giovedì 20 febbraio 2020

La vera risposta all’apostasia /2 - Don Elia

- Prima parte. La via della pace: la meditazione
- Seconda parte - La vera risposta all'apostasia
- Terza parte - Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l'amore
- Quarta parte - Le vie della vita
- Quinta parte - Come trovare Cristo sempre e ovunque

Quando ti sottometti umilmente ad un altro, allora ti innalzi mirabilmente al di sopra di te stesso. […] O figlio, porta dunque il giogo dell’obbedienza insieme con Cristo, Figlio di Dio. […] O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. […] Aiuta dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché, se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della sua consolazione (sant’Antonio di Padova, Sermone per la Domenica XI dopo Pentecoste, I, 9; cf. 2 Cor 1, 7).

Il perseguimento della pace interiore per mezzo della meditazione è indissociabile da un’umile e prudente obbedienza. È impossibile accostarsi a Dio in un dialogo intimo e familiare se si coltivano disposizioni di superbia e di insubordinazione, che spingono a porsi al di sopra di tutti gli altri e ad arrogarsi il diritto di infliggere condanne senza averne il compito. È sì doveroso denunciare abusi ed errori, ma questo non abilita certo ad emettere sentenze in foro esterno usurpando l’autorità altrui e ancor meno autorizza a ritenersi esonerati dalla sottomissione – in ciò che è legittimo – a chi detiene la giurisdizione. Che un Pastore sia decaduto per eresia deve essere stabilito da un’istanza superiore, non da un suddito, il quale rimane comunque libero, nella coscienza e nella prassi, di non seguirne eventuali insegnamenti eterodossi. Il fatto che ci siano effettivamente Pastori di dubbia ortodossia, poi, non implica automaticamente che lo siano indistintamente tutti, come sembrano presupporre taluni che si considerano dotati, a quanto pare, dell’onniscienza divina.

La crisi che attanaglia la Chiesa non può essere superata se non mediante la santificazione dei suoi membri fedeli. Essa – come ci ricorda sant’Antonio – consiste essenzialmente nel portare la croce con il Signore, il quale si è caricato di tutti i nostri peccati. Chi vuol risolvere i problemi attuali in modo rapido e violento si muove in direzione opposta, dominato com’è da uno spirito cattivo. Uno solo può salvare la propria Sposa – e lo farà come e quando vorrà Lui, non come stabilito da questo o quell’arrogante che pretende di dargli istruzioni. Chi davvero Lo conosce e Lo ama, come i Santi di ogni tempo, arde dal desiderio di imitarlo nell’abiezione della Sua santissima Passione, quando, senza ribellarvisi, accettò la sentenza ingiusta di un’autorità religiosa che si era messa al posto di Dio. È così che fu redenta l’umanità: con una soluzione tutto divina, non umana. Ora, per trattenerci da spinte centrifughe che ci porterebbero a spirituale rovina, il Signore ci comanda di meditare il Vangelo per insegnarci il Suo metodo di resistenza, sempre e universalmente valido.

Abbiamo considerato il primo passo, che consiste nel metterci alla presenza di Dio scendendo nel cuore per trovarvi il Padre, come ci insegna Gesù stesso. La riuscita di questa premessa dipende, fra l’altro, anche da una scelta oculata dell’orario più favorevole e del luogo più adatto, nonché dalla serietà dell’impegno assunto. Quest’ultima si manifesta anzitutto nella determinazione a perseverare in un esercizio di meditazione per tutto il tempo prestabilito e nell’individuazione anticipata di un oggetto definito su cui riflettere (brano biblico, testo liturgico, preghiera tradizionale, scritto di un santo, pagina di una lettura spirituale…). Sempre la grazia ci precede e spesso ci sorprende; tuttavia è altrettanto necessaria la nostra cooperazione nel predisporre le condizioni più idonee per il suo operare, ponendo una distanza tra il nostro cuore e tutto il resto e facendo tacere ogni altra voce, pensiero o desiderio. Tutta la vita cristiana è un inestricabile intreccio tra azione divina e umana: già la semplice decisione di dedicarsi alla meditazione è frutto di un dono di Dio, ma la sua attuazione richiede il pieno coinvolgimento della nostra volontà libera sostenuta dalla grazia. Il nemico tenterà in tutti i modi di scoraggiare l’impresa, poiché sa bene che chi ascolta il Signore diventa capace di agire efficacemente a suo danno; ma basta cacciarlo via con i nomi di Gesù e Maria.

Può anche succedere – specie quando si comincia a progredire nella vita di unione – che questo primo passo esaurisca tutto il tempo della meditazione. Non c’è affatto da sorprendersi: la presenza di Dio basta da sola a colmare il cuore umano, tanto è soave e traboccante di vita. Quam magna multitudo dulcedinis tuae, Domine, quam abscondisti timentibus te! (Quanto è grande l’immensità della tua dolcezza, Signore, che hai nascosto per coloro che ti temono; Sal 30, 20). Inebriabuntur ab ubertate domus tuae, et torrente voluptatis tuae potabis eos; quoniam apud te est fons vitae, et in lumine tuo videbimus lumen (Saranno inebriati dell’abbondanza della tua casa e li disseterai al torrente delle tue delizie, poiché presso di te è la fonte della vita e nella tua luce vedremo la luce; Sal 35, 9-10). Bisogna credere fermamente che queste parole sono vere e si realizzano per chiunque perseveri con umiltà e fiducia nello sforzo intrapreso.

Normalmente, tuttavia, dopo questo primo passo occorre passare al secondo: l’invocazione dello Spirito Santo, perché illumini la mente, infiammi l’affetto e diriga la volontà. Puoi scegliere fra le preghiere tradizionali, tutte molto efficaci, oppure parlargli spontaneamente; la prima opzione è più raccomandata per i principianti, che devono avvalersi di strumenti ben collaudati e attenersi a criteri certi. Coinvolgendo tutte e tre le Persone della Trinità, puoi eventualmente chiedere al Padre di farti udire la voce del Verbo per opera del Suo Santo Spirito; l’importante è che tu lo domandi con fede, confidando nel fatto che il Paraclito è pronto a riversarsi nei cuori ben disposti che ne implorano umilmente l’assistenza, consci della propria miseria e debolezza. Con questa richiesta, d’altronde, non fai altro che esercitare i tuoi diritti di figlio di Dio: «Non avete ricevuto lo spirito di schiavitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo spirito dell’adozione filiale, nel quale gridiamo: “Abbà, Padre!”» (Rm 8, 15). Il carattere battesimale ti abilita a chiedere e ricevere dal Maestro interiore luci, ammonizioni e conforto.

La via più diretta per ottenere dallo Spirito Santo le grazie necessarie a una buona meditazione è il ricorso alla mediazione materna di Maria. Tu sei anche figlio Suo, come Gesù stesso ha rivelato dall’alto della croce nel momento in cui la Redenzione giungeva al culmine (cf. Gv 19, 25-27); la tua richiesta non può trovarla indifferente e, unita alla Sua, avrà un effetto irresistibile sul Cuore di Gesù, purché tu sia realmente disposto a fare qualunque cosa ti dica (cf. Gv 2, 5): «Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3, 35). Per unire più facilmente la tua preghiera a quella della Madre celeste, puoi collocarti idealmente, recitando l’Ave Maria, nel Suo Cuore Immacolato, il quale, durante la vita terrena, custodiva ogni detto e fatto riguardante il Figlio meditandolo con fede (cf. Lc 2, 19.51) ed è quindi il tuo migliore modello e guida. Non dimenticare che Gesù stesso ti esorta a domandare con fiducia: «Chiedete e vi sarà dato, […] perché chi chiede ottiene […]. Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11, 9-10.13).

Il Cuore Immacolato di Maria è assolutamente esente dalla minima traccia di orgoglio e di ogni suo derivato, come la ribellione, la disobbedienza e il giudizio. Non si tratta qui, ovviamente, dei giudizi che la tua coscienza morale, come sua attività propria, deve emettere di continuo sugli atti buoni o cattivi, approvando gli uni e proscrivendo gli altri; mi riferisco invece, come già accennato, a quelle sentenze di condanna delle persone che non ti competono, in quanto riservate a Dio. Non intendo nemmeno escludere i necessari ammonimenti del prossimo, purché nascano dalla carità, piuttosto che dalla superbia, e siano espressi con umiltà e misura, nei modi e nelle forme consentiti dal tuo stato e dalle tue responsabilità. L’abitudine di meditare regolarmente, del resto, plasma il tuo cuore rendendolo sempre più docile allo Spirito Santo, così che il tuo agire sia mosso da Lui anziché dalle pretese dell’ego che si esalta da sé.

Il più efficace antidoto è proprio la sottomissione raccomandata da sant’Antonio, che ti preserva dalla superbia e permette alla grazia di innalzarti ad altezze che non puoi nemmeno immaginare. La preparazione immediata alla meditazione, che abbiamo fin qui considerato, è inseparabile da quella remota, che consiste appunto in una vita ordinata e obbediente, guidata dall’umiltà. Quest’ultima è la disposizione di fondo che rende autentiche tutte le altre virtù; essa è infatti – come insegna sant’Agostino – fondamento della carità che edifica, quel fondamento che è Cristo stesso (aedificans caritas a fundamento humilitatis, quod est Christus Iesus; Confessiones, VII, 20). Se dunque desideri contrastare l’apostasia che dilaga nella Chiesa, non hai altra strada da seguire per non arrecarle un danno peggiore. L’appoggiarsi prevalentemente sulla propria scienza – reale o presunta – gonfia il cuore di orgoglio e frantuma la comunione ecclesiale, priva l’anima delle consolazioni celesti e allontana lo Spirito Santo; in una parola, separa da Cristo. È questo che vuoi?

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Fondamentale e bellissima istruzione!!! Grazie dal profondo del cuore. Richiama antichi insegnamenti che

Una sola, piccola ed umile richiesta per qualche prossima volta: una parola di conforto per l'anima che cerca di conformarsi a Dio con tante difficoltà.

Dateci anche una "pacca sulla spalla" ogni tanto, invece delle pur giuste legnate e frustate che ci ricorda quel che "non" abbiamo fatto e quel che dobbiamo fare in futuro. Ne converte di più un ammonimento fatto in forma di incoraggiamento che milioni in forma di bastone. Umiltà e consapevolezza di avere necessità di conversione non significano necessariamente un continuo abbattimento delle coscienze che con una fatica al limite estremo della sopportazione cercano di aiutare il Signore a portare la Croce. Dateci una pacca sulla spalla: non di falsa misericordia, ma di fiducia nella capacità e nella volontà del Signore di cambiare radicalmente la nostra povera situazione!!!

Grazie
Latro Poenitens

Valeria Fusetti ha detto...

W.A.Mozart-K 198 Offertorio" Sub tuum praesidium". Su youtube. Buon ascolto e santa giornata. Desidero "regalarvi" questo gioiello della pietà cattolica più antica per testo, stupenda ed eterna per musica. Iniziare la giornata mettendoci al riparo della Madre Santissima è la cosa migliore da fare. Ci ricorda di vivere come Lei sotto la Croce, tenendo lo sguardo, la mente ed il cuore a Cristo Signore della Vita e della Storia.Anche se il cuore sanguina e la mente è turbata la sicura speranza spera contro ogni umana evidenza. In cordibus Jesus et Mariae

Anonimo ha detto...

Prego che Papa Francesco faccia come il cardinale Federigo, arcivescovo di Milano durante la peste manzoniana. Riapro i “Promessi sposi” (capitolo XXXII) e leggo che il cardinale scrisse così ai suoi parroci: “Siate disposti ad abbandonar questa vita mortale: andate con amore incontro alla peste, come a un premio, come a una vita, quando ci sia da guadagnare un'anima a Cristo”. Insomma esortava i sacerdoti a garantire a qualunque costo i sacramenti agli appestati. Dando l'esempio col restare nella città infetta quando tutti lo esortavano a tagliare la corda. Più di sessanta parroci milanesi (“gli otto noni, all'incirca”) eroicamente, santamente morirono: se la Chiesa ambrosiana ancora esiste lo deve anche a loro. Prego che Papa Francesco scriva qualcosa di simile ai preti cinesi: garantiscano i sacramenti ai contagiati anche a costo della vita. Con un simile esempio tanti malati morirebbero sereni e tanti vivi si farebbero cristiani. Si diffonderebbe il virus della conversione. (Tutto ciò, sebbene in diverse proporzioni, dovrebbe accadere anche in Italia: prego di vedere qualche cardinale allo Spallanzani).

Anonimo ha detto...

Santa Caterina da Siena da laica si è permessa di fare, di gridare, di forzare la mano al Papa, ci dice che a forza di tacere il mondo va in malora. Attenzione all'angelo che si traveste di luce nelle meditazioni. Ho capito una cosa nella meditazione: che siamo stati noi, in particolare la nostra generazione, ad aver ucciso Gesù, ad averLo abbandonato, tradito e rinnegato. Noi col nostro tacere che è comodo. San Pietro ha detto al Sinedrio che doveva ubbidire a Dio. Tutto il clero è apostata, salvo isole che non si sa dove siano, le traduzioni della Bibbia sono state cambiate al punto che l'opera delle Tue Mani è diventata delle mie mani. No, non concordo, non si deve tacere. La Risurrezione avverrà perché si griderà all'errore ovunque sia, sarà far uscire Gesù come unico Maestro dalla Tomba, dove lo si vuole relegare col silenzio complice. Mettiamoci mentalmente al processo di Gesù per capire, dove stiamo?

mic ha detto...

No, non concordo, non si deve tacere. La Risurrezione avverrà perché si griderà all'errore ovunque sia, sarà far uscire Gesù come unico Maestro dalla Tomba, dove lo si vuole relegare col silenzio complice. Mettiamoci mentalmente al processo di Gesù per capire, dove stiamo?

Anch'io non penso si debba tacere. Ma penso anche che poter parlare a tempo e luogo opportuni, sia non opportuna ma indispensabile la meditazione insieme a tanta preghiera....

mic ha detto...

In riferimento al commento di Latro paenitens, anch'io mi sento bisognosa di incoraggiamenti e di appoggio. Di frustate già me ne dò da sola (soprattutto quando prevalgono gli scrupoli) insieme alla durezza di quanto siamo chiamati a vivere.
E, di fatto, sono molto sola e da troppo tempo non ho neppure il conforto della Santa Messa, quella vera... mentre anche i sacerdoti sono indaffarati distratti e lontani.

Anonimo ha detto...

Valeria Fusetti, lei lo cita spesso ma lo sbaglia sempre: "In Cordibus IESU et Mariae". Scusi la pignoleria, ma a me dà un po' fastidio questo uso disinvolto delle declinazioni.

tralcio ha detto...

Grazie a tutti per questa bellissima riflessione e anche per i commenti.
Siamo tutti a rischio: di seguire ciò che non va seguito e di presumere di dar giudizi che non ci competono. Ci fa bene ascoltare tutto ciò che fa bene all'anima: pastori che abbiano il coraggio di dire il vangelo senza sconti, senza ragionare secondo criteri "altri" (il vangelo odierno dice che vale anche per chi sa dire le più alte professioni di fede); ma pastori che ci tirino con forza le orecchie, se pensiamo che vi siano strade differenti dal portare la croce, preferendo scorciatoie e "soddisfazioni" come il separare noi grano e zizzania.
Ci fa bene soprattutto essere docili nel cercare tempo e spazio per il silenzio e la preghiera, la penitenza, la mortificazione, il digiuno...

Che il Signore ci faccia la grazia di renderci propizia la quaresima nel sostenere questa prova santificando il Suo nome.

Anonimo ha detto...

Da una recente intervista a mons. Negri

L’arcivescovo Perego ha annunciato la prossima costituzione delle unità pastorali per sopperire alla mancanza di sacerdoti e al calo demografico: che futuro vede per la chiesa ferrarese?

«Per la grande esperienza di vita pastorale che ho avuto non ho fiducia che le strutture, anche se rinnovate – qualche volta in modo affannato – possano creare il nuovo; il nuovo lo crea la persona, che vive la fede nel Signore Gesù Cristo e vive i rapporti di comunione con i suoi fratelli, che non discrimina fra fratello e fratello, e ha il cuore aperto universalmente come ci ha ricordato il Signore nel suo ultimo incontro con i discepoli “fino agli estremi confini del mondo”».

Lei gira l’Italia per seminari, conferenze ed esercizi spirituali: qual è il sentimento dei fedeli? E del clero che interagisce con lei?

«Devo riconoscere che c’è un sentimento di grave sconcerto perché sembra che la Chiesa non rappresenti più un punto di riferimento sicuro, in grado di portare dentro la vita degli uomini la risposta di Cristo: essa sembra invece affannarsi a trovare un’opinione legittima o legittimata dal potere e questo è un circolo vizioso. La fede deve proclamare la verità di Cristo e finisce per correre dietro alla “saggezza” mondana. Allora mi viene in mente di ricordare che il buon Paolo – chiamandolo affettuosamente così – ha detto infinite volte che non bisognava concordare con la mentalità di questo modo. Se c’è una cosa che ho fatto e continuerei a fare sino a morire è non accordarmi con la mentalità dominante quale che siano le lusinghe con cui si presenta a noi».

Anonimo ha detto...

Gliela do io da distante :) siamo sulla stessa barca la penso uguale e la capisco. Un saluto

Catholicus ha detto...

Cara Mic, anch'io somo fermamente convinto che tacere sia sbagliato, quasi una legittimazione delle malvagità del clero ribelle ( a Cristo) e traditore. Lo dico a volte anche nel blog di don Elia, ma senza riuscire a convincerlo. Vabbe', tutte le strade conducomo a Roma...

Anonimo ha detto...

Ritengo che non sia affatto opportuno "bastonare" coloro che cercano di opporsi all'attuale devastazione modernista.
In simili periodi i pericoli più grandi sono la tiepidezza e la falsa obbedienza per cui è giusto anche condannare certi eccessi ma con toni ben più rispettosi di quelli dell'articolo e senza dimenticare che la reazione indignata (spesso giusta e legittima) di moltissimi fedeli di fronte all'attuale situazione è dovuta al sensus fidei e ad un sincero amore per Cristo e per la Sua Chiesa.
Il male avanza anche per il silenzio di coloro che si accorgono del male ma preferiscono tacere!

mic ha detto...

Santa Caterina da Siena da laica si è permessa di fare, di gridare, di forzare la mano al Papa, ci dice che a forza di tacere il mondo va in malora.

Santa Caterina era sì una laica, ma era anche Santa Caterina... 
E c'è modo e modo sia di tacere che di parlare. 
E c'è modo e modo anche di esprimere il dissenso.... E quanto alle bastonate mi pare di essermi espressa molto chiaramente...

Con simpatia . ha detto...

Come altre volte , leggendo i commenti , mi sembra di aver capito che Don Elìa divide , come la Parola di Dio , efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio .

mic ha detto...

A me pare che l'intento di don Elia non sia quello di mettere a tacere ma dal mettere in guardia dalla superbia e dall'insubordinazione. E dunque le "bastonate" non sono indiscriminate...
Che poi, in generale, c'è chi ha bisogno di bastonate e chi di incoraggiamento, è un altro discorso.
Per questo rimando ai miei commenti precedenti.

v.s. ha detto...

Anch'io ho capito così , tant'e' che non mi e' sembrato uno che tace se non c'e' da tacere : ha scelto di essere Prete e fa IL Prete.

Anonimo ha detto...

Pensiero lucidissimo, spiegazioni nette e inequivocabili: si tratta davvero di un magnifico libro da leggersi quando lo sconforto assale nel constatare le ferite inferte alla Chiesa. Si comprenderà, allora, che la Chiesa, amatissima Sposa di Cristo, proprio perché malata deve essere ancora più seguita, soccorsa, difesa, protetta. Quando c’è un ammalato, egli va ancor più amato di quando il suo stato era sano. L’amore di Cristo per la Sua Chiesa non muta mai, è costante, è perseverante, è perfetto. E quando è piagata Egli è dolorante per quelle piaghe. I fedeli, chiamati ad imitarLo in tutto, come il Vangelo insegna, possono sì soffrire per Lei, ma non per questo smettere di amarla, ripudiandola.

R.T. Calmel, Breve Apologia della Chiesa di sempre, Editrice Ichthys 2007.
https://www.sanpiox.it/archivio/pubblicazioni/recensione-di-libri/654-breve-apologia-della-chiesa-di-sempre

Valeria Fusetti ha detto...

Caro Anonimo delle 12:28 la ringrazio per la correzione che ho letto in ritardo e mi scuso per averla infastidita, le assicuro che non era nelle mie intenzioni. In cordibus Jesu et Mariae