lunedì 7 giugno 2021

Il Summorum Pontificum in pericolo. Un Appello del CNSP

Cari Amici,
come tutti Voi, il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum sta seguendo con crescente apprensione le voci, sempre più dettagliate, circa un imminente, pesante ridimensionamento delle disposizioni contenute nel Motu Proprio Summorum Pontificum, emanato il 7 luglio 2007 dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, dal quale la nostra piccola organizzazione trae il suo stesso nome.
Non vogliamo riproporre qui il contenuto di quelli che, purtroppo, non possono più considerarsi semplici rumors, essendo ormai diventati quasi vere e proprie anticipazioni. Confidiamo, però, che vi sia ancora spazio perché la saggezza trionfi, e ciò che sembra profilarsi all’orizzonte non veda mai la luce.
Molti fra i nostri Amici ci chiedono se e che cosa sia possibile fare per prevenire o reagire a quanto pare imminente. E’ certamente prematuro proporre oggi specifiche iniziative, anche se è giusto esprimere sin d’ora tutta la determinazione del Populus Summorum Pontificum, in Italia e nel mondo intero, a difendere con ogni mezzo lecito e legittimo il Motu Proprio e, in particolare, i principi cardine che lo animano: la perenne validità del Messale tradizionale, numquam abrogatum, e la piena liberalizzazione del suo uso, secondo quanto disposto dall’art. 2 del Motu Proprio.Ai nostri cari Amici, a quanti hanno la bontà di considerarci un utile sostegno nel loro apostolato liturgico, diciamo con chiarezza che il CNSP sarà con entusiasmo al loro fianco, in tutte le lecite e legittime iniziative che vorranno intraprendere – nel pieno rispetto verso i nostri Pastori, ma nel sereno esercizio della libertà che il diritto riconosce a tutti i battezzati – per affermare, difendere e diffondere, a vantaggio di tutta la Chiesa, la grandezza della sua millenaria tradizione liturgica e i ricchissimi doni spirituali nuovamente offerti a tutti i fedeli dalle provvidenziali disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum.
Sin d’ora, poi, ci sentiamo pressati a rivolgere a tutti voi un vibrante
APPELLO
Non vi è nessuna iniziativa, nessun progetto umano, nessuna azione o manifestazione pubblica che, per quanto necessaria o addirittura indispensabile, possa avere la forza della preghiera e conseguirne i mirabili effetti. Non vi è nessun difensore, nessun avvocato, che possa assumere la nostra causa meglio e più efficacemente di Maria Santissima, Nostra Signora.
Per questo invitiamo con tutto il cuore i fedeli del Populus Summorum Pontificum d’Italia ad iniziare subito, oggi stesso, la recita individuale o collettiva del Santo Rosario con la specifica intenzione che le norme del Motu Proprio Summorum Pontificum mantengano la loro piena validità così come sono oggi formulate, e che nessuna modifica venga apportata loro, se non per rendere ancora più diffusa e disponibile alla santificazione dei fedeli la pia e devota celebrazione della liturgia tradizionale. Non c’è dubbio che, affidandoci all’infallibile protezione della Madonna, qualunque cosa possa accadere, saremo con Lei vincitori e potremo superare ogni difficoltà.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

In pericolo saremo sempre se non irrobustiremo le nostre anime con il sì sì, no no ad ampio raggio che copra tutta la vita di ciascuno. I mezzi leciti e legittimi non devono essere molli come molle tende ad essere in genere l'azione cattolica ossequiosa, rispettosa, deferente, cerimoniosa, riverente, prudente, obbediente che regolarmente viene posta in non cale da chi la riceve.

L'altro aspetto molle del Summorum Pontificum è di non aver saputo, di non aver neanche ipotizzato di poter dar vita ad alcuna opera di misericordia corporale e spirituale di rilievo in linea con, organica al rito tanto amato, a chiacchiere evidentemente.

Siamo alle solite, chi pecora si fa il lupo se la mangia. Fate come vi pare. La Chiesa è stata okkupata, la Morale ribaltata, il Rito imbastardito, la Dottrina sepolta, non ci passa per la mente, per il cuore, per la volontà che forse dobbiamo fare un esame della nostra coscienza prona a prescindere?

Anonimo ha detto...

In questi giorni infelici siamo ben consapevoli che le attività collegate col famoso "coetus summorum" quasi si trattasse di un'organizzazione a parte, appaiano ancor avvolte da un cono d'ombra. Senz'altro si tratta d'un'iniziativa laicale, ma che dietro ci sian ignoti, magari mica tanto, prelati a diriger l'evento verso ben delimitati fini, come se i laici avessero bisogno d'esser tenuti a bada, è più che credibile. Certamente gli animatori ecclesiastici non si riducono a don Barthe, ce ne saranno altri più noti che bazzicano i corridoi del Vaticano.

Anonimo ha detto...

La resa dei conti è giunta... un poco di responsabilità in quanto avviene è di tutti, anche di chi ha creduto di potersi isolare in isole felici dimenticandosi degli ignoranti che fidandosi dei pastori ha seguito il nuovo corso.Ora i nodi vengono al pettine.

Anonimo ha detto...

Danno più fastidio quelli che criticano che non quelli trasgressivi e permissivi. Danno più fastidio i cristiani ortodossi che quelli in odore di eresia! Questo è quanto si percepisce.
Castellaz Giovanni

pinco ha detto...

spero che la "truppa" non sia stata consapevole del ruolo di "traghettattrice" della Chiesa Cattolica nella "Chiesa di Cristo".

Ma i vertici...che abbiano la ricompensa nelle sedi adeguate. Cewrtamente non quella della "Teonomia Partecipata".

Anonimo ha detto...

Chi ricorda la regola è malvisto da sempre. Ricordare la regola è prima di tutto ricordarla a se stessi e in seconda battuta non lasciare all'oscuro chi la sta trasgredendo. Purtroppo sappiamo che quando trasgrediamo non è per ignoranza della regola, ma per debolezza d'animo che vorremmo non si vedesse. E' questo essere scoperti deboli che ci umilia. Infatti nei Vangeli è detto che la correzione avvenga in privato. Però dopo che si sono usate tutte le cortesie possibili e gli altri continuano come se nulla fosse bisogna gridarlo a pieni polmoni dai tetti. Ad un certo punto davanti alla colpa reiterata, pur a malincuore, bisogna gridarlo ai quattro venti per mettere sull'avviso i piccoli che rischiano di essere travolti dalla menzogna dei masnadieri. Specie se i masnadieri, come accade oggi, sono vestiti con i costumi della pretesa legalità.

Quale futuro per i seminaristi? ha detto...

As a diocesan seminarian who "found" the Faith only by reading about what the Church truly believes (i.e. its Traditional teachings and aesthetics), here are some of the questions I would like to raise in view of the current issue:
1. What can diocesan/religious seminarians do to be faithful in participating and promoting the Church's Tradition in the face of alienation and persecution, and the possible worsening of such experience if the rumored document will embolden some unscrupulous priests especially those who happen to be seminary formators?
2. Provided the said seminarians survive and be ordained, how can they promote Tradition in what seemed to be a prospected grim future?

Da seminarista diocesano che ha "trovato" la Fede solo leggendo ciò che la Chiesa crede veramente (cioè i suoi insegnamenti tradizionali e l'estetica), ecco alcune delle domande che vorrei sollevare in considerazione del problema odierno:
1. Cosa possono fare i seminaristi diocesani / religiosi per essere fedeli alla partecipazione e alla promozione della Tradizione della Chiesa di fronte all'alienazione e alla persecuzione, e al possibile peggioramento di tale esperienza se il documento si vocifera incoraggerà alcuni sacerdoti senza scrupoli, soprattutto quelli che sono formatori di seminari ?
2. Ammesso che i suddetti seminaristi sopravvivano e siano ordinati, come possono favorire la Tradizione in quello che sembra prospettarsi come cupo futuro?

Anonimo ha detto...

Everybody here is sure to know this already, but I just found out:

Vatican II was all about the use of Latin and the Gregorian Chant in the sacred liturgy.

One of the documents of the Second Vatican Council, _Constitution On The Sacred Liturgy Sacrosanctum Concilium_ includes the provisions:
" 36. 1. . . . The use of the Latin language is to be preserved in the Latin rites."

and

"116. The Church acknowledges Gregorian chant as specially suited to the Roman liturgy: therefore, other things being equal, it should be given pride of place in liturgical services."

In our dioceses of today, has the use of the Latin language in our sacred liturgy been preserved?

In our dioceses of today, is Gregorian chant given pride of place in our sacred liturgy?

Which form of the Holy Mass currently celebrated preserves the Latin language and gives pride of place to Gregorian Chant?

I would have to say the Extraordinary Form.

Thus, it would seem that the attachment of those of the faithful who are attached to the Extraordinary Form of the Mass may reasonably be attributed - in part - to their desire to see preserved the liturgical features which correspond to the very provisions set forth by the Second Vatican Council, in _Constitution On The Sacred Liturgy Sacrosanctum Concilium_.

Gederson Falcometa ha detto...

IN THE LITURGY WARS, WHY IS THE POPE CONSUMED WITH MODERATING THE EXTRAORDINARY FORM OF THE MASS WHEN PROBLEMS WITH THE ORDINARY FORM ARE THE GREATEST?
https://southernorderspage.blogspot.com/2021/06/in-liturgy-wars-why-is-pope-consumed.html?m=1

Anonimo ha detto...

https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/27505999/papa-ratzinger-bergoglio-messaggio-nella-bottiglia-documentario-bugnolo-lamendola-decimo-toro-massoneria-daneels-mafia-san-g.html