mercoledì 2 settembre 2020

Il Card. Burke su Viganò: Ignorarlo sarebbe negligenza

Ho ripescato dalle bozze, evidentemente a suo tempo sommersa da cronache più incalzanti, questa nostra traduzione da The Remnant. La riprendo ora perché non ha perso di attualità ed è interessante per le considerazioni dell'articolista. Potete consultare qui l'ndice dei precedenti e correlati.

Il cardinale Burke è stato recentemente abbastanza esplicito nel difendere l'arcivescovo Viganò.
LifeSiteNews [qui, vedi anche qui] riporta : Il Card. Burke ha dichiarato che "I mali che aveva denunciato sono gravissimi" e, se è vero, allora "era obbligato in coscienza" a rilasciare le informazioni come ha fatto. "La legge di Dio in queste materie è superiore, ad esempio, al segreto pontificio".
E a The Wanderer in una recente intervista il cardinale ha affermato: "Dobbiamo prendere molto sul serio tutto ciò che ha detto Viganò, poiché ha dichiarato di avere prove a sostegno delle sue affermazioni. Fare diversamente significherebbe essere negligenti."
Commento di Remnant :
Mentre su Internet risuonano voci di malcontento nei confronti del cardinale Burke per non aver egli  fatto/detto abbastanza, The Remnant non si colloca tra esse. Mentre oggi è quasi di moda contestare ognuna delle espressioni e azioni bizzarre del papa più delirante della storia, il cardinale Burke ha criticato Francesco in un momento in cui pochi preziosi laici (e nessun prelato) hanno tirato fuori il coraggio di dire qualcosa. Lo ha fatto con ponderata moderazione e palpabile preoccupazione per il bene generale della Chiesa.
Da allora molto è cambiato. Innanzitutto, due dei quattro "cardinali dei dubia" ora sono morti e il terzo è avanzato negli anni. Che il cardinale Burke proceda da solo con la "correzione formale" lo farebbe apparire un Don Chisciotte facendo il gioco di Francesco. Menar colpi da soli sui mulini a vento può essere divertente ma raramente rappresenta una seria minaccia.
E così, il cardinale continua a combattere la buona battaglia in altro modo... in questo caso recente offrendo il suo pubblico sostegno all'uomo che molti considerano il nemico numero uno del pontificato.
Temo che per un uomo nella sua posizione - sotto gli occhi di milioni di persone che scrutano ogni sua mossa - ciò richieda più coraggio di quanto la maggior parte dei protagonisti curiali del lunedì mattina possano persino immaginare.
Quindi, andiamoci piano, preghiamo e riflettiamo sull'ulteriore insofferenza e persino sulle critiche al cardinale Burke.
Di fatto egli non è andato tanto per il sottile. Le sue opinioni su questi argomenti sono note a tutti; le sue obiezioni senza risposta (da parte di Francesco) sono sempre valide; e la sua resistenza misurata continua a preoccupare i prelati liberali da qui a Casa Santa Marta. Che abbia cercato o meno di distinguersi, è di fatto il leader della resistenza gerarchica contro Francesco.
Solo per un attimo, consideriamo quale potrebbe essere, oggi, la situazione in questo pontificato se il cardinale Raymond Burke non avesse mai intrapreso l'azione storica portata avanti fin qui. Per il solo fatto di essere com'è, egli ha cambiato tutto e, poiché è veramente umile, potremmo non conoscere mai pienamente il ruolo che ha avuto nella decisione dell'arcivescovo Viganò di resistere e di resistere a Pietro.
Prego per entrambi e ringrazio Dio per la sua misericordia, la misericordia di non lasciarci pecore abbandonate senza un solo pastore a vegliare sulla Chiesa. Con Viganò e Burke (e altri ora sotto la loro guida) possiamo avere fiducia che non siamo soli.
Chiediamo a tutti i principi della Chiesa che non sono complici di abusi sessuali e di scandali occulti di imitare il cardinale Burke e schierarsi con Viganò.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Restate uniti alla croce di Cristo!

Come vorrei, o miei fratelli, incidervi nel cuore questa verità! Se volete vivere un cristianesimo autentico, aderite profondamente al Cristo in ciò che egli si è fatto per noi, onde poter giungere a lui in ciò che è e che è sempre stato. È per questo che ci ha raggiunti, per farsi uomo per noi fino alla croce. Si è fatto uomo per noi.

Sant'Agostino
(Commento al Vangelo Giovanni 2,3)

Anonimo ha detto...

Data dell'articolo:
Friday, November 9, 2018

Allora Viganò era intervenuto a riguardo alla questione McCarrick.

Leggendolo solo ora potrebbe sembrare che Burke condivida la recente presa di posizione di Viganò riguardo al CVII.

Ma è veramente così?

tralcio ha detto...

L'estate ha forse un po' messo in sordina l'argomento portato da Mons. Viganò puntualmente messo in evidenza su questo blog.
http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2020/08/arcivescovo-vigano-cristo-re-e-stato.html

Ritengo l'argomentazione decisiva, per tutti, per centrare la questione, evitando (prima lettura odierna: 1Cor 3,1-9) di essere solo carnali smarrendo l'indispensabile filo spirituale che ci eleva a campo di Dio ed edificio di Dio, nel regno di Dio.

"Ravviviamo, anzitutto, la nostra fede nella Regalità universale del nostro divino Salvatore... Da questo deriva che Dio nostro Signore è il sovrano di tutti gli uomini, tanto individualmente considerati, quanto riuniti in gruppi sociali, dal momento che, per il fatto di costituire le varie comunità, essi non perdono la loro condizione di creature".

"Non è possibile mettere in dubbio il carattere regale dell’opera di Gesù Cristo. Egli è Re. La nostra fede, tuttavia, esige che conosciamo bene la portata e il senso della Regalità del divino Redentore. Pio XI esclude subito il senso metaforico, per cui chiamiamo re e regale quanto vi è di eccellente in un modo di essere o di agire umano. No: Gesù Cristo non è re in questo senso traslato. È Re nel senso proprio della parola".

Qui l'affondo:

"Il Concilio Vaticano II ha fortemente indebolito la Monarchia papale, come conseguenza della negazione implicita della divina Regalità del Sommo ed Eterno Sacerdote, e con questo ha inflitto un colpo magistrale alla istituzione che fino ad allora si era posta come antemurale alla secolarizzazione della società cristiana. Venuta meno la sovranità del Vicario, ne è conseguita progressivamente anche la negazione dei diritti sovrani di Cristo sul Corpo Mistico. E quando Paolo VI ha deposto con gesto ostentato il triplice diadema regale, quasi rinnegando la sacra Monarchia vicaria, egli ha anche tolto la corona a Nostro Signore, confinando la sua Regalità ad un ambito meramente escatologico".

Eh già: l'uomo è stato derubato della dignità regale che aveva Cristo: questo ci rende ancora più fragili. Ma abbiamo bisogno del re, per combattere, non solo del medico.

Abbiamo detronizzato il re, per dargli -forse- il titolo di primario, discutendo se ne sappia più o meno dei vari Burioni di turno.

Come ha scritto Mons. Viganò:

"La nostra fragilità mette ancor più in luce l’opera del Signore, specialmente dove questa fragilità umana si accompagna all’umiltà".
"Questa umiltà deve portarci ad instaurare omnia in Christo, ad iniziare dal cuore della Fede, che è la preghiera ufficiale della Chiesa: torniamo alla liturgia in cui a Nostro Signore è riconosciuto il suo assoluto primato, al culto che i Novatori hanno adulterato proprio in odio alla divina Maestà e per esaltare orgogliosamente la creatura umiliando il Creatore, per rivendicare in un delirio d’onnipotenza la ribellione del suddito contro il Re, il non serviam contro l’adorazione dovuta al Signore".

Anonimo ha detto...

https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-vaticano-cosi-la-chiesa-soccorre-joe-biden.html
....
Trump ha inviato un messaggio chiaro, facendo della convention repubblicana pure un palcoscenico per attori politici pro life. La presenza di suor Dede Byrne all’appuntamento pre-elettorale del Gop, con un discorso centrato su come Trump da presidente abbia davvero tutelato i cattolici americani, ha destato scalpore. Sembra che The Donald, anche in funzione della turnata di novembre, voglia sfruttare la polarizzazione delle opinioni, provando a pesuadere i cattolici di essere il loro unico paladino. La “maggioranza silenziosa”, che è composta anche da fedeli, può essere convinta, sfruttando il “fattore coerenza”.

La Santa Sede, che forse ha fiutato l’aria, ha in qualche modo replicato alla mossa di The Donald per il tramite di un’intervista rilasciata a Crux da monsignor Vincenzo Paglia, ecclesiastico progressista e presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Paglia, in ottica di “schieramenti vaticani”, è considerato un bergogliano doc. Il monsignore italiano, in buona sostanza, ha dichiarato che le posizioni dei politici in bioetica non devono essere strumentalizzate per fini elettorali. Gli “argomenti bioetici” – ha fatto intendere Paglia – non deve essere “indirizzata” verso “strategie ideologiche”. Il che, tradotto, potrebbe suonare più o meno così: non si deve politicamente stigmatizzare Joe Biden in quanto abortista. Un bell’assist servito tra i piedi del candidato alla presidenza dei Dem.

La Chiesa cattolica vive così un cortocircuito piuttosto palese, dove l’anti-trumpismo può addirittura declinarsi in simpatie verso un candidato abortista. Ma la sensazione che permane è quella di uno scollamento tra la base dei fedeli – base convintamente trumpiana – e le alte sfere ecclesiastiche, che sembrano propendere per la speranza in un’affermazione di Joe Biden. Altri argomenti, in specie relativi ai migranti, potrebbero essere sollevati nel corso dei mesi che separano gli americani dalle urne. La Chiesa avrà insomma ulteriori occasioni di dire la sua, ma per ora sembra che il cattolicesimo democratico propagandato da Biden sia per lo più in grado di convincere, quantomeno tra i cattolici, soltanto i sacri palazzi o quasi.