mercoledì 5 febbraio 2020

Mons. Georg Gänswein congedato dalla funzione di prefetto della casa pontificia

Leggiamo su Il Messaggero:
"Monsignor Georg Gänswein in queste settimane è una specie di desaparecido. Sono sempre di più le persone che in Vaticano – dai monsignori ai semplici fedeli – si fanno la stessa domanda: che fine ha fatto don Georg? Ogni tanto qualcuno lo intravede passeggiare nei giardini, accompagnare il Papa emerito alla Grotta di Lourdes, sulla sommità del colle vaticano per la recita di un rosario, ma nei luoghi in cui circola anche Papa Francesco, Gänswein non si vede più."
Abbiamo la risposta dal quotidiano cattolico Die Tagespost secondo cui il segretario di Papa Benedetto, Arcivescovo Georg Gänswein, è stato messo in congedo amministrativo a tempo indeterminato da Papa Francesco. Secondo quanto riferito, Gänswein è stato licenziato dal suo incarico di Prefetto della Casa Pontificia per trascorrere più tempo con Papa Emerito Benedetto XVI.
Gänswein, segretario privato del cardinale Joseph Ratzinger dal 2003, è rimasto al suo fianco dopo l'elezione di Joseph Ratzinger al papato. Nel 2013, solo pochi mesi prima dell'abdicazione, Benedetto XVI lo ha nominato Prefetto della Casa Pontificia, nonché arcivescovo.
Da allora, il prelato tedesco trascorre parte della sua giornata con il papa emerito, mentre per il resto ha continuato a svolgere le sue funzioni di prefetto della famiglia papale.
Non è difficile trovare il pretesto per questa mossa nella saga del libro di Ratzinger/Sarah sul celibato, anche se non è chiaro quale sia stato l'errore di Gänswein dal punto di vista di Francesco. Di seguito gli articoli pubblicati sulla questione:

38 commenti:

mic ha detto...

Secondo Il Sismografo

Mons. Ganswein in uscita? La vera notizia riguarda le condizioni di salute di Benedetto XVI

"Mons. Ganswein, non solo suo segretario personale ma anche il suo 'custode', primo responsabile di tutto quello che serve a Joseph Ratzinger non più autosufficiente da diversi mesi, è chiamato a stare vicino, in modo permanente, all’emerito. Insomma, in queste circostanze mons. Ganswein è stato autorizzato a privilegiare la sua vicinanza al Papa emerito e quindi dispensato di buona parte dei suoi impegni come Prefetto della Casa Pontificia"

Anonimo ha detto...

https://www.maurizioblondet.it/lordine-di-cancellazione/
In nome del..re

Marisa ha detto...

Cari del Sismografo, allora tutto va ben madama la Marchesa, tutto va ben, va tutto ben, giusto?

Anonimo ha detto...

Avviso per i romani: venerdi 7 febbraio, a Roma - Castel Sant'Angelo - ore 16.30 Santo Rosario pubblico in riparazione delle blasfemie e oltraggi ai Sacri Cuori di Gesù e Maria SS.ma.

Valeria Fusetti ha detto...

Certo tutto va bene, e poiché il papa emerito non è più autosufficiente da alcuni mesi (dice una fonte imparziale come è-sicuramente- Il Sismografo) gli si deve evitare la fatica di scrivere e parlare troppo. Soprattutto con il card Sarah che, essendo giovane e scapigliato come a tutti è noto, lo porta su vie non consone. Perciò il buon mons Ganswein è stato messo in condizione di sorvegliare l' emerito 24 ore al giorno. Come non vedere quale cura è profusa in questa carcerazione...pardon, scusate, in questa serena vecchiaia ?

Anonimo ha detto...

penso sempre che fu costretto a mentire in modo evidente ai danni di ratzinger con il tragico esito che fu smentito dallo stesso BXVI. E non si oppose né si adoperò perché la smentita fosse messa in sordina. E per questo è stato congedato, per non aver saputo o potuto tramare alle spalle di Papa Ratzinger per silenziarlo definitivamente e per non aver avvisato la cricca di Santa Marta di quel che stava per accadere, di cui pur doveva essere a conoscenza. Un dissidio insanabile. Altro elemento da valutare per comprendere il licenziamento o congedo la figura ambigua del nuovo segretario particolare del papa, ed il ruolo che avrà nella prefettura della Casa Pontificia.
Hermann Sta su Fb

Versìone Huffington post ha detto...

“Nessun congedo, non ho alcuna informazione in tal senso” ha risposto a una richiesta di chiarimenti di Huffpost il Portavoce della Sala Stampa Matteo Bruni, dopo che il giornale tedesco Die Tagepost - vicino alle posizioni di Ratzinger -aveva lanciato la notizia di una specie di “licenziamento” del vescovo. Smentita anche la voce di una malattia di Gaenswein: un po’ in stile ex sovietico erano cominciate a circolare le indiscrezioni su una brutta polmonite. “L’assenza di Monsignor Gaenswein - continua Bruni - durante determinate udienze nelle ultime settimane, effettivamente è dovuta a una ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni del Prefetto della Casa Pontificia, che ricopre anche il ruolo di Segretario particolare del Papa emerito”.

Per Venerdì 7 Febbraio ha detto...

PROGRAMMA :
16,30 –Raduno dei fedeli davanti Castel Sant’Angelo
16,45 –Preghiera a San Michele Arcangelo
17,00 –Partenza per via della Conciliazione - Recita del santo Rosario
18,00 –Sosta in Piazza Papa Pio XII Consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria

* Davanti Castel S.Angelo e' generico , davanti Castel S.Angelo dove siamo stati per il S.Rosario ?
- Necessita precisazione .
- Ci sara' Dorotea ?

mic ha detto...

Scrive La Bussola:
.....
Alla reciproca insofferenza si è unito il grande scandalo editoriale. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, e sventurato chi si è trovato in mezzo, a cercare di fare se non da paciere almeno da mediatore fra spinte troppo divergenti per consentire una soluzione concordata.

Il libro scritto da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, “Dal profondo del nostro cuore”, sull’importanza per la Chiesa del celibato sacerdotale ha – questo sì – irritato profondamente il Pontefice. Se come sembra l’esortazione apostolica che dovrebbe essere resa pubblica la prossima settimana non conterrà un accenno ai viri probati e al celibato, a dispetto di quanto scritto nel Documento finale del Sinodo sull’Amazzonia, sarà difficile non ipotizzare che a ciò non abbia concorso anche, e forse in maniera sostanziale, la pubblicazione del libro.

Benedetto XVI non si può toccare, Sarah, sostanzialmente, neppure; ma una qualche forma di sfogo vendicatorio bisogna pure concederla, a un essere umano, no? E allora si formalizza una separazione in casa fra Papa e Prefetto che galleggiava da tempo nell’aria dei Sacri Palazzi. Sulla possibilità di un reintegro di Gänswein alla sua funzione non scommette nessuno, probabilmente neanche il diretto interessato.

Il Vaticano dal canto suo minimizza: “L’assenza di monsignor Gaenswein durante determinate udienze nelle ultime settimane è dovuta ad un'ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni del prefetto della casa pontificia, che ricopre anche il ruolo di segretario particolare del papa emerito".

Ganswein, come scrive il Tagespost, potrà dedicarsi in maniera più assidua a Benedetto XVI. Certo la lista dei decollati eccellenti si allunga: dopo Müller, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta Matthew Festing, il dottor Polisca, il generale Giani, e una lunga serie di nomi meno famosi adesso c’è anche Gänswein. Forse questa decisione potrebbe portare, se l’arcivescovo liberato da funzioni ufficiali decidesse di parlare liberamente, a qualche interessante rivelazione sulle cause e le modalità dell’evento più traumatico nella storia della Chiesa dei nostri tempi, e cioè la rinuncia di Benedetto XVI.

mic ha detto...

Davanti Castel S.Angelo e' generico , davanti Castel S.Angelo dove siamo stati per il S.Rosario ? 
Se ci arrivassero indicazioni complete da parte dehli organizzatori potremmo dare l'annuncio

Grazie . ha detto...

Esatto , non voleva essere un rimbrotto ne' era rivolto a Voi che gia' tanto vi prodigate.

Anonimo ha detto...

Non solo la comunione sacrilega. La Messa per il presidente argentino Fernandez e della sua convivente nelle grotte vaticane è stato un concentrato di slogan ideologici che delineano una deriva inquietante: la Messa ha perso Dio per farsi rivendicazione politica. Nell'omelia del vescovo Sorondo, Perón viene "santificato" e accostato a Papa Bergoglio mentre sull'altare compare la foto di un prete montonero. Ma c'è un vescovo che si ribella a questo sacrilegio sotto gli occhi di San Pietro.

....La cosa non è sfuggita a monsignor Hector Aguer, vescovo emerito di La Plata, uno dei pochi vescovi che ultimamente ha il coraggio di parlare apertis verbis contro certe derive ecclesiali: «Non credo che la Messa abbia contribuito all’effettiva riconciliazione degli argentini, dato che multi di loro non vogliono vedere la Chiesa schierarsi in un settore politico, qualunque esso sia e nel caso hanno anche un’opinione negativa del celebre ex presidente e della sua azione di governo (Perón, ndr)». Una difesa in piena regola della dottrina liturgica e – già che ci siamo – anche di quella sociale della Chiesa.

Aguer non ha mancato di sottolineare anche la comunione sacrilega del presidente Fernandez e ha ricordato che «del quale non si conosce la pratica religiosa assidua e si sa che i due non sono uniti nel sacramento del matrimonio».

Aguer a parte, però l’episodio è scivolato via come acqua sul marmo dell’altare vaticano.

L’episodio non va però derubricato come problematica esclusivamente che riguardi la Chiesa o la politica argentina. La personalizzazione della messa in chiave peronista risponde alla precisa esigenza di mondanizzare il santo sacrificio per scopi politici e ideologici. Oggi è Perón. Domani potrebbe arrivare un’altra esigenza politica. Cosa facciamo? Prepariamo i messali anche per il nuovo rito socialista? Ci inginocchieremo all’elevazione durante il canone del sovranista? 

mic ha detto...

Prepariamo i messali anche per il nuovo rito socialista? Ci inginocchieremo all’elevazione durante il canone del sovranista? 

Mentre ringrazio per la segnalazione, peraltro senza indicazione della fonte (ma è bastata un semplice ricerca per individuare La Bussola quotidiana), avrei da obiettare che in genere il "sovranista" celebra la Santa Messa tradizionale, il cui messale è uno e unico e fedele a quanto ricevuto fin dai tempi apostolici. Dunque non solo ci si inginocchia, ma è pure certo che non si corrono rischi profanatori per ragioni ideologiche.

Marisa ha detto...

Vendetta, tremenda vendetta.
Non sarà certo l'ultimo.
La lista di proscrizione è sempre nelle tasche del capataz.
E agli espungendi in pectore, quelli già in programma da tempo, è scontato che vadano aggiunti - nel bergogliopensiero - quelli da purgar per estrema contingente vendetta.

Anonimo ha detto...

Non è la prima volta che Gaenswein finisce al centro di incidenti mediatici nei confronti di Papa Francesco. Dal discorso in cui a fine maggio 2016 aveva avanzato la tesi di “papato condiviso” tra Francesco e Benedetto, alla presentazione (11 settembre 2018) del libro di Rod Dreher “Opzione Benedetto” (San Paolo Edizioni), il cui autore, un conservatore americano, è stato qualche giorno dopo destinatario di una delle lettere in cui l’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò, ha reclamato le dimissioni di Papa Francesco in relazione al caso del cardinale americano (ormai spretato) Theodore McCarrick.

Anonimo ha detto...

Persino la tv ne parla: alla presenza di omosessuali dichiarati con ammiccamenti vari al bel Georg? Che significa? Un modo di ostentare un fatto nascosto? Un ricatto psicologico? Sfuggito al controllo il libro? Carceriere? Servirà a RALLENTARE l'agenda di demolizione ecclesiale? Un rallentamento serve a qualcosa? Penso sia peggio, meglio il veleno diretto che le circumnavigazioni occultate... Non trovo che un aumento del Kaos...

Anonimo ha detto...

Scrive Vecchi quanto segue:

"È evidente che Francesco si sia irritato per lo spettacolo delle ultime settimane intorno al libro del cardinale Robert Sarah Dal profondo del nostro cuore, uscito in Francia il 15 gennaio, un testo contro ogni eccezione al celibato sacerdotale, con relative polemiche sul fatto che Benedetto XVI ne fosse o no il «coautore» e quindi sull’«ingerenza» sul Papa in carica".

"Il problema non è tanto il contenuto del libro" .... "Il problema, piuttosto, è stata la polemica intorno al nome di Benedetto XVI e le versioni contrapposte tra le persone a lui più vicine".

* * * *

Ora, Gian Guido Vecchi può prendere per il culo chi -distratto per Junior Collie (o come cacchio si chiama) a San Remo o per il virus del Giappone o della Cina- legge distrattamante notizie però accuratamente sparate dal Corriere con caratteri (de)cubitali e funzionali alla strategia di gettare il più possibile nel caos i fedeli.

Ma il lettore avveduto medio si pone questa domanda: se uno fa un libro e dice la sua (che poi tanto la sua non è, perchè è insegnamento e prassi di Chiesa da almeno due millenni) sul celibato sacerdotale perchè dovrebbe costituire un problema che si chiami Ratzinger o che si faccia ancora chiamare Benedetto XVI?

Chi può sentirsi 'impacciato' da ciò? E chi può ritenere così grave che che egli ne sia coautore?

Qual'è la 'gravità' o, peggio, l'ingerenza' nello scrivere un libro in cui ci stanno cose cattoliche per un cattolico, supponendo -con qualche ragione- che lo sia anche Papa Francesco?

Da dove nasce l'esigenza di smentire o limitare un coinvolgimento del Papa emerito? Chi ha dato il là allo 'spettacolo'? Chi ha promosso questo processo?

Quali sarebbero le 'versioni contrapposte delle persone a lui più vicine'? E chi sarebbero queste persone? Le memores domini che lo accudiscono, il giardiniere?

E, infine, 'ora basta!' che? A chi? E, sopratutto, perchè?

https://www.corriere.it/cronache/20_febbraio_06/ambiguita-pasticcio-libro-segnale-bergoglio-ora-basta-f1a66e0c-4886-11ea-9387-c272ba1d511e.shtml

Perdindirindina . ha detto...

Ma infatti , ebbi gia'a scrivere "stanno guardando la cornice e non l'interno del quadro "!
Egli , colui , dia la colpa a chi ha armato il can can .........perbacco !
Ecche' ora non si puo' piu' neanche parlare, respirare ?

Anonimo ha detto...

Prima o poi ci sarà Qualcuno che dirà :ora basta.E quando dice basta Lui c'è poco da discutere.

Anonimo ha detto...

Beh, l'ammonimento è chiaro, dopo lo sradicamento della vigna, non potendo prendere Benedetto a pappagni, il calcio in culo se l'è beccato don Georg, che però però non è così candido come vorrebbe sembrare, ha pesanti responsabilità nel caso vatileaks, in fondo la scrivania di Gabriele era attaccata alla sua, è uomo di TB, arrivato fino a lì dopo un regolamento di conti con Clemens, precedente segretario del card.Ratzinger, il fatto poi che quest'ultimo lo chiamasse ironicamente Gestapo la dice lunga......complimenti a Valeria Fusetti, ottimo commento, alla prossima puntata, certo che alla faccia dei VVFF attivi sugli organi dei turiferari h.24, l'incaxxata deve essere stata tremenda........

Auguri ! ha detto...

SANTA DOROTEA
Secondo un'antica passio del Martirologio Geronimiano, mentre era condotta al martirio, Dorotea, vissuta intorno al IV secolo, incontrò un tale di nome Teofilo, il quale le chiese ironicamente: “Sposa di Cristo, mandami delle mele e delle rose dal giardino del tuo sposo”. Dorotea accettò e, prima della decapitazione, durante una preghiera, un bambino le recò tre rose e tre mele che la donna fece portare a Teofilo, il quale, visto il prodigio, si convertì e fu anch'egli denunciato al praeses Sapricio, che lo fece torturare e decapitare. Per questo viene ricordato come santo assieme a Dorotea il 6 febbraio. Dorotea, con il cesto di mele e rose, è ritratta nel XVII secolo da Francisco de Zurbarán, nella sua celebre serie di sante, tutte contraddistinte dal portamento nobile e abiti elegantissimi. La tela è stata presentata nel catalogo Sotheby’s nel 2010.

Tanti auguri di Buon Onomastico alla "nostra" Dorotea !

mic ha detto...

Mi associo agli auguri per Dorotea. Approfitterò per farglieli di persona!

Anonimo ha detto...

Martino Mora:

Bergoglio: "Anche coloro che sono ideologi perché vogliono la purezza della Chiesa colpiscono Cristo"

Constato che volere la purezza della Chiesa (sposa immacolata di Cristo) è divenuto essere "ideologi". Complimenti. .

Anonimo ha detto...

Cesare Sacchetti:
Benetton ha licenziato Oliverio Toscani. Lezione per i camerieri delle élite. I servi, specialmente se sciocchi, finiscono sempre per essere scaricati dal padrone, soprattutto quando diventano inutili o ingombranti.

Così parlano i turiferari ha detto...

"Da sempre lucido, fragile e polemico, a Benedetto XVI va anzi riconosciuto un doppio merito storico. Il primo: aver inventato un codice di comportamento per il Papa dimissionario che rimarrà come una traccia per il futuro. Uscire da Roma per il conclave, risiedere dentro le mura vaticane, custodire una discrezione obbediente nei confronti del Papa sono state scelte che hanno valore di precedente per altri Papi che vorranno fare uso della libertà di rinunziare al ministero petrino...Con quella rinunzia..Benedetto XVI ha impedito - ecco il suo secondo merito storico - che altri usassero l’autorità del vescovo di Roma, pilotandone la vecchiaia, le ansie, gli umori"

https://ilsismografo.blogspot.com/2020/02/vaticano-ferri-corti-in-vaticano-la.html

Anonimo ha detto...


Come ha spiegato il card. Mueller, il titolo di "Papa emerito" è puramente onorifico,
accettato per riguardo alla persona di Ratzinger.
Dal punto di vista del dir. can., Ratzinger è attualmente un vescovo emerito.
IL papato è solo una carica, non è un sacramento, non condivide la natura sacramentale del sacerdozio, nei suoi tre ordini: diacono, sacerdote, vescovo.

Anonimo ha detto...

...un doppio merito storico ? un doppio papato non cattolico da tempi di gente venuta dalla fine del mondo...una traccia per il futuro? Nossignori, non ci sarà futuro con papi dimissionari a gogò…. con quella rinunzia secondo merito storico altri non possono usare l'autorità del vescovo di Roma... alias Papa che tale è solo il vescovo di Roma...allora Papa lo ammettono! Nota ai turiferari di cui nel commento precedente.

mic ha detto...

Riguardo agli ultimi commenti.
Non vi siete accorti che è Melloni che parla? Potete dunque meravigliarvi del suo discorso modernista?
Piuttosto sul papato emerito e su molto altro abbiamo parlato qui
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/01/indice-degli-articoli-riguardanti-i-due.html

Ogni giorno c'e' una nuova . ha detto...

Kabbalisti ricevuti in Vaticano di Pierre-Alain Depauw

In conclusione, ricordiamo che la kabbala è stata condannata dalla Chiesa cattolica: con un decreto dell’Inquisizione ai tempi di San Pio V (1566), e con la bolla Cum Hebraeorum di Clemente VIII (1593). La condanna colpisce il Talmud e tutti i libri kabbalistici.
https://gloria.tv/post/KhcxGHddFzp842GpKcNhqW7jG
Della serie : una ne fanno e cento ne pensano.

Marisa ha detto...

OT

Senza fondi per la ricerca, la didattica, il diritto allo studio, l’internazionalizzazione, il progresso e l’innovazione, non è la singola università che muore, ma un Paese, che diventa asfittico, chiuso in dispute talmente ridicole da non meritare neppure la definizione di ideologie.


(Elio Franzini)



Anonimo ha detto...

@ Marisa
7 febbraio 2020 11:09

"...Senza fondi per la ricerca, la didattica, il diritto allo studio,..."

Se oggi si trovassero i fondi, domani non si potrebbe proseguire verso la prossima meta: l'imbestialimento completo della bestia sovrana.

anelante ha detto...

I fondi a chi vanno a finire oggi come oggi? Alla ricerca o ai baroni della stessa? Lo studio è retto o corretto? L'innesto alimento procede anche su queste vie e sono tra le principali a tal fine. Senza Dio i fondi vanno al...diavolo.

Anonimo ha detto...

Articolo dell'anno scorso ma interessante

https://m.ilgiornale.it/news/mondo/laccusa-dei-tradizionalisti-usa-cos-obama-ricatt-ratzinger-1358671.html

Anonimo ha detto...

Sui teleschermi continua la saga ormai un po’ stucchevole dei «due Papi». Ma sembra una pellicola di colpo ingiallita. La realtà vaticana dimostra una fantasia e una capacità di sorprendere superiori alla finzione cinematografica. Nella realtà, la coabitazione miracolosa e armoniosa tra Francesco e Benedetto XVI si è incrinata per sempre. L’ha interrotta bruscamente il «congedo» informale deciso il 5 febbraio scorso da Francesco nei confronti del prefetto della Casa pontificia, monsignor Georg Gänswein. La ridefinizione del suo ruolo solo come «segretario privato del Papa emerito», e la distanza fisica impostagli dal Papa dopo telefonate che si raccontano tempestose, rappresentano uno spartiacque nel pontificato.
https://www.corriere.it/cronache/20_febbraio_08/vaticano-cosi-finisce-l-era-due-papi-4f7d8032-4aae-11ea-b474-2022aed4301a.shtml

Anonimo ha detto...

...segue
«Bisognava chiarire l’equivoco una volta per tutte», spiegano a Casa Santa Marta, l’albergo dove Francesco abita dentro il Vaticano. Anche se si ammette che a crearlo è stato, senza volerlo, lo stesso Jorge Mario Bergoglio, che col Papa emerito si è sempre comportato in modo tale da accreditare una sorta di larvata parità di rango. Ma nell’ultimo anno la situazione ha preso una piega diversa e imprevista. Prima gli Appunti di Benedetto XVI sulla pedofilia, nella primavera del 2019, con l’eco enorme che hanno ottenuto, si sono rivelati una fonte di imbarazzo per la cerchia papale. È stato notato con disappunto quanto l’analisi del pontefice emerito pesasse ancora; e come fosse utilizzata strumentalmente dagli avversari di Bergoglio.

pochi giorni fa, è emerso il pasticcio del libro sul celibato dei preti scritto dal cardinale conservatore africano Robert Sarah; e presentato furbescamente come un’opera a quattro mani con Ratzinger. Di nuovo, è stata evocata una contraddizione dottrinale tra i «due Papi», che ha irritato un Francesco accusato di essere per l’abolizione del celibato: sebbene i suoi consiglieri assicurino che non è così, come si capirà dalle sue conclusioni sul sinodo sull’Amazzonia. Ma l’episodio, con la gestione maldestra dell’iniziativa editoriale, ha fatto saltare equilibri già delicati.

Ruolo di supplenza

Monsignor Gänswein ha finito per essere additato come la persona che non avrebbe fatto abbastanza per evitare il pericolo di strumentalizzazioni; e che avrebbe esagerato la «supplenza» di Benedetto rispetto alle presunte debolezze di Francesco. Velenosamente, da Casa Santa Marta hanno cominciato a bollarlo come «il terzo Papa», «servitore di due pontefici». Si è consumata così la rottura dell’anello di congiunzione tra predecessore e successore: un anello che per i primi sei anni ha legato Francesco e Benedetto XVI in un gioco delle parti condiviso, per quanto avvolto da un inevitabile alone di ambiguità.

Il libro delle polemiche

Le polemiche sul libro del cardinale Sarah sono state dunque l’occasione per regolare i conti tra i pretoriani dei «due Papi»; e per esautorare il prefetto della Casa pontificia. Ma c’è qualcosa di più, sebbene poco notato. La vicenda è stata colta al volo per ricalibrare e ridefinire i confini tra Papa e Papa emerito; e restituire il pieno possesso anche simbolico del pontificato a Francesco; insomma, per dare un colpo definitivo alla narrativa sui «due Papi». La domanda è perché sia stato fatto adesso, nel 2020, e non prima. In fondo, appena eletto era stato Bergoglio a chiedere una partecipazione attiva di Benedetto alla costruzione del nuovo papato; a incoraggiarlo a intervenire.

Ma analizzato in prospettiva, quell’invito sembra appartenere a un’altra era geologica. Nel 2013 rifletteva un pontificato in luna di miele con l’opinione pubblica e lo stesso Vaticano: un Francesco così forte e sicuro di sé da non temere l’ombra del predecessore. Sei anni dopo, invece, il siluramento di Gänswein è il prodotto di un Francesco più debole e più insicuro; preoccupato dalle critiche montanti; blindato dai suoi consiglieri e indotto a riaffermare un’autorità e un primato rispetto a un Benedetto infragilito, e influente quasi suo malgrado. Ha colpito la nettezza di un uomo prudente come il segretario di Stato vaticano, Piero Parolin.

Anonimo ha detto...

Qual'è stata la parola netta del segretario di Stato, Piero Parolin? Grazie.

Anonimo ha detto...

Che questa 'pensata' duale del pontificato fosse una contraddizione si capì al momento, tant'è che il mondo intero ne rimase allibito. Forse pensarono gli interpreti sommi della recita duale di dissimulare, con la loro vis ora tragica, ora comica, la contraddizione e di porla in esposizione come eccelso quieto vivere recitato? La verità ha la stessa inspiegabile forza del filo d'erba che spunta nel deserto di roccia nuda del Gobi. Qualche crepa nel dramma si sarebbe aperta comunque libro o non libro, segretario o non segretario. Le ire postume dell'onnipotente superbia, vinta dal filo d'erba, confermano che non siamo in controllo neanche delle parole con cui illustriamo le nostre 'pensate'.

mic ha detto...

Qual'è stata la parola netta del segretario di Stato, Piero Parolin? Grazie.

Non è esplicitata. Ma ricordiamoci che l'articolo è del Corriere...