mercoledì 20 dicembre 2017

Le intenzioni di un papa non possono cambiare la Dottrina - Antonio Livi

Recentemente è stato resto noto che il 5 giugno scorso papa Francesco aveva ordinato [qui] la pubblicazione negli Acta Apostolicae Sedis di due documenti, specificando che essi costituiscono «magisterium authenticum»: si tratta di una lettera con cui egli approvava i provvedimenti adottati dai vescovi della regione ecclesiastica di Buenos Aires per applicare nel proprio territorio le direttive pastorali dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (AL), e del testo di quel pronunciamento episcopale. La pubblicazione di questi documenti ha fatto esultare alcuni cattolici che ne hanno assunto la difesa d’ufficio contro altri cattolici (non esclusi autorevoli teologi e nemmeno alcuni eminenti uomini di Chiesa, come ad esempio i cardinali Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner, Robert Sarah e Gerhard Ludwig Müller), etichettati come «nemici del Papa».

La soddisfazione di quelli che si autodefiniscono «amici di Francesco» è motivata dal fatto che, secondo loro, Francesco ha voluto mettere fine alle critiche sulla presunta ambiguità di AL eliminando ogni dubbio circa la sua volontà che, a certe condizioni, i «divorziati risposati» possano accedere alla comunione eucaristica, pur continuando a convivere "more uxorio". In effetti, il Papa scrive nella sua Epistola apostolica che il documento dei vescovi argentini «spiega in modo eccellente il capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni». A questo punto, sembra che abbiano “vinto” loro, i presunti «amici del Papa», nella loro rabbiosa polemica contro chi osava proporre “dubia” o addirittura una “Filialis correctio”. Si deve dire, con alcuni di essi, «Roma locuta, quaestio finita»? Purtroppo (per loro e per tutti), no: la questione di fondo resta aperta.
  1. Tanto per cominciare, anche quest’ultimo pronunciamento magisteriale è suscettibile di diverse interpretazioni, non essendo affatto evidente che l’approvazione della soluzione adottata dai vescovi della regione di Buenos Aires implichi la delegittimazione delle soluzioni adottate da altri vescovi, sia in senso decisamente restrittivo (come hanno fatto i componenti della conferenza episcopale polacca, molti vescovi africani  e l'arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput), sia in senso decisamente più permissivo (come hanno fatto i componenti della conferenza episcopale tedesca o quelli della conferenza episcopale filippina). E non si deve dimenticare che lo stesso Francesco, riferendosi al dibattito che c’era stato durante il Sinodo, riconosceva all’inizio della AL che non sarebbe giusto escludere che «esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano», motivo per cui «in ogni regione o Paese si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali».
    Insomma, di potrebbe dire, parafrasando un Leitmotif del magistero di papa Francesco, che quella dei vescovi argentini è soltanto una «scelta preferenziale». Se è così, resta aperta la questione se, al di là delle diverse interpretazioni o applicazioni pastorali, il “nucleo dogmatico” di AL (ossia la dottrina sul Matrimonio in relazione con la Penitenza e con l’Eucaristia) sia in perfetta continuità con il magistero ecclesiastico precedente oppure lo contraddica in punti fondamentali.

  2. Secondariamente, non è affatto chiaro il significato di «magistero autentico» applicato ai due documenti, perché nemmeno essi tolgono ogni dubbio sulla compatibilità delle direttive di AL con i principi dottrinali che ispirano le norme del Codice di diritto canonico, che fa espresso divieto di concedere la comunione eucaristica a coloro che «ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (canone 915). Le argomentazioni canonistiche prodotte a titolo privato dal cardinale preposto all’interpretazione autentica dei testi legislativi (cfr Francesco Coccopalmerio, Il capitolo ottavo della Esortazione Apostolica Post Sinodale “Amoris Laetitia”, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2017) rappresentano anch’esse una difesa d’ufficio dalla AL, ma non entrano nel merito del problema perché fingono di ignorare che nessuna norma di legge può essere considerata abolita sulla base di discorsi vaghi e ambigui, non accompagnati peraltro da decreti legislativi adeguati.
Va riconosciuto, comunque, che una cosa almeno viene definitivamente chiarita da questo ultimo atto magisteriale di papa Francesco: è la sua ferma intenzione di introdurre nella Chiesa una nuova prassi, diversa da quella che era stata sancita dal suo predecessore san Giovanni Paolo II con l’esortazione apostolica post-sinodale Familiaris consortio (1981), che ben si armonizzava con tutta la Tradizione dogmatico-morale e con le norme che si ritrovano oggi nel Codice di Diritto Canonico. Una prassi che viene a legittimare quanto già veniva fatto (abusivamente) in molte regioni del mondo cattolico, a cominciare dalla Germania, dal Belgio e dall’Olanda, per volontà delle conferenze episcopali di quei paesi. Si tratta di un’intenzione di cambiamento della prassi pastorale nei confronti di quei fedeli che chiedono di essere ammessi alla comunione sacramentale pur trovandosi in una condizione di vita (esterna, pubblica) che fa legittimamente presumere che non siano in «stato di grazia santificante».

In che consiste tale cambiamento? Consiste nella pubblica accoglienza di questi fedeli nella comunità visibile, ossia nella vita sociale della comunità cristiana, dove il Vescovo e i presbiteri sono pronti a un fraterno dialogo di “discernimento”, per verificare, caso per caso, se quei fedeli non siano, malgrado le apparenze, in «stato di grazia santificante» e possano quindi accedere direttamente alla Comunione, oppure possano recuperare lo stato di grazia con la Confessione, pur non volendo o non potendo cambiare la loro «situazione oggettiva di peccato».

Ma se ora è fuori di dubbio che questa era l’intenzione del papa nel pubblicare la AL, restano – anzi, aumentano – i dubbi circa la dottrina che dovrebbe giustificare la nuova prassi. Non si può ignorare che qualsiasi decisione che la suprema autorità della Chiesa voglia assumere riguardo alla prassi pastorale implica sempre dei criteri dottrinali, indipendentemente dal fatto che siano formalmente enunciati oppure restino impliciti. Tradizionalmente, quando sembra difficile far comprendere e far accettare determinate decisioni agli operatori della pastorale e ai semplici fedeli – ed è il caso di quelle novità sconcertanti che seguono a una radicale riforma – l’autorità della Chiesa si premura di esporre con la massima chiarezza quei criteri dottrinali. Ciò non è avvenuto con la AL, che – come ho sempre sostenuto nelle mie pubblicazioni al riguardo – si esprime in modo «volutamente ambiguo» circa le ragioni dottrinali che consiglierebbero la nuova prassi. E il motivo di tal voluta ambiguità è, presumibilmente, la consapevolezza che la dottrina che ispira la nuova prassi è chiaramente contraria alla Tradizione e riflette teorie teologiche chiaramente eretiche, come la Correctio filialis ebbe a denunciare. I cinque “dubia” che in precedenza erano stati presentati al papa dai quattro cardinali avevano appunto questo scopo: indurre papa Francesco a riformulare le direttive pastorali in modo da eliminare da esse quei presupposti dottrinali che possono sembrare ereticali.

Con questo suo ultimo gesto – la pubblicazione di una formale convalida di quanto avevano scritto i vescovi argentini –  papa Francesco ha fatto proprio il contrario: invece di riformulare le direttive pastorali in modo da eliminare da esse quei presupposti dottrinali che paiono a molti ereticali, ha mostrato disinteresse per la discussione sui principi e ha ribadito la sua intenzione di riformare ab imis la prassi pastorale della Chiesa universale nella direzione che gli era stata indica dal cardinale Walter Kasper e da un’agguerrita minoranza di vescovi  durante i lavori del Sinodo sulla famiglia (cfr i contributi di vari autori pubblicati in Dogma e pastorale. L’ermeneutica del Magistero dal Vaticano II al Sinodo sulla famiglia, a cura di Antonio Livi, Leonardo da Vinci, Roma 2015). E questa corrente teologico-pastorale che ha suggerito a papa Francesco le soluzioni adottate nella AL le sta adesso giustificando, in polemica con i critici, ricorrendo a tante, troppe argomentazioni retoriche, una in contrasto con l’altra, sicché i fedeli che continuano a nutrire dei dubbi sui principi dottrinali che ispirano la nuova prassi di AL si trovano in uno stato d’animo che io continuo a definire di vero e proprio «disorientamento pastorale».

A questo punto, se mi si domanda che cosa deve fare un cristiano che vede nel Papa, chiunque egli sia, il Vicario di Cristo, dirò che ogni decisione coerente con la fede deve prescindere da considerazioni troppo umane e da ogni “partito preso”. E deve riferirsi concretamente alle diverse condizioni personali.
  1. Se si tratta di uno dei principali destinatari della AL, ossia di un vescovo, egli deve prendere in seria considerazione l’appello alla misericordia di papa Francesco, applicandolo prudentemente alla realtà della sua diocesi, in forza di quel senso di irrinunciabile responsabilità nei confronti del popolo a lui affidato che gli deriva dal suo specifico munus pastorale. Egli dunque adopererà il retto discernimento di fede per decidere se e come eseguire le indicazioni dell’esortazione apostolica post-sinodale e quelle eventuali della conferenza episcopale di riferimento, che per la loro stessa natura non sono da intendersi come prescrizioni canoniche assolutamente obbliganti. Io personalmente conosco bene alcuni casi di esemplare condotta di vescovi diocesani che hanno vissuto in piena coerenza sia il dovere di conservare l’unità del collegio episcopale con a capo il Papa, sia il dovere di esercitare responsabilmente  la discrezionalità che la stessa legge canonica prevede (cfr Giuseppe Siri, Dogma e liturgia, Leonardo da Vinci, Roma 2015; Mario Oliveri, Un vescovo scrive alla Santa Sede sui pericoli pastorali del relativismo dogmatico,  Leonardo da Vinci, Roma 2017).
  2. Se poi si tratta di uno dei destinatari diretti ma subordinati della AL, ossia di un sacerdote in cura d’anime, egli deve mettere fedelmente in pratica i criteri di “misericordia” e di “accompagnamento” suggeriti da papa Francesco, senza però considerare “superati” o “aboliti” (perché AL non li ha esplicitamente dichiarati superati né può abolirli) i precetti della legge morale naturale e della legge evangelica che il diritto canonico vigente ha codificato per regolare santamente la prassi pastorale dei Sacramenti. Egli quindi non concederà l’assoluzione sacramentale a quelle persone delle quali conosce la situazione “irregolare” se prima non avrà accertato, in foro interno (ossia in un colloquio personale), che quel fedele è effettivamente pentito, vuole davvero riparare il danno causato agli altri membri della Chiesa ed è fermamente deciso a non peccare più (il che implica la volontà di uscire dalla situazione nella quale si trova per sua colpa, al netto di tutte le circostanze che possono averne limitato la libertà di azione).
    Ora, per accompagnare il penitente in questo arduo cammino di conversione, il confessore dovrà impegnarsi fin dall’inizio a illuminare la sua coscienza con la dottrina del Vangelo, rendendolo consapevole di aver mancato al dovere di fedeltà matrimoniale (per il fatto di aver abbandonato il coniuge e di essersi unito ad altra persona) e al dovere di dare testimonianza della propria fede cattolica  (per il fatto di aver chiesto all’autorità civile il riconoscimento pubblico del divorzio e della nuova unione coniugale). Il ministro del sacramento della Penitenza ha non solo il dovere, giustamente ricordato da papa Francesco, di praticare la comprensione e la misericordia nei confronti di ogni penitente, ma anche il dovere di giudicare, graviter onerata conscientia, se esistono o meno, nel penitente, le condizioni per ottenere il perdono da parte di Dio e con esso il ripristino della grazia santificante, ossia il pentimento, l’accusa sincera, il proposito di emendarsi e di riparare. Se il confessore non ha  l’evidenza di tali condizioni e assolve ugualmente il penitente, non amministra validamente il sacramento, a danno del penitente stesso e della Chiesa intera.
  3. Infine, se si tratta di uno dei destinatari indiretti della AL, ossia di un comune fedele, sia ecclesiastico che laico, costui è tenuto anche oggi a rispettare e venerare il Papa, chiunque egli sia, senza per questo sentirsi obbligato a considerare de fide divina et catholica ciò che egli ha proposto, non come una precisa dottrina dogmatico-morale ma solo come vaghi e contraddittori argomenti filosofico-teologici a sostegno delle sue indicazioni pastorali. Come ho già detto, il fatto di includere formalmente la dottrina della AL tra i documenti del magistero ordinario del papa non implica che essa sia sostanzialmente tale da vincolare tutti i fedeli all’assenso, come parte del sistema della fede. Di conseguenza, un comune fedele, soprattutto se è un teologo, non deve sentirsi in coscienza privato della libertà di pensiero per quanto riguarda un proprio giudizio sulla prassi voluta da papa Francesco, la quale, a parere di molti cattolici competenti (ad esempio i filosofi Robert Spaemann, Stalislaw Gryegel e Joseph Seifert, oltre ai teologi firmatari della Correctio filialis, tra i quali notoriamente ci sono anch’io), comporta il rischio di contribuire alla diffusione delle eresie nella Chiesa di oggi.
Si tratta – ripeto ancora una volta, sperando che questa precisazione sia finalmente recepita anche da chi finora ha preferito alimentare sterili polemiche di parte – di legittime opinioni espresse con prudenza e misura da fedeli cattolici che sono solleciti del bene comune ecclesiale e constatano, vivendo in mezzo alla gente, che la prassi consigliata da papa Francesco non contribuisce all’unità della Chiesa nella fede e nella carità. In spirito di leale collaborazione ecclesiale, è lecito esprimere le proprie opinioni sull’opportunità di determinati atti di governo e di determinati indirizzi pastorali del Pontefice regnante. Non si tratta certamente di giudizi perentori (apodittici, dogmatici), su materie di fede e di morale che l’autorità ecclesiastica ha il compito di insegnare autorevolmente come facenti parte della divina rivelazione, quale è stata donata al mondo da Cristo ed è stata finora infallibilmente custodita e interpretata dalla Chiesa. Ha torto quindi chi accusa me e gli altri firmatari della Correctio filialis di aver voluto «condannare senza discutere» (cfr Rocco Buttiglione, Risposte amichevoli ai critici di “Amoris laetitia”, Ares, Milano 2017). Se è vero che talvolta alcuni espongono le loro opinioni (legittime) in in modo eccessivamente polemico (ad esempio i firmatari della dichiarazione intitolata Fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano [qui]), non è certamente questo il mio modo di servire la fede del popolo di Dio, nella fedeltà a Cristo e quindi ai Pastori da Lui istituiti. [emerge in questa chiosa la renitenza, già riscontrata in uno studioso valente come il prof. Livi, anche nei confronti della denuncia delle questioni controverse del Vaticano II. Ora egli parla chiaro e forte; ma mette sempre un freno, che va al di là del rispetto: come si fa a parlare di eccesso di polemica, in una situazione così degradata nella quale chi tace rischia di diventare connivente? -ndR]

A «condannare senza discutere» i Pastori della Chiesa di Cristo sono stati piuttosto quei «teologi del dissenso» che per oltre mezzo secolo hanno contestato sistematicamente i papi che hanno preceduto Francesco (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). Emblematico è il caso di Hans Küng, il quale ha davvero condannato senza discutere tutto il magistero di quei pontefici, come si può agevolmente verificare consultando il mio trattato su Vera e falsa teologia, Leonardo da Vinci, Roma 2017, pp. 296-301). E oggi sono quegli stessi «teologi del dissenso» a ergersi a difensori di un Papa che essi considerano portatore delle loro idee (cfr Antonio Livi, Come la teologia neomodernista è passata dal rifiuto del Magistero ancora dogmatico all’esaltazione dei un Magistero volutamente ambiguo, in Teologia e Magistero, oggi, Leonardo da Vinci, Roma 2017, pp. 59-86). Se costoro praticano oggi il “culto della personalità” nei confronti di Francesco non è certamente perché vedano in lui, come in ogni altro papa, il Vicario di Cristo, ma perché lo considerano il portabandiera delle loro militanza ideologica.
Ben diverso è il caso di quei fedeli che si avvalgono della loro competenza in campo giuridico-morale per rilevare come la cattiva teologia sul matrimonio implichi l’abbandono delle certezze relative alla legge morale naturale (cfr Carlo Testa, L’ordine giuridico e l’ordine morale. Riflessioni sul diritto naturale e sulla deontologia dei giuristi a proposito della “Correcto filialis” a papa Bergoglio, Introduzione epistemologica di Antonio Livi, Leonardo da Vinci, Roma 2017). [Fonte]

32 commenti:

irina ha detto...

In suprema sintesi: molti desiderano la botte piena e la moglie ubriaca.
Il Pontefice, felicemente regnante (Radaelli), siede sulla Seggiola Santa per ripetere pedissequamente quello che ha detto NSGC, non è ammesso infatti nessuno svolazzo personale, nè di comitiva qualsivoglia episcopale e/o amicale. Non sarebbe male avere un censimento global di coloro che cambiando e/o scambiando letto e/o letti poi sono presi da crisi eucaristica. Questo computo non è mai stato fatto. Lo reputo invece interessante, per conoscere, se non altro, la cifra di coloro che, fornicando fornicando, soffrono in contemporanea di astinenza eucaristica. Sarebbe anche interessante conoscere i volti, cioè la fisiognomica, di coloro che si abbuffano di fornicatio e contestualmente svengono per digiuno eucaristico.Questi sono, a mio parere, studi interessanti da portare a termine. Anche in un Master. Per alleggerire, nei fatti, le spalle del prossimo dai problemi che appartengono solo a coloro che si esprimono confusamente in merito.

irina ha detto...

Ipotesi:
non sarà che tutti questi dalla 'manica larga' son in realtà agenti segreti di satanasso, al quale consegnano, su un piatto d'argento, tutti i peccatori, ai quali viene preclusa, scientemente, la Grazia del sincero pentimento, così che muoiano impenitenti?

Bisognerebbe capire dal punto di vista dei doni ricevuti da satanasso (i soliti potere, soldi, sesso) quanti nella vita ne hanno beneficiato maggiormente. E quanto sono stati di manica larga, verso se stessi e verso gli altri, tanto da esserne ampiamente ricompensati dal nemico.

Luisa ha detto...

Ricordo solo che dopo aver riportato l`analisi di mons. Livi, in un post precedente, c`è stata una discussione fra Angheran e Sacerdos quidam:

https://www.blogger.com/comment.g?blogID=5570132738557818436&postID=5011602619522597741

Maurizio ha detto...

"(...) se si tratta di uno dei destinatari indiretti della AL, ossia di un comune fedele, sia ecclesiastico che laico, costui è tenuto anche oggi a rispettare e venerare il Papa, chiunque egli sia (...)"

Ecco, il termine "venerare", lo giudico quantomeno inappropriato se già riferito a un papa qualsiasi, figuriamoci poi a QUESTO papa!!
Per la Chiesa Cattolica si venerano i santi, si venerano i beati, ma non i papi!

Anonimo ha detto...

Nel frattempo carissimi pastori sbiaditi " specchiatevi ":
http://www.iltimone.org/36710,News.html

Luisa ha detto...

Qui la catechesi odierna sull`Eucaristia:


http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20171220_udienza-generale.html

Anonimo ha detto...


Nella casistica delineata dal prof. Livi, che sempre ammiriamo per la sua dottrina teologica e filosofica, non sembra facile seguire un discorso sempre coerente con la dottrina di sempre.
E come si fa a non parlare di "pastori che sbagliano" di fronte ad un Papa il quale afferma che Lutero "non si è sbagliato nella sua dottrina della Giustificazione" (ah, no? Chi si è sbagliato allora, il Magistero che l'ha condannato? E lo dice un Papa?).
Un Papa, inoltre, che, anche secondo il prof. Livi, nella AL è stato "consapevolmente ambiguo" e ha finito con il dichiarare legittima quell'interpretazione delle sue ambiguità tale da consentire di violare la morale cristiana, con il permettere, nel caso di specie opportunamente valutato (nella pratica, aria fritta), agli adulteri conviventi di prender tranquillamente la Comunione?
Un Papa che, in un documento ufficiale, sia stato "consapevolmente ambiguo" su punti essenziali della morale cristiana, perché succube dei neomodernisti alla Kasper & Co., dobbiamo ritenere che fosse mosso da un'intenzione buona?

fabriziogiudici ha detto...

Ecco, il termine "venerare", lo giudico quantomeno inappropriato se già riferito a un papa qualsiasi, figuriamoci poi a QUESTO papa!!

Comprensibile. Ma mons. Livi fa certamente riferimento all'istituzione, non all'uomo. In Francesco si venera il successore di Pietro, non Bergoglio. Così come, tempo fa, qualcuno chiarì che "pregare per le intenzioni del Papa" non vuol dire pregare per le intenzioni di Bergoglio.

Poi, forse, questa crisi insegnerà anche a rivedere qualche vocabolo tecnico...

Anonimo ha detto...

Intanto, però, il clero rivoluzionario non aspetta e si da ben da fare. Essi si credono "profeti", pensate un po' ...

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/12/19/news/denuncia-dei-preti-chiesa-arretrata-e-politica-distante-1.16258211

Anonimo ha detto...

"Se si tratta....di un vescovo, egli deve prendere in seria considerazione l’appello alla misericordia di papa Francesco, applicandolo prudentemente alla realtà della sua diocesi,...."

vorrei capire: allora mons. Livi esprime apprezzamento per AL, approvando l'impostazione pastorale "caso per caso", (= misericordia relativista?) ?

mic ha detto...

Mons. Livi dice e non dice. Non penso che possa intendere la misericordia relativista, ma che pur di assestare un'allisciatina conferma la misericordia enfatizzata da Bergoglio senza specificare che la Chiesa l'ha sempre applicata, ma insieme alla giustizia di una pastorale non scissa dalla dottrina.

Anonimo ha detto...

Cara Mic, lei è oltremodo scorretta. Non pubblica ciò che non le piace, le voci fuori dal coro, sempre ovviamente con la scusa che sono dichiarazioni fuori dal coro. Ora non mi importerà niente se lei non pubblicherà ancora per la terza volta questo mio commento su Mons. Liiv e quanto da lui affermato, ma voglio che sappia che quello che ho detto per lui a questo punto lo ritengo valido anche per lei. Non ascoltate lo Spirito, siete tutti presi nei vostri giochetti, formule formulette a trovare la formula giusta, cercando di far quadrare e spiegare l'illogico, quando la situazione è chiara e sotto gli occhi di tutti e semplice da spiegare se si una un approccio razionale. Bergoglio non è papa. Basta con queste sciocchezze. Ho detto quando lei mi ha censura5o, che se non sarete docili all'ascolto dello Spirito, Dio vi renderà ciechi e vi abbandonerà alla stoltezza e superbia dei vostri pensieri. È questo vale per tutti, anche per lei è per Mons Livi, che come i sacerdoti del tempio si trastullavano con le loro teologie e non avevano riconosciuto in Nostro Signore Gesù Cristo Dio che si incarnato. Perchè? Perchè nella superbia dei loro cuori, di quelli che si sentono dotti e pensano di saperne più degli altri, Dio li aveva resi ciechi e sordi. Ora lei con le sue censure vuole anche addormentare e "normalizzare" coloro che sono invece ben svegli e hanno capito da tempo chi sia bergoglio. Si ravveda, la prego. Lo Spirito Santo non può fare questo al suo popolo. Non c'è lo Spirito Santo dietro Bergoglio. Poichè lo Spirito Santo non può volere che le anime si dannino. La prego apra gli occhi. Lei è libera essendo laica, non come i chierici che portano il giogo (anche se questo nel giorno del giudizio non li salverà). Siamo a Natale. Lei deve essere "Voce di un uomo che grida nel deserto". Come San Giovanni Battista. Il Signore le ha dato i talenti e lei li deve mettere a frutto. Il nero va chiamato nero ed il bianco bianco. Vorrei che il Signore le desse il coraggio la forza e l ardore per dichiarare che Bergoglio non può essere papa. Il Nostro Dio non è un Dio sadico. Bergoglio è accecato da tempo, da prima che sedesse sul trono, ed è per5anto privo di guida. Un cieco che guida altri ciechi nel baratro. Prima di affrontare le discussioni teologiche su tutto ciò che di eretizzante Bergoglio ha detto e fatto vorrei ricordare ancora una volta che Bergoglio non poteva essere eletto papà in quanto nessuno lo ha sciolto dal voto fatto quando è diventato gesuita di non ricoprire cariche elevate. Vorrei anche ricordare che è stato eletto alla 5 unta votazione cosa proebita dal cdc e quindi la elezione è nulla, ma nessuno lo dice. Nessuno chiede ad alta voce, salvo Socci, che vengano mostrati i documenti per fugare ogni dubbio. Sempre secondo il cdc, e secondo quanto reso pubblico dalle testimonianze del cardinale Daneels, Bergoglio è stato eletto grazie alla mafia di San gallo (come testimoniato anche da mons ganswein) è questi accordi fuori conclave e ore conclave sono proebiti dal cdc. Lei ripete sempre che la Chiesa ha accettato Bergoglio e quindi ha sanato tutto. No non è così. Ci sono nel mondo, fedeli che sono Chiesa, che siamo Chiesa, e che non hanno accetta5o Bergoglio. La cosa non è sanata. Voi lo avete accettato, e accettNdolo avete ricevuto il suo marchio infamante, ma noi è siamo milioni no. Pertanto si risparmi di dire che la cosa è sanata perchè non è affatto così. È lei lo San bene che milioni di fedeli non lo riconoscono successore di Pietro. Noi amiamo la Chiesa ed il Papato, ma non ci prostreremo dinnanzi al falso pastore idolo, profetizzato da tempo.

Alex ha detto...

Cara Mic, con tuto il rispetto e la stima che le voglio, e riconoscendole lo sforzo che fa con questo blog, in ogni caso mi sento di dirle che le parole di Mons. Livi e le sue parole a sua difesa non mi paiono parole di Verità. Cercate di giustificare L ingiustificabile. Contenti voi....che io debba venerare Bergoglio il falso profeta pastore stolto e riconoscerlo papa legittimo successore di Pietro dopo tutte le cose eretizzanti dette e fatte, è follia pura... a La Salette la Madonna ci ha detto che Roma perderà la Fede e diventerà la sede dell!anticristo... Bergoglio non si inginocchia davanti a Nostro Signore Gesù Cristo. Lo ripeto, per l ennesima volta. Smettete di giocare con le vostre disquisizioni per dotti e chiedete a Bergoglio a gran voce di inginocchiarsi. Gridatelo! Se Mons Livi fosse guidato dallo Spirito avrebbe già gridato allo scandalo e denunciato questo abominio e avrebbe chiesto pubblicamente a Bergoglio di inginocchiarsi davanti all'Eucarestia. La stessa cosa vale per i cardinali che si sono esposti con la correzione. Dove sono? Perchè non grida il loro cuore e non sanguina come grida e sanguina il mio davanti a questo sacrilegio, scandalo, vergogna? Macellai che conducono le pecore al macello!

Alex da roma ha detto...

@Anonimo 19:43
Grazie hai espresso educatamente ma con puntualità le mie considerazioni e dubbi sul modo di parlare "ambiguo" ambiguo di Mons. Livi. A seguire certi teologi alla fine ci si perde.... Lasciamo che loro discutano che cavillino pure..San Giovanni bosco in una delle sue profezie su Roma invita ad uscire da Roma ad abbandonarla :"E di te Roma, che sarà?… Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba!… Tu sei giunta a tale che non cerchi altri, né altro ammiri nel tuo Sovrano se non il lusso, dimenticando che la tua e la sua gloria sta nel Golgota!… Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; però con la sua sola parola, egli fa tremare il mondo!

Roma!… Io verrò quattro volte a te!… La prima volta, percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse. La seconda volta, porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. La terza volta, abbatterò le difese e i difensori, e per comando del Padre installerò il regno del terrore, dello spavento e della desolazione!

Ma i miei saggi fuggono, la mia legge è calpestata… perciò io ritornerò per la quarta volta. E allora guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano! Vi saranno prevaricazioni tra i dotti e gli ignoranti; e il tuo sangue e quello dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alle leggi del tuo Dio. La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove saranno, allora, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palazzi?… Saranno diventati la spazzatura delle piazze e delle strade!

E voi, sacerdoti, perché non correte a piangere, tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della Fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, sulle piazze, in ogni luogo, anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate, forse, che essa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che infrange l’ira di Dio e degli uomini?
Queste cose dovranno inesorabilmente venire, l’una dopo l’altra. Ma l’augusta Regina del Cielo è presente. La potenza del Signore è nelle sue mani. Ella disperde i suoi nemici come nebbia! Ella riveste il venerando vecchio di tutti i suoi antichi paramenti!
…Arriverà ancora un violento uragano. L’iniquità è consumata; il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla terra

mic ha detto...

Per lo sproloquiatore/trice (inesorabilmente Anonimo/a) di turno (05:41)

Non volete capire che non pubblico i commenti di chi afferma con granitica certezza "Bergoglio non è papa". E attribuisce ogni genere di magheggi a chi, come me e molti, su certe spinose questioni naviga a vista ma non avalla assolutamente alcuna deviazione.
Un conto è affermare come ipotesi di scuola ciò che solo la storia potrà chiarire, un conto è subordinare ad una convinzione apodittica tutto l'impianto dei propri assunti.

mic ha detto...

Cara Mic, con tuto il rispetto e la stima che le voglio, e riconoscendole lo sforzo che fa con questo blog, in ogni caso mi sento di dirle che le parole di Mons. Livi e le sue parole a sua difesa non mi paiono parole di Verità. Cercate di giustificare L ingiustificabile.

Alex,
non mi pare di aver giustificato mons. Livi, ma ho persino inserito una chiosa critica al suo articolo, pur con tutto il rispetto per lo studioso che conosco e che tuttavia volutamente mi ignora perché l'ho sempre definito renitente (sul Concilio) e, dopo la stima espressami in un incontro, stigmatizzava le mie prese di posizione nette e senza mezzi termini affermando in diverse occasioni che i laici dovevano tacere e contentarsi del Magistero. E l'ho sempre situato tra coloro che riaffermavano la verità ma, genericamente, senza contestualmente riferirsi all'errore da rettificare. La solita 'comunicazione indiretta' che di per sé è inefficace ma anche malsana.
Ora parla più chiaro perché effettivamente non si può più difendere l'indifettibile, ma lo fa col guanto di velluto e paga qualche tributo a quello che un post sopra ho definito "allisciamento". E tuttavia conoscendolo, non ho inteso giustificarlo, ma spiegare che ciò rientra nel suo modo di essere.

Alex da roma ha detto...

Cara Mic, è vero, tu hai ragione quando dici che affermare con certezza che Bergoglio non è papa non è possibile ora. Hai ragione anche quando affermi che faresti un errore a basare l'impianto dei tuoi ragionamenti su una affermazione del genere. Ma l anonimo delle 5:41 non ha forse ragione quando sottolinea che ci sono più di una irregolarità dal punto di vista delle procedure previste dal codice di diritto canonico che vanno chiarite? Perchè nessuno lo chiede e lo fa notare? Le sembra cosa da poco? Se le regole sono state violate, la elezione non è canonicamente valida e si spiegherebbero allora tante e tante cose, e si eviterebbe di cercare di far quadrare un cerchio che non può quadrare (mi riferisco alla possibilità che un papa possa insegnare ripetutamente e in spregio agli ammonimenti filiali, L errore, o anche solo spargere il dubbio, la confusione e la divisione. Al di là del dogma dell'infallibilità pontificia che serve a preservare la Chiesa come Istituzione divina che non può insegnare l'errore). A me come ad anonimo, la spiegazione più logica e razionale, pare proprio questa: L elezione non è canonicamente valida, vuoi per le regole baioassate e violate del cdc, vuoi per vizio di forma o sostanza o volontà o tutte e tre nelle dimissioni di BXVI. Oppure ancora, decadenza dalla carica per manifesta eresia essendo incorso in scomunica, oppure ancora perchè già fuori dalla Comunione con la Chiesa Cattolica Triinfante, Militante e Purgante, prima delle elezione al soglio, a causa delle precedenti adesioni a posizioni eretiche. Ho certezza??? No come lei! Affermo con certezza che ho ragione ed è così? No! Come potrei? Ma esprimo delle riflessioni e dei ragionamenti. Non è lecito chiedere che si faccia chiarezza anche su tali aspetti chiamiamoli procedurali??? La ringrazio per la sua pazienza.

fabriziogiudici ha detto...

Aggiungo qualche considerazione. Capisco benissimo l'insofferenza verso i teologi che paiono cavillare. Non escludo nessun esito per la fine di questa crisi, compreso quelli più clamorosi (quando dico "non escludo", sia chiaro che non faccio previsioni né esprimo tesi, che non ho competenza a formulare). È benissimo possibile che la realtà delle cose sia intuita prima da persone semplici che non da sapienti.

Detto questo, è necessario che i teologi facciano il loro mestiere, perché non possiamo uscire da questa crisi in modo arbitrario. Salvo che qualcuno non abbia una rivelazione privata che dice il contrario, Bergoglio non sarà l'ultimo Papa e il modo con cui si concluderà il suo pontificato costituirà un precedente per il futuro. Sostenere che il fatto che una parte del popolo non lo sente Papa legittimo sia sufficiente a chiudere la questione vuol dire che in futuro un Papa ortodosso e legittimo potrebbe essere indebolito da questo precedente, stavolta messo in pratica da una parte di popolo non ortodossa. Per questo è necessario che si trovi un modo robusto e in linea con il Magistero per chiudere la questione.

Anonimo ha detto...

Gentile mic,

le chiedo gentilmente di non censurare alcun commento salvo in caso di offese e o calunnie nei confronti di persone e situazioni.

Grazie

Aloisius ha detto...

Mic, riferendo la considerazione del prof. Livi, riporta:
"...affermando in diverse occasioni che i laici dovevano tacere e contentarsi del Magistero".

L'affermazione, oltre ad essere molto arrogante, non tiene conto del fatto che i laici fedeli non sono delle bestioline senza ragione e fanno anch'esse parte della Chiesa.
Ci si lamenta della tiepidezza, o congelamenti della fede, e poi, quando un piccolo fedele approfondisce e conosce i fondamenti sua fede e denuncia delle storture e mali nella Chiesa, il grande gli dice "tu stai zitto e obbedisci, che non sai di cosa si sta parlando, lascia fare a me che sono professore, dotto e sapiente".

Pero' non mi sembra che sia corretto e rispettoso questo atteggiamento:
primo, perché il laico fedele devoto ha il dovere di approfondire i fondamenti della fede e ha tutto il diritto di manifestare dubbi e critiche quando i pastori, o dotti e sapienti, non vi si attengono.
Secondo, questo vale a maggior ragione nella.situazione attuale, in cui molti pastori infedeli, nati, cresciuti e pasciuti nutrendosi di postconcilio, con una.robusta.componente omosessuale e pedofila, trovano forza e protezione nell'insegnamento di un papa che, come loro, non osserva più e vuole cambiare, aggirandola, la Dottrina della Chiesa.

Quindi oserei chiedere al prof. Livi:
1.dice lei stesso che la situazione non e' certo normale nella vita della Chiesa e quindi, dobbiamo "contentarci", tacendo, anche del Magistero di questo papa, o no?

2.dobbiamo tacere anche di fronte a tutti gli scempi quotidiani della fede, ridotta a ong/partito politico sinistroide, o no?

3. Se i nostri pastori, dai cardinali ai preti di paesini, assumono posizioni, comportamenti e iniziative scandalosamente contrarie alla Dottrina bimillenaria della Chiesa, entrando in manifeste contraddizioni ed eresie, dobbiamo rispettosamente manifestarlo con le dovute maniere e mezzi, o no?

Alex da roma ha detto...

@ Fabrizio Giudici ore 10:10
La ringrazio per il suo commento. Condivido 100%
Non molti possono capire la sofferenza che si prova a vedere quello che succede alla Chiesa, per mano di persone che hanno fatto voto di amarla e servirla. Ieri sono stato letteralmente tramortito, scioccato sconvolto. Sono stato invitato ad assistere alla recita di Natale dell scuola privata Cattolica dei miei figli. La sede era una bellissima chiesa romanica con una scalinata bellissima di circa 25 gradini attraverso la quale si accede all altare. Il Tabernacolo con il Santissimo a lato dell'altare. Siamo arrivati e nella chiesa abbiamo assistito ad uno spettacolo inverecondo. Bambini che gridavano scherzavano parlavano. Genitori e nonni che facevano lo stesso. Nessuno che si inginocchia a entrando in chiesa. Tutti a correre da una parte all'altra. Passavano e ripassavano tutti davanti al Santissimo con una tLe indifferenza che mi stringeva il cuore. Volevo urlare gridare. La testa mi scoppiava. Essere tale indifferenza. Ad un certo punto ho visto il parroco. Ho visto che tranquillamente parlava e non si curava. Le maestre, una suore, non dicevano nulla. Nessuno ad educare questi bimbi delle elementari e medie a stare alla presenza reale di Gesù. Pensare che la scuola è stata fondata da San Gaspare del Bufalo, che avrà passato gran parte del suo tempo in adorazione in ginocchio davanti al Santissimo e alla Reliquia del Preziosissimo Sangue. Allora vado dal Sacerdote e con gentilezza gli faccio notare che c'è Gesù e che tutta quella confusione e quella irriverenza non va bene e che nessuno dice niente. Mi dice che ho ragione, e timidamente, va sui primi gradini e prende il microfono e chiede silenzio. Ma non lo ottiene. Ci t umano a gridare. Lo chiede ripetutamente. Si mette a contare fino a dieci. Alla fine nella chiesa rimane solo un piccolo vociare. Il sacerdote ricorda a tutti che occorre fare silenzio e che c'è Gesù. Ma non invita a pregare, cosa che avrebbe tenuti occupati i bambini. Nel frattempo erano tutti impegnati nei preparativi. Dopo appena 5 minuti il silenzio è scomparso di nuovo per lasciare spazio al caos. Allora impotente e rattristato nel cuore da tanto spettacolo ho preso e sono andato ad inginocchiarmi al primo banco. È ho iniziato a pregare a voce alta, non altissima ma alta tutt'e le preghiere di riparazione e lode che conoscevo ad invocare lo Spirito Santo e la Misericordia di Dio su di loro. I genitori continuavano a chiacchierare. Ho pregato San Michele Arcangelo. Alcuni bambini ridevano e mi additavano vedendomi in ginocchio a pregare. Alla fine tutti i bimbi sono stati disposti spalle al Santissimo e la recita è iniziata, come in una comunissima chiesa luterana/ anglicana. Ero furioso. Sono furioso. Oggi c era la messa novus orso della scuola ma non ho mandato i miei figli spiegandogli dopo la recita di ieri esattamente cosa non andava. Al termine della recita ci siamo inginocchiati davanti a tutti e nel mezzo della confusione, davanti al Santissimo chiedendo perdono personanale e collettivo per quelle irriverenze, ome ha insegnato L angelo a Fatima:" SS Trinità Padre Figlio e Spirito SNto vi adoro profondamente e vi offro il Prwzuosissimo Corpo Sangue Anima e Divinità del tuo Dilettissimo Figlio e Signore Nostro Gesù Cristo in riparazione degli oltraggi sacrilegi ed indifferenze da cui egli medesimo è offeso..... Per chiudere...anche mia moglie stamattina mi ha detto che ho esagerato a mettermi in ginocchio ieri a pregare davanti a tutti...Ecco perchè sono duro con le gerarchie. Perchè questa situazione è causa anche loro, soprattutto loro...e come si può pretendere rispetto per la Santissima Eucarestia il Santissimo Sacramento se neanche il Papa la dimostra evitando di inginocchiarsi durante la Santa Messa e evitando tutti gli altri momenti di adorazione? Sia Lodato Gesù Cristo

mic ha detto...

le chiedo gentilmente di non censurare alcun commento salvo in caso di offese e o calunnie nei confronti di persone e situazioni.

Censuro anche i commenti apodittici che anatemizzano senza argomentare con affermazioni alle quali abbiamo già obiettato miriadi di volte.

irina ha detto...

@ Alex,
dobbiamo aver chiaro che molte, moltissime, delle persone intorno a noi sono malate; ognuna di loro ha alle spalle una vita ed una formazione che definisco: 'plagio'. Il cattolico medio è un po' protestante, un po' buddista, un po' sincretista, gnostico, esoterista, e comunista, avendo i comunisti esercitato l'egemonia culturale per un centinaio di anni.
Ho raccontato in un commento, forse l'anno scorso, di aver aiutato a riordinare la biblioteca di una scuola cattolica di suore. Le suore si erano estinte, fuggite, cambiato residenza, abbandonato il velo, non so. La scuola era gestita ora da laici cattolici. Quei libri che mi son passati tra le mani mi hanno detto, nel loro silenzio, come queste sorelle, con la scusa dell'aggiornamento,fossero state intellettualmente violentate, stuprate. Ora mediamente non credo che molti si siano salvati da questa tempesta modernista- decadente- socio- comunista- new age che si è abbattuta sulla Chiesa.
Quasi tutti o sono stati buttati o si sono buttati in mare per raggiungere le sirene ed ora ognuno di noi sa di essere solo in un manicomio, gremito di malati, senza medici, nè personale ausiliario. Anzi siamo circondati da piccoli o grandi demoni che se la spassano a vederci uscir fuori dai gangheri. Si prepari bene qualche leggenda natalizia che le piace molto, penso a Selma Lagherlof o alle fiabe di Natale dei Fratelli Grimm e, se dovesse ritrovarsi in una situazione di caos tipo quella che ha descritto, inizi a raccontarla lentamente a piccoli e grandi, terminata, canti insieme con tutti ' Tu scendi dalle stelle' di Sant'Alfonso. Tutti in piedi guardando il Santissimo o il Presepe.
Nessuno ha autorevolezza perché tutto è stato dissacrato, cerchiamo di riportare un po' di quiete dove siamo. Occorre grande forza e compenetrazione del fatto che tutti costoro sono stati deprivati del Sacro, non hanno più niente, pur avendo tutto.

fabriziogiudici ha detto...

Mi dice che ho ragione, e timidamente, va sui primi gradini e prende il microfono e chiede silenzio. Ma non lo ottiene.

Che dire poi quando c'è un po' di chiacchiericcio (anche se non come nell'esempio sopra indicato) e, girandoci, vediamo che uno dei "chiacchieroni" che stanno discutendo del più e del meno nella panca dietro di noi... è il parroco?

Sacerdos quidam ha detto...

Rifarsi al sentimento popolare o a vizi procedurali avvenuti prima o durante l'ultimo Conclave non sono vie oggettivamente praticabili.
Ne esistono invece, come già detto da molti, altre due sicure ed efficaci:

- la recente pubblicazione da parte di Papa Bergoglio dell'inserimento dei due noti documenti circa l'interpretazione di Amoris laetitia negli Acta Apostolicae Sedis;

- le sue dichiarazioni a favore dell'eresia luterana fatte durante la conferenza-stampa in aereo nel viaggio di ritorno dall'Armenia nel giugno 2016 ("oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui [Lutero] non aveva sbagliato. Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa...").

L'unico vero problema è trovare cardinali e/o vescovi che abbiano il coraggio di intervenire pubblicamente.

Anonimo ha detto...


Le vie praticabili, semplicissime - mancano i "cosiddetti"

Di fronte ai detti e fatti oggettivamente e soggettivamente favorevoli all'eresia e contrari alla morale cattolica, dei quali si è reso colpevole Papa Francesco, richiamati da Sacerdos quidam, le vie praticabili sono due, semplicissime, anzi, a ben vedere, una sola:
mettersi a gridare anche dai tetti che il Papa non può dire quelle cose, che si tratta di errori nella fede, di eresie, che deve ravvedersi, smentirsi, rimangiarsele. Queste verità vanno dette in faccia al Papa, come a suo tempo fece san Paolo ad Antiochia nei confronti del Beato Pietro e per un errore di quest'ultimo assai meno grave di quelli professati oggi da Bergoglio.
Tra i laici vi sono quelli, come il sottoscritto, che ci hanno messo la faccia nel gridare dai tetti (e non da oggi). Ma l'azione dei laici, pur doverosa e sicuramente non inutile, può poco,l'abbiamo detto tante volte: occorre che scendano in campo i sacerdoti.
Si tratta qui di ribadire coram populo il dato di fatto elementare: che il Papa si è messo ad insegnare ufficialmente l'errore e questo è intollerabile. Che cosa succederebbe in seguito ad una denuncia vasta e argomentata degli errori ormai ufficiali di Bergoglio, non lo sappiamo e non ci deve in questo momento interessare. Forse egli si spaventerebbe e comincerebbe a ritrattarsi.
Ma se nessuno di tra il clero ha il coraggio di affrontarlo a viso aperto, lui continuerà come prima e peggio di prima. Secondo me, la situazione non muta ed anzi peggiora ossia il Signore non interviene proprio per punirci della vigliaccheria di tanti e troppi suoi sacerdoti, di ogni ordine e grado.
In questa situazione di estremo degrado della Chiesa visibile, la preoccupazione, quasi fosse la cosa più importante, di garantire comunque la giusta "venerazione" al Papa, in quanto Papa, appare come minimo fuori luogo. Non è in discussione il Primato o l'istituto pontificio in quanto tale o il rispetto che gli è dovuto. Sono in discussione gli errori concretamente propalati da questo particolare Papa, i quali ogni battezzato ha il dovere di denunciare, senza arrogarsi diritti che non gli competono, come quello di dichiarare vacante la Sede Apostolica.
PP

Anonimo ha detto...


Quanto recebe, mensalmente, um cardeal ou um bispo ? Maradiaga, o compadre de Bergoglio, mais de 35 000 $ por mês. POR MÊS ! 35 000 ! Excusez du peu !

Mas só ele ? E os outros ?

Percebe-se que fiquem tão calados perante o que se passa…

Uma vergonha !

Sacerdos quidam ha detto...

Indubbiamente occorre agire.
Ma tra i firmatari della Correctio filialis (250) siamo già in più di 80 sacerdoti ad avere denunciato le eresie materiali di Papa Bergoglio, lanciandogli un chiaro avvertimento di non oltrepassare la linea rossa. E la Correctio ha avuto risonanza mondiale.

Adesso che quella linea rossa Papa Bergoglio l'ha oltrepassata, resta solo da effettuare la messa in stato di accusa (per eresia formale, o almeno per favoreggiamento dell'eresia formale): ma questa può essere fatta solo da parte della Chiesa docente, ossia dai Vescovi e dai Cardinali.

Alex da roma ha detto...

@ Anonimo 19:58
Usted tiene razón. Es una verguenza.
La storia di Mariadiaga e’ emblematica dello stile cialtrone sudamericano ed ipocrita della Chiesa di Bergoglio: un cardinale che fa parte del G9 , la punta di diamante del pontificato di Bergoglio, si scopre essere uno squallido e avido affarista ed un ipocrita pauperista che intanto intascava decine di migliaia di euro al mese.

La Chiesa povera per i poveri e i soldi nelle tasche dei cardinali pauperisti bergogliani. E’ uno scandalo.
Chissa’ come faranno a negarlo, ad insabbiarlo.

Vorrei ricordare invece che il Santo Papa Pio X condannò severamente chi voleva una Chiesa Povera. Generalmente è una istanza dei nemici, interni ed esterni alla Chiesa, e dei traditori come GIUDA, che vorrebbero una chiesa povera per limitarne il potere di azione temporale, soggiogarla, sottometterla.

Alex da roma ha detto...

Bergoglio alla Curia Romana: Superare la logica dei complotti.

Dal sito Facebook di Socci: QUINDI ESISTONO I COMPLOTTI. ALLORA SI PUO' PENSARE CHE IL PIU' INSPIEGABILE E MISTERIOSO DEI FATTI RECENTI - L'ENIGMATICA RINUNCIA DI BENEDETTO XVI - SIA L'ESITO DI UN COMPLOTTO? VORREBBE DIRE CHE IL PAPA E' ANCORA LUI? PER QUESTO E' RIMASTO PAPA EMERITO, COSA DEL TUTTO INEDITA?... Ci spieghi, Bergoglio. Ci spieghi. Non si limiti ad accennare e insinuare.

Luisa ha detto...


Abbiamo avuto ancora ieri la CONFERMA di come Bergoglio reagisce quando si trova confrontato a critiche, dissensi e opposizioni: accusa e discredita chi non si convertisce alla SUA via, ne fa dei traditori che si pongono in vittime e martiri , dei traditori che non può che DELICATAMENTE (!) cacciar via.
Questo è il modo di governo del papa dittatore, è mia impressione che dovremo bere il bicchiere sino alla feccia.

Anonimo ha detto...

Per Alex ore 13:01
Carissimo , non mi dilunghero' a raccontarle cosa avviene nella mia Parrocchia , avevo il suo stesso rigetto ma , grazie a Dio , ne sono guarita , come ? Guardando tutto con occhi diversi , guardando tutto e tutti con " compassione ". Mi concentro sull'anima mia e penso a tutta la pazienza che Dio ha avuto per me.

Per coloro che devono essere luce e perdono la luce dei loro occhi e quello che fanno non può essere gradito al Signore perché la grazia manca loro , preghiamo così :
Pietà Signore per i vescovi disubbidienti,
Pietà Signore per i sacerdoti ribelli,
Pietà Signore per i consacrati che vivono da veri pagani.
Pieta' Signore per tutta l'umanita' .

Il beato Bartolo Longo, nella sua conosciutissima Supplica alla Vergine di Pompei, così pregava:
«O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne».

Meditare la novena di Sant'Alfonso , l'innamorato di Maria , vedra' che l'aiutera'
http://www.stellamatutina.eu/novena-del-santo-natale/