venerdì 21 ottobre 2022

Novena a San Giuda Taddeo - Terzo giorno

Il santo Apostolo Giuda Taddeo è uno dei santi più prolifici nella concessione di miracoli e, nel caso specifico, in relazione alle cause perse e ai casi impossibili. Figlio di Cleofa (fratello di San Giuseppe), Giuda Taddeo è cugino di Nostro Signore Gesù Cristo e secondo alcune fonti sarebbe lo sposo delle celeberrime Nozze di Cana. Per difendere la Fede Cattolica affrontò un eroico martirio. 
La sua Memoria ricorre il 28 ottobre, anniversario della sua morte in Persia nel 70 d.C..

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Terzo giorno 

V. O Dio, vieni a salvarmi. 
R. Signore, vieni presto in mio aiuto. 

Gloria 

Gloriosissimo apostolo San Giuda Taddeo, che con mirabili virtù e molti prodigi diffondesti la parola del Vangelo in mezzo ai popoli barbari e ne convertisti un gran numero alla fede in Gesù Cristo, con animo devoto Ti venero come mio specialissimo Patrono; Ti prego di avere cura di me e delle cose dell’anima mia davanti al tribunale dell’Altissimo, affinché non ricada nel grande male del peccato che ho tante volte commesso e di cui sempre mi dolgo. Ottienimi da Dio aumento di fede, speranza e carità, la dolcezza e la pace del cuore, la grazia divina in tutti i momenti della mia vita e soprattutto nell’ora della mia morte. Ottienimi anche la grazia particolare per la quale ora Ti prego…. Amen. 

Pater, Ave, 3 Gloria 

V. Prega per noi, San Giuda Taddeo Apostolo.
R. Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
O Dio, la cui bontà e misericordia non hanno limiti, ascolta benigno le preghiere dei tuoi figli e concedi che tutti coloro che Ti onorano devotamente nel tuo Apostolo Giuda Taddeo, per l’efficacia dei suoi meriti ottengano che sia esaudita la loro preghiera. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera finale
O astro fulgidissimo del Cielo, glorioso San Giuda Taddeo, adoro e ringrazio profondamente la Santissima Trinità che Ti ha arricchito di tanti e così meravigliosi doni e Ti ha prescelto fra gli altri per avvocato e protettore nelle avversità e nelle miserie più gravi, e ha voluto che per tuo mezzo ci siano concesse quelle grazie e quegli aiuti che consolano gli afflitti, sollevano gli oppressi e rincuorano gli abbandonati. O mio pietosissimo protettore, ottienimi dalla divina Bontà la grazia che ti domando … Amen.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

CONOSCIAMO IL SANTO DEL GIORNO: S. GASPARE DEL BUFALO, SACERDOTE E CONFESSORE

Oggi 21 ottobre 2022 si festeggia a Roma S. Gaspare Del Bufalo, sacerdote e confessore.

Nato a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio ed Annunziata Quartieroni, fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera e alla penitenza.
Completati gli studi presso il Collegio Romano, nel 1798 indossò l'abito talare e si diede ad organizzare opere di assistenza spirituale e materiale a favore dei bisognosi. Si deve a lui la rinascita dell'Opera di S. Galla, della quale fu eletto direttore nel 1806. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l'apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in S. Maria in Pincis e specializzandosi nella evangelizzazione dei " barozzari ", carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino.
Per la Chiesa, intanto, correvano tempi duri: nella notte dal 5 al 6 luglio 1809 Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. Il 13 giugno 1810 Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone e venne condannato all'esilio e poi al carcere, che sostenne con animo sereno per quattro anni. Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa. Pio VII gli diede l'ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale.
Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardentissimo apostolo.
Il 15 agosto 1815 fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a cui si iscrissero uomini di grande santità, come il ven. servo di Dio d. Giovanni Merlini, Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX .
Nel 1834, inoltre diede inizio all'Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, coadiuvato dalla beata Maria De Mattias, che egli stesso aveva chiamato a tale missione.
Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertí intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica.
Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio, come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Leone XII, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, inviò in mezzo a loro Gaspare, che con le sole armi del crocifisso e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei dintorni di Roma ed a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni.
Morí a Roma il 28 dicembre 1837.
Fu beatificato da s. Pio X il 18 dicembre 1904 e canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza S. Pietro. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di S. Maria in Trivio.
Patrono della città di Sonnino (LT), patria del Brigantaggio, che Gaspare salvò dalla completa distruzione.
La sua data di culto per la Chiesa Universale è il 28 dicembre, mentre la sua Congregazione lo ricorda in data 21 ottobre.

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mic ha detto...

MARTIROLOGIO ROMANO SECONDO IL CALENDARIO DEL VETUS ORDO

Oggi 21 ottobre 2019, si festeggia a Cipro il natale di sant'Ilarióne Abate, la cui vita, piena di virtù e di miracoli, fu scritta da san Girolamo.
Questo santo eremita nacque da genitori pagani verso il 291, a Tabata, piccola città della Palestina. Fu mandato ancor fanciullo ad Alessandria d’Egitto per compiere gli studi, e si distinse per vivacità d’ingegno e integrità di costumi. Rapidi furono i progressi nelle scienze umane: non meno rapido fu l’avanzamento nella pratica delle cristiane virtù, allorchè conosciuta la vera religione si convertì al Cristianesimo.
Avido di udire la divina parola, fu sempre sollecito nell’intervenire alla sacra predicazione e nell’assistere ai divini uffici. Nauseato della vita licenziosa in Alessandria e mosso dall’ardente desiderio della perfezione cristiana, abbandonò quella città per recarsi in Tebaide presso S. Antonio abate.
Fu a quella scuola che apprese vivo amore alla solitudine, all’orazione e alla penitenza. Ma il grande concorso delle persone che venivano ad Antonio per ammirarne la santità o riceverne consiglio presto lo annoiò; sicchè, abbandonato quel luogo nel 307, fece ritorno al tetto paterno, dove, con suo profondo dolore apprese della morte degli amati genitori. Privo ormai d’ogni umano conforto si abbandonò totalmente nelle mani della Divina Provvidenza e donata parte dei suoi beni ai fratelli e parte ai poveri, lasciò definitivamente la casa paterna, per ritirarsi a Maiumma, luogo solitario della Palestina.
L’ardore con cui si diede alla vita monastica, cambiò quel deserto che fin allora aveva servito di covo agli assassini, in un’oasi di santi uomini, che da lui diretti, eressero diversi monasteri. Interrogato una volta il Santo da alcuni malviventi sul come si sarebbe comportato qualora i ladri l’avessero assalito, rispose: “Un uomo povero e nudo non teme i ladri”. “Ma ti potrebbero togliere la vita” soggiunsero. “Questo è vero, replicò il Santo, ma io non temo la morte, perchè sono sempre apparecchiato a ben morire”.
Mirabilmente soggiogò le sue passioni con la preghiera e con le continue e aspre penitenze, riducendo all'ubbidienza della volontà il corpo ribelle. Spendeva i suoi giorni unicamente nel servizio del Signore, alternando la preghiera e la contemplazione con lo studio delle Sacre Scritture e il lavoro manuale. Vestì molto poveramente e si cibò sempre di erbe e di pochi fichi: solo negli ultimi mesi fu costretto a prendere un po’ di minestra. Nonostante le macerazioni e le mortificazioni che infliggeva al suo corpo, toccò la bell'età di 80 anni.
Scrive S. Girolamo che prima di rendere l'anima a Dio, il vecchio steso in terra su di una rude stuoia, sorpreso dal timore del giudizio, andasse ripetendo a se stesso: “Di che temi o anima mia? Perchè ti conturbi se per quasi settant’anni hai servito il tuo Signore?”.
A Pafo, nel 372, il Signore lo chiamò a ricevere il premio. Il suo corpo glorioso fu dal discepolo Eusebio riportato al monastero di Maiumma