sabato 26 settembre 2020

Come distinguere i “veri” diritti umani inalienabili dalla proliferazione di presunti diritti umani degli ultimi decenni

Il nostro amico Andrea Mondinelli approfondisce la riflessione sul tema della necessità di distinguere i “veri” diritti umani inalienabili da quella proliferazione di presunti diritti umani andati moltiplicandosi negli ultimi decenni attraverso interpretazioni e giurisprudenze varie. Il tema è stato affrontato di recente sia da Stefano Fontana che da Giovanni Formicola e le osservazioni partono proprio da questi interventi. Nell'articolo sono incastonati testi e puntuali brani del Magistero che rappresentano la nostra bussola insostituibile.

L’ottimo articolo su Bonhoeffer di Stefano Fontana (qui) mi consente un collegamento con un altro articolo di Giovanni Formicola, inerente ai diritti umani pubblicato sull’Osservatorio Van Thuan (da noi ripreso qui).
Il punto di partenza dello sfascio della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) post conciliare, e non solo, è la teologia spiccatamente luterana di Bonhoeffer. Il grande teologo padre Cornelio Fabro, nel suo celeberrimo “L’avventura della teologia progressista”, ha parole infuocate contro la teologia di Bonhoeffer:
La prima posizione, almeno fino al concilio Vaticano II, era difesa dalla filosofia e teologia cattolica e anche da rappresentanti della stessa teologia protestante tradizionale; la seconda posizione progressista, o disfattista che dir si voglia, aveva la sua più incisiva espressione nella cosiddetta «teologia dialettica» di Barth-Tillich-Bultmann. Questa ha portato alla cosiddetta «teologia della morte di Dio» ed è esplosa nell’immediato dopoguerra, soprattutto per l’influsso dell’ultima attività di Bonhoeffer (dico «ultima» perché il primo Bonhoeffer sembra molto lontano dalle idee delle famose Lettere dal carcere). 
[…] Non a caso pertanto il pioniere più noto di questa destructio theologica tbeologiae e volgarizzatore delle idee - che l’ultimo Bonhoeffer aveva meditato nel carcere prima di affrontare la morte -, il vescovo anglicano J. T. Robinson, aveva riconosciuto che «...è impossibile ristrutturare la propria concezione di Dio e il proprio modo di intendere la trascendenza, senza ristrutturare [lett.: “senza rimettere in pentola”] la propria concezione della moralità». 
[…]. La teologia dialettica più avanzata nella linea Bonhoeffer - Robinson, che ha trovato non pochi echi - come subito diremo -anche nell’ala estrema della teologia cattolica contemporanea, arriva a proclamare il punto zero, ossia il rifiuto totale di qualsiasi punto di appoggio per l’elevazione a Dio della coscienza […] Di conseguenza cade, e deve cadere, di fronte alla nuova situazione, quella che Robinson chiama la «coerenza monolitica» del corpus della teologia morale cattolica, perché deve cadere ogni distinzione e opposizione di naturalismo e soprannaturalismo per la quale si è sempre battuta la teologia cristiana e soprattutto quella cattolica. […] Leggiamo infatti che l’etica del soprannaturalismo «...distorce (distorts) l’insegnamento di Gesù» e condanna apertamente il principio che «...certe cose sono sempre giuste, altre sempre sbagliate per ogni uomo e in qualsiasi condizione». Quindi nessuna permanenza di valori di fondo. […] I princìpi morali di Gesù non vanno concepiti in modo legalistico, come precetti; essi non prescrivono cioè quel che il cristiano deve fare, in qualsiasi circostanza, né definiscono ciò che è universalmente giusto e ciò che è universalmente errato. Non sono una legge che imponga l’amore in modo uguale per tutti, bensì soltanto esempi di ciò che l’amore può chiedere di volta in volta, da ciascuno di noi... Sono, anche i precetti del Vangelo e i discorsi di Gesù, pure e semplici parabole e vanno perciò interpretati di volta in volta, e mai presi in un modo troppo letterale, come imposizioni valide per ogni situazione e come princìpi universali. 
[…] La morale teonoma è definita come quella che riconosce come unico principio del proprio orientamento morale l’amore (in corsivo nell’originale): «Soltanto l’amore può essereaperto aogni situazione particolare [concreta] o meglio alle persone nelle loro particolari situazioni, in se stesse e per se stesse, senza perdere il proprio orientamento e la propria incondizionalità». Per questa ragione l’amore è la sola etica in grado di offrire un elemento di sicurezza in un mondo continuamente in movimento e che resti di fatto sempre libera e indipendente dal mutare delle situazioni. È il principio guida di quella che da un quarto di secolo si chiama appunto l’«etica della situazione» (Situationsethik). In questa concezione l’unico male intrinseco e l’unico peccato è la «mancanza di amore» (lack of love). Matrimonio e divorzio allora, per tornare all’esempio di fuoco del mondo contemporaneo, matrimonio e procreazione vanno regolati dalla situazione e non da prescrizioni; questi comportamenti cioè vanno visti non dall’esterno ma dal nocciolo della situazione personale di ogni individuo. 
[…] La necessità di rinnovamento della Chiesa, affermata dall’ultimo Concilio, viene così intesa - dal Rahner e dalla sua vasta sequela - come il dovere di uscire dal «ghetto» in cui la Chiesa cattolica si era rinchiusa dal Concilio di Trento in qua, in contrasto con il mondo, ossia con la filosofia moderna e con le altre confessioni cristiane, rimanendo isolata nel concerto del progresso della cultura e della civiltà moderna. Un’etica nuova per un mondo nuovo? Un’etica secolarizzata per un mondo secolarizzato, come vuole la corrente Bonhoeffer-Robinson? Più precisamente questi cattolici si uniscono e convengono nell’etica che Robinson, come si è visto, ha chiamato «teonoma» che […] fa consistere e intende il trascendente «nella relazione concreta che unisce gli uomini fra di loro». È questa la legge suprema o morale concreta dell’amore del prossimo ed è la fede in Gesù Cristo che introduce l’amore nel mondo e, con lui, la relazione concreta dell’uomo a Dio.
Questa perniciosa teologia progressista ha invaso quasi completamente la cittadella cattolica, devastando il magistero cattolico di sempre e generando una grande confusione tra le fila cattoliche soprattutto nei riguardi del rapporto tra verità e libertà. Paradigmatico è il discorso dei così detti diritti di libertà, da quella economica a quella all’educazione dei propri figli, a quella religiosa. In particolare, l’introduzione al diritto di libertà religiosa è al quanto problematico. Pare che il luminoso magistero di Leone XIII sia stato completamente dimenticato, per non dire ribaltato. Insegna Leone XIII nella Libertas (qui):
Ad ulteriore chiarimento, è opportuno considerare separatamente quelle varie conquiste di libertà che sono un’esigenza dell’epoca nostra. In primo luogo notiamo nelle singole persone un atteggiamento che è profondamente contrario alla virtù religiosa, ossia la cosiddetta libertà di culto. Questa libertà si fonda sul principio che è facoltà di ognuno professare la religione che gli piace, oppure di non professarne alcuna. Eppure, fra tutti i doveri umani, senza dubbio il più nobile e il più santo consiste nell’obbligo di onorare Dio con profonda devozione. 
Tale obbligo deriva dal fatto che noi siamo sempre in potere di Dio, siamo governati dalla volontà e dalla provvidenza di Dio e, da Lui partiti, a Lui dobbiamo ritornare. Si aggiunga che senza religione non può esservi virtù nel vero senso della parola; infatti è virtù morale quella che ha per dovere di condurre a Dio, ultimo e sommo bene per l’uomo; perciò la religione, che determina le azioni che direttamente e immediatamente hanno il fine di onorare Dio, è sovrana e moderatrice di tutte le virtù. E a chi si chiede quale unica religione sia doveroso seguire, tra le molte esistenti e tra loro discordi, la ragione e la natura rispondono: certamente quella che Dio ha prescritto e che gli uomini possono facilmente riconoscere da certi aspetti esteriori con cui la divina provvidenza volle distinguerla, poiché in una questione di tanta importanza ogni errore produrrebbe immense rovine. Perciò, una volta concessa quella libertà di cui stiamo parlando, si attribuisce all’uomo la facoltà di pervertire o abbandonare impunemente un sacrosanto dovere, e conseguentemente di volgersi al male rinunciando a un bene immutabile; questa non è libertà, come dicemmo, ma licenza e schiavitù di un’anima avvilita nel peccato. 
La stessa libertà, se considerata nell’ambito della società, pretende che lo Stato non faccia propria alcuna forma di culto divino e non voglia professarlo pubblicamente; pretende che nessun culto sia anteposto ad un altro, ma che tutti abbiano gli stessi diritti, senza tener conto della volontà popolare, se il popolo si dichiara cattolico. Ma perché fossero corretti tali principi, dovrebbe essere vero che gli obblighi della società civile verso Dio o sono nulli o possono essere impunemente disattesi: e ciò è falso in entrambi i casi. Infatti non si può dubitare che gli uomini siano uniti in società per volontà di Dio, sia che si consideri la società stessa nelle sue parti, sia nella forma che assume l’autorità, sia nello scopo, sia nell’abbondanza di quei cospicui vantaggi che ne provengono all’uomo. È Dio che ha creato l’uomo socievole e lo ha posto nel consorzio dei suoi simili, affinché ciò che secondo natura desiderava e non poteva conseguire da solo, divenisse un facile acquisto vivendo in società. Perciò è necessario che la società civile, proprio in quanto società, riconosca Dio come padre e creatore suo proprio, e che tema e veneri il suo potere e la sua sovranità. Pertanto, la giustizia e la ragione vietano che lo Stato sia ateo o che – cadendo di nuovo nell’ateismo – conceda la stessa desiderata cittadinanza a tutte le cosiddette religioni, e gli stessi diritti ad ognuna indistintamente. 
Dunque, dal momento che è necessaria la professione di un sola religione nello Stato, è necessario praticare quella che è unicamente vera e che non è difficile riconoscere, soprattutto nei Paesi cattolici, per le note di verità che in essa appaiono suggellate. Conseguentemente i governanti la conservino, la proteggano, se vogliono provvedere con prudenza e profitto, come devono, alla comunità dei cittadini. Il potere pubblico è stato costituito per il vantaggio dei sudditi, e sebbene il suo scopo immediato sia quello di condurre i cittadini alla felicità della vita che si trascorre in terra, tuttavia non deve ridurre ma accrescere nell’uomo la facoltà di conseguire quel supremo ed estremo bene in cui consiste l’eterna felicità degli uomini e a cui non si può pervenire se si trascura la religione. 
Ma di ciò parlammo più diffusamente altra volta: in questo momento vogliamo soltanto che ci si renda conto che una siffatta libertà è assai nociva alla vera libertà, sia dei governanti che dei governati.
Affermare che “la natura della persona umana [è] fondamento della sua dignità e dei suoi diritti”, come affermato da Formicola, è molto temerario e non esito a dire che è un grave errore. Errore che discende in particolare dalla teologia della redenzione universale, frutto perverso della Nouvelle Théologie di Rahner e de Lubac. Tale teologia conduce all’esiziale esito del così detto cristianesimo anonimo. Seconda la teologia della redenzione universale, l’incarnazione del Verbo divino, non solo avrebbe assunto la natura umana, diventando vero uomo, ma avrebbe unito a sé tutta l’umanità, ossia ciascuno uomo:
Egli è «l’immagine dell’invisibile Iddio» (Col 1,15), è l’uomo perfetto che ha restituito figlio d’Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme dal momento del primo peccato. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime. Con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo [GS n. 22]. [vedi anche qui e qui]
Non è un caso che il numero 22 della Costituzione Gaudium et Spes costituisca la conclusione del primo capitolo della stessa Costituzione intitolato: "La dignità della persona umana". Questo è veramente il punctum dolens della teologia che ha cercato di coniugare la fede cattolica con la teoria dei diritti umani fondata dalla Rivoluzione francese. Tale tentativo si fonda sul fatto che tutta la nuova umanità sarebbe nata insieme alla Chiesa, anzi che la Chiesa nella sua completezza coincida con l’umanità, pertanto la dignità di ogni uomo sarebbe la dignità stessa di Nostro Signore Gesù Cristo. Una sorta di divinizzazione dell’Uomo, che avrebbe pertanto una dignità tale da essere fondamento dei suoi stessi diritti. Questo tentativo, in ambito cattolico, di fondare il diritto sulla dignità della persona umana genera un nuovo credo, una nuova religione! La questione fondamentale è messa bene in rilievo da J. Dormann, nel suo ottimo lavoro “La teologia di Giovanni Paolo II e lo spirito d’Assisi” vol. I: 
La fede cattolica tradizionale ci dice che la Chiesa è nata nel momento della morte redentrice di Gesù. Ma affermare che la "nascita della Chiesa" è stata nello stesso tempo la "nascita dell'Uomo" (nella grazia), "ch'egli lo sappia o no, che lo accetti o no" è una nuova fede. La fede cattolica tradizionale insegna che tutti i giusti ab origine mundi appartengono in un modo o nell'altro alla Chiesa del Cristo, Salvatore del mondo. Sostenere che la "nascita della Chiesa" implica automaticamente la nascita dell'Uomo" (nella grazia) è un nuovo credo.
Dormann ricorda, poi, l’influsso di p. Henri De Lubac sulla teologia presente in Gaudium et spes:
Nell'esegesi del Padre de Lubac dell'epistola ai Galati (1,15 ss.) si legge che S.Paolo ha, in questa lettera, pronunciato "una tra le frasi più nuove e più ricche di significato che mai siano state pronunciate da un uomo, il giorno in cui (...) dettò questa frase: "Ma quando piacque a colui che sin dal seno di mia madre, mi prescelse e mi chiamò mediante la sua grazia, di rivelare in me il Figlio suo ..." (Gal. 1, 15-16). 
Lo straordinario di una tale parola consiste, secondo il de Lubac, nel fatto che l'Apostolo dice: "non soltanto di rivelarmi suo Figlio, mostrarmelo in una visione qualunque o farmelo comprendere oggettivamente, ma: di rivelarlo in me. Rivelando il Padre ed essendo rivelato da lui, il Cristo finisce di rivelare l'uomo a se stesso. Prendendo possesso dell'uomo, afferrandolo e penetrando fino al fondo del suo essere, spinge anche lui a discendere in sé per scoprirvi bruscamente regioni fino ad allora insospettabili. Grazie al Cristo la persona è adulta, l'Uomo emerge definitivamente dall'universo". 
Il cardinale Siri a buon diritto ha mostrato il suo stupore per l'enfasi con la quale il de Lubac sottolinea questo "in me" di S. Paolo e formula un giudizio su tali affermazioni rapportandole al punto essenziale: "Il Padre de Lubac dice che il Cristo rivelando il Padre e rivelato da Lui, finisce per rivelare l'uomo a sé stesso. Quale può essere il significato di questa affermazione? O Cristo è unicamente uomo, o l'uomo è divino. Tali conclusioni possono non essere espresse così nettamente, tuttavia determinano sempre questa nozione del soprannaturale in quanto implicato nella natura umana di per sé. E quindi, senza volerlo coscientemente, si apre il cammino dell'antropocentrismo fondamentale". 
[…] Pio XII ha condannato questo genere di teologia con l'enciclica Humani generis (1950). Fra i teologi colpiti da questo verdetto era il Padre Henri de Lubac, promotore eminente della "Nuova Teologia". Giovanni Paolo II l'ha elevato al cardinalato in tal modo riabilitando ufficialmente la sua Nuova Teologia.
I diritti umani devono essere fondati sui doveri verso Dio. Insegna la Immortale Dei (qui) di Leone XIII;
Ma quel pernicioso e deplorevole spirito innovatore che si sviluppò nel sedicesimo secolo, volto dapprima a sconvolgere la religione cristiana, presto passò, con naturale progressione, alla filosofia, e da questa a tutti gli ordini della società civile. Da ciò si deve riconoscere la fonte delle più recenti teorie sfrenatamente liberali, senza dubbio elaborate durante i grandi rivolgimenti del secolo passato e proclamate come principi e fondamenti di un nuovo diritto, il quale non solo era sconosciuto in precedenza, ma per più di un aspetto si distacca sia dal diritto cristiano, sia dallo stesso diritto naturale. Di questi principi, il più importante afferma che tutti gli uomini, dal momento che sono ritenuti uguali per nascita e per natura, così sono effettivamente uguali tra loro anche nella vita pratica; pertanto ciascuno possiede un proprio diritto, tale da sottrarlo totalmente all’autorità altrui, sì da poter liberamente pensare ciò che vuole e agire a suo talento: nessuno ha il diritto di comandare agli altri. In una società basata su tali principi, la sovranità non consiste che nella volontà del popolo, il quale, come possiede da solo tutto il potere, così da solo si governa: sceglie di fatto alcuni a cui delegare il potere, ma in modo tale da trasferire in loro non tanto la sovranità, quanto una semplice funzione da esercitare in suo nome. Si tace dell’autorità divina, come se Dio non esistesse o non si desse alcun pensiero del genere umano; come se gli uomini, né singolarmente né collettivamente, non avessero alcun obbligo verso Dio, o come se si potesse concepire una sovranità, la cui origine, forza e autorità non derivassero totalmente da Dio. Appare evidente che in tal modo lo Stato non sarebbe nient’altro che la moltitudine arbitra e guida di se stessa; e poiché si afferma che il popolo contiene in se stesso la sorgente di ogni diritto e di ogni potere, di conseguenza la comunità non si riterrà vincolata ad alcun dovere verso Dio; non professerà pubblicamente alcuna religione; non vorrà privilegiarne una, ma riconoscerà alle varie confessioni uguali diritti affinché l’ordine pubblico non venga turbato. Coerentemente, si permetterà al singolo di giudicare secondo coscienza su ogni questione religiosa; a ciascuno sarà lecito seguire la religione che preferisce, o anche nessuna, se nessuna gli aggrada. Di qui nascono dunque libertà di coscienza per chiunque, libertà di culto, illimitata libertà di pensiero e di stampa.
Insegna la Libertas di Leone XIII:
Vi sono molti, infine, che non approvano la separazione della Chiesa dallo Stato, ma ritengono che la Chiesa debba adeguarsi ai tempi e si pieghi e si adatti a quelle misure che nella amministrazione degli Stati sono suggerite dalla moderna avvedutezza. È onesto il parere di costoro, se lo si intende come ragionevole equità che possa coesistere con la verità e la giustizia: cioè in modo che la Chiesa, accolta la speranza di qualche gran bene, si mostri indulgente e conceda ai tempi quanto più le è possibile, fatta salva la sacralità della sua missione. Ma non è così quando si tratta di fatti e dottrine che siano introdotte dalla mutazione dei costumi e da fallaci opinioni. Nessuna epoca può fare a meno della religione, della verità, della giustizia; Dio ordinò che questi sommi e santissimi beni fossero posti a tutela della Chiesa e perciò nulla è tanto assurdo quanto pretendere che la Chiesa ipocritamente accetti sia la falsità che l’ingiustizia, o sia connivente con ciò che nuoce alla religione.
Da quanto si è detto consegue che non è assolutamente lecito invocare, difendere, concedere una ibrida libertà di pensiero, di stampa, di parola, d’insegnamento o di culto, come fossero altrettanti diritti che la natura ha attribuito all’uomo. Infatti, se veramente la natura li avesse concessi, sarebbe lecito ricusare il dominio di Dio, e la libertà umana non potrebbe essere limitata da alcuna legge. Ne consegue del pari che queste varie libertà possono essere tollerate se vi sia un giusto motivo, ma entro certi limiti di moderazione, in modo che non degenerino nell’arbitrio e nell’arroganza. Dove infatti vige la consuetudine di queste libertà, i cittadini le trasformino in facoltà di agire correttamente e di esse abbiano il concetto medesimo che ne ha la Chiesa. Pertanto ogni libertà è da ritenere legittima finché procura più frequenti occasioni di onesta condotta, altrimenti no. 
Mi sembra, poi, che l’approfondimento di Formicola sui diritti fondati dal diritto si arresti ad un passo dal traguardo. Non basta, infatti, fondare i diritti sulla legge naturale se non si chiarisce bene che tale legge è la partecipazione della legge eterna. «La legge Eterna», scrive Sant’Agostino, «è la ragione divina o volontà di Dio, la quale comanda l’osservanza e vieta di turbare l’ordine naturale delle cose». «La legge naturale», osserva san Tommaso, «è un’impronta della luce divina in noi, una partecipazione della legge eterna fatta alla creatura ragionevole». Sempre nella Libertas, insegna Leone XIII:
La ragione prescrive alla volontà ove dirigere il desiderio e da dove rimuoverlo, in modo che l’uomo possa raggiungere il suo fine ultimo, in vista del quale si deve agire in ogni momento. Ora, questo ordinamento della ragione si chiama legge. 
Perciò la causa prima della necessità della legge va ricercata, come in radice, nello stesso libero arbitrio dell’uomo, ossia nel fatto che le nostre volontà non siano in disaccordo con la retta ragione. Nulla si potrebbe dire o pensare di più perverso e assurdo che il considerare l’uomo esente da legge in quanto libero per natura: se così fosse, ne conseguirebbe che per essere libero dovrebbe sottrarsi alla ragione; invece è assai evidente che deve sottostare alla legge proprio perché libero per natura. Dunque la legge è guida all’uomo nell’azione, e con premi e castighi lo induce al ben fare e lo allontana dal peccato. Sovrana su tutto: tale è la legge naturale, scritta e scolpita nell’anima di ogni uomo, poiché essa non è altro che l’umana ragione che ci ordina di agire rettamente e ci vieta di peccare. Invero questa norma della ragione umana non può avere forza di legge se non perché è voce ed interprete di una ragione più alta, a cui devono essere soggette la nostra mente e la nostra libertà. La forza della legge infatti consiste nell’imporre doveri e nel sancire diritti; perciò si fonda tutta sull’autorità, ossia sul potere di stabilire i doveri e di fissare i diritti, nonché di sanzionare tali disposizioni con premi e castighi; è chiaro che tutto ciò non potrebbe esistere nell’uomo, se, legislatore sommo di se stesso, prescrivesse a sé la norma delle proprie azioni. Dunque ne consegue che la legge di natura sia la stessa legge eterna, insita in coloro che hanno uso di ragione, e che per essa inclinano all’azione e al fine dovuto: essa è la medesima eterna ragione di Dio creatore e reggitore dell’intero universo. 
A questa regola nell’agire e alle remore nel peccare sono stati aggiunti, per grazia di Dio, altri speciali soccorsi, adattissimi a rafforzare e a regolare la volontà umana. Sovrasta tra essi ed eccelle la virtù della divina grazia; essa illumina la mente; sospinge sempre la volontà, rinvigorita da salutare costanza, verso il bene morale; rende più facile e insieme più sicuro l’uso della libertà naturale. È ben lontano dalla verità il supporre che l’intervento di Dio renda meno liberi gl’impulsi volontari: infatti è intima nell’uomo e conforme alle sue naturali inclinazioni la forza della divina grazia, poiché deriva dallo stesso Autore dell’anima e della volontà nostra; da Lui ogni cosa è mossa in conformità della propria natura. Anzi, la grazia divina, come afferma il Dottore Angelico, per il motivo che deriva dal Creatore della natura, è mirabilmente concepita ed idonea a tutelare ogni creatura, a conservare i costumi, la forza, l’efficienza degl’individui. 
Quanto si è detto circa la libertà dei singoli uomini può essere facilmente riferito agli uomini tra loro uniti in civile consorzio. Infatti, ciò che la ragione e la legge naturale operano nei singoli uomini, del pari agisce nella società la legge umana promulgata per il bene comune dei cittadini. Tra le leggi degli uomini alcune riguardano ciò che per natura è bene o male; esse, corredate dalla debita sanzione, insegnano a seguire l’uno e a fuggire l’altro. Ma siffatte disposizioni non traggono origine dalla società umana, poiché come la stessa società non ha generato la natura umana, così del pari non crea il bene che conviene alla natura, né il male che ripugna alla natura; piuttosto precorrono la stessa società civile e sono assolutamente da ricondurre alla legge naturale e perciò alla legge eterna. Dunque i precetti di diritto naturale contenuti nelle leggi umane, non hanno solo la forza di legge umana ma soprattutto comprendono quell’autorità molto più alta e molto più augusta che proviene dalla stessa legge di natura e dalla legge eterna. In questo genere di leggi, il dovere del legislatore civile è comunemente quello di condurre all’obbedienza i cittadini, dopo aver adottato una comune disciplina, reprimendo i malvagi inclini ai vizi, affinché, distolti dal male, perseguano la rettitudine o almeno non siano d’impedimento e danno alla società.
Trascurare o minimizzare il legame tra legge naturale e legge eterna porta, infine, a trascurare la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo ed a detronizzarLo. Porta non solo alla completa distruzione della DSC, ma alla distruzione della stessa Chiesa. 
L’intronazione dell’Uomo, del cristano anonimo, è senza dubbio il passo fondamentale per l’instaurazione della società anticristica. Chi può negare che questo non sia già avvenuto? 
Andrea Mondinelli

22 commenti:

Anonimo ha detto...

Figli tolti alle famiglie solo perché povere.

La commissione d'inchiesta sugli affidi in Piemonte conferma che il sistema è malato ben oltre Bibbiano. Nel 2018 erano 2.597 i minori separati dai genitori nella regione: il 56% per motivi economici. E la Onlus di Claudio Foti può ancora formare assistenti sociali.

Anonimo ha detto...

Ed intanto la signora Bonino, quella che si vanta(va)della pompa della sua bicicletta viene definita "una grande italiana".

Anonimo ha detto...

Li tolgono anche a musulmani e rom o solo a famiglie italiane? Non sono ancora riuscita a capire come funziona questa faccenda per cui qualche sospetto ce l'ho.

A proposito di diritti ha detto...

Stiamo entrando dentro una follia.
Sei malato fino a prova contraria.
E la prova te la impongono loro.
Non sei libero nemmeno di avere in pace un raffreddore, un attacco allergico, un problema di asma, un mal di gola da colpo d'aria.
Tu non puoi sapere se sei malato o sano.
Ma nemmeno il medico.
Solo i loro test, fatti come dicono loro (in altri paesi sono in vigore regole diverse).
E tu genitore non sei più responsabile di tuo figlio, devi solo firmare consensi a comando.
Alla faccia di tutte le lotte per la tutela della famiglia e della libertà di educazione.
La cosa più agghiacciante è che la maggioranza non si rende conto di quanto sia grave questa espropriazione del corpo e della salute. Il cittadino non viene responsabilizzato, come dovrebbe essere dentro una democrazia, ma ridotto a rango di pecora suddito e muta.
Mi dispiace deludere i moderati e gli amanti del dialogo, ma da una condizione così grave difficilmente si torna indietro con metodi pacifici. Negli incroci fondamentali della storia i moderati sono i peggiori. Sono quelli che diventano delatori.
Non è più tempo di spiegare. È tempo di contare quanti hanno capito. È tempo di sapere su chi possiamo contare. (..)

I moderati sono la pattumiera della storia.

Dittatura comunista ha detto...

ALIENI O PROVOCATORI?

Ma che cosa passa nella testa di questi del Pd che in 26 presentano un disegno di legge alla Camera avente come oggetto il «riconoscimento della canzone “Bella ciao” quale espressione popolare dei valori fondanti della nascita e dello sviluppo della Repubblica»? Era il 30 aprile, con l’Italia in piena emergenza coronavirus, quando un gruppo di parlamentari piddini, tra cui Piero Fassino, presentava a Montecitorio il ddl per inserire nei programmi scolastici, a «decorrere dall’anno scolastico 2020/2021, nelle scuole di ogni ordine e grado, nell’ambito delle attività didattiche finalizzate all’acquisizione delle conoscenze relative alla seconda guerra mondiale e al periodo storico della Resistenza e della lotta partigiana», lo studio della canzone “Bella ciao”. Siamo arrivati in autunno, i 5stelle non registrati, Zingaretti esulta, per il momento rimane in carica, deve far presto, quando si presenterà un’altra occasione come questa? Cancellare i decreti sicurezza e poi subito lo jus soli, con i flussi che continuano ininterrotti e con l’Europa che finge di darci ragione ma poi i migranti ce li dobbiamo tenere tutti noi, chissenefrega se tra un mese finirà la cassa integrazione (per chi l’ha avuta), chissenefrega che «vedremo fallimenti in serie», come dice Cacciari, chissenefrega che la scuola è in stato di emergenza totale, molte devono ancora aprire, mancano tantissimi docenti, per non parlare di quelli di sostegno, gli orari sono fortemente ridotti, la consegna dei banchi monoposto tarda a venire, le classi sono spezzate, non si sa come andare e se si arriverà a fine anno… chissenefrega! La commissione concede il nulla osta alla proposta di legge “Bella ciao”. Che approderà in Aula.

Anonimo ha detto...


Bella ciao! era una canzone delle mondine, in Piemonte, poi adottata con altre
parole dai partigiani, soprattutto comunisti, credo.
È sempre stata vista come il simbolo della Resistenza, di quella "rossa" in particolare.
Un simbolo di parte, della guerra civile, con tutte le sue innumerevoli brutture: terrorismo dei partigiani soprattutto comunisti, attentati criminali, rappresaglie spietate e a volte efferate da parte nazifascista; attività bellica in senso stretto, strategicamente rilevante, da parte dei partigiani non molta anzi pochina, cedimento delle frontiere orientali (su ordine di Stalin) allo straniero cioè ai comunisti jugoslavi, difese sino all'ultimo dalle scarse forze fasciste e dai partigiani non comunisti. In fatto di frontiere nazionali i comunisti sono sempre stati dalla parte dell'invasore di turno, contro la patria, anche come territorio. E lo stanno dimostrando ancora una volta lasciando invadere il paese dai falsi migranti musulmani, persino invitandoli a venire, assieme ai loro compari "cattolici"...
L'antifascismo resistenziale si aggrappa sempre più ai suoi sanguinari simboli ammorbandoci di retorica ma l'ora della resa dei conti con la storia e la divina giustizia si sta avvicinando sempre di più.

Anonimo ha detto...

Poveri pidioti ancora con bella ciao come se non sapessero anche loro che senza :americani,polacchi,canadesi ,australiani ,marocchini,ebrei ,slavi ed indiani loro se ne starebbero ancora in montagna a cercar le stelle alpine.Fosse stato per loro la guerra di liberazione non l'avrebbero vinta neanche nel 2023....Bugiardi!

Anonimo ha detto...

Era già tutto chiaro nel 1937 con l'enciclica "la Chiesa contro il comunismo": sentite qui:
"Rifiutando alla vita umana ogni carattere sacro e spirituale, una tale dottrina (il comunismo ndr) naturalmente fa del matrimonio e della famiglia una istituzione puramente artificiale e civile frutto di un determinato sistema economico.
È negato infine ai genitori il diritto di educazione, essendo questo concepito come un diritto esclusivo della comunità, nel cui nome soltanto e per suo mandato i genitori possono esercitarlo".
Siamo ormai arrivati a quello che era stato profetizzato ottant'anni fa. (Pio XI Divini Redemptoris)

Non c'è diritto senza libertà di coscienza ha detto...

TESTIMONIANZA DI UN'INSEGNANTE
"Oggi pomeriggio ho fatto lezione e...
Un corso di arte oratoria.
Oggi è il mio ritorno in questa scuola, incontro questi studenti per la prima volta.
Ho di fronte a me 30 studenti mascherati. Apro il mio corso con un preambolo che mi sembra opportuno e importante fare: ′′Non indosso una maschera, sto lontana da voi. Ne indosso una al momento. Vi invito a sentirvi pienamente LIBERI, sia di tenerla che di toglierla. Vi invito a fidarvi di ciò che sentite SOLO e BUONO da fare per voi, per la vostra salute, per la vostra comodità. Siete tutti importanti, adulti responsabili, capaci di scegliere. Siate certi che non ci sarà alcun giudizio ′′bene o male′′ che decidiate di tenerla o toglierla."
Oggi pomeriggio ho due gruppi di 30 studenti. Su questi 60 studenti, alcuni si sono sentiti autorizzati a metterla sotto il naso e due o tre a toglierla.
Una studentessa mi chiede se ho il diritto di fare quello che sto facendo. Gli rispondo che faccio la SCELTA di fare quello che sto facendo.
La stessa studentessa mi dice che indossa la maschera per proteggere, secondo lei, le persone vulnerabili.
′′Chi?′′
I miei nonni
′′Va bene, siamo in classe qui... ′′
Poi dico loro che se fossi malata non sarei lì ad animare questo corso di fronte a loro. Il corso verrebbe annullato o si terrebbe a distanza.
E io faccio loro questa domanda ′′e voi siete malati?"
e ora, con una sola voce, mi rispondono:
′′Beh, non lo sappiamo signora...", ′′Non lo sappiamo!"
Mi fermo per un attimo, li guardo e dico loro: ′′Vi chiedo di nuovo, penso che mi abbiate fraintesa:
"Siete malati?′′ La mia vita è una vita.
Nessuna risposta da parte loro.
Che significa? ...
Significa che nella testa di questi studenti, che hanno tutti una ventina d'anni, se un test o qualsiasi altro elemento esterno non gli ha detto che sono malati, non sono in grado di rispondere a questa semplice domanda. Non sanno di poter valutare da soli lo stato del loro corpo e sondare se ci sono sintomi (febbre, mal di testa o altro). Non sanno di potersi fidare della lettura del loro stato. Oggi per rispondere a questa domanda, per loro ci vuole un test PCR.
Ho fatto lezione a studenti che, coi 40 gradi che c'erano questo pomeriggio nella nostra classe non climatizzata, si sono costretti a indossare la mascherina. Per scelta? Per convinzione? Allora va bene. Anche questo accade più spesso, come per i genitori, per obbligo. Per ignoranza. Per incapacità di fidarsi di ciò che potrebbero ritenere giusto, buono, ragionevole, di buon senso o sano per loro.
Li ho spinti su un primo esercizio pratico di presa di parola in pubblico. Dovrei valutare il loro talento oratorio. Mi sono messa in fondo alla stanza, a distanza da loro e li ho guardati, li ho ascoltati fare questo esercizio mascherati, e ora... ho pensato che tutto questo non avesse alcun senso. Quello che stavo passando lì non aveva più alcun senso. Io che di solito amo questo corso (lo tengo da 4 anni), oggi non ho avuto alcun piacere.
Parlare, comunicare, l'arte oratoria è respirare, è scambiare, è il lavoro della voce, è il respiro, è la gestualità, è la postura, è il movimento, insomma non solo la bocca ma anche tutto il nostro corpo che si impegna in un atto di parola.
Torno a casa triste, sconsolata.
Ho misurato tutta la portata, l'entità degli effetti della manipolazione su questi cervelli.
Tutto questo non ha alcun senso.
Nessuno."
Covid-19 - Amici miei, possiamo contare sui nostri giovani e sui genitori dei bambini che si impediscono di respirare tutti i giorni a scuola? Vedete ribellioni nei vostri alloggi, municipi, negozi? Dimostrazioni e proteste per strada per dire NO alla dittatura sanitaria..."
Da Fb

Anonimo ha detto...

Questa rivendicazione di poter respirare liberamente è sacrosanta. Peccato che in contemporanea non si sia levata alcuna voce, come rivendica De Mattei, circa l'insegnamento gender nelle scuole. E visto che si parla di scuola nulla viene MAI detto della manipolazione ideologica cinquattennale, sempre nella scuola frequentata da minorenni e gestita da maggiorenni. Forse bisognava arrivare all'impedimento respiratorio per cominciare ad accorgersi dell'impedimento a vivere la propria innocenza senza essere sovraccaricati della anidride carbonica che gira nelle teste di adulti corrotti, ideologizzati ed idolatri.

Anonimo ha detto...

Andrea Zambrano:
Minori allontanati senza prove di abuso, bambini affidati a coppie gay, mamme private dei figli senza alcuna motivazione, famiglie letteralmente distrutte. E soprattutto una montagna di soldi. La Regione Piemonte pubblica l'indagine sul sistema degli affidi nata a seguito dei fatti di Bibbiano. I risultati sono sconcertanti. L'assessore Marrone a La Nuova Bussola Quotidiana: «Abbiamo trovato storie inquietanti. Solo il 14% degli allontanamenti motivato da abusi, il 56% dei minori via dalle dalle famiglie solo per indigenza, commissioni di vigilanza senza sanzioni, giudici collegati alle strutture residenziali e la Hansel & Gretel ancora abilitata».

https://www.lanuovabq.it/it/ci-risiamo-minori-allontanati-senza-motivo-o-affidati-a-gay

Anonimo ha detto...

Purtroppo la corruzione,l'ideologia e l'idolatria ,oltre che nelle scuole di ogni ordine e grado ,circolano pure nel mondo dell'informazione,nella magistratura,nella politica e in una parte ,spero piccolissima,della Chiesa.Mala tempora…..

Anonimo ha detto...

CHI HA PAURA DELLA MAMMA?

Il Comune di Perugia promuove “Professione Mamma 6.0” - iniziativa con incontri e laboratori interattivi in cui tante mamme mettono a disposizione le loro esperienze in tema di cucina, cura della casa e istruzione dei figli – e il Pd insorge con un’accusa originalissima: «Siete al Medioevo».

Ma cosa c’è di male se delle donne condividono liberamente e gratuitamente quel che hanno appreso e vivono ogni giorno? Perché criminalizzare l’opzione femminile per la maternità? E, soprattutto, che diamine c’entra il Medioevo? Ignorano, i piddini, l’influenza entro e fuori le mura domestiche che avevano donne medievali?

Parliamo di regine, sovrane che guidavano Paesi, donne che in casa contavano (Gatto L. [2011] Le grandi donne del Medioevo) e che all’occorrenza già esercitavano il diritto di voto alla pari degli uomini nelle assemblee cittadine o in quelle dei comuni rurali, come spiegato dalla storica francese Régine Pernoud ([1977] Pour en finir avec le Moyen Age).

E, maternità a parte, non fu forse un genio del Medioevo, Dante, esaltando la sua Beatrice, a donarci una delle immagini più soavi e splendenti della femminilità? E allora di che stiamo parlando? Per quale motivo sollevare ogni volta polemiche demenziali come questa?

Fate un favore: tacete. E studiate.
(Giuliano Guzzo)

Anonimo ha detto...

“È un mondo malato quello in cui teologhe, intellettuali e accademiche si indignano se l'enciclica del Papa si intitolerà ‘Fratelli tutti’, lamentando una discriminazione di genere. Il dibattito che ne è seguito è pure peggio” (Matteo Matzuzzi – SPINA DI BORGO. Ci mancavano solo le quote rosa nel titolo di un'enciclica. Il Vaticano costretto a spiegare che "Fratelli tutti", imminente documento del Papa, non discrimina le donne. La protesta delle "teologhe" su Il Foglio, 24 settembre 2020).
Che il mondo è malato, lo sappiamo. Che Homo sapiens sapiens è precipitato nella follia, lo sappiamo. E che la Chiesa Cattolica Romana è in stato comatoso, anche e soprattutto per colpa degli “scribi”, dei “farisei” e dei “sepolcri imbiancati”, è sotto gli occhi di tutti.

Anonimo ha detto...

FAMIGLIA NATURALE ADDIO! LA MODA ATTUALE? IL POLIAMORE

In America spopola il poliamore. L’auspicio del “New York Times”: sostituire per sempre il modello di famiglia tradizionale. Tralasciando le questioni affettive: come e da chi nasceranno i bambini?

Uno dei più blasonati quotidiani del mondo il New York Times ha lanciato la campagna del modello di famiglia poliamorosa, quella con più mogli e più mariti, auspicando, dice il quotidiano, che possa sostituire del tutto il modello di famiglia tradizionale. Il che vuol dire che ci sarà anche un modello di genitorialità poliamorosa per i figli. A metà agosto la giornalista Debora Spar si è augurata il successo delle tecnologie che porteranno alla nascita di bambini e bambine con tre/quattro genitori e la fine della famiglia naturale. La società poliamorosa pare sia il nuovo traguardo di “progresso civile” e, nonostante le difficoltà e i nodi legali, secondo il NY Times questa forma di non-legami pare sia in crescita e si desidera promuoverla. Benedetto XVI parlava di capricci che divengono diritti da esaudire e legalizzare.

“The Poly-Parent Households are Coming”, il titolo dell’ultimo articolo, prevede che si possa consentire in tutto il mondo la nascita di bambini creati da gameti (spermatozoi e ovuli) fabbricati attraverso un processo chiamato gametogenesi in vitro (IVG) anche con l’inclusione di materiale genetico di più di due “genitori”. Se c’è il poliamore i genitori devono essere tutti i componenti del gruppo!

L’IVG, che crea gameti maschili e femminili a partire da cellule staminali, indipendentemente dal sesso del donatore, per ora funziona solo nei topi, ma nel prossimo futuro sarà possibile trasferire le tecniche sugli uomini, così auspica il blasonato quotidiano americano, già noto anche per il suo appoggio incondizionato all’aborto in “qualsiasi momento” della gravidanza. Aborto che sembra il cavallo di battaglia dei Democratici americani.

Queste tecnologie porterebbero alla nascita di un bimbo “proprietà” dei tre o quattro genitori. Il NY Times e la sua autrice propongono che l’IVG sia un passo avanti nella distruzione della famiglia tradizionale.

L’abbiamo sempre detto: quando ogni desiderio emotivo diventa un obbligo da esaudire, anche per legge, non ci sono più limiti. Ovviamente sempre i diritti dell’adulto, perché quello che conta, dicono, è che io sia felice. È la logica del famoso concetto sbandierato quasi ovunque, e che vuole zittire tutti, “love is love”. Chi si oppone con motivazioni scientifiche è ridicolizzato e, forse, anche denunciato.

di Gabriele Soliani - puntofamiglia.net

Anonimo ha detto...

BEATI VOI CHE SIETE UNA FAMIGLIA NATURALE

Beati perché siete la culla dell’amore, dove ci si ama, dove, se vivete l’uno per l’altro, diventate una sola carne.

Beati perché fate sprigionare l’amore che unisce:
voi siete il luogo in cui si impara fin da piccoli a vivere relazioni gratuite, a diventare "dono" l’uno per l’altro.

Beati perché fate sbocciare la vita e date un futuro alla società.

Voi siete il luogo naturale dove avviene la procreazione delle nuove vite e dove i figli possono crescere sereni e ricevere una educazione equilibrata.

Beati perché fate crescere le persone:
formate la loro personalità, le aiutate a crescere come "esseri in relazione", le educate nella vita affettiva e nella socialità.

Beati perché educate i figli: trasmettete loro i valori essenziali della convivenza civile, quali la dignità della persona, la fiducia reciproca, il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà.

Beati perché consolate il vecchio e il malato; siete l’unico ambiente in grado di offrire un’accoglienza ricca di calore al bambino e al malato, al disabile e al vecchio.

Beati perché siete il "soggetto sociale" intermedio, che garantisce il giusto rapporto tra il singolo e la società, e aiutate le persone a non scivolare nell'individualismo che isola e a non lasciarsi assorbire dal collettivismo che schiaccia.

Beati perché siete la cellula della società.

Da voi dipende il futuro della persona e della società.

Se muoiono le famiglie, muore la società.

Se le famiglie sono sane, è sana anche la società.

Beati perché garantite la sopravvivenza della società, contribuite all’edificazione della convivenza civile, promuovete la solidarietà sociale, date un contributo originale al mondo della scuola, del lavoro, dell’economia e della politica.

E per le famiglie che hanno consacrato il loro amore con il sacramento del matrimonio, aggiungo:

"Beati voi, che siete famiglie cristiane!".

Beati perché siete un "Vangelo vivo": in cui si può "leggere" il volto di Dio-Trinità, il suo amore per l’umanità, l’amore paziente, eccedente, gratuito di Cristo per la Chiesa.

Beati perché siete le "cellule" vitali delle parrocchie, costruite la Chiesa e fate crescere la parrocchia come "famiglia di famiglie".

Beati perché avete il dono di poter testimoniare, annunciare e comunicare l’amore di Dio per l’umanità e di Cristo per la Chiesa Attraverso i vostri gesti di amore, di perdono, di accoglienza e di solidarietà, Cristo stesso accoglie, perdona e ama.

Beati perché siete la "piccola Chiesa", in cui l'annuncio del Vangelo può essere da tutti vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea.

Beati perché avete la possibilità di portare il Vangelo nel contesto della vita di tutti i giorni, soprattutto nelle situazioni vitali di gioia e dolore, di speranza e attesa, dove si ripropongono i grandi interrogativi sulla vita.

Beati perché potete trasformare la vostra gioia di essere sposi in preghiera di lode e di ringraziamento e con essa potete affrontare i momenti del dolore e della sofferenza.

+ Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo

Rr ha detto...

Il Piemonte, da un anno a guida CD, pubblica l’indagine.
Spero ora che partano denunce alla magistratura. Che farà probabilmente orecchie da mercante, ma almeno la denuncia della Regione resterà agli atti.
E poi ci sono cosiddetti cattolici che non votano il CD, perché i suoi leaders sono, almeno alcuni, separati, divorziati, risposati, non sposati...
E quindi votano la Sinistra, che ormai in Italia e non solo di”centro” non ha più nulla.

RR

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=OO_7FUTJRI4

AL GOVERNO ABBIAMO DEGLI INCAPACI! DOV'È LA MAGISTRATURA?" ► LA DENUNCIA DEL DOTT. BACCO

Anonimo ha detto...

“Dalla banalità apparente delle cose quotidiane – come la dedizione grandiosa che una donna ha in casa per i suoi due, tre, quattro bambini, o per il marito, quella grandiosa quotidianità normalmente vissuta, guardata, sentita come una cosa banale – alla apparente dignità delle cose importanti, cambiare significa che la banalità apparente non è banalità e l’apparente dignità non è dignità, le cose solite non sono solite e le cose importanti non sono importanti. Si chiama offerta questo gesto che deriva dalla coscienza della Sua presenza, della Tua presenza, o Cristo, di cui mi scordo tante volte, ma che tante volte ricordo; e poi c’è la compagnia che me la ricorda, ci sono le Ore, c’è una regola che me la ricorda, che mi ricorda Te: allora Ti offro questa mia vita di famiglia e Ti offro questa mia apparente grandezza in economia o in politica o all’università, e l’offerta genera una insublimazione, genera il sentimento del sublime come una cosa abituale”.
(L. Giussani, da “La verità nasce dalla carne”)

Perché nulla è indegno, o degno, fuori di Te.

Nulla è troppo piccino, o davvero grande.
Se non abbia in se’ la Tua radice.

E non attenda da Te il suo compimento.
Mentre la grandezza umana si dissolve come nebbia.

E il nascondimento profuma di gloria.
Per noi, chiamati ad offrire quel che è già Tuo.

Mentre il segreto del sublime riposa nell’obbedienza e nella memoria.

E anche il mio tempo,
così vuoto da sfiorare l’inutile,

segue i riflessi della terra e del cielo.
Raccoglie i frammenti da cui edificherai l’intero.

Mentre ci educhi ad un’altra grandezza.
Senza abbagli.

E ciò che è feriale matura.
Come per un’inavvertita festa.
(Franca Negri)

Anonimo ha detto...

Due pensierini su mancette, sconti, bonus, detrazioni, tessere e tesserine accumula punti, assegni a famiglie numerose a tempo determinato, redditi di cittadinanza meglio se a farabutti, ricchi premi e cotillons...queste elargizioni a questa o quella categoria, promesse, posticipate, anticipate, rimandate, date con riserva, date se si hanno certi requisiti ad una certa data, date alla cieca, riprese con tassazione, queste elargizioni per chi ha avuto un animale domestico sono facilmente riconoscibili in quanto parte essenziale dell'addestramento del cane per esempio.

Quando l'animale fa l'azione giusta a comando lo si conferma con una carezza e un pezzetto di cibo.

Così le diverse categorie del popolo vengono addestrate a comportarsi come il padrone vuole ed aspettano composte ed in silenzio il loro turno per il pezzetto extra di cibo che a loro compete come premio dei soldi già spesi o da spendere ancora iva inclusa.

Personalmente non voglio nessun premio e nessuno sconto, voglio che i prezzi non siano al 2000% dei costi vivi, voglio che tutti possano lavorare e chi non può abbia dei sussidi certi, voglio che le tasse non depauperino le famiglie, i lavoratori in proprio, voglio che i giovani possano mettere su famiglia prima di diventare vecchi. Voglio che sia rispettata la dignità di ciascuno, dignità che non è seconda a quella di chi governando fa affari d'oro per se stesso, mentre disfa l'Italia.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic, il Mons. Nunzio Galantino è un Bonhoefferiano, nel suo sito se trova molto materiale sul Bonhoeffer:

http://www.nunziogalantino.it/?s=Bonhoeffer&submit=

Anonimo ha detto...

Ovviamente Bonhoeffer è citato in Amoris laetitia...