lunedì 4 luglio 2016

Danilo Quinto. I martiri di Dacca

Torturati. Non derisi o sbeffeggiati e poi uccisi. Torturati e poi sgozzati con il machete. Torturati da nove giovani rampolli, «molti dei quali colti, che avevano studiato nelle Università, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese, nessuno di loro apparteneva ad una madrassa», dice il Ministro degli Interni del Bangladesh.Non si tortura solo perché si è folli. È troppo facile liquidare con il paravento della follia quanto accaduto a Dacca. Lo conferma quanto ha dichiarato il padre di uno degli ostaggi: «Gli assalitori non si sono comportati male con i connazionali del Bangladesh. Controllavano la religione degli ostaggi. Chiedevano a ognuno di recitare versi del Corano. Quelli che li conoscevano venivano risparmiati, gli altri torturati».
Si tortura e poi - dopo i tormenti provocati per dodici lunghe ore - si sgozzano le persone, perché si serve un’ideologia che l’ha insegnato e lo insegna. Basta leggere il Corano per capire che così è. Basta conoscere la storia, che racconta la fine di tanti martiri di quest’ideologia.

Siamo nell’agosto 1571, quando il prefetto civile di Venezia, Marc’Antonio Bragadin, resiste con le sue truppe a Famagosta – la battaglia che precede Lepanto – ad un esercito ottomano immenso, formato da oltre 200mila unità. Bragadin non vuole arrendersi - sapeva quale sorte era toccata a Nicosia dopo la resa: 20mila persone sterminate nei metodi più orrendi, le donne che si gettavano dai tetti pur di non cadere in mano ai vincitori, 2mila bambini inviati nel mercato degli schiavi del sesso di Costantinopoli - ma decide per il sì. Raccontano le cronache che il pascià, Lala Mustafà, finge cortesia per tre giorni, poi con un pretesto fa arrestare tutta la guarnigione cristiana e fa impiccare tutti i capitani. A Bragadin, prima gli fa mozzare orecchi e naso, poi lo fa rinchiudere in una gabbia sotto il sole, per tredici giorni. Il 17 agosto, lo fa uscire, pestare e frustare, lo costringe a percorrere due volte il perimetro della città caricato di gerle piene di sassi ed immondizia sulle spalle piagate, facendogli premere dai soldati la bocca in terra ad ogni passaggio davanti al suo trono. Lo fa quindi appendere per ore ad un’antenna nel porto, in maniera che tutti gli schiavi cristiani ai remi e i prigionieri possano vedere la sorte del loro comandante. Il pascià non è ancora pago. Bragadin è legato ad una colonna, più morto che vivo. Il carnefice gli si avvicina con lame affilatissime. Lala Mustafà gli intima di abiurare la Croce ed abbracciare l’Islam. Ma Bragadin rifiuta. Il pascià ordina allora il supplizio: il boia inizia a scorticarlo vivo, partendo dalla nuca e dalla schiena, lentamente e con metodo, ripetendogli «convertiti e la tortura finirà!». Bragadin non cede. La morte coglie l’italiano martire solo quando il coltello del carnefice giunge all’ombelico. La pelle impagliata viene appesa come trofeo dall’ammiraglia della flotta di Lala Mustafà e portata a Costantinopoli. Anni dopo, mercanti veneziani riescono a trafugarla: è conservata nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.
Martiri di cinque secoli fa e martiri di oggi. Della stessa ideologia.

È imbarazzante la cosiddetta indignazione, termine usato solo dagli esponenti del Governo giapponese. Gli italiani? Neanche questo….. mettono una fascia nera al braccio e corrono su un campo di calcio. Tutti pronti a fare il tifo e a sedare così – nel cuore – qualunque sentimento di dignità, di onore, di responsabilità, di Patria, di rispetto della morte e dei morti.

Si fa il tifo. Non ci si ribella. Non si grida contro l’inconcepibile. Si è stati sgozzati, ogni italiano è stato sgozzato. È stato torturato. Sembra che nessuno si renda conto della gravità di un gesto fatto non da disperati, ma da invasati dell’eresia islamica. Sì, questi sono i frutti di una cultura eretica, ma guai a dirlo! Siete razzisti, poco misericordiosi, crociati!

Allora, camminiamo per strada e allontaniamo il pensiero che dietro chi accogliamo c’è un mondo di male ed anche legami certi con i carnefici. Non si deve dire. Non è politicamente corretto. Meglio ascoltare i sermoni di Mons. Mogavero o del Cardinale Scola, che nell’ultimo messaggio dice di sentirsi «particolarmente in sintonia e a voi vicini, mentre vivete il santo mese di Ramadan, che rappresenta la via alla piena sottomissione attraverso preghiera, digiuno e reciproco aiuto. Le vie di chi guarda a Dio non possono che portare tutti noi insieme a sentire una profonda reciproca amicizia e stima».
Se il cardinale Scola non ha nessun timore di Dio (cattolico), c’è da chiedere ai laici: non avete paura di perdere la certezza di una civiltà bimillenaria?

Alzatevi, allora, gridate dai tetti la Verità. Riappropriatevi delle vostre vite, della dignità stuprata di menti assopite grazie ad una democrazia scialba e menzognera. Basta accogliere per cancellare quello che siamo. Basta alla gestione barbara dei barbari che ci invadono e che rendono incerta la nostra vita quotidiana.

Ma non bisogna dirlo… Non bisogna dire che il Papa prega tanto per i cristiani di Dacca, quanto per i musulmani di Bagdad. Forse, Pietro si sarebbe tolto la polvere dai calzari…

Non ci sono più parole rispetto a quello che accade. Chi è italiano e cristiano è arrabbiato. Non perché non sia in grado di perdonare: ognuno, nel suo cuore, è pacificato, ma una cosa devono dirla i reggitori di questa messa in scena che vuole islamizzare il mondo e l’Italia: non dobbiamo difenderci; dobbiamo farci ammazzare come agnelli in mezzo ai lupi. Bene, che sia così, ma sia anche chiaro che Gesù diceva agli agnelli di portare la salvezza ai lupi: quegli agnelli sono pronti a morire solo per Gesù, perché gridano che solo Lui è Via-Verità e Vita. Oggi, invece, sono i lupi che ci raggiungono nelle nostre tane e ne prendono possesso. A noi cristiani il Vangelo ci dice di proclamare la sola Verità: “Chi non è con Gesù, è contro Gesù”. A noi decidere da che parte stare!
Di Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/

33 commenti:

Anonimo ha detto...

Nove storie italiane, nove vite che si intrecciano la sera del primo giorno di luglio intorno ai tavoli di un caffè di Dacca, in quel clima un po' spensierato e un po' nostalgico di tutte le comunità di espatriati. Le storie delle nove vittime italiane della strage in Bangladesh hanno quasi tutte un denominatore comune: il business del tessile, il richiamo del cotone a buon mercato e della manodopera a basso costo che ha portato l'etichetta del «made in Bangladesh» sul collo di milioni di capi di vestiario disegnati nel Belpaese.
Claudio Cappelli, pensava fosse il posto ideale per lavorare
Maria Riboli, aveva una bimba piccola. Pensava di essere sicura
Nadia Benedetti, per lei il Bangladesh era una seconda casa
Adele Puglisi, doveva tornare in Italia dopo aver visto l'amica
Cristian Rossi, aveva rinviato il rientro e non cenava mai fuori
Marco Tondat, era ormai vicino alle ferie Voleva un futuro...
Simona Monti, aspettava un bambino e stava per tornare
Claudia Maria DAntona, era della Croce Rossa
Vincenzo Dall'Estro, una persona buona che amava lavorare
Ma, a leggerle una per una, queste nove storie - le storie di Maria e di Claudio, di Ñadia e di Marco, e degli altri sorpresi dall'irruzione ai tavoli della bakery di Dacca - hanno un altro denominatore comune, che va più in là del calcolo mercantile dei costi e dei benefici: ed è la voglia di mettersi in gioco, la disponibilità a affrontare i disagi emotivi e materiali della lontananza da casa. Disagi che costano e che pesano, e che diventano sopportabili se sull'altro piatto della bilancia non c'è solo uno stipendio, ma la curiosità per il mondo. Altro che bamboccioni.
Apertura mentale: questo raccontano le biografie di questi italiani qualunque. E fa impressione leggere che tra gli ultimi messaggi pubblici di Adele Puglisi, anche lei caduta venerdì sera sotto le mannaie e i proiettili dei fanatici dell'Islam, ci sia un appello alla tolleranza e alla comprensione. É il novembre dello scorso anno, l'Europa è scioccata dall'attacco che i commandos integralisti hanno portato nel cuore di Parigi. Un giornale italiano, Libero, apre la sua prima pagina con un titolo che solleva un mare di polemiche: «Bastardi islamici». E tra i tanti che si indignano c'è anche lei, Adele, che sulla sua pagina Facebook scrive «Vergogna», e annuncia di avere firmato una petizione contro il direttore del giornale, accusandolo di incitare all'odio razziale.
Storie di interesse e rispetto per l'altro da sè si intravedono anche nelle altre storie, nelle biografie spicciole di questi italiani con la valigia pronta. E questo non fa che acuire l'orrore per le scene raccontate dai sopravvissuti, per l'incredibile ferocia del massacro. Agli assassini non interessava sapere chi avevano davanti. Questa è la differenza, venerdì sera a Dacca, tra vittime e carnefici.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/tragica-sorte-chi-scrisse-non-sono-bastardi-islamici-1278577.html

Anonimo ha detto...

Non ci si ribella. Non si grida contro l’inconcepibile. Si è stati sgozzati, ogni italiano è stato sgozzato. È stato torturato. Sembra che nessuno si renda conto della gravità di un gesto fatto non da disperati, ma da invasati dell’eresia islamica. Sì, questi sono i frutti di una cultura eretica

Vero. Ma è vero o no che TUTTI sappiamo qual è la situazione (stiamo subendo una INVASIONE, voluta per sostituire o imbastardire gli autoctoni con altre etnie) e TUTTI sappiamo quale sia il SOLO modo di risolverla?
Vogliamo allora passare dalle parole ai fatti?
C'è qualcuno che pensa ancora che una simile situazione possa essere risolta attraverso i sistemi predisposti dal dispotico regime sotto il cui giogo viviamo o, nel caso dell'attuale sedicente Chiesa Cattolica mediante "suppliche" alle ecc.ze rev.me o al Santo Padre che non cercano nemmeno di mascherare la loro totale adesione al programma?
Va bene indignarsi, ma vogliamo palesarla questa indignazione AGENDO CONCRETAMENTE? E ovviamente rischiando?
Si è pronti a lottare nel vero senso del termine? A mettere a repentaglio la propria incolumità e quella dei propri familiari? Fino alle estreme conseguenze?
Altrimenti non sarebbe forse più dignitoso tacere?

Cesare

mic ha detto...

Fino alle estreme conseguenze?
Altrimenti non sarebbe forse più dignitoso tacere?


Intanto cominciamo a venir fuori dalla manipolazione massiccia cercando di rompere il muro del politicamente corretto e dicendo quel che va detto, anzi gridato. Per agire si tratta poi di trovare il "come" e il "con chi".
Tacere non è più dignitoso per nessuno, ormai!

da Fb ha detto...

ISLAM E TRAPPOLE LINGUISTICHE
Termini come "estremista" e "fondamentalista" sono utilizzati da questo "mondo" per indicare un pericolo. MA... stiamo bene attenti(!), perché si tratta - a tutti gli effetti - di un subdolo inganno; di una vera e propria trappola linguistica. In questo modo, infatti, TUTTI i fedeli di TUTTE le "religioni", compresa quella Cattolica, saranno considerati "pericolosi" se aderiranno in modo integrale al proprio "credo". Quindi penso sia importante capire che questo modo "generalizzato" di trattare il problema del terrorismo islamico, in maniera da non indicarne con precisione la causa (che è l'islam stesso), ci si sta già ritorcendo contro (mi riferisco anche ad alcune dichiarazioni dell'attuale Vescovo di Roma, che ha già bacchettato più volte i Cattolici "integrali", oltre che chiesto scusa per cose dove non c'era affatto da scusarsi) e aprirà la strada a ulteriori persecuzioni, probabilmente simili a quelle già viste ai tempi delle catacombe.

Normanno Malaguti ha detto...

No non simili a queli già patiti dai cristianai delle catacombe!No! molto peggio Nor.

Normanno Malaguti ha detto...

No non simili a quelli già patiti dai cristiani delle catacombe!No! molto peggio Normanno

marius ha detto...

OT
intervista di Marie Duhamel a mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”

http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/01/mons_pozzo_dialogo_con_fraternit%E0_san_pio_x_va_avanti/1241376

Irina ha detto...

Sul fare rischiando tutto, attenzione, perchè a questo sono preparati. Ricordate tempo fa un'intervista del capo della polizia e/o dell'esercito svizzero che diceva che i tempi erano tali da aspettarsi gravi disordini in quasi tutta Europa? Svizzero!? Quindi vuol dire che sono allertati, non andranno tanto per il sottile nel caso di "disordini". E se si alza un polverone i soliti squali prevarranno e le acciughe come al solito fritte in padella. No. Bisogna imparare dal nemico che è maestro nella presa per i fondelli.Prima di occuparsi della manodopera che va comunque scelta, occorre selezionare gli intellettuali inossidabili, i quadri sostitutivi capaci e di fede certa, contestualmente coloro che oltre ad avere ampie disponibilità economiche rinnovantesi, hanno coraggio da vendere e Fede provata da generazioni, senza tante pecore nere in mezzo. Questo come approccio iniziale di massima. Chi può cerchi di individuare, ad ogni livello, i migliori. Buttarsi in piazza al tanto peggio, tanto meglio. No. Già visto sulla pelle della massa di manovra.

Anonimo ha detto...

Hanno ammazzato 10 italiani. Dove sono i Je suis?

Il Giornale ha detto...

Se neppure il Papa ricorda che è una strage di cristiani
Francesco invita a chiedere di "convertire il cuore dei violenti" ma senza chiamarli fondamentalisti islamici

Luigi Mascheroni
Tutti sappiamo quanto sia difficile parlare dopo una tragedia come quella di Dacca. Per chiunque. E possiamo immaginare quanto ciò sia ancora più difficile e delicato per la Chiesa. Perché gli ostaggi uccisi a Dacca, tra cui i nove italiani, sono stati colpiti dai fondamentalisti islamici in quanto (nelle stesse parole dei terroristi) «stranieri crociati», cioè infedeli. Cioè - nella mente degli jihadisti, che non distinguono sfumature di credo o di concessione tra gli occidentali - «cristiani».

È difficile per tutti parlare, certo. Però questa volta, in cui a cadere sono così tanti italiani, appare troppo pesante il silenzio della Chiesa. È sbagliato generalizzare, ma l'impressione è che pochi parroci ieri, nelle loro omelie, abbiano ricordati i «martiri» di Dacca, massacrati dalla furia cieca dei musulmani radicali che chiedevano come prova di fede di recitare i versetti del Corano. E, soprattutto, ci si aspettava una parola in più da Papa Francesco, apparso troppo rispettoso e troppo timoroso dei fratelli musulmani. All'Angelus ieri Bergoglio ha chiesto di pregare per le vittime dell'attentato, e ha invitato a «chiedere al Signore di convertire il cuore dei violenti accecati dall'odio». Senza chiamare fondamentalisti islamici i persecutori, e senza chiamare cristiani i perseguitati. La «strage» è generica, le «vittime» sono semplicemente occidentali.

Eppure la Chiesa, fondata sulla parola, non può e non deve avere paura delle parole. Non deve cedere al silenzio. Anche l'omissione è un peccato. E ogni dimenticanza - per le madri, i padri, i figli dei morti di Dacca che si professano cristiani - è un dolore e una ferita in più. E sì che, nel corso dell'Angelus Papa Francesco, parlando dei missionari cattolici nel mondo, aveva detto che il Vangelo rende il cristiano «consapevole della realtà difficile e talvolta ostile che lo attende. Infatti Gesù non risparmia parole su questo e dice: Vi mando come agnelli in mezzo a lupi. È chiarissimo: l'ostilità è sempre all'inizio della persecuzione dei cristiani...». Gesù diceva pecore in mezzo ai lupi.

Anche la Chiesa conosce le ragioni della realpolitik. Il mese scorso la giornalista francese Catherine Cornet, esperta in cultura e politica del Medio Oriente, su Internazionale, in un intervento intitolato Perché ai musulmani piace Papa Francesco, ha ricostruito la «strategia» mediatica in tema di Islam di Bergoglio, attentissimo in ogni discorso, intervista, incontro e persino fotografia a evitare passi falsi verso i fratelli musulmani, con i quali ha instaurato un dialogo molto stretto, guadagnandosi un reciproco rispetto (un mese e mezzo fa, al quotidiano cattolico La Croix, Francesco ha dichiarato che «è vero che l'idea della conquista appartiene allo spirito dell'islam, ma si potrebbe interpretare secondo la stessa idea di conquista anche il Vangelo di Matteo, quando Gesù invia i suoi discepoli a tutte le nazioni»...). Questo al suo precedessore, Papa Ratzinger - anche a causa dell'equivocato discorso di Ratisbona - non accadde. Anzi. L'atteggiamento dei due pontefici di fronte all'Islam e alla sue derive fondamentaliste è diversissimo. Così diverso che, nella sua facile capacità di sintesi, è stato notato anche da Matteo Salvini. Il quale ieri sui suoi social ha scritto: «Papa Francesco dopo l'ennesima strage per mano islamica ha detto: Dio converta il cuore dei violenti accecati dall'odio. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Benedetto XVI, che sui rapporti con l'islam mi sembra avesse le idee molto più chiare... In attesa della conversione, quanto altro sangue dovrà scorrere?».

Anonimo ha detto...

Sarebbe bastato dare ascolto prima alle parole della scrittrice Talisma Nasreen, fuggita nel 1994 dal Bangladesh dove i suoi libri sono banditi e dove fu minacciata di morte dagli affiliati di al Qaida. Anche ieri l’intellettuale che si batte per i diritti delle donne ha sottolineato nei suoi tweet come i terroristi che hanno assalito la Holey Artisan Bakery avessero studiato e provenissero da famiglie benestanti. «Non hai bisogno di essere povero, ignorante o frustrato per diventare un terrorista islamico. Ti basta l’Islam», ha twittato ieri la scrittrice che ha anche chiesto di «non dire che l’Islam è una religione di pace. Non più».

Rr ha detto...

La mattina del 2 luglio, quando ormai si cominciava a capire cos'era successoo, ho controllato alcuni siti su FB? Nessuna bandierina italiana, nessun "Io sono...". Ho ricontrollato nel pomeriggio ed in serata. Poi ho scritto io un piccolo post, gli unici a commentare, tra i vari "amici" che ho, i miei sue fratelli.

Tra l'orrore di Dacca ( ma non c'erano già stati gli orrori in Irak, in Tunisia, a Parigi, a Bruxelles, ed è un miracolo che ad Orlando non ci fossero Italiani, ne' a Costantinopoli all'aeroporto) e le notizie sulle continue aggressioni, più o meno violente, più o meno complete, a donne, ragazzze, bambine, insomma a qualsiasi essere di sesso femminile che respiri e si muova da parte degli immigrati in Italia e nel resto d'Europa, viene solo voglia di tapparsi in casa e non uscire neanche per andare a lavorare.

E se penso che i veri reponsabili di tutto ciò, stanno ben al sicuro, scortati in ogni minimo spostamento, chiusi in palazzi protetti più della Banca d'Italia, e comunque sempre con un bel biglietto d'aereo "open" in tasca, cosi da volarsene al sicuro, come molti fecero il 10/9/2001 da New York e da molti altri posti al mondo, tra cui Olbia...

Anonimo ha detto...

LO STRANO CASO DI OBAMA E BERGOGLIO
E' un problema per Obama e Bergoglio. Con la strage di Dacca non possono dare la colpa alla povertà, perché i terroristi sono ricchi "figli di papà".
Non possono dare la colpa alla circolazione di pistole e fucili perché là non sono in Usa e non c'è quell'accesso alle armi (oltretutto per torturare e uccidere gli ostaggi hanno usato coltelli e lame taglienti).
Per di più per scegliere le vittime da torturare e ammazzare hanno fatto un "esame" sul Corano: chi non lo conosceva veniva macellato.
Così diventa assai difficile sostenere - come sempre fanno Obama e Bergoglio in occasione di attentati - che la religione islamica non c'entra...
ALLORA COME NE ESCONO I DUE? SEMPLICE. NON NE PARLANO.... VI SEMBRA CHE SIANO CREDIBILI?
(Antonio Socci)

mic ha detto...

“Ho letto la lezione di catechismo che sulla stampa odierna mi veniva impartita da Giulio Fabbri, il quale sosteneva di trovare la mia decisione di apporre il Crocifisso nel mio ufficio contraddittoria con le posizioni sostenute da me in tema di immigrazione. Sono quindi andata a controllare la posizione del Magistero della Chiesa sull’immigrazione, e ho trovato, nel testo del Catechismo di San Giovanni Paolo II, le seguenti parole:

“Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri”. Sempre San Giovanni Paolo II diceva che

“Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria”.

Non mi sembra dunque che le mie posizioni siano distanti da quelle del Magistero ufficiale della Chiesa Cattolica. Ci sarebbe poi da parlare del dovere di un rappresentante politico di garantire il principio di uguaglianza (“unicuique suum”, a ciascuno il suo, secondo il motto riportato anche nell’intestazione del quotidiano della Santa Sede), che pare essere sempre più messo in discussione dall’incredibile dispendio di risorse per finti profughi (più dei due terzi delle richieste vengono rifiutate) mentre parte della nostra gente dorme in macchina senza essere aiutata. V’è poi il dovere di difendere il diritto alla sicurezza, così come quello di combattere un business fatto sulla pelle e sulla dignità delle persone. Tutti doveri esplicitamente sottolineati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, di cui io non sarò una massima esperta ma che un po’ conosco e che spero Giulio Fabbri voglia andare a rivedere. Sarò in prima linea per difendere la mia gente, il loro lavoro, la loro sicurezza e per dire basta ad un’immigrazione diventata invasione che non sa più discernere tra chi davvero è nostro fratello e scappa da guerra e persecuzione, e chi invece si finge profugo per cercare maggior ricchezza, togliendo però risorse ai nostri cittadini disoccupati, senza casa e spesso ridotti alla fame. I diritti del mio popolo vengono prima degli interessi economici delle cooperative che gestiscono il business immigratorio”.

Susanna Ceccardi, sindaco di Cascina

irina ha detto...

Finalmente un'Italiana Sindaco!

Anonimo ha detto...

"RELIGIONI", ISLAM E TRAPPOLE LINGUISTICHE (*)
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(*) Questa mia riflessione è frutto dell'unione di due mie considerazioni che avevo già postato e che ho qui unito al fine di fornire un ragionamento più completo.
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Termini come "estremista" e "fondamentalista" sono utilizzati da questo "mondo" per indicare un pericolo. MA... stiamo bene attenti quando vengono attribuiti ai fedeli di una "religione", perché si tratta - a tutti gli effetti - di un subdolo inganno; di una vera e propria "trappola linguistica". Tutte le "religioni", infatti, compresa l'unica vera (che è quella cristiana cattolica), chiamano i fedeli all'adesione integrale e radicale ai rispettivi precetti. Ecco perché un autentico cristiano (specialmente se cattolico), che fosse davvero fedele all'insegnamento di Gesù Cristo, non potrebbe mai essere un "terrorista" come lo sono invece i musulmani fedeli all'insegnamento tratto dal Corano e dalla vita stessa di Maometto, quest'ultima pesantemente caratterizzata da violenze e soprusi. Pertanto, utilizzando la suddetta terminologia (politicamente corretta, quindi ipocrita), TUTTI i fedeli di TUTTE le "religioni", compresa quella Cattolica, saranno considerati "pericolosi" se aderiranno in modo integrale al proprio "credo". Penso sia perciò importante capire che questo modo "generalizzato" di trattare il problema del terrorismo islamico, in maniera da non indicarne con precisione la causa (che è l'islam stesso), si sta già ritorcendo contro agli stessi cattolici che hanno scelto il "sì, sì; no, no", comandato da Cristo (mi riferisco anche - ma non solo - ad alcune dichiarazioni dell'attuale Vescovo di Roma, che ha già bacchettato più volte i Cattolici "integrali", oltre ad aver chiesto scusa per cose dove non c'era affatto da scusarsi), e aprirà la strada a ulteriori persecuzioni, probabilmente simili a quelle già viste ai tempi delle catacombe.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10208799372894697&set=a.4682567675212.172769.1624459028&type=3&permPage=1

Josh ha detto...

pian piano, qualche flebile voce:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/dacca-i-vescovi-ora-attaccano-lislam-secoli-guerre-nome-1278910.html

Anonimo ha detto...

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/casapound-caccia-immigrati-ex-scuola-darla-agli-italiani-1148024.html

Francesco S. ha detto...

I martiri sono altri, quelli erano lì a fare affari (e probabilmente a sfruttare la manodopera), non erano missionari...

mic ha detto...

Francesco S.,
ne ho già parlato in un'altra pagina perché sono rimasta colpita anch'io, con una punta di cinismo che sicuramente fa schifo ma coglie la realtà, che siano morti degli imprenditori italiani che dice credevano nel Bangladesh e in un mondo migliore, ma di fatto sono andati lì a "delocalizzare" le loro imprese togliendo futuro al loro Paese, che sarà anche vero che strozza gli imprenditori, ma alla fine erano invischiati anche loro nell'ottica dell'Occidente sfruttatore, così com'è diventato in seguito alla secolarizzazione e al liberismo selvaggio...
Ovvio che ciò non giustifica gli sgozzatori, la cui matrice è ben nota. Infatti lungi da me cadere nel 'politicamente corretto' della colpevolizzazione dell'Occidente, ma credo che a disarmare gli sgozzatori, servirebbe un po' più di "umanità" autentica, i cui "valori condivisi" siano quelli perenni e non gli pseudo-valori con cui sono confusi, scaduti al livello di desideri e diritti posti solo su un piano orizzontale, eliminando la metafisica... e dunque il Soprannaturale e dunque Cristo Signore, che è Lui che ci fa uomini (e donne) veri...

Josh ha detto...

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ramadan-islamico-trascina-capretto-vivo-picchiato-folla-1279545.html

"islamico trascina capretto vivo:
L'uomo per chilometri ha trascinato l'animale attaccato all'auto: serviva per il Ramadan. I cittadini hanno cercato di linciarlo"

Josh ha detto...

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lunione-europea-censura-critiche-anti-islam-su-facebook-1279590.html

L'UE censura facebook se non ti piace l'islam.

mic ha detto...

"Siamo in Italia e in Italia deve esserci solo la Costituzione, non il Corano". "È sbagliato accostare la Bibbia e il Corano. Non c'è nessun ebreo, nessun cristiano che sgozza, decapita, massacra e si fa esplodere nel nome di Dio. Lo fanno solo i musulmani. Il male è nell'islam". nel confronto acceso con il Presidente dell'Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) Izzedin Elzir.
Magdi Allam a La7

Anonimo ha detto...

Confronto interessantissimo purtroppo troppo breve .
Elzir presentato da Repubblica come l'imam di Firenze scopriamo invece essere uno dei tredici imam , in trasmissione ribatte la solita tiritera costruiamo ponti e non muri ( che sfinimento !)
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/03/24/news/bruxelles_l_imam_di_firenze_le_spiegazioni_chiedetele_alla_societa_non_alla_nostra_comunita_-136205965/

Josh ha detto...

non vedo perchè dobbiamo addirittura "costruire ponti" con forme di satanismo, che per di più hanno già dato ampia prova di sè nei secoli.

Asia news ha detto...

Noi musulmani ipocriti: Daesh ci rappresenta

La sharia “inventata” dagli ulema e insegnata nelle scuole coraniche è la stessa che viene praticata dai militanti dello Stato islamico. La “giurisprudenza religiosa, sorta più di 10 secoli fa” ha “incatenato e arrugginito il nostro cervello e quello dei nostri figli”. È urgente svecchiare la religione musulmana dalle ambiguità legate al passato. La coraggiosa denuncia di un giovane studente musulmano algerino.

Ansa ha detto...

Una "suora copta egiziana è stata assassinata in un agguato da parte di un gruppo di uomini armati che ha aperto il fuoco contro l'auto sulla quale viaggiava. L'attacco terroristico è avvenuto nel pomeriggio sulla strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria d'Egitto". Lo riferisce la chiesa copta stando al giornale al Masri el Youm.

irina ha detto...

Ammazzare una suora è da vili. Uccidere gli inermi è da vili. Torturarli con le lame prima di finirli è da vili.
Questo va detto: è da vili. Solo un vile si comporta così. Se non lo sanno bisogna pur che qualcuno lo dica loro. Con calma,pacatezza va detto. Non dimostrano nè forza nè coraggio.Dimostrano di non avere argomenti. Di non sapersi esprimere se non con un pugnale in mano brandito contro un altro uomo con le mani legate dietro la schiena e in ginocchio. Bisogna dire loro che esistono regole di nobiltà che ogni essere umano è tenuto ad osservare anche in guerra. Noi non siamo in guerra con nessuno. E loro? Con chi ce l'hanno? Solo un'ignoranza sconfinata e/o una manipolazione ossessiva rende spiegabile questa violenza. Ricordo un film sulla guerra in Sudan tra le diverse etnie, si sentivano e si vedevano queste radioline che vomitavano incitamenti all'odio e alla soppressione del nemico. Ammazzano noi, si ammazzano da soli o vengono ammazzati, conclusione: un cimitero. Un cimitero globale. Certo così non si costruisce nessuna civiltà. Si distrugge ogni civiltà, la loro stessa se mai c'è stata. Non so. Si ammazzano anche tra di loro. Il petrolio,o altro non frutterà loro nulla, perchè se lo contenderanno tra di loro da vili. Capisco che il gran caldo mette a dura prova la capacità di ragionar con calma ma ormai hanno mezzi per trasformare il deserto in un giardino. Il lavoro nobilita l'uomo perchè richiede cura, attenzione, costanza e l'umiltà di ricominciare ogni giorno a nuovo per migliorare. Se c'è qualcuno di voi che legge rifletta, con la sua testa e cominci una nuova strada rispettando se stesso per primo,il proprio onore e la propria dignità di essere umano chiamato a diventar migliore per se stesso, per coloro che ama e per tutti quelli che incontra. Un uomo può fare la differenza.

DaniloQuintoBlog (ufficiale) ha detto...

Una mattanza
Gli italiani sterminati a Dacca - martiri - sono morti a causa di una mattanza. Sono i risultati dell'autopsia sui loro cadaveri. Nessuno di loro ha ricevuto il colpo di grazia. Hanno sofferto mutilazioni provocate da armi da taglio, esplosivo e altre armi per dodici lunghe ore.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/morte-lenta-e-atroce-cos-hanno-ucciso-italiani-dacca-1280250.html
Danilo Quinto

mic ha detto...

E stranamente ad orrore infinito non corrisponde la stessa reazione che per altri orrori né all'estero né in Patria, se ancora esiste una nostra Patria.
Arrivò commovente ma discussioni infinite. La maggior parte sempre a non voler offendere il nemico, ché tale è, almeno per quanto ho visto e letto io, tranne qualche voce isolata che comincia ad alzarsi nell'apatia conformista.

Josh ha detto...

@irina:

estraggo
"Se c'è qualcuno di voi che legge rifletta, con la sua testa e cominci una nuova strada rispettando se stesso per primo,il proprio onore e la propria dignità di essere umano chiamato a diventar migliore per se stesso, per coloro che ama e per tutti quelli che incontra. Un uomo può fare la differenza."

molto costruttivo, pensiero nobile che derva dal tuo umanesimo cristiano, ma mi domando se davvero possibile.
L'uomo in generale è peccatore, e ha bisogno di redenzione. E' anche come un giardino che va coltivato verso il bene, e a cui bisogna strappare le erbacce. Questo bene è Cristo, non ci sono altre vie, e solo Lui ha questo potere redentivo, che comprende anche il rigenerare la natura umana coi suoi segni della caduta sempre riemergenti.

Mi domando, pur ammirando il tuo bel pensiero, se sia così facile riflettere con la propria testa in un mondo come quello dove ciò che vince è un'idea di sacro "collettiva" che cala impietosa dall'alto senza incarnarsi, che non cura l'anima, si impone e non redime, ma crede il materiale e il carnale anche nell'aldilà,
in cui non c'è rispetto per se stessi e per gli altri che sono nulla davanti a una certa idea di "dio", in cui non c'è un senso di dignitas alcuna perchè pare là si coltivi la ferinitas....La verà dignità dell'uomo è Cristo. Dove non c'è...ogni abuso è possibile....

irina ha detto...

@Josh,
sono partita dai fatti degli ultimi giorni, quelli che io conosco, tu conosci, loro conoscono, quelli che tutti conosciamo.Quello che mi interessava, al momento, era solo evidenziare che ci sono comportamenti indegni per tutti gli esseri umani.Ed è questa indegnità che va rigettata. Certo, come tu dici, c'è molto altro ma al momento andavano qualificate, per quello che sono, le azioni che vengono ritenute gloriose e invece sono infami. Il momento che tu con tranquillità definisci in modo chiaro un'azione, credo che sia opportuno dire all'altro che esiste un altro modo di fare e di essere e che lui o lei può cambiare strada.Ho evitato i confronti, di cui dispongo, come ne disponi tu e molti di noi, primo per non mettere troppa carne al fuoco e poi perchè il confronto è meglio che nasca nel silenzio della sua anima.Ci son concetti che mi sforzo di far intendere a mio nipote, proprio nell'ambito dell'onore, del coraggio e della viltà, della magnanimità e della meschinità, della grandezza e della miseria d'animo, della bestialità e della umanità. Ho imparato che non posso ricoprirlo di parole, devo andare piano piano, possibilmente senza stancarmi di ripetere con le stesse poche parole ma rinnovando le immagini con quello che il quotidiano ci offre, cioè con esempi sempre nuovi e per lui vivi.Indirizzandomi nel buio a qualcuno che so omicida cerco con tutte le mie forze di parlare a quella parte di quel se stesso che altri hanno violentato e lui ha continuato a violentare da se stesso. So perfettamente che l'uomo non nasce buono e che solo Cristo è la nostra e sua salvezza ma so di non essere il Signore, davanti a questo muro di sangue posso solo dire, al momento, guarda c'è dell'altro. Sono pronta volentieri a rispondere, come ho risposto a te, caro Josh, a chiunque altro voglia chiarimenti. Sono grata perchè questo aiuta ad approfondire e a chiarire anche se poi la risposta viene fuori sempre diversa da quelle possibili da noi ipotizzate.

l'illuminato.. ha detto...

http://www.asianews.it/notizie-it/Noi-musulmani-ipocriti:-Daesh-ci-rappresenta-37960.html