lunedì 24 ottobre 2016

Il Vescovo Schneider: “In epoche di crisi, Dio si serve dei piccoli”

Ancora una volta attingiamo dalle fonti estere ciò che si muove nell'orbe cattolico. Su Onepeterfive, Mons. Athanasius Schneider dagli U.S. A. - Il resoconto di Maike Hickson, 21 ottobre 2016 e, di seguito, una breve relazione del vescovo.

Il 20 ottobre, Sua Eccellenza il Vescovo Athanasius Schneider ha onorato ancora una volta con la sua visita i canonici regolari del New Jerusalem e il loro priorato dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria in Charles Town, in West Virginia. Vi ha celebrato una messa bassa accompagnata da bei canti intonati da un coro. Alla celebrazione erano presenti anche famiglie numerose e il Vescovo Schneider ha dato la prima comunione a un bambino. Dopo la santa messa, Sua Eccellenza ha fatto un breve discorso parlando a braccio.

Il Vescovo Schneider: “In epoche di prova e di crisi, lo Spirito Santo utilizza … i piccoli nella Chiesa…”

Questa breve relazione è stata intima e molto ben accolta dai fedeli, alcuni dei quali desideravano presentare e hanno potuto farlo questioni molto pressanti al santo vescovo che li ha ascoltati più tardi conversando di persona con loro fuori dalla Chiesa. È sempre molto emozionante osservare l’umiltà e la grande amabilità del Vescovo Schneider – specialmente nei confronti dei piccoli –, nonché la sua profonda fede e il suo amore per i peccatori. La sua fiducia nell’aiuto della Madre di Dio è sempre viva. Egli ribadisce anche che bisogna sempre parlare in modo caritatevole e rispettoso con i membri della Chiesa cattolica con cui ci possiamo trovare in completo e giustificato disaccordo.

Inoltre, in un colloquio privato con me e mio marito dopo la santa messa, il Vescovo Schneider ha esortato i cattolici a firmare la recente Dichiarazione di fedeltà agli immutabili insegnamenti della chiesa sul matrimonio e alla sua immutabile disciplina. A tal fine, pubblichiamo qui il link all’appello, che è stato firmato non solo dallo stesso Vescovo Schneider, ma anche dal Cardinal Carlo Caffarra e dal Cardinal Raymond Burke, oltre a un numero di altri firmatari che ha raggiunto il numero di seimila persone. Dopo la pubblicazione di questa dichiarazione – che rifiuta le alterazioni all’insegnamento morale tradizionale della Chiesa cattolica sul matrimonio e sulla famiglia presenti nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia – molti sacerdoti e teologi l’hanno firmata. C’è da sperare che essa possa diventare – come il precedente Appello filiale che è stato firmato da più di un milione di cattolici – un segno onesto e perseverante della fedeltà di molti cattolici in tutto il mondo.

Oltre a questo documento, il Vescovo Schneider rivolge a noi fedeli che dobbiamo far fronte alla crisi e alle confusioni attuali all’interno della Chiesa cattolica altre raccomandazioni. Nel suo breve discorso dopo la messa del 20 ottobre, ci ha raccomandato di mantenerci saldi nella fede e fiduciosi, consapevoli del fatto che la Chiesa è nelle mani di Dio, Che è più forte di qualsiasi papa o vescovo. Pertanto, secondo Schneider, Nostro Signore si servirà ancora una volta dei piccoli della Chiesa come canali di grazia e di rinnovamento. Questo prelato magnanimo e caritatevole ci esorta a continuare ad essere caritatevoli nei confronti dei nostri avversari e di mantenere il senso della comunione tra i membri del Corpo Mistico di Cristo, quando qualcuno dei suoi membri più forti può aiutare quelli più deboli.

Leggete il testo completo di questo discorso, registrato e trascritto da me con il permesso di diffonderlo pubblicamente da parte di Sua Eccellenza il Vescovo Athanasius Schneider. Ho cercato di fare il mio meglio per riportare le sue parole con la massima fedeltà ed esattezza, anche se alcune di esse non sono riuscita a decifrarle.
* * *

Vescovo Athanasius Schneider
Charles Town, West Virginia, 20 ottobre 2016

Cari fratelli e sorelle,

Sono felicissimo di vedere che sono presenti anche bambini, molti bambini, gente giovane, famiglie: ciò è davvero un segno di rinnovamento autentico della Chiesa e ci può dare veramente fiducia e speranza nel clima di confusione di cui siamo testimoni tanto all’esterno come all’interno della Chiesa. Continuiamo quindi ad aver fede e fiducia, quella fede sovrannaturale nel fatto che la Chiesa è nelle mani di Dio. La Chiesa non è nelle nostre mani. La Chiesa non è nelle mani del papa o dei vescovi. La Chiesa è nelle mani di Dio. Egli è il Capo. Egli è la testa della Chiesa. Rinnoviamo questa fede, perché la Chiesa è essenzialmente una realtà sovrannaturale, anche se ha anche il suo lato umano e visibile.

Forse, in quest’epoca di crisi, ci concentriamo troppo sulla parte umana della Chiesa, nella quale possiamo osservare le debolezze e il tradimento; ma la realtà invisibile, mistica, sovrannaturale della Chiesa è più grande e più forte. E nessuna fragilità o tradimento umani potranno distruggere la Chiesa, neanche se provengono dai membri più alti della gerarchia. Così è sempre stato in duemila anni di storia della Chiesa. Quindi, quando recitiamo nel Credo: “Credo la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica” dobbiamo rinnovare la nostra fede nel fatto che la Chiesa è un’opera di Dio. E ovviamente, in epoche di prova e di crisi, lo Spirito Santo usa di solito i piccoli della Chiesa, quelli che non sono in posizioni di potere – mi riferisco al potere amministrativo. È stato così sempre. Dio sceglie sempre i piccoli, quelli che appartengono alla Nostra Signora, i servi di Dio.

Nostro Signore si è fatto piccolo quando è stato bambino; Nostro Signore ha scelto come apostoli dei semplici pescatori; Nostro Signore, nella Sua preghiera, ringrazia il Padre di aver scelto i piccoli per rivelare loro i misteri del Regno. E questa è una verità che si riferisce alla realtà soprannaturale della Chiesa, perché siamo il Corpo Mistico di Cristo. Manteniamolo forte il Corpo Mistico di Cristo, nel quale siamo tutti connessi gli uni agli altri, in modo vivo, in modo veramente sovrannaturale e reale. Con questa connessione, ogni membro della Chiesa aiuta l’altro. Siamo realmente come un corpo vivente, le cui parti sono connesse, e anche la Chiesa lo è. A volte una parte del Corpo di Cristo è debole, e può essere quella composta dalle persone che si trovano al potere, dalla gerarchia; quindi lo Spirito Santo usa i piccoli tra quanti formano parte del Suo corpo per rafforzare quanti si trovano visibilmente al potere. Credo che sia ciò che lo Spirito Santo opera in tutti i tempi. E così anche voi, miei fratelli e sorelle, e i piccoli, i bambini piccoli e innocenti con le loro preghiere, coi loro sacrifici sono quelli che rinnovano la Chiesa. Queste grazie si verificano quando la santa messa viene celebrata con riverenza, con fede, con dignità, in questi luoghi in cui Nostro Signore viene veramente adorato come Dio durante la santa comunione – interiormente ed esteriormente –, in questi luoghi avviene il vero rinnovamento della Chiesa. Questo è il potere dello Spirito Santo. E persino le alte gerarchie della Chiesa non possono fermarlo. Nemmeno il papa può fermarlo, perché si tratta dell’opera dello Spirito Santo. E il papa è più debole dello Spirito Santo: è solo un debole ministro di Cristo.

Così, rinnoviamo realmente la nostra fede sovrannaturale profonda e preghiamo e facciamo sacrifici per il papa e per i vescovi affinché possano ricevere nuove forze, nuovi doni dello Spirito Santo, in particolare il dono del coraggio, della fortezza, di testimoniare la fede, difenderla, e orientare le loro vite a Cristo. Vi prego di pregare per loro, e affinché Dio mandi un numero sempre maggiore [parole incomprensibili] di pastori della Chiesa a tutti i livelli, che abbiano il coraggio degli apostoli e che diano le loro vite per questa verità e per il bene delle anime.

Così, miei cari fratelli e sorelle, ricordiamoci che quest’epoca – come tutte le epoche di crisi e di prova – è un’epoca di grazie speciali. E chiedete a Nostro Signore di rafforzare la vostra fede, la fede sovrannaturale, e di rendervi orgogliosi della fede cattolica.

Conoscete la vostra fede. Avete il Catechismo. Avete il Catechismo di Baltimora, il Catechismo tradizionale e sapete che questa è la fede. Avete Nostro Signore qui, nella santa messa e nella santa comunione; avete i santi; avete la speranza. Siate quindi grati a Dio e orgogliosi della fede cattolica.

Non vi lasciate confondere da nessuno, e dite sempre: “So in Chi credo”. Come ha affermato San Paolo? “Io so”. E per questa mia fede cattolica sono pronto a soffrire quando non è così [parole incomprensibili] … e questo è il nostro tesoro, miei cari fratelli e sorelle. La fede cattolica, Nostro Signore nell’Eucaristia, e quando abbiamo Nostro Signore nell’Eucaristia abbiamo tutto: questo è il nostro mistero, e per questo siamo le persone più ricche del mondo.

Sia lodato Nostro Signore Gesù Cristo, ora e per sempre. Amen.
[Traduzione a cura di Chiesa e post concilio]

37 commenti:

no comment? ha detto...

Anonimo @Carissima Laura ha detto...
Nel mezzo ci stanno anime che non vogliono andare all' inferno.
@Carissima Laura,
Bergoglio ha già risposto, con una delle dichiarazioni a Scalfari, che ha provocato un vero terremoto in questo blog, ma che sembra passata quasi inosservata da chi di dovere:
Tranne qualche irriducibile egoista TUTTI vanno in Paradiso, che lo vogliano o no.
Ovviamente si tratta di una eresia al grado sommo, ma questa è la sua risposta.
22 ottobre 2016 22:15

Luisa ha detto...

Mons. Schneider, uno fra coloro che l`inenarrabile duo di turiferari (ai quali si è accodato il non meno ineffabile Introvigne) ha iscritto nella loro lista di proscrizione, lavoro e lista la cui mancanza di serietà si rivelano sempre più e con sempre maggiore evidenza, riporto qui ancora una reazione a quello che MiL definisce a ragione un "delirio calunnatorio giornalistico-socioltuttologico", un "giornalismo spazzatura":

http://blog.messainlatino.it/2016/10/le-bugie-hanno-le-gambe-corte-clamoroso.html#more

Anonimo ha detto...

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-cei-e-radicali-limpossibile-cammino-con-chi-rifiutai-principi-non-negoziabili-anche-nel-nome-dei-diritti-17817.htm#.WA5i9b3jBAg

Luisa ha detto...

Ad osservare il ritmo e la foga con i quali i demolitori stanno compiendo il loro lavoro c`è da domandarsi quanto tempo ancora il celibato saredotale resisterà ai loro martelli picconatori:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351395

Japhet ha detto...

21/10/2016 Perù consacrato ai Sacri Cuori di Gesù e Maria dal presidente Pedro Pablo
https://www.youtube.com/watch?v=F5TAIyQVI_s

Pietro C. ha detto...

"Nei momenti di crisi Dio si serve dei piccoli".... Maria Guarini, non ho voglia di polemizzare, credimi, ma quando non c'è stata una crisi piccola o grande nella Chiesa? E da quando in qua Dio non si serve dei piccoli e preferisce i grandi? Il vangelo mi sembra chiaro in proposito! Capisco che mons. Shneider è un "araldo" se paragonato al clero cattolico attuale, ma non può capitare che anche gli araldi dicano qualche fesseria? Io credo che questa frase obbedisce ad una mentalità piuttàsto clericale (=ordinariamente la Chiesa è affare dei chierici, non dei "piccoli") che, sai bene, non mi è assai simpatica, essendo sostenitore della mentalità monastica per cui, con san Benedetto, Dio può parlare all'abate anche attraverso l'ultimo del monastero, in qualsiasi momento e non necessariamente in un momento di crisi!

tralcio ha detto...

Mons. Schneider è un uomo di Dio che mette a contatto con la Presenza di Dio.
Ringraziamo il Signore per questi uomini che Dio ci dona, anche di questi tempi.
E' grazie a questi testimoni che ancora possiamo renderci conto degli immensi tesori che sono a disposizione di ogni anima ancora appassionata e innamorata di Gesù.

Entrato il mattino presto nella casa dove il Signore mi attende nel tabernacolo, mi inginocchio.
Guardo verso il tabernacolo e mi guardo intorno, in questo “spazio sacro”.
E mi viene in mente questa espressione: “essere un tempio dello Spirito santo”…
Siamo consacrati con il battesimo… Per questo Gesù dice di battezzare: per consacrare dei templi. Ecco perchè la missione... Non è "per fare volontariato".
Il nostro non è un tempio consacrato al “dio ignoto”, ma nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
Non ci immergiamo in una spiritualità misteriosa, ma nella verità rivelata da Cristo, morto e risorto.
Non diventiamo un’attrazione turistica o un’opera d’arte: diventiamo segni sulla via, verità e vita.
E questo luogo consacrato, che è il nostro corpo, lo vivremo nel modo che sceglieremo nel tempo.
Il nostro corpo dirà e sarà l’abito dello spirito che vi abita.
Se vi abita lo Spirito santo (se siamo e camminiamo “in grazia”) il corpo ne testimonia la presenza.
Allora va tenuto nel modo appropriato alla fruibilità che vorremo dare a quel luogo.
Ci possono essere celebrati i santi misteri di comunione al sacrificio di Cristo
Ci può essere la comunione al servizio sacerdotale che offre il sacrificio redentivi della croce.
Ci può essere adorato il Santissimo nel tabernacolo.
Può essere un tabernacolo vuoto, come il venerdì santo… fino alla festa della resurrezione.
Può diventare un ambiente soprattutto (o soltanto) per riunirsi, festeggiando l’incontro tra noi
Può diventare uno spazio museale o una sala da concerto
Può essere lo spazio sconsacrato di una mostra mercato, una sala sportiva, un dormitorio…
Può essere un rudere fatiscente, per incuria, calamità o guerre e mai più ricostruito o ristrutturato.
Lo spazio consacrato non lo è una volta per tutte.
Il tempio di Dio va tenuto come un tempio.
Se diventa altro, tempio non è più.
La misericordia di Dio è per oggi: per l’opportunità di mettere mano alla ricostruzione.
E’ per chi riconosce il disastro, l’effetto rovinoso del peccato, la bruttezza visibile alla luce del sole.
Dio non chiede garanzie per concedere il mutuo: è sufficiente la volontà di chi vuole convertirsi.
La misericordia insieme alla luce: vedere il male e sapere che si può mettere mano alla redenzione.
La misericordia ha termine solo allo scadere del tempo dato a questo “tempio sempre potenziale”.
Allora ciò che sarà di quel luogo, esteriormente, sarà l’immagine del suo spirito interiore.
Non vi sarà più immediata disponibilità a pagare la ristrutturazione.
Resterà la giustizia oggettiva a vedere la realtà: presenteremo il luogo nelle condizioni in cui sta.
Quell’aspetto sarà necessariamente giudicato per quello che è. Per quello che siamo.

Anonimo ha detto...

La dichiarazione di vittoria drl card. Kasper
http://sinodo2015.lanuovabq.it/card-kasper-amoris-laetitia-e-un-cambio-di-paradigma-nella-chiesa/

Jill ha detto...

Senora, La ringrazio molto della sua atencion. Sono muy contenta che il blog va avanti nonostante gli hacker conservatores.
Cari saluti,
Jill

mic ha detto...

Vede, Jill,
nonostante le sue ricorrenti 'stilettate', che spesso sono velate minacce che non pubblico, se il blog va avanti nonostante molte cose (conservatores compresi), non dipende né da me né da altri, ma dal fatto che la "cabina di regia" non la tengo io né altri, ma da molti segni affermo che è nei Cuori del Signore e della Sua e nostra Madre, nei quali cerco di radicarmi sempre più, rimanendo in ascolto e rispondendo per quanto mi è possibile e concesso...
Saludos.

mic ha detto...

Del resto, dopo un intervento come quello di tralcio, come dubitare di dove sia la "cabina di regia"?

Luisa ha detto...

Che 2+2 facessero 4 ante, inter e post Sinodo lo avevamo capito e detto, nessun bisogno di essere un emerito teologo per capire chi ha preso le redini dei Sinodi dopo averne pre-programmato l`esito finale, che Kasper lo confermi felice e contento può stupire solo gli eterni candidi a occhiali rosa secondo i quali nulla è cambiato, che mai e poi mai è nelle intenzioni del papa argentino di cambiare la Dottrina, effettivamente lui molto furbescamente la raggira attraverso ad es. note a piè di pagina, interviste aeree, lettere a vescovi argentini, rinvii ad esegesi fatte dai suoi fedeli vassalli, ecc.ecc.

Leggo nell`articolo della Bussola:

"Nell’articolo pubblicato su “Stimmen der zeit”, Kasper ratifica e svela quello che ormai è passato alla storia.
Ossia che il suo discusso punto di vista a proposito dell’interpretazione dell’epikeia, tra un sinodo e l’altro ha trovato un sostanziale accordo coagulato in quanto espresso dal circolo minore di lingua tedesca nell’assemblea dell’ottobre 2015.
Infatti, è nella relazione di quel circolo minore che, scrive Kasper, «viene inserito l’accordo generale che si trova nel capitolo VIII di Amoris laetitia».
Per trovare tale accordo il consenso del cardinale Christoph Schönborn emerge sempre più come fondamentale, non a caso è proprio all’arcivescovo di Vienna che lo stesso Papa Francesco ha poi assegnato il ruolo di miglior interprete di Amoris laetitia. Anche per ciò che riguarda la modalità di accompagnamento e inclusione delle coppie di divorziati risposati nella vita della Chiesa.
"

Marco ha detto...

Mons. Schneider, un degno Successore degli Apostoli!

Pietro C. ha detto...

"... che è nei Cuori del Signore e della Sua e nostra Madre, nei quali cerco di radicarmi sempre più..."
Attenta, mic, mai parlare di se stessi e della propria evoluzione spirituale, vera o falsa che sia, ciò è assai immodesto, anche se è oramai fin troppo diffuso!
Un santo atonita, che faceva miracoli, vedeva nelle menti delle persone, prediceva (ecc), evitava di mettersi al centro come la peste perché in nome di Dio ci si mette su un piedistallo.
E questo è vangelo, altrimenti è pura zuccherata illusione!
Mettere il Signore davanti a tutto. Noi siamo solo indegni e servi inutili, facessimo pure prodigi in nome suo ...

mic ha detto...

Pietro C.,
ciò che ho detto non riguarda la mia evoluzione spirituale (che peraltro non saprei diagnosticare). Riguarda piuttosto la mia situazione e consapevolezza attuali e ciò che sono e posso nonostante i miei peccati e i miei limiti che vado scoprendo sempre di più, davanti al Signore e per grazia sua. Dopodiché cerco di andare avanti con Lui in Lui e per Lui, ovviamente nella Sua Chiesa e dunque con la guida di suoi sacerdoti; il che penso garantisca l'indispensabile discernimento e confronto, compresa la guida e la santificazione sacramentale, insieme allo sforzo di vivere il tutto nella quotidianità, con coerenza e semplicità.
Sostanzialmente (e questa è una spiegazione più che una giustificazione) più che un'affermazione velleitaria (che in genere molto temo a causa della mia innata tenace intraprendenza), la mia è voluta essere un'affermazione della mia Fede e insieme una invocazione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria nei quali mi sento e VOGLIO essere sempre più radicata, a fronte di minacce e intimidazioni di ogni genere delle quali lei non ha la più pallida idea. Anche nel timore, a volte, che possa esserci qualche zampino di "preternaturale". Ragione di più, dunque, per non presumere ma per affermare invocando.

Josh ha detto...

leggendovi, mi permetto...caro Pietro, penso che Mons. Schneider dicendo "Nei momenti di crisi Dio si serve dei piccoli"...sottintendesse alcune cose;

_quando non c'è stata una crisi piccola o grande nella Chiesa?
vero, ci sono sempre state, e molte e grandi; l'attuale, con predicazioni diffuse di dottrine ribaltate fin dal seggio più alto non avveniva così di frequente, tanto da far contare a qualcuno i tempi e porsi più domande, data la dimensione inedita degli spropositi che arriva a cambiare il paradigma Chiesa (parole stesse di Kasper, per es.).

_E da quando in qua Dio non si serve dei piccoli e preferisce i grandi?
Mons. Schneider qui a mio avviso non voleva dire qualcosa di clericale; pensava alla Chiesa come mater et magistra, e pur non dicendolo...sta dicendo che magistra in questa fase non lo è più; sta dicendo che la guida visibile in pratica devia; quindi rimangono solo i piccoli; in altri tempi c'erano state anche guide di spessore e santità specchiata, personalità sante che avevano segnate epoche; oggi invece restano solo i piccoli.
Il punto oggi è che se l'ultimo del monastero dice qualcosa di santo all'abate, l'abate gli dà del cristiano pipistrello, dell'unutuoso fariseo senza misericordia putrefatto nel cuore.

Sul resto, mi sembra che Maria dicesse "Cerco" di radicarmi sempre più, per quanto sta in me, riconoscendo la necessità di una crescita, voglio radicarmi, ho biusogno di radicarmi,
ma non ha detto sono cresciuta, sono radicata, sono forte e sono sazia, sono compiuta.

Anonimo ha detto...

La Sacra Romana Rota, quatta quatta, fa sparire dal sito web in inglese cinque importanti discorsi di Giovanni Paolo II ai giudici del massimo tribunale vaticano in tema di matrimoni e nullità. Ora quei testi sono disponibili solo in italiano.

http://www.marcotosatti.com/2016/10/24/se-la-rota-censura-i-discorsi-di-giovanni-paolo-ii-sulle-nullita-in-inglese/

Pietro C. ha detto...

"Cerco" di radicarmi sempre più, per quanto sta in me, riconoscendo la necessità di una crescita, voglio radicarmi, ho biusogno di radicarmi, ...

Questo si dice al confessore non a tutti perché tutti applaudano.
Noi siamo solo servi inutili e più ci raffiniamo più sappiamo di nulla valere.
Scusate se insisto. L'egoismo è una bestia dura da morire...

mic ha detto...

Pietro C.,
non pubblico la sua replica per i suoi riferimenti ai sacri palazzi che non sono a me pertinenti.
Se vuole, anziché assolutizzare la mia affermazione, torni a vederla nel contesto, rendendosi meglio conto di cosa l'ha mossa e delle motivazioni che la precedono...
Nunc satis

Luisa ha detto...

Ma santo cielo si fanno le pulci a mons Schneider e pure a Maria, ma a che pro?

Non han tutti i torti i miei turiferari preferiti: i vari demolitori ( questo lo dico io per loro sono dei meravigliosi riformisti) hanno il vento in poppa non solo grazie al sostegno del papa argentino e alla codardia di troppi che se ne stanno zitti come carpe, ma anche grazie alla divisione del "mondo tradizionalista" , invece di serrare i ranghi e mettere a tacere le eventuali divergenze, taluni, con i loro ego surdimensionati salgono in cattedra convinti di essere detentori della verità, di tutta la verità, e giudicano, sentenziano, prendono di mira e fanno l e pulci a chi condivide, penso e spero, la loro stessa giusta battaglia.
Insopportabile, per me.

Alfonso ha detto...

Cara Mic, ho appena letto questo lungo, ma ponderato, articolo sul Blog di Maurizio Blondet: "Il Modernismo è intrinsecamente perverso e non è lecita nessuna cooperazione con esso". gianfranco.cei 24 ottobre 2016
Cosa ne pensi?
Stiamo veramente correndo il rischio della liquefazione del "mondo tradizionalista" per corruzione interna da bacilli accortamente inoculati dai demolitori "modernisti" che la sanno lunga sull'arte machiavellica del divide et impera?
Sempre più fraterna la mia stima per te e sempre più condivisa ed apprezzata la tua opera.

mic ha detto...

Per Pietro C.
Questo si dice al confessore non a tutti perché tutti applaudano.
Noi siamo solo servi inutili e più ci raffiniamo più sappiamo di nulla valere.
Scusate se insisto. L'egoismo è una bestia dura da morire...


Mi spiace continuare a perder tempo con questi distinguo. La replica, che non ho pubblicato e che ho citato sopra e non avevo ancora letto questa, era un'altra.

Non so con quali occhiali abbia potuto leggere le mie parole nel senso qui quotato.
La veda come vuole. Pazienza.

mic ha detto...

Per Alfonso,
grazie per l'apprezzamento e anche per la segnalazione. Leggerò con attenzione e ne riparleremo.

Anonimo ha detto...

[...] Nel suo libro "Il monachesimo interiorizzato", Pavel Evdokimov ripercorre in modo interessante la storia del monachesimo, che parte dall’aspirazione all’unione con Dio di alcuni individui per sfociare nella fioritura di vocazioni monastiche nel deserto egiziano, i padri del deserto, prima, e nella nascita del primo monachesimo cenobitico, in seguito, grazie soprattutto alle regole di san Pacomio e san Basilio. Evdokimov, però, indica una terza fase del monachesimo, per quanto presente in nuce sin dai suoi inizi: il monachesimo interiorizzato, un monachesimo del cuore diffuso tra i laici, in cui non è l’abito monastico a salvare, ma l’atteggiamento di costante unione a Dio. Ne parla come di un monachesimo delle famiglie. Lo stesso, a suo modo, che sta cercando di proporre don Massimo Lapponi, autore di San Benedetto e la vita familiare. Una lettura originale della regola benedettina.

Questi monasteri domestici, isole luminose all’interno delle modernità, io li ho visti.

Non sono resti del passato, attardati su una concezione del mondo ormai radicalmente fuori moda, ma germi del futuro.

Come san Benedetto, che alla caduta dell’impero romano, non si preoccupa di salvarne i resti sparsi, ma di costruire uomini per il futuro, allo stesso modo vedo fare intorno a me. E non perché il futuro ci sembri un luogo teologico migliore del presente, ma perché il futuro si costruisce pazientemente oggi, educando, pregando e cercando Dio.

I monaci tra la fine dell’Impero Romano e l’inizio del Medioevo salvano la cultura, la civiltà, persino la scrittura e l’agricoltura, ma non lo fanno per portare a termine un raffinato progetto culturale, lo fanno incidentalmente mentre sono presi dalla ricerca di Dio, quaerere Deum.

“Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa”.

Lo scrive anche la mia amica Cristina, qui, citando un lungo brano del filosofo Alasdair MacIntyre:

“È sempre rischioso tracciare paralleli troppo precisi fra un periodo storico ed un altro, e fra i più fuorvianti di tali paralleli vi sono quelli che sono stati tracciati tra la nostra epoca in Europa e nel Nordamerica e l’epoca in cui l’impero romano declinava verso i secoli oscuri. Tuttavia certi parallelismi esistono. Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita intellettuale e morale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Questa volta, però, i barbari non aspettano di là dalle frontiere: ci hanno già governato per parecchio tempo. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costruire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso”.

Ecco: non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. E noi cristiani sappiamo anche su Chi basiamo tale speranza.
(Daniela Bovolenta)

Anonimo ha detto...

[...]
3. più di tutto: il “quaerere Deum”, che è l’origine dell’opera di san Benedetto come ci spiega Benedetto XVI al Collège des Bernardins, e che non necessariamente si declina nella nascita di comunità separate, ma che altrettanto è radicalmente ostacolato nella quotidianità perché la persecuzione è vicina, è già in atto, e rimanere isolati e senza mezzi non ci rende più protetti. La lezione di san Benedetto mi pare significare, tra l’altro, che un mondo nuovo nasce quando si smette di puntellare quello vecchio che sta morendo e ci si rivolge completamente altrove. Non a caso non è stata l’opera di un individuo, ma di comunità e di una regola che plasma i rapporti tra gli uomini. In questo senso è illuminante dom Gérard Calvet, O.S.B., quando parla dello Spirito di cristianità.

Su quest’ultimo punto, in particolare, permettetemi di esprimere tutta la mia angoscia, mi pare che abbiamo ormai superato un punto di svolta e non credo che sarà considerato sufficiente constatare che prevalgono opinioni e stili di vita radicalmente contrari al piano di Dio: siamo ormai al punto in cui ci viene richiesto con sempre maggiore insistenza di “essere d’accordo”, di consegnare i nostri figli perché siano rieducati e ci guardino con diffidenza, di riconoscere di essere completamente impresentabili solo in quanto cristiani. Allora non so se l’opzione Benedetto costituisca una risposta, forse però elabora una domanda.
Io non ho soluzioni e ricette, solo alcune intuizioni: che la fede si risolleverà con la bellezza liturgica più che con mille piani pastorali, che la santità sarà più convincente di ogni discorso politico o sociale, che la bellezza dell’opera di Dio e di quelle degli uomini dissodi il cuore più arido e che, infine, non sarà ciò che è comodo e facile, ma ciò che è arduo, doloroso, difficile, a riportarci in pieno possesso delle nostre anime. Anche se ci piacerebbe che fosse il contrario, è il Sacrificio (e il sacrificio) la chiave delle nostre esistenze. L’uomo, diversamente da quel che ci dice il nostro tempo, è fatto di anima e corpo, e la dimensione spirituale prevale e giudica sull’altra. La nobiltà d’animo, la paternità spirituale, la grandezza e nobiltà interiore sono le uniche vere alternative alla vita da bestie tecnologiche che ci si sta preparando.
«Redimere tempus. — L’unica nobiltà dell’uomo, la sola via di salvezza consiste nel riscatto del tempo per mezzo della bellezza, della preghiera e dell’amore. Al di fuori di questo, i nostri desideri, le nostre passioni, i nostri atti non sono che «vanità e soffiar di vento», risacca del tempo che il tempo divora. Tutto ciò che non appartiene all’eternità ritrovata appartiene al tempo perduto.» (Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 262)
Bellezza. Preghiera. Sacrificio (che è il nome dell’amore che dona sé stesso).
(Daniela Bovolenta)

Marco Toti ha detto...

quotato

che lingua è?

mic ha detto...

Tu quoque? ;)

Lingua di uomini (e donne) e non di Angeli...

Luigi Rmv ha detto...

Bellissimo discorso quello di mons. Shneider, me lo sono copiato e conservato.
Una conferma nella fede che da vigore e coraggio, scalda il cuore.

Inoltre fa un lodevoliss1imo invito all'equilibrio, alla lucidità, anno farsi prendere dalle passioni negative e polemiche, a pregare per il papa e per coloro che guidano la Chiesa, trovando modi rispettosi ed evangelici di lottare per la difesa della nostra fede, porgeno l'altra guancia e trovando solo in Dio e nella Sua Parola la nostra forza.

Parole che non ho mai sentito e che vorrei tanto sentire dal Papa, da cui vengono invece, con insistenza, insegnamenti ambigui e critiche feroci a quei piccoli della Chiesa che rappresenta.

Dice mons Shneider:
"...Avete Nostro Signore qui, nella santa messa e nella santa comunione; avete i santi; avete la speranza. Siate quindi grati a Dio e orgogliosi della fede cattolica.

Non vi lasciate confondere da nessuno, e dite sempre: “So in Chi credo”. Come ha affermato San Paolo? “Io so”. E per questa mia fede cattolica sono pronto a soffrire quando non è così ....e questo è il nostro tesoro, miei cari fratelli e sorelle.
La fede cattolica, Nostro Signore nell’Eucaristia, e quando abbiamo Nostro Signore nell’Eucaristia abbiamo tutto: questo è il nostro mistero, e per questo siamo le persone più ricche del mondo".

Avete mai sentito pronunciare al papa simili parole?
No, e non le sentiremo mai da lui.
Perché? Perché creano contrasto con i laicisti e quelli delle altre religioni, soprattutto islamici, che possono storcere il naso a sentir dire "... siate orgogliosi della fede cattolica".

Prima i buoni rapporti con i nemici, poi il gregge.





Anonimo ha detto...


@ che lingua e'?

SE ho ben capito, ci si riferisce ad un noto anglicismo, ormai entrato nell'uso, a quanto pare.
Quoted cioe' citato, I quote = io cito, metto tra virgolette. Vuol dire anche quotare in borsa (vedi qualsiasi dizionario). Cito nel senso di "assento". Credo venga dall'inglese della blogsfera. Se si volesse fare i puristi, bisognerebbe dire, invece di "quoto": cito ma nel senso di "approvo", e quindi (meglio) "approvo", "assento". "Quotato": "citato" oppure "approvato". Gram.

Luisa ha detto...

Insopportabile, confermo e mi quoto :)

Anonimo ha detto...


# qualche osservazione sul "quaerere Deum" nel rifugio di un supposto monachesimo "domestico", sulla base del quale costruire il futuro

1. La situazione nostra non e' paragonabile a quella dell'epoca di san Benedetto. Allora la Chiesa era una forza viva, costruttrice, civilizzatrice sulla base dell'eredita' romana. Oggi invece siamo devastati da una Chiesa in piena decadenza morale ed intellettuale. Uno dei fattori della crisi e' proprio la Chiesa. Allora la Chiesa era un baluardo contro la barbarie, oggi e' una diga rotta in molti punti.
2. Storicamente, l'opera di san Benedetto, viene dopo la fine dell'impero romano in Occidente. Il santo nasce 4 anni dopo che Odoacre aveva rinviato le insegne imperiali a Costantinopoli, facendosi re d'Italia (476). San Benedetto dovette vivere tutta l'esperienza tremenda della Guerra Gotica (535-554), causata da Giustiniano, rovina dell' 'Italia. Mori' infatti nel 547. Le biografie parlano di come egli da giovinetto fosse scandalizzato dalla corruzione dei costumi che vedeva a Roma. Era comunque la Roma nella quale il potere era detenuto dai Barbari, anche se l'amministrazione era ancora nelle mani della classe senatoria. Il cristianesimo era l'unica religione ufficiale dell'impero dal 381, come mai c'era ancora tanta corruzione nei costumi? C'erano state invasioni e guerre, si sa, cose non buone per i costumi. Personalmente, dubito del fatto che ci fosse tutta questa corruzione. Sotto i re goti l'Italia si era ripresa dal periodo delle invasioni, la vecchia classe dirigente senatoria (sterminata poi durante le guerra gotica) esprimeva ancora personalita' notevoli (Boezio per esempio), i goti ariani si stavano lentamente convertendo, si sarebbero fatti cattolici e sarebbero stati assimilati, come piu' tardi i Longobardi. Teodorico fu un re notevole, la nostra penisola era avviata a diventare un regno unitario romano-barbarico al modo della Spagna e della Gallia. Ma non ne ebbe il tempo. Fu Giustiniano a rovinare tutto: voleva ristabilire l'Italia come provincia dell'impero, ormai greco. L'Italia fu devastata, i Goti chiamarono in soccorso altri barbari (franchi, alamanni), pestilenze, carestie, spopolamento; divisa tra i duchi bizantini seguiti, dal 568, dai primi insediamenti longobardi, nuovi invasori. Il triste seguito e' noto.
Ma in tutto questo, la decadenza dell'impero romano (d'Occidente) era cosa ormai alle spalle . Era una guerra tra Stati cristiani, anche se inclini alle eresie.
3. Il parallelo non mi sembra percio' convincente. Ne' personalmente trovo valida quest'idea del monachesimo "familiare", del piccolo gruppo semiclandestino cui affidarsi per la sopravvivenza della civilta'. Mi sembra una concezione decadente. Non mi stupisco che possa averla in qualche modo suggerita Ratzinger, un intellettuale introverso, che considero un tipico esponente della decadenza culturale della Germania odierna. Scusate l'irriverenza.
4. C'e' invece una battaglia dottrinale da combattere, alla luce del sole, invece di arrendersi senza combattere. Una battaglia nella quale questo blog, per quanto modesto sia, e'stato ed e' in prima linea. Una battaglia nella quale stanno entrando, sia pure ancora timidamente, anche importanti uomini di chiesa. Alle armi, dunque, cittadini, anzi cattolici! Alle "armi della critica" per affiancarsi con la parola ai nostri fratelli che in Medio Oriente sono dovuti passare alla "critica delle armi", per non esser sterminati tutti. PP

Anonimo ha detto...

Pongo alla vostra attenzione le parole del Card. Zen: http://traditionalcatholicisminnigeria.blogspot.it/2016/10/cardinal-zen-do-not-follow-this-pope.html?spref=fb
Peccato che, per le mie scarse conoscenze di inglese, non sono riuscita a comprendere tutto.
Ma già il titolo è molto significativo:

Cardinal Zen: Do not follow this pope into his evil designs to destroy Holy Mother Church

Cate

Anonimo ha detto...


COME UN NAVIGANTE.

Più la vita del cristiano, dice Maria, diventa perfetta nella somiglianza a quella di Gesù, più la sua coscienza diventa delicata così da fargli temere e fuggire anche il solo peccato veniale.
Non per lo scrupolo, che mette inquietudine, ma per l'amore che lo rende desideroso di compiere il proprio dovere e di fare tutto quel bene che il Signore desidera.
Il peccato gli fa orrore, non per le conseguenze disastrose che porta, ma perché è una risposta negativa alla domanda d'amore del Creatore.
Come il navigante più si avvicina alla riva e più gioisce e accelera i suoi colpi di remi, come se una nuova forza fosse entrata nelle sue braccia, così chi più si accosta a Dio mediante la fede e la ricerca della sua volontà, più sente il bisogno di vivere in grazia di Dio e di crescere nella virtù.
La gioia che deriva all'anima da questo contatto col divino non viene meno anche quando circostanze diverse sembrano arenare i suoi desideri e la sua volontà di bene.
Il cuore del cristiano è come attratto da una calamita speciale che è il Cuore di Dio per cui ben difficilmente perde la pace anche se vengono a mancare quegli affetti umani in cui aveva posto sicurezza e felicità.
Il dolore che ne può provare non toglie nulla a quella intima unione che lo lega a Cristo, che anzi lo vivifica.
Avviene per il cristiano ciò che in autunno il contadino fa con le sue piante: toglie i rami secchi o inutili perché essi si rafforzino e diano frutti più grandi e saporiti.
Lasciarsi attrarre da Dio fa si che la Vita diventi realtà ed ogni perdita umana sia avvertita come un guadagno.
(L'INADATTO)

Anonimo ha detto...

http://www.corrispondenzaromana.it/il-manuale-di-strada%CB%AE-scritto-da-una-chiesa-in-sfacelo%CB%AE/

Anonimo ha detto...

Un fraticello ostacola il dialogo tra Massoneria e Chiesa Cattolica ?
http://www.corrispondenzaromana.it/breve-risposta-a-un-gran-maestro/

Guido Villa su Fb ha detto...

In occasione della presentazione dell'edizione croata del libro del card. Burke "Divino amore incarnato", domenica scorsa a Zagabria, al cardinale è stato chiesto un parere circa la richiesta dei protestanti di fare la comunione nella Messa di papa Francesco della prossima settimana in Svezia, il card. Burke ha risposto, senza nominare il Papa, e quindi esprimendosi in senso generale, che l'Eucaristia è la presenza reale di Gesù in Corpo, Sangue, Anime e Divinità. I luterani non credono nella presenza reale, per loro c'è solo una presenza spirituale, e alla fine della della cerimonia mettono i pezzi di pane - non a caso il cardinale ha usato l'espressione "pezzi di pane" - in un cassetto. Noi cattolici, invece, riponiamo le sacre specie nel tabernacolo, poiché Gesù è presente realmente e possiamo adorarlo, e possiamo dal tabernacolo, portare le ostie consacrate agli ammalati affinché possano fare la Comunione. Chi non crede in questo non può fare la Comunione, perché farebbe sacrilegio e metterebbe a rischio la salvezza della propria anima. Chi invece dà la Comunione a chi non crede nella presenza reale, commette un gravissimo peccato, anche perché mette a rischio la salvezza eterna dell'anima di chi la riceve.

Anonimo ha detto...

Riflessioni :
Un intervento, quello del 1963, che non cambiava nulla sul piano dottrinale, ma si limitava a modificare la prassi pastorale. Si tratta, se vogliamo, del primo segnale di una tendenza che avrebbe poi dilagato nella Chiesa. Può essere quindi utile riflettere, a posteriori, sulle conseguenze, talvolta devastanti, che possono avere certe scelte a torto considerate puramente pastorali e quindi dogmaticamente innocue.
http://querculanus.blogspot.it/2016/10/principiis-obsta.html#more

Sub tuum præsídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias
in necessitátibus;
sed a perículis cunctis
líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.