domenica 28 febbraio 2016

Mattia Rossi (e il Gregoriano). III Domenica di Quaresima

Vi ricordo i precedenti [qui - qui - qui]. Paralleli ineguagliabili tra Avvento - Natale e Quaresima - Pasqua, uniti agli echi del Breviario, che fa bene conoscere e lasciarsene permeare e che andrebbero perduti se non ci fosse chi custodisce e fa rivivere....
Per chi vuole approfondire: l'Indice degli articoli sulla Musica Sacra pubblicati sul blog [qui]. 

Come già avvenuto per domenica scorsa, il Proprium della III domenica di Quaresima è in qualche modo collegato ai testi del breviario.

Il Mattutino di questa domenica presenta la figura del patriarca Giuseppe, specchio di castità che, imprigionato ingiustamente, pregò indefessamente il Signore affinché lo liberasse dalle catene. Ed è proprio alla preghiera di Giuseppe che si ricollega il testo dell’introito Oculos meos nel quale si prega, come fece il pio Giuseppe, per la liberazione dei piedi dal laccio del male: “I miei occhi sono sempre rivolti al Signore perché Egli libererà i miei piedi dal laccio. Guardami e abbi pietà di me perché sono solo e povero”.

Un testo di supplichevole preghiera al quale viene assegnata una lieta melodia in VII modo, il modo definito dai teorici come angelicus. È una serenità derivante dal confidente orientare la propria orazione “semper ad Dominum”, rivolgere i propri occhi al Cielo dal quale il Redentore che vince la morte con la Sua Passione e Risurrezione è sceso facendosi uomo.

Un riferimento non casuale all’Incarnazione è dato, inoltre, dalla melodia: l’incipit sulla iniziale O- di Oculi viene cantato su un intervallo e una notazione ritmica identici all’incipit del Puer natus, l’introito della Messa del giorno di Natale. Il Figlio che si fa uomo per i suoi figli e i figli che rivolgono al Figlio morto e risorto la propria preghiera: un rimando melodico tra Natale e Quaresima insolito, ma che trova motivo nell’incessante preghiera che il patriarca Giuseppe ha rivolto al Signore e che noi suoi fedeli rivolgiamo al Divin Figlio incarnato morto e risorto affinché, in questo tempo di Quaresima, stenda la sua “potente destra in nostra difesa” (cfr. l’Orazione).

Stessa tematica dell’introito – la preghiera e l’ausilio contro il nemico – anche nei brani interlezionali Exsurge Domine e Ad te levavi: “Sorgi, o Signore, non prevalga l’uomo! Compaiano alla tua presenza i pagani. Mentre fuggono i miei nemici, stramazzano e periscono di fronte a te” (questo il testo dell’assai poco pacifista ed ecumenista graduale); “A te alzo i miei occhi, a Te che abiti nei cieli. […] i nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio affinché abbia pietà di noi. Pietà di noi, Signore, pietà di noi!” (tractus).

C’è, poi, in questa domenica, anche un legame diretto con la I domenica di Quaresima. L’inizio dell’itinerario quaresimale ha avuto come protagonista Satana e le sue perfide tentazioni a Nostro Signore nel deserto; nel vangelo della III domenica torna il demonio, nel corpo di un ossesso, che viene nuovamente scacciato da Cristo.

Ed è Cristo stesso che, attraverso una parabola, descrive il diabolico atteggiamento di Satana: egli, sicuro di sé stesso e bene armato, sta a guardia del suo palazzo custodendo i suoi beni (“Cum fortis armatus custodit atrium suum, in pace sunt ea quae possidit”).

Emerge, qui, un elemento distintivo del repertorio della III domenica di Quaresima: la casa. La casa del peccatore che ha come guardiano il male, come recita il vangelo, ma anche la casa di Cristo stesso sotto il cui tetto alberga l’uomo redento dalla Grazia come un uccello al suo nido. È il testo del communio: “Passer invenit sibi domum, et turtur nidum ubi reponat pullos suos; altaria tua, Domine virtutum, Rex meus, et Deus meus. Beati qui habitant in domo tua, in saeculum saeculi laudabunt te” (Il passero si è trovato una casa e la rondine un nido dove deporre la sua nidiata: i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio Re e mio Dio. Beati coloro che abitano nella tua casa, essi ti lodano sempre).

Proprio perché la casa, in senso lato, è al centro del communio, è la parola domum ad essere interamente sottolineata attraverso un pesante rallentamento ritmico sulle note del lemma. Per fare ciò il canto gregoriano ricorre a due neumi identici (due pes quadrati: uno su do- e uno su -mum) che, in una posizione così consequenziale, non è facile scovarli altrove.

Non è facile, è vero, ma non è impossibile. Non può sfuggire, infatti, che un’identica notazione (due pes quadrati di fila) e per di più su un identico intervallo melodico (semitono) è contenuta anche nel communio Amen dico vobis del lunedì della I settimana di Quaresima, ovvero esattamente il giorno dopo la domenica delle tentazioni che, come abbiamo visto, a causa della presenza diabolica narrata dai due vangeli, si ricollega alla III. Una complementarità notevole che non si esaurisce qui: il brano nel quale si esalta la casa e la beatitudine di chi dimora nella casa del Signore (III), infatti, ha una caratterizzazione ritmica che rimanda direttamente al brano che recita “Venite, benedetti del Padre mio”. È complementare anche il significato simbolico dei due testi nel loro insieme: al “venite” di Cristo corrisponde la conseguenza “beati coloro che abitano nella tua casa”.

Auerbach diceva che 
“l’arte medievale è colma di significato ed è dottrinale molto più di quella dell’antichità o dei tempi moderni”, ed è vero. Ora, senza voler troppo eccedere interpretazioni retoriche, ma notiamo solamente che l’introito della Messa del lunedì dopo la I di Quaresima, la Messa col particolare communio citato poco fa Amen dico vobis che richiama quello di questa III domenica, ha un introito le cui prime parole sono “Sicut oculi” e il salmo è “Ad te levavi oculos meos qui habitas in caelis”.
Si legga da dove eravamo partiti e, sì, Auerbach aveva ragione. [Fonte]

11 commenti:

mic ha detto...

Stupendo filo conduttore, richiamo incessante. Tesori di generazioni di credenti che ci hanno preceduto e che non possono e non devono restare sepolti.

RAOUL DE GERRX ha detto...

OT. Suite à la confiscation de ses serveurs par la police du régime de Manuel Valls, qui ne supporte pas qu'on critique l'islam, l'équipe du site de l'abbé Pagès "Islam et Vérité" informe que le site est désormais hébergé en Corée du Nord (!) et ajoute : C'est tout de même un comble de devoir chercher dans un tel pays les moyens d'assurer notre liberté d'expression... pour nous qui vivions encore en France il n'y a pas si longtemps…

http://www.islam-et-verite.com

mic ha detto...

Raoul. sempre peggio!

Di don Pagès abbiamo pubblicato questi due testi

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/12/don-guy-pages-evangelii-gaudium-e-l_30.html
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/09/letta-aperta-di-un-sacerdote-al-papa.html

mic ha detto...


Per Raoul

http://www.tempi.it/perche-la-fatwa-laicista-contro-kamel-daoud-e-una-fatwa-contro-tutti-noi#.VtHBN8v2aUl

mic ha detto...

Raoul,
Il server del nostro blog (piattaforma blogger), dovrebbe essere in America.
In ogni caso sto curando la realizzazione dell'archivio sistematizzando i contenuti su un dominio presso un provider italiano. Spero che non si sia costretti ad emigrare anche noi...

Anonimo ha detto...

“Ciò che differenzia nettamente il nostro sistema da quelli che l’hanno preceduto è che, oltre alle costrizioni fisiche ed economiche, esso esige da noi una completa resa dell’anima”
A.I. Solzenicyn, Voci da sotto le macerie

Luisa ha detto...


Ma non aveva detto che non si immischiava nelle politiche interne dei Paesi?
E oggi allora, e tutte le altre volte che lo ha fatto?
Ah, ma si tratta di migranti allora no problem per immischiarsi, non come le famiglie e i bambini che a breve potranno essere adottati da "coppie" omosessuali , loro non meritano l`attenzione e l`intervento del papa.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-lappello-papa-vanno-distribuiti-equit-1230090.html

Eppure non sarebbe immischiarsi riaffermare la verità, lottare contro la menzogna, che, fra l`altro, in questa società malata e in via di putrefazione permette fatti come questi che dovrebbero far ribrezzo al solo buon senso della gente e in primis a chi ha cariche di governo.
Leggo sul Giornale:

" È dunque un maschietto il figlio di Nichi Vendola e del suo compagno trentottenne, l’italo-canadese Ed Testa. La madre genetica (la proprietaria dell’ovulo), secondo alcune indiscrezioni, sarebbe californiana, mentre l’utero dovrebbe essere di una donna di origine indonesiana residente negli Stati Uniti."

Quel maschietto non è e non può essere "il figlio di Nichi Vendola e del suo compagno", quella è solo una menzogna, il figlio non è suo e per essere sicuri che quel povero bimbo non abbia legami con la sua madre biologica prima i due avranno scelto e pagato su catalogo la donatrice dell`ovulo e poi avranno scelto e pagato un utero.
Tutto naturale.
Si compera un figlio come un oggetto e lo si fa nascere orfano di una mamma o di un papa.
Questo sta arrivando anche da voi, ma il papa parla di migranti.

Anonimo ha detto...

A questo si e' arrivati : sfidare Dio !

Anonimo ha detto...

E' l'occasione per riflettere e per rafforzare la nostra preghiera perche' il male non rimane isolato , fermo su chi lo compie , ma si propaga tutt'attorno

Luigi Rmv ha detto...

Stamattina, mentre ero tormentato da melodie orrende durante la Messa, per giunta cantate male e suonate peggio, constatavo la perdita, ormai irrimediabile, di questo patrimonio culturale, come più volte evidenziato sugli articoli su questo blog.

Ho 51 anni e non ricordo parrocchie che abbiano mai coltivavato il canto gregoriano, almeno come conoscenza storica, nulla.

Luisa condivido; e considera che ora riformeranno la legge sulle adozioni, come hanno detto in modo trionfalistico e vedrai che useranno il'caso Vendola', loro collega che, poverino, ha dovuto fare shopping all'estero per far valere il suo "diritto"ad avere il bambino, come si diceva nel bellissimo articolo sui comunisti.

Anonimo coglie l'essenza di tutta la vicenda con la frase di Solzenicyn:
"....esso esige da noi una completa resa dell’anima”

Tendono proprio a questo, altrimenti non si capirebbe per quale motivo il Parlamento e i media sono fissi da mesi su questo tema, come se fosse l'origine di tutti i problemi del Paese.
Ma non sfidano Dio, lo vorrebbero annientare, sono anni che ci provano e ora affondano la mano.
Del resto, c'è pure la Chiesa di Francesco che non si immischia e bastona i cattolici...Si illudono, potranno farci soffrire, ma noi ci rallegreremo, come ci ha insegnato il nostro Maestro.
Pace e bene

Anonimo ha detto...

@mic. Ho la netta sensazione che non si sia fatto caso, soprattutto da parte di Mattia Rossi, al mio commento postato in coda all'articolo precedente: sul Gregoriano della IIa Domenica di Quaresima. Non erano considerazioni a vanvera, ma precise osservazioni fondate su fatti storici e scientifici, che però non sono state minimamente confutate. Oggi debbo invitare a ritornare a quegli appunti e, fatta salva la pia intenzione di un commento spirituale da parte del Sig. Mattia, sono costretto a ribadire che il Proprium della Messa della Terza Domenica di Quaresima non ha nulla da spartire col patriarca Giuseppe di cui si tratta nel Mattutino del Vetus Ordo, così come quella della Seconda di Quaresima non si riferiva affatto a Giacobbe. Questo è sicuramente fondato. Se non mi si crede, mi si risponda pure con argomenti solidi e non di suggestioni mistico/estetiche meramente soggettive. A supporto perciò di quanto affermo dirò quanto si può trovare negli studi pubblicati sulla storia della liturgia. La Terza Domenica di Quaresima aveva la Statio a San Lorenzo al Verano ed era dedicata allo scrutinio dei catecumeni. San Lorenzo, come dicono anche i testi dell'Ufficio al 9 agosto, "Caecos illuminavit" e, ben prima di Santa Lucia, era considerato il patrono della vista. Vista non solo materiale, ma soprattutto spirituale. Da qui la citazione di "Oculi" all'introito con quel Pes quadratus che evidenzia solo l'invito ad innalzare lo sguardo verso colui che libera (i catecumeni, in questo caso) dal potere del maligno. Ancora nel Tractus lo stesso riferimento a San Lorenzo e alla vista con "Oculos meos". Non c'entra per nulla nè Giuseppe, sul quale i Responsori dei Notturni non hanno evidenti apparentamenti melodici, né tanto meno l'Incarnazione. Un giusto riferimento all'introito "Puer" della terza Messa di Natale sarebbe invece l'antifona al Magnificat "Puer qui natus est nobis, plus quam propheta est" dei Secondi Vespri di San Giovanni al 24 giugno, dove la natività del Battista è vista in riferimento a quella del Cristo. Diversamente, se volessimo vedere un rimando all'Incarnazione ogni volta che vediamo un Pes quadratus in intervallo di quinta staremmo freschi. Qui si rischia veramente di vedere lucciole per lanterne. Così pure il Communio "Passer" fa riferimento certamente ad una "domus", che però è la Chiesa che accoglie i catecumeni che sono liberati con gli esorcismi rituali prebattesimali dal demonio, di cui si fa menzione nel Vangelo del giorno. Ancora una volta Giuseppe non c'entra. E' giusta l'affermazione di Auerbach sull'arte medievale, ma non va abusata fuori contesto. Se poi qualcuno vuole vedere nelle nubi del cielo i quattro cavalieri dell'Apocalisse, o i suoi cari preferiti, è liberissimo di crederlo, non però di presentarla come l'esegesi della Chiesa.
TEOFILATTO