Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 11 luglio 2026

Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano e benedicono l’anniversario di una coppia omosessuale. E per Roma tutto va bene

Qui l'indice degli articoli sulla Fiducia supplicans.
Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano e benedicono l’anniversario di una coppia omosessuale. E per Roma tutto va bene

Una “messa di ringraziamento” per i cinquant’anni di vita comune di due attivisti omosessuali, un’omelia che ha presentato la loro relazione come un dono di Dio, una solenne benedizione liturgica impartita dal clero senza alcuna sanzione o rimprovero da parte di Roma, probabilmente troppo impegnata a cercare di scomunicare la Tradizione cattolica condannando la Fraternità sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali.

Questo il quadro. Non un incubo, bensì ciò che è realmente successo il 13 giugno 2026 alla presenza del cardinale domenicano Timothy Radcliffe, già maestro generale dell’Ordine dei predicatori, del vescovo John Crowley, vescovo emerito di Middlesbrough, del vescovo John Rawsthorne, emerito di Hallam, di padre Jim O’Keefe, celebrante principale della messa, e del canonico Chris Vipers, parroco.

La messa, celebrata nella chiesa dei Santi Apostoli, situata nell’elegante quartiere di Pimlico, nel cuore della City di Londra, è stata organizzata per celebrare i cinquant’anni di “amicizia, collaborazione e impegno per la giustizia” tra Julian Filochowski e Martin Pendergast, due attivisti gay che convivono dal 1976 e sono uniti civilmente dal 2006.

I due uomini sono tra i fondatori di LGBT+ Catholics Westminster, organismo di apostolato ufficiale per le persone LGBT nell’arcidiocesi di Westminster. Più di centocinquanta persone provenienti da diversi paesi hanno partecipato alla celebrazione, accolta con favore da New Ways Ministry, organizzazione americana che da tempo si batte per l’approvazione delle unioni tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa.

Nei loro discorsi di benvenuto, i due hanno presentato la celebrazione come un segno di profondo cambiamento all’interno della Chiesa. Hanno ricordato che nel 2001 a diversi vescovi era stato impedito di partecipare alla messa per il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio e che nel 2006 non avevano potuto celebrare una messa di ringraziamento per la loro unione civile. Dopo aver contrapposto questi rifiuti al clima instaurato sotto il pontificato di papa Francesco e alla possibilità ora concreta di benedire le coppie dello stesso sesso, uno di loro ha concluso davanti all’assemblea affermando: “Come sono cambiati i tempi!”.

Padre O’Keefe ha accolto con favore la partecipazione dei tre prelati, grazie ai quali l’assemblea ha potuto, per usare le sue stesse parole, “celebrare l’amore di due uomini che sono onorevolmente cattolici e onorevolmente omosessuali”.

Il religioso ha spiegato che le obiezioni sollevate venticinque anni prima derivavano principalmente dalla “paura della differenza, dalla paura dell’amore, dalla paura di due uomini che si amano”, equiparando tali obiezioni alle paure suscitate da razza, cultura, differenze sociali, beni materiali o genere. Un sofisma evidentemente volto a escludere qualsiasi giudizio morale cattolico su queste relazioni.

O’Keefe ha infine riassunto il suo intervento con una frase che è diventata il filo conduttore della giornata: “Allora era allora; adesso è adesso”. Dopo aver citato una lettera di papa Francesco in cui Bergoglio pregava affinché i due uomini potessero sperimentare l’amorevole presenza del Signore “secondo gli insegnamenti del Vangelo”, il celebrante ha concluso: “Siamo andati avanti”.

Nella sua omelia, il cardinale Timothy Radcliffe ha cercato di fornire una giustificazione teologica a quanto la liturgia aveva appena sancito. Il metodo? Collocare la relazione omosessuale nella categoria dell’amicizia, per poi applicare a tale amicizia il linguaggio più elevato della comunione trinitaria, ecclesiale ed eucaristica.

Riferendosi al voto che sarebbe stato pronunciato dopo la comunione per “celebrare e valorizzare i nostri legami di amicizia come doni di Dio”, il cardinale si è rivolto direttamente ai due uomini: “Nel vostro caso, Martin e Julian, sono passati cinquant’anni”.

Poi ha approfondito il suo ragionamento: “L’amicizia è un modo in cui Dio opera nelle nostre vite per trasformarci. Potremmo dire che queste due mani rappresentano il Figlio, che è l’amico, e lo Spirito Santo, che è l’amicizia. Pertanto, ogni amicizia buona, sana e santa, vissuta nel modo giusto, partecipa alla vita stessa di Dio”.

Attraverso un commento alla storia dei discepoli sulla via di Emmaus, il cardinale ha paragonato implicitamente i due discepoli ai due uomini che gli stavano di fronte: “Gesù non si presenta loro per dire: vi sbagliate. Non cerca di costringerli ad aprire gli occhi. Cammina con loro anche quando sembrano andare nella direzione sbagliata. Dà loro lo spazio di cui hanno bisogno per scoprire le cose da soli”.

Il cardinale ha poi collegato questa interpretazione all’Eucaristia: “I loro occhi si sono aperti quando Gesù ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato loro. Questo è il gesto fondamentale dell’amicizia generosa. Ed è questa Eucaristia che anche noi ora condividiamo”.

Così, con questo gioco di prestigio oratorio, la comunione sacrilega di una coppia innaturale è stata di fatto autorizzata di fronte all’intera assemblea.

Il video integrale della celebrazione mostra persino uno dei due coniugi omosessuali mentre distribuisce il Preziosissimo Sangue ai fedeli durante la comunione.

La liturgia novus ordo era perfettamente in sintonia con l’evento.
Una delle intenzioni della Preghiera dei fedeli ha auspicato che la Chiesa sappia “custodire tutte le relazioni d’amore come segni dell’amore di Dio in mezzo a noi”. La preghiera sulle offerte ha evocato un mondo in cui “vengono celebrati l’amicizia e l’impegno”. Dopo la comunione, si è pregato così: “Ci siamo riuniti qui oggi per celebrare una fedele unione nella gioia dell’amore e nella ricerca della giustizia”. E l’unione è stata poi presentata come prefigurazione “profetica di una visione di relazioni riconciliate, di un nuovo cielo e di una nuova terra”.

Prima della benedizione finale, il canonico Chris Vipers ha dichiarato che la messa è stata “un’occasione davvero meravigliosa e storica”. Poi, rivolgendosi direttamente ai due uomini, ha aggiunto: “Sono profondamente onorato che abbiate scelto questa chiesa per la vostra celebrazione odierna”.

La cerimonia si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia, impartita secondo un testo prestabilito dal clero riunito attorno all’altare: “Rendendo grazie perché la Chiesa offre la sua benedizione a coloro che la chiedono in spirito e verità, preghiamo te, Dio d’amore, di effondere la tua grazia su Julian e Martin in occasione del cinquantesimo anniversario della loro unione. Possa il loro amore continuare a essere generoso, sempre attento ai bisogni degli altri, e possa rafforzare tutto ciò che li unisce”.

È innegabile che lo scopo di questa benedizione fosse esplicitamente “la loro relazione”.

Alcuni hanno cercato di ridurre questo vero e proprio scandalo a un semplice abuso. Hanno sostenuto che la dichiarazione “Fiducia supplicans” pubblicata da papa Francesco nel dicembre 2023 specificava che non si poteva parlare di benedizioni ritualizzate, integrate in una celebrazione liturgica o suscettibili di essere interpretate come un’approvazione dell’unione.

Ma chi dà questo giudizio non si rende conto che, sin dal Concilio Vaticano II, il metodo liberale è stato costante: prima sovversivo e poi trasgressivo, consiste nell’introdurre l’ambiguità per poi trarre gradualmente da essa tutte le conseguenze che inizialmente si negavano.

Qui le barriere vengono abbattute in tre fasi.

Primo passo: benedizione impossibile, ma elementi positivi

Il “Responsum ad dubium”, pubblicato il 15 marzo 2021 dalla Congregazione per la dottrina della fede, ha ricordato che “la Chiesa non ha il potere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso”, ma nello stesso tempo ha aperto uno spiraglio riconoscendo l’esistenza di certi “elementi positivi” che possono essere riscontrati in situazioni oggettivamente contrarie alla legge di Dio.

Secondo passo: benedizione possibile, ma non liturgica

Due anni dopo, la dichiarazione “Fiducia supplicans”, approvata da papa Francesco e pubblicata dallo stesso Dicastero, ha compiuto un ulteriore passo affermando al paragrafo 31: “Nell’orizzonte così delineato si apre la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidarne ufficialmente lo status né modificare in alcun modo il perenne insegnamento della Chiesa sul matrimonio”.

Quasi a voler rassicurare, il documento aggiungeva immediatamente, al paragrafo 40: “Tale benedizione non deve mai essere impartita in competizione con, né in relazione a, riti di unione civile. Né deve essere eseguita con abiti, gesti o parole specifici di un matrimonio”.

Terzo passo: la benedizione liturgica di fatto

E ora ecco che, nel 2026, diversi prelati di alto rango hanno tratto le conseguenze del § 31 e, ignorando il modesto § 40, hanno partecipato alla cerimonia di Londra senza che Roma abbia emesso alcuna sanzione o rimprovero pubblico a fronte di un pubblico scandalo.

Una conseguenza prevedibile
I difensori della “Fiducia supplicans” affermano che tale dichiarazione non apre alcuna strada al riconoscimento delle unioni omosessuali, eppure i fatti dimostrano quanto ipocrita e, in pratica, inefficace rimanga questa distinzione.

Quanto accaduto a Londra ha sfacciatamente oltrepassato ogni limite, con una messa organizzata per celebrare un’unione tra persone dello stesso sesso, un rinnovo pubblico delle promesse nuziali della coppia e poi una solenne benedizione liturgica secondo una formula prestabilita. I partecipanti non si sono forse attenuti, in sostanza, al principio stabilito dalla “Fiducia supplicans”, che di fatto conferisce una certa legittimità alle unioni contro natura? Perché, dunque, fermarsi a metà strada?

Autorizzando, per la prima volta, le benedizioni impartite a coppie che convivono pubblicamente in una situazione oggettivamente contraria alla legge di Dio, la dichiarazione ha introdotto un’ambiguità che non poteva che favorire interpretazioni sempre più ampie. Quando diventa possibile benedire una coppia, pur dichiarando di non benedire la loro unione, il confine tra l’individuo e la relazione oggettivamente disordinata finisce inevitabilmente per sfumare.

La celebrazione di Londra è solo uno degli sviluppi logici della Fiducia supplicans, documento ha creato il quadro pastorale in cui tale approvazione ha potuto gradualmente affermarsi.

Da una trasgressione all’altra
La celebrazione è stata inoltre caratterizzata da diverse altre trasgressioni. Basti pensare che il Vangelo è stato presentato sotto forma di “proclamazione dialogata” da suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, l’organizzazione che si batte per l’approvazione dell’omosessualità da parte della Chiesa, e dal teologo James Alison.

Quando una messa simile fu celebrata per il venticinquesimo anniversario di matrimonio della stessa coppia, il cardinale Joseph Ratzinger chiese provvedimenti disciplinari ed espresse la sua insoddisfazione per la reazione, che considerava troppo timida, dell’episcopato inglese.

Venticinque anni dopo, una celebrazione simile, concelebrata da un cardinale e due vescovi, si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia e finora non ha suscitato alcuna reazione da parte di Roma. La rivoluzione dell'”uomo che si fa Dio” è progredita e si fa beffe di coloro che ne deplorano gli effetti, mentre ne apprezzano le cause.

La dottrina cattolica non cambia
Tuttavia, la dottrina della Chiesa non può cambiare, perché Dio non cambia. Il catechismo tradizionale insegna che gli atti omosessuali sono peccati impuri contro l’ordine naturale che “gridano vendetta davanti a Dio”. Specifica inoltre che “i peccati che gridano vendetta davanti a Dio sono tra i più gravi e i più disastrosi, perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e così odiosi da provocare la punizione di Dio più di ogni altro”. [1]

Gli eventi di Londra dimostrano fino a che punto può spingersi l’attuale crisi nella Chiesa, quando le massime autorità sembrano più preoccupate di assecondare, dialogare e incoraggiare gli errori del mondo che di richiamare la legge di Dio.

Il rimedio resta quello insegnato dal catechismo di tutti i tempi: “Ciò che serve in particolare a tenerci lontani dal peccato è il pensiero che Dio è ovunque e che vede i segreti dei cuori, e la considerazione delle cose ultime, cioè di tutto ciò che ci aspetta alla fine di questa vita e alla fine del mondo”. [2]

infovaticana – lifesitenews – fsspx News
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1 Catechismo di san Pio X, domanda 154.
2 Catechismo di san Pio X, domanda 155.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Un atto sessuale “contro natura” è l’uso improprio di parti del corpo destinate ad altra funzione: comporta dei danni agli organi usati impropriamente, non soltanto eventuali malattie trasmissibili. Tutto questo, la Chiesa non lo considera? …perché li avvalla, li benedice? E intanto negli ambiti “formativi” si sono introdotti (e sarà sempre peggio) insegnanti, insegnamenti, materiale che corrompono ed uccidono coloro che devono essere custoditi con massima cura e fatti crescere secondo verità: i nostri bambini e ragazzi. Tutto questo è inammissibile, insostenibile. Dov’è la levata di scudi nei confronti della Chiesa che prende certe posizioni da parte dei cattolici che ora gridano, con grande facilità: “scisma”?

Anonimo ha detto...

Inappuntabile la dichiarazione di uno dei due "diversamente maschi":
“Come sono cambiati i tempi!”.
C. Gazzoli