venerdì 5 agosto 2022

Non sta al papa cambiare

Il concilio vaticano III invocato da Carlo Maria Martini è in pieno svolgimento ma i più non se ne avvedono. L'autodemolizione della Chiesa entra nell'ultima fase e i più non hanno neppure capito che è iniziata. "Avviare processi" significa questo: ti fanno la rivoluzione e tu neppure te ne rendi conto. Diabolico. Come tutta l'ideologia modernista. A simile trasformazione genetica del cattolicesimo chi segue la Tradizione si oppone con tutte le forze e convinzione granitica. Perché quel che è in gioco non è certo un po' di latinorum. Ma la fede. 

Non sta al papa cambiare
di Robert B. Greaving*

Nel classico della spiritualità Il combattimento spirituale si afferma che la prima arma necessaria per raggiungere la santità è la diffidenza di noi stessi [[1]] o, come disse Chesterton, «essere assolutamente sicuri di sé non è solamente un peccato; essere assolutamente sicuri di sé è una debolezza» [[2]]. Qualcuno a Roma dovrebbe riflettere un po’ su questo punto prima di far sì che un numero ancora maggiore di cattolici metta in questione la fede (o, quantomeno, la Chiesa). Quei qualcuno a Roma – e noi con loro – dovrebbero anche prendere in considerazione, apprezzandola, la diffidenza di sé di papa san Paolo VI. Lasciatemi spiegare.

Il problema è questo: papa Francesco ha cambiato la dottrina morale ininterrotta della Chiesa in almeno due occasioni. Prima con Amoris laetitia, consentendo a cattolici in relazioni adulterine di ricevere la santa Eucaristia, poi quando ha dichiarato la pena di morte «inammissibile».

Ora, conosco molti disposti a sostenere che la dottrina non ha subito cambiamenti. Per farlo, non esiteranno a ricorrere ad arzigogoli mentali, teologici ed ecclesiali talmente contorti da rendere elementare la questione del numero degli angeli che possono ritrovarsi contemporaneamente sulla capocchia di uno spillo.

Circa i due casi sopra citati non si può parlare né di “travisamenti”, né di interpretazioni “fuori contesto”. Si è trattato di pronunciamenti ufficiali di papa Francesco. Circa la concessione data a cattolici adulteri di ricevere la Comunione, non possiamo più giocare la carta della “nota a piè di pagina ambigua”. Perché lo stesso Francesco, qualche tempo dopo, ha dato personalmente delle direttive ai vescovi argentini spiegando che, sì, la nota significa proprio quella cosa lì. Tutte le richieste di chiarimento sono state ignorate.

Sulla questione della pena di morte, il Papa, di sua iniziativa e non citando alcun’altra autorità che non fosse la propria, ha apportato un cambiamento nel Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica. In entrambi i casi, ci sono ben pochi dubbi che la dottrina della Chiesa in tema di morale sia cambiata, e sia stata modificata, in modo ufficiale e pubblico, dal Papa.

Qui non si tratta di giudizi prudenziali o affari attinenti al governo della Chiesa. Questi sono punti di dottrina morale. E quando dico che sono “cambiati” non intendo “sviluppati” (che è la parola che il Papa preferisce). Intendo proprio “cambiati”. Nel primo caso, ciò che una volta era ritenuto peccaminoso non lo si considera più tale; nel secondo, ciò che un tempo era ritenuto ammissibile ora non lo è più. Per il comune fedele cattolico, il nero è diventato bianco, e il bianco è ora nero.

Adesso è in arrivo un terzo cambiamento, e forse ancora più catastrofico. La Pontificia accademia per la vita ha pubblicato un documento che descrive un «cambio di paradigma» circa l’insegnamento della Chiesa sul controllo delle nascite [[3]]. Nel documento si afferma quanto segue: poiché «ci sono infatti condizioni e circostanze pratiche che renderebbero irresponsabile la scelta di generare», una coppia sposata potrebbe decidere di ricorrere, con «una scelta saggia», a tecniche contraccettive. L’arcivescovo Vincenzo Paglia, che papa Francesco ha appositamente voluto alla presidenza dell’Accademia scrive : «Il testo si assume la responsabilità di operare una svolta, passando, per così dire, dalla sfera al poliedro» [[4]] (non me lo sto inventando!).

Alcuni potrebbero sostenere che si tratta solo di un documento elaborato o, se si vuole, promosso dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Non si tratterebbe perciò dell’insegnamento ufficiale della Chiesa. Gli stessi potrebbero anche aggiungere che vi sono membri della Pontificia accademia che hanno criticato il documento, precisando di non essere stati consultati. Ma si tratta di un copione già visto (vedi Amoris laetitia) e possiamo intuire come andrà a finire. Inoltre, l’arcivescovo Paglia ha messo in chiaro che papa Francesco era informato sin dall’inizio tanto sull’iniziativa che sul documento e, stando a quanto dice Paglia, ne ha anche incoraggiato la pubblicazione. Qualcuno già considera questo documento la pezza di appoggio cui farà poi appello il cambio di dottrina che un’enciclica verrà a stabilire.

Non è mia intenzione entrare nel merito della dottrina. Voglio solo evidenziare due cose. La prima è la sicurezza di sé che papa Francesco e i suoi teologi hanno dimostrato nei loro giudizi circa i mutamenti della dottrina della Chiesa. La seconda è che questa sicurezza di sé sta invece minando la fiducia di molti cattolici nei confronti della Chiesa. Se ne rendono conto?

Ecco la domanda che pongo a me stesso, e volesse il Cielo che avessi la risposta: se papa Francesco ha ragione, allora la Chiesa fino all’avvento del suo pontificato era in errore, e il mio credere in ciò che quella Chiesa insegnava è stato malriposto. Al contrario se, come credo, la Chiesa fino a papa Francesco era nel giusto, allora lui è in errore e la mia adesione a uno dei principi fondamentali di quella fede – l’esistenza di un’autorità magisteriale – è stata malriposta, il che mina la mia fiducia nell’istituzione nel suo complesso.

Voglio essere chiaro: non sto “attaccando” papa Francesco. Mi limito a constatare quanto ha fatto. E se anche i cambiamenti apportati mi trovassero d’accordo, il problema rimarrebbe. Adesso dobbiamo affrontare il fatto che in un caso (o due, o potenzialmente tre) un pronunciamento della Chiesa in materia di morale, nei termini in cui un papa lo ha promulgato in forza della sua autorità magisteriale su questioni inerenti alla morale, non si è rivelato infallibile. Può cambiare.

Che cosa deve fare allora un cattolico (per “cattolico” intendo qualcuno che si è fidato nella Chiesa quanto alla dottrina morale coerentemente insegnata per duemila anni attraverso i suoi Concili e tutti i suoi Pontefici)? Dobbiamo dedurre che avessero tutti torto?

Il papato di Francesco presenta molti risvolti ironici, ma questo potrebbe essere il più ironico di tutti. Questi cambiamenti sono stati fatti – e lo stesso si può dire di quelli futuri – per tenere la Chiesa al passo con i tempi (potete usare un linguaggio teologico sofisticato quanto vi pare, ma alla fine di questo si tratta). Adesso noi «la sappiamo più lunga».

Lo hanno presumibilmente fatto – concedendo le migliori intenzioni – per rafforzare e accrescere la Chiesa. Ma non otterranno nulla del genere. Riusciranno solo a indebolirla oltre ogni immaginazione e a ridimensionarla considerevolmente. Con tutto il dovuto rispetto per le altre fedi, penso specialmente ai protestanti, le persone non si convertivano – e non si convertiranno in futuro – alla fede cattolica perché è un credo come ce ne sono altri.

Non sto affermando che la Chiesa dovrebbe rimanere aggrappata alla sua dottrina solo per differenziarsi, per offrire qualcosa di veramente esclusivo nel proprio menù. Sto solo dicendo che, a partire dalla mia esperienza – il mio personale cammino di fede (una frase sgradevole ma necessaria) ma anche le storie di conversione di molti che conosco –, l’approdare o il riapprodare alla fede cattolica è avvenuto perché solo lei osava affermare: «Noi abbiamo la verità, una verità immutabile, la roccia della verità». E adesso quella roccia si sta polverizzando in granelli di sabbia.

Ripeto: che dovrebbe fare un cattolico? Non lo so. Forse il prossimo conclave eleggerà un “nostro uomo” che porrà in essere “politiche” (cioè insegnamenti di dottrina morale) che condividiamo. In questo caso lo sforzo e il costo sarà enorme. Di sicuro, Francesco è stato bene attento a concedere posizioni di potere solo a persone che erano d’accordo con lui. Aveva il diritto di farlo come papa e non lo biasimerò per questo. Magari Giovanni Paolo II o Benedetto fossero stati più “francescani” da questo punto di vista!

Una buona parte (il cinquanta per cento? il settantacinque per cento?) del collegio cardinalizio e dell’episcopato andrebbe ristrutturato. E cosa fare con coloro che, che ci piaccia o no, sono vescovi a vita e sono ancora in circolazione? Poi ci sono interi ordini religiosi che andrebbero depurati. Ci sono università e seminari che andrebbero spurgati o chiusi del tutto. Interi Paesi potrebbero meritare l’interdetto. E dopo aver fatto tutto ciò?

Forte della sua fiducia in se stesso, Francesco – ne sono certo, inconsapevolmente – ha trasformato il papato in un mandato presidenziale in cui gli insegnamenti morali sono ridotti a mere politiche. L’“altra parte” aspetterà semplicemente il proprio turno per piazzare “il proprio uomo” (o, perché no, “la propria donna”) e provare a invertirne il corso. Benvenuto, protestantesimo!

E, intanto, che dire dei nostri sacerdoti? Penso ai tanti che sono diventati sacerdoti proprio per il modo in cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno difeso la dottrina cattolica. Saranno sopraffatti non solo dal dilemma morale, ma anche dal fatto di dover spiegare ai parrocchiani – mantenendo, peraltro, un volto imperturbabile – perché il peccato non è più peccato.

Perché ho evocato la figura di Paolo VI? Torno a Il combattimento spirituale e alla sua prima lezione: diffidare di sé. Ce n’è di materia per esprimere critiche nei confronti di Paolo VI e del suo pontificato. L’accusa più frequente è la diffidenza e un’eccessiva propensione al cambiamento. Cosa che certamente ebbe risvolti problematici. Ma giacché stiamo per essere travolti da una sconfessione papale dell’Humanae vitae, è probabile che sia stata proprio la scarsa confidenza in se stesso a salvare Paolo VI e a spingerlo a pubblicare una enciclica in cui ribadiva l’insegnamento tradizionale. La scarsa confidenza in se stesso è precisamente la qualità che è vistosamente assente oggi a Roma.

Sappiamo che la commissione nominata da Paolo VI si era espressa a favore di un’apertura nei confronti della contraccezione. E non è escluso che lo stesso Paolo VI fosse personalmente propenso ad accogliere quelle indicazioni. E certamente l’avrebbe fatto se si fosse limitato a interpellare il suo tempo e coloro che lo circondavano. Ma forse – e dico “forse” – anche in quell’occasione non si è fidato abbastanza di se stesso. Forse si è girato indietro, ha guardato i suoi predecessori, i Concili e i dottori della Chiesa e, osservando quella realtà universale e plurisecolare che è la Chiesa, può aver concluso: «Chi sono io per andare contro tutti loro?».

Come molti che si stanno interrogando se ancora appartengono ­alla Chiesa cattolica di oggi o se vi sia in essa posto per loro, non mi resta che sperare che il papa regnante faccia propria in misura un po’ maggiore quel tipo di diffidenza.

*docente di Latino e Inglese presso un liceo del Maryland (Usa). Per cinque anni, dopo essersi laureato in Giurisprudenza presso la Dickinson School of Law, ha fatto parte dell’avvocatura militare degli Stati Uniti
______________________________ 
[1] Cfr. Lorenzo Scupoli C.R. (1530 ca.-1610), Il combattimento spirituale, cap. II.
[2] La citazione si trova in Ortodossia (1908).
[3] L’autore si riferisce al volume Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche. Atti del seminario di studio promosso dalla Pontificia accademia per la vita, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana il 1° luglio scorso.
[4] Vincenzo Paglia, presentazione al volume Etica teologica della vita, pp. 8-9.

Fonte: crisismagazine.com by Duc in altum
Titolo originale: It’s Not for the Pope to Change
Traduzione di Maurizio Brunetti
Note aggiunte dal traduttore

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Per Mic. Benedetto e la Croce

Un Gesù che sia d’accordo con tutto e con tutti, un Gesù senza la sua santa ira, senza la durezza della verità e del vero amore, non è il vero Gesù come lo mostrala Scrittura, ma una sua miserabile caricatura. Una concezione del “vangelo” dove non esista più la serietà dell’ira di Dio, non ha niente a che fare con la vangelo biblico. Un vero perdono è qualcosa del tutto diverso da un debole “lasciar correre”.

Il perdono è esigente e chiede ad entrambi – a chi lo riceve ed a chi lo dona – una presa di posizione che concerne l’intero loro essere. Un Gesù che approva tutto è un Gesù senza la croce, perché allora non c’è bisogno del dolore della croce per guarire l’uomo.

Ed effettivamente la croce viene sempre più estromessa dalla teologia e falsamente interpretata come una brutta avventura o come un affare puramente politico. La croce come espiazione, come “forma” del perdono e della salvezza, non si adatta ad un certo schema del pensiero moderno.

Solo quando si vede bene il nesso fra verità ed amore, la croce diviene comprensibile nella sua vera profondità teologica. Il perdono ha a che fare con la verità e perciò esige la croce del Figlio ed esige la nostra conversione.

Perdono è appunto restaurazione della verità, rinnovamento dell’essere e superamento della menzogna nascosta in ogni peccato. Il peccato è sempre, per sua essenza, un abbandono della verità del proprio essere e quindi della verità voluta dal Creatore, da Dio.
Joseph Ratzinger - da " Guardare a Cristo"

Catholicus ha detto...

Mi dear Robert...mio caro Robert, per fugare tutti i suoi dubbi e le sue perplessità su colui che lei chiama "papa Francesco" (sic!) dovrebbe andare alla radice, al CV II e ai papi conciliari : da lì è partita la rivoluzione anticattolica nel clero, da lì i rivoluzionari massoni in talare ( poi rottamata) hanno preso le redini della Chiesa, e ora stanno completando l' incarico ricevuto dal loro vero capo, il diavolo ( cfr don Andrea Mancinella "1962, rivoluzione nella Chiesa")

Marcello ha detto...

Per che riguarda Amoris Laetitia, la mancata risposta ai dubia, espressi comunque da membri del collegio cardinalizio, non tiene per così dire "sospesa" l'ufficialità del cambiamento dottrinale? È un mio pensiero che ho sempre avuto sin dal principio e sarebbe compatibile con il fatto che Francesco sarebbe davvero il Papa (dato che un vero pontefice non può cambiare la dottrina).

Angheran70 ha detto...

«Chi sono io per andare contro tutti loro?»

Pregevole riflessione che nel caso di Francesco rischia di essere solo una domanda retorica. Non è il genere di cruccio che può balenare nel personaggio. Per l'approssimazione sudamericana elevata a potenza è proprio il volgersi indietro la sciagura peggiore. Per esorcizzare il pericolo si violenta anche il linguaggio, inventando parole senza senso come "indietrismo".
"Avviare processi" , "il tempo è superiore allo spazio" rappresentano invece la spinta propulsiva verso il superamento di quel cattolicesimo che negli atti pubblici risulta tanto indigesto , quanto irrisolto. Un cattolicesimo che può essere accettabile solo nella dimensione auto-accusatoria. No, non c'è nessun Vaticano III in corso. C'è solo una brutta pagina contorta voluta da qualcuno nell'illusione tardo-sessantottesca che il rigetto della dottrina e della storia spalancasse le porte a una nuova primavera. Ebbene il risultato ottenuto è talmente contorto da risultare ingestibile per gli stessi fautori del genere,
o se vogliamo per i mandanti.
Perchè un Martini può anche aver espresso il concetto che "la Chiesa è indietro di 200 anni", ma era consapevole di certi limiti contenuti nell'affermazione, primo fra tutti il fatto che quella chiesa aveva ed ha ancora linfa vitale, mentre certe fughe in avanti possono interessare solo qualche redazione. Il fallimento della rivoluzione bergogliana è oggi conclamato e constatato anche presso i più sfegatati supporter. Fallimento dei Sinodi, dei Sinodi di Sinodi , fallimento nelle vocazioni , fallimento finanziario e via dicendo..

Il gregge deve essere sostenuto dalla Fede. ha detto...

Il Pensiero Cattolico
Le attitudini del discepolo di Gesù: Vegliare servendo
https://www.facebook.com/ilpensierocattolico/videos/585530646497178/

La 3^parabola, quella dell'Amministratore, Luca la riferisce ai Responsabili della comunita', quindi ai Sacerdoti, ai Vescovi. L'uomo di fiducia al quale il Padrone durante la Sua assenza ha affidato la responsabilita' di tutto il personale di servizio ha due possibilita':
1) Essere fedele e così ricevere dal Suo Signore una ricompensa che va oltre ogni limite; oppure
2)Abusare del suo potere, cioe' tradire la fiducia del Suo Signore e così spadroneggiare sugli altri servi;
....

I catari sono tornati? ha detto...

La gnosi detta i “diritti” | Angela Pellicciari
30 lug 2022
https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=2qUu8gaYM8g&fs=e&s=cl

mic ha detto...

Angelus Domini (Latino - Italiano) H. 06 - 12 - 18

Angelus Domini (Latino)

V/. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R/. Et concepit de Spiritu Sancto.

Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

V/. "Ecce Ancilla Domini."
R/. "Fiat mihi secundum Verbum tuum."

Ave Maria, gratia plena...

V/. Et Verbum caro factum est.
R/. Et habitavit in nobis.

Ave Maria, gratia plena...

V/. Ora pro nobis, Sancta Dei Genetrix.
R/. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus: Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante, Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Al termine dell'Angelus si recita il "Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto, Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen." (tre volte) ed il "Requiem aeternam dona eis Domine et lux perpetua luceat eis, requiescant in pace. Amen" (una volta).

Angelus Domini (Italiano)

V/. L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria,
R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

V/. "Ecco sono la serva del Signore."
R/. "Avvenga in me secondo la tua parola."

Ave Maria, piena di grazia...

V/. E il verbo si fece carne.
R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave Maria, piena di grazia...

V/. Prega per noi santa madre di Dio.
R/. Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu che, all' annuncio dell'Angelo, ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Al termine dell'Angelus si recita il Gloria al Padre (tre volte) e L'eterno riposo. (una volta).

Anonimo ha detto...

Il CVII ha solo attuato ciò che era stato predisposto fin dalla fine del XIX e gli inizi del XX secolo, con infiltrazioni di ogni tipo, massoniche e comuniste ed altro, adesso si fanno i conti, quello che salta agli occhi non è lo stato pietoso della chiesa, ma il fatto che tutta l'Europa abbia voltato le spalle al cristianesimo, senza rimorsi e senza alcun rimpianto, restano piccole sacche di fedeli devoti, ma il resto è wasted land, io non spenderei tante parole su JMB, non vorrei dare ragione a Cionci, ma qualche dubbio mi viene, la chiesa si dissolverà, la Chiesa vincerà, c'è solo da aspettare, e i nostri tempi non sono quelli divini.

Anonimo ha detto...

DOM 7/8: 10:00 (in inglese), 11:00 , 16:00 (in polacco), 18:30 (..
Stavo guardando questo specchietto delle Mese in una Chiesa ed ho ripensato che personalmente posso partecipare alla Unica Messa Cattolica nella sua propria lingua ufficiale unendomi via streaming ad ogni punto del globo in cui si celebrei tale Messa ed unirmi in comunione di preghiera con l'unico Messalino (bilingue per ciascuno).E' tanto difficile unirci almeno nella preghiera comune?

EquesFidus ha detto...

Invito tutti a pregare, in unione di pregheria, una corona del Santo Rosario sabato perché la persecuzione dell'ICRSS a Chicago abbia a finire. Questo interessa tutti, a chi piacciono oppure no: bisogna smetterla con le fazioni ed i puerili giochi di potere.

Anonimo ha detto...

L'aggiornamento della Dottrina è la foglia di fico messa davanti a tutte le omissioni, le infiltrazioni, le gnagnere di un clero che s'è fatto in massima parte eretico e omosessuale attivissimo.

Nei momenti in cui la nave imbarca acqua si corre ai ripari, non si aprono scientemente altre falle per non inimicarsi i marosi.

Ipotizzo che loro stessi la Dottrina ormai non la conoscano più e, facendo i buonisti, stilano norme che lisciano il pelo a tutti i viziosi, i soli che li applaudono.

Siccome fanno anche i finti tonti credo che sia tempo, senza ulteriori lettere suppliche e riverenze, dire loro la verità a piena voce, a brutto muso.

Anonimo ha detto...

La fede del credente rispetta solo la ragione fondata sull'indiscutibile verità. La fede infatti ha i suoi occhi, con cui vede in certo modo ch'è vero ciò che ancora non vede chiaro e coi quali vede con assoluta certezza che ancora non vede chiaro ciò che crede. Orbene chi mediante la vera ragione capisce ciò che prima riteneva certo solo per fede, è senz'altro da preferirsi a chi desidera ancora di capire ciò che crede” . Ed inoltre: “Chi infatti non vedrebbe che il pensare precede il credere? Nessuno certo crede alcunché se prima non ha pensato di doverlo credere... è necessario che tutte le cose che si credono siano credute per il precedente intervento del pensiero. Del resto anche credere non è altro che pensare assentendo: Infatti non ognuno che pensa crede, dato che parecchi pensano proprio per non credere; ma ognuno che crede pensa, pensa con il credere e crede con il pensare. La fede se non è oggetto di pensiero non è fede” (S.Agostino Ep.120, 3,2,7; De Praed. Sanct. 2,5). “Mai Dio domanda all’uomo di fare sacrificio della sua ragione! Mai la ragione entra in contraddizione reale con la fede! L’unico Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – ha creato la nostra ragione e ci dona la fede, proponendo alla nostra libertà di riceverla come un dono prezioso. È il culto degli idoli che distoglie l’uomo da questa prospettiva, e la ragione stessa può forgiarsi degli idoli. Domandiamo, dunque, a Dio che ci vede e ci ascolta di aiutarci a purificarci da tutti gli idoli, per accedere alla verità del nostro essere, per accedere alla verità del suo Essere infinito”

Benedetto XVI

Anonimo ha detto...

a forza di chiedere scusa per colpe che non ha, la Chiesa cattolica si è creata l'immagine di una che sbaglia sempre e che, prima o poi, chiede scusa per essere arrivata in ritardo a sdoganare, divorzio, aborto, contraccezione, pillole del giorno dopo ecc. (di questo passo è solo questione di tempo e già si vedono i segnali nella pontificia accademia per la vita e percorsi sino-sinodali nei Paesi pluriprotestanti)

Catholicus ha detto...

Dire la verità, sempre e comunque, piaccia o non piaccia, specialmente ai vertici eretici, apostati e traditori di Cristo,; sappiamo benissimo di che pasta sono fatte le autorità ecclesiastiche e politiche, e ad esse è doveroso opporsi, almeno democraticamente, lo richiede la nostra fede cattolica, quella vera, non quella a rovescio, di ispirazione ed origine luciferina

Dal Monastero benedettino tradizionale ha detto...

Va diffondendosi sempre più, seppur lentamente, la convinzione che "Il papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge" (Benedetto XVI). Una simile asserzione si scontra però con la realtà in cui il papa (come autorità ecclesiastica, non come principe temporale) è un sovrano assoluto, addirittura al di sopra di ogni legge. Paolo VI distrusse la liturgia antica e ne creò una nuova in virtù di tale potere assoluto. Se dunque rifiutiamo la nuova liturgia è certamente pure per le enormi problematicità che possiede, ma non solo. E' il principio stesso del papato onnipotente che non si può più accettare per i danni che può produrre. Un monaco benedettino di mille anni fa sentenziava che il vescovo di Roma è "degno di venerazione più di ogni altro ma non per questo gli è consentito di violare il tenore delle disposizioni canoniche". Nel primo millennio dunque il papa era sottomesso lui per primo alle tradizioni e alle disposizioni canoniche. Oggi è superiore a tradizioni e canoni, che può cambiare come e quando vuole, a proprio capriccio. E' evidente che siamo di fronte ad una inaccettabile deriva autocratica. Il novus ordo dunque prima ancora che per le sue problematiche va rifiutato perché "La pienezza di potere (plenitudo potestatis) del Romano Pontefice è il potere necessario per difendere e promuovere la dottrina e la disciplina della Chiesa. Non è un “potere assoluto” che includerebbe il potere di cambiare la dottrina o di sradicare una disciplina liturgica che è viva nella Chiesa dai tempi di Papa Gregorio Magno e anche prima" (card. R.L. Burke, dichiarazione del 22/7/2021, n. 15)
Il tradizionalismo deve fare diversi passi in avanti per uscire dalla concezione di un papa "semidio" (Cristoforo Marcello). E' un'urgenza della Chiesa il definire nei minimi dettagli ciò che un papa può fare e ciò che non può fare. Le demolizioni della dottrina e della liturgia iniziate decenni or sono, hanno subito un'impressionante accelerazione sotto questo infelice ed ignobile pontificato. I tempi in cui un papa può fare ciò che vuole devono finire il prima possibile. Essere "servo dei servi di Dio" significa proprio che non è padrone. Ed allora se non lo è non può comportarsi come tale. Un papa come Francesco doveva esser deposto come minimo da almeno sei anni fa. Ed invece ci dobbiamo tenere un'autorità ecclesiastica che sta demolendo il cattolicesimo giorno per giorno.

Anonimo ha detto...

http://blog.messainlatino.it/2022/08/il-papa-incoraggia-padre-martin-avanti.html

Anonimo ha detto...

"La giornalista auspicava uno «sviluppo nella dottrina della Chiesa per quanto riguarda gli anticoncezionali» e domandava a Francesco se fosse disponibile ad una «rivalutazione» del divieto totale, se esista «una possibilità per una coppia di considerare gli anticoncezionali». E lui si è guardato bene dal dare quel minimo di risposta che un Pontefice dovrebbe presentare a una tale domanda, e cioè che l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione non è modificabile, per la semplice ragione che vi sono « due significati che Dio Creatore ha inscritti nell'essere dell'uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale» (Familiaris Consortio, 32); significati che pertanto gli uomini non possono scindere, comportandosi «come “arbitri” del disegno divino», manipolando e avvilendo «la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione “totale”». Questo era il minimo sindacale che un pastore della Chiesa, tanto più se Sommo Pontefice, avrebbe dovuto spiegare." poi dicono che per fare i catechisti occorrerà studiare, passare degli esami ed avere il patentino. per far che? aggiornarsi e cambiare dottrina ogni tre per due?

Anonimo ha detto...

La chiesa modernista è impegnata in una guerra persa in partenza: estirpare il rito antico. Sarebbe come se uno si mettesse in testa di estirpare dagli italiani l'amore per il calcio! Giusto un matto da legare potrebbe pensare di farlo!