domenica 27 giugno 2021

“Studiare il greco ed il latino porta felicità, vi spiego perché”: parla il professor Nicola Gardini

Qui l'indice degli articoli sulla Latina lingua. "Togliere il latino significa darci un alzheimer sociale".

Dalla cattedra dell’Università di Oxford, dove è professore di letteratura italiana comparata, agli scaffali delle librerie, dove ha venduto decine di migliaia di copie con “Viva il latino, storia e bellezza di una lingua inutile” (Garzanti, 2016), “Viva il greco, alla scoperta della lingua madre” (Garzanti, 2021), “Elogio del latino. Una lingua da amare” (la Repubblica-GEDI, 2021) ed altri saggi dedicati alle lingue antiche, Nicola Gardini è uno degli studiosi che ha contribuito a diffondere, negli ultimi anni, il grido d’amore per il greco ed il latino, sempre più marginalizzate nelle Università italiane ma tornate in voga tra il pubblico non accademico grazie a best seller come il suo. Un salto che ha compiuto perché convinto che questi saperi “diano felicità e conforto”. A TPI ha spiegato perché.

Risale a cinque anni fa il boom della sua opera “Viva il latino”. Si aspettava questo successo?
No, è stata una bellissima sorpresa. Il successo non è stato soltanto del libro, ma del discorso che proponeva. Una riflessione critica, appassionata, ma non soltanto privata, perché il libro ha aperto un dibattito. Gli editori hanno cominciato ad interessarsi a questo tema, altri libri sono nati, io stesso ho continuato su questa linea capendo che quello che avevo fatto con il latino potevo farlo con altri libri. Oggi sono passato al greco, che conosco e che è parte di questo discorso, sebbene i pregiudizi che attaccano il latino non siano immediatamente trasferibili al greco. Questo perché è meno presente, è confinato ad una sola scuola, il liceo classico, e perché nell’immaginario collettivo è la lingua mitica, la lingua delle origini.

Si è più indulgenti verso il greco?
Sì, ma non solo: c’è una forma di fascino che forse il latino, imponendosi nel sistema educativo da secoli e sposandosi con la giurisprudenza e con la Chiesa, ha perso. È anche una questione di aura. Il greco mantiene qualcosa di libero, è associato all’idea di democrazia, di ginnastica, ha qualcosa di irrazionale. Del greco ci si invaghisce perché è una lingua un po’ erotica, ed ha creato una nostalgia secoli e secoli fa quando si è rannicchiato nella parte orientale dell’impero romano e lì è rimasto per lungo tempo fino a riemergere nel rinascimento e nell’umanesimo. Il greco è sempre visto come un ospite benvenuto, qualcuno che torna da lontano, che evoca un rispetto benevolo. Verso il greco non si ha quell’atteggiamento di fastidio e noia che purtroppo stupidamente molti hanno assunto verso il latino portandolo nel chiacchiericcio mediatico, che confonde solo le idee, perché qui si parla di istruzione e di quello che serve trasmettere alle future generazioni.

Possiamo dire che nel greco rintracciamo in modo più romantico le origini del nostro pensiero occidentale mentre la conoscenza del latino è stata al centro di polemiche perché considerata, anche dalla politica, elitaria?
Il latino si è compromesso con il potere mentre il greco è rimasto la lingua dell’individuo ragionante e curioso, dell’avventura. Se dici greco pensi immediatamente ad Odisseo, dicendo latino vengono in mente Cicerone, Virgilio, figure dell’ordine. Però questo è l’immaginario collettivo. Nei miei libri cerco di spiegare, senza pregiudizi, che li leggiamo non perché sono dei geni, ma perché la lingua grazie a loro procede in direzioni artistiche, intellettuali. Ed è questo che interessa: si può chiamare Saffo, Platone, Demostene, in ognuno di questi succede qualcosa di miracoloso, cioè la lingua scopre pensieri, idee, metafore. È molto importante poi il nesso tra lingua e verità, lingua ed immaginazione: il greco questo lo ha fatto molto prima del latino. Pensiamo all’Odissea, in cui si assiste ai fatti della vita e poi ci sono i poeti che la cantano. Il greco è la lingua della grande immaginazione che entra in rapporto con la realtà dei fatti, con le esperienze vissute e le éleva eroicamente, filosoficamente, linguisticamente. Ed è anche, come ha suggerito, l’origine del pensiero, dell’investigazione: per questo il mio libro sul greco si intitola “Alla ricerca della lingua madre” perché c’è dietro l’idea di un inizio.

Perché invece anche il latino è una lingua utile?
L’utilità del latino sta nella sua necessità formativa, si tratta di storia e memoria della nostra cultura e del nostro essere. Eliminare questi studi e chiamarli marginali o elitari è un torto che si fa alla costruzione del sapere storico. Sarebbe lo stesso che dire: niente filosofia o niente musica. Ridurre tutto all’applicazione immediata non significa andare avanti, ma fermare lo sviluppo della nostra mente. Le società hanno bisogno di conoscersi profondamente, e lo studio di queste lingue serve a farci capire che l’attualità non è il presente, il presente è fatto di passato, e che la tecnologia non è scienza: la scienza è fatta di interpretazione, come il latino e il greco. C’è un’utilità anche spirituale: farci sentire parte di un lungo cammino e traiettoria dove il latino e questi testi, la loro penetrazione e diffusione hanno determinato i nostri linguaggi, comportamenti mentali, metafore, il senso della nostra vita. Togliere il latino significa darci un alzheimer sociale.

Da ragazzo scrisse un libro violento sull’università italiana, spiegando perché era fuggito per proseguire la carriera all’estero. C’è un nesso con la marginalizzazione delle lingue antiche?
Il nesso tra i miei interessi per il latino e per il greco e il mio disgusto dell’università italiana c’è, perché io credo nella parola libera, nell’intelligenza, nel dialogo, che sono grandi temi del greco. Questo nelle università è difficile che accada, perché il sistema di reclutamento è molto personalistico, crea zone di potere e non un sistema per i migliori. Io me ne andai perché non mi trovavo bene in una mentalità baronale e corrotta, che fa male a chi cerca di entrare e non ci riesce, fa male agli studenti. Il discorso è complesso, recentemente i giornali hanno detto che non bisogna sparare sempre a zero, ma in realtà il sistema di assunzione va sistemato perché non è fatto per la libera circolazione degli intelletti.

Come si passa dal lavoro accademico alla scrittura di un best seller?
Io sono un accademico strano, sebbene lavori per una università molto solida, quella di Oxford. Anche quando scrivo per l’Università evito il gergo specialistico, obbedisco ad una scrittura personale che certo spesso si scontra con criteri molto conformistici. Dal lavoro accademico ho imparato il rigore e a trattare un po’ tutto il mondo come un’Università, che per me non sta soltanto negli edifici. C’è un’università di lettori che ha voglia di conoscere molte cose che magari normalmente sono riservate all’accademia. Parlo a questa università più grande, lo faccio con una lingua semplice, chiara, diretta ma anche molto personale. I miei libri sono un impegno che mi sono preso con me stesso, per comunicare il più possibile. Sono convinto che questi saperi diano felicità, conforto, stimolo ad andare avanti. Non danno risposte ma pongono moltissime domande, e questo ci aiuta a credere nel futuro.

Tra le sue opere dedicate alle lingue antiche compare “Dieci parole latine che raccontano il nostro mondo”: se dovesse sceglierne una, su quale consiglierebbe di soffermarsi?
Claritas, la chiarezza, una parola bellissima che ha una sua storia. La chiarezza non è un punto di partenza ma di arrivo, è una delle più grandi costruzioni perché richiede un apprendistato alla verità, all’ordine, ai pensieri e all’efficacia del ragionamento. La chiarezza ce l’ha chi scrive tanto, chi studia tanto e arriva a capire il modo più diretto e più rapido per attraversare il groviglio, anche rispetto alla conoscenza di sé. Fonte

29 commenti:

Padre BROWN Dixit: ha detto...

«Gli italiani non possono essere realmente dei progressisti. Sono troppo intelligenti. [....]»

Anonimo ha detto...

27 giugno, Madonna del Perpetuo Soccorso.

O Madre del Perpetuo Soccorso, molti sono coloro che prostrati dinanzi alla tua santa immagine, chiedono il tuo patrocinio. Tutti ti chiamano Il Soccorso dei Miseri e provano il beneficio della tua protezione. Perciò anch’io ricorro a Te in questa mia tribolazione. Tu vedi, o cara madre, a quanti pericoli sono esposto; Tu vedi i miei innumerevoli bisogni. Afflizione e bisogni mi opprimono; sventura e privazioni mi portano desolazione nella mia casa; sempre e dovunque trovo una croce da portare. O Madre, piena di misericordia, abbi pietà di me e della mia famiglia, ma in modo speciale aiutami adesso, in questa mia necessità. Liberami da ogni male; ma se è volontà di Dio che io continui a soffrire, dammi almeno la grazia di soffrire con pazienza ed amore. Questa grazia io ti domando con tanta fiducia e questo io spero di ottenere da Te perchè sei la Madre del Perpetuo Soccorso. Così sia.
Don Ugo Carandino

Anonimo ha detto...

"...Sono troppo intelligenti..."

Per questo che li si volle e li si vuol cancellare, corrompere, cacciare e ricacciare nell'ignoranza e nel vizio.

Per caso ieri leggendo una scheda su Spengler, forse su Wikipedia, ho saputo che Mussolini lesse 'Il tramonto dell'Occidente' in tedesco quando ancora non era stato tradotto in italiano. Particolare che mi ha colpito e va ad aggiungersi alla mia lacunosa conoscenza, piena di stereotipi, dell'uomo.

Anonimo ha detto...

Calenda e Gualtieri, per non perdere neanche un voto del variegato e carnevalesco mondo LGBT, sfilano a Roma mentre gli stessi sbeffeggiano Cristo offendendo milioni di cristiani...
#iostoconmichettisindaco

Anonimo ha detto...

Oggi il Corriere pubblica una bella intervista al M° Muti.
C'è un pezzetto dell'intervista che non posso non segnalarvi.

[...] E mi sono stancato della vita.

Perché dice questo?
Perché è un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff: "Tutto declina".

Insisto: perché dice questo?
Perché ho avuto la fortuna di crescere negli anni 50, di frequentare il liceo di Molfetta dove aveva studiato Salvemini, con professori non severi; severissimi. Ricordo un'interrogazione di latino alle medie. L'insegnante mi chiese: "Pluit aqua"; che caso è aqua? Anziché ablativo, risposi: nominativo. Mi afferrò per le orecchie e mi scosse come la corda di una campana. Grazie a quel professore, non ho più sbagliato una citazione in latino. Oggi lo arresterebbero.

Anonimo ha detto...

In diretta pontificale di mons. Schneider a Parigi
https://m.youtube.com/watch?v=9HGb-P8sCPk&feature=share

Anonimo ha detto...

Un parlamentare che abbia il coraggio di fare una interrogazione per chieder conto degli episodi cristianofobi avvenuti ieri, lo troviamo?

Anonimo ha detto...

Caro amico Gregge,
ti scrivo per sapere almeno da te qualcosa di preciso sulla immunità, che sembra essere una pratica in cui sei da sempre il migliore del mondo. Mi basta una sola tua risposta, la tua immunità discende dal fatto che infettandosi una pecora con un virus della famiglia dei Corona pericolosissimo se trascurato e passando il virus da pecora a pecora in breve tutte le pecore ne sono infettate, ma in maniera sempre più lieve tanto quanto basta affinché possano produrre anticorpi tali da contrastare quel virus per sempre?

Caro amico, qui da noi è stato fatto obbligo che le pecore venissero subito distanziate e rinchiuse ciascuna nel suo ricovero personale,inoltre chi si ammalava non doveva assolutamente curarsi, ma doveva aspettare di essere malatissimo,allora e solo allora veniva portato in una camera detta di rianimazione, che abbiamo presto capito essere anticamera mortuaria.

Ma ora, caro amico, finalmente è arrivato il vaccino salvatutti ed i veterinari sacerdotali assicurano che, quando tutti saremo vaccinati, raggiungeremo l'immunità di gregge. E' proprio questo che non capisco, caro Gregge, la vostra immunità è vaccinata o è un passa/virus naturale da pecora a pecora, che indebolendosi di pecora in pecora, arricchisce ogni pecora di anticorpi e la immunizza?

Qui sta succedendo un inferno, caro Gregge, perché ora il virus ha figliato i suoi replicanti qui detti varianti, puoi bene immaginare come si proceda con pochissime idee totalmente confuse. Devi sapere che alcuni medici di esseri umani hanno osato dire che, fin dal primo anno della facoltà di Medicina, si impara che non si vaccina MAI con l'epidemia in corso, poiché si innesta un processo di varianti della malattia appunto, che il vaccino avrebbe dovuto inibire ed invece moltiplica in forme sempre nuove.

Carissimo Gregge, sentiamo la tua mancanza come non mai, se puoi mandaci un messaggio con uno dei vostri cani da pastore. Con queste varianti speciosamente indotte capiamo anche su quali basi si fondavano le scorse profezie di pandemie senza fine che sibilò Vipera Europea.

A nome di tutti gli animali vostri amici il nostro grazie sincero,
Cane di compagnia

Latinista ha detto...

Una indicazione per il vescovo Viganò:
hic Rhodus hic salta!

Anonimo ha detto...

Muti, da quello che posso capire, è uno che sa chi è lui e chi sono gli altri, ma molti degli altri non hanno capito chi è lui. Questi molti altri erano dapprima un numero ridotto, poi via via più numeroso tanto da metterlo all'angolo. Lui nell'angolo non è stato, ha combattuto come sempre. Ma il numero ridotto poi numeroso è diventato numerosissimo, moltitudine. Anche lui si trova ora con persone che parlano un'altra lingua pur parlando lo stesso idioma nativo. Dietro questa diversità non c'è solo diversità generazionale, c'è l'egemonia culturale che prima di essere tale è sociale. Scale e scalate sociali fatte glissando sulla preparazione. Appunto. E direi anche sulla vecchia invidia verso il Maestro che incarna virtù ruvide in un mondo dissoluto, accogliente, compiacente, dove l'arte è contaminazione. Mancando di amor di sacrificio l'arte si rinnova per scena ed in scena contaminando.

Anonimo ha detto...

"Del greco ci si invaghisce perché è una lingua un po’ erotica,"

FORSE VOLEVA DIRE "ESOTICA"? 
Esorto a correggere...

Anonimo ha detto...

Non credo che ci sia errore. Noi non l'abbiamo studiato, ma capimmo che qualcosa ci veniva taciuto. Viceversa alle generazioni dopo le nostre la prima cosa che hanno insegnato del greco è stato l'amor...greco.

Anonimo ha detto...

Dobbiamo ringraziare il fatto che il Cristianesimo ha fatto da setaccio alle culture che ci hanno preceduto. Ed è giusto che si parli di Radici Cattoliche dell'Europa per la funzione di setaccio morale e culturale che ha avuto il Cristianesimo e per essere stato fermo nella Fede e nella Dottrina Cristiane Cattoliche, fin dove ben sappiamo. Quindi con Cattolicesimo si intende il Cristianesimo, che ha rigettato da sé tutti gli errori storici sempre ritornanti facendo tesoro della sua Tradizione vivente, fin quando l'assedio dottrinale e fisico della Santa Sede si concretizzò alla luce del sole, poco dopo la morte del Venerabile Pio XII, con il CVII.

Anonimo ha detto...


Visto che si sta parlando di greco e di latino... Dobbiamo essere pignoli, anche se il senso non cambia...

La citazione a memoria di "latinista":

Hic Rhodus hic salta

oppure:

Hic Rhodus hic saltus -

se traduce il greco: idou Rhodos, idou kai to pédema
(Esop., Fabulae, 203).

G.

Anonimo ha detto...

Questa funzione di setaccio operata dal Cristianesimo deve essere evidenziata con forza. Una funzione di portata immane che ha offerto all'Occidente la possibilità di far conoscere le culture precedenti a schiere e schiere di generazioni depurate dal male in esse presente. Se la mia generazione ha potuto affrontare i classici greci e latini senza venirne prematuramente corrotta, questo lo si deve alla saggia scelta di latinisti e grecisti cattolici o che non potevano non dirsi cristiani per ambiente e cultura.

Viceversa oggi ci si compiace di aprire gli occhi dei fanciulli e dei giovani quando non hanno ancora gli strumenti necessari per riconoscere il male e giudicarlo per quello che è, quindi vengono segnati da esso a vita. Questo è un peccato che grida vendetta a Dio. La macina è già al collo dei corrotti, dissoluti, servi degli Inferi.

Anonimo ha detto...


Mussolini lettore di Spengler in tedesco.

Mussolini, maestro elementare diplomato, già impegnato nell'attività politica, da giovane passò due anni in Svizzera, a Losanna. Imparò il francese e studiò il tedesco. L'inglese, non lo masticava. Secondo alcuni il suo tedesco, che riusciva a parlare, era di tipo elementare, secondo altri invece fluente. Nel famoso incontro di Monaco del 1938 si vede Mussolini mentre parla con il premier britannico, Chamberlain: probabilmente si parlavano in francese, lingua della diplomazia. Per imparare il tedesco, lesse e tradusse (forse non tutto) il lungo poema del poeta settecentesco tedesco Klopstock, intitolato "Il Messia". Un mattone di notevole proporzione.
Su Mussolini senza dubbio oggi lo stereotipo negativo imperversa ancor più di prima.
Comunque, una base culturale ce l'aveva, anche se non molto ampia. La ampliò con le sue personali letture. Di Nietzsche lesse lo Zarathustra, allora una lettura comune.

Hitler e Stalin erano assai più rozzi, culturalmente. Non erano però degli ignoranti.
Hitler, nei suoi anni giovanili da sfaccendato nella Grande Vienna, lesse un po' di tutto, con preferenze per la letteratura voelkisch ed esoterica. Si nutrì fino all'ossessione delle opere di Wagner, pare. Fece anche l'operaio, per un certo tempo. Dissero poi testimoni ex operai con lui, che non faceva amicizia con nessuno. Nell'intervallo mangiava da solo (latte e verdure, era vegetariano). Quando raramente il discorso cadeva sulla situazione politica, si trasformava completamente, lanciandosi in grandiosi monologhi, che nessuno riusciva ad interrompere.
Stalin aveva studiato nel Seminario ortodosso di Tiflis, per conseguire un diploma non per fare il pope. Ne fu espulso per indisciplina, dopo qualche anno. Pare cantasse molto bene nelle cerimonie liturgiche, che egli ricordò poi come estremamente noiose, per la loro interminabile lunghezza (certo, era poco portato per la religione). Aveva una cultura da rivoluzionario marxista di professione, tutta una serie di letture obbligate. Comunque amava anche lui l'opera (e le ballerine) e il teatro. La sua biblioteca privata (da leader dell'URSS) constava di 25.000 volumi. Leggeva soprattutto opere di storia e politica.
Tornando a Mussolini: l'università di Losanna, quando divenne famoso, gli concesse la laurea honoris causa. Gliela hanno revocata qualche anno fa. Meglio tardi che mai, come si suol dire.
H.

Anonimo ha detto...

Bisogna essere realisti: il greco e il latino sono lingue morte da 2000 anni. Va bene studiarle, ma teniamoci anche al passo con i tempi. Studiamo inglese e tedesco.
Mi pare che certe nostalgie latine e greche siano soprattutto diffuse al sud. Se sono i luoghi più arretrati d'Italia ci sarà ben un motivo...

Anonimo ha detto...

H, grazie!

Anonimo ha detto...


Studiare le lingue morte...Perché studiarle, se non si parlano?

È vero che bisogna oggi conoscere le lingue moderne, anche se basta soprattutto l'inglese, diventato lingua franca mondiale, grazie anche ad internet. Un inglese sempre più degradato, ma questo è un altro discorso. La decadenza di una lingua dipende da diversi fattori, anche e forse soprattutto di natura spirituale. Il francese resiste ancora come lingua della diplomazia? I francesi sono riusciti a mantenerlo nel linguaggio postale internazionale, mi sembra.
Latino lingua morta? Non lo era finché la Chiesa non ha fatto le sciagurate riforme liturgiche che conosciamo, abolendo il latino quale lingua liturgica universale. Grazie all'antichissima liturgia il latino resisteva come lingua ancora parlata, sia pure come lingua sacra solamente. E lingua ufficiale della Chiesa. Ancora lo è, lingua ufficiale, ma forse insidiato anche qui dall'inglese?
IL mantenimento del latino come lingua sacra comportava il mantenimento dello studio della letteratura latina e un collegamento con la storia della Roma antica. Non è un caso, se oggi tale collegamento si è perso e sugli antichi romani predominano gli stereotipi allucinanti del politicamente corretto, diventato una forma particolarmente aggressiva e feroce di incoltura di massa.
Studiare le "lingue morte" significa mantenere un collegamento vitale con il proprio passato, con la propria storia. Senza per questo rinunciare ad indagarla con il giusto spirito critico. Significa anche ricevere un'apertura mentale più ampia. Si diceva sempre in passato che lo studio del latino insegnasse a pensare, data la razionalità della sintassi latina. Questo non significava, ovviamente, ritenere incapaci di pensare quelli che non avevano studiato il latino.
Ma una formazione culturale di questo tipo può essere di massa? Difficile che lo sia. E allora, torniamo a separare il popolo in classi, cominciando dalla cultura? Risposta: bisogna avere una classe dirigente e la sua cultura (in senso ampio) deve essere migliore di quella del popolo. Oggi, con la cultura di massa estrema l'ignoranza dilaga a tutti i livelli, tranne le eccezioni individuali.
Riflessione: in tutta l'Euro-America ci si lamenta della qualità scadente di tanti prodotti, del deperimento qualitativo dell'artigianato, della difficoltà di trovare oggi un idraulico o un elettricista che ne capisca. IN effetti, sono decadute anche le scuole tecniche di un tempo, non c'è più come prima un proletariato capace di far bene il lavoro (tranne le solite eccezioni): insomma è decaduta anche l'aristocrazia operaia. Bisognerebbe ricostruirla. Anche insegnando il latino agli studenti dei tecnici? Perché no?
Se la Chiesa ritornasse in se stessa e quindi all'unica Messa autentica, l'Ordo Vetus, cominciando a rievangelizzare il popolo, forse anche al popolo piacerebbe studiare un po' di "latinorum".
Mantenere comunque lo studio del latino, ciò dovrebbe aiutare ad apprezzare le qualità degli antichi romani (non i difetti), intesi in senso largo, i romani, come italici e altri popoli assimilatisi, cercando magari di imitarle.
G.

Anonimo ha detto...

Proprio perché abbiamo studiato sappiamo che le più importanti culture europee guardano al Meridione ed in particolare all'Italia ed alla Grecia in quanto portatrici di quella cultura nella quale affondano anche le loro radici Nordiche. Le nostre non sono nostalgie, son battaglie per far tornar la scuola in grado di trasmettere degnamente la conoscenza del latino e del greco in quanto attraverso il Cristianesimo ed il retaggio culturale di queste due civiltà si è formato il pensiero occidentale, e la conseguente sua azione.
Certamente solo chi fa qualcosa si sporca le mani, chi non fa non sbaglia mai.

Anonimo ha detto...


Mussolini poliglotta

Prego. Sulla formazione del Mussolini "rivoluzionario" sempre essenziale è il primo volume della celebre biografia di De Felice : Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920, ristampato da Einaudi anche in edizione economica, credo. Si veda il cap II, L'esperienza svizzera, pp. 23-45. Risulta che M. fece traduzioni di opuscoli (per i compagni socialisti) dal francese e dal tedesco (questo'ultimo di Kautsky, con l'aiuto di Angelica Balabanoff) (De Felice, p. 37). In Isvizzera M. fece attività politica nell'ambiente operaio e socialista, facendo a volte la fame e facendo diversi mestieri, ogni tanto. Cercava però anche di studiare, di iscriversi all'Università. A Ginevra, p.e., dove aveva un'amica polacca. Fatto curioso: a Ginevra si tenne un grande comizio commemorativo della Comune di Parigi (1870) al quale parlò in rappresentanza dei socialisti italiani, comizio al quale partecipò anche Lenin, per i russi. Non sembra però che i due si siano incontrati personalmente (op. cit., pp. 37-38). (Pare che anni dopo, Lenin, ricevendo al Cremlino una delegazione di socialisti italiani abbia detto loro: - Mussolini era l'unico rivoluzionario che avevate e ve lo siete lasciato scappare!).
Riuscì ad iscriversi all'Università di Losanna negli ultimi mesi del suo (a volte agitato) soggiorno svizzero, frequentando la facoltà di scienze sociali, ove seguì i corsi di Pareto. Scrisse poi egli stesso: "fu quella un'estate di forte occupazione intellettuale. Divorai, si può dire, una biblioteca intera. Alla mattina mi recavo all'Università, nel pomeriggio studiavo in casa e bevevo quanità enormi di tè zuccherato..." (op. cit., p. 37).
H

Anonimo ha detto...

Ascoltate quello che dice questo professore (specialmente dal minuto 17 fino a quello 23).

https://www.youtube.com/watch?v=LAHk9a25oYU


Anonimo ha detto...

Attento all'utilitarismo a qualunque costo - vera piaga culturale e sociale dei nostri giorni - o amico del 28 giugno 2021 00:22 (e del filo di rossetto).

E W la Tradizione cattolica.

Anonimo ha detto...


Il greco lingua "un po' erotica"?

Credo erotico sia usato qui nel significato di "sensuale", per indicare la sensualità della lingua, come la ritroviamo per esempio in certi fraseggi del Bel Canto italiano del tempo che fu. In effetti il greco, soprattutto quello dei poeti, dava questa sensazione, più del latino, che pure ha le sue musicali armonie.
Il greco più bello è tuttavia per noi quello dei Vangeli, in particolare del Vangelo di S. Giovanni.

Anonimo ha detto...

https://la.m.wikipedia.org/wiki/Paulus_Tarsensis

Anonimo ha detto...

Also sprach Babbio - 9
Una studentessa di Princeton, in un editoriale di un periodico online, difende le scelte del dipartimento di "classics" (la questione dei prerequisiti di ammissione, sapete) e dall'alto dei suoi tre anni di studio universitario del greco, del latino e del sanscrito se ne esce con questa frasetta di inquietante bellezza:
"Latina est gravissima. Sed non est omnis."
Propongo una parafrasi: "Multum valet Latina lingua, sed non omnia coercet".
Qualcun altro sicuramente saprà parafrasare meglio di me. Ma nessuno di noi, ammettiamolo, eguaglierà giammai il latino della egregia studentessa e la sua profondità di pensiero.

Anonimo ha detto...

https://la.m.wikipedia.org/wiki/Petrus

Simon Petrus (mortuus fere anno 65) erat unus ex duodecim apostolis qui Iesum Nazarenum dum vivebat secuti sunt. De vita Petri imprimis in Novo Testamento traditum est.

Anonimo ha detto...

https://la.m.wikipedia.org/wiki/Paulus_Tarsensis

Paulus (Graece Παûλος), nomine nativo Saul (Hebraice שָׁאוּל, Graece Σαûλος),
fuit apostolorum Iesu primusque qui civis Romanus fuerit, conditor ecclesiarum Christianarum in Asia Minore et Europa, auctor epistularum quae in Novo Testamento comprehenduntur. Sanctus in ecclesiis tam occidentalibus quam orientalibus rite habetur.

Animula ha detto...

Quale miglior approccio alla lingua latina si ha quando, da piccoli, con il naso all'insù, ci si sofferma ad ammirare lo stemma di un'antica e nobile famiglia posto sul cornicione dell'abside della chiesetta di paese; dapprima attratti dalla maestosità di forme e colori dello stesso, poi però lo sguardo curioso si spinge un po' sotto a leggere il motto a cui la famiglia si è ispirata, nel tentativo di capirne il significato. È un po' quello che capitò a me quando, da piccola appunto, lessi:
" Neque sol per diem neque luna per noctem".
Dal Libro dei Salmi n. 121 5^/6^ "Il Signore sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte".