mercoledì 5 ottobre 2016

Danilo Quinto. “Preferisco morire da cristiana che essere libera da musulmana”

Un giorno, ha sete e per bere da una fontana usa lo stesso bicchiere di donne musulmane.  Nasce un diverbio. Le altre donne la denunciano alle autorità perché ha infettato la fonte da cui proveniva l’acqua e perché, durante la discussione, avrebbe offeso Maometto e avrebbe detto: «Il mio Cristo è morto per me. Maometto per voi che cosa ha fatto?».

E’ il 14 giugno 2009. Asia Naurīn Bibi, cristiana cattolica pakistana, madre di cinque figli, lavoratrice agricola, è rinchiusa in carcere da allora, a Multan, con l’accusa di blasfemia: il Pakistan  punisce con la morte o il carcere a vita chi insulta il profeta Maometto o chi profana il Corano. Una legge usata come pretesto per vendette e ritorsioni personali, che colpisce sia le minoranze religiose (i cristiani sono il 2% di 180 milioni di abitanti, il 95% sono musulmani, il restante 3% indù, buddisti o fedeli di altre religioni), sia i musulmani. Secondo dati che risalgono al 2010, delle 38 persone uccise per blasfemia, 14 erano cristiane.
Dall’entrata in vigore della discussa norma, nel 1986, fino alla fine del 2014, si contano 1438 casi di vittime.

Dopo la sua incarcerazione, la famiglia di Asia Bibi viene costretta a lasciare il paesino dove abita perché considerata la “famiglia della blasfema”, come dichiara il marito. Condannata a morte nel 2010, tra qualche giorno conoscerà definitivamente la sua sorte, con l'udienza finale del suo processo, rinviato per cinque volte, davanti alla Corte suprema del Pakistan.

Per lei, hanno perso la vita coloro che in questi anni l’hanno difesa. Durissime manifestazioni si tennero nel 2015 in favore della liberazione di Mumtaz Qadri, agente della polizia e guardia del corpo del governatore del Punjab, Salman Taseer e reo confesso del suo omicidio, avvenuto il 4 gennaio 2011. Taseer era “colpevole” di essere andato in carcere a trovare Asia Bibi e di aver riconosciuto la sua innocenza. Il suo assassino fu condannato a morte il 1° ottobre 2011 da un Tribunale anti-terrorismo di Rawalpindi e il giudice che lo condannò fu costretto a fuggire dal Paese dopo aver ricevuto minacce di morte. Nel marzo 2011 fu vittima di omicidio, per il medesimo motivo - aver difeso Asia Bibi - anche il Ministro cattolico della minoranze religiose Shahbaz Bhatti: i cattolici pachistani pregano per la sua canonizzazione.

Comunque vada il processo, sulla testa di Asia Bibi - che nel carcere cucina da sola i propri pasti, perché si teme che qualcuno possa avvelenarla ed è guardata a vista – pende una taglia da 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro) e a marzo di quest’anno l'imam Abdul Aziz, capo dell'ultra estremista Moschea rossa di Islamabad, durante la tre giorni di manifestazioni di Islamabad, che chiedono la sua immediata esecuzione, si rivolge al Governo con queste parole: «Giustiziate al più presto la blasfema Asia Bibi e non piegatevi alla pressione internazionale».

In realtà, l’imam può dormire sonni tranquilli. Tranne qualche appello di organizzazioni cristiane, non si manifesta nessuna mobilitazione internazionale sul destino di questa donna. Nessun Parlamento occidentale ha mai sottoscritto un ordine del giorno, al Parlamento europeo è stata presentata solo quest’anno una generica interrogazione, nello stile del politicamente corretto. Il Governo italiano ha organizzato, insieme a Confindustria e ICE-Agenzia, una missione imprenditoriale a Islamabad, per il mese di dicembre, guidata dal sottosegretario Scalfarotto, in cui si discuterà, in cui si discuterà di infrastrutture e edilizia, energie rinnovabili, meccanica e impiantistica, automotive. Se esiste un mercato di 180 milioni di persone, a chi possono importare le conversioni forzate, i rapimenti, i danni alle aree di culto, le  violenze sessuali e gli omicidi mirati a cui sono sottoposte le minoranze non musulmane?

Nel periodo 2012-2014, in Pakistan sono stati censiti: 265 vittime di attentati; 550 famiglie costrette alla fuga; 21 persone incriminate per presunta blasfemia; 15 casi di conversioni forzate; 15 aggressioni a sfondo sessuale, 20 casi di abusi domestici. Tra gli episodi più gravi, l’attacco alla “Joseph Colony” di Lahore del 2013, quando furono bruciate 100 case di cristiani perché accusati di blasfemia. Si aggiunge il trattamento riservato nel paese alle giovani donne delle minoranze religiose cristiane e indù: secondo un rapporto del “Movimento per la Solidarietà e la Pace”, coalizione di Ong, associazioni ed enti fra i quali la Commissione “Giustizia e Pace” dei Vescovi pakistani, ogni anno circa mille ragazze vengono rapite, stuprate e costrette a nozze islamiche.

Qual è la risposta della Chiesa Cattolica a questo contesto, di cui la vicenda di Asia Bibi costituisce certamente un simbolo? Alle istituzioni laiche che usano il politicamente corretto e cercano rapporti economici con il Pakistan, non fa da contraltare certamente il Papa, che di Asia Bibi e della blasfemia non ha mai parlato. I progetti sulla misericordia richiedono troppe incombenze da svolgere. Asia Bibi un suo testamento lo lasciò otto anni fa, al momento del suo arresto: “Preferisco morire da cristiana che essere libera da musulmana”, disse.
Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Tanto, basta un commento contrario del Vdr e questo copre mille casi simili a questa donna pakistana...

Anonimo ha detto...

Qualche anno fa mi caddero le braccia quando lessi di un grosso nome del cattolicesimo conservatore, che, in una vicenda vicenda simile, quella della ragazza africana che aveva partorito in carcere, lui avrebbe spinto la poveretta a simulare. A fingere di convertirsi all'islàm e poi, una volta al sicuro, tornare a praticare il Cristianesimo. A quanto ricordo, la poveretta africana era copta, sposata con un battista. Se è vero, nessun cattolico la ha consigliata. Temo che questa della simulazione sia la strada più seguita dai Cattolici. Ora, spero, mi auguro e prego di non trovarmi MAI in situazioni in situazioni del genere. Forse apostaterei per molto, mma molto molto molto meno. Però mi è stato insegnato che in certe situazioni si può mentire o fingere di mentire, ma MAI di fronte ad una domanda chiara ed esplicita e diretta dell'autorità politica e/o religiosa.

Anonimo ha detto...

Mi pare che i martiri dei primi secoli a Roma si facessero sbranare dai leoni per non offrire incenso alle divinità pagane.
Mi pare anche che la Santa Chiesa di NS Gesù Cristo si santifichi e cresca per mezzo del sangue dei martiri.
Od invece se ciò vale dottrinalmente, pastoralmente mentire è cosa buona?
Ma chi faceva così un tempo non era chiamato marrano?

Silente ha detto...

Non solo il Papa non ha mai parlato di questa eroica cristiana, ma si è anche rifiutato di incontrare i suoi parenti.

Luigi Rmv ha detto...

Vero Silente, ricordo le immagini televisive:
i parenti di Asia Bibi andarono in piazza San Pietro e il papa, nonostante fosse vicino a loro, li tratto' come dei rompiscatole; mentre gli parlavano annuiva distratto e dopo un saluto di circostanza col sorrisetto finto, non volle riceverli in privato.

Atteggiamento simile ha avuto recentemente con padre Hamel.
Nell'immediatezza del fatto disse che era 'un sacerdote ucciso mentre pregava per la pace', quando invece è era stato sgozzato mentre celebrava la Santa Messa e perché non si è voluto genuflettere davanti al terrorista che voleva fargli rinnegare la sua fede
E cio' nonostante fosse un prete modernista, fautore dell'integrazione, che aveva ospitato i mussulmani negli spazi della parrocchia.

Solo da poco, a distanza di quattro mesi, durante l'omelia privata del mercoledì, quando non aveva più l' attenzione del mondo addosso, ha celebrato la messa di suffragio del povero prete, dicendo che era stato ucciso 'in nome di Dio' (non di Allah, ma del Dio unico) a causa della fede.

Pura ragion di Stato, più clericale di così...