Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 6 luglio 2026

Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò a don Davide Pagliarani

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Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò
a don Davide Pagliarani:

Spirituale vicinanza e pieno sostegno

Reverendo e caro Don Davide,
desidero esprimere a Lei, agli Ecc.mi Vescovi – in particolare ai Confratelli neo-consacrati – e a tutta la Fraternità Sacerdotale, la mia spirituale vicinanza e il mio pieno sostegno in quest’ora così travagliata e drammatica.
Ho particolarmente apprezzato la Sua Lettera a Leone, commosso per il profondo spirito sacerdotale che la pervade.
Lo spietato Decreto e la Nota dell’ex-Sant’Uffizio, con la loro durezza verso chi ha la sola “colpa” di voler rimanere Cattolico, rivelano ancora una volta lo scisma in atto tra il Papa e il Papato stesso: la chiesa conciliare-sinodale che tenta di eclissare la Chiesa Cattolica.
Mentre si mostra indulgenza, se non aperta complicità, verso veri scismi e abusi di ogni genere, si riservano le pietre a chi custodisce e trasmette la Fede. Ed è proprio la vostra fedeltà a rendere evidente il fallimento della rivoluzione conciliare e la vitalità della Tradizione.
Ai sacerdoti, ai chierici e ai fedeli laici della Fraternità fondata dal Venerato Mons. Marcel Lefebvre, mi permetta, caro Don Davide, di dire con affetto: Non lasciatevi turbare. Rimanete saldi nella Fede, nella Dottrina immutabile, nel Sacerdozio e nella Santa Messa di sempre, fedeli a Santa Romana Chiesa, nella luminosa testimonianza a Cristo Re e Pontefice.
La Santissima Vergine Maria, Ausiliatrice dei Cristiani e debellatrice di tutte le eresie, vi protegga sempre e vi confermi nella Verità.
Cum Benedictione + Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 4 luglio MMXXVI

1 commento:

Anonimo ha detto...

LEFEBVRIANI, TUTTI ORA GRIDANO ALLO SCISMA. MA CHI HA DAVVERO SPEZZATO LA CHIESA?
( di Samuel Colombo )

"In questi giorni, in queste ore sono diventati tutti esperti di Chiesa, di diritto canonico, di obbedienza, di comunione.

Quattro vescovi consacrati senza mandato pontificio ed ecco comparire immediatamente le parole pesanti: scisma, rottura, disobbedienza, sfida al Papa.

Prevost diventa il Papa dell'unità.

Il buono di turno.

E i lefebvriani i ribelli.

Una narrazione perfetta.

Ma dov'erano tutti?

Dov'erano davanti ai dubia su Amoris laetitia?

Dov'erano davanti a Pachamama?

Dov'erano mentre sacerdoti, teologi, vescovi e semplici fedeli mettevano in guardia dalla deriva?

Dov'erano mentre chi difendeva la sana dottrina cattolica veniva marginalizzato, sanzionato, ridotto al silenzio?

Dov'erano davanti a San Gallo?

A Caffarra?

A Viganò?

Il fumo di Satana lo avete scoperto oggi?

Per anni lo avete respirato senza accorgervene.

E adesso quattro consacrazioni episcopali vi hanno improvvisamente restituito il dono del discernimento.

Attenzione.

Consacrare vescovi senza mandato pontificio è un atto canonicamente gravissimo.

Ma proprio perché la parola “scisma” è grave, smettiamola di usarla soltanto quando fa comodo.

Per oltre dodici anni abbiamo visto costruire una nuova impalcatura religiosa.

Una parola dopo l'altra.

Un gesto dopo l'altro.

Un'ambiguità dopo l'altra.

Una verità taciuta dopo l'altra.

Pachamama.

Lutero celebrato.

Il dialogo trasformato in annacquamento.

La fede chiamata continuamente ad adattarsi al mondo.

L'accoglienza indiscriminata e senza regole verso i clandestini e verso nuove forme di famiglia anti-Dio.

E davanti a tutto questo?

Comprendere.

Accompagnare.

Discernere.

Integrare.

La misericordia sembrava non avere confini.

Tranne quando si arriva alla Tradizione.

Allora torna la ghigliottina canonica.

Torna la legge.

Torna la scomunica.

Torna l'obbedienza assoluta.

Torna la parola “scisma”.

Perché?

Non sto dicendo che i lefebvriani abbiano automaticamente ragione.

Nel 1988 fu Giovanni Paolo II, un Papa che amo profondamente e considero un grande santo, a definire scismatico l'atto di Lefebvre.

Ma il 2026 non è il 1988.

In mezzo c'è Bergoglio.

E oggi il problema non sono soltanto quattro vescovi consacrati senza il permesso di Roma.

Il problema è una falsa Chiesa costruita dentro strutture che continuano a portare il nome della Chiesa cattolica.

Una Chiesa dell'uomo.

Una Chiesa del mondo.

Una Chiesa che non chiede più al mondo di convertirsi, ma chiede alla fede di adattarsi.

La vera Chiesa, però, non è morta.

Non morirà.

Non può morire.

Vive nel sacerdote che non piega il Vangelo allo spirito del tempo.

Vive nella famiglia che prega.

Vive nel fedele che non cambia Credo perché il mondo cambia linguaggio.

Vive in quelle piccole comunità che non si piegano. Non si arrendono. Resistono. Mentre sanguinano.

E ora Prevost viene presentato come il Papa dell'unità.

Benissimo.

Allora parliamo davvero di unità.

Non basta condannare quattro vescovi.

Abbia il coraggio di sconfessare l'operato di Bergoglio.

Abbia il coraggio di dire se Cristo è ancora l'unica Via, Verità e Vita.

Abbia il coraggio di scegliere se la Chiesa deve convertire il mondo o essere applaudita dal mondo.

Perché fino ad oggi ho visto soltanto un altro stile.

Più composto.

Più silenzioso.

Più tradizionale nell'immagine.

Ma lo stile non è la dottrina.

Un paramento non cancella una linea ecclesiale.

Una voce più pacata non modifica la direzione di una nave.

Prima il mondo ha amato Bergoglio.

Ora applaude Prevost.

E un Papa applaudito dal mondo dovrebbe sempre interrogare un cattolico.

Volete davvero parlare di scisma?

Parliamone.

Ma allora raccontiamo tutta la storia.

Le strutture possono essere occupate.

La falsa Chiesa può essere costruita.

Ma le porte degli inferi non prevarranno sulla Chiesa di Cristo.

E non prevarranno".