martedì 5 luglio 2016

Due papi come mai nella storia, da vero "stato d'eccezione"

Per ora mi limito a riprendere l'articolo odierno del blog di Sandro Magister [qui] che riporta una interessante sottolineatura del famoso discorso di Mons. Georg Gänswein [qui] sulla rinuncia di Benedetto XVI, a suo tempo da me commentato qui.
La recente prostrazione al pontefice regnante mascherata da commemorazione (sic) del 65° di Sacerdozio del Papa emerito [qui, interessante per la nutrita discussione] - in cui l'unica vera espressione appropriata alla circostanza apparteneva al cardinale Gerhard Ludwig Müller - non ha convinto poi molto, se della rinuncia si può ancora parlare nei termini che seguono, che ruotano intorno allo "stato d'eccezione", come mai nella storia, sottolineato da Guido Ferro Canale.
Tuttavia secondo me, nonostante tutta la nota e indiscutibile eccezionalità della situazione, resta pur sempre aperta la duplice lettura sul papato emerito, figura senz'alcun collegamento con la Tradizione della Chiesa che appare intrinsecamente priva di significato, sia dal punto di vista teologico che canonistico, ma che di fatto è entrata nella ormai attestata prassi ateoretica ammantata di pastoralità, che è segno di questi tempi oscuri e ingarbugliati quant'altri mai (cfr. mio commento di cui al link sopra che lascia aperti molti interrogativi).

LA RINUNCIA DI BENEDETTO XVI E L'OMBRA DI CARL SCHMITT
di Guido Ferro Canale

Il recente intervento di Mons. Georg Gänswein sulla rinuncia di Benedetto XVI al pontificato ha suscitato clamore e riflessioni soprattutto perché sembrerebbe offrire un supporto alla teoria dei “due papi”. Senza entrare nel dibattito su quest’aspetto, o sulla problematica distinzione tra esercizio attivo e passivo del ministero petrino, vorrei attirare l’attenzione su un punto differente del testo, le cui implicazioni mi paiono meritevoli di approfondimento.

Mi permetto di esordire additando, in primo luogo, il titolo scelto dall’illustre Autore: “Benedetto XVI, la fine del vecchio, l’inizio del nuovo”. Egli lo giustifica in esordio, affermando che egli “ha incarnato la ricchezza della tradizione cattolica come nessun altro; e che – nello stesso tempo – è stato talmente audace da aprire la porta a una nuova fase, per quella svolta storica che nessuno cinque anni fa si sarebbe potuto immaginare”. In altri termini: l’“inizio del nuovo” non lo ravvisa in uno qualsiasi dei molti atti di governo o di magistero, ma proprio nella rinunzia e nella situazione inedita che essa crea.

Situazione che egli non descrive solo nei termini della dicotomia nell’esercizio del ministero. Impiega anche – sebbene in modo meno evidente – un’altra categoria, lo stato di eccezione.

La introduce in maniera obliqua, come riferendo un’opinione altrui: “Molti continuano a percepire ancor oggi questa situazione nuova come una sorta di stato d’eccezione voluto dal Cielo”. Tuttavia, poi, la fa propria, come estendendola all’intero pontificato ratzingeriano: “Dall’undici febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione (Ausnahmepontifikat), rispetto al quale il sobrio cardinale Sodano, reagendo con immediatezza e semplicità subito dopo la sorprendente dichiarazione di rinuncia, profondamente emozionato e quasi preso dallo smarrimento, aveva esclamato che quella notizia era risuonata fra i cardinali riuniti ‘come un fulmine a ciel sereno’”.

La lettura sembra piuttosto chiara: quello di Benedetto XVI diventa un “pontificato di eccezione” in forza della rinuncia e nel momento della rinuncia.

Ma perché l’espressione è riportata anche in tedesco, come "Ausnahmepontifikat"?

In italiano, “pontificato di eccezione” suona semplicemente come “fuori del comune”. Ma il riferimento alla sua lingua materna fa capire che Mons. Gänswein non ha in mente una simile banalità, bensì la categoria dello “stato di eccezione” (Ausnahmezustand).
Una categoria che qualunque tedesco di media cultura associa immediatamente alla figura e al pensiero di Carl Schmitt.[1]
“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. […] Qui con stato di eccezione va inteso un concetto generale della dottrina dello Stato, e non qualsiasi ordinanza d’emergenza o stato d’assedio. […] Infatti non ogni competenza inconsueta, non ogni misura o ordinanza poliziesca d’emergenza è già una situazione d’eccezione: a questa pertiene piuttosto una competenza illimitata in via di principio, cioè la sospensione dell’intero ordinamento vigente. Se si verifica tale situazione, allora è chiaro che lo Stato continua a sussistere, mentre il diritto viene meno” (C. Schmitt, "Teologia politica", in Id., "Le categorie del politico”, Bologna, 1972, pagg. 34 e 38-9).
"Aus-nahme": letteralmente, “fuori-legge”. Uno stato di cose che non può essere regolato a priori e quindi, se si verifica, obbliga a sospendere l’intero ordinamento giuridico.
Un "Ausnahmepontifikat", dunque, sarebbe un pontificato che sospende, in qualche modo, le regole ordinarie di funzionamento dell’ufficio petrino o, come dice Mons. Gänswein, “rinnova” l’ufficio stesso.
E, se l’analogia corre, questa sospensione sarebbe giustificata, o piuttosto imposta, da un’emergenza impossibile ad affrontarsi altrimenti.

In un altro testo, "Il custode della costituzione", Schmitt ravvisa il potere di decidere sul caso di eccezione nel presidente della repubblica di Weimar e lo ritiene funzionale alla custodia della costituzione. Forse questo aspetto del pensiero schmittiano non è pertinente, ma certo dà l’idea della gravità della crisi richiesta da uno stato di eccezione.

Possibile, allora, che un concetto dalle implicazioni simili sia stato impiegato con leggerezza, in modo impreciso, magari solo per alludere alla difficoltà di inquadrare la situazione creatasi con la rinuncia secondo le regole e i concetti ordinari?

Non mi sembra possibile, per tre ragioni.
  1. L’improprietà di linguaggio non si presume, a fortiori trattandosi di uno dei concetti più conosciuti di uno studioso che, almeno in Germania, è noto "lippis et tonsoribus".
  2. L’enfasi, evidente fin dal titolo, su effetti e portata della rinuncia, che non è certo considerata una possibilità di rara occorrenza ma tranquillamente prevista dal codice di diritto canonico (si consideri che è definita, tra l’altro, “ben ponderato passo di millenaria portata”);
  3. I possibili riferimenti alla situazione critica concreta che mi sembra di ravvisare nell’intervento di Mons. Gänswein.
Si consideri quanto egli dice sull’elezione di Benedetto XVI “a seguito di una drammatica lotta”: 
“Era certamente l’esito anche di uno scontro, la cui chiave quasi aveva fornito lo stesso Ratzinger da cardinale decano, nella storica omelia del 18 aprile 2005 in San Pietro; e precisamente lì dove a ‘una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie’ aveva contrapposto un’altra misura: ‘il Figlio di Dio e vero uomo’ come ‘la misura del vero umanesimo’.”.
Uno scontro dove, se non in conclave, nel cuore della Chiesa?
Se ne indicano anche i protagonisti. E non è un mistero per nessuno, ormai, che il “gruppo di San Gallo” è tornato in azione nel 2013.

Quanta parte delle difficoltà del pontificato di Benedetto XVI si può spiegare proprio con questo scontro magari sotterraneo, ma incessante, tra chi resta fedele all’immagine evangelica del “sale della terra” e chi vorrebbe prostituire la Sposa dell’Agnello alla dittatura del relativismo? Questo scontro, che non è solo una lotta per il potere, ma semmai una lotta sovrannaturale per le anime, è la ragione principale per cui gli uni hanno amato Benedetto XVI, gli altri lo hanno odiato.

E proseguiamo nella lettura.
“Durante l’elezione, poi, nella Cappella Sistina fui testimone che visse l’elezione come un ‘vero shock’ e provò ‘turbamento’, e che si sentì ‘come venire le vertigini’ non appena capì che ‘la mannaia’ dell’elezione sarebbe caduta su di lui. Non svelo qui alcun segreto perché fu Benedetto XVI stesso a confessare tutto questo pubblicamente in occasione della prima udienza concessa ai pellegrini venuti dalla Germania. E così non sorprende che fu Benedetto XVI il primo papa che subito dopo la sua elezione invitò i fedeli a pregare per lui, fatto questo che ancora una volta questo libro [di Roberto Regoli] ci ricorda.”.
Ma più del “soprattutto mi affido alle vostre preghiere” pronunciato subito dopo l’elezione, non ricordiamo forse l’invito drammatico della messa per l’inizio del ministero petrino: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”? Nella parabola del Vangelo il cattivo pastore non fugge per paura. Fugge perché “è un mercenario, e non gli importa delle pecore”.

Credo, quindi, che Benedetto XVI stesse confessando una paura concreta. E che pensasse a lupi molto concreti. Credo anche che questo spiegasse shock, turbamento e vertigini.

E forse un altro riferimento si trova nell’accenno ad una critica piuttosto frequente: “Regoli non sottace l’accusa di scarsa conoscenza degli uomini che spesso è stata mossa al geniale teologo nei panni del Pescatore; capace di valutare in modo geniale testi e libri difficili e che ciononostante, nel 2010, con franchezza confidò a Peter Seewald quanto trovasse difficili le decisioni sulle persone perché ‘nessuno può leggere nel cuore dell’altro’. Quanto è vero!”.
Quando i lupi sono travestiti da agnelli, o da pastori; quando i loro pensieri non sono stampati su carta e passibili di raffinata analisi teologica; come smascherarli? Come capire di chi fidarsi, e a chi affidare parte dell’autorità sul gregge del Signore?

Per questo, mi sembra che anche la frase “Benedetto XVI era consapevole che gli veniva meno la forza necessaria per il gravosissimo ufficio” acquisti un senso meno anodino e, forse, più sinistro. Gravosissimo sarebbe, l’ufficio, non per la molteplicità di impegni esteriori, senz’altro stancanti, ma per l’estenuante lotta interna. Tanto estenuante che, non sentendosi più in grado di sostenerla…

Forse sto leggendo troppo all’interno di questo testo. Forse Mons. Gänswein ama le immagini colorite o le frasi ad effetto. Di sicuro qualcuno non mancherà di dirlo. E sono il primo ad ammettere che il gusto per l’analisi mi può prendere la mano.

Ma se posso sbagliare nella ricostruzione dell’emergenza concreta, non credo che sia possibile liberare la rinuncia dall’ombra che vi getta quell’espressione pesante come un macigno: "Ausnahme". Non ho evocato io l’ombra di Carl Schmitt: mi sono limitato ad indicare il punto in cui Mons. Gänswein l’ha resa visibile, oserei dire palpabile.

Resta aperto un interrogativo, però: in che modo, in che termini la rinuncia, con l’introduzione del “papa emerito”, costituirebbe una reazione adeguata all’emergenza?

Si può pensare alla forza spirituale dell’esempio di distacco dal potere, o più semplicemente al fatto che l’esercito di Cristo avrebbe avuto un nuovo comandante, non ancora logorato dalla lotta in questione e in grado di condurla meglio. Ma queste ragioni valgono per la rinunzia, non per l’“emeritato”.

Forse, un accenno può emergere dall’affermazione che Benedetto XVI ha "arricchito" il papato “con la ‘centrale’ della sua preghiera e della sua compassione posta nei giardini vaticani”.

La compassione, di questi tempi sarà il caso di ricordarlo, non è la misericordia. In teologia ascetica o mistica, è l’unirsi alle sofferenze di Cristo crocifisso, offrendo sé stessi per la santificazione del prossimo.
Un servizio di com-passione da parte del papa si rende necessario – a mio avviso – solo quando la Chiesa pare vivere in prima persona il Venerdì Santo. Quando debbono riecheggiare le parole amarissime: "Haec est hora vestra et potestas tenebrarum".

Beninteso, con questo non denuncio complotti e non formulo accuse: lo stato di eccezione può essere benissimo “voluto dal Cielo”, dato che le tenebre non avrebbero potere alcuno senza una permissione divina. E noi sappiamo che esiste pure una misteriosa necessità del "mysterium iniquitatis": “È necessario che sia tolto di mezzo ciò che lo trattiene”. A maggior ragione, dunque, rientreranno nel piano di Dio gli anticristi minori e le ore di tenebra.

Io non possiedo né posso offrire risposte certe sulle cause concrete della rinunzia di Benedetto XVI, né sulle ragioni teologiche o personali che possono averlo indotto a definirsi “papa emerito”, meno ancora sui piani soprannaturali della Provvidenza. Ma che oggi gli anticristi siano scatenati – soprattutto quelli che dovrebbero pascere il gregge del Signore – mi sembra incontestabile.
Allora, comunque ci si sia arrivati, è senz’altro tempo di com-passione.

Tempo di opporre la speranza cristiana all’“impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità”, allo “pseudo messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne” (Catechismo della Chiesa cattolica, 675).

Tempo di affrettare con la sofferenza cristiana, l’arma spirituale più potente che ci sia dato impiegare, il momento in cui Iddio interverrà, nel modo a lui noto "ab aeterno", per ristabilire verità, diritto e giustizia.
Kyrie, eleison!
______________________________________
1. Così lo riprende e amplia Aldo Maria Valli: Ratzinger, Schmitt e lo «stato di
   eccezione»
[qui]
"" Anno accademico 1977-78. All’Università Cattolica di Milano, facoltà di Scienze politiche, il professor Gianfranco Miglio illustra a noi matricole il pensiero di Carl Schmitt, il filosofo politico tedesco che dedicò la vita allo studio dei meccanismi più reconditi del potere. Il corso è quello di Scienza della politica e Miglio, eloquio affascinante e sguardo luciferino, ci irretisce come un pifferaio magico. Guidandoci alla scoperta del libro di Schmitt Le categorie del politico, ci spiega che legalità e legittimità non sono la stessa cosa: se la legalità attiene alla normale gestione del potere all’interno dello Stato di diritto, fatto di pesi e contrappesi, la legittimità si manifesta piuttosto nello stato di eccezione, nel momento di crisi, di svolta, di rottura, quando il diritto non basta più. È proprio in questi frangenti eccezionali che è possibile verificare chi veramente detiene il potere: è colui che, uscendo dal normale corso del diritto, determina una svolta e, così facendo, crea di fatto un nuovo diritto. Titolare della sovranità, nel senso più profondo del termine, è quindi chi decide nello stato di eccezione. Detto in altre parole, lo stato di eccezione è la cartina di tornasole della sovranità e dunque del potere.
Questa lontana lezione di Miglio mi è tornata alla mente leggendo l’articolo di Guido Ferro Canale La rinuncia di Benedetto XVI e l’ombra di Carl Schmitt, proposto dal blog di Sandro Magister Settimo cielo.
Nel suo contributo Canale sostiene che monsignor  Georg Gänswein, durante la presentazione del libro di Roberto Regoli Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Lindau, 2016),  parlando della rinuncia di Joseph Ratzinger ha usato un’espressione rivelatrice.
Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario del papa emerito, spiegando che dall’11 febbraio del 2013 «il ministero papale non è più quello di prima» e sostenendo che Benedetto XVI ha «profondamente e durevolmente trasformato» tale ministero, ha infatti parlato del pontificato di Ratzinger come di «pontificato d’eccezione» e ha tenuto a specificare il corrispondente termine tedesco: Ausnahmepontifikat.  Perché?
Per chiunque appartenga alla cultura tedesca, annota Canale, la parola Ausnahmepontifikat ne fa venire subito alla mente un’altra: Ausnahmezustand, che è proprio lo «stato d’eccezione» o «stato d’emergenza»  di cui parla Schmitt. Dunque, lascerebbe capire monsignor  Gänswein, il mite papa Benedetto XVI sarebbe arrivato alla determinazione di rinunciare al pontificato non soltanto per il venir meno delle forze, ma perché consapevole del fatto che la Chiesa stava vivendo un momento di estrema crisi e di frattura, un momento drammatico, per uscire dal quale è stato necessario sospendere il normale «stato di diritto», con le sue leggi e le sue consuetudini, e prendere una decisione forte, di radicale cambiamento. In questo modo, Benedetto XVI avrebbe esercitato la funzione di comando nel senso più pieno e più profondo del termine proprio mediante la rinuncia.
Queste tesi sono oggetto di ampio dibattito, e note sono le perplessità di chi sostiene che non può esistere un munus petrinum di tipo collegiale e che, essendo quello di papa un munus giurisdizionale, può vigere soltanto finché il pontefice è in carica. Tale ministero pastorale infatti non riguarda l’ordine sacramentale: il papa non riceve un supplemento di ordine, ma è vescovo come gli altri vescovi e, quando si dimette, resta vescovo come gli altri vescovi. Dunque, a rigor di logica niente talare bianca, niente titolo di «papa emerito», niente più «santità» o «santo padre» nel rivolgersi a lui.
Sia come sia (sul punto, lo ripetiamo, il dibattito è apertissimo), resta quella parola, Ausnahmepontifikat: perché monsignor Gänswein l’ha usata? In che senso il pontificato di Benedetto XVI è stato «di eccezione» o «di emergenza»? Che cosa lo ha reso tale? Che cosa ha veramente determinato l’eccezionalità della situazione fino a spingere il papa a esercitare la sua sovranità nel modo più estremo e imprevedibile?
Sappiamo che nel prossimo settembre uscirà un nuovo libro-intervista nel quale Benedetto XVI, rispondendo alle domande di Peter Seewald, parlerà anche della sua decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero petrino. Stando alle anticipazioni, nel libro, intitolato Benedetto XVI. Ultime conversazioni, Ratzinger  ribadirà di aver preso la sua decisione in totale autonomia e libertà, che è poi la condizione perché la decisione di rinunciare al pontificato sia valida, e spiegherà di aver preferito dare l’annuncio in latino, davanti ai cardinale riuniti nel concistoro, per il timore di commettere errori nell’esprimersi in italiano in un frangente tanto delicato.  [...] ""

28 commenti:

Josh ha detto...

l'attuale Ausnahmezustand, ovvero “stato di eccezione”, volendo, per senso di opportunità per conservare la Fede, se letto in un certo modo, potrebbe portare anche ad altre anche cose ancora....ma difficilmente andrà come desidero.

Del resto "Un servizio di com-passione da parte del papa si rende necessario solo quando la Chiesa pare vivere in prima persona il Venerdì Santo."
Appunto. E qui mi fermo.

mic ha detto...

Appunto. E qui mi fermo.

Preferirei che tu continuassi...

mic ha detto...

A me ha ricordato lo "stato di necessità" di mons. Lefebvre.
Figuriamoci oggi!

mic ha detto...

Come l'impero romano, la nostra civiltà sta 'cadendo' e nella Chiesa manca ciò che ha contribuito a renderla quello che era e di cui ora noi ultimi mohicani conserviamo i brandelli ancora luminosi. Mancano Santi Pastori (dov'è oggi il nostro Atanasio?) e i monaci, il cui "ora et labora" inserito nel "Quaerere Deum" è alle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea...

Sacerdos Hyacinthus ha detto...

Solo per segnalare. Uno dei migliori teologhi cattolici in Polonia, padre Benedykt Jacek Huculak OFM, ha scritto un ottimo articolo "Watykan dzisiaj" (Il Vaticano oggi). L'autore dimostra che l'eresia formale e' ormai un fatto. Si riferisce specialmente alla dichiarazione del dicembre 2015 che nega la necessita' della missione evangelizzatrice verso i giudei. Cosa significhi questa affermazione "l'eresia formale" (e piuttosto il fatto a cui l'affermazione si riferisce) i lettori cattolici sanno... Il dibattito continua. Le situazioni sempre piu' inaudite.
Il testo intero:
https://sacerdoshyacinthus.com/2016/03/03/o-dr-hab-benedykt-jacek-huculak-ofm-watykan-dzisiaj/

mic ha detto...

@ Sacerdos Hyacinthus,
grazie per la condivisione.
Non mi funziona il traduttore in italiano. Sarebbe possibile averne una versione in inglese o in francese a romaperenne@gmail.com così potremmo riprendere il testo?
Lei avrà visto che ne ho parlato anch'io aggiornando questo documento:
https://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/modifica-della-dottrina-della.html

ma penso che sia importante inquadrare la configurazione dell'"eresia formale" da parte dell'Autore. Per cui le sarei molto grata se potesse venirci incontro.
Laudetur Jesus Chistus!

“to reset” ha detto...

Io la vedo così : " Il livello di polvere nella Chiesa e' arrivato a un punto tale che non si puo'piu' tornare indietro .
La lotta e' alla Chiesa . C'e' una continua accelerazione per la rovina della Chiesa e delle anime . Incombendo la tribolazione bisogna ricorrere alla preghiera e alla riparazione . Il male scatenato nella Chiesa ( anche da me )deve essere riparato , lo esige la Divina Giustizia . Per cui , per la salvezza della Chiesa , non resta che collaborare con la Croce , l'unico e solo mezzo di salvezza per me e per gli altri .

"Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?» (Memorie di Suor Lucia, I, 162).
Possano questi sette anni che ci separano dalle apparizioni di Fatima affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinita' ". B.XVI Fatima 2010

"Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo quello che manca alle tribolazioni di Cristo nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa". S.Paolo

http://www.korazym.org/25209/il-sola-fides-luterano/

irina ha detto...

Mi sembra sempre più difficile arrivare ad una risposta esaustiva, qui sono in gioco tantissimi elementi che riguardano le fondamenta della Chiesa (Eucarestia, Dottrina, Tradizione, Pastorale...)come sono state sempre intese e come si è voluto intenderle e come si vuole che vengano intese oggi e domani;elementi che riguardano le diverse chiese; elementi che riguardano le biografie di ogni singolo essere umano che potenzialmente fa la differenza. A questo che sperimentiamo qui tra noi si aggiungano anche esseri angelici o demoniaci che hanno la loro parte.La preghiera non solo ci offre la possibilità di farci spazio in questa folla di persone, pensieri, intenzioni, mosse e contromosse ma, ci consente di intravedere anche la nostra strada personale, unica, da percorrere. Attenti a quello che accade ma non ossessionati da quello che accade; alcuni nodi li scioglie la Provvidenza senza che abbiamo la possibilità di rendercene conto se non a posteriori.Questi due pontefici, mah, forse siamo agli sgoccioli e occorreva un rinforzino che si presenta con molto fumo e niente arrosto,spesso come un polpettone avvelenato. Tant'è. Se siamo agli sgoccioli è la svendita di fine esercizio, dentro tutti; le randellate a dopo, tra fratelli.Se Gesù vuol dare a quelli dell'ultima ora quanto ha dato a quelli di inizio giornata, non mormoriamo certo.Non avendo la certezza che questo sia il Suo volere continuiamo a studiare i Sacri Testi, a pregare e a sopportare pazientemente le persone moleste.Lasciare la Chiesa: No. Non sta a noi.

Anonimo ha detto...

Potrebbe essere questione di non accettazione o trasformazione del "dogma di fede" , il perno su cui si concluderà la battaglia, anche tra i due fronti, i due partiti che si scontrarono già nel 2005?
Walter Kasper afferma che i dogmi "sono la realizzazione provvisoria della verità escatologica definitiva di Cristo". Maria a Fatima parla di "dogma di Fede" che si conserverà in Portogallo, non in Vaticano.

Anonimo ha detto...

Concordo con il commento sopra che l'eresia formale è lampante ma direi che lo fosse già da anni e quindi non solo dall'ultima ciliegina per completare la torta ormai impacchettata. Penso che Dio lo permetta per provare i cuori e perchè c'è tanta sozzura nella Chiesa, basta guardare le infinite quasi, divisioni tra i cattolici VERI, i modernisti non prendiamoli in considerazione, sono s comunicati dal Magistero che è UNO e NON CAMBIA.Migiora ma non cambia la sostanza.

Josh ha detto...

accostamenti:

_dall'art.

"Ma che oggi gli anticristi siano scatenati – soprattutto quelli che dovrebbero pascere il gregge del Signore – mi sembra incontestabile."

_dal Giornale

"La Cei: "L'immigrazione non solo conviene, ma ne abbiamo bisogno"
Nel 2015 gli immigrati regolari aumentati di un altro 2%. La Cei: "Scommettere sulla cultura dell'incontro". E chiede il riconoscimento della cittadinanza

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cei-limmigrazione-non-solo-conviene-ne-abbiamo-bisogno-1279375.html

Josh ha detto...

@mic "Preferirei che tu continuassi..."

troppo gentile. Risponderò con una famosa locuzione locale:
"n'in pos piò: ho solo 2 guance."

mic ha detto...

Galantino (CEI), vergognosamente intollerabile.

Rr ha detto...

Perché non dare agli immigrati la cittadinanza vaticana ? Perché non assumerli a lavorare in Vaticano ?
In USA i vescovi vogliono i Messicani ed altri Ispanici per riempire ai vuoti lasciati nelle chiese dai Cattolici americani scioccati dagli scandali pedofilia-pederastia ( soprattutto), ma da noi la maggior parte degli immigrati e musulman, quindi ?
O la CEI riceve soldi sottobanco dal Qatar, Arabia saudita, Emirati arabi, Kuwait, o se no non si spiega.
A meno che i giovani musulmani siano più predisposti, come dire, a porgere le altre guance...

Anonimo ha detto...

Una sola domanda. Quando Welby decise di FARSI STACCARE il respiratore fu facile per lui? E tutte le altre scelte son facili? Ci poteva essere pure l'anticristo comtro ma il papato emerito denota debolezza. Fimitela di difendere l indifemdibile se siete onesti. Ci vuole chiarezza. Se non si e' dimesso il vaticano deve dirco se ha ancora il munus. Io penso di no. E penso si doveva fare come SAN Celestino V. Detto questo. La storia, se Dio c e' e' in mano a Dio. Anche se Bergoglio fosse il 666 sta scritto che non prevarra'. E non spetta a noi rimuoverlo. Convertiamoci...

marius ha detto...

A me ha ricordato lo "stato di necessità" di mons. Lefebvre.

anche a me, Mic, m le risposte date dai due sono una l'opposto dell'altra.
Dal primo un risposta chiara, un appiglio certo per tenersi saldi au capisaldi del cattolicesimo autentico;
dal secondo una risposta che definire fonte di ambiguità è un eufemismo, una toppa peggiore del buco che produce solo incertezze e confusioni sempre crescenti.
Anche ammesso che sia stato frutto di buona fede, chi potrà già ora e in futuro costruire su una roccia così vacillante ?

Anonimo ha detto...


@ La "cultura dell'incontro" come sara' in Inghilterra dopo il "Brexit"

Riporta il Times di Londra di sabato 2 luglio che il cancelliere-ombra laborista, Mr. John McDonnell, in un discorso al Royal Festival Hall di Londra, ha detto che il suo partito, dopo il voto che ha sancito l'uscita del RU dall'Europa, pretende che si ponga termine (rapidamente) al "libero movimento delle persone tra il RU e l'Unione Europea". Bisogna por fine, ha detto, a un saldo immigratorio nel RU, che, in cifra netta, "e' ora di 330.000 persone all'anno". Cio' significa che ogni anno, negli ultimi anni, 330,000 persone circa si sono trasferite nel RU. In gran parte vengono, si capisce, dall'Europa.
Insomma: questo non e' piu' un normale movimento di studenti e lavoratori, e' un'invasione che altera completamente le societa', sconvolge i popoli. Quet'invasione deve finire. Stop. Nessuna nazione puo' sopportarla a lungo. E' una questione di semplice buon senso, in primo luogo.
Questo il messaggio che viene dall'Inghilterra. SCOTUS

Anonimo ha detto...

E' possibile che Benedetto VI sia molto piu' avanti dei suoi "presunti" difensori, antibergogliani per giunta. Non giudicare. Guarda te stesso. Il Regno viene dalla Chiesa o da intervento divino sullo scatenarsi ultimo del male? (CCC....autore o coautore, non so, Joseph Ratzinger allora prefetto della congregazione della fede. Silvano 58

Anonimo ha detto...

In una intervista a Radio Vaticana Galantino ha assimilato i fondamentalisti islamici agli immaginari "fondamentalisti cattolici" di invenzione bergogliana. Sembra stiano applicando il classico manuale della sovversione: prima si appiccicano etichette di criminali agli oppositori poi si eliminano (per il bene di tutti s'intende). Inoltre si attribuisce alla opposizione qualsiasi accadimento negativo. Già che c'era l'orwelliano monsignore poteva attribuire ai cattolici che non la pensano come lui la Brexit, la guerra in Siria, la fame nel mondo, i "femminicidi", la disoccupazione, il traffico di esseri umani e la crisi bancaria (o forse l'hanno già fatto e mi è sfuggito).
Miles

Josh ha detto...

Comunque a me questo art. è piaciuto assai e mi sento molto vicino ad alcuni passaggi di Guido Ferro Canale.
Di Carl Schmitt nella sua analisi non è presente unicamente lo “stato di eccezione” (Ausnahmezustand), ma c'è molto di più anche dove non è dichiarato, e lo si evince dalla chiusura del pezzo (che reputo tra le cose oneste che mi sia capitato di leggere da anni, e penso sia servito molto coraggio per ammetterle pubblicamente).

il pontificato di B XVI è stato debole; la rinuncia ne è una conferma; offrirsi come Hostia per la pericolosità del momento presente da parte di B XVI (Hostia sì, ma rinunciando al ruolo) è vita donata, vera devozione e carità, ma non diminuisce la debolezza; è stato forse costretto; e il papato "collegiale" sembra una diminutio dell'istituzione papale, lo stesso;

significa però anche che siamo "avanti" nella storia sacra.... sia se la si vuole vedere nelle apparizooni mariane o di sante (Cornacchiola per es. o anche le visioni della Emmerich, inquietanti parallelismi con oggi),
sia se la si vuole vedere con Apocalisse o con i profeti biblici;

"non sappiamo il momento e l'ora" della rivelazione dell'anticristo, ma che il mysterium iniquitatis abbia fatto passi da gigante dentro e fuori la chiesa, con la novità di chi NEGA dottrine cattoliche e bibliche ogni giorno e 3/4 del mondo che lo segue entusiasta, è un segnale nerissimo anche della coscienza collettiva che raramente c'è stato così chiaro, dalla venuta di Cristo.
Mi colpiscono altri passaggi:

_com-passione, più del solito, da parte di un papa che si offre in vita ascetica e contemplativa nel Venerdì Santo della Chiesa;
se le "tenebre" sono scatenate, è anche permesso da Dio, che conosce i tempi, prima della vittoria finale; si pensi poi ai passi sull'ora della prova, su quelli addirittura di "efficacia d'errore" che Dio stesso permetterà insinuarsi nella mente di alcuni perchè stufo dei peccati degli uomini, li confermerà quasi nei loro errori affinchè non siano più salvati perchè la misura è troppo colma, e siano invece giudicati (e questo spiegherebbe anche la testardaggine inconsulta degli ammiratori delle eresie):
2Tessalonicesi 2,11 (lett.)

E perciò Iddio manda loro efficacia d'errore/potenza d'inganno onde credano alla menzogna;

ma vale tutto il capitolo, straordinario e profetico
E poi.....“È necessario che sia tolto di mezzo ciò che lo trattiene”. A maggior ragione, dunque, rientreranno nel piano di Dio gli anticristi minori e le ore di tenebra. Il giorno preciso e chi e come di preciso ovvio nonlo sappiamo e forse c'è ncora del tempo. Ma il gusto del ribaltare la dottrina quotidianamente e insime accogliere il plauso dei viziosi e dei potenti confermandoli nel peccato, rimane un segno anticristico e non certo cristiano, questo sia chiaro. Non sarà già fisicamente qui, ma s'è inaugurata un'inversione sistematica che prepara la strada all'anticristo vero.

Josh ha detto...

Suggestivo poi che il Katéchon compaia solo tra le righe del testo, non citato apertamente con enfasi (chi può capire, capisca): "Colui che trattiene"; concetto biblico sviluppato anche in filosofia politica proprio nel "Nomos della terra" ancora una volta di Carl Schmitt (che nel testo di Canale è citato apertamente per altro, ovvero "lo stato di eccezione"; ma il concetto di Katechon-Colui che trattiene e lega il male, che prima di essere scatenato negli ultimi tempi, dovrà essere rimosso, è concetto cristiano biblico e paolino; deriva dalla lettera di San Paolo ai Tessalonicesi 2,6-7, in un contesto escatologico:

la manifestazione dell'uomo iniquo (l' anticristo) non potrà realizzarsi fino a che il Katéchon/Catechon (colui che lo trattiene) non sarà eliminato. E' infatti questa entità che ancora fortunatamente impedisce tale manifestazione anticristica totale (B XVI ultimo katechon?), in una sorta di "incatenamento" ; manifestazione che di lì a poco, preannuncerà il ritorno di Gesù Cristo, nella sua Seconda Parusia, non prima dello scatenamento del male che sarà poi vinto.
Questa entità, che impedisce lo scatenarsi dell'uomo iniquo, nel corso dei tempi, è stata individuata dalla tradizione, in questi probabili soggetti:
Lo Spirito Santo, San Michele Arcangelo, La Chiesa Cattolica ed il Sacrificio Perpetuo dell' Eucarestia, Il Papa, in altri tempi L' Imperatore, i due testimoni del Libro della Rivelazione, Famiglia e Chiesa fine per redenzione e salvezza dell' uomo.

S. Paolo, nella sua seconda lettera ai Tessalonicesi, lo definisce:

[1]Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, [2]di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. [3]Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, [4]colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.

[5]Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? [6]E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. [7]Il mistero dell'iniquità è gia in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. [8]Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta, l'iniquo, [9]la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, [10]e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi. [11]E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna [12]e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità.

Josh ha detto...

Mi piace, che Canale concluda così, squarciando un silenzio quasi mondiale, silenzio dell'evidenza solo per alcuni:

"Ma che oggi gli anticristi siano scatenati – soprattutto quelli che dovrebbero pascere il gregge del Signore – mi sembra incontestabile.
Allora, comunque ci si sia arrivati, è senz’altro tempo di com-passione.

Tempo di opporre la speranza cristiana all’“impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità”, allo “pseudo messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne” (Catechismo della Chiesa cattolica, 675).

Tempo di affrettare con la sofferenza cristiana, l’arma spirituale più potente che ci sia dato impiegare, il momento in cui Iddio interverrà, nel modo a lui noto "ab aeterno", per ristabilire verità, diritto e giustizia."

In pratica a noi non resta che fede, affidarsi, consacrarsi e perseverare. Ma non credo si sia sbagliato sui segni dei tempi.
Queste poche righe finali mi sembrano tra le cose più vere e oneste che leggo da anni.

Anonimo ha detto...

I tempi del Signore sono complicati per noi (un giorno è come mille anni...) e la data (e l'ora) precisa di certi appuntamenti la conosce solo Lui!
Tuttavia non si può dire che manchino segni/avvertimenti e relative decodifiche per chi stia davvero in attesa...
Gesù parlò di "Gerusalemme circondata di eserciti" (Lc 21) prima del precipitare delle cose e i cristiani del tempo seppero riconoscere (maggio del 66) il segno in una straordinaria apparizione di soldati e carri nel cielo della città, al tramonto, come attestato da Giuseppe Flavio in Guerre Giudaiche (libro VI, cap. 6).
Il segno, rivelato da Gesù, 33 anni prima, precedette di tre anni e mezzo l'assedio vero e proprio, che portò al tragico epilogo dell'estate dell'anno 70.
I cristiani intanto se ne erano andati dalla città.

Il Signore non fa mai mancare gli avvertimenti, non lascia all'oscuro chi si fida, fornisce le chiavi di lettura giuste, ha parlato apertamente di "anticristi" e della figura che ne avrebbe impedito la manifestazione palese, ad un certo momento.

Non possiamo dire con certezza che questo sia il momento, ma è giusto che qualcuno faccia presenti le circostanze in cui un vero credente, cioè chi si fida davvero del Signore, deve scegliere tra il prendere in considerazione certi segni, oppure l'infischiarsene totalmente, considerando la sola opzione "contraria allo spirito del tempo", al dovere dell'ottimismo, al tutto va ben madama la marchesa...

Si parla tanto di "lettura dei segni dei tempi", ma a quanto pare ci sono letture vietate in questa sbornia ostentata di libertà. Persino la Parola di Dio è costretta alla "dieta vegana" da parte di chi rifiuta certi ingredienti alla "mensa".

La situazione "d'eccezione", cioè al di fuori della norma, configura un tempo molto speciale, preannunciato dai giorni della Rivelazione, ma richiamato da profezie e messaggi, specialmente mariani, ben più prossimi a noi. Oggi che è l'epoca di internet può sembrare anacronistico che Dio ricorra a una "postina"...
Ma forse il problema non è il messaggero, il fatto è che non piace il messaggio.

tralcio ha detto...

Articolo molto acuto.

Alcune espressioni meritano di essere meditate lungamente:

*la fine del vecchio + l'inizio del nuovo + lo stato di eccezione
*una sorta di stato di eccezione voluto dal Cielo
*sovrano è chi decide lo stato di eccezione
*un'emergenza impossibile ad affrontarsi altrimenti + a seguito di una drammatica lotta
*scontro che non è solo una lotta per il potere, ma una lotta sovrannaturale per le anime
*Aus nahme=fuori norma. Uno stato di cose che non può essere regolato a priori e quindi, se si verifica, obbliga a sospendere l’intero ordinamento giuridico
*La compassione non è la misericordia. In teologia ascetica o mistica, è l’unirsi alle sofferenze di Cristo crocifisso, offrendo sé stessi per la santificazione del prossimo.
*lo stato di eccezione può essere benissimo “voluto dal Cielo”, dato che le tenebre non avrebbero potere alcuno senza una permissione divina. E noi sappiamo che esiste pure una misteriosa necessità del “mysterium iniquitatis”: “È necessario che sia tolto di mezzo ciò che lo trattiene”. A maggior ragione, dunque, rientreranno nel piano di Dio gli anticristi minori e le ore di tenebra.
*comunque ci si sia arrivati, è senz’altro tempo di com-passione

Bisognerebbe entrare nell'ordine dello stato di malattia grave. Anche la mamma (la Chiesa) e il papà (il Santo Padre) non sono più gli stessi quando la malattia (spirituale) li attanaglia.
Da figli della Chiesa, da innamorati di Gesù, non possiamo che amarli di più.
Dobbiamo sopportare la prova (com-patire) e pregare Dio per la loro guarigione, sapendo che non sono tempi in cui ci dobbiamo attendere da loro 'il solito'.
Non è il momento di odiare chicchessia. E' il venerdì santo. Sono tempi particolari.

L'articolo si conclude così:

*Tempo di affrettare con la sofferenza cristiana, l’arma spirituale più potente che ci sia dato impiegare, il momento in cui Iddio interverrà, nel modo a lui noto “ab aeterno”, per ristabilire verità, diritto e giustizia. Kyrie, eleison!

Anonimo ha detto...

tutto questo potrebbe avere un senso se non fosse, questo dettaglio purtroppo mi sta davanti e non riesco a non vederlo, che il papa contemplativo era un modernista, uno degli autori della rivoluzione 1789/CVII, dell'antisillabo, non ha mai esternato alcun ravvedimento, ha sempre, fino a qualche giorno fa, esaltato il CVII e dato attuazione ad esso ed ai "lumi" portati, ha sempre portato avanti la collegialità, contro il papato monarchico, ecc ec ecc

I conti non mi tornano.
Mi ricorda la lotta tra la massoneia sedicente buona che contrasta la massoneria altridicente cattiva. Per gli spettatori. Molti di noi poi sanno qual'é il gioco.

In questo caso non mi permetto di varcare la soglia che solo Dio può varcare. Ma la spiegazione proposta mi si presenta come forata da una voragine. Logica.

Anna

Luisa ha detto...

Béatrice del blog Benoît et moi ha tradotto in francese l`intervista data da mons. Gänswein al giornalista Badde:

http://benoit-et-moi.fr/2016/actualite/mgr-gaenswein-a-coeur-ouvert.html

mic ha detto...

http://www.aldomariavalli.it/2016/07/07/ratzinger-schmitt-e-lo-stato-di-eccezione/

Rr ha detto...

Anna,
poliziotto buono - poliziotto cattivo dei film americani.
Tanto per sorridere un po'.