venerdì 7 febbraio 2020

Venerdì 7 febbraio. La Preghiera di Riparazione

Ricordiamo che oggi, venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione secondo le modalità [qui], complete delle Litanie del Sacro Cuore, che trovate qui
Rimaniamo fedeli al nostro impegno nella preghiera di riparazione e continuiamo a pregare perché sia sventata l'introduzione della cosiddetta Messa ecumenica ora perfino amazzonica, che vanifica il Santo Sacrificio. Per non parlare dei cambiamenti di paradigma che usano il funambolismo linguistico per condurre verso rivoluzionari orizzonti inesplorati fuori dalla Via maestra. Si profilano all'orizzonte anche gli esiti inquietanti del Sinodo dell'Amazzonia [qui] mentre vanno moltiplicandosi ogni giorno profanazioni e blasfemie che ci spingono alla Riparazione,
Preghiamo per come viene contristato il Signore nella Sua Chiesa, nel nostro Paese e nell'Occidente già cristiano e nel degrado ingravescente che lo attanaglia specialmente in questo tempo, in cui vediamo prevalere le forze che promuovono un “nuovo umanesimo” senza Cristo, che dovrebbe rimpiazzare il “vecchio”, fondato sulle nostre radici cristiane. Preghiamo anche perché il Signore stenda le Sue mani sulla Cina e sul mondo intero per preservarlo dai rischi di contagio virale a spirituale che incombono su noi tutti.
Invochiamo Cristo Signore che ci ha ammonito che “senza di Lui non possiamo far nulla” (Gv 15, 5) e chiediamo l'intercessione della Vergine, Madre Sua e nostra, perché voglia stornare tutti i pericoli, i mali e le insidie in tutti gli ambiti del vivere civile e religioso dove Lui possa tornare a regnare. Preghiamo anche perché il Signore voglia presto darci Santi Pastori che possano guidare i fedeli in questa epoca di smarrimento, di confusione e di empietà e sostenga coloro che si espongono con parresìa.

Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
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Riflessione settimanale
Dal trattato «Contro le eresie»
di Sant'Ireneo, vescovo

(Lib. III, 19, 1. 3 - 20, 1; SC 34, 332. 336-338)
Le primizie della risurrezione di Cristo 
Il Verbo di Dio si è fatto uomo e il Figlio di Dio si è fatto figlio dell'uomo perché l'uomo, unito al Verbo e ricevendo l'adozione, diventi figlio di Dio. Non potevamo infatti in nessun altro modo ricevere l'incorruzione e l'immortalità se non con l'essere uniti all'incorruzione e all'immortalità. 
E come poi avremmo potuto essere uniti all'incorruzione e all'immortalità se prima l'incorruzione e l'immortalità non si fosse fatta quello che siamo noi, perché ciò che era corruttibile fosse assorbito dall'incorruzione, e ciò che era mortale dall'immortalità, e noi potessimo ricevere l'adozione di figli? 
Il Figlio di Dio e nostro Signore è Verbo del Padre e Figlio dell'uomo, poiché fu generato come uomo da Maria, che apparteneva al genere umano ed era lei stessa creatura umana. 
Perciò fu lo stesso Signore a darci un segno nelle profondità della terra e nelle altezze del cielo, un segno che l'uomo non aveva richiesto, perché egli non aveva mai sperato che una vergine potesse diventare madre, partorendo un figlio pur restando vergine. 
Mai si sarebbe potuto immaginare che questo figlio fosse «Dio con noi» (cfr. Is 7, 10-17) e discendesse nelle profondità della terra alla ricerca della pecora che s'era smarrita, e che era poi sua creatura. 
Nessuno avrebbe potuto pensare che risalendo in cielo per offrire e raccomandare al Padre l'uomo che era stato ritrovato, facesse di se stesso la primizia della risurrezione dell'uomo. 
Infatti come il capo è risuscitato dai morti, così risorgerà anche il resto del corpo, cioè ogni uomo che si troverà a vivere dopo aver compiuto il tempo della condanna che gli era toccata per la disobbedienza. 
Il corpo riceve coesione e unità grazie ai vari legami che lo alimentano e lo attivano secondo la funzione e la posizione di ciascun membro. 
Nella casa di Dio ci sono molte dimore, perché vi sono anche molte membra nel corpo. Generoso fu dunque Dio il quale, venendo meno l'uomo, previde quella vittoria che sarebbe stata ottenuta per mezzo del Verbo. Infatti poiché la potenza trionfava nella debolezza, il Verbo mostrava la bontà e la magnifica potenza di Dio.

2 commenti:

Catholicus.2 ha detto...

IL PEPE NEL CAPPUCCINO
di Mario Adinolfi

Prima di declamare il Cantico dei Cantici davanti all'immensa platea televisiva del festival di Sanremo, il colto e sensibile Roberto Benigni ha voluto definirlo come un poema dell’erotismo che accomuna anche “l’amore tra un uomo e un uomo, tra una donna e una donna”, come fosse insomma un inno pansessualista utilizzabile ai gay pride. C’è chi ci ha scritto: “Quei due secondi di politicamente corretto non hanno rovinato la bellezza dei quindici minuti successivi”. Rispettosamente dissentiamo e proviamo a spiegare il perché. Il politicamente corretto sciupa tutto, è come mettere pepe nel cappuccino, rovina con un pizzico di totalmente insensato qualcosa che è in sé perfetto e resiste da millenni proprio perché della moda corrente non solo ne fa a meno, ma la rifugge (quanto manca a Sanremo un Gaber che intoni “Quando è moda è moda”). Il Cantico dei Cantici è stato scritto tremila anni fa, se ci infili la tassa pagata al politically correct lo deturpi, cancelli il senso stesso per cui sei lì a declamarlo, lo vuoi piegare a canzone di Tiziano Ferro e invece è un’altra cosa. Quell’altra cosa è un patrimonio talmente splendente (e Benigni lo sa bene, per questo è grave la sua colpa, mica ce la siamo mai presa con Gabbani e gli altri che si mettevano i braccialetti arcobaleno a Sanremo sotto dibattito parlamentare sulla legge Cirinnà per apparire in linea con il pensiero dominante, quelli tengono famiglia, devono mettere in tavola la minestra e lo showbiz ti obbliga, ma Benigni no) che il bello è salvaguardarlo. Sarebbe come se qualcuno di noi avesse declamato il meraviglioso canto XV dell’Inferno dantesco dicendo che Dante ce l’aveva coi sodomiti e piegandolo al senso di una battaglia politica di parte legata magari a una campagna elettorale in corso. Quel meraviglioso affresco dantesco, l’immortale incontro con il maestro Brunetto Latini sotto la “pioggia di fuoco” che punisce chi è “contro natura”, sarebbe orrendamente deturpato dall’utilizzo piegato a battaglie dell’oggi.

Anonimo ha detto...

"Mercoledì 12 febbraio 2020, alle ore 13.00, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si terrà la Conferenza Stampa di presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Santo Padre Francesco “Querida Amazonia”, frutto dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale” (6-27 ottobre 2019)."

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/02/07/0082/00175.html