domenica 7 febbraio 2016

Danilo Quinto. Servi dei nemici di Cristo

Un susseguirsi impressionante di fatti «ecumenici» si è sviluppato negli ultimi tempi.
L’annuncio, per il prossimo 31 ottobre, della visita del Papa a Lund, in Svezia, dove prenderà parte ad una cerimonia congiunta fra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, per commemorare il 500mo anniversario della Riforma, che cade nel 2017.

La decisione storica – perché mai avvenuta in passato - di visitare la Grande Moschea di Roma, con l’arcivescovo di Milano Angelo Scola che coglie subito l’occasione di lanciare l’idea di una festa musulmana da celebrare nelle scuole milanesi. 
«Una società plurale deve essere il più possibile inclusiva, ma non può rinunciare al simbolo se no perde forza comunicativa», dice Scola, che aggiunge: «Critico la laicità alla francese: non è pensabile creare uno spazio di neutralità, in cui tutti facciano un passo indietro sul tema delle religioni. Piuttosto, ciascuno si narri e si lasci narrare. Se aumentano i bambini musulmani, bisogna prendere qualcuna delle loro feste ed inserirle nella dimensione pubblica: spiegare, non vietare».
A Scola – e a tutti i buonisti e misericordiosi - dedichiamo le parole che San Francesco rivolse nel 1219, durante la Quinta Crociata, al Sultano Malik al-Kamil, come riportano le Fonti Francescane: 
«Lo stesso sultano gli sottopose anche un’altra questione: “Il vostro Dio nei suoi Vangeli insegnò che voi non dovete rendere male per male, e non dovete salvaguardare la vostra tonaca […]. Quanto più dunque i cristiani non dovreste invadere le nostre terre […]”. Rispose Francesco: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove, infatti, dice: ‘Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te’. E con questo ha voluto insegnarci che nessun uomo è a noi così amico e così parente, fosse pure a noi caro come un occhio della testa, che non dovremmo allontanarlo, strapparlo e del tutto sradicarlo, se tentasse di distoglierci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani giustamente invadono voi e le terre che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi”. Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui».
Bergoglio-Ghennadios-Moxon, San Paolo Vespri
La celebrazione dei Vespri presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove erano presenti il metropolita Ghennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico e a David Moxon, rappresentante personale a Roma dell'Arcivescovo di Canterbury, che ascoltano l’invocazione del Papa alla «misericordia e al perdono» per le colpe dei cattolici nei confronti di cristiani di altre Chiese.

La visita del Papa alla Sinagoga di Roma, che ha richiamato alla nostra mente un’altra visita, quella del 26 maggio 2014 presso la casa di Shimon Peres, dove il Papa dice: «Io ringrazio lei per le sue parole e la sua accoglienza e con la mia immaginazione e fantasia vorrei inventare una nuova beatitudine. La dico oggi a me in questo momento. Beato quello che entra nella casa di un uomo saggio e buono. Io mi sento beato. Grazie di vero cuore». Il Papa vorrebbe inventare una nuova beatitudine e si sente beato nel frequentare la casa di un uomo che conosce bene gli insegnamenti del Talmud su Cristo e i cristiani, descritti in un bellissimo libro – di cui mi permetto di consigliare la lettura - «L'EBREO - Nel mistero della storia», di Don Julio Meinvielle, edizioni Effedieffe. Nel Talmud, si chiama Cristo con disprezzo «costui», «un tizio», «figlio del carpentiere», «l'appeso». Lo si presenta come un bastardo, concepito durante le mestruazioni della madre. Vi si dice che aveva in Sè l'anima di Esaù, che era uno stolto, un prestidigitatore, un seduttore, un idolatra, che fu crocifisso, sepolto nell'inferno e che, sino ai giorni nostri, è un idolo per i Suoi seguaci. Come seduttore ed idolatra, non può che insegnare l'errore e l'eresia e questa eresia è irrazionale ed impossibile da praticare.

Per gli altri «fratelli», gli ortodossi – che rifiutano il dogma dell’infallibilità pontificia; affermano l’inconoscibilità dell’essenza divina e quindi la non possibilità di conoscere la natura di Dio anche attraverso la ragione umana; negano che lo Spirito Santo proceda anche dal Figlio e quindi negano che l’amore proceda dalla Verità; negano il dogma dell’Immacolata Concezione; non riconoscono una differenza tra sacramenti e sacramentali; non credono nel Purgatorio – viene annunciato l’incontro che si terrà il 12 febbraio, a Cuba, tra il Papa e Kirill, patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, che firmeranno una dichiarazione comune. Già si conosce il contenuto. È quello delle parole rivolte tempo fa a Bartolomeo I: 
«Voglio assicurare che, per giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcuna esigenza, se non quella della professione della fede comune, e che siamo pronti a cercare insieme, alla luce dell’insegnamento della Scrittura e dell’esperienza del primo millennio, le modalità con le quali garantire la necessaria unità della Chiesa nelle attuali circostanze».
L’articolazione di quest’«agenda» dimostra che l'itinerario di demolizione della Chiesa Cattolica, fondata da Gesù Cristo, indicato dal Concilio - di cui l'attuale Pontefice sembra essere il maggior artefice, ma anche prosecutore ossessionato dell'opera già avviata e consolidata dai suoi predecessori - si sviluppa e sembra inarrestabile. Dialogo interreligioso e sincretismo costituiscono la base ideologica per edificare una «nuova» Chiesa, esaltata dai post-comunisti e dai conciliari alla Enzo Bianchi e alla Alberto Melloni, che definisce il Papa il «global-player della politica mondiale» e «colpo di classe» la scelta di Cuba come sede dell’incontro con il patriarca ortodosso.

È un «poliedro», quello che si va formando, come nelle intenzioni espresse dal Papa il 29 luglio ’14, durante il discorso nella Chiesa pentecostale della Riconciliazione, a Caserta: [ne abbiamo parlato in diretta qui]
«Noi siamo nell’epoca della globalizzazione e pensiamo a cos’è la globalizzazione e a cosa sarebbe l’unità nella Chiesa: forse una sfera, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, tutti uguali? No! Questa è uniformità. E lo Spirito Santo non fa uniformità! Che figura possiamo trovare? Pensiamo al poliedro: il poliedro è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l’unità nella diversità. È in questa strada che noi cristiani facciamo ciò che chiamiamo col nome teologico di ecumenismo: cerchiamo di far sì che questa diversità sia più armonizzata dallo Spirito Santo e diventi unità; cerchiamo di camminare alla presenza di Dio per essere irreprensibili; cerchiamo di andare a trovare il nutrimento di cui abbiamo bisogno per trovare il fratello. Questo è il nostro cammino, questa è la nostra bellezza cristiana!».
Scriveva Pio XI nell’enciclica Mortalium animos:
«Il corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa, è omogeneo e perfettamente articolato, come un corpo fisico; è perciò illogico e ridicolo pretendere che il Corpo Mistico possa essere formato da membra sparse, isolate le une dalle altre; perciò chi non gli è unito non può essere suo membro, né saldato al capo che è Cristo. Nessuno si trova e permane in quest’unica Chiesa di Cristo, se non riconosce ed accetta con ubbidienza l’autorità e il potere di Pietro e de suoi legittimi successori». 
Cristo chiede agli uomini che in Lui credono di usare discernimento rispetto alle cose terrene. Chiede ai Suoi pastori di essere guide e di ammaestrare le genti e di convertirle. Non chiede di essere servi dei Suoi nemici. È questo, in fin dei conti, il compito preciso che si è assunto l’ecumenismo post-conciliare: rivolgersi a un mondo a misura d’uomo, dove non c’è più bisogno di una conversione a Cristo, ma di «una conversione che ci liberi dalla schiavitù del consumismo», come il Papa sostiene nel video delle «Intenzioni di preghiera per il mese di febbraio». È la conversione che può proporre qualunque organizzazione ecologista o ambientalista, qualunque movimento anti-globalizzazione e anti-sistema, qualunque reduce comunista, qualunque setta massonica o para-massonica. È la conversione ad un Nuovo Ordine Mondiale. Il «poliedro», l’ecumenismo, è lo strumento che dovrà concorrere ad erigere e poi governare il «Mondo Nuovo». Già nei processi economici e nei nuovi assetti geo-politici, ci sono segni formidabili che vanno in questa direzione.

A noi sembra che chi con tenacia e determinazione sta portando avanti questo disegno, non voglia considerare di dover «fare i conti» con Cristo, che ha già vinto e darà a tutti e a ciascuno, al tempo che Egli sceglierà, la giusta ricompensa.
Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/

24 commenti:

Baronio ha detto...

Come affermavano gli autori classici, il peccato di hybris (ὕβϱις) comporta non solo la nemesis (νέμεσις), ossia l'ira degli dei, ma anche ate, quella sorta di accecamento che induce l’uomo in errore, e ancor prima il demone che causa tale accecamento.

Bergoglio, che presume di prescindere da Cristo per raggiungere il simulacro di una pace che il mondo non può dare, pecca di hybris: è innegabile ed ogni giorno ne abbiamo conferma. Non possiamo tuttavia non notare, in questa smania di compiere ogni giorno gesti sempre più gravi, in questa fretta di raggiungere mete sempre più erreversibili, proprio quell'accecamento ch'essa induce, quell'ebrezza quasi folle, quella vertigine irresponsabile che i tragici Greci chiamavano appunto Ἄτη.

Quos deus perdere vult, dementat prius, appunto. Una follia, un'ebbrezza sconsiderata che non intende ragioni, una dissennatezza dinanzi alla quale tutte le argomentazioni non hanno alcun valore.

C'è qualcosa di terribile in quanto avviene oggi: credo che su questo siamo tutti d'accordo.

Anonimo ha detto...

Segnalo il nuovo video del Papa, dopo quello ecumenista.
Stavolta il video è di stampo ecologista (purtroppo in lingua spagnola non sono riuscito ad "apprezzarlo" a fondo).

Il messaggio e l'appello rivolto è "fortissimo": Liberatevi dalla schiavitù del......

(Peccato?)

No no, che cosa avevate capito?
Liberatevi dalla schiavitù del consumismo!!!

Ovviamente anche questa volta si nota il Crocifisso nascosto.

Giuseppe M.

Anonimo ha detto...

Dimenticavo il link, scusate

https://www.youtube.com/watch?v=akK7diU4Kgc&feature=youtu.be

Giuseppe M.

Baronio ha detto...

Nel video non c'è un solo riferimento a Dio, né a Gesù Cristo. Niente. Non si capisce chi si debba pregare, né perché, né a che titolo Bergoglio lanci questo appello usando il veicolo dell'Apostolato della Preghiera. E' una vergogna: i commenti in lingua spagnola al video sono lapidari.

Anonimo ha detto...

Tralasciando il giudizio sull’operato dell’attuale papa, non vedo che cosa ci sia di criticabile nella proposta del card. Scola, che oltretutto non è per nulla una soluzione nuova.
Agli inizi degli anni ’50, mio padre, ingegnere navale, ha lavorato per alcuni anni in Egitto alla costruzione del lungo mare di Alessandria. Allora la presenza degli europei in quel paese era imponente, c’erano italiani, francesi, inglesi, tedeschi, greci e naturalmente gli arabi. Tra gli stranieri molti erano di religione ebraica. C’erano molte scuole europee, tra le quali quelle francesi, gestite da religiosi, frequentate sia dai ragazzi europei sia da quelli egiziani. Ebbene in quelle scuole, come nell’intero paese, si festeggiavano le ricorrenze delle tre religioni, la musulmana, la cattolica e l’ebraica e nessuno ha mai manifestato qualche lamentela. Ognuno rispettava il credo e le ricorrenze degli altri.
E poi voler paragonare l’anno 1219 all’attuale realtà …

Anonimo ha detto...

Non solo El Papa ha posto il cattolicesimo, una credenza come tante dice lui, al servizio delle altre religioni (alla faccia dell'"andate e predicate"...) ma lo ha anche ridotto a pura e sola ideologia sociale, politica e materiale umana assolutamente identica a quella imperante senza alcuna traccia di soprannaturale infatti ha dovuto arruolare mediaticamente Padre Pio per richiamare i fedeli; e poi si dice preoccupato per il calo di vocazioni. Fortissimo!!!
Miles

Danilo Quinto Blog (Ufficiale) ha detto...

Per Anonimo delle 12.32

Infatti, non si può paragonare l'anno 1219 all'attuale realtà...
E' come paragonare un organismo sano ad un organismo infettato dal cancro.

mic ha detto...

Ebbene in quelle scuole, come nell’intero paese, si festeggiavano le ricorrenze delle tre religioni, la musulmana, la cattolica e l’ebraica e nessuno ha mai manifestato qualche lamentela. Ognuno rispettava il credo e le ricorrenze degli altri.

In quell'intero paese, guarda caso, non erano ancora nate le "primavere arabe". E, all'epoca in cui lei si riferisce, la nostra fede non aveva cessato l'annuncio (non esitava né si asteneva dal fare 'proseliti') e non c'era l'attuale imbelle e suicida calabraghismo con totale assenza di reciprocità...

Anonimo ha detto...


@ Alessandria cosmopolita, europea

La comunita' europea di Alessandria fu poi cacciata da Nasser nel 1956, in massa. Per rappresaglia della guerra che gli avevano portato gli Israeliani. Rispetto a Gheddafi Nasser fu un signore, lascio' in tasca a ciascun europeo 500 dollari. Era una comunita' benestante, di gente che lavorava sodo, c'erano anche parecchi italiani. Di queste espulsioni dobbiamo ricordarci prima di sproloquiare sull'islam "moderato".

RR ha detto...

Anonimo 12.32 (o "l'agent provocate"):

l'Egitto NON è l'Italia. L'Egitto nasce millenni fa politeista, diventa quindi cristiano ed infine musulmano.
Alessandria d'Egitto fu fin dalla sua fondazione molto più greca, "occidentale", che egiziana o "orientale", ed anche sotto i Califfi e poi l'Impero ottomano città molto più europea che medio-orientale. Quindi non può essere scelta come esempio di città e società arabe
(gli Egiziani veri NON sono arabi)
All' epoca poi in cui suo padre lavorava là, c'era una monarchia molto tollerante e poco islamizzante, cui seguì un regime laico e socialista (Nasser). Il re Feisal si rifugiò in Italia, a Roma, non In Arabia saudita alla Mecca.
L'Italia, intesa come Penisola italica, nasce politeista, poi diventa cristiana, e MAI nel corso della sua storia cambiò Fede. S. Pietro e S. Paolo morirono a Roma, non in altre città dell'Impero romano. Tra i più grandi Santi della Cristianità tutta si annoverano numerosi Italiani, cosi come sono Italiane molte delle più belle basiliche e cattedrali e delle più belle rappresentazioni di Nostro Signore e di Sua Madre.
Paragonare quindi la situazione etnica-culturale-religiosa dell'Egitto del 1950 con quella dell'Italia, di ieri e di oggi, denota un'ignoranza ed una cecità ideologica imbarazzante.
Scola dovrebbe ricordarsi di essere seduto sulla cattedre si S. Ambrogio, che faceva tremare gli Imperatori romani, e S. Carlo, che sconfisse il Protestantesimo serpeggiante in Lombardia e dintorni con al sua Dottrina ed Opera pastorale.
Faccia insegnare a scuola chi erano e cosa dissero e fecero questi Santi milanesi, prima di preoccuparsi delle feste mussulmane.
Anche perché, se vuole quelle mussulmane, deve voler anche quelle ebraiche, buddiste, indù, scintoiste, ecc.ecc., vista la multietnicità dei bambini che frequentano le scuole pubbliche milanesi (soprattutto alle Elementari e Medie. Poi alla Superiori, in particolare ai Licei classici, grazie a Dio, ci si ritrova tutti solo Italiani. Alle "risorse" non interessa molto studiare, vogliono soldi subito e facili).
RR
PS: a proposito di Egiziani. Al seguito di Re Faisal molti se ne vennero in Italia, anche a Milano. Sono cresciuti, si sono sposati, hanno figli. Sono ormai Italiani di seconda o terza generazione, molti sono copti, altri mussulmani. Non hanno mai chiesto, né tantomeno preteso, quello che ora vorrebbe Scola. Erano ben felici di non dover sottostare a imam, muezzin, e tutto il ciarpame che avevano lasciato nel loro paese)

Anonimo ha detto...

Le "primavere arabe" nulla c'entrano con l'attuale fondamentalismo islamico, il jihad e tutto il resto.
Resta il fatto, a mio modesto parere, che se invece di non festeggiare nelle nostre scuole il S. Natale, evitando perfino la realizzazione del Presepe, cosa del tutto assurda e incomprensibile, ma ci fosse l'opportunità di uniformare il comportamento in tutte le scuole, dando le opportune direttive e inserendo nel calendario scolastico qualche ricorrenza ebraica e musulmana, le cose andrebbero parecchio meglio e si favorirebbe il reciproco rispetto.

mic ha detto...

Le "primavere arabe" nulla c'entrano con l'attuale fondamentalismo islamico, il jihad e tutto il resto.

Ah no? Nemmeno nella loro strumentalizzazione? E nel fatto che migliaia di figli della Primavera Araba subiscono l'attrazione fatale dello Stato Islamico?

Cesare Baronio ha detto...

Ma anche la reciprocità è un concetto tipicamente liberale, che per un cattolico è inaccettabile, se non in situazioni limite. Infatti, mentre è diritto della Chiesa poter esser presente ed annunciare il Vangelo dovunque, non è diritto delle false religioni godere di pari libertà in nazioni cattoliche. I governanti cattolici possono - ripeto: possono - concedere tolleranza alle false religioni, senza tuttavia parificarle all'unica vera Religione. Viceversa, i governanti di nazioni a maggioranza non cattolica devono - o quantomeno dovrebbero - riconoscere libertà di culto e di predicazione alla Chiesa Cattolica.

Ovviamente questo concetto, in una società agnostica ed anticattolica, intrisa di liberalismo e di relativismo, suona come un assurdo, ma ciò non toglie l'oggettiva realtà delle cose e la doverosa distinzione tra vero e falso.

La Repubblica di Venezia, esempio di tolleranza e di bon governo, non cedette mai su questo aspetto, riconoscendo tutti i diritti alla Chiesa, pur lasciando un certo qual margine di libertà di culto tanto agli ortodossi quanto agli ebrei (al punto che, come peraltro in quasi tutte le nazioni cristiane, gli ebrei avevano un proprio tribunale e, all'interno del ghetto, seguivano le proprie leggi, purché non fossero in conflitto con le leggi dello Stato).

E infine, se pure può accadere che uno Stato "laico" conceda libertà e parità di riconoscimento a qualsiasi religione, è nondimeno inaccettabile che tale legittimazione provenga dai Sacri Pastori - o addirittura dal Pontefice Romano -, per i quali il laicismo e l'indifferentismo religioso dovrebbero suonare come una bestemmia.

Se la Repubblica vuole celebrare il Ramadan, che si accomodi: i governanti ne risponderanno dinanzi a Dio. Ma non è ammissibile che l'Arcivescovo di Milano si faccia promotore di iniziative che non solo sconfessano apertamente il suo ruolo di Pastore, ma offendono Dio stesso, disonorano la Chiesa, screditano il Magistero e delegittimano qualsiasi impegno sociale dei fedeli.

Se i primi Cristiani si fossero comportati così, essi non avrebbero eretto basiliche sulle rovine dei templi pagani; non avrebbero affrontato il martirio per essersi rifiutati di bruciare incenso a Cesare; non avrebbero predicato il Vangelo alle nazioni. Essi si sarebbero potuti comportare come tutti i seguaci delle religioni pagane, ai quali l'Impero Romano garantiva libertà di culto, a patto che riconoscessero il Pantheon romano e adorassero l'Imperatore come una divinità. Roma sarebbe rimasta nelle tenebre dell'errore, i Cristiani sarebbero stati annoverati come una minuscola, irrilevante setta tra le mille esistenti.

Peccato che il comando di Cristo, "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" sia in netto conflitto con questa visione ecumenica che impesta la chiesa conciliare.

Come diceva Claudel, La tolérance ? Il y a des maisons pour ça!. Ed oggi siamo ben oltre la tolleranza: essa è a mala pena riservata ai tradizionalisti, verso i quali la Gerarchia mostra l'insofferenza e il fastidio che un tempo aveva nei confronti dei seguaci di Fozio.

Anonimo ha detto...

...Ma la forza dei due Family Day, non partitici, non legati a gruppi di potere, autofinanziati è apparsa evidente, e sarebbe un errore non tenerne conto.

Anche da parte della Chiesa?

«Certamente! Abbiamo visto che alla fine anche il segretario della CEI, mons. Galantino, di cui si dice, probabilmente a ragione, che fosse contrario all’una e all’altra manifestazione, ha dovuto dire, a cose fatte, che si è trattato di qualche cosa di positivo. E comunque, in entrambi i casi, i vescovi, anche quelli favorevoli, e ce n’erano e ce ne sono, sono venuti dopo: sono stati i laici, senza motivazioni politiche o di interesse, che hanno messo in moto e guidato questa macchina. Una vera novità, nel panorama italiano: laici adulti, che vescovi o non vescovi si alzano in piedi, come avrebbero voluto San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per difendere i valori umani e quelli cristiani. Devo dire che mi ha sorpreso il silenzio del Pontefice; non il silenzio da Papa, ma il silenzio da vescovo di Roma e da Primate della Chiesa italiana. Capisco il suo desiderio di non voler interferire nel dibattito politico; ma su altri temi sensibili politicamente – vedi, per esempio, l’immigrazione – queste cautele non le manifesta. E invece di fronte a centinaia di migliaia, in maggioranza cattolici, che scendono in piazza per difendere valori umani e cristiani, non ha trovato una parola, un saluto».
(Marco Tosatti)

seraafino ha detto...

"Tolleranza: facile lusso dello scettico" (Ernest Bloch, filosofo marxista ultra-estremista, però autore del primo libro sull'inquisizione OGGETTIVO, che si trova costretto, forse suo malgrado, a contestare la leggenda nera).

Anonimo ha detto...

Si è spenta la lampada del Santuario (come è morto il Katecon : visione di Fatima)
http://www.iltimone.org/34302,News.html







Rr ha detto...

Per l' Anonimo che prosegue:
Se la scuola statale italiana è laica, festeggia SOLO le feste NAZIONALI STATALI, che sono da settembre in avanti: il 1' Novembre, l'8 dicembre, il 25 dicembre, il 1' gennaio, il 6 gennaio, il Lunedi dell'Angelo, il 25 aprile, il 1' maggio, il 2 giugno.
Se si vogliono festeggiare ANCHE festivita' NON NAZIONALI NON STATALI, si faccia una mozione presso il Parlamento, cui segua dibattito e voto, onde modificare il calendario scolastico su tutto il territorio nazionale.
Ma se lo Stato e' laico, come ci viene ripetuto un giorno si ed uno pure, dev'essere un iniziativa di laici, non di arcivescovi.
Infine, se ad uno prude tanto che i suoi figli conoscano le altrui religioni, gliele insegni. Ma non chieda che sia la scuola italiana a farlo, che ha gia' tante altre cose da fare, a cominciare con la lingua italiana e l'aritmetica, oggi sempre piu' sconosciute.
Rr
PS: ed è inutile che Scola si agiti tanto. Perché papa non lo fanno più. Il treno è passato. Il prossimo, se ci sarà, potrà essere o un Bergoglio al quadrato, o in Pio X. Tertium non datur

Gederson ha detto...

Sul Bergoglio se può avere dei dubbi che dice delle eresie, ma non se può più avere dubbi che lei sta a conffermare i peccatore nel loro peccato. La religione nel senso Bergogliano ha un'altro significato che non è quello di unire l'uomo a Dio. Quando Bergoglio parla di Dio, sembra nominare un ignoto, un dio che lui stesso ha creato.

Anonimo ha detto...

"Si è spenta la lampada del Santuario (come è morto il Katecon : visione di Fatima)"

La Visione di Fatima parla d'altro. Sarebbe il caso censurare anche le sciocchezze che fate passare: fuorvianti.

Anonimo ha detto...

Anonimo 17:38
E' noto che il segreto di Fatima dice altro. Se però invece di sputare sentenze avesse verificato il link avrebbe trovato il collegamento.

Luigi Rmv ha detto...

In effetti è assurdo che il problema delle festività di altre religioni nelle scuole statali venga sollevato da un cardinale, soprattutto in epoca di persecuzioni e martiri cristiani ad opera di islamici.

Non è un problema della Chiesa, ma dello stato, né riguarda la carità.

Veramente incomprensibile questa smania del medesimo di attivarsi per consentire agli islamici di pregare in luoghi delle parrocchie e di istituire nuove festività nelle scuole statali.

Sforzo altruistico che peraltro non mi sembra sia stato apprezzato dagli islamici e incomprensibile anche per loro, che di certo non ricambiernno MAI questo atteggiamento religiosamente 'suicida', ne' negli stati a religione islamica ne'nel nostro.
Non chiesero nemmeno al preside idiota di levare il presepe.

Purtroppo è proprio l'ideologia laicista il nemico numero uno, per cui il problema siamo noi cattolici.
Pace e bene.

RAOUL DE GERRX ha detto...

Scola, un esprit faux, comme il y en a tant aujourd'hui.

A croire qu'on choisit ces ecclésiocrates précisément parce qu'ils ont l'esprit faux.

S'étonner, après cela, que le monde et l'Église soient sens dessus dessous !

RAOUL DE GERRX ha detto...

Scola, un esprit faux, comme il y en a tant aujourd'hui.

A croire qu'on choisit ces ecclésiocrates précisément parce qu'ils ont l'esprit faux.

S'étonner, après cela, que le monde et l'Église soient sens dessus dessous !

Baronio ha detto...

Scola n'etait-il pas celui qui avait déjà commandée la soutane blanche avant le Conclave? n'avait-il pas réçu les felicitations publiques du Clergé vénitien lorsqu'encore le nom du Pape n'avait eté annoncé? Imaginons donc ce qu'il aurait pu faire, à la place de Bergoglio...