giovedì 15 luglio 2021

Com’è antiquata la sfida tra moderni e antimoderni - Marcello Veneziani

Il Novecento dista ormai da noi un millennio piuttosto che un ventennio. Tutto quel che accadde, pensò, sognò, sembra non riguardarci. Se non fosse per il “nazifascismo” ossessivamente presente nei nostri giorni, il Novecento sarebbe ormai sepolto, senza onoranze, in un museo d’antiquariato, tanto ci sembra remoto e polveroso.

L’estate di tre anni fa si portava via Cesare de Michelis, intellettuale veneziano, letterato, editore di qualità che al ‘900 aveva dedicato molti scritti. La casa editrice di cui fu fondatore, Marsilio, ha raccolto quei suoi scritti sul Novecento, a cura di Giuseppe Lupo, in un ponderoso volume di 568 pagine. Moderno Antimoderno è l’autobiografia letteraria e intellettuale del Novecento italiano. Gran libro di scenario e di sintesi, fuori dal mainstream; sguardo lungimirante sull’Italia e sul suo tempo culturale, con un occhio privilegiato agli scrittori delle Venezie.

Il Novecento  ̶  dice De Michelis del “secolo doloroso” o “innominabile”   ̶  ha voluto cambiare il mondo e per farlo ha dovuto sbarazzarsi dell’uomo”. Una denuncia potente e verace del furore antiumano di quel secolo che pure ha venerato l’umanità e l’umanitarismo. Intere generazioni, nota De Michelis, si sono spese fino ad esaurirsi nell’annientamento della tradizione, rimanendo poi senza energie per edificare il nuovo mondo, che fu la promessa con cui sorse e in cui naufragò il Novecento. Da qui la sua insofferenza per le aspettative messianiche del secolo in cui siamo nati, “Non ne posso più delle rivoluzioni”.

L’incipit di De Michelis è folgorante: “Quel giorno che l’anello si sciolse, finalmente diritto il filo indicò la direzione…indietro non si torna…non restava altro che andare avanti” fino a che si sarebbe finalmente raggiunto il paradiso. Veniva rigettato il mito del ritorno su cui si fondavano le tradizioni, la loro visione ciclica e circolare, quell’anello saldo che resisteva intatto da secoli. “La tradizione cedeva il primato al progresso, la filosofia alla scienza, il vero al nuovo”. Ma la vita, nota l’autore, opponeva al progresso i suoi ritmi di sempre, il suo andare in tondo; e allora la vita diventava l’ostacolo, bisognava celebrare la morte che diventava il progetto totale di “questo secolo maledetto”. De Michelis si addentra nella biopolitica e nell’homo sacer, esplorato da Giorgio Agamben; “sovrano è colui che decide sul valore e il disvalore della vita in quanto tale”. La nuda vita diventa sacra, viene politicizzata e assoluto diviene il potere che la presidia. “Medico e sovrano sembrano scambiarsi le parti” e l’esperienza della pandemia sembra confermare tragicamente quella intuizione.

La modernità compie un altro olocausto: è la morte della civiltà contadina che Charles Péguy definì “il più grande avvenimento della storia dopo la nascita di Cristo”. Il Novecento è dunque il secolo che si sbarazza dell’uomo, della tradizione, della memoria, dell’umanesimo, lasciando al loro posto le masse, i popoli, le classi. E, aggiungerei, gli individui sradicati, perduti nella loro spaesata solitudine. A De Michelis non basta lo schemino di Norberto Bobbio che “attribuiva alla sinistra tutti i valori dell’umanesimo progressista e di conseguenza descriveva la destra come la zavorra defatigante che fermava ogni slancio”. Ma la realtà è molto più complessa, i ruoli si sono spesso invertiti e diversificati, non corrispondono al rassicurante manicheismo ideologico di Bobbio. E infatti, nota De Michelis, “quando cadde il nazismo restò il comunismo, quando venne la pace cominciò più mostruosa di prima la guerra, e piano piano divenne chiaro per tutti che dopo la civiltà contadina poteva morire anche la natura”. Inclusa la natura umana, aggiungerei. Riferimenti impliciti del suo sguardo “catastrofico” sono Pasolini e Cacciari. Ma il suo sguardo conduce lontano, più lontano di quanto potesse pensare...

De Michelis dedica pagine affilate al “conformismo degli intellettuali”: “per quanto all’opposizione, l’intellettuale nasce ideologico e conformista”; subordina il pensiero alla militanza politica, il suo genere letterario è il manifesto. Per lui l’uomo di cultura deve rinunciare a qualsiasi ruolo politico, “l’anticonformismo è senza scampo impolitico”, dice citando Prezzolini e i suoi “apoti”; alla fine lui ebbe ragione su Gentile, Gramsci e Gobetti che avevano scelto la via dell’impegno. De Michelis si riconosce poi nell’analisi di Nicola Chiaromonte, un irregolare che “con invidiabile preveggenza” aveva antevisto “la sostanza comune del bolscevismo, del fascismo e del nazismo”. Ma cita anche Berto Ricci, fascista irregolare, che descrisse il prototipo ardito dello “scrittore italiano”, e morirà in battaglia così da non essere costretto a ricredersi”. Eppure in guerra bisogna andarci non per conformismo ma per senso di responsabilità, notava Giuseppe Berto, citato da De Michelis, “perché soltanto chi saprà cosa è stata la guerra potrà avere poi la forza e l’autorità di fare “un’altra rivoluzione”. Ma la guerra non rese migliori, non insegnò nulla e la rivoluzione abortì.

Torniamo al Novecento, il secolo in cui le fedi, diventate ideologie, volsero infine al nichilismo, intrecciando totalitarismo e relativismo. Della letteratura come dell’impegno, non restò nulla, un pugno chiuso, un pugno di mosche e illusioni. E la modernità diventò modernariato.

Si chiede De Michelis: “Ora che il Novecento è finito, consumando il passato e il futuro”, ora che la storia è finita e lo spazio è globale, “che storie riusciremo a narrare?” Forse il futuro, pensava, “ci impone il recupero del tempo, la riconquista del passato, il ripristino di un ordine altrimenti spaesante”. Si tratterà di andare oltre il moderno, l’antimoderno e il postmoderno, guardiani obsoleti di territori ormai abbandonati. La vita è altrove.
Marcello Veneziani, La Verità (13 luglio 2021)

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Affinché l'oramai tristemente noto "green pass" possa far breccia e sconquassare definitamente il già fragile assetto in cui siamo costretti a sopravvivere, l'autorità deve far si che sia il cittadino stesso a bramarlo. Lo schema ricalcato è quello della "sicurezza", già collaudato dai chierici del nuovo culto terapeutico nell'inverno scorso. Coloro che sono stati i più tartassati dalle folli decisioni prese nel recente passato saranno coloro che, nell'idea dei padroni, si faranno da garanti per l'attuazione del folle provvedimento. Proprio loro, legittimamente terrorizzati da nuove chiusure e restrizioni che potrebbero dargli il colpo di grazia, sono i soggetti deputati dal potere ad essere i vigilanti dell'ortodossia sanitaria e di conseguenza gli araldi della nuova normalità.

Così come il "riaprire in sicurezza" fu la trappola perfetta per irretire i disperati operatori dei settori che più hanno sofferto durante i vari lockdown, altrettanto potrebbe esserlo il tanto sbandierato pass, che è solo l'estrinsecazione pratica e nel contempo la degenerazione del concetto sopra citato, tanto invocato allora come unica ancora di salvezza. Portarli dalla loro parte è decisivo per la riuscita di questo disegno criminoso.

Dal "riaprire in sicurezza" al pass, il passo, purtroppo, potrebbe essere breve. Una cosa è certa: superate determinate colonne d'Ercole, una volta compressi,nel disinteresse generale, libertà e diritti fondamentali, tornare indietro è pressoché impossibile. Ed a quel punto tutti dovranno aver paura, non solo quei cavernicoli dei no vax.

Da weltanschauung Italia ha detto...

Ora capite perché abbiamo sempre ignorato i messaggi che ci inviavate su dati, effetti avversi delle inoculazioni e argomentazioni "scientifiche"?

Più volte abbiamo ribadito che focalizzandosi su quell'aspetto (che per carità, va giustamente monitorato ma dandogli il giusto inquadramento) avremmo solo sprecato tempo ed energie.
Così come voler mostrare dati di ogni genere, fare comitati di terapie domiciliari, o tirar fuori le opinioni di questo o quel medico non allineato.
Se il problema, come abbiamo sempre detto, non è sanitario, perché ridursi a quella chiave di lettura?A cosa ha portato? A nulla. Lo vedete che procedono come trattori contro qualsiasi evidenza di tipo scientifico?
Perché continuare a dibattere su quel piano? É masochismo.

Lo andiamo dicendo dal febbraio 2020, qualcuno ha sempre storto il naso, ma lo ribadiamo fino allo sfinimento: finché non si comprende che la chiave di lettura del fenomeno a cui stiamo assistendo non é medica, si continuerà ad andare rovinosamente fuori strada.
Anche se iniettassero acqua sporca, non cambierebbe nulla al dibattito perché é in gioco il nostro futuro e le libertà basilari dell'essere umano.

É loro interesse confondere, spostando tutto il dibattito sul piano medico, così che nessuno si renda conto di quel che sta accadendo.
Se invece di leggere dati, statistiche e bugiardini, alzassimo gli occhi cambiando prospettiva, tutto apparirebbe molto più nitido e la smetteremmo di porci domande sulle incongruenze di questo o quel provvedimento.

@per "Visione del Mondo-Italia" ha detto...

É loro interesse confondere, spostando tutto il dibattito sul piano medico, così che nessuno si renda conto di quel che sta accadendo.
Se invece di leggere dati, statistiche e bugiardini, alzassimo gli occhi cambiando prospettiva, tutto apparirebbe molto più nitido e la smetteremmo di porci domande sulle incongruenze di questo o quel provvedimento.
15 luglio 2021 09:20
Premesso che avete ragione, cosa proponete di concreto?
Io, per ora, delle piccole proposte le faccio:1) Impegnamoci sempre più, a chiedere la Grazia di Dio, per riuscire sempre meglio (o meno peggio) nella preghiera e nella santificazione personale. In primis nel compiere ed ampiere con cura i doveri di stato;
2)vedetevi (ma penso che già lo facciate) il canale 262 del Digitale Terrestre;
3)cerchiamo di cordinarci e di confronti e contatti anche con chi legge "dati, statistiche e bugiardini", cerdando di evitare lo scontro .

Anonimo ha detto...

Ma perché tanti incarcerati, tanti desaparecidos, tante vittime sanguinanti delle repressioni nel residuo regime comunista di Cuba non destano alcuna apprensione, alcuna mobilitazione e alcun inginocchiatoio globale, come già è accaduto ad Hong Kong e in mille altri luoghi del mondo dove agiscono dittature comuniste o regimi radical-progressisti? Perché non esistono casi Zaki da quelle parti, non si vedono facce, non ci sono storie di repressione da raccontare, perché non si raccontano violenze patite su cui indignarsi e far indignare a comando interi branchi di foche ammaestrate? Perché quelle dittature sono accettate col silenzio compiaciuto dei media global e nostrani, mentre il Male per loro sarebbero le polizie occidentali o i governi come quello di Polonia e di Ungheria, votati dai cittadini in libere elezioni per realizzare quei programmi a tutela della famiglia, della scuola e dei minori, che vengono da noi esecrati? Perché la difesa della civiltà, col consenso del popolo, deve passare per barbarie, e la barbarie delle repressioni antipopolari deve passare inosservata?
http://www.marcelloveneziani.com/articoli/per-cuba-non-singinocchia-nessuno/

Anonimo ha detto...

Giorgia Meloni:
Quando l'Italia era ancora una Nazione democratica la governance della Rai, l'emittente pubblica, contemplava la presenza dell'opposizione, a cui spettava la Presidenza e la presenza nel Cda. Nell'epoca della maggioranza arcobaleno, invece, Fratelli d'Italia - unico partito di opposizione e secondo molti sondaggi primo partito italiano - viene epurato da qualsiasi rappresentanza, così che il servizio pubblico, pagato con i soldi di tutti gli italiani, sia più simile al modello cinese che a quello di una qualsiasi Nazione democratica. I partiti che sostengono Draghi, negando per la prima volta nella storia il diritto di rappresentanza all'opposizione, hanno scritto una delle pagine più buie della storia della Repubblica Italiana.
Evidentemente la nostra crescita fa così tanta paura da giustificare la spudorata violazione dei più basilari principi democratici. Ma se facciamo cosi paura è perché siamo liberi: questa è una buona notizia e una ragione in più per continuare a batterci.
https://bit.ly/3enuKbd

Anonimo ha detto...

O LA PIZZA O LA VITA
Il gerontofilo francese ha annunciato che il “green pass” in Francia sarà requisito obbligatorio per l’ingresso in bar e ristoranti.
Già così sorge un quesito giuridico: come spesso capita, se a uno gli scappa di andare al cesso mentre si trova fuori casa, cosa fa? La fa in pubblico o vale lo stato di necessità per andare a farla nel bagno di un bar?
La cosa ha immediatamente suscitato l’approvazione del noto Generale Figliuolo e del Consigliere del Ministro Speranza Walter Ricciardi (è proprio vero: Dio li fa e loro si accoppiano) che vorrebbero anche in Italia l’obbligo del green pass per accedere a bar e ristoranti.
Premesso che i francesi già hanno dimostrato di saper difendere i propri diritti, c’è che in Italia il “vaccinamento” si è pressoché arenato.
La gente comincia a capire e comincia anche a chiedersi come mai di green pass sanitario già se ne parlava nel 2018, molto tempo prima della pantomima, non pandemia.
Il Generale Figliuolo non potrà aggiungere sul suo glorioso petto un ulteriore nastrino, provocando maggior invidia al defunto Generale Eisenhower che ne aveva solo tre, (il M.llo Zukov uno solo!).
Di certo c’è che gli italiani anche se quasi totalmente attapirati, dinanzi alla scelta tra la pizza e la vita, sceglieranno la vita.
I nostri amati governanti otterranno comunque il loro scopo: distruggere la piccola e media impresa.
Quello che già si è verificato è che la Federal Drug Administration USA ha attestato che il vaccino Jhonson e Jhonson “aumenta il rischio di rare forme di paralisi” da tre a cinque volte (è la nota sindrome di Guillain – Barré) e sull’altro versante Pfizer e Moderna sembra che abbiano annullato tutti gli ulteriori studi, essendo impossibile conoscere l’efficacia dei vaccini.
Ma, a tutto ammettere, se i “vaccini” sono così efficaci che ragione c’è di “stanare” i non vaccinati? Ah, dimenticavo! Speranza e Soci, e Big Pharma, si preoccupano della nostra salute (come a Bergamo).
E ora tutti in pizzeria prima che sia troppo tardi.
Augusto Sinagra

Anonimo ha detto...

Una volta erano le libere decisioni dei consumatori a decretare la fine di un prodotto.
Ora sono i governi o i super governi a decidere cosa possiamo acquistare o cosa possiamo produrre.
Tra 13 anni la UE ha decretato che dovremo acquistare solo auto elettriche.
Ci impongono cosa acquistare, come curarci e cosa pensare.

Anonimo ha detto...

Prime dosi giornaliere di siero miracoloso passate da 400.000 di qualche settimana fa a 50.000. Frigoriferi pieni di Az e J&J. C’è preoccupazione tra i dittatori.

Anonimo ha detto...

Informazione italica...
Circa 50 manifestazioni in Francia... Tgcom, Corriere delle Tenebre e Repubblica censurano... parlano solo di delta e di calcio...

Anonimo ha detto...

Siamo a una tale distanza, una lontananza ormai "ontologica", dalla frase "Lo Stato siamo noi" che il solo modo per adempiere al principio filosofico eterno "Recta ratio qui est regula et mensura" è combattere fino alla morte contro le misure imposte dallo Stato, ormai diventato mero strumento nelle mani di un Potere apolide e sovrastatale.

Japhet ha detto...

OT ma non troppo

L'AUSTRIA METTE AL BANDO I FRATELLI MUSULMANI
L’Austria, guidata dal centrodestra, è il primo paese europeo ad aver bandito la Fratellanza Musulmana, una delle più importanti associazioni dell’islam politico a livello internazionale, radicata anche in Italia. I Fratelli Musulmani erano già nel mirino del governo austriaco dopo l'attacco a Vienna in cui erano state uccise quattro persone e ferite 23 il 2 novembre 2020.

Anonimo ha detto...

Mentre noi ci occupiamo di identità di genere, i polacchi si occupano della loro identità di nazione e la Corte Costituzionale rivendica, in una sentenza che passerà alla storia, la primazia del Diritto interno su quello Europeo.
(Paolo Becchi - WordPress)

Perché ci ostiniamo a non voler imparare qualcosa di buono dai polacchi è un mistero!

Anonimo ha detto...

Un post lungo, ma se ne consiglia caldamente la lettura.
Dalla pagina di Giorgio Bianchi.

Per come la vedo io l’unico modo per comprendere il presente è quello di riallacciare i fili dei progetti a lunga scadenza dei centri di potere. Se non si capisce che il potere vero agisce sulle lunghe scadenze, a seguito di un certosino lavoro di studio e di preparazione e solo dopo aver raggiunto un adeguato livello di condizionamento delle masse, è inutile stare qui a discutere. Per inquinare i pozzi del dibattito si è indotto il pubblico semicolto, i cosiddetti “studiati”, a bollare come complotti quelli che in realtà sono progetti a lungo termine.
In Italia abbiamo una vasta letteratura su questi progetti; Pasolini tentò di spiegarlo indicando anche quale fosse lo strumento di elezione per evidenziarli, ovvero la letteratura, ma a quanto pare il suo tentativo non è andato a buon fine.

Purtroppo, grazie a questo lavoro di preventivo condizionamento, sono le stesse persone comuni ad aver assunto in automatico e inconsapevolmente il ruolo di collaborazionisti e kapò del Sistema, partecipando attivamente e su imbeccata, all’isolamento e al discredito delle voci dissonanti.
Con la scusa dell'informazione "responsabile" si intende in realtà mettere la mordacchia a tutte le voci che si discostano dalla narrazione ufficiale, lasciando lo storytelling cosiddetto ufficiale libero di attecchire nell'opinione pubblica.
Per facilitare il raggiungimento di questo scopo, la coscienza collettiva è stata preventivamente trattata mediante la somministrazione di un potente vaccino contro il virus del dubbio.
Sto parlando del concetto delle “Fake News” e del cosiddetto “terrapiattismo”.
Se hai intenzione di imporre al pubblico una narrazione, e hai a disposizione del tempo, parecchio tempo, puoi pensare di occupare preventivamente anche il terreno delle future opposizioni, o meglio ancora di inquinarlo.
Avvelenare è più semplice e risolutivo del conquistare.

Se crei in anticipo un clima ostile nei confronti delle possibili controdeduzioni al tuo discorso, sarà più facile in seguito farlo accettare, in quanto queste teorie saranno rigettate in maniera acritica, automatica. E' per questo motivo che il web e i social sono stati progressivamente avvelenati da potenti tossine che hanno contaminato le opinioni del pubblico sugli argomenti più delicati
Teorie più o meno artate, spesso sotto forma di video, per essere più fruibili, vengono continuamente riversate nel web e poi rese virali dalle condivisioni delle persone.
Purtroppo molti utenti inconsapevoli (altri consapevoli), danno credito (o fingono di dare credito) a queste teorie astruse, consentendogli di circolare e di attecchire nelle coscienze.

La mia ipotesi è che molte di queste teorie bislacche vengano appositamente messe in giro dai padroni del discorso, come una sorta di va**ino, per stimolare una repulsione di tipo anticorpale da parte dei ceti semicolti, inibendone di fatto l’esercizio del dubbio.
Bisogna evitare accuratamente di cadere in questo tranello.
Sappiate fin da ora che alcuni dibattiti sono tossici, sono polpette avvelenate atte a screditare le controdeduzioni alla narrazioni ufficiali. Molte battaglie sono condotte su terreni inquinati. Condurre discussioni serie su un terreno contaminato, avrà il solo risultato di intossicare anche le tesi ragionevoli.
Bisogna giocare sul loro territorio, partire dalle informazioni che loro ci danno per smontarle dall’interno.

Anonimo ha detto...

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L’antidoto alla post-verità non è la verifica dei fatti – da sempre appannaggio di giornalisti e storici – bensì il ristabilimento della logica. Per questo motivo oggi sta prendendo piede una nuova forma di censura che cerca di combattere il ripristino della logica nel ragionamento. Invece gli anticorpi li hanno creati loro screditando l’idea stessa di controanalisi macro-sistemica, e lo hanno fatto inoculando il vaccino del complottismo.
La loro narrazione è solida, ben costruita, ma contiene delle criticità, in quanto si basa sulla menzogna. Una volta intuita la logline è facile individuare i costrutti artati, ed è lì che bisogna colpire. Il motivo è molto semplice: se intuisci la trama tutto il progetto salta, perché la società a quel punto è in grado di reagire al condizionamento e alla manipolazione
Immaginate di andare al cinema e di vedere un film giallo.
La trama è un gioco di specchi, apparentemente non si riesce a trovare il bandolo della matassa. Ma se ad un certo punto si riesce ad intuire il filo logico dello sceneggiatore, l’immagine sorgente all’interno del gioco di specchi, ogni tassello improvvisamente finisce al posto giusto.

Chi ha il potere, quello vero, ha la possibilità di controllare quasi tutte le variabili interne alla società. Questa possibilità fa sì che il futuro non solo possa essere previsto, ma addirittura scritto.
Singoli eventi, decisioni politiche estemporanee, polemiche apparentemente marginali, se inserite in un quadro più generale possono restituirci un percorso ben preciso. A quel punto ogni singolo dettaglio può essere rivelatore di un piano a lungo termine.

Faccio un esempio.
Per mesi mi sono chiesto quale fosse l’utilità politica del dibattito innescato dalla Lorenzin nel voler rendere obbligatorio un numero assurdo di sieri.
Da una parte avevamo i cosiddetti "no-vax" (termine ingegnerizzato divenuto di dominio pubblico proprio in quel frangente) e dall’altra un pallone gonfiato arrogante, all'epoca praticamente sconosciuto, che li bastonava pubblicamente.
Mi chiedevo come fosse possibile impostare un dibattito scientifico con quei toni e in quei termini: dal mio punto di vista era scontata l'utilità di alcuni sieri, ma nello stesso tempo non aveva senso rendere obbligatorio un numero così elevato di farmaci, in particolar modo quelli che nella maggior parte dei paesi occidentali non lo sono.
Ogni dibattito sembrava un incontro di wrestling tra figure che fossero l’estremizzazione grottesca delle due posizioni.
Ad un certo punto mi sono iniziato a porre una domanda: che utilità potrà mai avere un teatrino così grottesco e fine a se stesso ?

Anonimo ha detto...

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Dopo tutto quello che è successo in questi ultimi tempi sono finalmente giunto ad una risposta soddisfacente; di più, quel dibattito surreale è uno dei tasselli che ci può suggerire che lo scenario che stiamo vivendo in questo momento sia stato previsto da tempo. Leggere il seguente scambio di battute, col senno di poi è spiazzante:

Che tempo che fa” (RAI1) 7 ottobre 2018.

Fazio: Perché dobb..., perché “DEVONO” essere [inoculati] i bambini?
Burioni: “Perché [inocularsi] non è un gesto di protezione individuale (come mettersi il casco in motocicletta) ma di responsabilità sociale. Come il non guidare ubriachi. Se le [inoculazioni] non sono sufficientemente frequenti tra la popolazione, i virus possono circolare.”
Fazio: E chi ci rimette?
Burioni: “Ci rimettono i bambini troppo piccoli per essere [inoculati], oppure quei diecimila bambini che stanno guarendo da un tumore e che rischiano magari di morire perché si prendono il morbillo da un compagno.”

Togliamo di mezzo la questione sieri che è secondaria, anche se rilevante per un altro aspetto di cui parleremo dopo.
Qual è il messaggio che è passato ?
“[inocularsi] non è un gesto di protezione individuale (come mettersi il casco in motocicletta) ma di responsabilità sociale”.
In pratica si è iniziato già allora ad innestare all’interno del dibattito pubblico il concetto di responsabilità collettiva come elemento di livello superiore rispetto alla libertà di scelta individuale.
In pratica si gettavano le fondamenta dell’architettura dialettica sulla quale si basano i provvedimenti che hanno implementato successivamente.
La questione del morbillo in pratica era un pretesto per intavolare un discorso che sarebbe stato poi ripreso e ampliato in seguito, in modo da trovare al momento giusto una base di consenso consistente pronta ad accettare quel tipo di provvedimenti.
La disattenzione, ma anche solo la critica costruttiva, dei provvedimenti comporta automaticamente l’incasellamento nella schiera dei negazionisti e dei no-vax.
Quindi in quella fase si stava già iniziando a condizionare l’opinione pubblica in modo tale che fosse pronta a reagire nel modo auspicato una volta che sarebbe stata sottoposta agli stimoli dettati dalla situazione di emergenza.
In pratica si stava “va**inando” l’opinione pubblica al dibattito che sarebbe scaturito in futuro, ossia tra il dover scegliere tra le libertà costituzionalmente garantite e la salute pubblica
Credo non sia un caso che il wrestler-scienziato e l’impresario che allestiva gli incontri in diretta su Rai 1, fossero gli stessi che hanno avuto successivamente, per mesi, il monopolio della discussione sul virus.

Anonimo ha detto...

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Un effetto non secondario che era stato messo nel carniere con il dibattito artato sui sieri, fu quello di inserire un’incisione all’interno della compagine sociale in modo tale che al momento giusto si sarebbe fratturata secondo una linea prestabilita: cosiddetti “negazionisti” da una parte e autocertificati “responsabili” dall’altra.
La frattura ha avuto molteplici ricadute non tutte intuibili a prima vista: in primo luogo ovviamente ha provocato lo scompaginamento di un eventuale fronte ostile alle limitazioni e ha fatto sì che ci fossero i presupposti per utilizzare la fazione formattata precedentemente per contenere e screditare l’azione dell’altra.

Nei conflitti contemporanei è prassi comune tra le potenze neocoloniali quella di scatenare guerre civili nei paesi bersaglio e di sostenere direttamente e indirettamente la fazione che gioca nella propria squadra, evitando in questo modo di inviare i propri uomini sul campo. Si tratta in due parole di incendiare gli animi e sostenere da dietro le quinte i propri proxy: in gergo tecnico questa strategia si definisce “leading from behind”. In secondo luogo l’esistenza dell’altra fazione rafforza le convinzioni e l’appartenenza al proprio schieramento: se da un lato vediamo la rappresentazione plastica di ciò che reputiamo negativo, saremo automaticamente portati a rigettare il corrispondente pacchetto ideologico, in quanto accettarlo comporterebbe l’essere catalogato in quello schieramento e riceverne in automatico tutti gli attributi disdicevoli. Inoltre il nostro schieramento di appartenenza ci percepirebbe a quel punto come un corpo estraneo e procederebbe immediatamente alla nostra estromissione.

Anonimo ha detto...

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Il dibattito sui sieri è stato inoltre ingegnerizzato per un secondo motivo, anche questo direttamente riconducibile al contesto “in vitro” degli anni precedenti.
Il farmaco è il deus ex machina che ad un certo punto dovuto entrare in scena nella narrazione per dipanare la trama e condurre la rappresentazione alla sua conclusione. Ovviamente questo ingresso sarebbe avvenuto solo e soltanto nel momento in cui tutti i punti dell’agenda fossero stati raggiunti o comunque avviati in maniera irreversibile, compreso il famigerato Green pass, passato nel giro di un anno da ipotesi complottista a vero e proprio oggetto di culto e desiderio.
Il siero serviva per dare un orizzonte temporale alle popolazioni oggetto del grande reset e far sì che accettassero la ristrutturazione forzata delle loro economie e la “cinesizzazione” delle loro società per tutto il tempo che fosse stato necessario.
Se si chiede alla cittadinanza di sacrificarsi a tempo indeterminato, si avrà una scarsa motivazione e il costante rischio che si giunga ad un punto di rottura della tensione nervosa; se viceversa le si chiede di sacrificarsi fino ad una scadenza fissata, la somministrazione del siero miracoloso appunto, si avrà una predisposizione sicuramente molto più positiva dettata dalla visione in lontananza di un punto di approdo.

Anche qui ci troviamo di fronte ad un escamotage letterario.
Se lascio intravedere al lettore medio un lieto fine avrò maggiori possibilità di non perderlo durante la lettura.
Detto in maniera più rozza è un po' come i cani al cinodromo: se gli metti la lepre di pezza davanti corrono, altrimenti se ne restano lì a fissare la pista e dopo un poco se ne vanno per conto loro.
Il Gosplan sovietico dava sempre l’anno in cui avrebbero raggiunto il vero socialismo.
Una meta reale ma che richiedeva sempre uno sforzo in più.
E’ anche dalla lettura di secondo livello di questi dettagli che si capisce che c'è una narrazione di base e che tutta l’operazione è stata studiata a tavolino nei minimi particolari e con anni di anticipo.

Torniamo solo per un secondo a Fazio e Burioni per fissar un ultimo punto che ci tornerà utile in seguito.
Una volta operata la divisione tra “negazionisti” e “responsabili” la questione non si è chiusa lì.
Nei mesi successivi si è assistito ad un vero e proprio linciaggio mediatico dei no-vax, sicuramente non proporzionale all’entità della posta in gioco. In pratica i media e gli Influencer di regime hanno operato una reductio ad Hitlerum di una categoria che il loro apparato di riferimento aveva esso stesso ingegnerizzato, in modo da creare nell’ambito del dibattito pubblico un soggetto che fosse paradigmatico del sostenitore di tesi antiscientifiche.
Siccome il primo scontro è avvenuto per così dire in “ambiente controllato” non poteva che finire così.
Ciò ha fatto sì che quando il dibattito si è spostato sul terreno incerto dei provvedimenti pseudoscientifici per contenere la pandemia, il Sistema ha potuto contare su un vantaggio tattico dovuto all’atteggiamento prevenuto di una parte dell’opinione pubblica nei confronti dell’altra. A quel punto è bastato rispolverare l’armamentario dialettico che ha funzionato in precedenza e riadattarlo alla cosiddetta “negazione del virus”.
Il passaggio dalle “Fake News” sui vaccini alle “Fake Ideas” sulla gestione dell’emergenza è stato automatico.
L’assimilazione delle “idee” alle “notizie” è tanto semanticamente scorretta quanto geniale.
A questo punto anche posizioni assolutamente di buonsenso e ragionevoli come il considerare i provvedimenti per contenere la pandemia, sul lungo periodo, di gran lunga più dannosi del virus stesso e lesivi delle libertà costituzionalmente garantite, sono stati automaticamente cassati in quanto considerati antiscientifici.
Il motivo ? La semplice collocazione del loro sostenitore, nell’alveo dei soggetti squalificati durante il dibattito pilota.

Anonimo ha detto...

Obbligo vaccinale, Marco Rizzo-PC: "La prosopopea che ci si vaccina per salvare la società è falsa, nessuno ha detto che i vaccinati non passano il virus"
Il segretario del Partito Comunista: "Nel recovery i fondi per la Sanità sono all'ultimo posto mentre la vaccinite spinge per profitto"

Anonimo ha detto...

Ormai è il quesito del giorno, perché non vietare la vita sociale ai non vaccinati? Inanzi tutto perché è un atto discriminatorio che viola i diritti dell'uomo e cancella lo stato di diritto trasformandolo definitivamente in autoritario! Ma poi anche perché ci sono domande che ancora i così detti "scienziati" non vogliono rispondere o fanno orecchie da mercante.
1) Il vaccino, da quello che sappiamo, non blocca il contagio e la diffusione del virus. In UK, ad esempio, dove la vaccinazione è diffusa, i contagi sono oltre 35 mila al giorno. Allora, perché continuano a dire che vaccinandoci proteggiamo gli altri? Se io sono vaccinato e ho sintomi lievi, se passo il virus ad un non vaccinato, si potrebbe ammalare gravemente? Che senso ha quindi accusare chi non vuole vaccinarsi di egoismo, o discriminarlo con una norma?
2) Perché, costringere i 20enni, i 15enni alla vaccinazione? La loro probabilità di complicanze è prossima allo zero. Perché non tenerli fuori dalla vaccinazione, e in caso farli immunizzare superando la malattia, facendogli generare una risposta immunitaria naturale?
3) Se i nuovi contagiati, per ora, sono paucisintomatici, perché continuare a basare il trasferimento tra colori di zona sui contagiati e non sui ricoveri, o sulle terapie intensive?
4) In questi ultimi sei mesi, quante terapie intensive sono state aggiunte? Quanti protocolli di cure sono stati testati e validati, quanti metodi di cure domiciliari sono stati portati avanti, finanziati, diffusi se validi? Fino a quando andremo avanti con la logica del lockdown? Per sempre?
5) Perché sottoporre l'intera popolazione obbligatoriamente (seppure indirettamente) ad una vaccinazione che è ancora in fase sperimentale, di cui non si conoscono gli effetti sul medio e lungo periodo? Tu obblighi le persone indirettamente a vaccinarsi e poi gli fai firmare un foglio in cui liberi lo Stato dalle responsabilità: ciò è giuridicamente fondato? Perché non incentivare gli over-60 (che hanno un rapporto rischi benefici più basso) e lasciare fuori i più giovani?
6) Costituzionalmente, non riteniamo che imporre delle discriminazioni così feroci su una vaccinazione sperimentale sia assurdo, un atto violento? Ci stracciamo le vesti (giusto!) per le discriminazioni di ogni genere, e poi ci va bene se ORA, non un secolo fa negli USA, milioni di persone vengono estromesse dalla vita sociale di un paese democratico? E questo vale per qualsiasi motivo, ancora di più se le questioni della vaccinazione sperimentale, del contagio sebbene vaccinati, della diffusione del contagio, sono questioni reali?
7) Non ci avevano detto che praticare la vaccinazione di massa con i contagi ancora alti avrebbe fatto proliferare la diffusione delle varianti? Non era quello che ci dicevano tutti i virologi? Perché ora nessuno ne parla? Hanno cambiato idea? Su quali base? Non è che invece questa strategia farà proliferare altre varianti?
(segue)

Anonimo ha detto...

... segue
8 ) Fino a dove uno Stato può imporre dei protocolli sanitari (o di qualsiasi altro genere) semi-obbligatori che limitino le libertà costituzionali basilari? Fino a dove, e fino a quando? Perché non c'è un dibattito giuridico, filosofico, su queste questioni? Non ci rendiamo conto che si potrebbe prendere una china preoccupante, magari anche senza volerlo? E' possibile che l'applicazione della Costituzione è in mano solo ai virologi, alla scienza? Non ci sono altri parametri, altre considerazioni, altri approcci che dovrebbero avere un peso in decisioni del genere?
Credo che debba nascere un dibattito ampio e plurale su queste domande (e su altre). Un dibattito DEMOCRATICO! Questo clima poliziesco a me non piace per nulla. Le persone vogliono capire. Io voglio capire, e se capisco posso valutare. Questo approccio fideistico non si comprende, e quindi il sospetto delle persone cresce.
Credo che tutte le forze intellettuali e politiche, contrarie a questo approccio, e a prescindere da cosa pensino sui vaccini, se essi si siano vaccinati o meno (cosa assolutamente indifferente), debbano unirsi per creare un movimento di contestazione contro questo clima. Aprire un campo di riflessione, in cui rispondere a queste domande, per farne problemi politici, perché di politica si tratta, e di politica fondativa, ossia costituzionale.

mic ha detto...

Stralcio da un'intervista su 'Huffington post' e rilevo immediatamente l'inganno di non affrontare la questione di principio ma di farne una questione di percentuali che, se dovessero cambiare, ci introdurrebbero automaticamente in quella stessa situazione...

"Dunque, Professore, la Francia fa un balzo in avanti in direzione dell’obbligo vaccinale, in Italia se ne sta cominciando a discutere. Di fatto rendere il green pass necessario per alcune attività è un obbligo vaccinale mascherato...

Si e no. È ancora un incentivo. Esiste sempre la possibilità di introdurre sanzioni penali o amministrative, con i carabinieri che vengono a casa o multe da pagare.

E non è necessario in Italia?

Noi in Italia non abbiamo il 30% di persone che dichiarano di non volersi vaccinare come in Francia, ma meno del 10%. E un 20% fluttuante di esitanti. Vede, la distorsione sta nel fatto che si guarda quel che succede in Israele, quel che succede in Svezia, quello che succede in Danimarca e poi si vuole applicarlo anche in Italia. Bisognerebbe studiare la situazione italiana e vedere se è pertinente una scelta come quella di Macron. Nessuno porta argomenti o prove, ognuno dice “secondo me”, “sarebbe meglio”, “non s’ha da fare”, etc. Le prove si cercano, curiosamente, guardando al di fuori dei confini nazionali. "


Anonimo ha detto...

No al modello francese!
Il vaccino può essere proposto a tutti ma imposto a nessuno. Personalmente sono contro anche all’obbligo per il personale sanitario proprio perché il vaccino non ha dato prove efficaci sull’immunità sterilizzante.

Senza nascondersi dietro a un dito, sappiamo che i nuovi contagi riguardano per il 56% soggetti vaccinati.

Anziché riprendere la litania dell’allarmismo, sarebbe meglio che il Ministro della Sanità Roberto Speranza predisponesse finalmente il Protocollo di Cura Domiciliare che scongiurerebbe più del 90% degli eventuali ricoveri.

È bene ricordare che il Covid si CURA A CASA nella stragrande maggioranza dei casi.

Giovani e giovanissimi non hanno nulla da temere ed è bene ricordare che il vaccino non è una moda ma una terapia sperimentale i cui effetti a lungo termine non sono stati testati.

Come prima cosa dovremmo adottare come in Germania un nuovo modello basato solo sui ricoveri ospedalieri e non sui soli contagi che non significano nulla.

Far pagare le cure a chi prende il Covid e non è vaccinato? È la proposta di un comico?

Anonimo ha detto...

Ma quanto sono beoti e/o in malafede ad equiparare la contrarietà all'immigrazione indiscriminata al razzismo?
O la difesa della libertà di opinione e pensiero all'omofobia?
O la libera decisione di non vaccinarsi all'essere un ignorante no-vax?

La sinistra cerca di appiccicare una lettera scarlatta addosso a chi la pensa diversamente. Non è nulla di nuovo dato che hanno sempre adorato regimi liberticidi. Solo ora possiedono mezzi mediatici più potenti per soffocare il dissenso.

Anonimo ha detto...

In Francia vivono un gran numero di islamici francesi, loro quasi certamente non si vaccinano.

Una profezia diceva che gli islamici erano stati messi alle nostre costole per non farci perdere la nostra anima cristiano/cattolica.

Anonimo ha detto...

PROPAGANDA ORWELLIANA NEOSOVIETICA
A causa di occasionale forzata condivisione di spazi abitativi, ho rivisto un TG dopo molti mesi. Sono disgustato!
Un sommario che è l'agenda mondialista progressista ripetuta ossessivamente:
1) terrorismo climatico ambientalista
2) ideologia arcobaleno e promozione LGBTQI+...
3) terrorismo sanitario e vaccinazismo reclusionista
4) unionismo europeo elitista
5) egemonia dello star system politically correct
Mi metto nei panni della massa che non ha memoria o conoscenza delle tecniche della propaganda dei regimi totalitari, né istruzione per mantenere indipendenza di giudizio e capacità di confutazione delle menzogne che provengono dalla TV e tutto assume chiarezza nella sua tetra, terribile realizzazione.
Sarà davvero duro resistere contro la massa decostruita e poi indottrinata alla nuova "fede catodica".
Cit. Davide Lovat

Anonimo ha detto...

"Più del 98% dei reparti ospedalieri è vuoto.
Vittime zero. Quelle pochissime etichettate come Covid sono morte di ben altro.
In tutta Italia 40.000 "positivi" su 60 milioni di persone. La gran parte totalmente senza sintomi. Al massimo 2-3000 con starnuti e tosse.
Per di più, per quelli che credono che i vaccini esistenti siano la soluzione a ogni pericolo, più dell'80% degli ultrasettantenni, quasi unica fascia di età a rischio, sono vaccinati, quindi quand'anche i contagi fossero milioni dovrebbero essere protetti da casi gravi.
In un paese normale popolato da persone razionali si direbbe che non sta succedendo nulla. Che è tutto normale.
Durante le "normali" epidemia influenzali i reparti ospedalieri sono pieni all'80-90%, i pazienti parcheggiati nei corridoi, muoiono decine di migliaia di persone per complicazioni. Senza che nessuno abbia mai gridato alla catastrofe.
Ora non esiste, né è prevedibile, nulla di minimamente paragonabile.
Invece la narrazione apocalittica e colpevolizzante, che non si era mai fermata, è ripresa a tutto ritmo. E la macchina emergenzialista, implacabile, torna a soffocare la società.
Le nuove "varianti" del raffreddore stagionale già vengono usate per giustificare preventivamente qualsiasi abuso e ulteriore restrizione della libertà. La fisiologica oscillazione stagionale delle infezioni respiratorie - che avviene ovunque nel mondo con gli stessi ritmi, a prescindere da chiusure, aperture, percentuali di vaccinazione - viene addebitata senza uno straccio di prova e senza fantasia ai soliti capri espiatori che infinite volte è stato dimostrato come non c'entrino nulla: la movida, le feste, le vacanze, ora con ulteriore insistenza i festeggiamenti per le vittorie calcistiche. E su questa base ridicola si progetta, senza minimamente riflettere sull'assurdità della cosa, di ripristinare coprifuoco, chiusure, limitazioni della libertà di circolazione secondo il folle automatismo delle zone a colori.
Per di più si continua, in spregio a ogni logica e a ogni pudore, ad additare i non vaccinati come untori colpevoli della diffusione di una peste che non c'è, quando è sempre più evidente che le infinite varianti del virus circolano tra vaccinati e non pressoché allo stesso modo, e che non si potrà mai immunizzare l'intera popolazione mondiale. E su questa base paranoica, sulle orme liberticide di Macron, si proclama che la soluzione è la discriminazione sociale di chi sceglie, secondo costituzione, la libertà di cura e la personale responsabilità sulla propria salute.
Davvero bisogna avere gli occhi foderati di prosciutto, e la mente ottenebrata dalla manipolazione, per non vedere che l'emergenza perpetua è un ben preciso progetto politico di dominio e controllo totale, che va avanti per la sua strada nella più totale indifferenza ai problemi sanitari reali.
Eugenio Capozzi

Anonimo ha detto...


Domanda: se non hanno sintomi, come fanno a individuarli come "positivi"?
Non ci vogliono i sintomi per poter diagnosticare una malattia, un'infezione,
insomma una qualsiasi alterazione del tuo sistema ordinario?

Aloisius ha detto...

Ottima analisi, complimenti all'autore
Aloisius