mercoledì 3 febbraio 2016

Francesco e la bioetica: il disimpegno della Chiesa

Chiaro e limpido Massimo Micaletti su Radio Spada. Il tema: il discorso di Bergoglio al Comitato Nazionale di Bioetica del 28 gennaio

Dopo il discorso di Francesco al Comitato Nazionale di Bioetica del 28 gennaio[1] potremmo definitivamente archiviare la Bioetica – per dir così – cattolica per come è stata conosciuta finora, per quel che ha detto finora, per i temi che ha affrontato finora.
Certo, ci sarà sempre chi vedrà il bicchiere mezzo pieno, chi contro la lettera leggerà bianco dove è scritto nero, chi si consolerà pensando che in fin dei conti se il Papa non ha parlato esplicitamente di aborto, eutanasia, omosessualità è perché sono temi scontati e via illudendosi ed illudendo.
Esclusa la forma mentis di questi soggetti che ho elencato or ora, è chiaro ed evidente che l’agenda di Francesco in Bioetica è semplicemente di disimpegno sui temi divisivi, che possono essere d’intralcio al “dialogo” – ma ormai sarebbe da dir “fusione” – col mondo liberal, col mondo ateo, colle religioni che ammettono a vario titolo aborto, eutanasia, divorzio, significati impropri ed arbitrari del concetto di famiglia e via così.

Analizzando le poche parole rivolte dal Pontefice al Comitato – un granello di sabbia in confronto alla distesa oceanica che è la “Laudato si” sull’ambiente – molti sono rimasti colpiti dall’esordio, ossia dal passaggio in cui Francesco afferma: “È noto a tutti quanto la Chiesa sia sensibile alle tematiche etiche, ma forse non a tutti è altrettanto chiaro che la Chiesa non rivendica alcuno spazio privilegiato in questo campo, anzi, è soddisfatta quando la coscienza civile, ai vari livelli, è in grado di riflettere, di discernere e di operare sulla base della libera e aperta razionalità e dei valori costitutivi della persona e della società”. Tuttavia, personalmente non ritengo che tali affermazioni siano le più gravi: potrebbero essere lette in combinato colle successive e definire un quadro in cui la Chiesa intesa come gerarchia si ritrae – stoccata a Bagnasco e ai Vescovi che si sono esposti sul Family Day? – per lasciare il campo del confronto ai soli laici di buona volontà. Occhio: non ho detto che a mio modesto avviso questa dichiarazione non sia grave; ho detto che non è la più grave; resta tuttavia profondamente problematica.

In effetti, essa si regge su una petizione di principio, ossia che i religiosi non debbano entrare nel dibattito in Bioetica. Bene: allora, ad esempio, nella prossima Giornata per la Vita del 7 febbraio cosa dobbiamo aspettarci? I sacerdoti dovrebbero forse tacere e lasciare ai laici l’annuncio sull’aborto, la contraccezione, la manipolazione della vita concepita et similia? E se così avvenisse, datosi che il Pontefice parla di “semina del Vangelo – questa sì, rivelata e affidata alla Chiesa – (che) ha portato frutto, riuscendo a promuovere la ricerca del vero e del bene e del bello nelle complesse questioni umane ed etiche”, quando e dove e come potrebbe la Chiesa, appunto, seminare il Vangelo, se non deve esporsi su questi temi?
La domanda che pongo non è capziosa (perlomeno, non vuole esserlo).

Le tematiche di Bioetica non sono affatto semplici e non basta certo studiare e sentire l’omelia domenicale per avere argomenti e motivazioni per spiegare e spiegarsi perché, ad esempio, due gay non possono sposarsi o un bambino Down non dovrebbe essere abortito. Ne volete una prova? Quanti cattolici “messa e parrocchia”, colle migliori intenzioni, anche documentati, si dichiarano favorevoli alla fecondazione artificiale o alle convivenze prematrimoniali o ancora all’interruzione delle cure al malato terminale?

In questo campo non è sufficiente annunciare il Vangelo, bisogna annunciare il Vangelo della Vita: bisogna spiegare ad esempio cosa significa Matteo 25, 31-46 perché non è che ci si arrivi poi sempre da soli e questo lo si può fare con autorevolezza solo dal pulpito e colla talare addosso. Il pastore non può farsi da parte e scommettere sulla tenacia delle pecore, perché i lupi sono tanti e forti e furbi e disorientare il gregge è un attimo.
Ma – dicevo – non è questo il vero punctum dolens. Il brutto viene dopo.

Molto grave è l’inciso in cui il Papa, dopo aver dato conto della estrema difficoltà delle questioni bioetiche – tanto estrema che, come detto sopra, la Chiesa è meglio non ne parli direttamente – conclude che la ricerca della verità etica “sui complessi problemi bioetici non è facile e non sempre raggiunge rapidamente un’armonica conclusione”: ora, leggendo il brano nel suo contesto e complesso, non si può fare ameno di cogliere un’impostazione marcatamente contrattualistica, in cui quella cattolica è una delle voci, che concorre a cercare la verità etica – che rispetto ad essa è un qualcosa d’altro – la quale nasce a propria volta da una conclusione che non sempre è “armonica”. Insomma, per Francesco non pare in discussione il metodo di ricerca, ossia la sintesi di più voci, ma la qualità di questa sintesi, che non deve essere né alta né tantomeno cattolica ma “armonica”, ossia priva di forzature, equilibrata, senza prevaricazioni di una voce sull’altra.

Ma ancora non giungo al punto. Qualcuno potrebbe ancora pensare e dire che quelle che ho appena prospettato sono mie interpretazioni arbitrarie, che ce l’ho con Bergoglio e via di melatonina intellettuale: fortunatamente (anzi, niente affatto fortunatamente) il passaggio più offensivo di decenni di Bioetica cattolica è chiaro, lampante e nessuno potrebbe leggerlo se non per come è scritto.
Mi riferisco all’agenda che Bergoglio indica al Comitato di Bioetica come meritevole di priorità e speciale attenzione.

I punti sono tre: il primo è “L’analisi interdisciplinare delle cause del degrado ambientale” a “protezione delle generazioni future”. E l’accenno allo scienziato amareggiato che si chiede se per il degrado ambientale ci saranno, un domani, generazioni future. E io che credevo che la più grande minaccia per queste benedette generazioni future fosse l’assalto alla vita nascente. Cinquantamilioni di aborti legali ogni anno nel mondo più quelli clandestini, più quelli chimici con Norlevo, Levonelle, spirali medicate ed EllaOne, più le decine e decine e decine di milioni di embrioni distrutti dalla fecondazione artificiale in tutte le sue aberrati forme, dall’omologa tra sposati all’utero in affitto per persone con tendenze omosessuali più i milioni di concepiti sacrificati nelle sperimentazioni, ebbene, tutto questo alluvione di sangue, questo rigurgito di inferno già qui sulla terra, farebbe meno morti del degrado ambientale?

Io vorrei capire – tranquilli, solo io, ché per tanti altri va tutto bene o stanno zitti – se ingegni eccelsi della Bioetica come, solo per dirne alcuni, Elio Sgreccia, Adriano Pessina, Ignacio, Carrasco De Paula, Gonzalo Miranda (Angelo Serra e Mario Palmaro per fortuna il Padreterno se li è ripresi e comincio a sospettare che l’abbia fatto perché questi tempi non se li meritano) ed altri devono lasciar perdere quelle menate così impopolari come la vita nascente e i malati terminali e mettersi a far indagini sull’etica della pale eoliche o della plastica biodegradabile.
Tipo, se la Marcia per la Vita la chiamiamo “Marcia per la Vita agreste” va meglio?
Il tutto, peraltro, nella evidente contraddizione di chi dice che la Chiesa non deve impegnarsi in prima persona in Bioetica ma ha pubblicato pochi mesi fa un’enciclica di oltre duecento pagine su ‘sto benedetto degrado ambientale.

Punto due: “Il tema della disabilità e della emarginazione dei soggetti vulnerabili, in una società protesa alla competizione, alla accelerazione del progresso. È la sfida di contrastare la cultura dello scarto, che ha tante espressioni oggi, tra cui vi è il trattare gli embrioni umani come materiale scartabile, e così anche le persone malate e anziane che si avvicinano alla morte”. Ah, eccoli gli embrioni, un po’ più in là delle pale eoliche. Attenzione, però: come ci ha abituato purtroppo questo Pontefice, stanno in mezzo a disabili, malati, anziani (e i migranti? Stavolta non ci sono), negando ogni problematica ad essi specifica, come se il vero problema fossero il progresso e “la cultura dello scarto”. Certamente quest’ultimo assunto è condivisibile: pensiamo all’aborto del bimbi malformati, o all’interruzione delle cure per ragioni economiche. Esistono attentati alla vita umana in nome della cultura dello scarto: ma chi studia Bioetica sa bene che le implicazioni antropologiche sono un mondo più complicate.

La cultura dello scarto non c’entra nulla col figlio ad ogni costo, colla morte come affermazione di libertà, colla “famiglia” di due tre quattro persone dello stesso sesso. Nulla, non la spiega. L’uccisione del nascente, del morente, della famiglia non è solo e soltanto una sublimazione della povertà, della disuguaglianza sociale: è qualcos’altro che però non abbiamo ancora sentito da Bergoglio, che in altri contesti e su altri temi parla chiaro chiarissimo.

Punto tre: “L’armonizzazione degli standard e delle regole delle attività biologiche e mediche, regole che sappiano riconoscere i valori e i diritti fondamentali”. Questo tema è meno problematico degli altri tre, e cerca di conciliare un’ottica procedimentalistica, che vede nella cosiddetta “etica delle regole” il senso e il fondamento dell’agire in Bioetica, coll’impostazione bioeticista in senso proprio, ossia che non si limita a regolare i processi ma formula giudizi morali anche sui fini e sui mezzi in sé. Francesco non affronta questo secondo aspetto ma pone l’accento sul primo, chiaramente senza menzionare né Cristo, né Dio ma si sa che in questi temi ormai il riferimento sono sempre questi famosi “valori e diritti fondamentali” che poi ognuno declina a modo proprio (andate a chiedere ad un medico abortista se rispetta il valore della vita e vedete se vi risponde di no).

La conclusione? La conclusione l’ha scritta il Papa stesso un anno fa, quando ha dichiarato onestamente di non essere un esperto di Bioetica[2]. Quindi chi in area cattolica voglia continuare a difendere la Vita, come hanno fatto i Pontefici fino a Ratzinger incluso, sa bene con onestà due cose, due cose che certo non dirà ad alta voce: che da questo pontificato non c’è da aspettarsi nessun supporto su questo campo, le priorità sono altre; e che quando si tratta di Bioetica, è meglio che gli esperti continuino con serietà ed al cospetto di Dio a battersi con chiarezza e lucidità esattamente come hanno fatto finora, sui temi giocati finora, colle categorie che hanno utilizzato finora. E lascino perdere chi, per quanto in buona fede, di Bioetica esperto non è.
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[1] http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/january/documents/papa-francesco_20160128_comitato-nazionale-bioetica.html
[2] http://www.radiospada.org/2014/11/francesco-bioetica-nihil-novi-sub-sole/

8 commenti:

Annarè ha detto...

Quei cattolici che dicono che il Papa non affronta certi temi, perchè ormai sono risaputi, mi dovrebbero saper spiegare dunque a cosa serve un Papa. Il Papa per eccellenza è colui che ripete fino allo sfinimento delle cose già dette e ridette, perchè il Papa è colui che trasmette (o dovrebbe trasmettere visto che non lo fa più) il deposito della Fede intatto e pertanto ci ripete cose già dette dai papi precedenti, fino ad arrivare al primo Papa che non ha fatto altro che trasmettere ciò che Dio ha rivelato. Questo è il compito del Papa trasmettere cose in teoria già risapute, non ha il compito di inventarsi novità per essere originale.Se dunque il Papa non deve stare a parlare della morale e per di più, mi pare non parli neppure del nostro deposito di Fede, che cosa ci sta a fare a S.Pietro, ops! A S.Marta?

Anonimo ha detto...

Mancavano queste capre portate al potere da Grillo. La senatrice Nugnez: "le famiglie gay stanno già nei film, quindi le dobbiamo legalizzare". Che razza di sillogismo è? Tra l'altro sono proprio i film e le fiction che veicolano la propaganda del sistema.

http://www.kevideo.eu/il-ragionamento-della-grillina-nugnes-famiglie-gay-gia-presenti-nei-film-quindi-dobbiamo-legalizzarle-video/

Alessandro Elia su Fb ha detto...

Siccome dopo un po’ diventa snervante sentire che centinaia di capi scout firmano in favore del ddl Cirinnà, vescovi chiedono il riconoscimento pubblico di feste islamiche e altre assurdità del genere, e siccome da 70 anni a questa parte i cattolici fanno politica secondo i propri pruriti intellettuali, vorrei giusto ricordare quali sono le basi dell’agire politico cattolico, che poggia su fondamenta metafisiche.

1. La politica si occupa del fine prossimo temporale (benessere comune materiale), che dev’essere subordinato al Fine ultimo spirituale (Dio).
2. Dio, che è il Fine Ultimo, è personale e trascendente il mondo ed è autore della legge naturale, morale e rivelata, che è obbligatoria e oggettiva per tutti, nessuno escluso.

Ciò significa che è contraria alla carità cristiana qualsiasi legge o agire politico che legittimi in foro esterno atti umani intrinsecamente immorali che separano l’uomo da Dio.

Anonimo ha detto...

'Dove vedevo fede profonda e testimonianza fiera, sincera e sorridente, oggi vedo molto calcolo e carriera. Dove sentivo dottrina meditata e approfondita, oggi sento molta approssimazione e dove avvertivo la parola del coraggio, oggi osservo conformismo'. Marcello Pera in un' intervista.

Anonimo ha detto...

Non è che la Chiesa si è solo disimpegnata. Si è anche impegnata in maniera più o meno dissimulata e più o meno attiva a seconda dei soggetti dall'altra parte. Del resto quando si ha come esplicita linea guida quella di assecondare il Mondo e chi lo comanda non può essere altrimenti.
Miles

Testimone della verita' anche a costo di pagare di persona .. ha detto...

http://www.iltimone.org/34294,News.html

Anonimo ha detto...

Vergognosa intervista di p. Spadaro, portavoce autorizzato del vescovo di Roma, anche sulla bioetica.Intanto pone sullo stesso piano "jiahidisti e neo-crociati", facendo proprio il linguaggio dell'Isis, mentre gli interventi militari sono solo dovuti a interessi politici di USA, Israele e Russia, e non alla difesa dei cristiani, ai quali il gesuita (e il papa?) evidentemente suggerisce di offrire l'altra giugulare.
Per la bioetica, p. Spadaro scrive che durante il viaggio del papa in Usa "i suoi discorsi non hanno offerto alcuna sponda per confermare l’identificazione del cattolicesimo con le categorie politiche di “conservatori” e “progressisti”, o etiche quali pro-life contro pro-choice": cioè abortisti e difensori della vita e della visione cristiana sono messi sullo stesso piano!!!
http://www.lastampa.it/2016/01/31/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-geopolitica-della-misericordia-secondo-papa-francesco-HccKl2D5MjH26ANyoUVMuN/pagina.html
Antonio

Luigi Rmv ha detto...

Ogni giorno un'uscita più grave della precedente
Congrande godimento dei media laicisti che, finalmente, vedono una Chiesa che non 'interfersce' con le sue 'ingerenze', nelle questioni che riguardano la società e la vita politica dello stato.

Del festo 'laicità', ormai, vuol dire che il cattolico, essendo esponente di una subcultura irrazionale che da duemila anni ha un presenza esagerata, non ha il diritto di partecipare alla vita politica.
Quando lo fa, sconfina in un campo che non è il suo, questo è il nodo del conflitto sociale.

Non ha importanza che un cattolico sia anche un libero cittadino di questo stato, titolare di doveri e diritti, di manifestare il proprio pensiero e partecipare alla vita democratica: posizioni politiche che trovano fondamento nella Fede cattolica, sono di fatto bandite.

Solo che, in passato, fino a Benedetto XVI, i Papi hanno sempre preso posizione sui grandi temi etico/sociali,con una guida alla luce del Vangelo, in modo lineare e coerente, ferme le differenze di carismi e periodi storici.

La politica è uno dei campi in cui lottare, ed essendo pieno di fango è anche difficile farlo in modo evangelico
Ma almeno come nei principi il Papa deve dare un'indicazione.

Francesco, invece, cambia rotta e da ragione a loro, svuotando la Chiesa della sua natura e isolando e penalizzando i cattolici tradizionalisti, con chiarezza di linguaggio e fermezza di intenzioni che non ha più verso i nemici della Chiesa.

Fine del conflitto e pace in terra, facile no?