lunedì 31 ottobre 2022

Ratzinger torna a parlare sulla ecclesiologia del Concilio agli studenti americani

L'ennesima occasione in cui Joseph Ratzinger rompe il silenzio dal "recinto di Pietro". "Il Signore mi chiama a salire sul monte, ma questo non significa abbandonare la Chiesa". Lo aveva detto nell'ultimo Angelus del suo pontificato ed è rimasto di parola, non facendo mancare la sua voce in questo quasi decennio successivo alla sua storica rinuncia. Precedenti qui. Con una lettera indirizzata negli Stati Uniti, il pontefice emerito ha ricordato il suo lavoro ecclesiologico e le novità portate dal Concilio Vaticano II. A breve, cercando anche il testo integrale, le mie osservazioni...

Benedetto XVI spiega la ecclesiologia
del Concilio agli studenti americani

CITTÀ DEL VATICANO , 21 ottobre, 2022 / 12:30 AM (ACI Stampa).- 
"Nel Vaticano II la questione della Chiesa nel mondo divenne finalmente il vero problema centrale" seguendo le tracce del pensiero di Agostino per togliere la Chiesa da un ruolo di "cosa bella ma inutile" nel tempo moderno.
Benedetto XVI lo scrive in una lettera inviata per il X Convegno internazionale promosso dalla Fondazione Ratzinger, alla Franciscan University di Steubenville, USA, sul tema “L’ecclesiologia di Joseph Ratzinger”. La lettera è stata letta in apertura del Convegno da padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger.
Nel testo in inglese Benedetto XVI ripercorre le origini del suo studio della ecclesiologia: "Quando ho iniziato a studiare teologia nel gennaio 1946, nessuno aveva pensato ad un Concilio Ecumenico" e "c'erano molti dubbi sul fatto che sarebbe stato significativo, anzi se sarebbe stato possibile, organizzare le intuizioni e le domande nel complesso di una dichiarazione conciliare e dare così alla Chiesa una direzione per il suo ulteriore viaggio. In realtà, un nuovo Concilio si è rivelato non solo significativo, ma necessario". Teologia delle religioni e rapporto fede e ragioni ma anche "una nuova chiarezza" per la missione della Chiesa. "Il mio lavoro ecclesiologico - scrive il Papa emerito - è stato segnato dalla nuova situazione che è sorta per la Chiesa in Germania dopo la fine della prima guerra mondiale".

Benedetto XVI riprende il pensiero di Romano Guardini e le sue conseguenze e spiega Ratzinger: "“Corpo di Cristo” divenne il concetto di supporto della Chiesa, che di conseguenza, nel 1943, trovò la sua espressione nell’enciclica “Mystici Corporis”. Ma con la sua ufficializzazione, il concetto della Chiesa come corpo mistico di Cristo aveva allo stesso tempo superato il suo apice ed era stato criticamente riconsiderato. In questa situazione ho pensato e scritto la mia tesi su “Persone e Casa di Dio nella Dottrina della Chiesa di Agostino”.

Il grande Congresso agostiniano di Parigi del 1954 offre al giovane teologo l'opportunità di approfondire la visione di Agostino. Scrive ancora Benedetto XVI: "le due Civitates non intendevano alcun organismo "aziendale", ma piuttosto la rappresentazione delle due forze fondamentali della fede e dell'incredulità nella storia. Il fatto che questo studio, scritto sotto la direzione di Harnack, fosse stato accettato summa cum laude di per sé gli ha assicurato una piena approvazione. Inoltre, si inserisce nell'opinione pubblica generale, che ha assegnato alla Chiesa e alla sua fede un luogo bello, ma anche innocuo. Chiunque avrebbe osato distruggere questo bellissimo consenso non poteva che essere considerato ostinato. Il dramma del 410 (la cattura e il sacco di Roma da parte dei Visigoti) scosse profondamente il mondo di quel tempo, e anche il pensiero di Agostino. Naturalmente, la Civitas Dei non è semplicemente identica all'istituzione della Chiesa.

A questo proposito, l'Agostino medievale fu davvero un errore fatale, che oggi, fortunatamente, è stato finalmente superato. Ma la completa spiritualizzazione del concetto di Chiesa, del resto, manca il realismo della fede e delle sue istituzioni nel mondo. Così, nel Vaticano II la questione della Chiesa nel mondo divenne finalmente il vero problema centrale. Con queste considerazioni volevo solo indicare la direzione in cui il mio lavoro mi ha portato. Spero sinceramente che il Simposio Internazionale dell'Università Francescana di Steubenville sia utile nella lotta per una giusta comprensione della Chiesa e del mondo nel nostro tempo". Fonte 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ratzinger: il modernista conservatore perfetto.

Anonimo ha detto...


Dalla lettera non si ricava granché, il testo sembra poco connesso.

Joseph Ratzinger sottoscrive dunque ancora una volta "l'ecclesiologia del Vaticano II", quella che ha sostituito al concetto tradizionale (paolino) di Chiesa come "Corpo mistico di Cristo" quello di Chiesa come "comunità in cammino" ossia "popolo di Dio", mettendo la parte al posto del tutto e togliendo alla Chiesa fondata da Cristo il suo significato soprannaturale, trascendente, visto che il fine di questo "popolo di Dio" dovrebbe ora essere quello non della conversione delle nazioni ma dell'unità terrena del genere umano in unione con tutte le altre sette e religioni - visione millenarista, utopia demenziale, all'origine della presente catastrofe del Cattolicesimo.

Togliendole anche, alla Chiesa così concepita, il carattere di "societas perfecta" ovvero il carattere di istituzione perfettamente autonoma nel fine (sovrannaturale) e nei mezzi per conseguirlo per concepirla come "popolo di Dio", comunità aperta, in cammino appunto con tutti gli altri verso le mete di cui sopra.
Che il Vaticano II abbia cambiato il concetto della Chiesa, annullandone (osservo) i tratti riconosciuti da una plurisecolare tradizione e dottrina, l'ha detto il cardinal Roche, nel giustificare la messa al bando della Messa di rito antico: c'era una nuova idea di Chiesa cui occorreva dare un nuovo rito, quello attuale.

L'ecclesiologia cui Ratzinger avrebbe contribuito è quella della falsa definizione di Chiesa dell'art. 8 della Lumen Gentium, quella del "subsistit in"; della falsa attribuzione a sette e comunità scismatiche ed eretiche della capacità di concorrere anch'esse all'opera della salvezza (art. 3 del decr. Unitatis redintegratio sull'ecumenismo). Della nuova collegialità spuria, che ha ridotto la Chiesa ad una guerra per bande tra Conferenze Episcopali. E si potrebbe continuare.
Insomma, anche se sempre più vicino al redde rationem, Ratzinger si conferma uomo del Concilio, tenace nell'errore. Nessun ripensamento.
E che dire di tutta questa vanità? Istituzioni in suo nome, convegni su di lui etc. Una vanità da accademico a riposo, che en passant si è trovato a fare il papa!
PP
Preghiamo per lui, che ne ha sicuramente bisogno.