Mi segnalano la riflessione di un canonista, che riporto di seguito, in merito agli eventi di Ecône. Non tarderemo ad occuparci di Decreto e Nota esplicativa, confrontsta con la precedente.
È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori
e comunicazione pressappochista o di parte
Mi è stato chiesto da alcuni amici di esprimermi se le consacrazioni episcopali compiute ad Econe, costituiscano un atto di scisma e se l'eventuale comminanda formalizzazione della scomunica sia valida o no.
Il tema è complesso.
Papa S. Clemente I nella sua Epistola ai Corinzi aveva profetizzato che gli Apostoli ben sapevano, su divina ispirazione, che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale.
E così è stato nel corso dei secoli.Il motivo principale di contesa era dato dall'individuazione del soggetto da consacrare.
In passato, almeno secondo il diritto di Graziano, la persona del vescovo era scelta dal clero, facendosi divieto ad un Vescovo di designarsi un successore o che il presule fosse designato da laici.
Per cui, almeno sino al Concilio di Trento, non era previsto l'intervento del Papa nella nomina dei vescovi, se non in rari casi eccezionali, che non sto qui ad indicare.
Durante l'epoca del Concilio di Trento, stante anche la situazione politica dovuta alla Riforma, le autorità statali cominciarono a richiedere che fossero esse stesse a designare le persone da destinare all'episcopato. Fu così che intervennero i Papi. Il primo pontefice a richiedere le Lettere apostoliche per l'ordinazione episcopale fu papa Alessandro VII nel 1660. A seguire poi furono i Papi Benedetto XIV, Pio VI e soprattutto Pio IX ed, infine, S. Pio X, che si riservò il diritto di nomina o conferma della nomina: tale riserva fu trasfusa nella codificazione del codice di diritto canonico del 1917. Nella codificazione del 1983 non disse più che i vescovi fossero di nomina esclusivamente papale, ma che nondimeno constasse, prima dell'ordinazione, il mandato pontificio (can. 1013).
Qual era ed qual è oggi la sanzione in caso di consacrazioni senza mandato pontificio?
Nella codificazione del 1917 si comminava una semplice sospensione (a divinis), che erano solitamente sanate, perché in quell'epoca - tra fine '800 ed inizi '900 - le frequenti ordinazioni senza mandato sfociavano poi nella loro regolarizzazione.
La prospettiva cambiò negli anni '50 a seguito delle consacrazioni episcopali cinesi nella c.d. chiesa patriottica. In una serie di provvedimenti, emanati sotto Pio XII, si stabilì che quelle ordinazioni fossero illecite e che incorressero nella scomunica sia il consacrando sia il consacrante.
Negli anni '70 fu ripetuta la stessa sanzione nei confronti dei vescovi ordinati nella c.d. chiesa palmariana, che erano gravati da scomunica a prescindere dalla validità degli ordini conferiti (perché si dubitava anche della validità, essendo vescovi della linea di mons. Thuc, del quale si dubitava la piena capacità d'intendere e volere).
La previsione della scomunica è stata riprodotta nell'attuale codificazione canonica (can. 1387).
Ora, non vorrei entrare nella diatriba circa la sussistenza o no dello stato di necessità - da distinguere dallo stato di emergenza - che comunque per me sussiste (il pontificato di Leone sembra, ahimé, una riproposizione del regno di Francesco, un Francesco 2.0, più raffinato sì, ma pur sempre con le stesse logiche). Ciò su cui vorrei soffermarmi piuttosto è il vizio logico del c.d. mondo tradizionalista/conservatore, e dei giornalai di professione, sul punto.
Infatti, vi è un insanabile vizio logico nell'affermare che la Fraternità non godesse della "piena comunione" - tanto che taluno (per es., don Nicola Bux) li affiancava, quanto alla loro condizione, a quella degli ortodossi (per i quali ci furono le reciproche remissioni di scomuniche da parte di Paolo VI ed Atenagora) - e poi dolersi di un presunto "scisma" o "ferita alla Chiesa". Infatti, uno scisma o una ferita - vera o presunta - alla Chiesa può aversi solo se vi fosse stata la c.d. piena comunione; ma se questa faceva difetto, beh, allora, logicamente, non vi è alcuno scisma nè alcuna ferita. Non può aversi, infatti, logicamente, uno scisma dello scisma. Delle due l'una: o si ammette che, dal 2009 (cioè dalla remissione delle scomuniche ad opera di papa Ratzinger) sino ad oggi, era stata ricomposta la piena comunione, nel qual caso ha senso parlare di atto di scisma e di ferita (anche se per me, come detto, non esistono, stante la sussistenza dello stato di necessità); oppure se questa "piena comunione" e se la condizione della Fraternità era assimilabile a quella degli ortodossi, beh, è evidente, che la consacrazione di oggi non può qualificarsi come atto scismatico nè ferita. Al limite, le uniche conseguenze sarebbero quella della revoca delle remissioni delle scomuniche nei confronti dei due vescovi - consacrante e co-consacrante - e neppure nei confronti dei consacrati, visto che essi sarebbero pur sempre persone "non in piena comunione". la logica non è acqua. Per cui, bisogna decidersi quale linea s'intenda sposare.
Se, comunque, l'errore può essere giustificato nei confronti del semplice fedele, che non è a conoscenza di queste sottigliezze giuriudico-canoniche, certamente non lo si può tollerare nella lettera di Leone di due giorni fa, visto che lascia intendere che la Fraternità fosse in piena comunione: ma allora, mi domando, perché non ricevere persone in piena comunione? Del resto, se Leone ha ricevuto persino la sedicente arcivescovessa di Canterbury - che non è persona in comunione - a maggior ragione non poteva sottrarsi dal ricevere persone che egli stesso ritiene in comunione.
E meno male che, si dice, egli avrebbe studiato il diritto. Sarà ...
In ogni caso, alla Fraternità, va tutta la mia stima ed il mio apprezzamento.

16 commenti:
Ma perche' non si sono mossi nell'era di Francesco I Papa?
Dormivano?
Evidentemente Leone non ha cambiato la Curia perché doveva essere il suo sostegno...di aria fritta. Continuo a credere, a fasi alterne, che Leone prima o poi aprirà gli occhi. Il buono può diventare terribile se capisce l'inganno.
S. ROSARIO DEI BAMBINI - SABATO 11 LUGLIO 2026 - CENACOLO DI PREGHIERA - SCHIO VI
Carissimi amici,
vi informiamo che continuiamo con l'iniziativa del ROSARIO DEI BAMBINI; sappiamo quanto la Madonna chieda di pregare in questi nostri tempi travagliati e da quanti errori intellettuali e morali siano circondati anche i nostri piccoli; per questo abbiamo tutti bisogno della loro preghiera, della preghiera degli "innocenti" che si innalzi corale e forte come "incenso a Dio gradito".
La preghiera dei piccoli e umili di cuore è capace di salvare tutto perciò non manchiamo - per quanto possibile - di portare i nostri bambini a questo appuntamento semplice ma importante. Vi aspettiamo SABATO 11 LUGLIO dalle ore 15.00-16.00 al Cenacolo di preghiera di S. Martino di Schio.
Non mancate!!
La Segreteria
Movimento Mariano Regina dell'Amore
Per tutta la Chiesa di Cristo questo e' un momento di dolore.
Forse sarebbe il caso di fare un po' di silenzio?
Per la Chiesa di Cristo è un giorno di gaudio, perché il vero sacerdozio, i veri sacramenti e la vera dottrina saranno trasmessi per un'altra generazione. In attesa che migliaia di vescovi, finora immobili di fronte all'eresia, si destino.
Sarebbe bello se i blogs che si definiscono cattolici almeno per un giorno,
domani giorno di sabato, giorno della Madre Addolorata, velassero tutti
i loro articoli per evidenziare solo il Preziosissimo Sangue!
"Sanguis Christi, Novi et ætérni Testamenti, salva nos."
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza, salvaci.
don Mario Proietti
Per rispondere al commento delle 10:39 vorrei prima osservare che i vescovi "superstiti" non erano ancora tanto anziani da rendere "urgenti" nuove ordinazioni. Il Fellay ha 68 anni, il De Galarreta 69.
Anche la scusa che non bastano a coprire le esigenze della Fraternità (anzitutto ordinazioni e cresime) è per certi versi discutibile. E le grandi manovre sono iniziate in concomitanza con l'elezione di Leone XIV.
In particolare ricordiamo che nell'interregno bergogliano le cose andavano piuttosto bene (ottenendo il permesso per confessare e per benedire matrimoni): cosa vedeva in loro el Jesuita devastatore della vigna del Signore?
Ed anche: cosa hanno fatto per non farsi incasellare nello schema "riserva indiana"?
Chiediamoci pure: i quattro vescovi del 2026 sono stati scelti in quanto campioni di antimodernismo, o per motivi più "politici"?
Queste domande sono legittime e non intaccano il bene già compiuto e le necessità della Fraternità. E neppure intaccano i demeriti della gerarchia ecclesiale attuale.
A quelli che dicono che per la Chiesa è "un momento di dolore", vorrei chiedere se la dichiarazione di Abu Dhabi fosse un momento di gioia, o se lo fosse il dare una cattedra del Laterano al re d'Inghilterra, o se lo fosse l'onore tributato alla Pachamama, o se lo fosse la promulgazione del Traditionis Custodes...
@tralcio
Non mi trova d'accordo.
Saremmo senza papa?
Se ha guardato le consacrazioni su YouTube, avrà notato che il de Galarreta aveva una voce che sembrava venire dall'oltretomba, mentre il Fellay co-consacrante co-consacrava con faccia da funerale, come se fosse stato obbligato a farlo ma lo facesse con "riserva mentale".
La voce dall'oltretomba di de Galarreta comunque l'avrà sentita poco, perché due zelanti commentatori hanno coperto buona parte della cerimonia con le loro ciacole, a mo' delle dirette papali stile RaiUno.
Sui canali YouTube in lingua francese e inglese, invece, niente ciacole, la cerimonia tout court. Pensi che fortuna, noi italiani!
A proposito del Re d'Inghilterra, nominato qui sopra in un commento.
Sua Maestà Carlo III, sembra abbia deciso di cambiare il titolo del blasone reale, quello che recitava "Defensor fidei", "Defender of the Faith", si intende, della Fede cattolica o comunque cristiana.
Penserebbe di chiamarsi ora "Defender of the Faiths", "Difensore delle fedi", in omaggio al multiculturalismo religioso, predominante ovviamente in Inghilterra.
Un mutamento epocale, nonostante si tratti di uno scismatico ed eretico - un ulteriore segno della decadenza inarrestabile.
Quel titolo fu dato dal papa del tempo allo sciagurato Enrico VIII, proprio lui. E perché? Perché quando scoppiò la rivoluzione luterana, il giovane Enrico scrisse un libretto in difesa della religione cattolica, contro Lutero. Libretto di non gran valore teologico, ma comunque il papa apprezzò l'intenzione e diede il famoso titolo onorifico al giovane Re. Che poco dopo, volendo disfarsi della moglie e far annullare il matrimonio, scassò tutto facendosi lui capo della religione cristiana in Inghilterra etc. e impadronendosi dei beni ecclesiastici, una ruberia nazionale cui invitò l'aristocrazia del suo paese.
Teologicamente, Enrico VIII non divenne mai protestante, mantenne la vecchia Messa. Mantenne però l'idea assolutamente pazzesca di essere lui il capo della religione cattolica: quello di Roma era solo "cattolicesimo romano" mentre il vero cattolicesimo sarebbe stato quello che poi divenne l'anglicanesimo. Follia pura ma tant'è. Negli ultimi tempi, malato e sempre di cattivo umore (aveva mandato al patibolo due delle sue mogli, oltre al resto), si riavvicinò alla Chiesa ma solo con qualche atto di cortesia : non si pentì mai. Secondo la leggenda sarebbe morto subito dopo aver bevuto un ultimo boccale di vino.
Vedi com'è ridotto oggi l'anglicanesimo, in mano alle femministe e ai sodomiti, pensa te che goduria.
Papa Leone vuol farci fare la stessa fine.
Historicus
"In particolare ricordiamo che nell'interregno bergogliano le cose andavano piuttosto bene (ottenendo il permesso per confessare e per benedire matrimoni): cosa vedeva in loro el Jesuita devastatore della vigna del Signore?"
Ma anche, cosa vedevano i lefebvriani nel Jesuita devastatore della vigna del Signore?
Si dice che fossero pappa e ciccia con lui già ai tempi in cui era Arcivescovo di Buenos Aires...
Nell'interregno bergogliano, ad ogni buon conto, non avrebbero dovuto accettare il permesso di confessare e benedire matrimoni con gioia, bensì chiarire che lo facevano per "stato di necessità", "per il bene delle anime" e compagnia bella, senza ricevere permessi da una autorità e da una Chiesa ritenute eretiche. Ora l'accettazione di un permesso offerto da una falsa ed iniqua autorità gli si riflette contro: la falsa ed iniqua autorità quel permesso glielo ha tolto. Chi ha il potere di dare, ha anche il potere di togliere.
Sarebbe bello se il Papa pregasse il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. Finora, però, non si trova alcun riferimento particolare dal Papa al Preziosissimo Sangue che ci ha redenti. Al contrario, le intenzioni di preghiera del mese di luglio sono state dedicate al rispetto della vita umana in tutte le sue fasi.
A questo punto mi pongo una domanda che molti considereranno eccessiva, ma che ritengo del tutto legittima: la Chiesa conciliare crede ancora che l'uomo abbia un'anima immortale da salvare?
Se la risposta è sì, perché questa preoccupazione sembra quasi assente dal discorso ecclesiale contemporaneo? Perché si parla continuamente di dignità, fraternità, dialogo, inclusione, ecologia, migrazioni e pace, mentre si parla sempre meno di conversione, di grazia, di peccato, di giudizio e di salvezza eterna?
Documenti come Fiducia Supplicans, Amoris Laetitia, il documento di Abu Dhabi e Fratelli Tutti vengono presentati come grandi conquiste pastorali. Tuttavia, in essi è difficile trovare quella drammatica urgenza per la salvezza delle anime che ha animato la predicazione cattolica per secoli. Si ha spesso l'impressione che il problema principale dell'uomo non sia più la perdita della vita eterna, ma la mancanza di dialogo, di riconoscimento reciproco o di inclusione sociale.
Prendiamo il caso della vescova anglicana Sarah Mullally. Ha un'anima immortale oppure no? Se la risposta è sì, come si può non desiderare ardentemente che abbracci integralmente la fede cattolica? Come si può considerare sufficiente un dialogo permanente che non abbia come fine la conversione alla verità?
L'ecumenismo conciliare sembra aver sostituito la missione con la conversazione e la conversione con la ricerca di formule accettabili per tutti. Ma la verità non nasce dal consenso. La verità è Cristo, e Cristo ha affidato alla Chiesa il compito di insegnare tutte le nazioni, non di negoziare con esse.
Nel frattempo gli uomini continuano a morire. I tedeschi muoiono. I cinesi muoiono. Gli anglicani muoiono. I musulmani muoiono. E se l'antica dottrina cattolica è vera, il loro destino eterno non dipende dal successo del dialogo interreligioso, ma dal rapporto che hanno avuto con la verità e con la grazia di Dio.
Per questo la domanda rimane: dov'è oggi la preoccupazione per la salvezza delle anime?
Mons. Tissier de Mallerais è sempre sembrato godere di una salute relativamente fragile. Nel 2024 le sue condizioni fisiche si sarebbero aggravate in modo più marcato e sono circolate notizie — mai confermate ufficialmente — secondo cui sarebbe stato gravemente malato. Purtroppo, nel settembre di quello stesso anno, subì una caduta sulle scale del seminario di Ecône e venne a mancare l'8 ottobre 2024 in conseguenza della caduta. Dopo la sua morte rimasero soltanto due vescovi della Fraternità, entrambi già in età avanzata, per far fronte alle esigenze di un apostolato diffuso in tutto il mondo. Fu in questo contesto che si iniziò a considerare la necessità della consacrazione di nuovi vescovi.
Catechismo Chiesa Cattolica.
Paragrafi 675, 676, 677.
Più chiaro di cosi…
Terzo segreto di Fatima.
2 Tessalonicesi
Capitoli finali Apocalisse.
La Chiesa non può conoscere un epilogo trionfale nel plauso mondano, ma non può che seguire il Suo Signore nella Pasqua: il Risorto è il giudizio sui poteri che hanno voluto la via Crucis e il Calvario. Anche la Chiesa li deve vivere.
La luce che squarcia il buio del sepolcro non viene da fuori, ma da dentro. La luce non è prometeica, ma di Cristo. Quando Dio vuole, tutto avviene istantaneamente, capovolgendo qualsiasi situazione apparentemente indirizzata a volgere altrimenti.
Questo è pacificante nella fede e terribile nella storia. Consola beatamente l’afflizione e la persecuzione, anche sentendo bruciare le piaghe. Vade retro, se si pensasse di sfangarla.
Fellay ha 68 anni, il De Galarreta 69. Non sono decrepiti. Ho personalmente conosciuto il De Galarreta l'anno scorso a Rimini, in occasione delle cresime al priorato Madonna di Loreto, ed era una persona nel pieno del vigore fisico, tonico, partecipe, lucido... Niente a che vedere con lo "zombie" delle consacrazioni del 1 luglio scorso. Così come mi è sembrato irriconoscibile Mons Fellay.
Certo, in un anno possono succedere tante cose, la salute può peggiorare e così via. Forse erano entrambi solo concentrati, raccolti, compresi nel loro ruolo...
Mi è sembrata del tutto irrituale l'omelia tenuta da Don Pagliarani, un semplice prete che dà "lezioni" ai futuri vescovi. Del tutto anti-tradizionale.
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