, che ha bisogno di fare violenza ai documenti storici, si combina con un’ideologia del gender che rifiuta la complementarietà dell’uomo e della donna e afferma addirittura: “Il genere non è…. una realtà data da Dio” (I, 5).

Se tutto ciò fosse corretto, non ci sarebbe bisogno di una particolare attenzione alla realtà della donna e certamente nessuna riflessione sull’ammissione a un sacramento che in realtà non esiste. Il terzo forum sinodale avanza qui richieste che si annullano da sole.
[Traduzione dal tedesco per Chiesa e postconcilio di Antonio Marcantonio]

11 commenti:

Forse.. ha detto...

Domanda: ma non hanno come impiegare il tempo tanto da doversi scervellare (lambiccarsi il cervello) per fare entrare le donne in tutti i pizzi ( buchi,fori, pertugi)?

Trasfigurazione ha detto...

Le persone che pregano
brillano di una luce diversa?

Nel giorno della Trasfigurazione
del Signore si può oafferma che:
"Le persone che pregano veramente sono anche
fisicamente diverse: emanano
una sorta di misteriosa luce
nello sguardo, nel volto,
nei gesti, nel sorriso, e persino
nella sofferenza".

Il racconto che l’evangelista
Luca fa della Trasfigurazione
ha un dettaglio che egli mette
in evidenza in tutti i passaggi nevralgici della vita di Gesù.
Questo dettaglio è la preghiera:

E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

Nel battesimo, come nella trasfigurazione o nell’agonia
nel Getsemani, Luca dice che
Gesù sta pregando. È bello
pensare che la preghiera ci introduce nelle grandi
esperienze esistenziali.

Gesù prega e si sente amato (battesimo), prega e si sente illuminato (trasfigurazione),
prega e sente di non essere
solo (l’angelo che lo consola
nel Getsemani).

È una cosa che ho potuto
appurare di persona più volte incontrando molta gente. Le persone che pregano veramente sono anche fisicamente diverse: emanano una sorta di misteriosa luce nello sguardo, nel volto, nei gesti, nel sorriso, e persino nella sofferenza.

Si intuisce una profondità che
negli altri è assente.
La preghiera è ciò che davvero
ci mette in comunicazione
con un mondo altro che ha
la sua porta proprio nel nostro cuore.

Ma non dobbiamo dimenticare
che questa immersione di luce
sul monte Tabor che oggi ricordiamo in maniera solenne
ha lo scopo di preparare Gesù
e i suoi discepoli alla discesa
del buio della Croce.

Finché non impariamo
a collegare tra loro i momenti
di luce e quelli di buio che
ci capitano, siamo condannati
a sprecare entrambi.

Le cose belle e le cose brutte
sono sempre collegate tra di loro,
e solitamente sono le cose belle che ci permettono di non soccombere alle cose brutte.
La domanda è se ce ne accorgiamo.

(Luca 9,28b-36)

Anonimo ha detto...

San Leone Magno
ca 461
Papa e dottore della Chiesa.

« La gloria che dovrà essere
rivelata in noi » (Rm 8,18).

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello
e li condusse in disparte, su un alto monte e manifestò loro la sua gloria. Infatti, anche se loro avevano capito che la maestà
di Dio risiedeva nella sua persona, non sapevano che il suo corpo,
che serviva da velo alla sua
divinità, partecipava alla potenza
di Dio. Perciò il Signore aveva espressamente promesso,
qualche giorno prima, che alcuni
tra i discepoli non sarebbero
morti finché non avessero visto
il Figlio dell'uomo venire nel suo regno (Mt 16, 28), cioè nello splendore della gloria … che conveniva soprattutto alla natura umana che aveva assunto...

Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall'animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l'umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata
loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo.
Ma, secondo un disegno non
meno previdente, egli dava un fondamento solido alla speranza della santa Chiesa, perché le membra del Corpo di Cristo prendessero coscienza di quale trasformazione sarebbero state oggetto, in quanto chiamate a partecipare a quella gloria, che
era brillata nel loro Capo.

Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto: « Allora i giusti
splenderanno come il sole
nel Regno del Padre loro »
(Mt 13, 43). La stessa cosa affermava anche l'apostolo
Paolo dicendo: « Io ritengo che
le sofferenze del momento presente non sono paragonabili
alla gloria futura, che dovrà
essere rivelata in noi » (Rm 8, 18). In un altro passo dice ancora:
« Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo
in Dio. Quando si manifesterà Cristo, vostra vita, allora anche
voi sarete manifestati con lui
nella gloria » (Col 3,3-4).

Ave Maria! ha detto...

Contemporaneamente alla Novena per l'Assunta (o a scelta se preferite), aderiamo alla Novena verso S.Giuseppe, per le intenzioni espresse per noi da Don Elìa.
Santa preghiera a tutti!
https://crociatasangiuseppe.blogspot.com/p/solenne-novena-san-giuseppe-pernove.html

E.P. ha detto...

Il tema del diaconato alle donne era già caro ai gesuiti da almeno diversi decenni, con le solite scuse che essendo solo "di servizio" e non implicando sacramenti ma solo "sacramentali" (benedizioni, assistenza a matrimoni che in quanto sacramento è "celebrato dagli sposi", ecc., più l'idea peregrina che "primo grado del sacerdozio" sarebbe solo un'espressione enfatica) sarebbe in fin dei conti accessibile anche alle donne (e quindi tutta la solita tiritera di presunte "diaconesse" qua e là nei secoli passati, col solito trucchetto di ricamare con zelo su traduzioni malfatte ed espressioni imprecise nelle fonti).

Se anche per assurdo avessero ragione, è sommamente sbagliato aprire un dibattito adesso, trasformando di fatto (e talvolta persino loro malgrado) la questione in una mera distribuzione di nuovi titoli di prestigio ad una platea clericalizzata bramosa di sentirsi più importante (un po' come quando alcuni decenni fa qualche esimio professorone teologone blaterava senza alcuna ironia di inventare un "ottavo sacramento" da far celebrare alle suore). Come se non avessero capito il madornale errore dell'inventare il diaconato permanente, che è diventato un distribuire a pioggia un nuovo titolo nobiliare a soggetti che puzzano troppo di sagrestia.

Nei momenti di crisi alla Chiesa spetta di salvare le sementi, nei momenti di dubbio conviene tornare alla Tradizione anziché cercare di introdurre novità e colpi di scena per catturare l'attenzione del pubblico annoiato (pubblico per lo più immaginario: per il Vaticano II si diceva di andare "incontro al mondo", "incontro alla gente", ma senza mai chiarire chi fossero esattamente i destinatari "mondo" e "gente" che teoricamente esigevano "cambiamenti" dottrinali e liturgici).

Iniziato ore 21;oo ha detto...

Santuario Madonna dei Boschi
6 agosto 2022 - Devozione del Primo Sabato del Mese al Cuore Immacolato di Maria
https://www.youtube.com/watch?v=nL3g0sFp_fg

Esposizione del Santissimo Sacramento, Santo Rosario, Meditazione sul 5° Mistero
Glorioso, Benedizione Eucaristica, Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Pio ha detto...

Queste elucubrazioni sinodali tedesche dimostrano una volta di più che nelle cose spirituali le innovazioni della modernità rappresentano sempre un decadimento.

Anonimo ha detto...

Intervistato da Vanity Fair, il cardinale Zuppi, nuovo presidente della Cei, dichiara che celebrerebbe il funerale di una persona che ha scelto il suicidio assistito, rimandando al caso di Piergiorgio Welby. Ma nemmeno il capo dei vescovi italiani può dirsi superiore al Diritto della Chiesa. Secondo il quale ad un suicida consapevole devono essere negate le esequie.

Pio ha detto...

Il dilagante contagio del c.d. cammino sinodale tedesco metterà a ferro e fuoco la Chiesa Cattolica. Bergoglio non lo ha arginato, e ora questo virus sta dilagando.
La rivoluzione similProtestante del CV2 e la sua "onda lunga", non arginata, ma favorita, dai vari pontefici che si sono succeduti, deve essere fermata da noi fedeli.
E non si dica che la maggioranza dei cattolici è a favore di sodomiti e Lbgt, perché anche se fosse vero sarebbero cattolici solo di nome e non si stravolge la Dottrina bimillenaria a colpi di maggioranza.

Anonimo ha detto...


L'apostola Giunia, in quanto tale, non è mai esistita.

Si tratta di una lettura errata dei testi paolini. La chiusa della Lettera ai Romani è ricca di saluti e riconoscimenti ai suoi collaboratori maschili e femminili: "...salutate Anndrònico e Giùnia, miei congiunti e miei compagni di prigione, che sono insigni fra gli Apostoli e che sono stati di Cristo prima di me. Salutate Ampliato, mio carissimo, nel Signore.." (Rm 16, 6-8). [salutate Andronicum et Iuniam cognatos et concaptivos meos: qui sunt nobiles in Apostolis, qui et ante me fuerunt in Christo]
Secondo le "teologhe" femministe, la tradizione tardiva avrebbe convertito Junia in un uomo.
E come mai?
Se consultiamo il Commento Critico al "Greek New Testament", quello fatto da quattro esperti di fama internazionale tra i quali il defunto cardinal CM Martini SI, leggiamo: "il nome è accettato come è nella maggior parte dei Codici, Jouniân, un accusativo maschile, come risulta dall'accennto. Potrebbe anche essere femminile. Jounìas, maschile, sarebbe un diminutivo di Junianus ma non risulta dalle iscrizioni; Junia, femminile, risulta invece da più di 250 iscrizioni greche e latine".
Ma anche se fosse femminile, cosa cambierebbe? NIente. Si tratterebbe dello "apostolato carismatico" cioè di "predicatori deputati all'evangelizzazione dei pagani". Apostoli non in senso giuridico ma spirituale (Rm 16, 7 cit.), 1 Tess 2, 6 Sila e Timoteo). Si trattava di ddiscepoli che avevano il carisma della predicazione e venivano inviati fra i pagani come in terra di missione, apostoli nel senso di missionari (Zorrell, LGNT, voce apostoli). E tra questi "missionari" vi erano anche le coppie di sposi, la più celebre delle quali era quella di Prisca e Aquila, ebrei romani, pure ricordati nella chiusa della LaiR, come adiutores, collaboratori, aventi cioè il carisma della diaconia (16, 3-5) (Vedi Dizionario Biblico a cura di Mons. F. Spadafora, voce carismi).








Argomento decisivo quello delle epigrafi al femminile? Secondo me, no. Jouniân potrebbe non essere un diminutivo ma un calco di nome ebraico, i primi convertiti erano quasi tutti ebrei con nomi latini e greci. San Paolo sembra riferirsi a due uomini, ebrei nonostante i loro nomi pagani, suoi consanguinei o comunque della stessa tribù, convertitisi prima di lui a Cristo, che avevano anche condiviso una sua prigionia. Nota bene : san Paolo scrive "miei compagni di prigione" (concaptivos). Si trattava in genere di stanzoni collettivi, è da escludere che uomini e donne vi fossero tenuti mescolati, promiscui..
PP

Anonimo ha detto...


Ancora sulla "apostola Jounia"

Ma questo nome Jounias, al maschile, non potrebbe essere la forma ellenizzata di Jonah (colomba, colombo), nome ebraico, come quello del famoso profeta? È forse filologicamente impossibile?
Pertanto i due missionari cristiani (apostoli) che avevano condiviso per un certo tempo il carcere con lui ed erano suoi parenti o della stessa tribù si chiamavano "Andronico e Giona".