domenica 13 settembre 2020

1321 - 13 settembre - 2020 Muore a Ravenna Dante Alighieri.

1321 - 13 settembre - 2020
Muore a Ravenna Dante Alighieri.


"Infatti tutta la sua Commedia, che meritatamente ebbe il titolo di divina, pur nelle varie finzioni simboliche e nei ricordi della vita dei mortali sulla terra, ad altro fine non mira se non a glorificare la giustizia e la provvidenza di Dio, che governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità. Quindi in questo poema, conformemente alla rivelazione divina, risplendono la maestà di Dio Uno e Trino, la Redenzione del genere umano operata dal Verbo di Dio fatto uomo, la somma benignità e liberalità di Maria Vergine Madre, Regina del Cielo, e la superna gloria dei santi, degli angeli e degli uomini. Ad esso si contrappone la dimora delle anime che, una volta consumato il periodo di espiazione previsto per i peccatori, vedono aprirsi il cielo davanti a loro. Ed emerge che una sapientissima mente governa in tutto il poema l’esposizione di questi e di altri dogmi cattolici." Benedetto XV - Enc. "In praeclara summorum", 30 aprile 1921

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Solange Hutter, dirigente scolastico:"ciò che è stato concepito, se applicato, porterà solo malessere, malattia e morte." La scuola diventerà un lager che rovinerà la vita dei bambini. Questo è l'orrore sul quale l'opposizione continua a tacere.

#Dante2021 ha detto...

La notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 moriva a Ravenna Dante Alighieri.

Di ritorno da Venezia, Dante iniziò a manifestare i sintomi della malaria che avrebbe contratto sulle Valli di Comacchio.

I funerali vennero celebrati nella Chiesa di San Pier Maggiore, oggi San Francesco, presso la quale è stato eretto nel 1780 un sepolcro per le sue spoglie. La Tomba è oggi monumento nazionale e riporta il seguente epitaffio, opera di Bernardo Canaccio:

«I diritti della monarchia, i cieli e le acque del Flegetonte
visitando cantai, finché volle il mio destino mortale.
Ma giacché la mia anima andò ospite in luoghi migliori
e più beata raggiunse fra gli astri il suo Creatore,
qui son racchiuso io, Dante, esule dalla patria terra,
cui generò Firenze, patria di poco amore»

Il prossimo anno ricorrerà il VII centenario della morte del Sommo.

Anonimo ha detto...

Le spoglie del poeta si trovano all’interno di un tempietto neoclassico. Se invece andate a Firenze potrete vedere il suo cenotafio, ovvero la tomba commemorativa senza sepoltura in Santa Croce realizzata nel 1829. Dante pensoso viene indicato dalla personificazione dell’Italia mentre sul sarcofago si vede la Poesia che piange disperata la dipartita del Sommo Poeta.

Anonimo ha detto...

Sembra che si voglia dare il cambio alla Azzolina, la Boschi sarebbe la 'preferita' per occupare questo ruolo. Ora veramente BASTA con le quote rosa, quando per riparare alla incompetenza assoluta si ricorre alla professione più antica del mondo.

Anonimo ha detto...

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!»

(Purgatorio, canto VI, vv. 76-78)

Anonimo ha detto...

L'anno prossimo ricorreranno i 700 anni dalla morte di Dante: io ho sospetti che non ci sarà nessuna celebrazione se non in cerchie ristrettissime.
Se ormai non sanno nemmeno più chi sia Napoleone (secondo centenario anche l'anno prossimo), come si può pensare che il "grande pubblico" sappia chi sia stato e cosa abbia fatto Dante Alighieri?
Mi cadono le braccia.

W Dante! ha detto...

"Il cristianissimo Dante col maomettanissimo Maometto non fa satira, non usa l'ironia, non ricorre a eufemismi e mostrandolo sventrato descrive il «tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia». Molto offensivo! Poco inclusivo! Anche Papa Francesco dovrebbe trovarvi da ridire, lui che ha firmato la Dichiarazione di Abu Dhabi, documento cattolicamente eretico e dunque mondanamente allineato in cui le diverse fedi vengono dichiarate equivalenti. Gesù e Maometto pari sono per l'ineffabile pontefice gesuita che, coi cadaveri di Charlie Hebdo ancora caldi, disse che non si deve ridicolizzare la fede altrui, di qualunque fede si tratti, e che il blasfemo «si aspetti un pugno»."

https://m.ilgiornale.it/news/dallislam-patria-questa-commedia-tutta-censurare-1891210.html