6 luglio /Il Sangue del Re umiliato
Sangue di Cristo, effuso nella coronazione di spine
Cari amici, buongiorno e buon inizio di settimana. Dopo la flagellazione, i soldati intrecciano una corona di spine e la pongono sul capo di Gesù. Gli mettono addosso un mantello, gli danno una canna come scettro, si inginocchiano davanti a Lui per deriderlo. È una scena di crudele parodia regale. L’uomo prende il Re vero e lo trasforma in oggetto di scherno. Il potere umano, quando perde il timore di Dio, diventa spesso teatro di umiliazione. E gli uomini, quando si sentono forti in gruppo, riescono a diventare terribilmente piccoli. Mistero sociologico? No, vecchia miseria del peccato.
La corona di spine ferisce il capo di Cristo. Il Sangue scende dal volto del Re umiliato. Quel volto che aveva guardato Pietro, Zaccheo, la Maddalena, i malati, i peccatori, ora viene coperto di sangue e sputi. Eppure proprio lì si rivela la regalità di Gesù. Non una regalità fondata sulla forza, sul dominio, sulla capacità di schiacciare i nemici. La regalità di Cristo è la signoria dell’amore che resta fedele mentre viene disprezzato.
Questa invocazione ci aiuta a comprendere che Cristo regna dalla sua umiliazione. Non perché l’umiliazione sia bella in sé, né perché l’ingiustizia diventi improvvisamente buona. Cristo regna perché nessuna umiliazione riesce a strappargli l’amore. Gli uomini possono vestirlo da re per deriderlo, e senza saperlo proclamano una verità più grande di loro. Possono porgli sul capo una corona di dolore, e senza volerlo indicano il Re che porta su di sé la maledizione del peccato. Possono piegare il ginocchio per scherno, e un giorno ogni ginocchio si piegherà davanti a Lui nella verità.
La corona di spine parla anche del nostro modo di pensare. Il capo ferito di Cristo redime l’intelligenza dell’uomo, spesso superba, confusa, ostinata. Quante spine nascono dai nostri pensieri: sospetti, giudizi, fantasie di rivalsa, orgoglio, pretese, interpretazioni cattive, memorie coltivate male. A volte la sofferenza non viene solo da ciò che accade fuori di noi, ma dal modo in cui continuiamo a rimuginarlo dentro. La mente, quando non è purificata dalla grazia, diventa una piccola officina di spine. E naturalmente lavora anche di notte, perché la produzione del tormento umano non conosce ferie.
Il Sangue del capo coronato di spine ci chiede di consegnare a Cristo i nostri pensieri. Non basta evitare il male esteriore. Occorre lasciar redimere l’interno, il luogo nascosto dove nascono le intenzioni, le letture della realtà, le immagini che ci facciamo degli altri e di noi stessi. Il cristiano non può vivere con una mente non evangelizzata. Può dire preghiere bellissime e continuare a coltivare dentro una stanza piena di spine.
Gesù coronato di spine insegna anche la dignità nell’umiliazione. Tutti, prima o poi, conosciamo momenti in cui veniamo fraintesi, ridicolizzati, messi da parte, giudicati senza possibilità di spiegazione. La tentazione è reagire cercando subito una rivincita. Cristo mostra un’altra via: restare nella verità senza consegnare il cuore all’amarezza. Tacere quando il silenzio è obbedienza, parlare quando la carità lo richiede, soffrire senza diventare interiormente deformati.
La pratica spirituale può essere semplice e severa. Proviamo a vigilare sui pensieri che incoronano di spine la nostra anima. Quando nasce un giudizio duro, una fantasia di rivalsa, un sospetto non necessario, possiamo fermarci e invocare il Sangue di Cristo. Non per cancellare magicamente ogni fatica, ma per chiedere che il nostro modo di pensare venga purificato. Una mente redenta diventa più libera. Non ingenua, non superficiale, non incapace di discernimento. Libera dall’ossessione di difendere continuamente il proprio piccolo trono.
Il Sangue della coronazione di spine ci conduce davanti al vero Re. Cristo non domina umiliando. Salva lasciandosi umiliare. Non si impone con la paura. Attira con l’amore crocifisso. Davanti a Lui possiamo deporre le nostre corone ridicole, quelle fatte di orgoglio, permalosità, bisogno di controllo, desiderio di approvazione. Il Re coronato di spine ci dona una regalità nuova: quella dei figli che non hanno più bisogno di schiacciare nessuno per sapere di valere davanti a Dio.
La corona di spine ferisce il capo di Cristo. Il Sangue scende dal volto del Re umiliato. Quel volto che aveva guardato Pietro, Zaccheo, la Maddalena, i malati, i peccatori, ora viene coperto di sangue e sputi. Eppure proprio lì si rivela la regalità di Gesù. Non una regalità fondata sulla forza, sul dominio, sulla capacità di schiacciare i nemici. La regalità di Cristo è la signoria dell’amore che resta fedele mentre viene disprezzato.
Questa invocazione ci aiuta a comprendere che Cristo regna dalla sua umiliazione. Non perché l’umiliazione sia bella in sé, né perché l’ingiustizia diventi improvvisamente buona. Cristo regna perché nessuna umiliazione riesce a strappargli l’amore. Gli uomini possono vestirlo da re per deriderlo, e senza saperlo proclamano una verità più grande di loro. Possono porgli sul capo una corona di dolore, e senza volerlo indicano il Re che porta su di sé la maledizione del peccato. Possono piegare il ginocchio per scherno, e un giorno ogni ginocchio si piegherà davanti a Lui nella verità.
La corona di spine parla anche del nostro modo di pensare. Il capo ferito di Cristo redime l’intelligenza dell’uomo, spesso superba, confusa, ostinata. Quante spine nascono dai nostri pensieri: sospetti, giudizi, fantasie di rivalsa, orgoglio, pretese, interpretazioni cattive, memorie coltivate male. A volte la sofferenza non viene solo da ciò che accade fuori di noi, ma dal modo in cui continuiamo a rimuginarlo dentro. La mente, quando non è purificata dalla grazia, diventa una piccola officina di spine. E naturalmente lavora anche di notte, perché la produzione del tormento umano non conosce ferie.
Il Sangue del capo coronato di spine ci chiede di consegnare a Cristo i nostri pensieri. Non basta evitare il male esteriore. Occorre lasciar redimere l’interno, il luogo nascosto dove nascono le intenzioni, le letture della realtà, le immagini che ci facciamo degli altri e di noi stessi. Il cristiano non può vivere con una mente non evangelizzata. Può dire preghiere bellissime e continuare a coltivare dentro una stanza piena di spine.
Gesù coronato di spine insegna anche la dignità nell’umiliazione. Tutti, prima o poi, conosciamo momenti in cui veniamo fraintesi, ridicolizzati, messi da parte, giudicati senza possibilità di spiegazione. La tentazione è reagire cercando subito una rivincita. Cristo mostra un’altra via: restare nella verità senza consegnare il cuore all’amarezza. Tacere quando il silenzio è obbedienza, parlare quando la carità lo richiede, soffrire senza diventare interiormente deformati.
La pratica spirituale può essere semplice e severa. Proviamo a vigilare sui pensieri che incoronano di spine la nostra anima. Quando nasce un giudizio duro, una fantasia di rivalsa, un sospetto non necessario, possiamo fermarci e invocare il Sangue di Cristo. Non per cancellare magicamente ogni fatica, ma per chiedere che il nostro modo di pensare venga purificato. Una mente redenta diventa più libera. Non ingenua, non superficiale, non incapace di discernimento. Libera dall’ossessione di difendere continuamente il proprio piccolo trono.
Il Sangue della coronazione di spine ci conduce davanti al vero Re. Cristo non domina umiliando. Salva lasciandosi umiliare. Non si impone con la paura. Attira con l’amore crocifisso. Davanti a Lui possiamo deporre le nostre corone ridicole, quelle fatte di orgoglio, permalosità, bisogno di controllo, desiderio di approvazione. Il Re coronato di spine ci dona una regalità nuova: quella dei figli che non hanno più bisogno di schiacciare nessuno per sapere di valere davanti a Dio.
Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare ricordava che la Croce è «cattedra di verità». Davanti al Re coronato di spine, questa cattedra insegna la vera regalità: restare figli nell’umiliazione e nell’amore, rinunciando al dominio, all’imposizione e alla difesa del proprio piccolo trono. ( cfr. S. Gaspare del Bufalo, Lettera 834, Epistolario III.)
Preghiera
Signore Gesù, Re coronato di spine, purifica i miei pensieri e guarisci la mia superbia. Liberami dal bisogno di approvazione, dal desiderio di dominare, dalla paura di essere dimenticato. Il tuo Sangue renda la mia mente più limpida e il mio cuore più umile, perché io sappia restare nella verità senza cercare corone false.
Giaculatoria
Sanguis Christi, in coronatióne spinárum emánans, salva nos.
Sangue di Cristo, effuso nella coronazione di spine, salvaci.
Don Mario Proietti

2 commenti:
“Dalla Santa Sede ci si attende un segnale ancora più chiaro e forte. È da decenni che tutti i sacerdoti e i fedeli legati al rito antico e a quella che, per comodità, indichiamo come la “pedagogia tradizionale della fede”, nella ferma volontà di non lacerare con lo scisma il corpo mistico di Cristo, vivono in uno stato di precarietà continua e non di rado di enorme difficoltà per poter accedere dei luoghi ove trovare questo tesoro inestimabile del rito antico. A costoro è sovente riservato un trattamento diffidente quando non apertamente ostile da parte dei vescovi e delle curie diocesane. Trovare una soluzione che sottragga questi fedeli ad una tale instabilità sarebbe il segnale più grande, da parte del Papa.
(Dall’intervento al Concistoro del card. Muller)
Dalle abominevoli manovre conservatrici della setta conciliare, liberaci, o Signore!
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