lunedì 3 ottobre 2016

don Elia. Vogliamo indietro la nostra eredità

Un grazie di cuore a don Elia! Avevo cominciato a mettere in grassetto alcuni punti che mi toccavano particolarmente. Ma poi ho smesso. È un testo tutto da incorniciare.

Tu es qui restitues haereditatem meam mihi (Sal 15, 5).

I salmi, tradotti da san Girolamo, sprigionano un’inesauribile carica profetica. Dio ci sta restituendo quell’eredità di infinito valore che ci era stata tolta con il pretesto dell’aggiornamento e del rinnovamento. Il diavolo dispone al suo servizio di buoni parolai; ma i parolai sono solo parolai. Chi crede nel Verbo e lo ascolta seriamente prima o poi li smaschera, perché le loro ciarle non resistono al fuoco che divampa dalla Parola eterna. Ve lo garantisce qualcuno che, durante la sua “formazione” al sacerdozio, è stato ossessionato dai suoi superiori con i mantra della manipolazione mentale: l’ascolto dello Spirito, la Parola scrutata e ruminata, il lasciarsi trafiggere e giudicare, e via di questo passo… Un giovane si fida spontaneamente delle sue guide e si accende facilmente con discorsi ammalianti che non hanno immediata incidenza sulla sua condotta.

Dato che la meditazione della Bibbia, con un metodo sostanzialmente protestante, si praticava solo con i rimandi a margine, facendo raramente ricorso ai Padri e al Magistero, un suo risultato non infrequente erano i voli spirituali ad altezze da cui difficilmente si scorgevano difetti e trasgressioni concrete, ciò che rendeva la loro correzione estremamente improbabile. A questo, del resto, si era fortemente incoraggiati dalle mensili Messe di classe con il rettore, nel corso delle quali ognuno doveva prender la parola dopo l’omelia per condividere i frutti della sua scrutatio. Il grave abuso liturgico, regolarmente perpetrato nel vivaio dei futuri sacerdoti, era praticamente obbligatorio: tacere in quel momento, infatti, era mal visto, mentre chi si effondeva in considerazioni altamente edificanti godeva di grande stima, a prescindere dalle sue segrete tendenze…

Sei tu, Signore, che mi restituirai la mia eredità. A me l’hai restituita per la mediazione della Madre celeste e grazie alla consacrazione a Lei proposta dal Montfort. Ci sono voluti vent’anni per liberare la mente e il cuore dalla cappa intellettuale calata a bella posta sulle anime dei seminaristi per impedire loro foss’anche di sapere che c’è una Tradizione; ma a Dio nulla è impossibile e, se i suoi tempi sono lunghi, è in ragione della nostra debolezza ad adattarci a ciò che Egli potrebbe realizzare in un istante. Ora non posso fare altro che rendergli grazie dal profondo del cuore, per mezzo di Maria, con un unico e continuato atto di offerta, che si condensa nell’unione quotidiana al Suo divino Sacrificio. Non mi sfugge di certo che ci sia ancora molto da lavorare, soprattutto nell’ascesi personale e nell’apprendimento della liturgia di sempre; ma ormai il dado è tratto e non si torna indietro: una storia si chiude, con le sue lotte infruttuose e i suoi sprechi di energia, e un’altra se ne apre radiosa, pur nel dolore per l’attuale contingenza ecclesiale.

Nei piani della Provvidenza, ad ogni modo, anche il lungo cammino è servito a qualcosa. Il Signore mi ha fatto assimilare il bene parziale e frammentario che, nonostante tutto, mi è stato trasmesso per suscitare in me il desiderio di accogliere il tesoro della Chiesa nella sua pienezza – quell’eredità, appunto, che mi teneva in serbo. La fame e sete di Lui e delle Sue ricchezze, a mano a mano che venivano rimossi i paraocchi e corretti gli errori, ha scavato in me lo spazio per le disposizioni necessarie. Senza profonda adesione interiore, l’attaccamento alla Tradizione potrebbe scadere in una vanitosa ricerca di originalità, in una frivola dedizione ai fronzoli, in un’ossessiva mania per le rubriche o in interminabili dispute su questioni marginali. La tragedia del nostro tempo richiede dei guerrieri addestrati a Sparta, non dei cicisbei di Versailles o degli eruditi da salotto… gente che sappia combattere e sia pronta a resistere a tutto.

Devo peraltro dare atto che Gesù può condurre un’anima docile e sincera all’intima unione con Lui in qualsiasi circostanza: come lo ha fatto nelle carceri comuniste, così può farlo anche in quelle prigioni spirituali che sono la maggior parte delle attuali strutture formative della Chiesa Cattolica, nelle quali si usano spesso metodi simili a quelli dell’indottrinamento marxista. Proprio i progressi in questa intima unione con Cristo, tuttavia, innescano un processo di liberazione interiore che, per Sua impagabile grazia, può sfociare nella riscoperta della Tradizione, ovvero di quelle radici da cui eravamo stati recisi. In tale cammino ci sono inevitabili purificazioni interiori e occorrono pure, a certe svolte, tagli dolorosi; tutto si rivela però, alla fine, disposto con insperata bontà e inarrivabile sapienza. La Regina del cielo si premura instancabilmente di addolcire e facilitare i passaggi con quella squisita saggezza, colma di delicata preveggenza, che solo le madri posseggono.

Ella vede bene le condizioni dei Suoi poveri figli, convinti di conoscere la verità salvifica senza possederla veramente e di praticare la vita cristiana pur non facendolo effettivamente. Molti di loro vivono in un’ignoranza quasi invincibile: è pur vero che, con i mezzi di oggi, chiunque può trovare con estrema facilità informazioni sulla dottrina cattolica, ma la falsa persuasione di conoscerla, instillata dall’aver frequentato un cattivo catechismo e ricevuto – spesso senza le disposizioni necessarie – i Sacramenti, costituisce di solito un ostacolo praticamente insormontabile. Su questo errore di fondo si sovrappone quell’imperante soggettivismo per il quale ognuno è sicuro che l’insegnamento del Vangelo (se almeno lo avesse letto una volta!) coincida con le sue opinioni personali. I ministri, a loro volta, trasmettono ciò che hanno ricevuto, oscillando tra un attivismo convulso e varie forme di spiritualismo, con diverse combinazioni possibili.

La cartina di tornasole, in tutti i casi, è la condotta morale. A un sacerdote realmente cattolico basta una confessione per scovare la ruggine sotto uno smalto brillante. Quando una persona ammette nella propria esistenza il peccato grave abituale e se ne giustifica o non mostra sincero pentimento, è certo che il suo impegno cristiano è fasullo. La sua vita interiore sarà quasi certamente un girare estasiato intorno all’ombelico, con il pericolo prossimo di scivolare più in basso. L’invito ad alzare lo sguardo per fissarlo sul Crocifisso la troverà recalcitrante, se non irritata: il suo ego pretende infatti che anche il padre spirituale fissi beato il suo ombelico e ne tessa le lodi… ma un buon direttore, lungi dallo stare al gioco, la metterà di fronte a un bivio, a costo di vederla sparire: ci penserà il buon Dio, che – sempre nei Salmi – ci raccomanda di non essere come il mulo e il cavallo, onde non dover dominare la nostra arroganza con il morso e le briglie (cf. Sal 31, 9).

Che differenza tra i miasmi della palude e l’aria fina della montagna! Quale visione si scopre a chi accetta di risalire la china con umiltà, pazienza e perseveranza! Ovviamente è necessaria una guida. Date la caccia ai sacerdoti tradizionali e, se necessario, stanateli perché vi mostrino la strada e si mettano alla testa di gruppi di fedeli che vogliono indietro la loro eredità. Nessuno dei modernisti al potere potrà fermarci, purché siamo disposti a lottare e, quando sarà inevitabile, a scendere nelle catacombe. In Unione Sovietica i sacerdoti cattolici giravano in incognito nelle case per celebrarvi la Messa e coltivare le anime; secondo monsignor Schneider dobbiamo prepararci a fare lo stesso, con la differenza (niente affatto trascurabile) che i nostri persecutori sono quelli che dovrebbero difenderci. No problem: verrà il giorno – già fissato – in cui il Signore, con un cenno, porrà fine alla prova e innalzerà di nuovo quanti avranno mantenuto la lampada accesa con l’olio prezioso che sappiamo bene, ormai, dove trovare.

25 commenti:

tralcio ha detto...

Carissimo don Elia,
anche ieri nella mia parrocchia ho potuto sperimentare il realismo di questa sorta di cilicio, la cui sofferenza può e deve farsi nostra offerta durante la messa, che aggiunge una piccola croce alla croce del Signore. Persino una celebrazione curata nel rito, attenta al decoro e allo stile liturgico, non manca di infliggere le proprie storture: si incensa l’ambone e non il tabernacolo, il ministro straordinario apre lui il tabernacolo prelevandone il contenuto, i ministranti e il sacerdote transitano alteri davanti al tabernacolo senza alcuna reverenza, l’ostia consacrata distribuita senza il piattino e (per non farsi mancare niente) anche la celebrazione di un battesimo senza nominare mai il peccato originale. Inoltre le promesse battesimali sono state proposte con un solo “rinuncio” (genericamente: al male) oltre ai tre “credo”… ma durante l’omelia e c’è stata grande sponsorizzazione di Amoris Laetitia e l’invito a “sottoscrivere” il magistero di Papa Francesco.
Tante bellissime e sapienti parole, smascherate dall’atteggiamento verso l’Eucaristia. Attenzione però: parlandone continuamente, sollecitandone l’onore e il rispetto (non l’adorazione), proponendo rosari a Maria e preghiere agli angeli custodi… Dunque in un avvolgente e consolante “contesto cattolico”. Eppure…

Sei tu, Signore, che mi restituirai la mia eredità… A Dio nulla è impossibile e, se i suoi tempi sono lunghi, è in ragione della nostra debolezza ad adattarci a ciò che Egli potrebbe realizzare in un istante. Nei piani della Provvidenza, ad ogni modo, anche il lungo cammino è servito a qualcosa. La tragedia del nostro tempo richiede dei guerrieri addestrati a Sparta, non dei cicisbei di Versailles o degli eruditi da salotto… gente che sappia combattere e sia pronta a resistere a tutto. In tale cammino ci sono inevitabili purificazioni interiori e occorrono pure, a certe svolte, tagli dolorosi; tutto si rivela però, alla fine, disposto con insperata bontà e inarrivabile sapienza. La Regina del cielo si premura instancabilmente di addolcire e facilitare i passaggi con quella squisita saggezza, colma di delicata preveggenza, che solo le madri posseggono. In Unione Sovietica i sacerdoti cattolici giravano in incognito nelle case per celebrarvi la Messa e coltivare le anime; secondo monsignor Schneider dobbiamo prepararci a fare lo stesso, con la differenza (niente affatto trascurabile) che i nostri persecutori sono quelli che dovrebbero difenderci. No problem…

Grazie! Il Signore la benedica e la protegga.
E preghiamo comunque sempre per tutti i sacerdoti. Anche i “persecutori”.

Baronio ha detto...

Ancora altri farneticamenti bergogliani:

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/10/02/papa-francesco-gesu-non-manderebbe-via-un-gay_faedbb10-d326-4cf4-9e48-6de01973927d.html

mic ha detto...

parlandone continuamente, sollecitandone l’onore e il rispetto (non l’adorazione), proponendo rosari a Maria e preghiere agli angeli custodi… Dunque in un avvolgente e consolante “contesto cattolico”. Eppure…


Dici bene. Il parlarne continuamente le preghiere e le devozioni proposte non sono solo un "consolante contesto" cattolico in cui rifugiarsi per 'sentirsi' meglio... ma strumenti potenti della grazia che trasforma e ci conduce secondo la volontà del Padre: cioè sempre più simili al Figlio diletto perché in Lui radicati e nutriti in via...
Il nocciolo di tutto sta nella vera conversione così ben evocata da don Elia!

mic ha detto...

Sui farneticamenti bergogliani citati da Baronio.

Di fatto ha tolto vigore al discorso impeccabile sul gender di cui avevamo parlato.
Quanto ai gay insiste sull'accogliere... ma lo fa come se la Chiesa avesse sempre respinto. Invece la Chiesa ha sempre accolto qualunque tipo di peccatore (e basta con l'accento sui gay!), focalizzando tuttavia l'accoglienza e l'accompagnamento alla conversione. Ed è questo che non dice e che trae in inganno.

irina ha detto...

Della ruminatio lessi ventenne in un libro che dovevo preparare per un esame. Una parola che mi rimase dentro tra mille, Dio solo sa come. Non è che vi abbia dedicato particolare meditazione. Nulla direi. Ogni po', anche decine di anni, l'assonanza con altre parole la riportava nei pressi della memoria. Con piacere la rispolveravo, forse perchè legata alla giovinezza, forse perchè mi diceva che per imparare bene, veramente bisogna ruminare a fondo. Poi si inabissava di nuovo tra le parole amate.Quando cominciai a meditare qualche versetto,in modo discontinuo ma pieno di buoni propositi, volli sempre volli,sempre collassanti su se stessi,mi affidai alla ruminatio nel fermo convincimento ormai che eravamo sorelle. Cercavo di scrivere la mia ruminatio, tanto per non svagarmi come al solito. Nei periodi d'oro, una settimana o due, che ero stata fedele al mio proposito e contenta di qualche ruminatio ben riuscita, mi riproponevo di farne una citazione con tizio o caio che necessitavano sostegno,mio ovviamente.Mai sono riuscita a ricordare una ruminatio per farne una citazione, umile chiaro. Solo allora capii che la ruminatio è solo un esercizio e come tale va trattato,una volta fatto, chiudi e ciao. Buttalo. Lo devi buttare.Sono come le flessioni in bagno, nessuno le fa davanti al prossimo, ma se il prossimo cade, nel tuo spazio vitale, ti aiutano ad essere tempestivo nell'aiutarlo, sul momento, come meglio puoi.Tutta questa tiritera per dire che la ruminatio non ha valore garantito in se stessa, la ruminatio è valida in quanto, la 'parola ruminata' è valida, il tuo latte che ne discende, al meglio, è senza valore nutritivo alcuno, se non acido. La ruminatio è strumento di assimilazione, spurgo, rinforzo,allenamento per arrivare alla presenza di spirito. Che sarà sempre presenza di spirito umano. E solo quando Dio vorrà avrà la sua impronta; come sarà questa impronta, solo Lui lo sa. Certamente diversa da tutte le nostre speculazioni ed attese. Sempre nuova. Senza annoiare il prossimo,queste righe parlano di tempi lunghi, come ci ricorda don Elia.Decenni occorrono ad alcuni per uscire dai propri circoli viziosi, anche solo dalle proprie abitudini di pensiero, le vite dei Santi dimostrano la diversità di tempi e tipi di prove. A questa complessità si aggiunga la sofferenza vicaria che molti assumono sulle loro spalle. Quindi meglio attenersi al semplice catechismo che poi il Signore 'solo' illustra a dovere nel cuore di ognuno.

mic ha detto...

Decenni occorrono ad alcuni per uscire dai propri circoli viziosi, anche solo dalle proprie abitudini di pensiero

E' così. Solo la fede e la perseveranza te li possono far riconoscere e uscirne con l'aiuto della Grazia...

E, poi, condivido: ...che poi il Signore 'solo' illustra a dovere nel cuore di ognuno.

Anonimo ha detto...

Ottimo come sempre l'intervento di dob elia... vorrei segnalare un articolo intitolato potestas tenebrarum in memoria di p Amorth su lapulzellaonline. In cui si parla del salterio mutilato.

Catholicus ha detto...

Caro don Elia, mi vien da dire "che schifo la gestione dei seminari dopo il CV II", sembra di essere in URSS con l'indottrinamento ed il lavaggio dei cervelli. Veramente diabolico il modo con cui sono stati trattati generazioni di giovani seminaristi, inconsapevoli della doppiezza e ipocrisia di chi li stava guidando (veri bolscevichi della religione). Ho letto la confessione di un anziano sacerdote francese a cui, nell'immediato post-concilio era stato detto che se si ostinava a indossare la tonaca non lo avrebbero mai ordinato (nonostante l'uso del clergyman fosse stato solo una permissione, non un obbligo, così come è successo per la comunione sulla mano). Inoltre ricordo ancora la denuncia presentata contro De Mattei dal Rettore di un famoso seminario di Roma affinché ritirasse dal suo sito il suo articolo che denunciava la cloaca omosessuale a cui si era ridotto quel seminario, con docenti e giocavi seminaristi coinvolti in turpi rapporti (pigmalioni i primi, signorine i secondi). Roba da far vomitare, e De Mattei messo a tacere col ricorso alle denunce. "Annamo beneeee" direbbe in proposito la Sora Lella buonanima, Elena Fabrizi.

Anonimo ha detto...

Scusate il parziale OT.
Domanda: se il sacerdote si rifiuta di pronunciare la parola "sacrificio" alla consacrazione, mostrando che probabilmente non ci crede, secondo voi la Messa è ancora valida?
MD

Luisa ha detto...



Parlavo più sotto di passi di danza gesuitici, eccomi, eccovi serviti, qui il passo indietro o a lato di Bergoglio :

http://www.lastampa.it/2016/10/02/vaticaninsider/ita/vaticano/cos-da-papa-accolgo-omosessuali-e-trans-4VCUEsxDRJVztkQGcCBCBL/pagina.html

Il titolo del "corrierone":

"Papa Francesco: «Bisogna accogliere
omosessuali e trans. Così farebbe Gesù»"


"Povero" Gesù messo a tutte le salse, Gli mettono in bocca parole che mai ha detto ma vengono taciute quelle che ha detto, Gli mettono in testa intenzioni che mai ha espresso, inventano per Lui gesti che son sicuri Egli avrebe fatto, Lo piegano alle voglie umane, ma quando è la più "alta cattedra" che autorizza, incoraggia e alimenta quella vergognosa strumentalizzazione non bisogna stupirsi più di niente.

mic ha detto...

Quella di MD è una domanda retorica.
Andiamo oltre e preghiamo per i sacerdoti!

Anonimo ha detto...

EH...no mic.. sarò ingenuo, ma è quello che mi è successo la scorsa domenica...
Preghiamo.
MD

Anonimo ha detto...

“Date la caccia ai sacerdoti tradizionali e, se necessario, stanateli perché vi mostrino la strada e si mettano alla testa di gruppi di fedeli che vogliono indietro la loro eredità.”

Caro don Elia, ho avuto la grazia di un sacerdote integralmente cattolico, cioè, dato che il modernismo è un eresia e non una forma di cattolicesimo, semplicemente e veramente cattolico (“tradizionale”, come lo chiama lei) che, una volta al mese, viene a celebrare la Messa di sempre, quella che rende veramente culto a Dio. E percorre tantissimi chilometri (aereo e automobile) per consentire a noi quattro gatti di assistere e partecipare al santo Sacrificio come Maria e Giovanni ai piedi della croce (come diceva padre Pio).

E’ un sacerdote della FSSPX. E’ una grazia immensa. Questa fraternità è una grazia immensa, un miracolo del Signore. Questi sacerdoti da mezzo secolo conservano con fedeltà il seme della fede, una fede viva, pulsante. Se noi adesso abbiamo avuto la possibilità di accostarci alla Tradizione, senza la quale non c’è cattolicesimo autentico, è grazie a loro. Grazie a mons. Lefebvre, che secondo me è un martire della fede, se per martire può intendersi chi, per amore della fede, è stato ucciso nel suo onore, nella sua dignità. Infatti lefebvriano è diventato il massimo degli insulti che il mondo del politicamente corretto conciliarista possa essere pronunciare.
Spesso chiedevo al Signore che ci mandasse un altro S. Atanasio. Continuo a chiederglielo. Però da un po’ di tempo penso che forse ce lo ha già mandato, e non ce siamo accorti. Anzi, l’ abbiamo deriso, disprezzato e moralmente ucciso, come il “popolo di Dio” usava fare con i veri profeti.
Ho dovuto superare molta paura, prima di accostarmi ai famigerati temibili settari, scomunicati, scismatici lefebvriani ecc ecc e l’ho fatto non intenzionalmente: mi interessava molto un convegno da loro tenuto e così sono andata ad Albano e l’ho fatto con timore.

La sorpresa è stata enorme. Già la telefonata per prenotare. Una voce gentilissima e non affettata ma sinceramente semplice che mi ha messo a mio agio subito. Una disponibilità incredibile (non c’era più posto, ma l’hanno creato, con l’aiuto di brande). E lì facce serene, anzi proprio gioiose, non di quella gioia finta, ma di quella capace di scherzare e ridere di gusto. E massima libertà. Mai nessunissima pressione, nemmeno una “proposta”. Sono stata io a chiedere se qualcuno dei loro sacerdoti celebrava Messa dalle mie parti. Prediche, insegnamenti fedelissimi al magistero della Chiesa di sempre. Linguaggio chiaro, semplice, diretto. Soprattutto santa, santissima Messa. Con tanto dell’odiatissimo (da femminista qual ero) ed ora amatissimo velo per le donne. Soprattutto confessioni come Dio vuole.

Sono felice e grata a Dio e all’Immacolata per avere esaudito le preghiere che da anni gli rivolgevo (dopo una gavetta di non poco conto tra i meno peggiori preti che riuscivo a scovare e che citavano nelle catechesi Voltarie, Mandela e Gandhi, accanto e più di S. Paolo e che ogni santa Domenica, qualunque fossero le letture, predicavano sempre col ritornello dell’amooooore, accoglienza ecce ccc ).

Anna (continua)

Anonimo ha detto...

Sono felice e grata a Dio e all’Immacolata, perché l’unico sacerdote abbastanza “tradizionale” che avevamo, che, durante gli anni del boom SP, celebrava in VO e che, scoperta la Tradizione, se ne era abbeverato anche per la dottrina e con essa curava, non senza alcune incoerenze, il suo gregge e che aveva, poi, per via, penso, di garbati “consigli pastorali superiori” e/o forse per via di persecuzioni di vario tipo o forse semplicemente per stanchezza o mancanza di coraggio, diminuito le celebrazioni , spostate in giorni feriali, e poi le aveva sospese, ora ha ricominciato a celebrare ogni sabato sera e pare stavolta abbia meglio aperto gli occhi sulla portata della crisi nella Chiesa (forse non ancora del tutto sulle cause: CVII) e abbia tirato fuori coraggio e determinazione, nonché un’ammirabile chiarezza nella predicazione, piena di riferimenti a quella che con coraggio ha chiamato “neochiesa” (anche lui si è consacrato alla Vergine Maria e ne è devotissimo).

Sono anche felice e grata a Dio e all’Immacolata per avermi dato la grazia di conoscere virtualmente il coraggioso e bravo sacerdote diocesano don Leonardo Maria Pompei (anche lui devoto mariano), le cui omelie e catechesi, piene di sana dottrina della Chiesa, ascolto quando mi è possibile (e al quale auguro la grazia di prendere coscienza fino in fondo delle cause della crisi odierna, smarcandosi dal superdogma conciliare e dal grande inganno di medjugorje).

Sono felice e grata a Dio e all’Immacolata, per averci donato, caro don Elia, i suoi interventi splendidi, dai quali emerge una grandissima fede, una visione ampia e profonda, anche metastorica, del momento attuale e una grandissima carità per gli erranti, per tentare di correggere i quali, si espone a grandi rischi.

Sono felice e grata a Dio e all’Immacolata, per averci donato Maria, la signora del blog, che cerca con instancabile impegno, incrollabile fede e sincera carità, di servire il Signore e la sua santa Madre in questa battaglia in difesa della Verità, dalla quale solo sgorga la felicità dell’uomo e il vero amore.

Anna

mic ha detto...

EH...no mic.. sarò ingenuo, ma è quello che mi è successo la scorsa domenica...
Preghiamo.
MD


MD,
veramente non pensavo ad altro che all'ovvietà della risposta alla sua domanda.
E, purtroppo, sono consapevole e soffro anch'io di quel che succede a molti (troppi) sacerdoti. Per questo, sì, preghiamo!

mammamia ha detto...

Non trovate, invece, che il discorso sul gender e sulla guerra mondiale al matrimonio suoni sinistro?

Anonimo ha detto...

http://www.christianophobie.fr/breves/lourdes-graffitis-obscenes-maison-de-bernadette-soubirous#.V_P20ZOLR3k
Prego cortesemente Don Elia o altro Sacerdote di mettere nel Santo Calice , durante la Consacrazione , la anima di colui o colei che ha scritto in questo santo luogo . Amen

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Mater boni consilii ora pro nobis..sarà pur retorica ma alla domanda sulla validità della celebrazione occorre dire chiaro che la risposta è negativa..

Michele MAcIK Durighello ha detto...

Alle volte ho davvero nostalgia per il modo di fare dell'epoca dei miei nonni, per quella Tradizione che non posso dire di conoscere ma a cui in fondo al cuore sento indubbiamente d'esser molto legato (quantomeno perché non mi rispecchio nel curialese attuale)..

Speriamo presto . ha detto...

Esperienza d’avanguardia o di recupero del passato?
Diciamo che questa avventura segna una discontinuità col passato: noi torniamo al tempo in cui negli anni ’50 e ’60 una maestra iniziava col segno di croce e spiegava che cosa era il segno di croce. E si badi: sto citando i programmi ministeriali dell’epoca, non stiamo parlando di catechismo.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-scuola-e-per-i-bambini-ma-loro-sono-di-diodon-stefano-e-lavventura-di-alleanza-parentale-17604.htm

A mio parere e' questa la giusta scuola da riaffermare . Il bambino potra' percorrere gradualmente tutte le stagioni della sua piccola vita fino alla completa formazione di uomo /donna , cristiano , cittadino responsabile .
Questi , a parer mio , sono gli incontri che dovrebbero essere promossi capillarmente dalle parrocchie , a spron battuto , prima che i ragazzi raggiungano la eta' della pensione . Fate presto , genitori coalizzatevi , riappropriatevi della educazione al bello , al buono , al giusto., al sano.....

Elia ha detto...

Per MD sulla validità della Messa

Se un sacerdote validamente ordinato pronuncia le parole essenziali della consacrazione, si presume che la Messa sia valida, indipendentemente dallo stato morale del sacerdote e dalla sua fede personale. Per invalidare la consacrazione (ma questa è solo un'opinione teologica) un sacerdote dovrebbe porre un atto positivo della volontà con cui escludesse categoricamente di operare la transustanziazione, dovrebbe cioè avere un'intenzione contraria. Ci sono però altre opinioni teologiche secondo le quali un sacerdote validamente ordinato, pronunciando quelle parole sul pane e sul vino, opera infallibilmente la transustanziazione in qualsiasi circostanza, anche se ha perso il senno. La questione è molto delicata; non c'è una risposta univoca e definitiva. La cosa migliore è frequentare la Messa celebrata da sacerdoti sicuri, le cui convinzioni espresse non diano adito a dubbi sull'intenzione che hanno nel consacrare.

Anonimo ha detto...

Grazie don Elia!
Ora, pare abbia detto che la parola "sacrificio" è rimasta per accontentare i conservatori... ma conviene non fidarsi delle voci.

Luigi Rmv ha detto...

Grazie ad Anna per la testimonianza e la preghiera di ringraziamento, alla quale mi associo per gli ultimi due capoversi.

Ma non capisco perché Medjugorie sarebbe 'un grande inganno'.

Anonimo ha detto...

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-cardinal-sarah-lancia-la-sfidadel-silenzio-17608.htm
6 Ottobre 2016 ore 19:oo La force du silence, la forza del silenzio verrà presentato in Italia all’Insitut francaise Centre Saint Louis di Roma.

Lorenzo Caperchione ha detto...

Ieri un amico era alla Messa di inizio anno del suo collegio a Milano. Nella lettura san Paolo diceva a Timoteo che pensava a lui giorno e notte. Pertanto nella predica - così mi riferisce - il prete ha definito san Paolo "un cacciapalle". Che dire? Loro (i modernisti) potranno anche avere le curie, le chiese, il potere ma non hanno la fede, e anzi cercano di corrompere chi ce l'ha ancora