lunedì 21 giugno 2021

Ma di quale oppressione ci parlano?

Ma di quale oppressione ci parlano?
Che la “causa” Lgbt sia stata ormai adottata dai grandi marchi e che ogni occasione per questi diventi quella giusta per sostenerla è un dato di fatto difficilmente contestabile. E se qualche azienda non ci sta è sufficiente la minaccia di boicottaggio che questa poi si accuccia obbediente come il miglior cane fedele.
Come accadde alla Barilla nel 2013 quando Guido Barilla alla domanda di Rai24 sul perché l’azienda non avesse ancora dato spazio agli omosessuali nei propri spot “osò” rispondere che il target di riferimento dell’azienda era la famiglia. «Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca» fu la candida e sincera risposta di Guido. Non l’avesse mai detto, si scatenò l’ira arcobalenata #boicottabarilla accompagnata dal fior fiore del mondo progressista della politica e dello spettacolo, finché il “pentito” Guido non fece atto di sottomissione dall’allora presidente della Camera Laura Boldrini, dalla quale tutto partì. E così la Barilla iniziò un percorso di “redenzione”, che portò in poco tempo lo storico marchio a diventare modello da seguire, tanto da ottenere dalla “Human Right Campaign” (potente associazione Lgbt che ogni anno stila una graduatoria basata sulle politiche interne ed esterne aziendali in questo campo) un punteggio perfetto. Barilla promossa.
Da marzo la Coop ha avviato la campagna “Close the Gap” «per la riduzione di tutte le disuguaglianze di genere» coinvolgendo fornitori di prodotti a marchio, i soci e i consumatori. Dalla prossima settimana metterà in vendita bag di cotone con il logo arcobaleno accompagnato dallo slogan “Prendi questa borsa e prendi posizione”.
Ma perché grandi blocchi di interessi si muovono per sostenere la martellante campagna arcobaleno che passa per tutti i pori della comunicazione sociale? Semplice, loro interesse è: frammentare, individualizzare, atomizzare i rapporti sociali. Perché tutto deve essere fluido, dall’identità di genere all’identità culturale, passando per quella religiosa. Fluidità che fa bene al mercato. Che così moltiplica all’infinito i vantaggi derivanti dalla libera circolazione di merci persone e capitali. Con i diritti “civili” e le infinite lotte contro le “discriminazioni” che diventano perfetti strumenti di scardinamento delle “vecchie” rigidità.
E se tutto diventa oppressione, con il principale imputato l’etero patriarcato, che cosa vuoi che sia la vecchia e classista oppressione che nega il diritto a un’esistenza dignitosa derivante da rapporti sociali questi sì discriminanti? Molto meglio parlare di razzismi sistemici, di discriminazione di trans e minoranze, meglio introdurre autocertificazioni di genere per cui ognuno diventa quel che si sente di essere, meglio parlare della libertà di affittare un utero con tanto di mercificazione del corpo femminile… che stare a ricordare che i salari (quando ci sono) sono troppo bassi, che il lavoro è sempre più precario e sempre più malpagato, che le donne faticano a lavorare se rimangono incinte, che far figli è complicato quando lo stato non sostiene la maternità, che i servizi fanno sempre più schifo… (Antonio Catalano)
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Corsi di rieducazione piuttosto che di aggiornamento 
Come sapete gli iscritti agli albi dei giornalisti (professionisti o pubblicisti) siamo costretti a fare dei corsi di aggiornamento per ottenere un certo numero di crediti obbligatori. A parte il fatto che è assurdo costringere a formarsi, in particolare i giornalisti, che già dovrebbero farlo normalmente (che giornalista è uno che non si informa e forma?), è sconcertante ascoltare certi interventi durante diversi corsi di aggiornamento. Ultimamente, partecipando ad uno di essi, online, su un tema che non posso riferire, mi ha sconcertato che una delle relatrici sia la stessa che ha scritto che chi - come me (e tanti altri) - considera fondamentale la tutela della vita, della bigenitorialità (mamma e papà) della famiglia tradizionale, è portatore "d’ideologie oscurantiste e lesive per il diritto: una sorta di lupi travestiti da agnelli".
Questa gentaglia dovrebbe formarci?
Sto valutando seriamente la mia cancellazione dall'albo dei giornalisti. Nei prossimi mesi credo sarà sempre peggio.
L'indottrinamento gender sarà esponenzialmente diffuso! (Matteo Orlando)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

NON SI È INGINOCCHIATO

Marco Verratti, col Galles ha giocato da CAPITANO della Nazionale Azzurra; da 9 anni gioca in Francia con compagni di squadra di colore e di altra religione, coi quali condivide allenamenti, partite, ritiri, stanze d'albergo, spogliatoi....; è attualmente fidanzato con una modella francese mulatta e di origini nord africane; insomma non si può proprio pensare che sia razzista, ma nella scorsa partita è uno degli azzurri che non si è prestato alla pagliacciata folkloristica voluta dalla sinistra mondialista, la stessa pagliacciata che, in nome della lotta al razzismo, ha devastato città, negozi, statue, musei, arrivando a censurare opere d'arte cinematografiche, fino ai cartoni della Disney.
Verratti è tutto tranne che razzista, ma NON SI È INGINOCCHIATO per prestare l'immagine a chi, incapace di governare i Popoli, li intorbidisce con battaglie ideologiche assurde.
ONORE A VERRATTI ed ai suoi compagni che NON SI SONO INGINOCCHIATI e solidarietà agli altri ragazzi della Nostra (e non di quattro politici) Nazionale che, riscattati, hanno dovuto soccombere a questo "rito pagano".
Ci s'inginocchia, per chi crede, davanti a Dio, non davanti ai diktat del politicamente corretto.
Salvatore Napolitano

Anonimo ha detto...

ANTIRAZZISTA RADICALE
Io dico NO al suprematismo nero, NO all'indottrinamento arcobaleno, NO alla "cancel culture" che vuol distruggere l'eredità dell'Occidente e, ovviamente, NO a qualsiasi forma di razzismo, perché sono cristiano.
E mi inginocchio solo davanti all'altare dove è riposto il Santissimo Sacramento.

Anonimo ha detto...

Da quel giorno non ho più comprato nulla del marchio Barilla.

Loro vogliono sottoporci agli esami che hanno preparato per noi, ma se nessuno di noi si presenta e mai si presenterà loro devono comprendere che funziona diversamente da come loro nel pensier si sono finti.

Anonimo ha detto...

Mi associo ai commenti qui sopra. Aggiungo che l'unico posto dove non ci si inginocchia più è la Chiesa. Beninteso,eccetto le chiese dove si officia il V.O.
Alla sinistra in ginocchio recrimino soprattutto l'ipocrisia, perché le giunte di sinistra ricusano qualsiasi riconoscimento alle vittime condiderate di destra, ad esempio Norma Cossetto, come pure contestano le strade e i monumenti sgraditi, come quello di Indro Montanelli.

Geniale da Fb ha detto...

Nuove inderogabili disposizioni della FIFA, prima di ogni partita:
- inginocchiati contro il razzismo;
- prosternati per il global warming;
- mani a terra per la lotta al neoliberismo;
- la faccia sotto i piedi per i crimini del colonialismo da Colombo in giù;
- avvoltolati nella mota contro i soprusi del patriarcato;
- in posizione fetale e a occhi chiusi contro ogni clericalismo (tranne quello di quella gente là, quelli là, dai, avete capito);
- su una gamba sola contro lo sterminio dei fenicotteri del Madagascar;
- rannicchiati in un angolo contro gli abusi dei maschi;
- flessioni sui gomiti contro gli USA;
- schiaffo del soldato contro ogni militarismo.
Le partite cominceranno con mezz'ora di ritardo per concludere tutto il cerimoniale.
Grazie, un saluto a tutt%.

Anonimo ha detto...

Sono lì per giocare a calcio per l'Italia e non per fare politica (tra l'altro chi si inginocchia appoggia - inconsciamente forse - un movimento pure anti italiano di manifestanti che distruggevano le statue di Cristoforo Colombo, considerandolo razzista).