domenica 25 novembre 2018

La crisi provocata dagli abusi sessuali dei sacerdoti riesuma un’antica eresia

Nella nostra traduzione un articolo di John Daniel Davidson - The Federalist, 23 novembre 2018.
Per noi è ovvia la considerazione che La Chiesa, corpo mistico di Cristo, nella sua totalità di Chiesa militante, purgante e trionfante, è e resta una santa e immacolata, a prescindere dalla indegnità di alcuni (o molti) suoi membri della Chiesa militante. Per la certezza del Papa e dei Sacramenti vedi qui.

I cattolici che abbandonano la Chiesa a causa della crisi provocata dagli abusi sessuali cadono in una falsa idea secondo la quale la validità dei sacramenti dipenderebbe dall’impeccabilità dei sacerdoti
La scorsa settimana, quando la Conferenza Episcopale Statunitense è venuta meno al suo dovere di intervenire sulla crisi provocata dagli abusi sessuali commessi da sacerdoti, molti cattolici sono rimasti scandalizzati. Poco dopo l’inizio della riunione dei vescovi, il Cardinal Daniel Di Nardo, presidente della conferenza, ha annunciato di aver ricevuto una lettera della Santa Sede che ingiungeva alla conferenza stessa di non votare sulle misure che avrebbero aumentato il grado di responsabilità dei vescovi e di aspettare fino al sinodo dedicato a questo problema che Papa Francesco ospiterà a Roma in febbraio [vedi].

La notizia è piombata sui fedeli come un macigno. Per molti cattolici è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Melinda Henneberger, editorialista di USA Today ed ex-corrispondente per gli affari vaticani del New York Times, ha annunciato il suo abbandono della Chiesa. Rivolgendosi direttamente ai vescovi, ha scritto: “Dopo una vita di adesione inamovibile da parte mia e di comportamento criminale da parte vostra, Vostre Eccellenze, sembra che siate riusciti a farmi scappare via”.

La Henneberger non espone in modo articolato le ragioni del suo abbandono: dichiara semplicemente di averne abbastanza. Come molti altri giornalisti cattolici che hanno recentemente abbandonato la Chiesa per via della crisi causata dagli abusi sessuali, il suo argomento è che, dato che esiste un numero così elevato di vescovi e cardinali moralmente colpevoli, la Chiesa stessa non sarebbe degna di fedeltà e di attaccamento.

Nonostante si tratti di una conclusione allettante, tanto la Henneberger come gli altri sono caduti in un’antica eresia che – come nel caso di tutte le altre – torna a proporsi nel corso del tempo cambiando veste. In questo caso, ci troviamo di fronte a una nuova versione del donatismo, vale a dire l’idea secondo la quale le preghiere e i sacramenti sarebbero validi solamente quando i sacerdoti che le recitano e li amministrano sono impeccabili. A livello pratico, il donatismo si scontra con l’ovvio problema che è impossibile trovare un sacerdote impeccabile.

Ma, come dottrina, presenta problemi ancor più gravi. Nel IV secolo il donatismo cominciò ad attrarre adesioni e attrasse le ire di Sant’Agostino, il quale – com’è noto – combatté quest’eresia argomentando che i ministri dei sacramenti sono meri strumenti della grazia divina, e non la loro fonte, che è Gesù Cristo.

Tuttavia, la Henneberger ha ragione nel criticare i vescovi. La settimana scorsa ero a Baltimora per fare un servizio sulla conferenza e posso confermare che, nel complesso, sono persone piuttosto insignificanti. Molti di loro non danno l’impressione di essere vicari di Cristo bensì burocrati smidollati e melliflui che si curano di più dei loro comitati e delle loro bozze di risoluzione che di correggere i loro fratelli vescovi traviati. Alcuni di loro mostravano addirittura fastidio per il fatto che per le strade la gente manifestava chiedendo le loro dimissioni, come se l’idea che alcuni di loro debbano farsi da parte fosse ridicola.

È impossibile trovare un sacerdote impeccabile

Ma il mero fatto che alcuni vescovi non abbiano la benché minima idea di quel che devono fare o siano addirittura persone deviate non è una ragione sufficiente per provocare l’abbandono della Chiesa da parte di un cattolico. D’altronde, la storia della Chiesa è sempre stata costellata da leader peccatori – i peggiori dei quali sono stati personaggi quasi tragicomici. L’XI secolo ci offre l’esempio di Papa Giovanni XII, un assassino e adultero che trasformò il Palazzo Laterano in un bordello, che aveva relazioni sessuali con sua nipote, che accecò il suo confessore, che castrò e uccise il suo sottodiacono e che secondo alcune voci invocava gli dèi pagani mentre giocava a dadi!

In tutta la storia della Chiesa pullulano personaggi di questo tipo. Uno dei peggiori, Papa Bonifacio VIII, era ancora vivo quando Dante lo piazzò all’ottavo cerchio del suo Inferno, nel pozzo riservato a quanti fanno mercimonio di uffici ecclesiastici (il che era solo uno dei tanti peccati di Bonifacio).

La maggioranza dei cattolici conosce molto bene la lunga storia dei tanti leader deviati della Chiesa. Ma i donatisti e i loro seguaci contemporanei sono gli unici a considerare le mancanze morali del clero una ragione sufficiente per dubitare le verità che la Chiesa proclama.

Al contrario, tali mancanze sono state spesso considerate una prova di tali verità. In una delle storie narrate da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, nel suo Decamerone, un cristiano di nome Giannotto esorta il suo amico ebreo Abramo a convertirsi. Quando Abramo gli annuncia che sta per mettersi in viaggio per Roma per andare a vedere il papa e gli altri leader della Chiesa, Giannotto, conoscendo il grado di corruzione e di depravazione imperante in Vaticano, teme che il suo amico – una volta visto il papa e la Curia romana in azione – non si convertirà mai. Ma al ritorno Abramo si converte, essendo giunto alla conclusione che, se la Chiesa è governata da cialtroni del genere, chi protegge le verità rivelate del cristianesimo non può essere altri che Dio.

Non posso far altro che simpatizzare con questo punto di vista. La scorsa Pasqua sono stato battezzato e sono entrato a far parte della Chiesa Cattolica. Ovviamente non mi sarei mai immaginato gli scandali che sono venuti alla luce in estate e in autunno, e avevo sicuramente sottovalutato l’incompetenza e l’inettitudine dei vescovi americani nel far fronte alla crisi provocata dagli abusi sessuali. Ma conoscevo bene le notizie degli abusi e delle coperture del 2002, ero cosciente del fatto che anche allora – e in molti altri casi – non si era intervenuti come si doveva, e non mi aspettavo assolutamente che la Chiesa fosse governata da santi.

Se avessi stabilito l’impeccabilità del clero come garanzia della mia fede nella Chiesa, la mia adesione ad essa sarebbe durata pochi giorni. Piuttosto, faccio mia l’asserzione di Sant’Agostino secondo la quale la validità dei sacramenti non si basa sulla dignità dei suoi ministri bensì sullo Stesso Gesù Cristo, Che viene a noi proprio attraverso i sacramenti – indipendentemente dal fatto che l’uomo che li amministra sia un santo, un criminale o semplicemente un imbecille.

John Daniel Davidson è un corrispondente di vecchia data di The Federalist. Potete seguirlo su Twitter.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

35 commenti:

Ramón Echenique ha detto...

La grade differenza é che adesso ci vogliono far credere che l'omosessualità non é un peccato; anzi é una virtù e la magia sodomita governa la Chiesa. Questa é la grande differenza, la terríbile grande differenza, che l'artícilo non mette di rilievo in sufficienza.

Anonimo ha detto...

Dopo aver chiesto a Gesù che cos'è la verità, nel film la Passione di Mel Gibson, Pilato si confronta sull'argomento con la moglie Claudia. Lei sostiene di sentire la verità e allora il marito le chiede come si faccia a sentirla. Claudia gli risponde: "Se non vuoi ascoltare la verità, nessuno te la può dire". Infatti, come dice Gesù a Pilato, nel Vangelo di questa domenica, chi vuole sentire la verità ascolta la Sua voce. Ne deriva che chi non vuole ascoltare la verità, non ascolta Gesù... ma solo se stesso e le proprie voglie.

fabrizio giudici ha detto...

L'articolo della Hennenberg è qui:

https://eu.usatoday.com/story/opinion/2018/11/14/im-leaving-catholic-church-over-new-betrayal-sex-abuse-and-coverups-column/1993187002/

Si definisce come una praticante (si comprende che probabilmente non è solo una praticante "della Domenica", fa riferimento a rosari e a novene), mi chiedo comunque se non sia una cattoprogressista, visti i giornali per cui scrive. Questo spiegherebbe una certa debolezza in questo frangente.

Preghiamo per lei, perché passata l'ira - giusta - comprenda di dover continuare a denunciare le cose rimanendo all'interno della Chiesa.

Ora però questo articolo va usato, bene, da parte nostra. Dove sono quelli che sono sempre a citare a sproposito "divisioni" e "scandalo per i piccoli", proponendo di abbozzare ad ogni cosa, altrimenti si fa "fuggire" la gente dalla Chiesa? Non si accorgono che è proprio il caos generato da Papa Francesco a far fuggire la gente dalla Chiesa?

Anonimo ha detto...

La vera prevenzione della violenza esige educazione. L'educazione, la distinzione tra Bene e Male. La distinzione tra Bene e Male, la consapevolezza dell'esistenza del vero. Ma il mondo che, oggi, dice di aborrire la violenza - dominato com'è dai «secondo me» - all'esistenza del vero non crede da un pezzo. Ecco perché bene la condanna della violenza (di ogni violenza, se non è chiedere troppo) ma, se non torniamo ad educare veramente, l'unica cosa vera sarà la nostra ipocrisia.
Giuliano Guzzo

Anonimo ha detto...

Ex opere operato, Concilio di Trento, ecc. ecc. IL PROBLEMA nostro è un altro, la giornalista può ancora essere accusata di errata reazione (ma di fronte a tanti gay celebranti non andrei neanche io, non ritengo di far felice Gesù assistendo a tanti sacrilegi,se cosciente che sono tutti in peccato mortale). Ma QUALCUNO SPIEGA anche che chi è gay PRATICANTE NON OFFICIA LECITAMENTE? In peccato mortale NON SI Può celebrare, ed è questo il motivo della dichiarazione ex opere operato (spesso capitava che i fedeli non sapevano neanche se il celebrante aveva consacrato o no, perch,in peccato mortale, celebravano per non dover dire che non potevano dire la Messa, ma senza consacrazione cioè tacevano per non aggiungere altro peccato loro e facendolo commettere al popolo che adorava il semplice pane non consacrato- se ben ricordo s Caterina aveva suggerito infatti una formula mentale per questi casi) . Oggi la situazione è diversa, si tratta di eresia e scisma, scomunicati dal Magistero cattolico che celebrano illecitamente non si sa quanto validamente. Quindi nulla ha che fare con ex opere operato.

irina ha detto...

Gli scandali sessuali sono un punto accanto al quale stanno diversi altri punti, primo dei quali la manomissione della Dottrina attraverso la pastorale, che esigono poi valere come dogmatica.Cioè prendono per i fondelli il prossimo nel pensiero e nelle decisioni, come reale conseguenza del prendere per i fondelli carnalmente il prossimo loro affidato. Questo non lo dico perché sono adirata, delusa ma, proprio cercando di rimanere nella verità. Nella certezza che la verità infine esploderà da qualche bocca, allora riceveranno una Grazia Grande se sarà dato loro il tempo di far le valige.

Questo sciorinare tutti i peccati papali e curiali non mi consola affatto, anzi. Ma se uno ha avuto una madre donna pubblica ed un padre lenone è forse autorizzato a fare altrettanto? Qui qualcun sta prendendo un abbaglio. Così dicendo non fate che confermare che di progressi l'umanità non ne ha fatti neanche in cartolina. Che caspita fanno gli aggiornati allora? Ma se siamo ancora al tempo delle caverne vuol dire che hanno copulato e non insegnato il lascito che NSGC ha loro affidato.

Non ho nessuna intenzione di lasciare la Chiesa ma, loro devono accomodarsi all'uscita.

E anche noi, che consideriamo questo e quello, con quale faccia ci presentiamo a NSGC e agli altri se non facciamo pulizia, se non ritorniamo ad essere Cattolici, strappando dalla nostra pelle tutti gli altri catto-qualcosa d'altro che in parte ci hanno buttato addosso a nostra insaputa ed in parte liberamente abbiamo fatto nostri visto che volevamo la botte piena e la moglie ubriaca.

Comincio a credere che questa ritornante litania alla pazienza generale non sia altro che un mascherare il proprio fondamentale disinteresse.

Catholicus ha detto...

@ Irina: "Non ho nessuna intenzione di lasciare la Chiesa ma, loro devono accomodarsi all'uscita." . purtroppo loro non se ne andranno, nemmeno a cannonate (è un po' quello che sta facendo il D con i suoi alleati, tra i quali adesso annovera anche il berlusca). Ci sbatteranno fuori noi, ma non disperiamo, sappiamo bene che loro NON sono la vera Chiesa di Cristo,a ma la occupano illecitamente, ne hanno contraffatto l'immagine per ingannare ignoranti e creduloni(la quasi totalità degli attuali fedeli, rimbambiti da 60 anni di menzogne , falsità e ipocrisie), ma in realtà quella che hanno messo in piedi è la falsa Chiesa predetta dalla Madonna a La Salette, una controchiesa gnostica e massonica, dove i valori cristiani sono rovesciati, peccatori impenitenti, eretici, scismatici (un po' meno) e seguaci di altre religioni sono ben accolti, vezzeggiati ed elogiati, mentre i pochi cattolici rimasti in circolazione vengono additati al pubblico ludibrio, come colpevoli di ogni malvagità.

Anonimo ha detto...

FUORI TEMA
Il mio parroco domenica scorsa durante l'omelia ha affermato che chi dice "prima gli italiani" è contro il Vangelo. Questa domenica ho preferito partecipare alla messa celebrata in un'altra parrocchia non lontana dalla mia. Al momento dell'Eucaristia ho notato diversi divorziati risposati che si comunicavano in tutta serenità.
In futuro in quale parte del pianeta dovrò recarmi per assistere ad una normale messa cattolica?
Sia lodato Gesù Cristo.

tralcio ha detto...

La via del cristiano è l'entrare in se stessi.
Il regno di Dio non è di questo mondo.
I regni della terra non interessano a Gesù, che lo disse chiaramente a Pilato.
Nell'Osanna gli angeli cantano Osanna al Tre volte Santo, Dio delle schiere celesti.
Dio ha per "esercito" gli angeli e persino l'universo (in senso materiale) Gli va stretto.
Di traduzione in traduzione (farlocca...) gli uomini (cristiani) fanno di Gesù un mito.
Fanno di Dio una scusa per i loro ideali e non raramente per qualche ideologia.
Cristo Re regna sul cuore di chi Lo sceglie come Signore.
Sta alla porta e bussa: la maniglia è solo dalla nostra parte. Dobbiamo aprirGli noi.
Gli apriamo dicendo "non sono degno che tu entri sotto il mio tetto".
La "chiesainuscita" va tutta da un altra parte.
Perciò va a ramengo. Va "a quel paese".
La chiesainuscita, esteriore, non ha alcun interesse per il castello interiore.
Le interessa la via scelta dal figlio sprecone e senza troppa voglia di rientro.
Altro che sto alla porta e busso... Non c'è nessuno in casa!

Anonimo ha detto...

Mirabile!
Resto affascinato e meditabondo per i suoi commenti "ispirati" ad gloriam Dei!
Come fare a contattarla?

Anonimo ha detto...


Pilato e la verità

Pilato aveva perfettamente capito qual'era la verità a proposito di Gesù. Tant'è vero che, dopo aver detto a Gesù "Che cos'è la verità?" (visto che Gesù aveva appena detto: Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce"), uscì fuori e disse ai Sinedristi: "Ego nullam invenio in eo causam", non trovo alcun motivo in costui [per condannarlo] ossia è innocente. (Gv 18, 37 ss.). Il cap. 19 di Giovanni ci fa vedere che Pilato cercò di salvare Gesù proprio perché lo riteneva innocente: "Da quel momento Pilato cercava di liberarlo ma i Giudei gridavano dicendo - Se lo liberi non sei amico di Cesare, chi infatti si fa re, va contro Cesare!".

Alla fine Pilato sedette sulla sedia del giudice davanti al Pretorio nel luogo chiamato litostrato, trovato in questi anni dagli archeologi israeliani, e lasciò scegliere ai Giudei tra Barabba e Gesù, forzandoli però all'apostasia: "Dovrò crocifiggere il vostro re?". Risposero i grandi Sacerdoti: "Noi non abbiamo altro re che Cesare". Allora finalmente lo diede nelle loro mani.."(Gv 19, passim).
Pilato avrebbe dovuto mandar libero Gesù e avere il coraggio di affrontare l'ira dei maggiorenti ebrei, che a Roma avevano appoggi nella potente comunità israelitica della capitale. E non se la sentì. Però fece in modo da far pagare ai Sinedristi un prezzo assai elevato: la pubblica apostasia, perché tale era la falsa dichiarazione, per loro, che il loro unico re era Cesare! Una dichiarazione che credo meritasse la pena capitale, secondo la loro legge.
Dal punto di vista del disegno salvifico del Padre: Pilato doveva cedere, altrimenti il Cristo non sarebbe morto sulla Croce e non avrebbe compiuto la missione assegnatagli dal Padre. E l'ira di Dio nei nostri confronti non si sarebbe placata. E i Sinedristi dovevano apostatare e macchiarsi di deicidio, visto che furono loro a scegliere la vittima. Il dramma non era stato già scritto? Fata nolentem trahunt, dicevano i pagani.
Eppure, nessuno dei protagonisti agì costretto in maniera irresistibile, la loro libertà di opporsi al fato incalzante era rimasta intatta. Ma opporsi, non significava dover poi affrontare nemici implacabili, folle inferocite, rischiare la carriera, la vita? Di sicuro, ma la libertà di agire in questo modo eroico non era venuta meno, Dio non ce l'aveva tolta. Se diciamo che ce l'aveva tolta, allora il libero arbitrio?
B.

Valeria Fusetti ha detto...

Caro FUORI TEMA, conosco una coppia di divorziati risposato, e da alcuni anni uno dei due si è convertito. Anche se apparentemente sono pubblici peccatori in realtà non lo sono poiché, da una decina di anni, vivono come fratello e sorella, o come due buoni amici. Scelga la formula che preferisce. È evidente che la parte convertita si confessa e fa la S. Comunione. Cosa dovrebbe fare ? Mettersi un cartello con su scritto in grande la sua storia ? Fare una pubblica dichiarazione ? Per quel che riguarda il sacramento del matrimonio la penso come lei, e sono scandalizzata ed addolorata per la "piega" che hanno preso gli avvenimenti. Lei ben sa di cosa si parla ! Ma il giudizio è un'altra cosa. Cosa ne so io di come sono i rapporti matrimoniali dei fratelli e delle sorelle che incontro in chiesa ? Spero per il loro bene spirituale che seguano la via che Cristo,tramite la Chiesa, ha scelto per loro. E poiché non è una via facile, prego perché siano sostenuti dalla Grazia. Prego anche per il parroco, perché faccia ciò che è giusto, e sappia accompagnarli. Poi faccio serenamente la S. Comunione. Purtroppo siamo tutti così profondamente scandalizzati e delusi, e con buone ragioni, che rischiamo di scivolare, senza intenzione, verso forme di donatismo. Per quanto è possibile cerchiamo di potenziare la nostra "arma di autodifesa", e di chiedere a Maria che ci aiuti con il dono del discernimento.

Anonimo ha detto...

Il vecchio commento sulla validità dei sacramenti dipendente dalla dignità e dalla moralità del sacerdote ha qualcosa di vero che non dev'essere dimenticato. Come ogni errore anche questo ha un elemento di verità che mostrerò.
La validità del sacramento non è intaccatta dalla moralità di chi celebra (e di chi riceve, si deve pur dire!) perché lo sarebbe se venisse meno la fede della Chiesa.
Ma quello che viene intaccato è l'efficacia del sacramento, il che è chiaro nel ricevente indegno il quale, ricevendo il corpo di Cristo, riceve la sua condanna.
La cosa riguarda pure il sacerdote che, se è indegno, fa in qualche modo da "muro" alla luce di grazia del sacramento valido.
E non è un "muro", ad esempio, la liturgia ridotta ad uno spettacolo? Lo stesso si deve dire del sacerdote indegno il quale abbatte questo muro solo con la sua umiltà.
Certo, peccatori siamo tutti sacerdoti compresi ma se viene meno l'umiltà si gettano le chiavi per il Regno, non si entra e non si fa entrare. Il fatto di "non entrare e non far entrare", non è, forse, un muro, nonostante la validità del sacramento?
Quindi un conto è la validità, un altro l'efficiacia ed entrambe devono essere ottemperate se si vuol entrare nel Regno.

mic ha detto...

Questa distinzione tra validità ed efficacia mi pare abbia ragion d'essere solo nei confronti delle disposizioni di chi riceve il sacramento.
Se invece il sacerdote indegno agisce sevondo l'intenzione della Chiesa c'è anche l'efficacia. Ex opere operato infatti non si oppone all'ex opere operantis protestante?

mic ha detto...

Ho cercato il CCC:

«1128 È questo il significato dell'affermazione della Chiesa[2]: i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. «per il fatto stesso che l'azione viene compiuta»), cioè in virtù dell'opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che «il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio»[3]. Quando un sacramento viene celebrato in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve.»

Anonimo ha detto...

La moralità del celebrante, come il "muro" di cui parla anonimo 01,04, se non può incidere direttamente sull'efficacia del Sacramento, può farlo indirettamente verso la disposizione del ricevente. Per l'opposto non si può negare che una confessione o comunione ricevuta da P.Pio potesse risultare piu' efficace, di quella somministrata da un suo confratello. Di questi tempi mi pare opportuno riflettere, come molti stanno facendo, anche su tali argomenti perché l'attenersi e riferirsi alla dimensione giuridica più non giova alla protezione della fede personale del credente, come anche del depositum fidei della Chiesa tutta.Massimo

Catholicus.2 ha detto...

«Sì, sì: una sola Messa basterebbe per ottenere la conversione di tutti i Turchi, di tutti gli eretici, di tutti gli scismatici, in somma di tutti gl'infedeli, ed anche di tutti i mali cristiani, chiudendo le porte dell’Inferno a tutti i peccatori, e vuotando il Purgatorio di tutte le anime purganti. Noi miseri con la nostra tiepidezza, poca e divozione e scandalose immondizie, che commettiamo in ascoltare la Messa, oh quanto restringiamo i termini della sua gran sfera, e rendiamo inefficace il suo gran valore!».
San Leonardo da Porto Maurizio

fabrizio giudici ha detto...

CCC 1128 è piuttosto chiaro e sull'efficacia del sacramento in sé non ci sono problemi. Sennò staremmo freschi: dovremmo porci domande su ogni prete (e non solo in modo straordinario in questi tempi corrotti, ma sempre e comunque, perché singoli preti deviati sono sempre esistiti). E non potremmo darci risposte, perché non possiamo guardare in foro interno. L'"ex opere operato" è una specie di assicurazione che Cristo ci ha garantito.

Il problema secondo me c'è in una diversa prospettiva: che il prete non è solo un "dispensatore di sacramenti", ma è anche un punto di riferimento; una guida spirituale. Se non è in Grazia di Dio, come ci consiglierà? Questo non ricade sotto il contesto dell'"ex opere operato". Se un adultero o un sodomita va a confessarsi, ma non ritiene che il suo comportamento contro il sesto comandamento sia un peccato e il prete lascia passare questo fatto e concede l'assoluzione, questa non sarà valida; non perché il prete è indegno, ma perché il fedele non si è pentito (e il prete non l'ha messo in avviso, rifiutandosi di assolverlo).

Anonimo ha detto...

L’Italia è l’unico tra i grandi Paesi tradizionalmente cattolici in cui (sia lo Stato che la Chiesa Cattolica romana) hanno ritenuto opportuno NON ISTITUIRE una commissione nazionale che avesse il preciso incarico di indagare sul fenomeno allarmante della PEDOFILIA CLERICALE e "non". Forse perchè non si considera tale piaga purulenta un "efferato crimine"?
Secondo il Vaticano non esiste un "problema pedofilia" nel clero, ma è davvero così?
Dall'opera di Federico Tulli, autore di un vero e proprio libro-inchiesta «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» pubblicato nel 2014 da L’Asino d’oro edizioni, con la prefazione di Maria Gabriella Gatti su “La pedofilia e il sacro” (che per primo fa luce con una documentata ricerca sui crimini di pedofilia clericale commessi dal 1860 fino ai nostri giorni) emerge che le storie di don Ruggero Conti a Roma, dei sordomuti del Provolo a Verona, don Bertagna, don Cantini a Firenze (solo per citare quelle più note e più rilevanti) non sono isolate ma la punta dell’iceberg in una Chiesa che con i suoi oltre 35.000 sacerdoti residenti, è la più “popolosa” al mondo.
Gli insabbiamenti e gli occultamenti di prove sono continui e sistematici da parte delle alte gerarchie vaticane (come dimostra il ben noto "caso Viganò").
In 15 anni (su oltre 150 sacerdoti inquisiti per tale crimine) nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Questo fà ben comprendere l'omertosa "legge" che vige fra le mura vaticane (mura che avrebbero dovuto essere sinonimo di retta morale formata nella Parola di Dio).

https://www.aldomariavalli.it/2018/08/26/caso-mccarrick-il-papa-sapeva-ecco-perche-deve-dimettersi/

Anonimo ha detto...


Un Sacramento è sempre valido quando viene celebrato secondo le intenzioni della Chiesa.

Giusto. Ma quali sono le "intenzioni della Chiesa"? Ne esiste una definizione precisa? Le si dà per scontate? Posso immaginare che siano queste: agendo il sacerdote in persona Christi le sue intenzioni (paradigmatiche delle intenzioni della Chiesa) devono essere le stesse di Cristo: convertire le anime (con la predicazione e l'esempio) per condurle alla vita eterna. Ora, la Chiesa c.d. "conciliare" professa le intenzioni della Chiesa di sempre, dal momento che ha sostituito all'insegnamento della dottrina insegnata da Cristo per la salvezza, il dialogo interreligioso e interconfessionale per realizzare l'unità del genere umano?
Noi non possiamo entrare nelle coscienze ma che "intenzioni" dobbiamo presumere nel clero attuale, anche quello di retti costumi, tuttavia formato secondo il verbo conciliare e ad esso fedele?
In ogni caso, si vorrebbe una definizione chiara del concetto di "intenzioni della Chiesa", anche da parte dei c.d. "tradizionalisti".
All'epoca di san Pier Damiani, i Papi in persona incitavano i pàtari a non andare alle Messe celebrate dai preti corrotti, a contestarli anche in chiesa (anche se non dicevano che le loro Messe dovessero ritenersi invalide).
B.

Anonimo ha detto...

Caro amico, in Italia molte cose si ritengono inopportune...i controlli antidroga a scuola, richiesti da insegnanti e dirigenti che conosco e negati "per paura che i ragazzi pescati con la droga si suicidino"(!); gli emissari della mafia nigeriana DAVANTI ALLE SCUOLE che cercano fra le ragazze nuove vittime da sfruttare ed adescare...sono nauseato. Se segnali qualcosa, ti trattano come un visionario,salvo poi lavarsi la coscienza (se ce l'hanno) facendo volare in cielo insulsi palloncini ogni volta che c'è una giovane vittima. Vergogna!!

Anonimo ha detto...

@ Mic e Giudici: Nonostante sia andato probabilmente perduto un mio commento il cui concetto di fondo l'ho parzialmente ravvisato nel commento di F.Giudici, allego in merito una citazione riportata da un commentatore di Stilum Curiae:
...secondo il Bartmann (Teologia dogmatica, VI ed. 1958, p. 1367), “la Messa, in quanto sacrificio di lode e di ringraziamento, produce i suoi effetti di per se stessa, per il solo fatto di essere celebrata (ex opere operato).
In quanto sacrificio propiziatorio ed impetratorio la Messa non produce i suoi effetti “ex opere operato”, ma come una preghiera (per modum impetrationis) […] (e in questo senso) il suo effetto non è infallibile. Anche le disposizioni soggettive di coloro che offrono, e più ancora di coloro per i quali si offre il sacrificio, hanno un’efficace influenza.”
Più sotto si dice poi che i frutti della Messa che i fedeli ricevono corrispondono alla loro partecipazione speciale, interna, al sacrificio.
Quindi per quanto riguarda l’effetto propiziatorio ed impetratorio (placare Dio e chiederGli grazie) e i frutti, conta anche la disposizione interiore del celebrante e dei fedeli.
Da questo si dovrebbe dedurre che, per quanto riguarda i primi due fini della Messa (lode e ringraziamento), non vi è differenza tra una Santa Messa celebrata da padre Pio e una celebrata da un sacerdote in stato di peccato mortale, proprio perchè agiscono ex opere operato.
Per quanto riguarda invece l’effetto propiziatorio e l’impretatorio, conta invece la disposizione del celebrante...
Massimo

fabrizio giudici ha detto...

@Massimo
Io non sono in grado di rispondere; ad intuito penso che la cosa abbia senso: dopotutto da un lato Dio sparge la sua Grazia, dall'altra noi dobbiamo almeno metterci nella situazione di volerla e poterla ricevere. In un altro thread c'è un commento attribuito ad un santo che va nella stessa direzione. Attendo altri commenti per apprendere bene questo punto.

Anonimo ha detto...

@ Fabrizio Giudici: In effetti non è facile per nulla orientarsi. Questo genere di considerazioni per la prima volta me le ha riportate il mio direttore spirituale, Ci sto riflettendo pur non essendo pervenuto ancora a piena chiarezza. Semplificando direi che il sacerdote possa influire sulla disposizione del ricevente a causa della propria posizione prominente e del suo ruolo di mediatore. Mediazione quindi che non si pone solo sul piano ministeriale, ma può influire, per lo stato di grazia del sacerdote, sulla dimensione emotiva e psichica del ricevente, favorendo o ostacolando la sua capacità/disponibilità. Per questo non bisogna confondere l'efficacia "in se" con l'efficacia "per". Dovrebbe essere ovvio che la grazia ottenuta da un fedele partecipante una Messa celebrata da P. Pio sia diversa da quella di una Messa celebrata da un McCarrick. Inoltre credo che anche sul piano spirituale la natura corrotta e sottomessa al Nemico possa avere potenti ripercussioni nella trasmissione o amplificazione della tentazione verso il fedele. Massimo

mic ha detto...

Per Massimo
non si può negare che una confessione o comunione ricevuta da P.Pio potesse risultare piu' efficace, di quella somministrata da un suo confratello. Di questi tempi mi pare opportuno riflettere, come molti stanno facendo, anche su tali argomenti perché l'attenersi e riferirsi alla dimensione giuridica più non giova alla protezione della fede personale del credente, come anche del depositum fidei

Non sono d'accordo sulla maggiore efficacia dell'assoluzione data da Padre Pio rispetto a quella di un sacerdote qualunque.
L'effetto del sacramento viene direttamente dal Signore e questo è un dato ontologico non sentimentale.
Piuttosto da parte di un santo arriva anche al fedele la potenza della sua intercessione e l'influsso della sua testimonianza.
Ma cìò non deriva dal sacramento...

fabrizio giudici ha detto...

Massimo, sull'assoluzione penso anch'io che non ci siano questioni di efficacia diversa: i peccati o sono rimessi o restano non rimessi, è una questione bianca o nera.

Semmai c'è l'aspetto della sincerità del peccatore: se omette volontariamente di denunciare certe cose per fare il furbo, un bravo prete senza doni particolari può non comprenderlo e dare l'assoluzione, che quindi non sarebbe valida; però questa non è colpa del prete, quanto del peccatore (non mi ricordo in quale mariofania - Fatima? - la Madonna parlò di anime dannate a causa di "cattive confessioni").

Certo, a un Padre Pio non gliela si faceva, perché aveva il dono del discernimento dei cuori: chi provava a fare il furbo veniva fatto sloggiare dal confessionale e non aveva modo di illudersi. Ecco, su queste capacità certamente si può dire che un prete dotato di grazia e più doni può essere rilevante, il tutto però non ha a che fare con l'efficacia del sacramento, che rimane invariato, quanto con la capacità di preparare adeguatamente il fedele a riceverlo.

Stesso discorso si potrebbe fare per la pena residua, che si può pagare con gli atti di riparazione, nei confronti dei quali un prete può dare direzioni più o meno efficaci.

Anonimo ha detto...

Interessante discussione che amerei sviscerare fino in fondo. A tale scopo evidenzio 2 casi: 1) il sacerdote è valido 2) il sacerdote è invalido. Sul primo caso direi che possono esserci 2 situazioni diverse, sia dal punto di vista del celebrante che del fedele: del celebrante, può essere sacrilego (messa nera, messa da scomunicato, messa da sospeso, messa da eretico scismatico), può essere valido e lecito invece ma con frutti diversi se è un padre Pio o se è uno in peccato mortale, e questo lo sentono i fedeli che vanno in certi santuari o da padre Pio e non vanno da altri (non andavano dai preti sposati ad esempio, secoli or sono). Quindi la validità non basta, perché il frutto è diverso.Infatti in peccato mortale il celebrante non può celebrare, deve confessarsi prima. Dal punto di vista del fedele c'è anche la disposizione interna dello stesso, per cui può essere nulla, buona in gradi vari, oppure di condanna. Può essere sacrilego anche il fedele come il celebrante.Inoltre conta anche la coscienza che il fedele ha sullo stato morale del celebrante. Ho letto che le messe degli scismatici o eretici sono valide ma senza frutto (se ben ricordo è san Tommaso a scriverlo).
Nel caso 2 abbiamo una situazione diversa, non c'è il prete. Quindi c'è una mascherata e basta. Quindi nessun frutto, l'Ecclesia supplet può supplire se c'è una Chiesa gerarchica con giurisdizione e ordine valido che dà la supplenza, in certi casi, come la confessione, se il fedele è sinceramente pentito (me l'ha detto un confessore modernista di questi tempi, anche) e non sa che quello è un laico, ma non c'è sacramento secondo me e quindi rientra solo nella contrizione perfetta che suppplisce di x sé. Può supplire nel matrimonio sempre che ci sia la buona fede(ignoranza invincibile) perché i ministri sono gli sposi. Può servire x battesimo che può essere dato da un ateo anche (sempre con intenzione però di fare ciò che fa la Chiesa) e poi basta. Gli altri sacramenti, Eucaristia, cresima, ordine e estrema unzione , non ci possono essere neanche illecitamente. Sorge ancora un altro problema: l'Ecclesia supplet ci deve essere ed oggi non c'è l'Ecclesia valida. Se chi fa agisce x intenzione chiesa di Bergoglio non è il fine-bene (delle anime) della Chiesa di Cristo. Potrebbe saltare quindi anche il battesimo e il matrimonio (che come sacramento dà una grazia di stato).Oggi in questo caos quindi è urgente stabilire se sono validi o se sono invalidi, se sono leciti o illeciti, questi 2 chiarimenti sono indispensabili.

Anonimo ha detto...

Scusate ma mi sono espresso certamente male. Intendevo l'influenza di P.Pio sulla disposizione d'animo del penitente, particolarmente la sua contrizione e non sull'efficacia del sacramento in se. Un conto è l'efficacia del sacramento "in se" altro è ovviamente l'efficacia per il credente he dipende dalla sua capacità/disponibilità a ricevere la Grazia. Comunque non ho scritto di efficacia della assoluzione, ma solo della confessione.Inoltre nella Confessione è sempre compreso il consiglio spirituale del sacerdote che può influire evidentemente sulla futura vita morale e spirituale del penitente. Massimo

Anonimo ha detto...

Santa Caterina da Siena aveva suggerito una preghiera mentale x l'eventualità di consacrazione nulla, grosso modo diceva:"se sei nell'Ostia TI adoro...se non sei nell'ostia Ti adoro ugualmente nella Tua Maestà che non viene mai meno". Il sacerdote allora era sicuramente valido ma non poteva celebrare in peccato mortale (mi pare andasse di moda la fornicazione del clero ed i fedeli sapevano, sapevano anche che qualora non si fossero confessati in tempo non avrebbero consacrato x non incorrere in sacrilegio, ma senza dir nulla al popolo, perché mancavano di tale coraggio di sincerità, quindi celebravano senza consacrare, illudendo i presenti, all'epoca la forma era detta silenziosamente x cui la cosa era impossibile da verificare). Oggi il problema è radicalmente diverso, si tratta di sapere se sono sacerdoti o mascherati da tale (grazie a Paolo VI), se sono leciti o sono scomunicati o sacrileghi, eretici. E non eretici anche solo per complicità assenso...

Anonimo ha detto...

Ritorno sulla questione dell'efficacia del sacramento poiché la si vuole attribuire solo alla preparazione del fedele mettendo il sacerdote in una specie di "limbo sacro". In realtà è l'esperienza che parla: come mai le Messe celebrate da determinati santi avevano efficacia particolare mentre quelle celebrate da sacerdoti ordinari no? La cosa non dev'essere legata alla validità, evidentemente, poiché sotto certe condizioni, tutte le Messe sono valide, sia di preti santi sia di preti meno santi. Qui entra in gioco qualcos'altro che si lega senz'altro al sacerdote, al fatto che lui diviene trasparente e non opaco alla grazie e, di riflesso, lo sente pure il fedele. Queste sono cose che non si possono dimenticare o ritenere poco importanti.

Anonimo ha detto...

Il Concilio di Trento, parlando dell’uso del sacramento mirabile dell’Eucaristia, stabilisce inequivocabilmente che «molti la ricevono spiritualmente e sono quelli che mangiando con desiderio questo pane celeste che a loro è offerto, gustano il frutto e l’utilità di questo Sacramento.»
Secondo l'insegnamento del Concilio di Trento, secondo le rivelazioni di alcuni santi e secondo la teologia cattolica, la Comunione spirituale (mangiare e bere spiritualmente del Corpo e del Sangue Glorioso di Nostro Signore Gesù Cristo) è assolutamente possibile!

Gesù a Santa Metilde ha detto: «Tutte le volte che tu mi desideri, tu mi attiri in te. Un desiderio, un sospiro, basta per mettermi in tuo possesso.»

Sant’Agostino (dottore della Chiesa): «Credi e tu avrai mangiato»

Gesù a Santa Caterina da Siena: "In qualunque luogo, in qualunque maniera mi piaccia, io posso, voglio e so soddisfare meravigliosamente i santi ardori di un'anima che mi desideri".

San Pio da Pietrelcina disse a una sua figlia spirituale: “Nel corso del giorno, quando non ti è permesso di fare altro, chiama Gesù, anche in mezzo a tutte le tue occupazioni, con gemito rassegnato dell’anima, ed egli verrà e resterà sempre unito con la tua anima mediante la sua grazia e il suo santo amore. Vola con lo spirito dinanzi al Tabernacolo, quando non ci puoi andare col corpo, e là sfoga le ardenti brame ed abbraccia il Diletto delle anime meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente”.

Allora? Allora sei tu "creatura" che imponi limiti all'Onnipotenza del tuo CREATORE!

Anonimo ha detto...

sia il fedele che il celebrante hanno il dovere di scegliere "il meglio"
https://opportuneimportune.blogspot.com/2018/11/questa-o-quella-per-me-pari-sono-in.html?fbclid=IwAR2MMTbKhlvcRR662VDjH8Akw3IT8ed3RxuU5MBktarLVwMJosmTEndwY-g
Baronio a Cavalcoli

Anonimo ha detto...

The Extraordinary Ordinary,
http://www.lanuovabq.it/it/robert-morlino-morte-di-uno-straordinario-ordinario

Pane per i suoi denti ( del Faggioli) ha detto...

In un tweet di ieri (qui) egli scrive: «I don’t like sloppy liturgies. I think the liturgical reform was about stopping the brutalization of the liturgy by people (clergy included) that had no idea of what they were saying and singing in Latin - and were saying and singing something that was completely else from liturgy» [«Non mi piacciono le liturgie sciatte. Penso che la riforma liturgica sia servita a fermare la brutalizzazione della liturgia da parte di gente (clero incluso) che non aveva idea di cosa stesse dicendo e cantando in latino - mentre stava dicendo e cantando qualcosa che era completamente diverso dalla liturgia»].

Il Faggioli, professore di Storia del Cristianesimo, è nato nel 1970 e non ha mai visto né assistito in vita sua ad una funzione precedente alla riforma. Le sue illazioni sulla liturgia antica gli provengono ........ .

https://opportuneimportune.blogspot.com/2018/11/il-classismo-petulante-della-setta.html#more

Marisa ha detto...

OT:
La protesta di un omosessuale non gay:

http://m.ilgiornale.it/blogpost/54/quella-gayezza-stupida-in-tv/6234/