venerdì 1 dicembre 2017

Il card. Burke: puntualizzazioni varie e la 'correzione formale' che non si sa quando e come verrà

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Traduciamo, da un articolo apparso sul numero del 1° dicembre del Catholic Herald [qui], un'intervista che ci fornisce alcuni aggiornamenti rispetto alle dichiarazioni, anche recenti, che il card. Burke non ha mancato di rilasciare a vari media, da noi puntualmente registrate.
L'intervistatore, Paolo Gambi, redattore del Catholic Herald ha incontrato il cardinale nell'imminenza del primo anniversario dei Dubia, in occasione di una celebrazione [qui] nella Basilica di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna, organizzata dal Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum e dall'Associazione culturale San Michele Arcangelo (immagine a lato). Di seguito trovate domande e risposte dalle quali notiamo che il cardinale ribadisce alcune affermazioni dottrinali (peraltro abbastanza deludenti su una questione seria come la liturgia e la gravità rappresentata da ciò che la minaccia) ma resta ancora abbottonato sulla 'correzione formale' sulla quale al momento non si riesce ad ottenere di più mentre emerge con sempre maggiore evidenza come non possa riguardare solo l'AL. In ogni caso penso che ormai non è più tempo di interviste.
Aggiornamento: Leggo ora una dichiarazione riportata da Il Giornale che spiega l'impasse e mostra tutta la difficoltà del momento:  «Non penso che ci siano dubbi riguardo quello che penso, ma allo stesso tempo si deve avanzare la causa della Verità come dice San Paolo: Combattere la buona battaglia con giudizio e rispetto. Se qualcuno ha l'impressione che io stia difendendo la Verità troppo lentamente deve tenere in considerazione che la situazione è delicata. Io non vorrei mai far parte di uno scisma. Alcuni dicono: C'è già uno scisma non dichiarato. Ecco, io devo stare attento a non contribuire a una tale situazione».

Eminenza, lei ha recentemente definito i nostri tempi "realisticamente apocalittici". E ha aggiunto che "la confusione, la divisione e l'errore" all'interno della Chiesa cattolica provenienti da "pastori" anche ai più alti livelli indicano che noi "potremmo essere" alla fine dei tempi. Ci aiuterebbe a capire cosa intendeva con questo?

Nel momento presente c'è confusione ed errore sugli insegnamenti più fondamentali della Chiesa, ad esempio circa il matrimonio e la famiglia. L'idea che le persone che vivono in una situazione di unione irregolare possano ricevere i sacramenti è una violazione della verità per quanto riguarda sia l'indissolubilità del matrimonio che la santità dell'Eucaristia.

San Paolo, nella sua Prima Lettera ai Corinzi, ci dice che prima di accostarci a ricevere il Corpo di Cristo dobbiamo esaminare noi stessi altrimenti, ricevendo l'Eucaristia in modo indegno, mangiamo la nostra condanna. Ora la confusione nella Chiesa sta andando anche oltre, perché oggi c'è confusione sul fatto che ci siano atti intrinsecamente malvagi; il che è il fondamento della legge morale. Quando questo fondamento inizia a essere messo in discussione all'interno della Chiesa, l'intero ordine della vita umana e l'ordine della Chiesa stessa sono in pericolo.

Per questo si ha  la sensazione che nel mondo di oggi, basato sul secolarismo con un approccio completamente antropocentrico con il quale pensiamo di poter determinare un nostro significato della vita, della famiglia e così via, la Chiesa stessa appaia confusa. In tal senso si può avere la sensazione che la Chiesa dia l'impressione di non voler obbedire ai comandamenti di Nostro Signore. Dunque forse siamo arrivati ​​alla fine dei tempi.

Potrebbe darci un aggiornamento sulla "correzione formale" [di Amoris Laetitia]?

Non posso dir molto. Il 14 novembre, ricorre un anno da quando sono stati resi pubblici i dubia. Tutto ancora va determinato su come procedere, visto che non abbiamo ricevuto alcuna risposta, neppure un riconoscimento dei dubia, che sono domande molto serie. Penso di non poter dire altro al momento.

Qual è l'interpretazione corretta della sua recente riconferma alla Segnatura Apostolica?

Come cardinale ho servito vari dicasteri della Curia romana. In realtà, al momento sto servendo solo due dicasteri, la Congregazione per le cause dei santi e il Pontificio Consiglio per i testi legislativi. Certo, ho una preparazione in diritto canonico e soprattutto in giurisprudenza, quindi in un certo modo, la mio nuova carica è logica. Oltre a questo non vorrei speculare su cosa possa significare.

Il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, ha recentemente dichiarato che la Riforma è stata "un evento dello Spirito Santo" e ogni giorno leggiamo di prelati che strizzano l'occhio al mondo protestante. Nel frattempo, leggiamo di una commissione che sta lavorando sull'ipotesi di un'interpretazione sacramentale comune dell'Eucaristia [una voce successivamente smentita dal Vaticano]. Moriremo tutti protestanti?

Non vedo proprio come si possa dire che la divisione della Chiesa sia stata un atto dello Spirito Santo. Questo semplicemente non ha senso. Quanto alla commissione, non so quale sia la sua natura ma non è possibile avere una celebrazione eucaristica comune con i luterani, perché essi non credono nell'eucaristia secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica e, molto significativamente, non credono nella dottrina della transustanziazione, e cioè che la sostanza del pane e del vino, al momento della consacrazione della Messa, sia cambiata nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo. Se i cattolici partecipassero ad una sorta di eucaristia ecumenica abbandonerebbero la fede cattolica. Si tratta di un ecumenismo profondamente falso che recherebbe un grave danno alla Fede e alle anime.

In un'omelia lei ha affermato: "La natura della riforma del Rito della Messa è stata in un certo senso offuscata; nella Santa Messa l'Actio divina, che è l'unione tra cielo e terra, ha portato alcuni a pensare erroneamente che la Santa Liturgia sia un'azione che abbiamo fabbricato in un certo modo e con la quale possiamo quindi fare sperimentazioni". È vero, come molti pensano e dicono, che questo nuovo modo di celebrare la Messa è una conseguenza necessaria del Vaticano II?

La forma assunta dal rito rivisto della messa non è una conseguenza necessaria del Concilio Vaticano II. Di fatto, la riforma del rito della Messa, così com'è stata portata avanti, non ha seguito fedelmente, come avrebbe dovuto, ciò che il Concilio Vaticano II ha voluto e ci ha insegnato Ecco perché oggi parliamo di una "riforma della riforma": in altre parole, dovremmo esaminare nuovamente come il Rito della Messa dovrebbe essere riformato in modo più fedele al Concilio.

Certo, il Concilio ha imposto alcune riforme del rito della Messa. Tuttavia, alcuni hanno condannato la riforma perché è stata eseguita in modo violento, in qualche modo in termini di rimozione di così tanti aspetti che è stato difficile vedere la continuità tra i riti prima e dopo il Concilio. Certo, la continuità è essenziale, perché il Rito della Messa ci è giunto fin dai primi secoli cristiani come una realtà organicamente vivente; non si può avere una "nuova" Messa nel senso di un Rito della Messa totalmente nuovo. Dobbiamo in qualche modo esprimere la Tradizione Apostolica così come è arrivata fino a noi. [troppi "in qualche modo", che ricordano molti infausti e deleteri quodammodo dei documenti conciliari -ad es. GS, 22- fonte di 'oscuramenti' vari]

Oggi è possibile chiedere la liturgia tradizionale e non essere considerati, per questo motivo, "nemici" di Papa Francesco e forse anche di tutta la Chiesa?

Sì; infatti, nella Chiesa è da considerarsi normale la celebrazione di entrambe le forme del rito romano, la forma più antica o tradizionale, e la forma ordinaria. Dal motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI nel 2007, i sacerdoti sono liberi di celebrare la Forma Straordinaria.

Quindi non ci dovrebbero essere motivi per credere che celebrare la Forma Straordinaria del Rito Romano sia un segno di essere in qualche modo un contestatore o un nemico del Papa.

Ma come possiamo usare la parola "cattolico" per descrivere sia un cardinale che celebra l'antica messa e difende i valori della famiglia e, per esempio, un vescovo come François Fonlupt di Rodez et Vabres, che ha recentemente ordinato un sacerdote in un rito con elementi indù? Cosa può tenerci tutti insieme?

Meglio di "cosa" è "chi". Chi ci tiene insieme è Gesù Cristo, che viene da noi nella tradizione ininterrotta della Chiesa, nel suo insegnamento, nella sua sacra adorazione, nella sua disciplina e nel suo governo. Non ho sentito dell'episodio che lei menziona, ma un vescovo che finge di ordinare un sacerdote secondo uno strano rito ha rotto la comunione con la Chiesa.

Come patrono dell'Ordine di Malta, ha qualche aggiornamento sulla situazione insolita dell'ordine?

No. Il Papa ha annunciato che il suo unico rappresentante per l'ordine è l'Arcivescovo Becciu [della Segreteria di Stato Vaticana]. Mi ha lasciato il titolo di "cardinale patrono", ma al momento non ho alcuna funzione. Pertanto, non ricevo alcuna comunicazione né dall'Ordine di Malta né dal Papa.

Perdoni un'ultima domanda sciocca: cosa farebbe per prima cosa se venisse eletto papa?

Non penso che ci sia alcun pericolo. Penso, non riferendomi a me stesso, che la prima cosa che ogni Papa dovrebbe fare è semplicemente fare la professione di fede insieme a tutta la Chiesa, come Vicario di Cristo sulla Terra. La maggior parte dei papi lo ha fatto, di solito con una prima lettera enciclica, come Papa San Pio X con la sua enciclica E Supremi. Anche la Redemptor Hominis di Papa Giovanni Paolo II è una sorta di professione di fede, che ricorda ancora una volta che la Chiesa è il Corpo di Cristo, che la Chiesa appartiene a Cristo e che tutti siamo ubbidienti nel suo servizio.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

56 commenti:

tralcio ha detto...

Non lo dico io: Mt 10,35 o Lc 12,50.
Come un setaccio (che è anche un bellissimo libro).
Gesù allora divide? No, a dividere è l'anticristo.
Infatti a dividere non è quel che dice Gesù (la Verità), ma come si reagisce a quella Parola.
O c'è accoglienza o c'è rifiuto.
Stare con Gesù impedisce di andar d'accordo con tutti.
L'unità non si radica sul compromesso tra opzioni contrapposte (sintesi di una tesi e di un'antitesi, facendo del male un bene, ignorando il principio di non contraddizione.
L'unità viene da una prudente (questo sì, perché umile, nella virtù della temperanza) perseveranza, vissuta nel timor di Dio, portando tutti a guardare la via che segue Cristo.
Dove? Lì sta lo scandalo: sulla croce. L'unità viene dalla conversione a quella sequela.
Il velo lacerato è la carne martoriata e sanguinante dell'Agnello crocifisso: lo squarcio del velo che teneva coperta la divinità del Signore dentro la Sua umanità, ci apre la porta del Suo santuario. La croce è la porta. Ma è stretta! Per passare bisogna togliersi di dosso ciò che ingombra, bisogna diminuire noi, perché Egli cresca. Questo è un tempo di grazia se sapremo lasciare nel setaccio tutto ciò che ci rende inutilmente voluminosi.

irina ha detto...

Giustamente tutti rimandano a NSGC. Quanti sono in grado di decifrare i segni, le indicazioni del Signore? Il fulmine sulla cupola di San Pietro l'abbiamo visto tutti, dal vedere al capire, all'agire ce ne corre. Come abbiamo visto la colomba attaccata da quell'altro uccello, non ricordo nè l'aspetto, nè il nome, ricordo il panico e siamo passati avanti, per non sembrare superstiziosi.
Ed ora in verità non sappiamo che fare. Scriviamo, scriviamo, scriviamo. Ci appoggiamo tutti alla Fraternità San Pio X? Se vogliamo mantenerla integra, è meglio di no. Come hanno infiltrato la Chiesa, infiltrerebbero alla grande anche la Fraternità, con il vantaggio che farebbero molto prima, avendo messo a punto tutte le trappole. Credo che l'unica soluzione siano piccole, piccolissime comunità, sparse ovunque, con un compito preciso (lo studio mi sembra essere l'arma giusta di combattimento), con incontri frequenti, con raduni annuali di tutti.Bisogna creare l'alternativa, senza far tanto rumore, con sacerdoti e consacrati tenuti riparati. Il blog va continuato ma deve sempre più diventare un tenersi informati di quello che si sta facendo. Non ho altro.

mic ha detto...

Novena dell'Immacolata
3° GIORNO: OTTIENIMI UN CUORE FEDELE

Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente. Ottienimi un cuore semplice che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze: un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione; un cuore fedele e generoso, che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore di alcun male. Formami un cuore dolce e umile che ami senza esigere di essere riamato; un cuore grande e indomabile così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare; un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo, ferito dal suo grande amore con una piaga che non rimargini se non in Cielo. 3 Ave Maria

Alex da roma ha detto...

Mi piacerebbe conoscere al riguardo l'opinione di mons. Baronio. Certo che la frase "le due messe pari sono" è veramente triste. Oppure la frase, se fossi papà la prima cosa che farei è una professione di fede come quella fatta da San Pio X o GPII, come se i due papi in tema di modernismo fossero la stessa cosa. ...boh...ho smesso di nutrire fiducia verso sua Eminenza Reverendissima Card. Burke. Certamente è tra i migliori che si possano avere oggi nella chiesa cattolica, ma ciò non toglie che le sue posizioni su concilio e Santa Messa non me lo fanno percepire come colui che il Signore sceglierà per restaurare la sua chiesa, o comunque, pascere il gregge negli ultimi tempi tra grandi tribolazioni. Signore Dio, ti supplichiamo, mandaci grandi apologeti della fede oppure risparmiaci di vedere la tua Santa chiesa distrutta.

Anonimo ha detto...

Per stabilire cose così grandi e apocalittiche - giudizi severi sulle massime autorità - ci vuole che parli Dio in persona, e che parli per bocca di Profeti e Santi (di cui oggi non vediamo ancora l'ombra) ... fino ad allora ad ogni fedele tocca solo resistere nella Fedeltà.

Paolo Pasqualucci ha detto...


Il cardinale Burke sembra esitare? San Paolo confrontò da solo il Beato Pietro...

1. Colpisce, nell'intervista, la frase "forse siamo alla fine dei tempi". Il "segno" dell'approssimarsi della fine (il ritorno di Gesù nella veste di Cristo Giudice "dei vivi e dei morti" dopo sconvolgimenti apocalittici) sarebbe costituito soprattutto dalla crisi della Chiesa, che sembra non voler più obbedire ai comandi divini. Affermazione gravissima, come a dire che la Chiesa (la sua attuale Gerarchia) è caduta nell'eresia e nell'apostasia. E difatti Papa Francesco, dopo le "aperture" ai divorziati conviventi, l'elogio di Lutero e dei suoi errori non sta facendo pubblicamente l'elogio di Budda e della sua pseudo-religione, mettendo Budda e S. Francesco sullo stesso piano?

2. L'impressione, spero sbagliata, è che il cardinale si stia demotivando. Lo dico come semplice constatazione di un'impressione. E'vero che la situazione, come egli dice, "è delicata" e bisogna agire con prudenza e rispetto. Ma la prudenza, ottima virtù, in certe gravi situazioni diventa un errore e può alla fine scadere nella mera desistenza. Non sto, ovviamente, accusando il card. Burke di viltà. Egli ha dimostrato finora grande coraggio e sta in pratica tenendo il campo da solo. Ma il compito che si è, per grazia di Dio, assunto è assai gravoso e l'isolamento indubbiamente pesa.

3. Tuttavia dobbiamo pur confrontarci con un Papa che ormai professa errori in modo sempre più sfacciato. Sta dimostrando la protervia nell'errare tipica di chi ha l'animus dell'eretico. Lo si vede anche dal fatto di voler inserire negli AA la famosa sua lettera ai vescovi argentini confermante come interpretazione valida del famoso passo di AL quella che concede ai divorziati conviventi la possibilità della Comunione, restando quindi in peccato mortale! Di fronte a fatti del genere, la "prudenza" e il "rispetto" non diventano valori del tutto secondari?

4. Fosse per me, direi quindi al card. Burke: "Eminenza reverendissima, san Paolo agì da solo, senza porsi problemi di prudenza e rispetto formale, quando rimproverò pubblicamente Pietro per il suo errato modo di comportarsi di fronte ai Giudei. E oggi l'errore in cui è caduto Pietro è molto più grave. Eminenza, non si preoccupi di eventuali scismi, che comunque non sarebbero imputabili a chi difende la vera dottrina: si affidi completamente a Cristo NS e allo Spirito Santo senza pensare alle conseguenze in questo mondo e porti presto a compimento, anche da solo, l'opera meritoria da Lei così bene iniziata!"

Luisa ha detto...

Beh mi sembra chiaro, no?
Chi aspetta dal cardinal Burke una correzione formale, quella resistenza non passiva ma attiva che aveva a parole annunciato, quella difesa senza paura e senza compromessi della Verità, può seppellire le sue speranze.
Ma che Burke metta in avanti la sua paura di essere accusato di contribuire ad uno scisma è più che deludente, è incomprensibile perchè egli sa perfettamente chi si sta allontanando dalla Verità, chi è in odore di scisma, e non sono certo coloro che difendono la Dottrina della Chiesa, il Magistero che non può che essere immutabile perchè insegnamento del Signore, è penoso osservare che anche Burke non consideri che la priorità delle priorità è di difendere la Verità, di essere al servizio della Verità per la salvezza delle anime.

Anonimo ha detto...

As palavras que eu gostava de ouvir da boca do cardeal Burke são as seguintes : « Senhor Bergoglio, você é maçon, e a corja à vossa volta também o é, já ninguém tem a mínima dúvida acerca disso. Ora quando é que, sr. Bergoglio, você e a vossa corja vai deixar de escandalizar a Santa Madre Igreja e voltar a Buenos Aires e desaparecer da cena pública ? Bem sabemos que você, em matéria religiosa, já não acredita em nada (se alguma vez acreditou nalguma coisa). Os dogmas da Igreja Católica, você marimba-se com eles descaradamente. A santidade do matrimónio, a Presença Real na Eucaristia, a dedicação a Deus na vida religiosa, e tantas outras coisas santas — santíssimas — são para você tretas, meras tretas. O seu cinismo já não tem limite. Bem o provam as vossas últimas publicações e declarações. Você acha, sr. Bergoglio, que você vai poder continuar assim, durante muito tempo, a desafiar a paciência do Céu e a ira de Nosso Senhor ? Pobre inconsciente ! »
Estas são as palavras — ou semelhantes — que eu gostava de ouvir da boca do cardeal Burke. Mas, obviamente, este purpurado não é da raça dos Santos Atanásio ou Bernardo. E eis aqui todo o trágico da nossa situação.

mic ha detto...

la priorità delle priorità è di difendere la Verità, di essere al servizio della Verità per la salvezza delle anime.

Burke la Verità la sta già difendendo con la sua infaticabile predicazione itinerante e anche con le numerose interviste nelle quali, pur nel rispetto e nelle prudenza, parla forte e chiaro. Il problema sta nel come affrontare la necessità della pubblica riaffermazione autorevole e solenne della verità in una situazione così inedita e così anomala.
Oltre a pregare dobbiamo non fargli mancare il nostro sostegno insieme a quello di tutta la cattolicità in apnea.

mic ha detto...

As palavras que eu gostava de ouvir ...

Più che parole sono invettive facili da una tastiera Anonima e, proprio in quanto invettive, soprattutto non esemplari né nel contenuto né nella forma...

irina ha detto...

Luca 19
40 Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
Un papa esce dall'appartamento papale, ma non esce ed alloggia in un convento vicino.
Un papa entra, ma non entra nell'appartamento papale ed alloggia in un albergo vicino.
L'appartamento papale è vuoto.

Luisa ha detto...

"Il problema sta nel come affrontare la necessità della pubblica riaffermazione autorevole e solenne della verità in una situazione così inedita e così anomala."

Appunto e al livello di confusione, se non inversione, fra il bene e il male, fra quel che Cristo ha detto e quel che gli fanno dire, fra la Dottrina perenne e immutabile e quella liquida, dinamica che stanno imponendo, non bastano più le interviste, le omelie che in realità pochi leggono, ci vuole un intervento CHIARO, FORTE e INEQUIVOCABILE, ancor più quando è stato annunciato, ci vuole responsabilità per andare FINO IN FONDO, COERENZA e CORAGGIO nell`assumere le posizioni assunte che hanno fatto nascere speranze e attese comprensibili.
Ed è per me totalmente incomprensibile e deludente che Burke dica di non voler contribuire allo scisma quando sa perfettamente che chi oggi è considerato colpevole di contribuirvi sono i CATTOLICI FEDELI e autentici, sono coloro che difendono la Tradizione, la Dottrina, il Magistero immutabile, ancora un`aberrazione dell`inversione attuale che invece di denunciare il cardinale a modo suo avalla.
Tanto vale dire che non porrà mai nessun atto e non dirà mai, o più, nessuna parola che potrebbero essere letti come "contro il papa", essere considerati dal potere come "scismatici".

Verderame ha detto...

"Come hanno infiltrato la Chiesa, infiltrerebbero alla grande anche la Fraternità, con il vantaggio che farebbero molto prima, avendo messo a punto tutte le trappole."
http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2017/01/bernard-fellay-con-benedetto-xvi.jpg

Luisa ha detto...

Ad esempio il cardinal Burke non ha nulla da dire (riprendo parte del commento di Sacerdos quidam nel post precedente) sul fatto che il papa ha "voluto ufficialmente presentare la sua lettera ai vescovi argentini - che la dottrina la contrasta, eccome - come magistero autentico"?
Bergoglio parla molto E agisce, realizza il suo programma senza incontrare opposizioni, parla e fa, direttamente o in modo indiretto e subdolo, muove le sue pedine, chi si rende conto del pericolo, dello sfascelo, non può limitarsi a dare interviste, è vero che la situazione è delicata e complicata, che opporsi al papa non deve essere semplice, ma arrivati ad un certo punto l`amore per la Verità dovrebbe dare abbastanza forza d`animo, di coraggio, a certuni di passare dalle parole agli atti e correre il rischio della probabile sanzione.
Che cosa ci vuole ancora per far capire che la situazione anomala domanda, esige, di uscire dal confort delle abitudini, delle regole che impongono obbedienza e silenzio e che finiscono per trasformarsi in complicità?
Mi sembra che i soli ad avere quel coraggio, pur nella consapevolezza della loro impotenza, sono i laici.

mic ha detto...

Pullulano i commenti che coprono una vasta gamma di atteggiamenti e di affermazioni: dall'anatema sit sui 'dubia' e chi li sostiene perché "Roma locuta causa finita, Bergoglio dixit viva Bergoglio", a chi accusa il cardinale di tepidezza perché vorrebbe 'mandare a casa' l'eretico.
Ebbene, in una situazione così delicata e anomala nonché inedita (so di ripetermi ma così è) le filippiche da leoni di tastiera a poco servono se non a provocare o a creare ulteriore confusione.
L'ho detto mille volte, un conto sono le argomentazioni serie ed equilibrate, un conto gli sfoghi di pancia o le provocazioni da perditempo, che qui non hanno spazio.

Anonimo ha detto...

tra il "mandare a casa l'eretico" e volere che Burke passi finalmente dalle parole ai fatti ce ne corre... penso sia ormai insostenibile e penoso questo attendismo. Le accuse di essere leoni da tastiera non reggono nei confronti di semplici fedeli che non hanno il potere e il ruolo di un cardinale, del resto nessuno ha obbligato Sua Eminenza ad annunciare la correzione formale, fornendo anche i tempi ("dopo l'Epifania"). E' naturale, del tutto comprensibile che ora ci sia sconcerto e delusione di fronte a questi tentennamenti. Oltre ai leoni da tastiera, esiste anche la categoria dei chierichetti reggi-cappamagna che devono giustificare sempre tutto...

Italus quidam ha detto...

La storia della Chiesa insegna che qualcuno prima o poi romperà gli argini, in modi e tempi che non ci è dato conoscere: può darsi in effetti che Burke non sia la persona adatta, e del resto non è un caso che in sostanza dai tempi di Dante nessun cardinale si sia apertamente e formalmente posto contro il papa. Molto (o tutto) dipenderà dalla situazione internazionale, soprattutto da quanto accadrà negli Stati Uniti, dove anche evidentemente la situazione è vicina a un punto di rottura; importanti saranno anche i modi che assumerà lo sprofondare dell'Italia, ormai volto verso il naufragio finale. Trent'anni fa, ai tempi delle consacrazioni episcopali di mons. Lefebvre e alla vigilia del crollo del blocco sovietico, la situazione internazionale era del tutto sfavorevole, oltre alla straordinaria forza e suggestione della personalità di Giovanni Paolo II, inattaccabile dal punto di vista dottrinale, checché se ne dica. La debolezza di Bergoglio è nell'essere gravemente esposto sul versante dottrinale, e nella modestia intellettuale, teologica, morale e spirituale di chi apertamente lo sostiene (che è quanto appunto dice il cardinal Mueller nell'intervista al 'Corriere'). E' pur vero che, in un'epoca di decadenza, miseria intellettuale e indegnità morale non sono difetti.

Rr ha detto...

Mi sa che di Monaignor Lefebvre ce n’e’ stato uno solo.
Per non parlare di S. Atanasio.
.

marius ha detto...

Vi è un attimo ben preciso in cui un chirurgo deve prendere la decisione fatidica:
tagliare o non tagliare;
o per un agente della sicurezza:
sparare o non sparare.
Per un cardinale di Santa Romana Chiesa:
pubblicare o non pubblicare la fatidica correzione formale.

Non vi sono altre cose da fare.
Null’altro su cui disquisire.
Se è vero quel che afferma il Cardinale Burke, che siamo alla fine dei tempi, questo senz'ombra di dubbio non può essere altro che il tempo per fare questa determinata ben precisa azione, l’unica possibile, quella dettata dalla dinamica oggettiva degli accadimenti storici che stiamo vivendo.
Il che non corrisponde a diversivi, come quello di rilasciare ancora e ancora interviste, o a sostenere altre pur altamente meritevoli iniziative di preghiera.

Qual è dunque il punto cruciale della situazione?
È la questione della VERITÀ e dell’UNITÀ.
Quale delle due è più importante? a quale delle due va data la priorità?
Se per evitare uno scisma si dà la priorità all’unità, sarà a scapito della verità del Vangelo di NSGC.
Al contrario, se per evitare l’apostasia si dà la priorità alla verità, sarà a scapito dell’unità della Chiesa

Il problema è a monte, è teologico.
Qual è il volere di Dio? Dio preferisce la verità o l’unità? E per che motivo NSCG si è incarnato?
Cosa disse Egli nel momento cruciale della sua condanna davanti a Pilato che lo interrogava su “quid est veritas”?
In quel momento Egli non ha deviato il discorso sull’unità (avrebbe potuto farlo, ma non l’ha fatto); non solo è rimasto attinente al tema della verità, si è IDENTIFICATO con la verità.

Da qui discende cosa dovrebbe fare qualsiasi seguace di NSGC, quello che in quanto cattolici noi ci aspettiamo da un Cardinale di Santa Romana Chiesa.
Un Cardinale che si appella alla Fede di sempre non può che risolvere il dilemma nel senso indicato dal Signore e dalla tradizione ininterrotta della Chiesa.
Un Cardinale che si appella al CVII non può che risolvere il dilemma secondo un senso ecclesiologico insito nel CVII.
Ben sappiamo che lo storicismo è una delle venature della madre di tutte le eresie, cioè del modernismo, venatura introdotta appunto dall’ultimo concilio, da cui discende una concezione di fede e di chiesa immanente al tempo presente, secondo cui "questa è la fede che si vive oggi”, “questa è la nostra chiesa attuale”, a cui (sempre secondo questa concezione) si deve rimanere UNITI e fedeli.

A mio modo di vedere:
chi si appella alla Chiesa di sempre, la Chiesa di 2 millenni, opterà per la verità di sempre;
chi si appella alla chiesa conciliare, alla "chiesa di oggi", non potrà che optare per l’unità nel presente.

O nel migliore dei casi NON SE LA SENTIRÀ di optare per la verità pur sentendone l’imperativo anelito, e lascerà la decisione in stand-by a tempo indeterminato, cioè che equivale a NON PRENDERE una decisione, ciò che equivale a sua volta a NON OPTARE per la Verità.

Italus quidam ha detto...

La storia della Chiesa insegna che prima o poi qualcuno romperà gli argini, in modi e tempi che non ci è dato conoscere: può darsi in effetti che Burke non sia la persona adatta, non a caso d'altronde è in sostanza dai tempi di Dante che nessun cardinale esplicitamente e formalmente si pone contro il papa. Molto (o tutto) dipenderà dalla situazione internazionale, soprattutto da quanto accadrà negli Stati Uniti, dove la situazione sembra vicina a un punto di rottura; importanti saranno anche i modi che assumerà il sempre più chiaro tracollo dell'Italia da tutti i punti di vista. Trent'anni fa, ai tempi delle consacrazioni episcopali di mons. Lefebvre e alla vigilia della fine del blocco sovietico, il contesto internazionale era evidentemente sfavorevole a un'ampia frattura nella Chiesa cattolica, anche per la straordinaria forza e suggestione della personalità di Giovanni Paolo II, inattaccabile dal punto di vista dottrinale, checché se ne dica. La debolezza di Bergoglio è appunto nel suo essere gravemente esposto sul versante dottrinale, e nel la modestia intellettuale, teologica, morale e spirituale di chi attivamente lo sostiene (appunto ciò che rimarca il cardinal Mueller nell'intervista al 'Corriere'). E' pur vero che in un'epoca di decadenza miseria intellettuale e indegnità morale non sono difetti.

mic ha detto...

Anonimo 13:05
...Oltre ai leoni da tastiera, esiste anche la categoria dei chierichetti reggi-cappamagna che devono giustificare sempre tutto.

Lei fa un commento che parte equilibrato ma poi esprime accuse preconcette nei confronti della moderazione del blog. Intanto non ha letto i messaggi di coloro che sono stati definiti "leoni da tastiera" e quanto alla delusione siamo stati in tanti ad esprimerla, ma senza sottovalutare la complessità della situazione.
Mi colpisce il fatto che colga lo spunto per un'ironia gratuita, tirando in ballo la cappamagna che comprendo quanto ad alcuni possa dar fastidio, ma che non è neanche corretto considerare elemento soltanto estetico, quando è ben altro e ben altri sono gli argomenti da prendere in considerazione.
Qui non si giustifica tutto, ma non si giustifica neppure il 'crucifige' indiscriminato nei confronti di un pastore che si è esposto fin dall'inizio mettendoci la faccia e rimettendoci più di una carica importante, a tasta alta, con cristiana serenità e parresia.
L'azione della 'correctio' con annessi e connessi è comprensibilmente da valutare con ogni cautela ed è bene se ne parli quel tanto che serve per rimanere informati con serietà e senza provocazioni che nascondono 'sassolini' che uno si toglie ma che nell'anima possono essere macigni...

Luisa ha detto...



https://www.leforumcatholique.org/message.php?num=839443

Anonimo ha detto...


# Giovanni Paolo II inattaccabile sul piano dottrinale?

Se davvero lo fosse stato, non ci troveremmo a questo punto. In realtà sul piano dottrinale era "attaccabile" come tutti i Papi (purtroppo) da Giovanni XXIII in poi.
Certe verità le ha difese, altre ha contribuito ad intorbidarle. E non ha contribuito allo sviluppo di una mentalità femminista in ambito cattolico, con le sue elucubrazioni sul "genio delle donne"?
Sul piano dottrinale, i suoi punti deboli più appariscenti erano costituiti:
1. dall'ecumenismo spinto (Preghiere interreligiose di Assisi, bacio del Corano, i tre grandi monoteismi che discendono tutti e tre da Abramo e adorano lo stesso Dio etc.); 2. dall'esaltazione continua della libertà religiosa, come propugnata dal Vaticano II, Concilio che per lui valeva come dogma. Ma se andiamo a spulciare, troviamo altre sfumature teologiche poco chiare e convincenti, p.e. sul concetto dell'Incarnazione, in relazione alla famosa proposizione in odor di eresia di Gaudium et Spes 22.2 ("Infatti con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo", del resto citata nel Postconcilio anche senza l'ambiguo "in certo modo").
Per trovare un Pontefice "inattaccabile sul piano dottrinale" dobbiamo risalire a Pio XII, piaccia o meno.
Z.

Catholicus ha detto...

L’ascolto dei bisogni, la cura delle ferite negli ospedali da campo al posto del proselitismo (parola diffamatoria usata per spacciare per coercizione la conquista di anime a Cristo), il dialogo al posto dell’evangelizzazione, l’ecumenismo al posto dell’Extra Ecclesiae Nulla Salus, l’accompagnamento delle fragilità al posto dell’ammonimento (ai peccatori impenitenti) e dell’invito al pentimento, al ravvedimento operoso ed al cambiamento di vita, gli errori al posto dei peccati, l’immanente (ambientalismo, ecologismo, animalismo) al posto del trascendente, l’antropocentrismo al posto del teocentrismo, il culto dell’uomo al posto del culto di Dio : è sufficiente questo per capire che la Chiesa uscita dal C.V. II, la Chiesa di Montini, Wojtyla, Ratzinger, ed ora la Chiesa di Bergoglio, non è più la Chiesa di Cristo, ma ne è una contraffazione, una manipolazione, una falsificazione ? e se il clero non segue più il Cristo, chi segue allora? chi sta veramente servendo? dove ci stanno conducendo, a nostra insaputa? Bisogna porsele queste domande e, dopo aver trovato la risposta, agire di conseguenza, ricordandoci l’esortazione di San Francesco di Sales “I nemici di Dio e della Chiesa vanno screditati il più possibile … è carità gridare al lupo quando si nasconde tra le pecore, non importa dove” (da “Filotea – Introduzione ala via devota”).
Anche Miles Christi, riferendosi alle eresie ed alle affermazioni anticattoliche di papa Francesco, afferma “Di fronte alle dichiarazioni eterodosse e ai gesti scandalosi presentati da Francesco senza discontinuità fin dallo stesso giorno della sua elezione, diventa sempre più difficile non pensare alla profezia di S. Giovanni sul falso profeta, la cui missione consisterà nello spianare la via all’Anticristo, mettendogli a disposizione una contraffazione della vera religione. Che fare al cospetto di un uomo simile, il cui carattere eretico e blasfemo è manifesto a tutti quelli che hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare? Quale attitudine devono adottare i cristiani di fronte ad un uomo che fa oggettivamente il gioco dei nemici della Chiesa? Come reagire alla vista di chi si comporta come un solerte servitore di Satana e un evidente precursore dell’Anticristo? La risposta mi sembra evidente: ogni cattolico degno di questo nome deve combatterlo e denunciarlo pubblicamente, dato che pubblici sono i suoi scandali e i suoi attacchi contro la fede e la morale cattoliche, perché qui sono in gioco nientemeno che l’onore di Dio, la difesa della fede e la salvezza delle anime” ( cfr “L’impostura bergogliana, vol II “La misura è colma”, pagg. 98-99)

Verderame ha detto...

Unità della Chiesa? Ma in cosa consiste? Non consiste nell'unità in NSGC, il Suo Corpo Mistico?
E chi non è in comunione con NSGC, non è quindi fuori della Chiesa?
Ergo: chi pasticcia con la dottrina è fuori della Chiesa. Chi si agghinda per piacere agli eretici, è fuori della Chiesa. Chi rifiuta di rendere vero culto a NSGC, è fuori della Chiesa.
Detto così, magari da leone della tastiera, rimane risolto il problema del rapporto verità / unità, atteso che solo dov'è la Verità, vi è la Chiesa di NSGC. Oltre solo un simulacro, un vitello d'oro.

irina ha detto...

http://www.marcotosatti.com/2017/12/02/bestiario-clericale-8-x-1000-addio-giu-le-mani-dalleucarestia-divorzio-cattolico-piccole-bugie-su-sinodi-e-vescovi-enzo-bianchi-e-preoccupato/

Anonimo ha detto...

O problema do cardeal Burke é o seguinte : Chegou à conclusão — e sobre isto já não alimenta qualquer espécie de ilusão — que Bergoglio NUNCA responderá aos "Dubia", nem de uma maneira nem de outra. Mesmo alçando o tom. Burke percebeu finalmente que Bergoglio não tolera qualquer contradição (aliás nunca admitiu, mas Burke e os seus três colegas fizeram finta de o ignorar). Mesmo assim, quando publicaram os "Dubia", os quatro cardeais estavam esperançados que Bergoglio les iria responder. Enganaram-se. Bergoglio nunca lhes vai responder. Então, o problema, para o cardeal Burke e o sobrevivente cardeal Brandmüller resume-se nisto : como é que nós nos vamos safar desta situação. Em bom português : como é que nós vamos "descalçar a bota". Os "Dubia" não serviram para nada. A "Correctio filialis" menos ainda. Será que vamos ficar (eu, Burke, e Brandmüller) como os bobos da farsa ? Percebe-se a sua hesitação… Aqui para nós : nem um nem o outro parece ser o que os franceses de outrora chamavam "un foudre de guerre"… O mais provável, pois, é que tudo acabe "en eau de boudin"…

Luisa ha detto...

Il portoghese, o brasiliano, non lo consosco, ma grazie al traduttore Google:

"Il problema del cardinale Burke è questo: è giunto alla conclusione - e su questo non si nutre più alcuna illusione - che Bergoglio non risponderà MAI alla "Dubia" in un modo o nell'altro. Anche alzando il tono.
Burke finalmente si è reso conto che Bergoglio non tollera alcuna contraddizione (non è mai stato ammesso, ma Burke e i suoi tre colleghi fecero finta di ignorarlo). Tuttavia, quando pubblicarono la "Dubia", i quattro cardinali erano fiduciosi che Bergoglio avrebbe risposto loro.
Si sono ingannati. Bergoglio non risponderà mai.
Quindi il problema per il cardinale Burke e il cardinale sopravvissuto Brandmuller si riduce a questo: come uscire da questa situazione.
In buon portoghese: come faremo per "togliere il boot"(?).
I "Dubia" non sono serviti a nulla. La "Correctio filialis" ancora meno. Resteremo (io, Burke e Brandmüller) come i pazzi della farsa? Potete vedere la loro esitazione ... Qui per noi: né l'uno né l'altro sembra essere quello che i francesi una volta chiamavano "un foudre de guerre" ... Il più probabile, quindi, è che tutto finisca "in eau de boudin" ...

Anonimo ha detto...

il cardinale si stia demotivando

Io ribadisco la mia stima nel cardinale e negli altri (noti e anonimi) che fanno parte della stessa "squadra". Tuttavia anche io ho un'impressione: non tanto che si stiano demotivando, ma che non sappiano cosa fare in pratica. La questione dello scisma è un rischio grave ed è giusto che il cardinale ci pensi; ma è anche un rischio ovvio da molto tempo. Vuol dire che in tutto questo tempo non si sono fatti passi avanti. Comprendo benissimo quindi la delusione di molti, perché il fronte eretico procede al galoppo.

Io la conclusione che ne traggo è che lo Spirito Santo non ha ancora suggerito l'ispirazione giusta. Se quello che stiamo vivendo è un castigo, il castigo deve fare effetto. Per cui, mi dico, non se ne esce fuori con un gruppetto di uomini ispirati che ribaltano la situazione, mentre il popolo non si rende conto di niente e non subisce gli effetti del castigo. Gli effetti li sta subendo la parte sana del gregge, per una gran parte invece è una cuccagna.

PS Per quanto riguarda la "fine dei tempi"... ecco, qui mi attenderei un po' più di spiegazioni da parte del cardinale. "Fine dei tempi" non vuol dire immediatezza del Secondo Avvento: può passare molto tempo in mezzo. Inoltre, da quanto capisco io nelle varie apparizione mariane il Trionfo del Cuore Immacolato viene associato ad un "periodo di pace" e a una soluzione "sorprendente": due cose che mi pare non siano compatibili con il Secondo Avvento. Non sarebbe il caso di essere più chiari quando si usano certi riferimenti?

Anonimo ha detto...

"togliere il boot"

Direi "come togliersi lo stivale" (non conosco neanch'io il portoghese, ma direi che Google ha usato il termine inglese, non riuscendo a trovare quello italiano).

Anonimo ha detto...

Magari fossimo arrivati alla fine dei tempi. (mi riferisco alla citazione del cardinale Burke). Vedremmo la resurrezione dei morti, cielo nuovi e terra nuova forse? senza passare dalla morte fisica!

Anonimo ha detto...

"non ci saranno piu' lutti, ne affanni, perche' le cose di prima sono passate" (apocalisse). Non posso interpretare privatamente le sante scritture, ma posso pregare perché avvenga. Il CCC, in un punto dice, "solo chi ha un cuore puro puo' puo' auspicare la seconda venuta di Cristo". Il che mi consola.😊
Come opere, non penso nemmeno di meritare un girone infernale 😬 secondo la morale comune (tra l altro giusta)

Anonimo ha detto...

Peço desculpa, primeiro por não saber escrever italiano correctamente, e, segundo, por ter usado, no meu comentário, uma expressão demasiado vernácula : em português, "descalçar a bota" significa "sair de uma situação embaraçosa" (como acontece quando uma bota é demasiado apertada e não quer sair do pé).
Quis, pois, dizer : "como é que nós vamos sair deste impasse".

Aproveito a circunstância para recomendar, a quem sabe ler o francês, a leitura, muito esclarecedora, no que diz respeito à nossa presente situação (a da Igreja e do mundo), de um texto de uma grande riqueza espiritual que acaba de ser publicado no blog francês "Le Grand Réveil". Um texto admirável, na minha modesta opinião : "Il est temps d'entrer dans l'arche", de Louis d'Alencourt.

https://legrandreveil.wordpress.com

Luisa ha detto...

Per cui, mi dico, non se ne esce fuori con un gruppetto di uomini ispirati che ribaltano la situazione, mentre il popolo non si rende conto di niente e non subisce gli effetti del castigo. Gli effetti li sta subendo la parte sana del gregge, per una gran parte invece è una cuccagna.

La stragrande parte del cosidetto popolo di Dio non si rende conto di nulla, e come potrebbe farlo visto che è stata "allevata" con il biberon post conciliare o vi ha aderito, e che comunque la pratica della fede si è ridotta ad una fiammicella vicina alla fine, dagli amboni , che sia un sacerdote, una pastora o un imam, è tutta una euforia per la rivoluzione bergogliana e per Bergoglio stesso salvatore di una chiesa ammuffita, dura, rigida, senza cuore e senza misericordia, e poi tutte le novità vanno nel senso di chi la morale cristiana, l`insegnamento del Signore li ha già calpestati da tempo, allora il popolo di Dio, o gran parte di esso, non può che avere il sorriso alle labbra, di castigo, di punizione, non se ne parla, tanto il Signore è buono non giudica e non condanna mai nessuno, e non domanda nulla, tanto è la coscienza individuale ad essere sovrana, quel che conta è quel che la coscienza considera bene o male( Bergoglio dixit).
La sofferenza qui e adesso è per chi si rende conto dello sfascio, dell`inversione dei valori, del tradimento di Cristo da parte della gerarchia della Chiesa, e metto in quella gerarchia anche i codardi che non approvano la rivoluzione ma scelgono il silenzio.

Luisa ha detto...

Ho dimenticato le virgolette, le tre prime righe "appartengono" a Fabrizio!

Sacerdos quidam ha detto...

A mio avviso, il problema principale dei cardinali Burke e Brandmueller (ma non solo loro) sta nell'avere accettato le famigerate 'novità' del Vaticano II - liberalismo, falso ecumenismo e dialogo interreligioso, governo collegiale dei vescovi - nonché il Novus Ordo Missae.
Accettare quelle, significa infatti accettare che la Chiesa possa contraddirsi e proporre nuove dottrine opposte a quelle di sempre.

A questo punto una persona logica non può essere più motivata, se non per un po' di tempo e solo per una serie di atti di mera volontà, nel difendere anche la morale: perché quest'ultima dipende dalla Fede, che appunto è già stata sabotata ufficialmente a partire dal 1965 (sabotaggio accettato dai 'conservatori normalisti').

Alla fine anche nelle persone meglio intenzionate tra i 'conservatori' il dubbio maligno comincia a farsi strada e si comincia a non essere più così decisi nell'opporsi al male.
E alla fine, ci si arrende.

Preghiamo per i due Cardinali perché non sia così.



mic ha detto...

A quanto mi risulta il card. Burke non ha mai accettato né il falso ecumenismo né la libertà religiosa. Ho presente sue dichiarazioni esplicite. Ha affermato, tra l'altro, che la dichiarazione Nostra Aetate non è magistero.

Anonimo ha detto...


Filologia lusitana

La traduzione "togliersi lo stivale" appare corretta. Diz. Portoghese Italiano Portoghese, VAllardi ed., 1960, 1986: bota : stivale [inglese: boot]. Brasiliano: difficoltà, ostacolo. etc.
(Bota-fogo: miccia; fig. incendiario - nome di una famosa squadra di calcio brasiliana).
descalçar: scalzare, togliere la calzatura etc. Descalçar a bota : togliere la calzatura, usato in senso figurato, come spiega l'interveniente di lingua portoghese.
G.

Anonimo ha detto...


Ansia di Apocalisse prossima ventura?

Chi si augura che venga presto la fine del mondo in modo da potervi anche assistere, convinto di cavarsela a dovere nel frangente, dovrebbe forse riflettere su un passo del Vangelo di oggi, Messa Ordo Vetus:
Luca 21, 23 ss.: "In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli, ci saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e nella terra costernazioni di genti sbigotitte dal rimbombo delle onde e dall'agitazione del mare, mentre gli uomini tramortiranno dalla paura e dall'attesa di quello che sarà per accadere alla terra: che anche le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora si vedrà il Figlio dell'Uomo veniere sulle nubi..."
Di Rincalzo, cfr. 2 Pietro 3 cap. + le immagini spaventevoli che compaiono nell'Apocalisse.
"Il giorno del Signore verrà come un ladro, in quel giorno i cieli spariranno con grande fragore, gli elementi infuocati si dissolveranno e la terra sarà consumata insieme a tutte le opere che contiene..."(2 Pt 3, 10).
Per tantissimi o quasi tutti, in quel giorno, non ci sarà scampo, come avvenne a Sodoma e Gomorra, non ci sarà il tempo per pentirsi, un terrore indicibile paralizzerà tutti, le Porte dell'Inferno si spalancheranno di colpo.
Una visione da togliere il sonno, che nessuna persona di buon senso può augurarsi di vedere da "spettatore"...Non ci saranno "spettatori"...
Z.

Sacerdos quidam ha detto...

@ Mic:

se così fosse, ne sarei davvero contento e la mia analisi sarebbe infondata. Non chiederei di meglio, perché ci sarebbero molti meno ostacoli per il Card. Burke per portare a termine ciò che ha promesso.

Ma allora come spiegare la sua recente presa di posizione verso la FSSPX e la sua esortazione affinché essa regolarizzi la propria situazione canonica, quando il Cardinale conosce benissimo i motivi per cui la FSSPX non può attualmente farlo, visto che la lettera della CDF a firma di Mueller obbliga al riconoscimento di tutto il Vaticano II, errori compresi?
Ne ho dedotto - logicamente, mi sembra - che il Card. Burke sostenesse quegli errori, perché in caso contrario la sua esortazione alla FSSPX sarebbe stata assurda.

irina ha detto...

"Pope Francis Promulgates Buenos Aires Guidelines Allowing Communion for Some Adulterers in AAS as his "Authentic Magisterium" (Rorate Caeli)


Sottomarino argentino scomparso, a bordo anche la prima donna ...
http://www.corriere.it/esteri/17_novembre_24/sottomarino-sparito-bordo-anche-prima-donna-ufficiale!

Segni, casualità, forzature interpretative, chissà!?

Anonimo ha detto...

Penso che sull'escatologia, per quanto incredibile (si veda le tesi di Mancuso sul mito Parusia "Dio e l anima")), si sia perso completamente l orientamento. Maranatha' era il saluto dei primi cristiani (vieni Signore Gesu') oppure si analizzi la liturgia e il CCC. In questo aveva ragione Sergio Quinzio. C e' apostasia. Aggiungo il regno e gia', ma anche "non ancora". E questo "non ancora" e' alla Parusia o alla morte personale.

Anonimo ha detto...

@Z

E ancora:

19 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. 20 Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato.

Francamente, la prospettiva non mi alletta (sia comunque fatta la volontà del Signore).

PS Ci sarebbero alcuni lati positivi: almeno smetterei di arrabbiarmi perché lo stato mi ruberà i fondi pensione.

PPS Mi mancava la questione della mancanza di morte fisica per gli uomini che vedranno la fine del mondo: è vero?

marius ha detto...

@ Sacerdos quidam

"A quanto mi risulta il card. Burke non ha mai accettato né il falso ecumenismo né la libertà religiosa." (Mic)

Suppongo che Mic intendesse che il card. Burke non si sia mai espresso apertis verbis per la "libertà religiosa" ed il falso ecumenismo.
Per il resto la Sua deduzione, SQ, è logica: agendo così, INDIRETTAMENTE il cardinale sta portando acqua al mulino conciliare anche in quelle proposizioni che magari egli rifiuterebbe senza remore.

Questi sono i problemi che sorgono quando si vuol salvare capra e cavoli, quando si vuol salvare e conservare il commestibile separandolo dal veleno tramite un'operazione di chirurgia intellettuale.
Ma già ne parlammo... forse fin troppo...

Anonimo ha detto...

I fatti sono solo fatti e valgono molto di più delle chiacchiere.

1° fatto:
Bergoglio ha più volte espresso frasi eterodosse se non addirittura eretiche ed ha promulgato una esortazione apostolica che ha dato la stura ad una serie di abusi
riguardo i Sacramenti della Eucarestia, della Penitenza e del Matrimonio.

2° fatto:
oltre ad innumerevoli voci critiche di semplici fedeli, studiosi e prelati,
l'unico atto pubblico vagamente magisteriale di opposizione a questa situazione
è stata la diffusione dei Dubia di 4 Cardinali.

3° fatto: a distanza di un anno e otto mesi dalla improvvida esortazione apostolica di Bergoglio, due dei cardinali dei dubia sono morti mentre gli altri due restano
in attesa di una risposta che è stato già reso noto dai portavoce vaticani, non verrà mai data.

Premessi questi tre fatti si riscontra:
a) Intere conferenze episcopali hanno formalmente ed ufficialmente apostatato dalla
fede cattolica.
b) Dove non ufficialmente e formalmente, in tutta l'orbe cattolica vige l'anarchia
sacramentale e si diffonde a macchia d'olio e senza freno la dissacrazione ed il sacrilegio.
c) La gerarchia è così orientata: molti plaudono, molti tacciono, alcuni criticano, nessuno fa nulla.

Ormai la chiesa è alla deriva e di fronte a questo disastro uno scisma non è
un problema, semmai è una soluzione.

Anonimo ha detto...

Posso segnalare un documento, direi importante, ma che io stesso non so decifrare. Lo allego sotto. Che dire? Le scritture son molte, e dicono molte cose, questo sotto e' magistero e parla di 1 TS. 1 TS e' riconosciuta come uno dei primi documenti cristiani autentici. Databile al 50 d C. Mi sembra concordi pure Joseph Ratzinger. Io, personalmente, cerco di leggere le lettere, alla luce del vangelo, non il contrario. E poi c è la fede! Che permane...anche se San Paolo non e' ancora in vita (almeno fisicamente) e la Parusia non e' ancora avvenuta. Cioe' che mi colpisce e' un capovolgimento. Basta pensare che Apocalisse significa rivelazione mentre ha preso sinonimo di catastrofe...

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_19150618_parusia-paolo_it.html

Anonimo ha detto...

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_1990_problemi-attuali-escatologia_it.html

Se qualcuno puo' indirizzarti in un blog "escatologico" cattolico, lo ringrazio (se esiste!). D altronde vedo (come sopra) che magari si tratta di RI-SCOPRIRE il magistero? Ora leggo anche io quest' ultimo link appena trovato!

mic ha detto...

Per Sacerdos quidam
Ma allora come spiegare la sua recente presa di posizione verso la FSSPX e la sua esortazione affinché essa regolarizzi la propria situazione canonica, quando il Cardinale conosce benissimo i motivi per cui la FSSPX non può attualmente farlo, visto che la lettera della CDF a firma di Mueller obbliga al riconoscimento di tutto il Vaticano II, errori compresi?
Ne ho dedotto - logicamente, mi sembra - che il Card. Burke sostenesse quegli errori, perché in caso contrario la sua esortazione alla FSSPX sarebbe stata assurda.


A suo tempo avevo fatto la seguente riflessione:

Credo che è la rigorosa formazione del card. Burke ad averlo indotto a non sorvolare sull'irregolarità canonica, tanto più in una temperie in cui le sue recenti prese di posizione rischiano di giocargli brutti scherzi.
Lo stesso mons. Lefebvre, alla fine degli anni '60, pur condannando le innovazioni del tempo, mostrava con enfasi la sua avversione per tutti i movimenti separatisti e la sua determinata volontà di rimanere collegato a Roma. Ed è di fronte ai rischi della situazione che il cardinale insiste nel sottolineare l'importanza della regolarità canonica.
Lo stesso contesto di luglio è significativo per il fatto che la Fraternità aveva appena ricevuto l'esigente lettera firmata dal Cardinale Müller prima di lasciare la Dottrina della Fede. Si può quindi presumere che Burke abbia avuto sentore degli echi delle reazioni all'interno della FSSPX e temesse "un irrigidimento" mentre in altre occasioni non aveva esitato a esporsi per difendere la Fraternità.

Anonimo ha detto...

19 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. 20 Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato

a proposito di questo passo, mi viene difficile pensare che si riferisca al Secondo Avvento piuttosto che alla distruzione di Gerusalemme. Ricordo che nei relativi passi evangelici le due cose sono intrecciate, non è sempre facile distinguerle, ma mi pare ovvio che se il ritorno di Cristo si abbatterà "come un laccio" non ci sarà tempo di fuggire né di affrontare i rigori dell'inverno...

marius ha detto...

... mentre in altre occasioni non aveva esitato a esporsi per difendere la Fraternità.

Mic, tu hai già visto affermazioni del Card. Burke di difesa e apprezzamento verso la Fraternità?
Io mai, ma probabilmente mi saranno sfuggite.
Ho sì sentito affermazioni di condiscendenza al riconoscimento canonico della Fraternità, ma ciò non coincide automaticamente con un apprezzamento della Fraternità in sé.
Fin tanto che non si sentono apprezzamenti diretti veri e propri (come p.es. quelli espressi da Mons. Schneider) si potrebbe dedurre che il suo essere a favore del riconoscimento canonico sia soltanto frutto di una preoccupazione nel voler vedere finalmente sanata una situazione anomala e fastidiosa nella Chiesa.

Se invece tali apprezzamenti ci sono veramente stati, allora questa sua ultima esternazione sulla Fraternità, cioè questo suo scoraggiare apertamente i fedeli a parteciparvi, potrebbero effettivamente essere letti nell'ottica da te enunciata: "tanto più in una temperie in cui le sue recenti prese di posizione rischiano di giocargli brutti scherzi."
In altri termini suonano come un suo voler smarcarsi, di fronte all'opinione pubblica, da un ambito universalmente ritenuto obbrobrioso, per non essere considerato egli stesso un laido "lefebvriano", cosa che gli procurerebbe sfiducia e un disprezzo generale, e che di conseguenza nuocerebbe alla sua giusta causa di salvataggio della martoriata Chiesa militante.

Il problema sta nel fatto che le giuste cause si raggiungono con la proclamazione della verità senza mezzi termini, non con eventuali mezzucci politici massmediatici, per di più facenti facile leva, volenti o nolenti, consapevolmente o no, sui bassi istinti del volgo.

irina ha detto...

@ marius,
da quando leggo i suoi commenti li trovo sempre giusti, mai ne sbaglia uno, mi piacciono. Con grande fatica arrivo alla sua nettezza, di solito mi metto nei panni di xy, mi chiedo perchè e per come, giro in tondo, giro in largo, soppeso, mi stanco, mi riposo, poi riprendo l'analisi. Ora noi abbiamo visto che tra i 'nostri' cardinali, tra quelli cioè che si sono esposti 'per la Causa' grandi eroi al cento per cento non ce ne sono, nel mentre fuori le mura si fanno sberleffi di noi tutti. Marius lo sappiamo, ce lo siamo detto, non so come io mi comporterei se incontrassi il grande facente funzione, sarei in grado di esporre chiaramente, con pacatezza, un millesimo di quello che ho scritto qui? Non lo so. E non mi importa neanche saperlo, quello che mi importa ora che si sia uni. NSGC non ha bisogno di grandi eroi, loro hanno i loro difetti, noi i nostri, Lui al momento ci donerà quel fegato che nostra madre non ci ha donato. Per ognuno arriverà il suo momento, sarà solo e nessuno lo vedrà se non NSGC. Stiamo uniti nella Verità, correggiamoci a vicenda ma, usiamo la disciplina solo su noi stessi.

marius ha detto...

Cara Irina,

tutti noi siamo confrontati con le piccole scelte di ogni giorno. Se non siamo proprio degli eremiti avremo a che fare con persone intorno a noi, con cattolici di varia estrazione (la varietà è assicurata), con sacerdoti spaesati o che si ritengono à la page, talvolta può capitare magari perfino con un vescovo. Senza contare naturalmente i famigliari ed i parenti.

Ognuno di questi in un suo particolare modo ci interpella sulla nostra fede. E noi di conseguenza siamo chiamati a testimoniare chi siamo, a Chi apparteniamo. È a partire da questi dati spiccioli, alla nostra portata, che per analogia possiamo azzardare una visione su fatti di più vasto rilievo.

Chissà se poi ce la faremmo a far fronte ad una grande prova con coraggio e lucidità?
È una domanda che trova risposta solo nel presente, nel modo in cui, tra una difficoltà e l'altra e -come dice bene Lei- coi nostri difetti, facciamo le nostre scelte di Fede, e, Deo adjuvante, ne rendiamo ragione volta per volta.

Sono contento che ci capiamo... grazie, Irina!

irina ha detto...

@ marius,
una sfumatura finale:"...Il problema sta nel fatto che le giuste cause si raggiungono con la proclamazione della verità senza mezzi termini, non con eventuali mezzucci politici massmediatici, per di più facenti facile leva, volenti o nolenti, consapevolmente o no, sui bassi istinti del volgo."

Questa sua chiusura aveva trovato, nelle mie intenzioni,la risposta nel:"...usiamo la disciplina solo su noi stessi." Infatti le sue due ultime righe sono una sferzata che poteva essere evitata o se sferzare si voleva sarebbe stato meglio rivolgere su se stessi il colpo, offrendolo come riparazione per altri. Il travaglio di noi fedeli, durante questi anni è ben poca cosa rispetto a chi, naturalmente con una visione della Chiesa molto, molto più sana dei più, si trova dentro, nello sconcerto, sotto pressione, dovendo rendere conto a Dio, Uno e Trino, ai confratelli, al popolo di Dio, a se stesso. E' molto difficile non tener conto dell'uditorio quando si parla al prossimo, se non erro la retorica, nasce proprio come arte del ben parlare a proposito, catturando e mantenendo alta l'attenzione di tutti. Attenzione però che può essere tenuta con altri mezzi, con altra forza, come lei lascia intravedere. Giusto questa mattina ricordavo le omelie di Padre Cornelio Fabro, la domenica a Santa Croce al Flaminio, la chiesa era piena, gremita, panche, sedie, posti in piedi, le tre porte delle tre navate spalancate, il sagrato pieno, intendo serrato di popolo. Silenzio assoluto dall'altare all'ultimo gradino del sagrato. Dei contenuti nulla ricordo e nulla capii, quel silenzio di rispetto però lo ricordo benissimo e ricordo che un giorno un bambino in quel silenzio fece un capriccio e dall'ambone arrivò un sintetico rimprovero ai genitori nel silenzio generale e nel silenzio l'omelia procedette. Oggi ha dell'incredibile, inverosimile, eppure è vero, ero presente e tutte le vicende della vita non hanno cancellato questo ricordo. La televisione forse era agli albori, gli specchi in casa erano pochi, si guardava il necessario, si parlava il necessario, l'attenzione non era distratta, si era ancora povera gente e ruspante. Oggi i bambini di pochi anni sono ripieni di "mezzucci politici massmediatici" e il volgo che aveva una sua dignità allora quando le chiese erano affollate, ora va come vanno le elite tronfio dei suoi bassi istinti, che la cultura di questo tempo ha messo sugli altari, e non ho notizia di alcun Cornelio Fabro, sacerdote, piccolo, minuto, in una parrocchia di quartiere.

marius ha detto...

@ anonimo 4 dicembre 2017 17:42
Ormai la chiesa è alla deriva e di fronte a questo disastro uno scisma non è
un problema, semmai è una soluzione.


Anch'io rimango ogni giorno esterrefatto: lo sfacelo avanza e i due restanti cardinali non procedono, per timore -così pare- di essere proprio loro a far scoppiare il bubbone dello scisma.
Intanto nella Chiesa continuano a coesistere un po' ufficiosamente e un po' ufficialmente dottrine tra loro discordanti. Sembra quasi che la Chiesa possa andare avanti tenendo assieme nel suo seno tutte queste discordanze ed ambiguità.
E questa -si badi bene- non è una novità del pontificato bergogliano, è una cosa che ci sorbiamo da mezzo secolo grazie alle novità pseudodottrinali del CVII, con i suoi concetti di ecumenismo, interreligiosità, libertà religiosa, con la sua liturgia imbastardita.
Ma ai cardinali (coloro che per ruolo hanno facoltà ad agire) sembra andar bene così: fin tanto che non è statuito uno scisma rimaniamo comunque tutti in comunione... o quasi.

Qui sta il punto, su questa parolina "quasi".
Ricordiamo bene: da chi è stato introdotto il concetto di "più o meno piena comunione”? Dal CVII.
Introdotto allo scopo di inglobare nella Unam Sanctam, nel Corpo Mistico di Cristo, gli eretici e scismatici di ogni risma? O d’altro canto per ostracizzare chi proprio nel cuore della Catholica non è gradito, in quanto critico e resistente verso il nuovo etablishment conciliare?
Il concetto di "comunione imperfetta”, da prassi protesa verso l’esterno, in pratica è diventata il collante che tiene assieme tutte le varie anime discordanti all'interno del corpo ecclesiale. È l'aria che respiriamo, alla quale siamo abituati da sempre.
Costituisce anche l'imprintig dei cardinali e vescovi che si appellano al Concilio con le sue ambiguità. Non v'è da meravigliarsi che essi si limitino a parlare piuttosto che ad agire fino in fondo in modo consono.

Lo scisma sarebbe dunque un atto formale di cui il responsabile visibile rimane colui che lo formalmente provoca.
Mons. Lefebvre fu appunto accusato di questo, e il Card. Burke se ne guarda bene dall’apparire davanti a tutti un suo emulo:
per non aver problemi nel salvataggio della Chiesa non vuole apparire lefebvriano,
ma senza prendere esempio da Mons. Lefebvre non potrà dare il suo contributo per salvare la Chiesa militante.
Meglio rimanere in questa terra di mezzo, in questa specie di comunione, in questa quasi-comunione, in questa comunione-sempre-in-divenire, che con buona pace di (quasi) tutti dura già da mezzo secolo e che quindi può, più o meno tranquillamente, continuare... così fino alla Parusia, dal Cardinale stessa già evocata. Là ci penserà il Giudice Eterno.

marius ha detto...

Cara Irina,
grazie mille per il Suo apprezzato parere.
Le due righe in questione si riferiscono al fatto che il Cardinale non può ignorare che la FSSPX, dalla stragrande maggioranza della Chiesa, dai modernisti, dai sedevacantisti e dai neotradizionalisti, è vista come il fumo negli occhi, ed è bersaglio di un ostracismo attuato per decenni nei suoi confronti.

Già BXVI, con un'espressione molto forte (non riesco a trovare il riferimento testuale quindi vado a memoria, mi scuso se ci metto del mio nella coloritura) in occasione della remissione delle scomuniche ai 4 vescovi ordinati da Mons. Lefebvre, affermava che purtroppo perfino nella Chiesa si riscontra quella oscura ancestrale necessità che da sempre alberga nell'animo umano di identificare un nemico, un gruppo quale capro espiatorio su cui riversare tutto il proprio odio.
Espressione molto forte, rivolta senza mezzi termini all'attenzione dei suoi detrattori, che a me richiama anche l'odio razziale espressosi in forme estreme nel secolo scorso. Egli non solo parlò ma fece qualcosa di concreto, prima rischiando e poi affrontando la gogna mediatica pronta all'attacco.

Il Cardinale non può non rendersi conto che, dalla sua posizione eminente, quale polo coagulante il cattolicesimo più sensibile ai valori cattolici tradizionali, parlare nei termini da lui usati non può che riconfermare e rinfocolare questo basso atavico istinto, anche se egli ha formulato il discorso impostandolo verso la condivisibile necessità di un'unità ecclesiale, ma ottenuta, secondo lui, (attenzione!) stando ben lungi, anche per il loro bene, da questi indomabili soggetti. Cos'hanno di imperdonabile? il difetto di non accettare e di resistere alle novità pseudo-dottrinali conciliari del falso ecumenismo, dell'interreligiosità, della libertà religiosa, con la sua liturgia frutto di un compromesso e una commistione tra la cattolicità di sempre e gli intendimenti rivoluzionari luterani.

So, Irina, che quelle mie ultime parole, tutte concentrate in una breve frase, sono, come dentro un quadro dalle tinte tutto sommato abbastanza equilibrate, delle chiazze di colore molto cariche che balzano all'occhio e colpiscono particolarmente.
Spero che averle diluite in questa mia contestualizzazione possa renderle per Lei un po' più digeribili.

marius ha detto...

Ho trovato il passaggio di BXVI menzionato nel commento precedente:

E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo.

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica.htmlggio