venerdì 2 maggio 2014

Loreto, 9 maggio. Anticipazione recensoria della Lectio magistralis di E.M. Radaelli

Venerdì 9 maggio prossimo, su invito dell'Osservatorio Medico "Ottaviano Paleani" (organo del Centro Studi Lauretani), con il patrocinio della Delegazione Pontificia, a Loreto, nella Sala Pomarancio alle ore 18, il filosofo Enrico Maria Radaelli terrà una Lectio magistralis su un tema inconsueto, proposto dallo stesso studioso, Il sorriso di Dio, il sorriso dell’uomo. Il sottotitolo - Genesi metafisica, sviluppo teleologico, suo stato attuale -, per chi conosce le guides lines su cui da anni lavora il discepolo più noto di Romano Amerio, aiuta a capire subito dove l’oratore andrà presumibilmente a parare, specie se si considera che oltretutto egli è Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Estetica dell’ISCA, l’International Science and Commonsense Association, piccolo ma combattivo circolo filosofico cattolico fondato da monsignor Antonio Livi (oggi Decano emerito di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense) ancora quando questi era colà docente di Filosofia della Conoscenza. Fu appunto all’“Università del Papa” che il filosofo del Senso comune conobbe Radaelli e fu lì che gli fece tenere per tre anni delle importanti lezioni - il saggio di Radaelli Ingresso alla Bellezza fu inserito come uno dei testi del Corso di Livi - per avvalorare i risvolti “estetici” della metodologia per una sana filosofia gnoseologica.

Si può ben immaginare, dunque, il percorso della Lectio, perché quando Radaelli parla di “genesi metafisica”, sicuramente parla di san Tommaso - s'intende d'Aquino - e certamente parla della SS. Trinità. Da convinto filosofo “realista” qual è, egli parlerà di qualcosa che si può definire come “sorriso di Dio” in relazione a ciò che si può ricavare solo compulsando il De Trinitate di san Tommaso.

Ricordo un articolo apparso su l'Espresso del febbraio 2008 dal titolo: Tutti a vedere il "sacro teatro dei cieli". Un teologo fa da guida. Sandro Magister, nel presentare il saggio di Radaelli "Ingresso alla bellezza", vi riportava il testo pubblicato in quei giorni dall'Osservatore Romano [qui], in cui il filosofo partecipava di quella "mirabile estasi di massa alla quale accedono adoranti i fedeli da duemila anni" sotto la volta della cupola della chiesa del Gesù a Roma. Oltre a non dimenticare "le pareti e le volte delle sacre stanze destinate all'Eucaristia", egli proponeva con notevole suggestione, a metafora della Trinità, le cupole delle chiese barocche, con i loro cieli affollati di nuvole, di angeli, di santi; cupole specialmente “affollate”, per così dire, di Dio, dove la Mente del Padre - spiegava il filosofo - era significata evidentemente dai potenti muri della volta, il “moto” dello Spirito Santo era significato dalla “trasudazione” delle figure che venivano “emanate” dai muri di volta agli affreschi, e la Parola, il Logos, era significato infine proprio dagli affreschi e dalle figure rappresentate. Era qui lo scatto in più dello studioso: molto tomisticamente, egli faceva osservare che quelle meraviglie che si potevano rimirare sulle sacre cupole, né ci sarebbero e né si vedrebbero, se a integrare i due classici “nomi” con cui siamo abituati a chiamare da secoli l’Unigenito - Figlio e Parola (o anche Logos, Pensiero, Verbo, Verbum) -, che poi non sono altro che le qualità sostanziali che Lo riguardano, non vi fossero altri due di questi nomi, o qualità che dir si voglia. Questi nomi sono, secondo Radaelli, compulsata la Summa theologiæ di san Tommaso, Imago e Splendor, Immagine e Splendore. Il primo, spiega, per poter configurare, delineare la Parola, il secondo per poterla rendere visibile. Riconoscere nel Figlio tanto la "Imago" quanto il "Verbum" del Padre, permette di ristabilire un legame forte, soprannaturale, tra Bellezza e Verità; il che diventa tanto più salutare in un tempo scoordinato, di disorientamento ma anche di deformazione, come il nostro.

Come leggiamo sul pregevole sito Aurea Domus, negli oltre sette secoli intercorsi dai tempi di san Tommaso a oggi, nessuno si occupò mai, scavando nelle limpide scoperte teologiche dell'Aquinate, di queste due “qualità sostanziali” dell’Unigenito. Della loro esistenza non si accorse neanche Umberto Eco, che pure aveva fondato la sua fortuna di semiologo sulla sua celebre tesi di laurea Il problema estetico in san Tommaso d’Aquino, più volte ristampata. Solo Hans Urs von Balthasar, ho appreso dallo stesso Radaelli, ne prese diligentemente nota nel secondo volume di Teologica. Ma nessuno vi ha mai impostato intorno un’estetica, come ha fatto lui.

Magister aveva colto evidentemente la rilevanza di un pensiero che, pur provenendo da uno studioso noto per le sue posizioni critiche verso la Chiesa postconciliare[1], veniva pubblicato sul “giornale del Papa”, che non mancò di ospitare altri articoli del dissidente. Malgrado ciò, le vaste aperture estetiche di Radaelli, che di certo costituivano e costituiscono un nuovo e formidabile asse su cui imbastire la conoscenza della dottrina cattolica, oltre che rinvigorire la cultura occidentale di nuovi muri portanti, non hanno per ora scalfito la crosta di indifferenza che pervade la correlazione approfondita dai suoi studi tra pensiero e immagine, sostanza e linguaggio, contenuto e forma. Correlazione che lo porta poi a denunciare l’attuale situazione ecclesiale (ma anche civile e antropologica) come situazione molto delicata, forse al limite della pericolosità, cioè di rottura; questa tuttavia da escludere per le promesse divine che preservano la Chiesa. Lo testimoniano i suoi lavori più recenti: La Bellezza che ci salva, prefato da Antonio Livi, e Il domani -  terribile o radioso? - del dogma, prefato da Roger Scruton, noto difensore delle conquiste della cultura occidentale. Proprio su La Bellezza che ci salva dicevo [qui]:
Il testo è frutto di uno sforzo intellettuale intriso di preghiera, anzi di adorazione, diretto ad affrettare il tempo in cui il Trono più alto stabilisca che il linguaggio immerso nell’orizzonte Trinitario dell’arte sacra, discendente dal Nome Imago, ha la stessa potenza veritativa del linguaggio magisteriale discendente dal Nome Logos – e a questo obbediente – proteggendo oggi i fedeli dalle nuove eresie iconologiche come da sempre li ha difesi da quelle logiche, anch’esse tuttavia da ricondurre nei loro argini dai quali sono esondate, invadendo territori che dovevano e devono essere invece custoditi con sacro timore.
Dialogando con Radaelli e confrontandomi con i suoi scritti, colgo l'intenzionalità sempre fortemente propositiva, che possiamo aspettarci anche in questa advenienda Lectio magistralis, poiché il focus del pensatore è da sempre l’essenza dogmatica della Chiesa. Ci attendiamo dunque, alla luce dei suoi studi su forma e linguaggio, che egli dimostrerà come e quanto il sorriso dell’uomo possa conformarsi a quello divino solo attraverso il riemergere di un linguaggio e di una forma “dogmatici”, ovvero, come dice lui, carichi della « ambienza dogmatica » che avrebbe da sempre sostanziato la dottrina e l’insegnamento della Chiesa. Staremo a vedere. E condivideremo.
Maria Guarini
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1. Solo tre anni prima Radaelli aveva pubblicato, curandone la Postfazione, un’ottima monografia su Romano Amerio, autore del celebre Iota unum. Ho avuto la ventura di curare e moderare la presentazione dell'Edizione Lindau del 2009, i cui Atti (la mia introduzione e le pregevoli relazioni dello stesso Radaelli, Mons. Antonio Livi, Don Curzio Nitoglia, Francesco Colafemmina) costituiscono un capitolo del mio testo: La Chiesa  e la sua continuità. Ermeneutica e istanza dogmatica dopo il Vaticano II, DEUI, Rieti 2012.

20 commenti:

Anonimo ha detto...

Se qui siamo alla "Bellezza salverà il mondo", ricordo che è la Croce di NSGC che ha salvato il mondo.

Zag ha detto...

Scusate l'OT, ma avrei una domanda: se oggi un giovane sentisse il desiderio di entrare nella famiglia dei Francescani dell'Immacolata ingiustamente perseguitati, se questo giovane volesse fare un discernimento vocazionale, è ancora possibile intraprendere questa strada e seguire Cristo con il carisma di Padre Stefano M. Manelli oppure è stato sostituito dal carisma di padre Volpi?

mic ha detto...

Chi ha letto Radaelli, sa che una dichiarazione del genere non ha motivo di esserci.
La Bellezza, insieme alla Bontà e alla Verità è uno degli attributi di Dio e né Radaelli né nessuno di noi la prende in considerazione separatamente dagli altri o la usa come slogan.

Non a caso scrivevo nell'articolo:
Riconoscere nel Figlio tanto la "Imago" quanto il "Verbum" del Padre, permette di ristabilire un legame forte, soprannaturale, tra Bellezza e Verità; il che diventa tanto più salutare in un tempo scoordinato, di disorientamento ma anche di deformazione, come il nostro.

Inoltre nel cristianesimo la 'via Pulchritudinis' è stata sempre ritenuta capace di guidare la mente e il cuore verso l’Eterno, elevandoli fino alle altezze di Dio.

Cito da Benedetto XVI:
"... la “via pulchritudinis”, la via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di Dio. Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?” (Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134).
Cari fratelli e sorelle, ci aiuti il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio."

Infine, a proposito della Croce del Signore, non mi pare venga MAI né minimizzata né oltrepassata sia qui che negli scritti di Radaelli.

dal web ha detto...

rispondo a Zag:

purtroppo i FFI cominciano a normalizzarsi. Leggete qui:

Ad un anno dal “commissariamento” del giovane ordine religioso, si avvertono i primi segnali di “normalizzazione” culturale.

La metamorfosi di un Ordine:

I Francescani dell’Immacolata e l’assedio del «pensiero unico»

http://www.formiche.net/2014/04/30/i-francescani-dellimmacolata-lassedio-del-pensiero-unico/

come regime volle.......
sarà il loro ADEGUAMENTO un esempio di "martyrion" ?
(valutate voi)

murmex ha detto...

Apprezzo molto il prof.Radaelli,ho tratto da un suo libro (il futuro...del dogma),comprato dopo che ho visto chge conteneva un intervento dell'ottimo mons.Oliveri,insegnamenti importanti.Ho da sempre sentito istintivamente lo stretto collegamento fra Bontà,Verità,Bellezza (in verità ,già intuito,per bontà e bellezza,ma non credo escludessero la verità,dai greci,con la sola ragione naturale),ma il libro mi ha chiarito razionalmente la sua causa profonda

Andrea Carradori ha detto...

Grande Mic ! Che bell'articolo !

mic ha detto...

""L'ottimo mons. Oliveri? Caro Murmex ottimi erano e sono i Vescovi coerenti....""


Scelgo di non render noto il seguito, perché quando si critica un vescovo, non lo si può fare nell'Anonimato.

mic ha detto...

Son contenta che ti piaccia, Andrea :)

Cinghiale ha detto...

Personalmente, sconsiglierei a qualsiasi giovane, maschio o femmina che fosse, di entrare nei FI, frati o suore, per un motivo soprattutto: l'incertezza della futura sopravvivenza dell'Istituto...

Silente ha detto...

Il tema della Bellezza è essenziale, perché intimamente collegato all'ontologia divina e alla metafisica. E', come giustamente puntualizzato da Mic, uno degli attributi di Dio. In quanto tale, anche fonte di salvezza, individuale e collettiva, come sosteneva Dostoevskij.
E' significativo, molto significativo, che la difesa della bellezza, così come definita da San Tommaso (claritas, integritas, debita proportio) sia caratteristica comune - e accomunante - dei tradizionalisti.
Il modernismo, così segnato da quella "perdita del centro" così ben denunciata da Hans Sedlmayr, sembra caratterizzarsi per l'orientamento al brutto, all'informe, al dissonante, allo sciatto, sia che si tratti di liturgia, di musica, di arti figurative. Segnali inferi.
Radaelli è veramente magistrale, su questo tema e non solo. Sarei molto grato a Mic se pubblicasse il suo intervento.

Anonimo ha detto...

Mi spiace tanto per lei, liberissima di accettare o no la verità, resta il fatto oggettivo innegabile. Lei comunque è una ipocrita qui non si fa che criticare anonimamente il Papa e lei pubblica. Stia serena.

mic ha detto...

Sto serenissima.
Le critiche, anche anonime, che arrivano qui al Papa, sono sempre su parole e atti verificabili e noti a tutti, nonché obbiettivamente sconcertanti.
Non mi pare la stessa cosa di quanto da lei affermato, che non ho alcuna difficoltà a pubblicare se verificabile e soprattutto sostenuto da qualcuno che ci mette la faccia, come stiamo facendo in diversi.

Anonimo ha detto...

Per Zag
...se questo giovane volesse fare un discernimento vocazionale....". Al bando dai seminari psicologi, psichiatri, antropologi e schizzati vari. Per la formazione di seminaristi e chierici ci vogliono santi e ferrati sacerdoti confessori e direttori spirituali non discernitori vocazionali.

mic ha detto...

Radaelli è veramente magistrale, su questo tema e non solo. Sarei molto grato a Mic se pubblicasse il suo intervento.

Ci conto anch'io. Me lo ha promesso :)

Andrea Carradori ha detto...

Mic hanno posticipato l'orario ORE 18,00 !!!
Mettilo in risalto per favore !

Anonimo ha detto...

Per Anonimo delle 11,52 è quanto meno ovvio e superlativo che è la Croce di Nostro Signore a salvare il mondo e l'umanità errante !
Ottimamente ha scritto Silente, con acume e conoscenza teologica : " Il tema della Bellezza è essenziale, perché intimamente collegato all'ontologia divina e alla metafisica. E', come giustamente puntualizzato da Mic, uno degli attributi di Dio. In quanto tale, anche fonte di salvezza, individuale e collettiva, come sosteneva Dostoevskij.
E' significativo, molto significativo, che la difesa della bellezza, così come definita da San Tommaso (claritas, integritas, debita proportio) sia caratteristica comune - e accomunante - dei tradizionalisti.
Il modernismo, così segnato da quella "perdita del centro" così ben denunciata da Hans Sedlmayr, sembra caratterizzarsi per l'orientamento al brutto, all'informe, al dissonante, allo sciatto, sia che si tratti di liturgia, di musica, di arti figurative. ..."

Anonimo ha detto...

" Questi nomi sono, secondo Radaelli, compulsata la Summa theologiæ di san Tommaso, Imago e Splendor, Immagine e Splendore. Il primo, spiega, per poter configurare, delineare la Parola, il secondo per poterla rendere visibile. Riconoscere nel Figlio tanto la "Imago" quanto il "Verbum" del Padre, permette di ristabilire un legame forte, soprannaturale, tra Bellezza e Verità; il che diventa tanto più salutare in un tempo scoordinato, di disorientamento ma anche di deformazione, come il nostro."

Viene in mente il Salmo 79

Risveglia la tua potenza
e vieni in nostro soccorso.

Rialzaci, Signore, nostro Dio,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

rocco ha detto...

anonimo delle 15 e 42 confonde la critica con la calunnia.
qui si critica , cosa lecita, e si argomenta, non si calunnia.

ora se avrai la pazienza di argomentare la tua affermazione, ne potremo discutere, altrimenti và e fatti una vita. se poi sei solo un troll, guardati allo specchio e pensa: ma davvero mi annoio cosi' tanto che non ho altro da fare che provocare su internet?
và , prendi una boccata d'aria e ossigena la mente. tutto ti apparirà piu chiaro. di tempo non ce ne è dato molto, non lo sciupare leggendo blog di persone che non ti piacciono e che scrivono cose che non approvi.

cattolico ha detto...

Oggi ricorre la solennità di S. Atanasio: è proprio il caso di invocarlo perché ci aiuti a difenderci (ed a liberarci, se possibile) da questi nuovi eretici, arroganti ed intolleranti come e forse più di quelli che egli ebbe a combattere ai suoi tempi. Oggi l’eresia sembra più vasta di quella dei tempi di S. Atanasio, per cui preghiamolo intensamente, affinché ci dia man forte e interceda per noi presso la Santa Vergine (Regina delle Vittorie) per sconfiggere questi nuovi eretici. Ad Jesum per Maryam

una sola fede ha detto...

mi permetto di agganciarmi al commento di Cattolico che ringrazio molto per la segnalazione della celebrazione della memoria di Sant'Atanasio, dottore della Chiesa e per la giusta invocazione verso di lui e la Regina delle Vittorie in questi tempi bui...dicevo, mi permetto di agganciarmi per ricordare che oggi la Chiesa celebra pure la memoria di UN'INTERA FAMIGLIA MARTIRE:

SS. Espero e Zoe, Ciriaco e Teodulo

Ad Antalya, in Asia Minore, ricordo dei SS. martiri Espero e Zoe, coniugi, e dei loro figli Ciriaco e Teodulo, che, come si narra, sotto l’imperatore Adriano, essendo al servizio di un pagano, ed avendo apertamente manifestato la loro professione di fede cristiana, furono per ordine del loro stesso padrone prima picchiati e crudelmente torturati, quindi gettati in una fornace ardente, dove resero l’anima a Dio".
(dal Martyrologium Romanum)


Invochiamoli perchè in questi tempi ci aiutino a star saldi nella fede, visto che tutta quanta la cara famiglia lo è stata eroicamente fino al sacrificio della propria vita.