mercoledì 3 febbraio 2016

Intervista di mons. Athanasius Schneider a Rorate Caeli: Chiesa post-sinodale e i non credenti nella gerarchia

Testo integrale dell'intervista di Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, pubblicata il 2 febbraio dal sito Rorate Caeli

Rorate Caeli: Per qualche tempo non conosceremo l’impatto giuridico che avrà sulla Chiesa il recente Sinodo poiché la prossima mossa spetta a Papa Francesco. Indipendentemente dal risultato finale, esiste già  a tutti gli effetti uno scisma nella Chiesa? In caso affermativo, cosa significa concretamente? Come si manifesterà per i cattolici praticanti comuni?

S.E. Schneider: Secondo il can. 751 del Codice di Diritto Canonico, scisma significa il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. Occorre distinguere il difetto nel credere o eresia dallo scisma. Il difetto nel credere o eresia è in effetti un peccato più grave dello scisma, come dice San Tommaso d’Aquino: «La mancanza di fede (infidelitas nella Summa - ndT) è un peccato commesso contro Dio stesso, in quanto Egli stesso è la Verità Prima, sulla quale la fede si fonda; mentre lo scisma si oppone all’unità della Chiesa, che è un bene minore rispetto a Dio stesso. È dunque evidente che il peccato di eresia  è per suo genere un peccato più grave di quello dello scisma» (II-II, q.39, a.2c). La vera crisi della Chiesa di oggi consiste nel fenomeno ingravescente che coloro che non credono pienamente e non professano l’integralità della fede cattolica occupano spesso posizioni strategiche nella vita della Chiesa, come professori di teologia, formatori nei seminari, superiori religiosi, parroci e persino vescovi e cardinali. E queste persone con la loro fede manchevole si professano sottomessi al Papa.

Il colmo della confusione e dell’assurdità si manifesta quando questi religiosi semi-eretici accusano coloro che difendono la purezza e l’integrità della fede cattolica di essere contro il Papa, di essere, secondo loro, in qualche modo scismatici. Per i semplici cattolici praticanti, una tale situazione di confusione rappresenta una vera sfida alla loro fede secondo l’indistruttibilità della Chiesa. Devono mantenere salda l’integrità della loro fede secondo le immutabili verità cattoliche trasmesse dai nostri padri, che ritroviamo nel catechismo tradizionale e nelle opere dei Padri e dei Dottori della Chiesa.

Parlando di cattolici comuni, cosa deve affrontare ora un parroco che già non dovesse affrontare prima del Sinodo? Quali pressioni, come la lavanda dei piedi delle donne il Giovedì Santo a seguito dell’esempio di Francesco, graveranno sul parroco più di quanto non sia accaduto fino ad oggi?

Un normale parroco cattolico dovrebbe conoscere bene il significato perenne della fede cattolica, nonché quello delle norme della liturgia cattolica e, conoscendolo, dovrebbe avere fermezza e sicurezza interiore. Dovrebbe sempre ricordare il principio fondamentale di discernimento: «Quod semper, quod ubique, quod ab omnibus», ossia «Ciò che è stato creduto e praticato sempre, ovunque e da tutti».

Le categorie «sempre, ovunque, tutti» non devono esser intese in un senso aritmetico, ma morale. Un criterio concreto di discernimento è questo: Questo cambiamento in una affermazione dottrinale, in una pratica pastorale o liturgica rappresenta una rottura rispetto al passato dei secoli e millenni trascorsi? Questa innovazione fa sì che la fede risplenda più chiara e luminosa? Questa innovazione liturgica ci immette sempre più vicini alla santità di Dio, o esprime in modo più profondo e meraviglioso i divini misteri? Questa innovazione disciplinare favorisce davvero uno zelo maggiore per la santità di vita?

Riguardo, concretamente, alla lavanda dei piedi delle donne durante la Santa Messa dell’Ultima Cena del Giovedì Santo: questa Santa Messa celebra la commemorazione dell’istituzione dei sacramenti dell’Eucarestia e del Sacerdozio. Cosicché la lavanda dei piedi delle donne insieme agli uomini, non solo distrae dal focus principale sull’Eucarestia e sul Sacerdozio, ma genera confusione riguardo al simbolismo storico dei “dodici” e dal fatto che gli apostoli sono di sesso maschile. La tradizione universale della Chiesa non ha mai consentito la lavanda dei piedi durante la Santa Messa, ma piuttosto al di fuori di essa, in una cerimonia speciale.

In ogni caso: la lavanda pubblica e in generale anche il bacio dei piedi delle donne da parte di un uomo, nel nostro caso di un prete o di un vescovo, è considerato da qualunque persona di buon senso in tutte le culture come improprio e anche indecente. Grazie a Dio nessun vescovo è obbligato a lavare pubblicamente i piedi delle donne il Giovedì Santo, perché non vi è una norma che lo vincoli a ciò, e la stessa lavanda dei piedi è facoltativa.

La Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX)

Una situazione atipica della Chiesa è quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Casa pensa Sua Eccellenza, del perché tanti cattolici temono la FSSPX o sono titubanti dall'associarsi ad essa? Dalla sua esperienza, quali doni ritiene che la FSSPX possa apportare alla Chiesa corrente?

Se qualcuno o qualcosa è senza importanza e debole, nessuno lo teme. Coloro che temono la Fraternità Sacerdotale San Pio X in definitiva temono le verità cattoliche perenni e le loro esigenze in campo morale e liturgico.

Quando la FSSPX cerca di credere, praticare il culto e vivere moralmente come i nostri progenitori e i Santi più famosi nel corso di millenni, allora dobbiamo considerare la vita e l’opera di questi sacerdoti cattolici e fedeli della FSSPX come un dono per la Chiesa di oggi, ed anche come uno dei numerosi strumenti di cui si serve la Divina Provvidenza per rimediare all’enormità dell’attuale crisi generale della fede, della morale e della liturgia in seno alla Chiesa.

In alcuni settori della FSSPX vi sono tuttavia, come accade in tutte le società umane, alcune personalità eccentriche. Esse hanno un metodo e mentalità carenti di giustizia e carità e quindi del vero “sentire cum ecclesia”, e c'è il pericolo di un’autocefalia ecclesiastica e di essere l’ultima istanza giuridica nella Chiesa. Tuttavia, a mia conoscenza, la parte sana corrisponde alla parte maggiore della FSSPX e considero il Superiore Generale, Sua Eccellenza Monsignor Bernard Fellay, come un vero ed esemplare vescovo cattolico. Ci sono speranze per un riconoscimento canonico della FSSPX.

Il Sinodo e la papolatria

Tornando al Sinodo, e focalizzandoci sulla tradizione, Sua Eccellenza ritiene che i cambiamenti nella liturgia romana successivi al Vaticano II abbiano contribuito alla crisi attuale nella Chiesa, alla crisi del matrimonio, della famiglia e della morale sociale in generale?

Non lo affermerei proprio così. In realtà la vera origine dell’attuale crisi nella Chiesa, della crisi del matrimonio, della famiglia e della morale in generale non è la riforma liturgica, ma la mancanza di fede, il relativismo dottrinale, da cui scaturisce il relativismo morale e liturgico. Se credo in modo carente, vivrò una vita morale carente e praticherò il culto in modo carente e indifferente. È necessario in primo luogo ripristinare la chiarezza e la fermezza della dottrina della fede e della morale a tutti i livelli e da lì cominciare a migliorare la liturgia. L’integrità e la bellezza della fede esigono l’integrità e la bellezza della propria vita morale e ciò richiede l’integrità e la bellezza del culto pubblico.

Ancora sul Sinodo, è evidente, per coloro che hanno occhi per vedere, che Papa Francesco, nell'andamento del sinodo ha creato confusione invece che chiarezza, ed ha incoraggiato una svolta verso la rottura con l'innalzare il ruolo dei Cardinali Kasper e Danneels, dell’Arcivescovo Cupic, ecc. Qual è il giusto atteggiamento che un cattolico dovrebbe avere nei confronti del Papa in questi tempi difficili? I cattolici sono obbligati a far conoscere le loro vedute ed a “resistere” come aveva detto il Cardinale Burke lo scorso anno in una nostra intervista [qui - qui], anche quando i loro punti di vista sono critici nei confronti del papa?

Fin da molte passate generazioni regna nella vita della Chiesa una sorta di “papo-centrismo” o di “papolatria” che è senza dubbio eccessiva se paragonata con la visione moderata e soprannaturale della persona del Papa e la venerazione a lui dovuta, com'era in passato. Un simile atteggiamento eccessivo verso la persona del Papa genera nella pratica un significato teologico eccessivo ed errato riguardo al dogma dell’infallibilità papale.

Se il Papa dicesse a tutta la Chiesa di fare qualcosa che danneggiasse direttamente una verità divina immutabile o un comandamento divino, ogni cattolico avrebbe il diritto di correggerlo, col dovuto rispetto, mosso da riverenza e amore per la sacra funzione, e per la persona del Papa. La Chiesa non è proprietà privata del Papa. Il Papa non può dire “Io sono la Chiesa”, come aveva detto il re francese Luigi XIV: “Lo Stato sono io”. Il Papa è solo il Vicario, non il successore di Cristo.

Quanto riguarda la purezza della fede è in definitiva una questione che interessa tutti i membri della Chiesa, che è una, ed è un corpo vivente unico. Anticamente, prima di affidare a qualcuno l’ufficio di sacerdote o di vescovo, i fedeli erano chiamati a garantire che il candidato avesse una fede retta ed una elevata condotta morale. Il vecchio Pontificale Romano dice: “Il capitano di una nave, così come i passeggeri, hanno uguale motivo di sentirsi al sicuro o in pericolo in un viaggio, e perciò dovrebbero quindi essere unanimi nel loro comune interesse”. Fu il Concilio Vaticano II ad incoraggiare fortemente i fedeli laici a contribuire al vero bene della Chiesa, al rafforzamento della fede. 

Ritengo che in un’epoca in cui gran parte dei detentori dell’officio del Magistero sono negligenti nel loro sacro compito, lo Spirito Santo chiama oggi, particolarmente i fedeli, a intervenire e a difendere coraggiosamente la fede cattolica con un autentico «sentire cum ecclesia».

La Tradizione ed i suoi nemici interni

Il Papa è la misura della tradizione o è moderato dalla tradizione? Ed i fedeli cattolici dovrebbero pregare perché venga presto un papa tradizionale?

Certamente il Papa non è la misura della tradizione, ma piuttosto il contrario. Dobbiamo sempre tenere a mente il seguente insegnamento dogmatico del Concilio Vaticano I: L’ufficio del successore di Pietro non consiste nel rivelare qualche nuova dottrina, ma nel per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà il deposito di fede trasmesso dagli apostoli (v. Costituzione dogmatica Pastor aeternus, cap. 4)

Nell’adempimento di uno dei suoi compiti più importanti, il Papa deve mirare a che “l’intero gregge di Cristo sia tenuto al riparo dal cibo avvelenato dell’errore” (Concilio Vaticano I, ibid.). La seguente espressione che era in uso fin dai primi secoli della Chiesa è una delle espressioni più evidenti dell’ufficio papale, e deve in qualche modo essere una seconda natura di ogni Papa: “Aderire fedelmente alla tradizione ricevuta fin dall’inizio della Fede cristiana” (Concilio Vaticano I, ibid.).

Dobbiamo sempre pregare affinché Dio doni alla Sua Chiesa Papi di orientamento tradizionale. Tuttavia dobbiamo credere in queste parole: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta». (Atti, 1, 7).

Sappiamo che numerosi vescovi e cardinali, probabilmente la maggioranza, vogliono cambiare il linguaggio dottrinale della Chiesa e la sua disciplina di lunga data, col pretesto della “evoluzione della dottrina” e della “compassione pastorale”. Cos'è sbagliato nel loro argomento?

Espressioni come “sviluppo della dottrina” e “compassione pastorale” in genere sono di fatto un pretesto per cambiare l’insegnamento di Cristo, contro il suo significato e la sua perenne integrità così come gli Apostoli l’hanno trasmessa a tutta la Chiesa e come è stata fedelmente preservata dai Padri della Chiesa e dagli insegnamenti dogmatici dei Concili Ecumenici e dei Papi.

In definitiva questi chierici vogliono un’altra Chiesa, ed anche un’altra religione: una religione naturalistica, adattata allo spirito del tempo. Dei simili chierici sono veri lupi travestiti da agnelli, e flirtano spesso col mondo. Non già pastori coraggiosi, ma vili conigli.

Il ruolo delle donne nella Chiesa

Oggi si sente parlare molto del ruolo delle donne nella Chiesa, del cosiddetto “genio femminile”. Le donne hanno giocato un ruolo fondamentale nella Chiesa fin dall’inizio, a cominciare dalla Beata Vergine Maria. Ma liturgicamente Cristo ha reso chiarissima la Sua posizione, così come hanno fatto i papi pre-conciliari. Sua Eccellenza considera che il coinvolgimento femminile nella liturgia, sia le stesse donne nella Messa Novus Ordo sia le bambine-chierichette, abbia avuto un ruolo positivo o negativo nella Chiesa durante gli ultimi quattro decenni?

Non c'è dubbio che il coinvolgimento femminile nei servizi liturgici all’altare (lettura dei Testi, servizio all’altare, distribuzione della Santa Comunione) rappresenti una rottura radicale con l’intera e universale tradizione della Chiesa. Una simile pratica è contraria alla Tradizione apostolica.

Questa pratica ha dato alla liturgia della Santa Messa una evidente forma protestante, e la caratteristica di un incontro informale di preghiera o di un evento catechetico. È una pratica del tutto contraria alle intenzioni dei Padri del Concilio Vaticano II e non se ne trova la minima indicazione nella Costituzione sulla Sacra Liturgia.

La Messa Latina Tradizionale

Sua Eccellenza è ben nota per celebrare la Messa Latina tradizionale in tanti luoghi in tutto il mondo. Quali pensa siano le lezioni più profonde che ha appreso, come prete e come vescovo, dalla celebrazione del Rito Latino, e che altri preti e vescovi possono sperare di acquisire dicendo essi stessi la Messa tradizionale?

La lezione più profonda che ho appreso dalla celebrazione della forma tradizionale della Messa è questa: sono solo un povero strumento di un’azione soprannaturale e sommamente sacra, il cui celebrante principale è Gesù Cristo, l’Eterno Sommo Sacerdote. Sento che durante la celebrazione della Messa perdo in qualche modo la mia libertà individuale, poiché le parole e i gesti sono stabiliti fin nei minimi dettagli, e non posso disporne. Sento nel più profondo del cuore che sono solo un servo ed un ministro, che ancora con libera volontà, con fede e amore, compio non la mia volontà ma quella di Un Altro.

Il Rito tradizionale e antico di millenni della Santa Messa, che neppure il Concilio di Trento aveva cambiato, poiché l’Ordo Missae prima e dopo quel Concilio era pressoché identico, proclama ed evangelizza con forza l’Incarnazione e l’Epifania del Dio ineffabilmente santo ed immenso, che nella liturgia del “Dio è con noi,” come “Emanuele”, si fa così piccolo e così vicino a noi. Il rito tradizionale della Messa è di un’alta sapienza e al tempo stesso una potente proclamazione del Vangelo, che compie l’opera della nostra salvezza.

Se Papa Benedetto è nel giusto quando dice che il Rito Romano attualmente esiste (benché in modo strano) in due forme piuttosto che in una, perché non avviene ancora che a tutti i seminaristi sia richiesto di studiare ed apprendere la Messa Latina tradizionale, come parte della loro formazione di Seminario? Come mai un parroco della Chiesa Romana può non conoscere entrambe le forme dell’unico rito della sua Chiesa? E come possono tanti cattolici essere ancora privati della Messa tradizionale e dei sacramenti se si tratta di una forma equivalente?

Secondo l’intenzione del Papa Benedetto XVI, e le chiare norme dell’Istruzione “Universae Ecclesiae”, tutti i seminaristi cattolici devono conoscere la forma tradizionale della Messa ed essere capaci di celebrarla. Lo stesso documento afferma che questa forma della Messa è un tesoro per l’intera Chiesa, e dunque lo è per tutti i fedeli.

Papa Giovanni Paolo II aveva rivolto un appello urgente a tutti i vescovi di accogliere generosamente il desiderio dei fedeli di celebrare la forma tradizionale della Messa. Quando il clero ed i vescovi ostacolano o limitano la celebrazione della Messa tradizionale, essi non obbediscono a ciò che lo Spirito Santo dice alla Chiesa, e si comportano in maniera anti-pastorale. Si comportano come se fossero i possessori del tesoro della liturgia, che non appartiene loro, perché essi sono solamente gli amministratori.

Negando la celebrazione della Messa tradizionale o facendo ostruzione e discriminazione nei suoi confronti, si comportano come un amministratore infedele ed inaffidabile che, contrariamente agli ordini del padrone di casa,  tiene la dispensa chiusa a chiave oppure come una cattiva matrigna che dà ai bambini un cibo insufficiente.

Forse questi chierici temono che il grande potere della verità s’irradi dalla celebrazione della Messa tradizionale. Possiamo paragonare la Messa tradizionale ad un leone: lasciatelo libero e saprà difendersi.

La Russia non è stata esplicitamente consacrata

Dove vive Sua Eccellenza ci sono molti Russi Ortodossi. Aleksandr di Astana o chiunque altro del Patriarcato di Mosca l’ha forse interrogata sul recente Sinodo o su quello che avviene nella Chiesa sotto Francesco? Sono interessati fino a questo punto?

I Prelati Ortodossi con i quali ho dei contatti non sono in genere bene informati sulle dispute interne che intercorrono nella Chiesa Cattolica, o almeno non mi hanno mai parlato di queste questioni. Anche se non riconoscono il primato giurisdizionale del Papa, vedono tuttavia nel Papa la prima carica gerarchica della Chiesa, dal punto di vista dell’ordine protocollare.

Siamo ad un anno dal centesimo anniversario di Fatima. La Russia non è stata, attendibilmente, consacrata al Cuore Immacolato di Maria e certamente non convertita. La Chiesa, per quanto sempre senza macchia, è in grande disordine, forse peggio che durante l’Eresia Ariana. Le cose sono destinate a peggiorare ancora prima di poter migliorare e come devono prepararsi i cattolici veramente fedeli a ciò che deve succedere?

Dobbiamo credere fermamente: la Chiesa non è nostra, e neanche del Papa. La Chiesa è di Cristo e Lui solo la tiene e la conduce in modo indefettibile anche attraverso i periodi più oscuri di crisi, come appunto nella nostra attuale situazione.

È una dimostrazione del carattere divino della Chiesa. La Chiesa è essenzialmente un mistero, un mistero soprannaturale, e non possiamo avere con essa lo stesso approccio che possiamo avere con un partito politico o una società puramente umana. Nello stesso tempo, la Chiesa è umana ed al suo livello umano oggi sopporta una passione dolorosa, che la rende partecipe della Passione di Gesù.

Si può pensare che oggi la Chiesa è flagellata come Nostro Signore, è spogliata come lo è stato Nostro Signore, alla decima stazione della Croce. La Chiesa, nostra madre, è tenuta legata non solo dai nemici di Gesù ma anche da alcuni suoi collaboratori nei ranghi del clero, talvolta anche dell’alto clero.

Noi tutti buoni figli della Madre Chiesa, come soldati valorosi, dobbiamo cercare di liberare questa madre, con le armi spirituali della difesa e della proclamazione della verità, col promuovere la liturgia tradizionale, l’Adorazione Eucaristica, la Crociata del Santo Rosario, la lotta contro il peccato nella nostra vita privata e l’aspirazione alla santità.

Dobbiamo pregare affinché il Papa consacri presto esplicitamente la Russia al Cuore Immacolato di Maria, ed allora Essa vincerà, come la Chiesa ha pregato fin dai tempi antichi : “Rallegrati, o Vergine Maria, perché da sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero” (Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti in universo mundo).

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

30 commenti:

Roberto ha detto...

altro che cattocomunisti in dialogo col mondo...Nelle parole del monsignore c'è tutto il senso della battaglia del cristiano contro i nemici non visibili (S.Paolo), altro che dialogo/ascolto/inclusione/assenza di giudizio. La Chiesa come Corpo di Cristo per la salvezza delle anime, non ospedali da campo con la morale del "permesso-grazie-scusa". Non il "dio-spray", ma il giudizio per distinguere la Verità Santificante dalle menzogne alla luce dell' annuncio del Vangelo cristallino e limpido in virtù del Sacrificio del Suo Re, il Figlio di Dio!
Bravo monsignore!!

Anonimo ha detto...

Non lo so, mic

Ci sono luci abbaglianti, ma mi pare di intravedere anche qualche ombra, per usare il tuo linguaggio. Sono abituata ormai a cercare il pelo nell’uovo. Il punto è che il veleno entra sempre da piccoli fori, lasciati lì appositamente o per trascuratezza o per scarsa consapevolezza. …

Non mi pare tanto luminoso il rapporto prospettato tra fede e liturgia, non mi pare che sia colta la funzione della liturgia, in genere delle forme, dei segni, in aiuto della fede. Minimizzata quindi l’efficacia causale della riforma liturgica sul crollo della fede (“ …Sua Eccellenza ritiene che i cambiamenti nella liturgia romana successivi al Vaticano II abbiano contribuito alla crisi attuale nella Chiesa, alla crisi del matrimonio, della famiglia e della morale sociale in generale? Non lo affermerei proprio così. In realtà la vera origine dell’attuale crisi nella Chiesa, …non è la riforma liturgica, ma la mancanza di fede…Se credo in modo carente… carente e praticherò il culto in modo carente …È necessario in primo luogo ripristinare la chiarezza e la fermezza della dottrina della fede e della morale a tutti i livelli e da lì cominciare a migliorare la liturgia”): quanti si sono convertititi grazie alla messa di sempre ???? La liturgia è la coppia di ali che ti consente di volare verso il cielo. La distruzione della liturgia cattolica è stata il mezzo (efficacissimo, purtroppo) usato per la distruzione della fede (v. protestantesimo, v. anglicanesimo).

“Se il Papa dicesse a tutta la Chiesa di fare qualcosa che danneggiasse direttamente una verità divina immutabile o un comandamento divino, ogni cattolico avrebbe il diritto di correggerlo, col dovuto rispetto, mosso da riverenza e amore per la sacra funzione, e per la persona del Papa”: sembra una frase da condividere, ma sono gli avverbi, le limitazioni o precisazioni successive, che fregano sempre: “direttamente” “una verità divina immutabile o un comandamento divino”: S. Pietro non danneggiò direttamente alcuna verità divina immutabile o comandamento divino. Evitò, per “prudenza”, vigliaccheria, di mangiare con i gentili, cosa che aveva sempre fatto, in presenza dei cristiani di origini giudaiche che non avevano preso ancora coscienza della novità dell’alleanza portata da Cristo. S. Paolo lo riprese pubblicamente. Per le conseguenze sulla retta fede che tale comportamento pubblico avrebbe potuto provocare. C’è qualche paragone che può essere osato tra questo comportamento (un po’ vigliacchetto) e i tanti che conosciamo degli ultimi suoi successori, in particolare, chiarissimo, l’ultimo, che appaiano estremamente più gravi sia nelle conseguenze che nel disegno che paiono perseguire caparbiamente ?

Sempre i salamelecchi al CVII, sempre silenzio sul regnante e le sue responsabilità. Sempre “alcuni” prelati (un regime totalitario come quello introdotto da questo pontificato era da molto che non si vedeva) … Mi sembra di assistere ad una scena surreale. Ma cosa ancora dovrebbe fare ? Sputare su un’ostia consacrata ? Spezzare un Crocifisso ? Per grazia di Dio ci sono ancora le pietre. Nel silenzio agghiacciante degli uomini, le pietre lo grideranno ….

(scusate lo sfogo, mic, cestina)

Anna*

Anonimo ha detto...

Dio benedica S.E. Atanasio, difensore della Fede, Uomo colto ed umile, Vescovo obbediente e fedele, proclamatore della Verità e nostra speranza per il futuro della Chiesa.
Egli è un garndissimo dono di Dio per la Chiesa Universale, la Sua parola è limpida e cristallina e sicura.
Seguiamo dunque il Suo consiglio: preghiamo per la Consacrazione della Russia, diffondiamo la Santa Messa Tradizionale, diveniamo Crociati del Rosario ... proclamiamo la Verità opportune et importune.
Viva Atanasio Vescovo
Viva Cristo Re, Viva Maria Regina.

Cesare Baronio ha detto...

Pur non potendo non notare la salda dottrina di S.E. mons. Schneider, e lo zelo che ne anima il ministero, mi pare che in questa intervista manchi un aspetto determinante e non accessorio: il fatto, cioè, che oggi non siano solo chierici, Vescovi e Cardinali a rinnegare apertamente la Fede e la Morale, ma addirittura il Papa.

Basti citare l'indecoroso video nel quale egli afferma, per le intenzioni dell'Apostolato della preghiera, che l'unica certezza è che tutti gli uomini siano figli di Dio, prescindendo dal Battesimo che, solo, ci dà la vita eterna e ci assicura questa soprannaturale figliolanza.

Altri più dotti di me potranno elencare i detti e gli scritti di Bergoglio in cui si esplicita questo impressionante allontanamento dall'ortodossia cattolica, e spiegare come il dottore privato eretico possa convivere con il Vicario di Cristo formalmente ancora esente da eresia (dal momento che almeno per ora non ha osato proclamare ex cathedra alcun errore teologico o morale come da credersi da tutti i fedeli. Ciò non toglie che tutto questo Pontificato sia informato da una visione che di cattolico non ha alcunché.

Temo nondimeno che, in questa luce inquietante, la possibilità che la posizione canonica della Fraternità San Pio X venga regolarizzata dalla Santa Sede rischi di comportare più danni che vantaggi: non tanto per l'aspetto oggettivo, che dovrebbe prendere atto dell'ortodossia della Fraternità stessa; quanto per il contesto soggettivo, dal momento che l'attuale Gerarchia mira chiaramente ad includere in seno alla Chiesa - se mi si perdona la banalizzazione - il diavolo e l'acqua santa: Kiko Arguello e mons. Fellay, i profanatori della Ss.ma Eucaristia e i suoi adoratori, i fautori delle aperture ai concubinari e coloro che viceversa difendono la morale cattolica dalla perversa mentalità pansessualista del secolo presente, il novus horror e la Messa tridentina.

Come in un grande supermercato, dove tutto è disponibile, la chiesa conciliare si mostra pericolosamente onnicomprensiva, cercando di includere - pur contro il parere dei più estremisti - anche movimenti ed istituti religiosi che sono palesemente in inconciliabile conflitto con l'attuale trend del Pontificato di Bergoglio. E sappiamo anche quale sia poi l'esito finale di queste tentazioni: la scomparsa, la dissoluzione e l'annichilimento di ogni incisività apostolica di questi istituti, alcuni dei quali sopravvivono a se stessi come riserve indiane, ormai privati delle proprie specificità.

Finché la Fraternità San Pio X resisterà alle lusinghe dei fautori dell'accordo, essa rimarrà come una spina nel fianco, come un monito severo per quanti hanno rivoluzionato la Chiesa di Cristo riducendola, da Madre e Maestra, a serva disprezzata. La regolarizzazione canonica della Fraternità dovrà essere a mio avviso l'esito di un percorso di resipiscenza da parte della Gerarchia, in cui questa riconosca gli errori commessi dal Concilio e il merito di mons. Lefebvre di non aver ceduto seguendo le sirene romane.

Ridare piena legittimità alla Fraternità oggi, regnante un Papa che afferma e propugna esattamente ciò che la Fraternità nega e combatte, sarebbe un'operazione moralmente torbida, dottrinalmente equivoca e canonicamente pericolosa.

Cesare Baronio ha detto...

[sequitur]

Iniziamo piuttosto a dire le cose come stanno, senza omettere di denunciare per rispetti umani ciò che tutti sanno. E cioè che viviamo in un momento di crisi in cui, mai come oggi, la Fede e la Morale sono sistematicamente demolite non solo dai Presuli, ma anche e principalmente dal Papa: a titolo personale, senza impegnare l'infallibilità papale, ma con gravissimo scandalo dei fedeli e - quel che è peggio - con incalcolabile danno per la salvezza eterna delle anime e per l'onore dovuto a Dio.

E non dimentichiamo nemmeno che padre Cantalamessa, il card. Kasper e tutta la congerie di ribaldi oggi così schierata contro la Verità cattolica erano tutti - ripeto: tutti - già in seno alla chiesa conciliare ben prima che Bergoglio fosse eletto Papa. Se oggi essi osano alzar la voce per vomitare le loro eresie, è solo perché si sentono protetti - e i fatti dimostrano che lo sono - proprio da Bergoglio.

Anonimo ha detto...

La preghiera è la migliore arma che abbiamo; è una chiave che apre il cuore di Dio
Firma Padre Pio

Anonimo ha detto...

Averlo conosciuto è stato impressionante, un ricordo indelebile: mons. Schneider è prima di tutto un uomo di assidua profonda preghiera.

Umilissimo.

cattolica ha detto...

http://www.lastampa.it/2012/07/16/vaticaninsider/ita/vaticano/il-frutto-indesiderato-della-mano-tesa-del-pontefice-HWD2PBC00Lhi19euHBd9zO/pagina.html
Molte cose non sono rette al 100% nell'articolo ma si sorvola... cito solo che il Papa sarebbe solo il Vicario di Cristo e non il successore! Lasciando perdere la cecità totale di clero che non è tale in quanto scomunicato in base a tanti PAPI del passato che obbligano a decidere incoscienza tra loro Magistero (Chiesa Cattolica) e nuovo magistero che fanno a pugni o meglio , l'ultimo "prende a calci nel sedere" mia Madre! Sia Maria che la Chiesa Cattolica.SOLO il VICARIO ? e successore di San Pietro?
Vorrei un chiarimento sul link, si parla di revoca scomunica: si toglie una scomunica con la facilità con cui la si dà? Ma allora questa scomunica era seria?

Anonimo ha detto...

Il Discorso di Baronio è ineccepibile ma non tiene conto del tempo che passa inesorabile.Questi giovincelli ,che nella loro lunga vita tanti danni hanno già fatto ,non ne hanno molto di tempo visto che più o meno tutti hanno 80 anni.A quell'età c'è poco da includere e regolarizzare.Aver permesso a questi signori( non solo a loro) di far disastri per una vita senza intervenire ,quello si ,è stato un gravissimo errore .bobo

Annarè ha detto...

Io mi aggrego al pensiero di Anna, alla fin fine, anche dagli eccellenti disorsi di mons Schneider pare sempre che manchi qualcosa, un passettino in più. Forse è una sensazione, ma c'è sempre quella paura di dire fino in fondo che le maggiori responsabilità dell'attuale crisi sono sia del CVII che del Papa regnante. Comprendo che bisogna sempre soppesare le parole quando si parla del Papa, essere prudenti, ma finchè non si dice da dove parte il problema, come facciamo a risolverlo? Le crisi non nascono dal nulla, nascono da errori e dunque perchè non elencare questi errori e dire in che documenti anche pontifici si trovano?
Mi capita spesso sentire prelati, o persone dotte che tuonano sulla crisi della Chiesa e poi si mettono a far citazioni degli ultimi papi estrapolando frasi felici dette da questi, ma nascondendo le montagne di falsità e i silenzi pesanti di questi su questioni vitali. Ciò mi rattrista, pare che si voglia da una parte avvertire le anime che c'è una crisi, per poi indicare sempre i colpevoli minori e salvare sempre il mandante, si vuol salvare capra e cavoli. Non so se sia per pura riverenza che si deve alla figura del Papa o se sia per una visione corta, o perchè così non si rischia l'epurazione. Certo non si può non dire che non ci sono ultimamente atti ben visibili di insegnamenti erronei, basti solo il fatto di andare a commemorare Lutero, eretico, assassino, invece di prepararsi anima e corpo a festeggiare i 100 anni di Fatima. In passato un papa che avesse pregato con i rappresentati di falsi dei e che avesse commemorato Lutero come sarebbe stato classificato?

lister ha detto...

No, Anna, non è da cestinare il Suo intervento! Anzi è da evidenziare pubblicandolo in neretto.

Così come è da sottoscrivere il commento di Cesare Baronio (sempre perfetto).
Tutto bene, tutto giusto ciò che dice Schneider, ma sempre detto con un timido, pavido,
simil-dissenso generico.
Ancora non si legge un: "Questo non è il Vicario di Cristo in Terra, ma un emissario della satanica massoneria: sia anatema!"

Antonio ha detto...

Avercene di Pastori cosi!
Capisco alcune obiezioni, ma credo che sul papa Mons. Schneider abbia lasciato intendere
qualcosa di significativo. La prudenza non è sinonimo di pavidità. Piaccia o no questo è il papa, lasciamo stare il sedevacantismo. Per quanto riguarda la liturgia è vero che si tratti
solo di una concausa, per quanto molto importante. Forse sul CV II avrebbe potuto dire qualcosa di più incisivo, tuttavia penso che interventi come questo siano una grande boccata di ossigeno per la Chiesa tutta.
Sia lodato Gesù Cristo.

Anonimo ha detto...

Ottimo Baronio.
Per pronunciare una verità ex cathedra vi devono essere presupposti che contrastano con la "dottrina" di Bergoglio, prima di tutto il voler affermare la verità in modo universale.
Una pronuncia ex cathedra da parte del Papa regnante negherebbe in radice il suo ecumenismo che, ricordiamocelo, è così ampio da abbracciare anche gli atei, presentati come radicati nel divino attraverso l'ascolto della coscienza.
Penso conseguentemente che non vedremo mai Bergoglio pronunciarsi ex cathedra come Vicario di N.S. Gesù Cristo.

Anonimo ha detto...

certo, oggi un vescovo come S.E. Mons. Schneider si distingue per ordodossia, sensum fidei etc etc, ma sempre se paragonato al deserto gerarchico dal quale è circondato, è ovvio che egli risulta essere un gigante al cospetto dei vari kasper, forte, galantino, bergoglio, wojtyla, montini etc etc ma il problema è che, come tutti i conciliari, non dice la verità fino in fondo o comunque è disposto a negoziare ciò che non è negoziabile; è un pò un Mons. Siri dei giorni nostri, gli manca quel quid pluris che grazie a Dio, al contrario di Ottaviani, Siri, Ratzinger e tanti altri, ebbe S.E. Mons. Lefebre, quindi egli è il massimo che ci si può aspettare dalla chiesa conciliare, ma proprio perchè conciliare, è disposto alla conciliazione ed alla negoziazione anche su ciò che non è negoziabile. Prima o poi questi uomini, al momento decisivo, ti deludono, dicono sempre che la causa della rovina del mondo e della Chiesa la causa delle tante anime che ogni giorno vanno dritte all'inferno non è il concilio e bla bla. quindi non illudiamoci o rompe con la chiesa conciliare oppure è solo una grande illusione per noi cattolici.

Anonimo ha detto...

Beato GIOVANNI SPEED Martire
† Durham, Inghilterra, 4 febbraio 1594
Il laico John Speed, martire inglese, fu condannato durante la persecuzione di Elisabetta I per aver aiutato i sacerdoti cattolici.

Anonimo ha detto...

un esempio tra tantissimi sul rapporto messa di sempre/fede, l'ultimo, da riscossa cristiana

si etiam omnes scrive (a un ateo):
3 febbraio 2016 alle 20:27

"Signor Piergiorgio, la sua lettera, che comunica sensibilità e serietà, mi ha commossa profondamente, forse perchè ero come lei fino a pochi anni fa. La Grazia ha bussato quando, per pura curiosità intellettuale, ho assistito ad una Santa Messa secondo il rito antico. Non saprei più pensarmi, oggi, pur con tutte le inevitabili difficoltà, miserie e cadute che mi caratterizzano, senza lo sguardo di Colui che solo è Via, Verità e Vita"

Anna*

Luigi Rmv ha detto...

La posizione del card. Schneider è chiarissima, equilibrata e sintetizza molto bene la situazione.
Non c'è nemmeno bisogno di nominare il Papa, essendo la conseguenza logica ed evidente di tutte le sue risposte. Che altro doveva dire ???
I contenuti sono severi, netti e senza mezzi termini, ed è un buon segno in questa valle di lacrime.
A chi lo critica per non aver fatto fuoco e fiamme contro Francesco, ricordo che è un cardinale e la prudenza, nella sua carica e posizione, è d'obbligo per il rispetto per della carica papale, troppo grave e delicata la sitazione.

La prudenza non è vigliaccheria, attenzione.
Se fosse stato tale non avrebbe risposto in modo così deciso.
Speriamo che inizino in molti a parlar così chiaro nelle alte sfere.
Pace e bene.

Riccardo Abbà ha detto...

Lei dice bene. Se uno ha un cancro allo stomaco, è inutile continuare a dire che il dolore è causato da cattiva digestione.

lister ha detto...

@ Antonio
..." avrebbe potuto dire qualcosa di più incisivo" ma non lo ha fatto per "prudenza"(?) Prudenza... ma nei confronti di chi, di che cosa??
Pavidità, meglio, viltà per timore di "perdere il posto": eccone il motivo!
E chi ci rimette sono tutti quei Cattolici che cadono nell'errore e/o rimangono nel dubbio a causa di chi proferisce...amenità(?) e di chi non le denuncia apertamente senza rendersi conto che, così facendo, ne diventano fiancheggiatori, complici, corresponsabili.

Anonimo ha detto...

Ottimi e condivisibili pareri, ma el papa non pronuncerà mai chiaramente eresie, saranno de facto, ma non de jure, poi ha tantissimi sostenitori, per così dire, magari agnostici o boccaloni che si bevono tutto, ma è difficile cercare di intavolare una discussione, peggio che al bar Sport; a me mons. Schneider piace, lo ascoltavo su RM quando era ancora ascoltabile, ho letto 2 suoi libri che mi hanno commosso, purtroppo ha ragione chi dice che non trattasi di liturgia, ma di mancanza, se non proprio, totale assenza di fede, insomma non ci credono più, punto e non si può dare testimonianza e credibilità di una cosa in cui è sparito il concetto do sacralità, vedasi comunione ai luterani, che poi, poveri, avevano pure fatto il segno di chi non vuole comunicarsi, la mano sulla spalla, ignorato per ignoranza, presumo, poi basta vedere con quale leggerezza viene normalmente distribuita a tutti in chiesa, per capire che nessuno sa più cosa sia la transustanziazione. Non so, non penso neppure che, data l'età media, il problema sia di rapida soluzione, temo cose assai peggiori, ma io sono pessimista di natura, ma la vedo brutta per la Catholica. Lupus et Agnus.P.S. Sulla questione dell'anatema, ho letto uno spassoso ed ironico post di Fr. Hunwicke sul suo blog, in latino.......

Marco P. ha detto...

Mi associo ad Anna, Annarè, Baronio, Lister.
Mons Schneider è certamente tra i Vescovi attualmente uno dei più ortodossi, però noto contraddizioni non irrilevanti.

Evidenzio alcune parti:
Alla prima domanda, sulla presenza o meno di un scisma, Mons. Schneider risponde identificando i due peccati di scisma ed eresia e lasciando giudicare al singolo chi siano gli scismatici e gli eretici, coerente con quanto poi egli dice nella successiva risposta circa la FSSPX e sul riconoscimento totale della cattolicità dei suoi membri, salvo gli “eccentrici” direi una posizione diplomatica ma veritiera.

Mons. Schneider, successivamente indica quale criterio di giudizio il vagliare i cambiamenti di affermazioni dottrinali, della liturgia e delle pratiche pastorali rispetto alla continuità con quanto da sempre, da tutti (i cattolici) ed ovunque fatto, rispetto ai frutti di santificazione scaturiti, rispetto all’approfondimento della fede e quindi di conoscenza del dogma.
Si può sottoscrivere, direi, ma bisogna però essere onesti e allora ammettere che le riforme, tutte, succedutesi dopo il Vaticano II non passano questo vaglio, sostenere il contrario è ideologia e non realismo.

Non condivido invece la chiosa in merito alla quaestio circa la nuova rubrica relativa alla lavanda dei piedi dove egli dice che “Grazie a Dio nessun vescovo è obbligato a lavare pubblicamente i piedi delle donne il Giovedì Santo, perché non vi è una norma che lo vincoli a ciò, e la stessa lavanda dei piedi è facoltativa”. Questa è infatti in contraddizione con quanto sopra ed è lui stesso a motivarlo poche righe prima quando spiega il perché tale nuova prassi porterà a perdere coscienza dei grandi misteri che si celebrano nella S. Messa in Coena Domini (Eucaristia e Sacerdozio). Visto che tale innovazione è dannosa per la Fede, essa non dovrebbe essere accettata, perché è già dannosa in potenza, e non solo in atto.

Nel passaggio successivo Egli sostiene che la crisi attuale sia una crisi di fede e che il resto (relativismo liturgico e morale) siano conseguenze del primo. Si può concordare, ma (magis) bisogna considerare che lex orandi lex credendi, quindi il ritorno alla retta dottrina ed alla retta morale presuppone senza ambagi il ritorno alla liturgia tradizionale ed apostolica e l’abbandono di quella riformata. D’altronde se la FSSPX è riconosciuta come realtà in cui fede e morale si sono conservate, andrebbe considerato che lì la riforma di Bugnini promulgata da Paolo VI non è arrivata fermata dal famoso e provvidenziale non possumus di Mons Lefebvre.
(segue)

Marco P. ha detto...

(continua)

Non me ne vogliate ma trovo i riferimenti al Vaticano II in luce positiva (sulle sue indicazioni per valorizzare il ruolo dei laici e sulla costituzione della sacra liturgia) viziati dalla solita visione che vuole la non sussitenza di relazione effetto-causa tra lo spirito del postconcilio ed i dettati conciliari. S.C. adottando l’ormai noto schema di proporre verità tradizionali salvo poi ammettere nella prassi per esigenze pastorali eccezioni ha lasciato campo libero agli esecutori del disastro che vediamo e sul quale quotidianamente piangiamo. (si può leggere a tal proposito : Il prologo della rivoluzione:
La Costituzione “Sacrosanctum Concilium”, – Editrice Ichthys, di cui un estratto qui: http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/TC/TC_85.pdf, pag. 42).

La benevolenza che Mons Schneider individua da parte dei due precedenti Pontefici verso la S. Messa Apostolica è mi pare in contraddizione con la mancata celebrazione della stessa, per lo meno da Pontefici, questo al di là degli indulti concessi (indulto, ossia eccezione) o delle forma “straordinaria” intravista. Tale contraddizione poi è patente nel fatto che se è vero che i seminaristi dovrebbero conoscere questa “forma”, però non possono essere ordinati secondo la medesima. Quindi possiamo usare le sue parole: facendo ostruzione e discriminazione nei suoi confronti, [della S. Messa Apostolica], si comportano come un amministratore infedele ed inaffidabile che, contrariamente agli ordini del padrone di casa, tiene la dispensa chiusa a chiave oppure come una cattiva matrigna che dà ai bambini un cibo insufficiente”. Questo non toglie, a scanso di polemiche, il ringraziamento per il MPSP a BXVI e per il contestuale riconoscimento che tale “forma extraordinaria” non fosse mai stata abrogata.

Infine per quanto riguada il riconscimento canonico della FSSPX sono allineato a quanto efficaciemente spiega Baronio e rimando all’intervista di Mons. De Galarreta di cui un estratto qui: http://www.unavox.it/Documenti/Doc0904_De-Galarreta_Conferenza_17.1.16_riassunto.html.
(fine)

Marco P. ha detto...

Luigi Rmv,
Schneider, non è cardinale, che io sappia. "Solo" Vescovo ausiliare di Astana.

RR ha detto...

Schneider, non è cardinale, che io sappia. "Solo" Vescovo ausiliare di Astana.

Appunto. Già è solo "ausiliare" e non "titolare", poi ad Astana. Sapete cos'è Astana ? E' la nuova capitale del Kazakhstan, voluta dal suo padre padrone: una capitale moderna e multikulti di un "sovrano" musulmano, per quanto di formazione sovietica.
Se solo sgarra di un cm, lo spediscono come vescovo ausiliare a Kolyma a predicare ai morti..
E lui, che è cresciuto sotto Stalin e Brezhnev, sa cosa significa. Meglio essere prudenti, e conservare la speranza che la libertà arriverà e la Verità trionferà. Stalin e Brezhnev sono passati, passerà anche qualcun altro.
RR

Anonimo ha detto...

Il punto è che qui non si tratta sola della deviazione rispetto alla fede millenaria e originale di qualche alto prelato o parroco ma del "livello superiore"...
In questi giorni nell'ambito dell Giubileo della Misericordia bergogliano sembra ci sia stata una sorta di "appropriazione indebita" del povero e davvero misericordioso Padre Pio. Insomma mi chiedevo che cos'ha a che fare la misericordia ideologica bergogliana ("va, e continua pure così") con la misericordia di Padre Pio che con Gesù ripeteva il classico e millenario "Va e non peccare più" cercando di salvare più anime possibile. Cos'ha a che fare il decalogo bergogliano con la sua personale lista di peccati con i peccatori sostituiti dai "corrotti" sempre classificati su base classista ed ideologica con i precedenti (duemila anni!!!) decalogo, peccati e peccatori.
Miles

Anonimo ha detto...

PS: dimenticavo, più che di una consacrazione della Santa Madre Russia urgerebbe un esorcismo, di quelli belli grossi, dell'intero Occidente...
Miles

Gederson ha detto...

"Se il Papa dicesse a tutta la Chiesa di fare qualcosa che danneggiasse direttamente una verità divina immutabile o un comandamento divino, ogni cattolico avrebbe il diritto di correggerlo, col dovuto rispetto, mosso da riverenza e amore per la sacra funzione, e per la persona del Papa. La Chiesa non è proprietà privata del Papa. Il Papa non può dire “Io sono la Chiesa”, come aveva detto il re francese Luigi XIV: “Lo Stato sono io”. Il Papa è solo il Vicario, non il successore di Cristo".

Infatti il Papa non può dire "Io sono la Chiesa" ma la tradizione della Chiesa ci insegna "Ubi Petrus, ibi ecclesia; ubi ecclesia, ibi Christus". Quando Papa Francesco ha detto di non credere in uno Dio Cattolico, qualcuno gli ha correto? È vero che è stata solo un'affermazione di Francesco ma se dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa di questo amore Francesco ha escluso Gesù. Non se dannegia solo direttamente una cosa indirettamente se può anche dannegiare una verità divina o un comandamento.

Prima ha detto Mons. Schneider:

"La vera crisi della Chiesa di oggi consiste nel fenomeno ingravescente che coloro che non credono pienamente e non professano l’integralità della fede cattolica occupano spesso posizioni strategiche nella vita della Chiesa, come professori di teologia, formatori nei seminari, superiori religiosi, parroci e persino vescovi e cardinali. E queste persone con la loro fede manchevole si professano sottomessi al Papa".

Mons. Schneider ha detto bene, ma ha detto solo una parte della crise, l'altra è che alcuni vescovi vedono questo e fanno silenzio. Il proprio Mons. Schneider ha detto questo per un'intervista, questo doveva essere detto agli altri vescovi e al Papa. Ancora che Francesco sia quello che sia almeno lei e gli altri vescovi (anche noi) avevano di conoscere migliore il Papa. Inoltre a questo poteva cominciare un dibattito con qualcuni non credente, mostrare a lui e a tutti la sua mancanza di fede cattolica. Questo facevano i Padri della Chiesa. Se Mons. Schneider non correge i non credenti della gerarchia, quindi, possiamo credere che corregerebbe il Papa ?

Un'altro aspetto della crise è che lei se trova più nella pastorale fatta per l'autorità. Come il caso del cardinale Sarah, lei è stato bravo nel Sinodo ma dopo davanti la richiesta di cambiamento nel rito di lava piedi ha obbedito prontamente. L'intero episcopato di oggi ha assorbito lo spirito del Concilio, in modo che davanti ogni incontro con gli errori e gli errante non ha più scontro, lotta, anatema ha dialogo o silenzio, niente di più.

Gederson ha detto...

Il Prof. Enrico Maria Radaelli, poco tempo fa, ha scritto un interessante testo dal titolo "LA “GRANDE GUERRA DELLE FORME” DELLA CHIESA: LA FORMA PASTORALE CONTRO LA FORMA DOGMATICA. COME E PERCHÉ", dove pone delle domande pertinente, come:

SE È VERO, COME DICEVA NEL 2009 IL CARDINALE BERGOGLIO, OGGI PAPA, CHE « IL PASTORALE INCLUDE IL DOTTRINALE »,COME MAI IL ‘DOTTRINALE’ È SUPERIORE AL ‘PASTORALE’?

La separazione tra dottrina e pastorale è tanto assorbita per noi che quando parliamo ai diffensori del Concilio che lei è stato pastorale loro rispondono dicendo che il Concilio è pastorale ma anche dottrinale. Difficile trovare qualcosa nei ultimi 50 anni dove la dottrina sia superiore alla pastorale. Quando l'ordine correta sarebbe la sottomissione della pastorale alla dottrina. L'effeto pratico di questa sovversione è che anche il Papa, i vescovi, preti religiose e laici pensano di dover essere sottomessi alla pastorale ma che è pastorale se lei non è sottomessa alla dottrina? Non sarebbe delle sorprese degli uomini, apostasia, che viene per Bergoglio attribuita allo Spirito Santo?

Io voleva leggere una analise di continuità o rottura sulla pastorale della Chiesa nel Concilio e nel post-concilio ma questo, che è un punto essenziale, non se conosce nessuno lavoro. Si può leggere alcune frasi che trasmettono qualcuna l'idea di quello che era la pastorale nel passato, come:

«bisogna condannare e confutare le dottrine eretiche e pregare per la conversione degli eretici. Siamo fieri di conoscere ed aderire alla verità, ma senza superbia, combattiamo per la verità ma senza crudeltà» S. Agostino

«non possiamo governare i nostri fedeli, se non combattiamo - con zelo divino - coloro che sono malvagi e corruttori» S. Leone Magno

«Quando gli erranti tentassero di spargere errori e di nuocere agli altri, l’intolleranza dell’errore dovrà ridondare anche a danno degli erranti. Allora anche gli erranti non possono essere tollerati, ma si debbono rimuovere dalla società o almeno occorre renderli impotenti a recar danno» S. Leone Magno

«il tuo contegno dispiace a Dio, infatti mentre con la tua tolleranza miri a correggere alcuni pochi, fomenti l’audacia di molti malvagi e fai in modo che la loro setta si irrobustisca» S. Girolamo

Esiste ancora la testimonianza della pastorale lasciata per i Padri della Chiesa, per i santi, vescovi e Papi è totalmente contrario alla pastorale di oggi. Se leggiamo, ad esempio, la "Regola pastorale" di S. Gregorio Magno e paragoniamo con la pastorale di oggi, possiamo domandare se siamo nella stessa Chiesa del Santo e Grande Papa. Se un Santo Padre della Chiesa, come è stato Santo Agostino, dice:

"In molti punti gli eretici sono con me, e in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla l'essere d'accordo con me in tutto il resto".

E oggi vediamo il proprio Papa predicare che "cio che ci unisce è più grande di ciò che ci divide" il consenso unanime dei Padre della Chiesa non è più la regola di interpretazione della S. Scrittura. Questa deriva che vediamo ogni giorno comincia con l'abbandono dei Padri della Chiesa.

Anonimo ha detto...

Il primo ad affermare eresie è Bergoglio e a seguire gli altri di cui parla l'intervista.

Presto o tardi bisognerà pure dirlo Eccellenza, altrimenti è inutile continuare a rilasciare interviste che tanto lasciano il tempo che trovano.

Anonimo ha detto...



Bergoglio è il Capo della chiesa conciliare. Se si toglie il Capo come fa la chiesa conciliare a portare a termine il suo progetto di ecumenismo ? Proprio ora che è arrivata quasi al traguardo!