martedì 9 febbraio 2016

don Curzio Nitoglia. Francesco alla Sinagoga di Roma

FRANCESCO I ALLA SINAGOGA DI ROMA
(17 gennaio 2016)
L'eterogenea trasformazione viene da lontano: (1963)
Il card. Bea incontra rav Abraham Joshua Heschel
La “nuova” dottrina di Francesco I implicitamente risale a Giovanni XXIII ed esplicitamente  a Giovanni Paolo II

Francesco I il 17 gennaio del 2016, nel suo discorso tenuto nella sinagoga di Roma, ha riaffermato che secondo la dottrina conciliare (cfr. Lumen gentium, 16: “i doni di Dio sono irrevocabili” e l’intera Dichiarazione Nostra aetate) e postconciliare (cfr. Giovanni Paolo II a Magonza nel 17 novembre del 1980: “L’Antica Alleanza mai revocata”; Giovanni Paolo II, Discorso alla sinagoga di Roma, 13 aprile 1986: “Ebrei nostri fratelli maggiori nella Fede”; Benedetto XVI,  Discorso alla sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010: “Ebrei nostri padri nella Fede”)  l’Ebraismo attuale è ancora titolare dell’Alleanza con Dio.

Papa Bergoglio non si nasconde dietro la teoria della “ermeneutica della continuità” tra Concilio Vaticano II e pre-concilio, ma riconosce nel suo discorso recente che “in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei ha subìto una vera trasformazione” e che “la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza”.

Il Documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo (10 dicembre 2015)

L’esternazione di Francesco I alla sinagoga di Roma è stata preceduta da un Documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo (intitolato “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”[qui] [nel blog ne abbiamo parlato qui]), in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra aetate.
Il suddetto Documento, firmato dal card. Kurt Koch, riconosce che la dottrina della perennità della Antica Alleanza “non si trova esplicitamente espressa in Nostra aetate, ma è stata esplicitamente affermata per la prima volta da Giovanni Paolo II a Magonza il 17 novembre del 1980 […] e ripresa nel 1993 dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 121” (n. 39).

Anche il Documento firmato dal card. Koch ha il pregio di non nascondersi dietro il paravento della “ermeneutica della continuità”, ma afferma sinceramente, come ha fatto papa Bergoglio alla sinagoga romana (parlando addirittura di “vera trasformazione”, ossia di una vera e non apparente evoluzione sostanziale di dottrina), che “Molti Padri della Chiesa favorirono la cosiddetta teoria della sostituzione tanto che, nel Medioevo, essa divenne il fondamento teologico generale per le relazioni con l’ebraismo. […]. Poiché Israele non aveva riconosciuto Gesù, le promesse di Dio non valevano più per Israele, ma si rivolgevano alla Chiesa di Gesù Cristo che era oramai il vero nuovo Israele […] e soltanto con il Concilio Vaticano II si sarebbe stemperato il suddetto antagonismo teologico” (n. 17).
Quindi il cardinal Koch e Francesco I ammettono che mentre i Padri ecclesiastici e i Dottori della prima, seconda e terza scolastica hanno insegnato costantemente, generalmente e unanimemente, dai primi secoli dell’era cristiana sino al 1960, la medesima dottrina si è dovuti arrivare la Vaticano II per avere veramente una nuova dottrina, trasformata eterogeneamente, sui rapporti tra Nuova e Vecchia Alleanza.

La divina Rivelazione sconfessa la dottrina conciliare professata ultimamente da papa Bergoglio

Invece la divina Rivelazione (contenuta nella S. Scrittura[1], nella Tradizione unanime dai Padri[2] e interpretata dal Magistero ecclesiastico costante e uniforme[3]) insegna che c’è stata una prima e adesso c’è una seconda Alleanza: irrevocabile è ciò che dalla prima passa alla seconda, quando la prima “antiquata e soggetta ad invecchiamento ulteriore, sta ormai per scomparire” (Ebr., VIII, 8-13). Se non che la grazia promessa ai titolari dalla prima Alleanza non muore con essa, ma viene elargita ai titolari della seconda: questo, infatti, si verificò, quando quasi tutti i titolari della prima, rifiutando Cristo, non riconobbero il tempo in cui Dio li aveva visitati (Lc., XIX, 44). “A quelli, però, che l’accolsero” il Visitatore “fece il dono della figliolanza divina” (Gv., I, 12), strinse con essi (la “piccola reliquia” del popolo ebraico che accettò Cristo) la seconda Alleanza e l’aprì a quanti (i pagani) sarebbero sopraggiunti “dall’oriente e dall’occidente” da settentrione e da mezzogiorno (Lc., XIII, 29), trasferendo alla seconda tutti i doni già in possesso della prima. Quindi molti membri del popolo eletto rifiutarono Cristo, ma “un piccolo resto” (Apostoli e Discepoli) Lo accolsero (Rm., XI, 1-10).

Perciò la vocazione del vero Israele spirituale è irrevocabile (Rom., XI, 9) in quanto è unito spiritualmente a Gesù Salvatore del mondo, ma il falso Israele carnale, che si ostina ancor oggi a rifiutare Gesù, “è stato reciso dall’ulivo fruttifero, per la sua incredulità” (Rom., XI, 20). Dunque la vocazione, da parte di Dio, permane; ma da parte dell’uomo può essere rifiutata e quindi essere persa. Per fare un esempio Dio ha chiamato Giuda al sacerdozio e all’episcopato e Dio non cambia parere e non si pente delle sue decisioni, ma Giuda prima ha accolto la chiamata e il dono di Dio e poi se ne è pentito ed ha rinnegato e tradito Gesù Cristo. Così Israele chiamato da Dio a far conoscere il Messia venturo prima ha accolto il dono divino e poi quando il Messia è venuto, nella sua maggior parte, lo ha rinnegato.

Padre Paul Beauchamp  (Remarques additives sur l’antijudaisme, in «Radici dell’antigiudaismo»,  p. 118) spiega che nel 1980, Giovanni Paolo II, a Magonza, ha chiamato gli ebrei «il popolo dell’Antica Alleanza mai revocata» e nota che quest’espressione era già formulata implicitamente «nella nuova liturgia  del Venerdì santo, nell’orazione in cui s’implora Dio che gli ebrei “progrediscano nell’amore del suo Nome e nella fedeltà alla sua Alleanza”. Chi è escluso da un’Alleanza non può progredirvi [quindi l’ebraismo attuale manterrebbe l’Alleanza con Dio]» (N. Lohfink, L’Alleanza mai revocata. Riflessioni esegetiche per il dialogo tra cristiani ed ebrei, Queriniana, Brescia, 1991).

Il padre gesuita Norbert Lohfink (Ibidem, p. 13) ha approfondito il significato della frase pronunciata a Magonza da G.P. II, ed ha spiegato che dietro il concetto di Nuova ed Eterna Alleanza si nasconde un certo antigiudaismo cristiano, si tratterebbe di un concetto di antagonismo verso il giudaismo, ereditato dalla Chiesa primitiva; l’autore sostiene che occorre parlare di un’unica Alleanza e di una duplice via di salvezza, evitando di dire che solo in Cristo c’è la salvezza per ogni uomo; gli ebrei possono salvarsi percorrendo la via del giudaismo talmudico, i cristiani quella del Vangelo, l’Alleanza è una sola cui partecipano ebrei e non-ebrei, ciascuno seguendo la propria strada.

Secondo l’autore Giovanni Paolo II si riferisce senza dubbio al popolo ebraico di oggi, infatti egli parla de «l’incontro tra il popolo di Dio dall’Antica Alleanza mai revocata (Rm., I,19) e quello della Nuova Alleanza, è… un dialogo… tra la prima e la seconda parte della sua Bibbia».

La pericope di Giovanni Paolo II ripresa da Francesco I è perlomeno equivoca. Infatti il popolo dell’Antica Alleanza e quello della Nuova ed eterna è spiritualmente lo stesso, esso è composto da coloro che credevano nel Cristo Messia venturo (Mosaismo) e da coloro che credono al Cristo Messia venuto (Cristianesimo); per la teologia cattolica vi è un perfezionamento dell’Antica Alleanza tramite la Nuova; mentre Giovanni Paolo II parla di due popoli, quello del giudaismo attuale, con il quale – per la sana teologia cattolica – Dio ha rotto l’Alleanza perché è stato tradito da esso che ha rifiutato i Profeti e Cristo.

Il rabbinismo farisaico-talmudico, invece, è presentato da Giovanni Paolo II/Francesco I come il popolo con cui Dio è ancora in alleanza. Invece il popolo dell’Alleanza stabilita con Mosè è spiritualmente il cristianesimo. Infatti, materialmente Mosè, circa tremila anni fa, era il capo del popolo d’Israele secondo la carne; ma questo popolo, nella maggior parte, quando venne il Messia, per il quale Dio aveva stretto alleanza con Israele, Lo rifiutò e da quel momento non è più da considerarsi figlio spirituale d’Abramo, Mosè e Dio, ma solo discendente materialmente da Abramo, Mosè e ripudiato da Dio spiritualmente e quindi figlio spirituale del diavolo (Jo., VIII, 44).

Il Lohfink scrive che Giovanni Paolo II «infrange, con audacia, la consuetudine, riferendo l’Epistola di san Paolo ai Romani (XI, 29) a questa “antica alleanza”, mentre il vangelo di San Luca (XXII, 20) parla de «la Nuova Alleanza nel mio [di Cristo] sangue, che viene versato per voi». Il Lohfink invece ritiene che «in ordine all’interpretazione del rapporto ebraismo-cristianesimo, ci sono le cosiddette “teorie dell’unica alleanza [che ha due tappe, quella vecchia e quella nuova, nda], e ci sono per contro le “teorie delle due alleanze”» ( Ibidem, p. 13).

Secondo il gesuita, «l’ebraismo odierno, può riferire a sé la parola “alleanza” anche da un punto di vista perfettamente cristiano, poiché la sua “antica alleanza” non è mai stata revocata da Dio» (ivi).

Invece, è ovvio che se Dio ha stretto una Nuova ed Eterna Alleanza nel Sangue sparso da Gesù, non sussiste più la Vecchia che è stata perfezionata e sostituita dalla Nuova.

Secondo il gesuita «il concetto popolare cristiano di “nuova alleanza” favorisce l’antisemitismo. Il cristiano normale di fronte al discorso dell’“antica e nuova alleanza” immagina che vi siano due alleanze, una “antica” ed una “nuova” che si succedono l’un l’altra…; un “testamento” vecchio si estingue quando uno va dal notaio e fa redigere un testamento “nuovo”.

«Quando noi cristiani parliamo della “nuova alleanza” consideriamo gli ebrei di oggi come i posteri di quegli ebrei che allora non hanno trovato accesso alla “nuova alleanza”, e poiché adesso l’“antica alleanza” non esiste più, essi non hanno più alcuna “alleanza”. Questo è il punto in cui s’inserisce la formulazione di Giovanni Paolo II a Magonza» ( N. Lohfink, op. cit., p. 17).

Ora S. Paolo, divinamente ispirato, ha scritto: «Dicendo Alleanza Nuova, Egli ha dichiarato antiquata la prima; ma ciò che diventa antico ed invecchia, è prossimo a sparire»  (Ebr., VIII, 13).

Il rimedio a questa distorsione del “cristiano normale, del popolo cristiano”, sarebbe secondo il gesuita un “cristianesimo a-normale”, ossia esoterico, gnostico e cabalistico, cripto-giudaico che ritenga – contraddicendo S. Paolo – che occorra parlare di «due alleanze: di un’antica che continua, nonostante sia invecchiata e prossima a sparire (già 2000 anni fa circa, un ‘prossimo-remoto’), e in cui si trova anche l’odierno ebraismo e della nuova, data ai cristiani; con l’avvertenza di aggiungere subito che non esiste nessun motivo per gli ebrei di rinunciare alla propria… Non si è mosso in questo senso – si domanda il gesuita – Giovanni Paolo II nel suo discorso di Magonza?» (Ibidem, pag. 18).

Il gesuita continua dicendo che, il termine Nuova alleanza è «un’arma concettuale della chiesa primitiva, per emarginare gli ebrei, inoltre quest’affermazione [Nuova Alleanza] non è storicamente sicura…» (Ibidem, pp. 21-22), per provare ciò l’autore deve negare, in maniera contorta e confusa, la divina ispirazione dei Vangeli che sarebbero il prodotto delle prime comunità cristiane, del Cristo della fede e non del Cristo della storia (Ibidem, p. 22).

Mi sembra che tale affermazione di Giovanni Paolo II, sia contraria al dato rivelato (“Chi crederà [al Vangelo, nda] e sarà battezzato si salverà. Chi non crederà sarà condannato”; Mc., XVI, 16), renda vana la redenzione dell’unico mediatore Gesù Cristo, “creando” artificiosamente una sussistenza della Vecchia Alleanza che non ha più ragion d’essere, a causa dell’Incarnazione Passione e Morte di Nostro Signor Gesù Cristo. Infatti, a che scopo istituire una nuova alleanza se la prima è ancora valida? Sarebbe scorretto, inutile e disonesto da parte di Dio nei confronti del vecchio e del nuovo alleato (absit), sarebbe come se un marito, si sposasse di nuovo, vivente ancora la prima moglie, arrecando così danno (di bigamia) sia alla prima che alla seconda; o come se un padre abrogasse il primo testamento, stilato dal notaio a favore del solo figlio primogenito, e lo rimpiazzasse con un secondo e definitivo a favore di tutti i suoi figli, e l’autorità giudiziaria ritenesse ancor valido il primo testamento (che è stato, per esplicita volontà del padre, rimpiazzato con un secondo ed ultimo), e – contraddittoriamente – anche il secondo testamento, di modo che vi sono due testamenti validi, di cui uno rende erede solo il primogenito e l’altro tutti i restanti, ma ciò è impossibile,

Gli errori e le ambiguità di Nostra aetate

L’ambiguità di “NA”, consiste nel far passare tutti coloro che discendono da Abramo (tranne gli arabi), come aventi legami spirituali o di fede con la Chiesa cristiana. Tuttavia le cose non stanno così, la maggior parte dei figli d’Abramo secondo la carne non crede alla divinità di Cristo, solo “un piccolo resto” (Rom., IX, 27; XI, 15) lo ha accettato come Dio e Messia. Lo stesso Gesù lo rivela “voi non avete per padre [secondo lo spirito o la fede] Abramo, ma il diavolo” (Giov., VIII, 44).

Al n.° 4e, “NA” insegna: “Secondo s. Paolo gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento”. Invece s. Paolo dice solo che la vocazione da parte di Dio non muta (“Ego sum Dominus et non mutor”). Però può cambiare la risposta umana alla chiamata di Dio, com’è stato per la maggior parte del popolo d’Israele, che durante la vita di Gesù, ha malamente corrisposto alla chiamata e al dono di Dio, uccidendo i Profeti e Cristo stesso; onde son cari a Dio, ossia stanno in grazia di Dio, solo “il piccolo resto” di coloro che hanno accettato il Messia Cristo venuto (NT), come lo accettarono venturo i loro padri nell’AT.

Al n.° 4g la Dichiarazione conciliare scrive: “La morte di Cristo dovuta ai peccati di tutti gli uomini. E se autorità ebraiche con i propri seguaci si son adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo”. Occorre distinguere:

Cristo è morto per riscattare i peccati di tutti gli uomini, ossia il fine della morte di Cristo è la redenzione del genere umano. Ma la causa efficiente che ha prodotto la morte di Cristo, non furono i peccati degli uomini, ma il giudaismo post-biblico, che negando la divinità di Cristo, lo condannò a morte e fece eseguire la sentenza dai romani. Per tutti i Padri della Chiesa, unanimemente, la causa efficiente e responsabile della morte di Gesù è il giudaismo farisaico, talmudico e anticristiano tramite i suoi fedeli. Nella morte di Cristo è implicata la comunità religiosa d’Israele post-biblico e non tutta la stirpe (un “piccolo resto” fu fedele a Cristo: gli Apostoli e i Discepoli), anche se la maggior parte del popolo prese parte attiva alla condanna di Gesù. Il consenso unanime dei Padri è segno di tradizione divina, ossia essi sono l’organo che trasmette la tradizione divino-apostolica, quindi il loro consenso comune è regola di fede: vale a dire che è rivelato da Dio e consegnato agli Apostoli, ciò che i Padri ecclesiastici insegnano con consenso moralmente unanime in materia di fede e di morale (non è necessario il consenso assoluto o matematico). Poiché, essi sono stati posti da Dio nella Chiesa per conservare la tradizione  divina ricevuta dagli Apostoli. Nel nostro caso i Padri (da s. Ignazio d’Antiochia †107 sino a s. Agostino †430; passando per s. Giustino †163, s. Ireneo †200, Tertulliano †240, s. Ippolito di Roma †237, s. Cipriano †258, Lattanzio †300, s. Atanasio †373, s. Ilario di Poitiers †387, s. Gregorio Nazianzeno †389, s. Ambrogio di Milano †397, s. Cirillo d’Alessandria †444) sono non solo moralmente, ma anche matematicamente concordi nell’insegnare che la gran parte (infedele a Cristo) del popolo ebraico, ossia il giudaismo talmudico è responsabile, come causa efficiente, della morte di Cristo e ha dato luogo ad una nuova religione scismatica ed eretica, il talmudismo, che si distacca dal mosaismo e che ancor oggi rifiuta la divinità di Cristo e lo condanna come idolatra, poiché da uomo pretende farsi Dio[4].

I capi: sapevano chiaramente, come insegna s. Tommaso d’Aquino, (S. Th., III, q. 47, a. 5, 6; S. Th., II-II, q. 2, a. 7, 8) che Gesù era il Messia e volevano ignorare o non ammettere che era Dio (ignoranza affettata, aggrava la colpevolezza).

Il popolo: nella maggior parte ha seguito i capi, mentre un “piccolo resto” ha seguito Cristo, ha avuto un’ignoranza non affettata o voluta, ma vincibile, quindi una colpa meno grave dei capi, ma oggettivamente o in sé grave (soggettivamente, ossia nel cuore d’ogni singolo uomo, solo Dio vi entra). Il popolo, che aveva visto i miracoli di Cristo, ha l’attenuante di aver seguito il sommo sacerdote, il sinedrio, i capi; il suo peccato è grave in sé, anche se è diminuito in parte, non cancellato totalmente, da ignoranza vincibile ma non affettata (S. Th., ut supra).

Il giudaismo odierno, nella misura in cui è la libera continuazione del giudaismo rabbinico dei tempi di Gesù e si ostina a non accettarlo, partecipa oggettivamente alla responsabilità del deicidio.

“NA” n.°4h scrive: «gli ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Scrittura».

Innanzitutto bisogna specificare che si sta parlando di ebraismo religione post-biblica e dei fedeli di essa, gli ebrei che seguono la Càbala e il Talmùd (“NA” equivoca, quando usa la semplice parola “ebrei”, mentre sta parlando dei “rapporti tra stirpe di Abramo che ha legami spirituali molto stretti con la Chiesa di Cristo”).

Poi occorre precisare i termini teologici e biblici di riprovazione e maledizione.

Riprovare: significa rigettare, reputare inutile, disapprovare, rompere un’amicizia. Ora la sinagoga talmudica che l’Apocalisse (Ap., II, 9; III, 9) di s. Giovanni chiama due volte “Sinagoga di Satana”, dopo l’uccisione di Cristo, è stata disapprovata, rigettata da Dio che ha costatato la sua infedeltà al patto stretto da Lui con Abramo e l’ha ripudiata per stringere una Nuova Alleanza con il “piccolo resto” d’Israele fedele a Cristo e a Mosè, e con tutte le Genti pronte ad accogliere il Vangelo (le quali in massima parte hanno corrisposto al dono di Dio, mentre solo una “reliquia“ Lo ha rifiutato, per adorare narcisisticamente se stessa tramite gli idoli che si era costruiti a mo’ di specchio). Dio ha sconfessato chi ha rinnegato il suo Figlio unigenito e consustanziale “Dio vero da Dio vero”. Quindi la sana teologia ha interpretato la Scrittura e ha insegnato che il giudaismo post-biblico è riprovato o disapprovato da Dio, ossia sino a che resta nel rifiuto ostinato di Cristo, non è unito spiritualmente a Dio, non è caro a Lui, non è in grazia di Dio.

Maledire: significa condannare, non è una “maledizione formale” scagliata da Dio (simile a quella contro il serpente infernale nell’Eden) come un’imprecazione a fin di male, ma “oggettiva”, ossia una situazione che è costatata e condannata da Dio, di cui Egli dice male o “male-dice”. Infatti, Dio non può approvare, dir bene o “bene-dire” il rifiuto di Cristo. Il Padre, avendo constatato la sterilità del giudaismo farisaico e rabbinico, che ha ucciso i Profeti e suo Figlio, la condanna, disapprova o ne “dice-male” o “male-dice”. Come Gesù che constatata la sterilità di un fico lo maledisse, ossia non lo apprezzò, ma lo condannò in quanto infruttuoso.

Occorre distinguere il giudaismo dell’AT dal giudaismo post-cristiano. Il primo (AT), è una preparazione del cristianesimo; il secondo invece (giudaismo post-cristiano), ha negato la messianicità di Gesù e continua a rifiutare il Messia Gesù Cristo. In questo senso vi è un’opposizione di contraddizione tra cristianesimo e giudaismo attuale. L’Antica Alleanza è basata anche sulla cooperazione degli uomini. Mosè riceve la dichiarazione di Dio, contenente le condizioni del patto. L’Alleanza non è incondizionata (Dt., XI, 1-28), ma è sottomessa all’obbedienza del popolo d’Israele: “Io vi offro benedizioni e maledizioni. Benedizioni se obbedite ai comandamenti divini... maledizioni se disobbedite” (Dt., XI, 28) L’alleanza dipende anche dal comportamento d’Israele e Dio minaccia più volte di romperla a causa delle infedeltà del popolo ebreo che vorrebbe distruggere (Dt., XXVIII; Lev., XXVI, 14 ss.; Ier., XXVI, 4-6; Os., VII, 8 e IX, 6). Dopo la morte di Cristo, il perdono di Dio non è accordato a tutto Israele, ma solo ad “un piccolo resto” fedele a Cristo e a Mosè. In seguito all’infedeltà del popolo d’Israele, nel suo complesso, verso Cristo e l’AT che Lo annunciava, il perdono di Dio si restringe solo ad “un piccolo resto”. Da parte di Dio non vi è rottura del suo piano, ma solo sviluppo e perfezionamento dell’Alleanza primitiva o antica, nell’Alleanza nuova e definitiva, che darà al “piccolo resto” dei giudei fedeli al Messia un “cuore nuovo” e si aprirà all’umanità intera... Gesù non ha instaurato una nuova religione, ha insegnato che Dio voleva la salvezza di tutta l’umanità e che la venuta del Cristo era la condizione di tale salvezza. La comunità cristiana è rimasta fedele alla tradizione vetero-testamentaria, riconoscendo in Gesù il Cristo annunciato dai Profeti. Per i cristiani è il giudaismo post-biblico ad essere infedele all’AT, ma vi è un “piccolo resto ” fedele, che entrando nella Chiesa cristiana garantisce la continuità dell’Alleanza (antica-nuova), in vista di Cristo venturo e venuto. Egli è la pietra d’angolo che “ha fatto di due (popoli: giudei e gentili) una sola cosa” (cristiani).

Conclusione 

Bergoglio ha ripetuto la dottrina che già aveva ideato nel lontano 1960 Giovanni XXIII, la quale poi è stata recepita nella Dichiarazione Nostra aetate (28 ottobre 1965) e che Giovanni Paolo II ha esplicitato (il 17 novembre 1980 a Magonza e il 13 aprile 1986 alla sinagoga di Roma). 

Lo conferma Nahum Goldman, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, il quale ha scritto nella sua autobiografia, che incontrò a Roma il 26 ottobre 1960 il card. Agostino Bea (Staatmann ohne Staat. Autobiographie, Koln-Berlin, 1970, pp. 378 ss.), il quale, dietro ordine di Giovanni XXIIII, chiese a Goldmann una bozza per il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli ebrei (Nostra aetate) e sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae). Il 27 febbraio 1962 il memorandum fu presentato a Bea da Nahum Goldmann a nome della Conferenza Mondiale delle Organizzazioni Ebraiche[5]. 

Nel 1986 Jean Madiran ha svelato l’accordo segreto di Bea-Roncalli con i dirigenti ebrei (Isaac-Goldman), citando due articoli di Lazare Landau, su Tribune Juive (n. 903, gennaio 1986 e n. 1001, dicembre 1987). Landau scrive: «Nell’inverno del 1962, i dirigenti ebrei ricevevano in segreto, nel sottosuolo della sinagoga di Strasburgo, un inviato del papa... il padre domenicano Yves Congar, incaricato da Bea e Roncalli di chiederci, ciò che ci aspettavamo dalla Chiesa cattolica, alla vigilia del Concilio... la nostra completa riabilitazione, fu la risposta... In un sottosuolo segreto della sinagoga di Strasburgo, la dottrina della Chiesa aveva conosciuto realmente una mutazione sostanziale»  (Itinéraires, autunno 1990, n. III, pp. 1-20).

Certamente il discorso di Bergoglio è riprovevole, ma non ci si può meravigliare solo ora di ciò che risale al 1960. Quindi se si vuol porre rimedio al male della teologia bergogliana occorre risalire a Giovanni XXIII e al Concilio Vaticano II. 
d. Curzio Nitoglia
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1. «[I Giudei] hanno ucciso il Signore Gesù ed i Profeti, ci hanno perseguitato, non piacciono a Dio, sono nemici di tutti gli uomini, impedendoci di predicare ai pagani per la loro salvezza» (S. Paolo, 1ª Tess., II, 15- 16).
2. Da s. Ignazio d’Antiochia †107 sino a s. Agostino †430; passando per s. Giustino †163, s. Ireneo †200, Tertulliano †240, s. Ippolito di Roma †237, s. Cipriano †258, Lattanzio †300, s. Atanasio †373, s. Ilario di Poitiers †387, s. Gregorio Nazianzeno †389, s. Ambrogio di Milano †397, s. Cirillo d’Alessandria †444. Una studiosa di patrologia di origini israelitiche, Denise Judant, ha scritto: “Il tono di Nostra aetate è molto diverso da quello dei Padri. […] I Padri ecclesiastici unanimemente e quindi infallibilmente hanno accusato l’insieme del popolo ebraico di aver condannato a morte Gesù” (Judaisme et Christianisme, Parigi, Cèdre, 1969, p. 87).
3. Il magistero della Chiesa non ha mai nascosto l’opposizione tra Sinagoga e Gesù: 1°) Innocenzo iv (1244), “Impia judeorum perfidia: «I giudei, ingrati verso Gesù, disprezzando la Legge mosaica e i Profeti, seguono certe tradizioni dei loro antenati che son chiamate Talmùd, il quale si allontana enormemente dalla Bibbia ed è pieno di bestemmie verso Dio, Cristo e la Vergine Maria»; 2°) Giovanni XXII (1320), “Dudum felicis: esprime lo stesso concetto; 3°) Paolo IV (1555), “Cum nimis absurdum: «I giudei sino a che persistono nei loro errori, riconoscano che sono servi a causa di essi, mentre i cristiani sono stati fatti liberi da Gesù Cristo Nostro Signore»; 4°) Pio IV (1566), “Dudum felicis: esprime lo stesso concetto; 5°) Pio V (1569), “Hæbreorum: «Il popolo ebreo, un tempo eletto da Dio, poi abbandonato per la sua incredulità, meritò di essere riprovato, perché ha con empietà respinto il suo Redentore e lo ha ucciso con morte vergognosa. La loro empietà è giunta ad un tal livello che, per la nostra salvezza, occorre respingere la forza di tanta malizia, la quale con sortilegi, incantesimi, magia e malefici induce agli inganni di Satana moltissime persone incaute e semplici»; 6°) Gregorio XIII (1581), “Antiqua judeorum: «I giudei, divenuti peggiori dei loro padri, per nulla ammansiti, a nulla rinunziando del loro passato deicidio, si accaniscono anche adesso nelle sinagoghe contro N. S. Gesù Cristo ed estremamente ostili ai cristiani compiono orrendi crimini contro la religione di Cristo»; 7°) Clemente VIII (1593), “Coeca et obturata: esprime gli stessi concetti; 8°) Benedetto XIV (1751), “A quo primum: «Ogni traffico di merci utili è gestito dai giudei, essi possiedono osterie, poderi, villaggi, beni per cui, diventati padroni, non solo fanno lavorare i cristiani senza posa, esercitando un dominio crudele e disumano su di essi. Inoltre dopo aver accumulato una grande somma di denaro, con l’usura prosciugano le ricchezze e i patrimoni dei cristiani»; 9°) Pio IX (1874-1878), “Discorsi del sommo Pontefice Pio IX pronunciati in Vaticano: Egli chiama gli ebrei «cani», divenuti tali da «figli» che erano, «per la loro durezza ed incredulità». Il Pontefice continua definendoli «bovi», che «non conoscono Dio» ed aggiunge «popolo duro e sleale, come si vede anche nei suoi discendenti», che «faceva continue promesse a Dio e non le manteneva mai». Inoltre papa Mastai stabilisce un parallelo tra la Chiesa del suo tempo e quella delle origini, asserendo: «le tempeste che l’assalgono sono le stesse sofferte alle sue origini; allora erano mosse dai pagani, dagli gnostici e dagli ebrei, e gli ebrei vi sono ancora presentemente». Quindi ricorre all’espressione di «Sinagoga di Satana» per meglio identificarli; 10°) Pio XI (1937), “Mit brennerder Sorge: «Il Verbo doveva prender carne da un popolo che lo avrebbe poi confitto in croce». Lo stesso Pio XI nella famosa “enciclica nascosta” (Humani Generis Unitas) che non fu promulgata, data la morte del Papa avvenuta il 10 febbraio 1939, scriveva: «la vera natura della separazione sociale degli ebrei dal resto dell’umanità, ha un carattere religioso e non razziale. La questione ebraica, non è una questione di razza, né di nazione, ma di religione e, dopo la venuta di Cristo, una questione di cristianesimo... Il popolo ebreo ha messo a morte il suo Salvatore [...]. Constatiamo in questo popolo un’inimicizia costante rispetto al cristianesimo. Ne risulta una tensione perpetua tra ebrei e cristiani mai sopita. Il desiderio di vedere la conversione di tale popolo non acceca la Chiesa sui pericoli ai quali il contatto con gli ebrei può esporre le anime. Fino a che persiste l’incredulità del popolo ebraico la Chiesa deve prevenire i pericoli che questa incredulità potrebbe creare per la fede e i costumi dei fedeli».
4. Mentre il card. Kurt Koch nel Documento del 10 dicembre 2015 scrive che “L’humus degli ebrei e dei cristiani è l’ebraismo del tempo di Gesù, che ha dato origine non solo al cristianesimo, ma anche all’ebraismo rabbinico post-biblico” (n. 15).
5. Per l’accordo di Bea con Nahum Goldmann cfr. Lazare Landau, in “Tribune Juive” n. 903, gennaio 1986 e n. 1001, dicembre 1987; E. Toaff, Perfidi giudei fratelli maggiori, Milano, Mondadori, 1987; Id. Essere ebreo, Milano, Longanesi, 1997.

Repetita iuvant. Vedi anche, nel blog:
  1. Maria Guarini, La nuova alleanza ebraico-cristiana (!?). Che significato ha per gli ebrei e per i cristiani il nuovo documento del Vaticano? [qui]
  2. M. Guarini. Modifica della “Dottrina della sostituzione” della Sinagoga con la Chiesa in “dottrina delle due salvezze parallele” (vedi, in particolare la nota 7. che spiega in termini essenziali proprio dov'è l'inganno in ordine alla irrevocabilità dell'Antica Alleanza) [qui]
  3. Brunero Gherardini. Irrevocabili (le Alleanze)? Sì, ma... [qui]
  4. Brunero Gherardini. Sugli ebrei, così serenamente [qui]
  5. Nitoglia, Cristianesimo e Giudaismo. Interessanti sintonie con lo spirito post-conciliare [qui]
  6. Curzio Nitoglia, Seconda fase 'mondialista' della svolta giudeo-cristianizzante [qui]
  7. M. Guarini. Visita di Benedetto XVI al Tempio Maggiore di Roma il 17 gennaio 2010. Successive esternazioni del Rabbino Di Segni. Riflessioni sulle parole del Rabbino e su quelle del Papa [qui]
e, ad abundantiam:
  1. L'affermazione che “cristiani, ebrei e islamici adorano lo stesso Dio” è erronea [qui]
  2. La questione dell’ “Unico Dio delle religioni monoteiste” [qui]

36 commenti:

Anonimo ha detto...

ditemi un sacerdote conciliare, uno solo, che dica che l'antica alleanza è stata abolita.

In pratica per questi preti Gesù Cristo non è Via, Verità, Vita.

Josh ha detto...

Magnifico testo di Don Curzio, in cui riesce a distillare in breve tanti punti fondamentali.
Ma fondamentale anche l'apparato già presente sul blog su passaggi chiave, linkato da Mic.
E, attenzione: "fondamentali" non certo a fini di vana polemica, ma per ribadire la centralità della nostra fede. E infatti:

Atti 4,12

"In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati."

Altro che varie alleanze in contemporanea, o passaggi provilegiato o vie "alternative".

"Nessun Altro Nome sotto il cielo per esser salvi"
eccetto che quello di Gesù Cristo.

C'è allora poco di che far altre capriole, funambolismi sviatori e cercare ossessivamente "un'altra" Via; perchè è questo ciò che appare con insistenza...tanta, troppa gente, dal Concilio in poi e massime oggi, da vescovi e papi e studiosi e teologi, una massa che continua a dirsi cristiana e cattolica ma che cerca "un'altra" Via per esser salvato, un'altra "Verità" che non sia Gesù Cristo, unica Via, Verità, Vita.

Anonimo ha detto...

Aspettiamoci anche altro. Un'amica, intelligente e buona cristiana qualche giorno fa mi disse che anche con i mussulmani abbiamo una radice comune in Abramo. Ora essendo una persona buona ma non molto interessata ad approfondire teologicamente la propria fede mi sembra sensato desumere che questo pensiero l'abbia sentito da altri.

Anonimo ha detto...

http://vaticanocattolico.com/la-verita-su-cio-che-e-accaduto-alla-chiesa-cattolica/#.VrnKrrfSlhE

{ Ultima notiziario - Radio Vaticana } ha detto...

~~~~~~~~~~~ NOTIZIA RADIO VATICANA ~~~~~~~~~~

E proprio la Radio Vaticana, in coda al proprio notiziario, ha aggiunto che papa Francesco, oltre alla partita di calcio del 29 maggio, ha annunciato un altro "particolarissimo appuntamento".

Questo:"Il 7 maggio un incontro di boxe tra un cattolico e un musulmano a Las Vegas".

Incredibile ma vero. In una località che da sola è già tutto un programma, un pugile della croce e uno della mezzaluna incroceranno i guantoni.

~~~~~~~~~~~ NOTIZIA RADIO VATICANA ~~~~~~~~~~

mic ha detto...

Per Anonimo 12:05

Su Abramo e i musulmani, leggi qui
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/09/non-crediamo-nello-stesso-dio-dei.html

NON CREDIAMO NELLO STESSO DIO DEI MUSSULMANI - Confutazione della falsa immagine dell’islam
diffusa nella Gerarchia cattolica attuale (Paolo Pasqualucci)

Anonimo ha detto...

Il cambio di guardia avvenne con Roncalli, la storia ci deve dire cosa successe con il conclave del 1958 che sforna un concilio ed un pontefice secondo l'ideale giudaicomassonico, con successive eresie a getto continuo tanto da poter dire che ora lorsignori han fondato un NUOVO cattolicesimo gradito al vecchio sinedrio che crocifisse Gesù ed oggi crocifigge ancora la Chiesa: ultimo atto?

Anonimo ha detto...

Ne sono convinta, riportavo solo un discorso con l'impressione che e' già frequente fra molti cristiani, ma che fra un po' si ammanterà di giustificazioni teologiche

bernardino ha detto...

@ Anonimo delle 13,49 -

Si dice, si dice...... che in quel conclave sono accadute cose che nessuno di noi può sapere, ma sembra che siano accadute cose raccapriccianti; nessuno può confermarlo quello che è accaduto, ma i giornali dell'epoca scrivevano che ci fù una fumata bianca, ma per due giorni nessuno si è affacciato al Balcone sopra la
Basilica Vaticana.
Purtroppo vari conclavi (cum clave - chiuso a chiave) hanno visto cose che non possono essere raccontate; ma a volte alcuni eletti hanno dovuto rinunciare per i più
vari motivi.
(Sembra che il Card. Siri avrebbe potuto raccontarci qualcosa, ma Lui era obbediente alla Chiesa, e non ha mai voluto raccontare niente, anzi ha sempre negato di cose accadute in due o tre conclavi).
La scusa della fumata bianca del 58 si disse era stato uno sbaglio - ma chi lo può dire con certezza? guarda caso venne eletto Roncalli che indisse dopo tre mesi il concilio che ha rivoluzionato la Chiesa di Roma; quel concilio che Pio XII non volle indire per i pericoli che la Chiesa avrebbe corso in quel periodo.
dopo 50 anni guardiamo le conseguenze; non vengono i dubbi che qualcuno aveva ragione?

Luís Luiz ha detto...

Va ricordato che da Koestler a Shlomo Sand sono molti quelli che negano la continuità biologica tra i giudei biblici e quelli attuali. Nel suo libro The Invention of the Jewish People, Sand afferma niente meno che i veri discendenti dei giudei biblici sono i palestinesi di oggi. Secondo lui, l'esodo dei giudei dopo la caduta di Gerusalemme è un mito: la maggioranza degli ebrei si sarebbe convertita a Cristo. Se é vero, le conseguenze teologiche sono enormi, anche per l'interpretazione dei testi paolini.

Cesare Baronio ha detto...

Dice Bergoglio: "La Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza”.
Che sarebbe più o meno come affermare: "Lo Stato, pur punendo il furto, riconosce l'impunità dei ladri".
E' un assurdo tipico del delirio modernista, della vertigine conciliare e dell'ebbrezza ecumenica.

E sarebbe il caso di ricordare, oltre alle Scritture, anche quanto scrivono i Padri della Chiesa e quel che dice la Liturgia, ch'è luogo teologico. "Et antiquum documentum novo cedat ritui".

Josh ha detto...

chissà come si riuscirebbe ad..."arrangiare" ora questo concetto,
per noi indiscutibile e infallibile e irriformabile:

1 Giovanni 2,23:

"Chi nega il Figliuolo, non ha nemmeno il Padre:
chi confessa il Figliuolo, ha anche il Padre."

Anonimo ha detto...


caro Josh,

chissa co0m'è riuscito a farlo il Roncalli e tutti quelli che in cinquant.'anni non l'hanno mai smentito.

Anonimo ha detto...

Parolin sui preti sposati. Parliamone, ma senza fretta.

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/09/il-cardinale-parolin-sui-preti-sposati-discutiamone-ma-senza-fretta/

Riccardo Abbà ha detto...

Io conobbi un bravo e anziano Sacerdote genovese, col quale entrai in amicizia;quando gli chiesi se Siri fosse andato vicinissimo più volte all'elezione a Papa, costui mi disse:"no, no, Siri VENNE ELETTO PAPA! Ma dovette rinunciare! Me lo ha detto lui! "

Josh ha detto...

anonimo 9 febbraio 2016 19;28
è ovvio che è da 50 anni che aggirano quel passaggio.
Chissà come sono riusciti a farlo...Roncalli e quelli che non l'hanno smentito....
basta negare la fede intera in Cristo. Non è una gran novità. Negare l'interezza della fede, a seconda di chi bisogna compiacere volta per volta: ora i valdesi, ora i luterani, ora gli ortodossi, ora gli ebrei, ora i musulmani, ora i radicali, ora i comunisti e chissà chi altri....

ma non si può nel caso specifico negare l'unicità di Cristo per la nostra salvezza, se non a spese e della logica e della fede stessa in Cristo e in Dio.

A volte penso che se il gioco è non solo arrivare alla verità, ma prenderci anche un po' in giro tra noi non si vada molto lontano.
Non mi pare di avere mai esaltato la chiesa degli ultimi 50 anni nei suoi aspetti dissolutori, e, aggiungo, sono nato ampiamente DOPO il Concilio.

Ireneo ha detto...

Nella formula della consacrazione, il Signora Gesù si fa presente in Anima, Corpo, Sangue e Divinità alle parole - HIC EST CALIX SANGUINIS MEI NOVI ET AETERNI TESTAMENTI -
cos'altro c'è da aggiungere? Se un ebreo non riconosce il Signore Gesù, non riconosce la SS.Trinita', unico vero Dio.

Rr ha detto...

Sulla "genealogia" degli Ebrei: sono stati condotti varie ricerche genetiche, alcune delle qauli dimostrerebbero che gli Ebrei, sia Ashkenazi, sia Sefarditi, sia Misrahi, hanno un patrimonio genetico misto, circa meta' "europeo" ( " ariano") circa meta" medio-orientale" ("semitico"). In alcuni studi la proporzione non- europea è molto maggiore, in altri molto minore. Purtroppo è un argomwmto molto "carico" politicamente parlando, quindi sull'oggettovita' ed onestà' dei ricercatori (quasi tutti Ebrei americani o israeliani), non c'è sicurezza.
Personalmente credo che, come in molte altre cose, "in medio stat virtus", in questo caso " veritas". La Palestina è stata da sempre crocevia di popoli, non avendo grosse barriere naturali, quindi neanche le 12 tribu' erano geneticamente "pure". Nel corso dei secoli gli intrecci, voluti o forzati, sono stati molteplici, quindi verosimilmente gli Ebrei europei cioè quelli che sono in Europa almeno dal Imsec. AC sono molto meno semiti di quelli che, senz'altro numerosi, sono rimasti in Palestina dopo il 70 DC. Che poi gli Ashkenazi, ed in particolare gli Ost Juden abbiano anche geni ne' europei, ne' mediorientali, ma "kazari", cioe' dall' Asia centrale, è sec.me altrettanto probabile, viste le ripetute invasioni da quell'area in Europa almeno fino al XIII sec. DC.
Rr

Anonimo ha detto...

A Riccardo Abbà.
Anche a me il fratello di un sacerdote dell'epoca 1958 , e tuttora vivente, sacerdote in carriera, disse che tal fratello gli disse che Siri era stato eletto Papa e non Roncalli.
La cosa è vitale da appurare.

Rr ha detto...

Io ho visto un filmato dell'epoca: la fumata era bianca, sine dubio. Anche l'FBI ne era convinto.
Ma non successe nient'altro, e ci ritrovammo come Papa il vecchio Patriarca di Venezia, apparentemente cosi conservatore, ma che improvvisamente apri a tutte le novita',del mondo.
Eera massone? Era modernista? Era un povero illuso? Era poco colto e si lasciava influenzare da chi apparentemente ne sapeva più di lui? Non si sa. Si sa pero' che la sua " creatura" , il C VII fu una tragedia. E forse lui, nei tormenti del cancro ( allo sto,aco, dicesi contrapasso) lo capi. Ma ormai era tardi.

A proposito di conclavi, si fa gia' il nome del successore del VdR, Tagle. Come ho scritto l'altro giorno, dopo Bergoglio, o uno come lui al quadrato, o un nuovo Pio X. Tertium non datur.
Rr

Anonimo ha detto...


a quale congrega il Roncalli appartenesse non ce ne deve importare, di fronte al FATTO che la " sua creatura " (con Nostra Aetate e D.H), l'abbia CONCEPITA con il Congresso Mondiale Ebraico.

La "creatura" è stata poi presa in cura da Giovanni Paolo II° che ha creato ad oc il "Comitato Internazionale di Relazione fra la Chiesa Cattolica e il Giudaismo",naturalmente con pari numero di membri di ambo le parti.

Come viene riportato nell'articolo di Don Nitoglia che cita fonti ebraiche, il Roncalli, come un giuda ,ricorreva a incontri nei sottosuoli di sinagoghe....

E poi, li chiamamo papi i papi conciliari....
Altrimenti la "controparte" si incavola....

mic ha detto...

In effetti, da Giovanni XXIII in poi, più che "papi conciliari" bisognerebbe chiamarli "papi conciliaristi", perché tutti, in misura più o meno accentuata, col crescendo finale, hanno fatto del Concilio il nuovo dogma indiscutibile, con quel che ne è sortito.
Non so fino a che punto fossero consapevoli delle 'fessure' aperte attraverso cui è entrato di tutto e si è prodotta la voragine attuale...

Rr ha detto...

Certo, Mic, che se non erano consapevoli, avevano dei grossi probelmi di Q.I. !
A parte la battuta, io penso che sapessero, ma fossero convinti in buona fede di essere nel giusto, tanto la loro mente era stata ottenebrata da esperienze di vita, terribili fatti storici, fascinazione verso " cattivi maestri" ...Verso la fine dei loro mandati, tutti si accorsero che qualcosa non andava, ma per malattia, senectus, o pavidita', o mitezza di carattere, non vollero o non poterono metterci un rimedio una volta per tutte.
Fino all'abdicazione...dopo Bergoglio e se il prossimo sara' come lui, i problemi si risolveranno da soli.
O li risolverà Nostro Signore direttamente.
Rr

Anonimo ha detto...


@ Sul "dialogo" con gli Ebrei: ma gli Ebrei come la pensano?

Si parla sempre di come la Chiesa "conciliare" vede gli Ebrei, di come si pone "in ascolto" di essi (e dell'Altro in generale), di come li consideri ("fratelli maggiori", ancora portatori dell'Alleanza, etc.). Ma non ci si chiede mai, mi sembra, come gli Ebrei vedano la cosa. Lasciamo stare le dichiarazioni ufficiali sul dialogo, la pace, la democrazia quando ci sono gli incontri interreligiosi: si tratta di ciarpame. Ma come essi vedano questi papi e cardinali etc. che gli portano l'acqua con le orecchie da tanti anni, non lo sappiamo. E difatti, sarebbe sciocchi, gli Ebrei, a svelare il loro vero pensiero, visti i grandi vantaggi che hanno con il "dialogo" (del resto, allo stesso modo dei musulmani, protestanti, etc.).
Secondo me, il loro vero pensiero e' pieno di disprezzo per questi Goim senza piu' fede, pronti a tutti i compromessi, che hanno svenduto all'incanto tutto il loro passato, seguaci di tutte le religioni meno che della loro. A. R.

mic ha detto...

Mi pare che abbiamo parlato in qualche precedente discussione di quel "no" secco che il rabbino capo di Roma Di Segni ha detto a papa Francesco in visita alla sinagoga il 17 gennaio scorso.

"Non accogliamo il papa per discutere di teologia. Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio e di trattativa politica".

Va de sé che la proposta di Francesco di un comune approfondimento teologico, citando nostra aetate e l'ultimo documento di dicembre - su cui abbiamo già detto la nostra - sono state incongruenti dopo una dichiarazione del genere. Ed è decisamente sconcertante uno svarione simile dopo la chiusura netta del Rabbino.

Forse può spiegarsi soltanto con un copione già scritto; ma in certi casi chi è avveduto e in buona fede dovrebbe recitare a soggetto...

Anonimo ha detto...

Non bastavano i no al presepe e alle altre tradizioni cattoliche a Natale. Ora tra le mura scolastiche è vietata pure l'acqua santa di Pasqua. Già perché il Tar dell'Emilia Romagna ha accolto un ricorso contro le benedizioni pasquali a scuola.

Il ricorso era stato presentato da alcuni insegnanti e genitori contro una delibera dell'anno scorso con cui il consiglio di una scuola di Bologna aveva autorizzato le benedizioni pasquali a scuola. Il rito era stato proposto dai parroci dei plessi dell’istituto comprensivo 20 e l’ok del consiglio creò non poche polemiche politiche. L’autorizzazione per le benedizioni, che furono poi celebrate a marzo, prevedeva che dovessero avvenire in orario extrascolastico. Una vicenda che risale a quasi un anno fa, insomma, ma che sicuramente avrà conseguenze sul futuro.

"Con l’accoglimento del nostro ricorso si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana", ha detto Monica Fontanelli, una delle docenti che ha presentato ricorso, "L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. È stato affermato un principio della Costituzione".

Anonimo ha detto...


"Forse può spiegarsi soltanto con un copione già scritto;ma in certi casi chi è avveduto e in buona fede dovrebbe recitare a soggetto....".

Cioè? Per piacere, può spiegare?

RR ha detto...

"Con l’accoglimento del nostro ricorso si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana", ha detto Monica Fontanelli, una delle docenti che ha presentato ricorso, "L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. È stato affermato un principio della Costituzione".

Bene, ricordiamocene e ricordiamolo quando vorranno eliminare il maiale dalle mense scolastiche o vorranno farci festeggiare Ramadan o similia. La scuola è laica, lo dice quella Costituzione che Renzi sta violentando in tutti i modi, ma lui può, gli altri, apriti cielo! Niente presepi, né benedizioni ? Ottimo, niente veli, niente kippah, niente 27 gennaio, che ormai è quasi una festa religiosa, ecc.ecc.
Però, per coerenza, dovrebbero anche lavorare a Natale e Pasqua, nonché S. Stefano, Pasquetta e l'Epifania. Invece tutti a sciare o al mare.
Meno male che, se Dio vuole, mia figlia quest'anno la finisce, 'sta scuola laica del c...!
RR
PS: ma quant'è ignorante, 'sta prof ?! Ma non lo sa che "cultura" deriva da "cultus" che è la stessa radice di "culto" , e che le prime forme di cultura e civiltà sono di tipo religioso, v. culto dei morti tra i Neandertal, prima che arrivassero i Cro-Magnon?
Ma che c...e dove c...studiano 'sti prof ?

RR ha detto...

"Non accogliamo il papa per discutere di teologia. Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio e di trattativa politica".

Mic, a loro non gliene può frega' di meno, della teologia ed altre cose simili. Se sono credenti, sono talmudici, se non sono credenti, hanno a cuore solo Israele, il potere ed il denaro.
Chi più, chi meno. Basta solo frequentarli.
RR

mic ha detto...

"Forse può spiegarsi soltanto con un copione già scritto;ma in certi casi chi è avveduto e in buona fede dovrebbe recitare a soggetto....".

Cioè? Per piacere, può spiegare?


Dopo la dichiarazione così netta del rabbino, mi è parso fuori posto insistere sul dialogo teologico. "Recitare a soggetto", evidentemente significa parlare a braccio trovando una formula adeguata alla situazione.
Ad esempio: "è vero, le fedi non possono dialogare, perché ognuno ha dei presupposti dai quali non si può transigere (e le nostre sono fedi diverse; ma si può dialogare tra persone civili costruendo cultura e vivibilità".
A parte che è e resta una pia illusione che la buona volontà umana sia sufficiente per costruire qualcosa di positivo e durevole - senza la presenza e la grazia di Cristo tutto degenera -, uno come Bergoglio, il frutto più maturo del V2, non poteva non tirar fuori nostra aetate e l'ultimo documento calabraghe ancor peggio della prima perché non farlo avrebbe significato mettere in discussione l'idolo-concilio...

Colomba ha detto...


Se il rabbino di Roma dice al Bergoglio di non voler parlare di teologia chè le fedi non possono essere oggetto di scambio politico, è perché, ormai " gli interlocutori" hanno già raggiunto il loro scopo. Possono quindi permettersi di prendere a pesci in faccia il "papa" che hanno usato fin dai tempi di Baires. Ora non serve più :si può quindi anche dismettere dall'incarico.

mic ha detto...

le fedi non possono essere oggetto di scambio politico, è perché, ormai " gli interlocutori" hanno già raggiunto il loro scopo.

Apparentemente, e per ora, può sembrare. ma credo che ancora debbano fare i conti con Qualcun Altro...

Colomba ha detto...


Apparentemente,e per ora, può sembrare ( che "gli interlocutori" abbiano raggiunto il loro scopo).

Quello che appare per ora , ma non da ora è la scristianizzazione delle masse, la riduzione della dottrina a sociologismo, un "papa" col naso da pagliaccio, gerarchia che tace o, che se parla, lo fa soltanto su alcune questioni e non sul sistema. E che tutto ciò DEBBA ESSERE DELLA Chiesa Cattolica. Non è avere raggiunto lo scopo?

Certo che la fede in Gesù Redentore ancora c'è anche se non visibile, e che gli "interlocutori" dovranno fare iconti con Lui ! La nostra dottrina ci dice che alla fine dei tempi questo dovrà succedere e noi lo crediamo.

Colomba ha detto...


Ommenti su commenti, ma, il tema di fondo, cioè la responsabilità dei pontefici che hanno fatto il CV2 e che l'hanno sostenuto ; le relazioni equivoche che l'hanno messo in atto sono stati, via via che si è sviluppato il discorso,abbandonati.

Perché ?

mic ha detto...

Lei, Colomba, che farebbe oltre ai commenti? Non c'è solo questa pagina. Ci sono un mare di documentai collaterali segnalati. Oltre questo, cosa possiamo dire o fare, noi?

T. ha detto...

La nostra speranza e' la Madre di Dio che ci fa crescere nell'amore verso Suo Figlio , ci fa andare avanti con coraggio nella Fede e nell'amore ardente per Cristo . A noi piccoli apostoli il compito di restare nel piccolo solco , nella nostra piccola traccia rendere presente Gesu' Cristo e farci Suoi compagni.

Dio non e' morto .
La bellissima storia di Dio che conquista le anime attraverso l'operato di un giovane che ne difende il Nome in un campus universitario contro l'azione distruttiva di un professore che esige che gli studenti si convincano che... Dio è morto.

https://gloria.tv/media/QvkW45Qtoki

Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo. *
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen *