domenica 10 dicembre 2017

Studiosi rispondono a Fastiggi respingendo lʼasserzione secondo la quale il papa avrebbe risposto indirettamente ai dubia

Propongo un'altra traduzione di un testo interessante [qui], frutto del nostro costante impegno, che ci consente di allargare gli orizzonti, alimentando il confronto e gli approfondimenti. Ancora una volta si tratta di Amoris Laetitia, che ha sollevato e continua a sollevare una miriade di dubbi perplessità e conseguenti interventi, innescando un dibattito acceso e anche sgradevoli polemiche. Si tratta dello scenario immediatamente precedente la pubblicazione negli AAS sulla quale molto stiamo dibattendo, su cui gravano ombre e conseguenze di grande rilievo. Tuttavia è bene tener desta l'attenzione sulle interessanti articolazioni del dibattito, che certamente avrà ulteriori sviluppi.
La Redazione di OnePeterFive nei giorni scorsi ha promosso  le osservazioni e risposte di tre studiosi cattolici ortodossi e fedeli — Padre Brian Harrison, O.S., il professor Paolo Pasqualucci è il professor Claudio Pierantoni [qui il suo appoggio ai Dubia - qui la sua replica a Buttiglione] — al fine di una efficace replica all’articolo del teologo statunitense Dr. Robert Fastiggi, professore al seminario maggiore del Sacro Cuore a Detroit, recentemente pubblicato dal turiferario massimo su La Stampa (Vatican Insider) [qui], diffuso in lingua inglese in tutto il mondo e presentato come autorevole, intitolato “I commenti recenti di Papa Francesco dovrebbero tranquillizzare i suoi critici”. Oltre all'intento di convincere questi ultimi del fatto che il pontefice avrebbe già risposto ai dubia, sia pure indirettamente ma in modo ortodosso, l'articolo rappresenta l'ennesimo tentativo di mettere a tacere sia critici che le loro preoccupazioni.
Proseguo con l'introduzione della dr.sa Maike Hickson, inserendo successivamente i testi dei tre studiosi. (M.G.)

Sembra che la lettera a Papa Francesco [qui] scritta da Padre Thomas Weinandy, O.F.M., Cap., recentemente pubblicata, abbia esercitato un forte impatto nell’ambito culturale cattolico, dato che il Dr. Fastiggi la menziona tanto all’inizio come alla fine del suo articolo. Fastiggi espone il suo ragionamento come segue:
Sembra che alcuni critici di Papa Francesco pensino che al pontefice importi poco la chiarezza dottrinale, specialmente per quanto riguarda la teologia morale e la coscienza. Padre Thomas Weinandy, OFMCap, per esempio — nella sua lettera al Santo Padre resa pubblica recentemente, il 31 luglio 2017 — sostiene che nellʼAmoris Laetitia il Santo Padre offre indicazioni che “sembrano a volte intenzionalmente ambigue”. La “nota esplicativa” al quinto dubium dei quattro cardinali inviato a Papa Francesco il 19 settembre 2016 esprime preoccupazione a proposito dell’eventualità che il paragrafo 303 possa implicare una concezione della coscienza “come la facoltà di decidere autonomamente cosa è bene e cosa è male”. 
Prima di approfondire la discussione sull’articolo del Dr. Fastiggi, è opportuno ricordare in questo contesto che la lettera di Padre Weinandy — e la richiesta immediatamente successiva di dimettersi dal suo incarico di consulente della Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici (US Conference of Catholic Bishops, USCCB) — ha suscitato dibattiti anche in Germania, dove egli ha riscosso molti consensi. Il 7 novembre l’illustre quotidiano nazionale Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) ha pubblicato un articolo sulla lettera di Padre Weinandy e sulla sua descrizione dell’atmosfera di paura che si respira all’interno della Chiesa Cattolica tra quanti sono in disaccordo col cammino di riforme di Papa Francesco. Descrivendo Weinandy come un “uomo di centro”, un “teologo di fama mondiale” e un membro della Commissione Teologica Internazionale, il giornalista del FAZ Christian Geyer ha affermato che la richiesta immediata di dimettersi da parte dei vescovi statunitensi dimostra la validità dei suoi argomenti. Geyer ha scritto:
Questo incidente è un sintomo di quanto Weinandy ha menzionato nella sua lettera: la paura di essere fatti fuori, messi da parte, offusca la volontà di esprimere liberamente le proprie critiche, che possono essere denunciate in qualsiasi momento come un “parlar male” dell’agenda papale.
Così, la critica pacata di Padre Weinandy alla grande confusione che emerge dal documento papale Amoris Laetitia, che ha risvegliato l’attenzione del pubblico internazionale, avrebbe potuto benissimo rappresentare un ulteriore invito a Papa Francesco a compiere un atto chiarificatore. Ora, alla luce della risposta internazionale all’importante lettera di Padre Weinandy a Papa Francesco e del suo invito a un chiarimento dottrinale, è ancor più comprensibile perché il Dr. Fastiggi si sia sentito spronato a scrivere in difesa di Papa Francesco. Come dimostreranno i nostri studiosi, i commenti indiretti papali potrebbero non essere una risposta sufficiente ai tanti inviti a un chiarimento sostanziale.

Presentiamo innanzitutto brevemente (e in modo incompleto) alcuni passi della lettera di Padre Fastiggi, invitando allo stesso tempo i nostri lettori a leggere il suo articolo completo. Fastiggi cita molte affermazioni recenti del papa sullʼAmoris Laetitia e sulla questione delle coppie divorziate e “risposate”, affermando che in questi commenti papali vede una risposta ortodossa a tutti i critici. Tra di essi menziona il videomessaggio dellʼ11 novembre del papa ai partecipanti del terzo Simposio Internazionale sullʼEsortazione Apostolica. A proposito di tale messaggio, Fastiggi afferma:
Piuttosto che descrivere la coscienza come la facoltà autonoma di decidere cosa è bene e cosa è male, il Santo Padre individua in una sana coscienza l’antidoto alla “venerazione del proprio ego, sul cui altare si sacrifica tutto”.
A Fastiggi pare che in questo modo sia stata data una risposta al quinto dubium. Egli cita anche il discorso del 25 novembre di Papa Francesco alla Rota Romana, in cui il pontefice ha auspicato un processo di dichiarazione di nullità più breve, affermando che esso permetterebbe alle coppie di poter essere di nuovo ammesse alla Santa Eucaristia. Fastiggi commenta: 
È importante notare che il Santo Padre vede nella dichiarazione di nullità un mezzo per reintrodurre la pace nelle coscienze dei divorziati risposati riammettendoli allʼEucaristia. Ciò implica che quanti sono divorziati e risposati non sono ammessi allʼEucaristia. Alcuni potranno dissentire sul fatto che Papa Francesco affermi realmente questo, ma è difficile interpretare la sua dichiarazione in modo diverso. Se l’ammissione allʼEucaristia è permessa solo dopo la dichiarazione di nullità, il papa fa capire che anteriormente non è possibile.
Secondo Fastiggi questa affermazione è la risposta al primo dei cinque dubia. Egli ribatte anche le possibili obiezioni, citando l’infelice dichiarazione recente del Cardinal Müller:
È probabile che i critici di Papa Francesco cercheranno di ribadire le loro critiche e di puntare il dito contro il presunto permesso di ricevere la Santa Comunione ai cattolici divorziati e risposati dato dal Santo Padre per mezzo della sua lettera di appoggio alle linee guida di un  gruppo di vescovi argentini [qui - qui]. Ma il Cardinal Müller, in un’intervista à Edward Pentin del 28 settembre 2017, ha affermato che “se si legge quel che i vescovi argentini hanno scritto nelle loro direttive, lo si può interpretare in modo ortodosso”.
Anche riguardo ad alcuni cristiani ortodossi divorziati e “risposati” che, in conformità col codice canonico (canone 844, §3), possono essere ammessi, sotto certe condizioni, alla Santa Comunione all’interno della Chiesa cattolica, il Dr. Fastiggi vede alcune eccezioni per le coppie divorziate e “risposate” che non vivono in continenza, pur mantenendo la regola generale:
Sostengo solamente che possano esistere situazioni di questo tipo, che però non impediscono l’applicazione della regola generale secondo la quale i cattolici divorziati e risposati civilmente non devono ricevere la Santa Comunione a meno che non vivano in stato di continenza.
Il Dr. Fastiggi segnala anche la possibilità che Papa Francesco, nella nota a piè di pagina 351 dellʼAmoris Laetitia che si riferisce ad “alcuni casi” in cui tali coppie potrebbero accedere alla Santa Eucaristia, pensasse solo a quelle coppie che — a causa di difficili circostanze in zone remote del mondo — non possono provare la nullità del loro matrimonio e dovrebbero quindi far uso del “forum internum” con un sacerdote.
Le parole finali dell’articolo del Dr. Fastiggi’s sono le seguenti:
Ciò non significa che [Papa Francesco] stesse rispondendo consapevolmente a questi dubia. La sua intenzione era semplicemente quella di insegnare la verità. Se solo i critici prestassero più attenzione ai tanti e frequenti insegnamenti del Santo Padre che articolano chiaramente la verità, andrebbe tutto meglio. Padre Weinandy ha ragione quando dice che “la verità è la luce che libera gli uomini e le donne dalla cecità del peccato, da unʼoscurità che uccide la vita dell’anima”.  Ma Papa Francesco ha insegnato e continua a insegnare la verità. Ma è triste che i suoi critici non se ne rendano conto.
Presentiamo dunque di seguito le eloquenti risposte di tre studiosi cattolici (uno di loro è anche sacerdote) ben conosciuti dai nostri lettori. Padre Harrison, il professor Pasqualucci e il professor Pierantoni sono tre dei quarantacinque firmatari del Documento di Censura Teologica allʼAmoris Laetitia inviato l’anno scorso al Collegio dei Cardinali; Pasqualucci e Pierantoni hanno firmato anche la Correzione Filiale [qui] allʼAmoris Laetitia e ad altre parole e azioni del papa. Siamo loro grati di aver voluto compiere questo atto di carità per amore della verità piena.

Padre Brian Harrison, O.S.
[È l'estensore del più recente intervento, conseguente alla pubblicazione negli AAS (qui)]

A proposito dell’affermazione del Dr. Robert Fastiggi secondo la quale Papa Francesco conserverebbe la dottrina e la disciplina sacramentali ortodosse:
Nel suo discorso del 25 novembre alla Sacra Rota Papa Francesco ha fatto riferimento alla sua normativa recente che rende più veloci i processi di nullità matrimoniale e ha esortato i canonisti presenti tra il pubblico dell’udienza “a stare vicini alla solitudine e alla sofferenza dei fedeli che si aspettano dalla giustizia ecclesiale un aiuto competente ed efficace per recuperare la pace delle loro coscienze e la volontà di Dio per la riammissione allʼEucaristia”. Secondo il Dr. Robert Fastiggi le parole del Santo Padre implicherebbero che la riammissione allʼEucaristia dei cattolici divorziati e risposati che non vivono in stato di continenza “possa verificarsi solo dopo la dichiarazione di nullità” (corsivo mio). Non è vero. In questo contesto la parola “solo” non è logicamente garantita; al contrario, le parole di Francesco sono compatibili con la sua opinione secondo la quale solo alcuni di questi cattolici — probabilmente la maggior parte ma non tutti — necessitano una dichiarazione di nullità del primo matrimonio per poter essere assolti e riammessi allʼEucaristia.

In altri termini, l’osservazione del Papa non afferma né implica quanto i cardinali dei dubia e altri fedeli turbati dallʼAmoris Laetitia si aspettano legittimamente di udirlo insegnare, vale a dire che le persone in questione potranno essere ammesse allʼEucaristia se e solo se verrà loro concessa la dichiarazione di nullità. Il discorso del 25 novembre di Papa Francesco lascia aperta la possibilità che alcune di queste persone possano essere assolte e riammesse allʼEucaristia tramite un cammino differente — quello del “dialogo”, dellʼ“accompagnamento” e del “discernimento” — che non richiede né di sforzarsi di rimanere in stato di continenza né il riconoscimento della nullità del primo matrimonio da parte della Chiesa. Che con la nota 351 allʼAL il papa intenda aprire “in certi casi” questo nuovo cammino è dimostrato (per esempio) dall’avallo dato dal Vaticano alla sua approvazione da parte dei vescovi maltesi, dal suo elogio a un illustratore di primo livello dellʼAL (il Cardinal Schönborn), il quale afferma che “ovviamente” l’esortazione papale lo permette, da un opuscolo di trenta pagine di un cardinale vaticano che lo ammette e dalla sua applicazione approvata proprio nella diocesi romana del Santo Padre.


Il Rev. Brian W. Harrison, O.S., M.A., S.T.D., sacerdote della Società degli Oblati della Sapienza, è un professore associato dellʼUniversità Cattolica Pontificia di Portorico a Ponce. Nel 1997 ha ottenuto il dottorato in Teologia Sistematica, summa cum laude, allʼAteneo Pontificio della Santa Croce a Roma. Dal 2007 Padre Harrison è studioso residente presso il Centro Studi degli Oblati della Sapienza a St. Louis, nel Missouri, ed è molto conosciuto come relatore e come scrittore. È autore di tre libri e di più di 130 articoli pubblicati all’interno di libri, riviste e giornali cattolici.



*   *   *
Professor Paolo Pasqualucci

Papa Francesco ha già risposto ai cinque dubia dei quattro cardinali, o a qualcuno di essi? No.
Perché no? Eccone alcuni motivi.
  1. Un punto preliminare ma sostanziale. I cinque dubia non costituiscono unʼaccusa. Essi sono una richiesta ufficiale di chiarimento da parte di quattro cardinali il cui intento è quello di dissipare le interpretazioni erronee ed eretiche di quanto il papa stesso ha scritto in un documento magisteriale (AL). Il papa ha il dovere di rispondere in modo ufficiale, ossia o emanando un documento motu proprio o per mezzo della Congregazione per la Dottrina della Fede, affermando con autorità il significato autentico (interpretatio authentica) delle sue parole; vale a dire un’interpretazione, fornita dallo stesso Legislatore, che elimini ogni dubbio sulla perfetta ortodossia di quanto egli ha scritto, condannando contestualmente ogni possibile interpretazione erronea. [Abbiamo visto (qui - qui) come lo abbia fatto utilizzando l'espediente anomalo della pubblicazione negli Acta Apostolicae Sedis dei Criteri fissati dai vescovi argentini per l'interpretazione del'AL insieme alla Lettera papale di approvazione]
    Pertanto, qualsiasi dichiarazione o allusione indiretta ai problemi suscitati dallʼAL rilasciata tramite messaggi audio, discorsi, interviste, etc., non ha alcun valore ai fini della loro risoluzione.
    Il papa deve rispondere ex cathedra, poiché anche i quattro cardinali hanno espresso i loro dubia ex cathedra, ossia in qualità di membri dell’alta gerarchia del clero che assistono direttamente il pontefice nel governo della Chiesa.
    La mancanza di una risposta ufficiale e magisteriale da parte del papa consente a ciascuno di interpretare come vuole le parti ambigue dellʼAmoris Laetitia, in modo tale che la confusione e l’anarchia continuano a diffondersi all’interno della Santa Chiesa.
    Papa Francesco non può continuare a mantenere una politica di approccio indiretto — sostanzialmente un non-approccio — sulla questione dei dubia. Ad ogni modo, indipendentemente dai dubia, la sinistra confusione regnante richiede di per sé un pronunciamento magisteriale da parte sua, dato che solo lui è il Vicario di Cristo in terra e il Capo della Chiesa visibile.

  2. La tesi secondo cui Papa Francesco non descriverebbe “la coscienza come una facoltà autonoma per decidere ciò che è bene e ciò che è male” — come sembra pensino (secondo l’autore dell’articolo) i quattro cardinali — trascura il fatto che in realtà non sono i quattro cardinali a dedurre che il papa “descriva” la coscienza in tal modo, bensì che una tale nozione di coscienza può essere dedotta da certi punti ambigui dellʼAL.
    Inoltre, la citazione da parte del papa di Romano Guardini (che dimostrerebbe presumibilmente la sua ortodossia) da una parte propone un testo che non è conclusivo, nel senso che può adattarsi perfettamente a una nozione deistica della coscienza (alla Jean-Jacques Rousseau, per intenderci), dall’altra rimane oscura nella parte finale, abbreviata con punti di sospensione.

  3. La citazione dell’art. 16 di Gaudium et Spes (GS) da parte del papa introduce un testo alquanto sfuggente. Questo famoso articolo tratta della “dignità della coscienza morale”. All’inizio si articola ancora in conformità con la retta dottrina basata su Rom 2, 14-16, che com’è noto conferma l’esistenza di una legge morale stabilita da Dio nella nostra coscienza; una legge che la nostra coscienza può (e deve) comprendere e seguire. San Paolo insegna che i pagani, privi della Rivelazione, saranno giudicati in base a questa legge, vale a dire in base a come la loro coscienza abbia agito rispetto a questa legge.
    Ma nella seconda parte dellʼart. 16 si dice che “nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità” (GS 16 §2).
    Qui le “norme oggettive della moralità” non scaturiscono dalla Rivelazione di Nostro Signore Gesù Cristo o dalla legge naturale inscritta nei nostri cuori, bensì dal “dialogo” con “gli altri uomini” al fine “di scoprire la verità”. Pertanto, la verità nell’etica non scaturisce da quanto Nostro Signore, gli Apostoli e la Chiesa perenne ci hanno insegnato, ma da una ricerca comune col resto dell’umanità, compresi gli eretici e i nemici della cristianità! In questa ricerca la guida non è il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa ma la nostra coscienza individuale, che elabora la verità insieme al resto dell’umanità è persino imparando da essa! Appare qui una nozione della verità che è assolutamente incompatibile con quella della verità rivelata dal vero Dio come unico fondamento dei nostri principi religiosi e morali.
    Così, per fare un esempio, dove si trova la verità sul matrimonio che si suppone dovremmo “scoprire”, a partire dal Vaticano II? In una ricerca comune (o “dialogo”) con quanti approvano il divorzio, il ripudio, il matrimonio temporaneo, la poligamia, il concubinato e così via? È proprio quanto molti hanno ritenuto e messo in pratica, basandosi sui giudizi della propria coscienza: possiamo vedere le conseguenze nefaste di questo cammino o ricerca sulla nozione e sulla pratica del matrimonio cattolico.

  4. È notevole che — a quanto sembra — un’osservazione di Papa Francesco a un pubblico di partecipanti all’udienza del corso promosso dalla Rota Romana (il 25 novembre 2017) “implichi che i divorziati e risposati non siano ammessi allʼEucaristia”. Se era davvero questo il senso dell’osservazione — ossia, se è vero che il suo significato implicito coincideva con l’opinione del papa sull’argomento dell’osservazione stessa —, è pur sempre vero che il papa ha il dovere di insegnare la retta dottrina apertamente, chiaramente e, se necessario, con una dichiarazione magisteriale, senza costringere così spesso i fedeli a sviscerare i possibili significati ortodossi di dichiarazioni altrimenti contorte e ambigue.

  5. In conclusione, l’ermeneutica delle affermazioni ambigue di Papa Francesco tramite la citazione delle interpretazioni del Cardinal Müller e di alcune affermazioni non conclusive del Cardinal Ratzinger, sommata alle interpretazioni individuali delle stesse affermazioni problematiche dell’autore dell’articolo, non si giunge ad alcuna autentica conclusione valida, perché alla fine si è sempre costretti a formulare ipotesi su cosa “probabilmente” Papa Francesco volesse realmente dire.
Paolo Pasqualucci è un professore di Filosofia in pensione della Facoltà di Giurisprudenza presso lʼUniversità di Perugia in Italia.
*   *   *
Professor Claudio Pierantoni

Ciò che mi colpisce di più del recente articolo del Dr. Fastiggi è la sua ingenuità: riconosco la sua onestà e la sua buona fede nel cercare di provare l’ortodossia delle dichiarazioni del papa. Ma pensare che due o tre affermazioni ortodosse che “possono essere prese in considerazione” per esprimere la retta dottrina sullʼargomento della controversia siano in grado di tranquillizzare i critici del papa rappresenta una completa mancanza di comprensione delle tattiche di Francesco. In molte occasioni egli ha “tranquillizzato” i suoi interlocutori con frasi che “possono essere interpretate” in senso ortodosso; ma senza escludere “eccezioni” o “precisazioni” che denotano il punto di vista opposto. Si tratta in realtà della tipica tattica dellʼeretico: un eretico, per definizione, non “attacca” la dottrina cristiana, bensì la interpreta a modo suo: non vuole essere escluso dalla Chiesa, ma rimanere saldo al suo posto. Così, non sorprende affatto che dica molte cose che possono essere — o almeno suonare — ortodosse. Per questa ragione la Chiesa, quando formula una nuova dottrina, lo fa anche nella forma negativa, come “anatema”, vale a dire condannando esplicitamente l’errore opposto. È per questo che quattro dei cinque dubia presentati esigono una risposta negativa: perché in questo caso l’elemento decisivo è l’esclusione di qualcosa, per esempio “i divorziati e risposati non possono ricevere lʼEucaristia in nessun caso”; “certi atti non possono mai essere compiuti in modo lecito”. Se esprimo lo stesso concetto solo in modo affermativo ci sarà sempre la possibilità di aggiungere più tardi delle eccezioni.

Questa è la ragione principale per cui noi critici — e milioni di cattolici — non possiamo sentirci tranquillizzati da affermazioni come le citazioni del Dr. Fastiggi e abbiamo bisogno di una risposta chiara ai dubia. In assenza di quest’ultima, dobbiamo necessariamente pensare che il papa, dopo aver avuto per più di un anno svariate occasioni per chiarire la sua posizione, non voglia realmente conservare le dottrine cui i dubia si riferiscono, e che pertanto sia caduto nell’eresia.

Claudio Pierantoni è professore di Filosofia Medievale allʼUniversità del Cile ed ex-professore di Storia della Chiesa e Patrologia alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Cattolica del Cile. È inoltre membro dell’Associazione Internazionale di Studi Patristici.
[Traduzione a cura di Chiesa e postconcilio]

13 commenti:

irina ha detto...

OT:
http://www.lanuovabq.it/it/eutanasia-nessuno-la-vuole-tutti-la-votano

Anonimo ha detto...

A me tutte queste disquisizioni su "ha risposto", "non ha risposto" sembrano come mettere una toppa peggiore del buco. Il fatto che le parole di un papa che si dice ami tanto la semplicità debbano essere continuamente interpretate e che tali interpretazioni siano una il contrario dell'altra dice solo che chi lo ispira non è il buon Dio per il quale vale il "sì,sì,no,no". Tanti "esperti" più o meno autorevoli intervengono per chiarire, ma temo sia un effluvio di parole che serve a poco, utile solo a coprire l'incapacità e la non volontà di reagire. Di fatto, tutto continua nell'indifferenza della maggior parte dei fedeli e nessun cardinale ha il coraggio di gridare che il "re è nudo".

mic ha detto...

Maike Hickson chiede preghiere per il marito, colpito da un infarto e in condizioni serie all'ospedale. Hanno due bambini, una di 9 anni e uno di 7.
Credo ci siano decine di migliaia di fedeli lettori del blog impegnati nella preghiera, in questo momento.
Uniamoci anche noi sperando che il Signore lo salvi, sarebbe anche una grave perdita per il blog, del quale egli sembra sia una colonna. Si chiama Robert, dr. Robert Hickson.

mic ha detto...

Tanti "esperti" più o meno autorevoli intervengono per chiarire, ma temo sia un effluvio di parole che serve a poco, utile solo a coprire l'incapacità e la non volontà di reagire. Di fatto, tutto continua nell'indifferenza della maggior parte dei fedeli e nessun cardinale ha il coraggio di gridare che il "re è nudo".

Uno dei modi di reagire è l'indispensabile riaffermazione della verità per non lasciar circolare le tesi ingannevoli che avallano l'errore più o meno subdolamente; il che necessita di ribattere con argomenti di fede e di ragione che chi ha orecchie per intendere e non naviga nell'indifferenza può cogliere e giovarsene. L'"indifferenza della maggior parte", che deriva dall'ignoranza, non giustifica l'astenersi da azioni e reazioni diverse da quella, auspicabile, dei cardinali.

fabriziogiudici ha detto...

Un punto chiave per comprendere certe posizioni è proprio l'ingenuità, come dice Pierantoni. A questo punto, se c'è una nota positiva a proposito della pubblicazione sugli AAS è che nessuno dovrebbe più sostenere che "non è cambiato niente" e che "il Papa non intende ammettere all'Eucarestia i divorziati risposati", come ha tentato di fare Fastiggi.

Giusto? O sono troppo ingenuo io in questo momento?

Anonimo ha detto...

Maria, mettiamo il dott. Robert Hickson (e insieme a lui tutti noi, soprattutto chi ha problemi di salute o chi comunque si trova nella sofferenza) sotto il manto della MADONNA di LORETO, che proprio oggi si celebra, per ricordare l'arrivo delle Sacre Mura della Santa Casa di Maria a Loreto, appunto, nella notte tra 9 e il 10 dicembre 1294. Giovanni Paolo II si recò in quella cittadina ben 4 volte in visita come pontefice.


"HIC VERBUM CARO FACTUM EST" ("QUI il Verbo si fece carne") è scritto nella balaustra sotto la statua della Madonna in Santa Casa.


**LITANIAE LAURETANAE
BEATAE MARIAE VIRGINIS**

Kýrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Christe, eléison.
Christe, eléison.
Kýrie, eléison.
Kyrie, eléison.
Christe, audi nos.
Christe, audi nos.
Christe, exáudi nos.
Christe, exáudi nos.

Pater de cáelis, Deus,
R. miserére nobis.
Fili, redémptor mundi, Deus, R.
Spíritus Sancte, Deus, R.
Sancta Trínitas, unus Deus, R.

Sancta María,
R. ora pro nobis.
Sancta Dei génetrix, R.
Sancta Virgo vírginum, R.
[Dilecta iusti Ioseph Sponsa, R.]
Mater Christi, R.
Mater Ecclésiae, R.
Mater divínae grátiae, R.
Mater puríssima, R.
Mater castíssima, R.
Mater invioláta, R.
Mater intemeráta, R.
Mater amábilis, R.
Mater admirábilis, R.
Mater boni consílii, R.
Mater Creatóris, R.
Mater Salvatóris, R.
Mater misericórdiae, R.

Virgo prudentíssima, R.
Virgo veneránda, R.
Virgo praedicánda, R.
Virgo potens, R.
Virgo clemens, R.
Virgo fidélis, R.

Spéculum iustítiae, R.
Sedes sapiéntiae, R.
Cáusa nóstrae laetítiae, R.
Vas spirituále, R.
Vas honorábile, R.
Vas insígne devotiónis, R.
Rosa mýstica, R.
Turris Davídica, R.
Turris ebúrnea, R.
Domus áurea, R.
Fóederis arca, R.
Iánua cáeli, R.
Stella matutína, R.

Salus infirmórum, R.
Refúgium peccatórum, R.
Consolátrix afflictórum, R.
Auxílium christianórum, R.

Regína angelórum, R.
Regína patriarchárum, R.
Regína prophetárum, R.
Regína apostolórum, R.
Regína mártyrum, R.
Regína confessórum, R.
Regína vírginum, R.
Regína sanctórum ómnium, R.
Regína sine labe origináli concépta, R.
Regína in cáelum assúmpta, R.
Regína sacratíssimi Rosárii, R.
Regina familiae, R.
Regína pacis, R.

Virgo lauretana, R.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi,
parce nobis, Dómine.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi,
exáudi nos, Dómine.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi,
miserére nobis.

Ora pro nobis, sancta Dei génetrix,
ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

Orémus.

Concéde nos fámulos tuos, quáesumus, Dómine Deus, perpétua mentis et córporis sanitáte gaudére, et, gloriósa beátae Maríae semper vírginis intercessióne, a praesénti liberári tristítia et aetérna pérfrui laetítia. Per Christum Dóminum nostrum.

Amen

irina ha detto...

Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
In questo caso Papa Francesco non vuol sentire.

Detto questo, aggiungo che la confusione VOLUTA, imperante ovunque, la si trova anche nei manoscritti scelti per la traduzione della Sacra Scrittura, quindi uno non si trova solo davanti a traduzioni che interpretano il testo, alle quali si può facilmente far tana, ma anche a scelte di manoscritti diversi, e su questa diversità si possono addurre le ragioni più plausibili e meno plausibili e più azzeccagarbugliesche. Antonio, in qualche altro post, ha sottolineato stranezze nei foglietti, Messa festiva, a disposizione dei fedeli.
Allora per tornare ad AL, andiamo pure avanti mettendo puntini sulle i. AL dunque è un esempio, uno solo, dell'intenzione, diffusa ed antica, di cambiar, se non proprio cancellare, la Chiesa Cattolica Romana. Ora Bergoglio è quello che ha il cerino in mano ora. Cerino che usa alla grande. Gran parte del lavoro però gli è stata preparata da tempo e presentemente tanti sono quelli che all'interno e fuori lo sostengono. Tra quelli che preparano i documenti, li traducono possibile che siano tutti tremebondi? Non ci credo. Molti lo sostengono, forti del vecchio adagio de sinistra ' tanto peggio, tanto meglio". Meglio per chi? Per loro che, sotto il polverone che lui alza e rialza, portano avanti e gli affari loro e gli ultimi tocchi volti alla ecclesia delenda est. Che fare? Sono per il mattarello. Avendo però, a ragion veduta, rinunciato ad esso sono per l'alternativa, come Mao Tse Tung. Quindi cominciamo a proporre il rosario in latino, prima della Messa vespertina che è cosa da vecchietti,lo presentiamo come ricordo giovanile, ai quattro o cinque coetanei presenti. Da cosa, nasce cosa. Magari un giorno per caso un nipote sarà presente e rimarrà stupito di udire un po'di latinorum. Chissà?! Bisogna ampliare anche l'utenza alla Verità, abbiamo bisogno di giovani con la testa sulle spalle.Non è vero che tutti sono per la rivoluzione, per la droga, per il sesso a prescindere. Non è vero. Giovani, intelligenti, incorrotti esistono, sia lode e gloria a Nostro Signore Gesù Cristo. Noi proponiamo loro il rosario in latino. In piccolo facciamo un Mons. Lefebvre diffuso.

mic ha detto...

Il prof. Pierantoni a conclusione di un suo intervento alcuni mesi fa:

Una correzione fraterna non è né un atto di ostilità, né una mancanza di rispetto, né una disobbedienza. Non è altro che una dichiarazione di verità: "caritas in veritate". Il papa, ancor prima di essere papa, è nostro fratello.

Andrea P. ha detto...

Vi segnalo un articolo che non è esattamente in tema, non nel particolare argomento dei "dubia".
Ciò nonostante, credo possa essere interessante per intravedere un progetto perverso più ampio in cui collocare l'operato di questi pontificato, la missione che si è dato e, probabilmente, anche la ragione stessa per cui è impegnato a liquefare e snaturare la fede cattolica e la Chiesa quanto prima in ogni aspetto (dottrinale e liturgico, necessariamente in relazione tra loro come lo sono forma e sostanza).
http://blog.ilgiornale.it/franza/2017/12/09/papa-bergoglio-leuropa-e-limmigrazione-un-vulcano-che-mettera-fine-alle-nostre-radici-e-ai-nostri-modelli-di-vita/

Cesare Baronio ha detto...

Mi permetto di ricordare quel che scrivevo alcuni giorni fa (https://opportuneimportune.blogspot.it/2017/12/apriamo-un-dibattito-in-risposta-danilo.html):

Lo dice anche Socci: Cos'altro deve fare questo signore per farci capire che vuole distruggere il Cattolicesimo? Poiché in fondo la questione è solo questa: ci troviamo dinanzi ad un personaggio che demolisce sistematicamente la Chiesa di Cristo, in virtù del proprio potere di capo della Chiesa stessa. Che lo faccia a norma del Codice di Diritto Canonico; che le sue esternazioni siano parte del Magistero; che pronunci eresie come dottore privato o maestro universale; che sia Papa legittimo o impostore sono aspetti inerenti la sua personale posizione dinanzi a Dio e alla Chiesa. Ma nei fatti la gravità di ciò che Bergoglio compie è sotto gli occhi di tutti, tanto di chi lo avversa quanto di chi lo sostiene.

A me non interessa se chi offende Dio e danna le anime lo faccia a titolo personale o no: perché è l'offesa a Dio e la dannazione delle anime che sono gravi in sé. L'eventuale illegittimità degli atti sarà nel caso un'aggravante, che nulla toglie ai delitti che egli compie.

Analizzare come lo Spirito Santo possa aver permesso che Bergoglio ascendesse al Soglio, o come si coniughino le sue eresie con le promesse di Cristo e con l'infallibilità papale sono questioni che spetterà agli storici ed ai teologi affrontare in futuro. Oggi occorre anzitutto opporsi a queste eresie, siano esse pubblicate ufficialmente sugli Acta Apostolicae Sedis o inserite subdolamente in un discorso pronunciato a braccio. E se questo comporta una disobbedienza, che sia benedetta questa disobbedienza, in nome dell'amore di Dio e della salvezza delle anime. E se dicendo che Bergoglio è eretico si passa per estremisti, si perde la berretta cardinalizia, si viene cacciati dalla Curia o dalla cattedra universitaria, chiediamoci se il nostro scopo sia quello di conservare il posto che ricopriamo rendendoci complici di un eretico e dei suoi accoliti, o piuttosto di testimoniare la nostra fedeltà al Signore affrontando la persecuzione.

D'altra parte, non furono forse i Sommi Sacerdoti e Pilato a condannare il Salvatore alla crocifissione? Il fatto che questa sentenza sia stata pronunciata dall'autorità religiosa e civile l'ha resa forse meno iniqua?

Mi pare che in molti critici di questo Pontificato - chiamiamolo così - si stia perdendo di vista la sostanza, in nome della forma. Così vi è chi teme di proclamare lo scisma, come se la responsabilità ricadesse su chi lo denuncia e non su chi lo ha causato falsificando deliberatamente la dottrina. Se Bergoglio è eretico ed ha dei seguaci, lo scisma c'è già: tacere adesso significa rendersi conniventi e complici. E quando verremo giudicati, non ci sarà chiesto se il nostro silenzio è stato dettato da obbedienza, perché anche un bambino capisce che davanti ad una azione intrinsecamente cattiva non si possono accampare scuse e pretesti in nome di un formalismo che scade nel grottesco. E non dimentichiamo che, in nome dell'obbedienza, negli ultimi sessant'anni abbiamo subìto gli esiti nefasti del Concilio, fermandoci a disquisire se quel documento ha valore dottrinale o pastorale, se quella frase va interpretata alla luce della Tradizione o no. E intanto le anime si sono dannate e si dannano ancor oggi.

mic ha detto...

Ok, Baronio. E allora?
Di certo continueremo a dibattere e a riaffermare la verità come già stiamo facendo. Il problema sta nella desistenza (più che altro pubblica) del clero e in una massa accecata o ignara o sviata.
Il fatto è che vorremmo vedere immediatamente risultati e soluzioni che in realtà che al momento ci vedono totalmente e umanamente impotenti.

irina ha detto...

Occorre un Marco d'Aviano.

Eli Kerit ha detto...

Di fronte a tutti questi lodevoli tentativi di voler trovare motivazioni plausibili alla mancata risposta di Papa Francesco ai Dubia o alla Correctio Filialis la mia istintiva risposta è questa: se una moltitudine di persone chiede aiuto perché un palazzo è in fiamme e il pompiere sta con la lancia antincendio in mano ma non apre la valvola dell'acqua, allora vuol dire che quell'incendio o l'ha attizzato lui o gli fa piacere.