mercoledì 14 luglio 2021

Tweet incoraggianti del card. Sarah. Ma si addensano le ombre sulla Messa antica

Avevo preparato il testo che segue, sui tweet incoraggianti del Card. Sarah; ma ora è da aggiornare prima della pubblicazione. 
Si tratta di una 'voce' e dunque è da prendere con cautela. Viene da fonti autorevoli e riservate riportate da Rorate Caeli, secondo le quali venerdì 16 luglio prossimo - Festa della Beata Vergine del Carmelo - verrà pubblicato il famigerato documento vaticano (che sarebbe già firmato) per arginare il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Forse le preghiere dei fedeli di tutto il mondo - anche in questa fase avanzata - alla Madonna del Monte Carmelo, eviteranno il disastro. Qui - qui gli articoli più recenti sulle minacce al Rito Romano antico, nei quali potrete trovare i link per risalire ai precedenti.

Tweet incoraggianti del card. Sarah.
Ma incombono ombre sulla Messa antica


Ho appreso da Bree A. Deal, la corrispondente dal Vaticano che li ha tradotti in inglese, dei tre tweet con i quali giorni fa il card. Robert Sarah, Prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha espresso il suo pensiero in merito alle temute modifiche al Summorum Pontificum
Parole di speranza per chi ha a cuore la Messa antica ed un avvertimento, sembrerebbe, ai detrattori. Può confortare chi, come noi, è fedele alla Tradizione e al Rito Antico che la rappresenta senza ombre né ambiguità. Ma cosa potremmo sperare, se pensiamo che al Culto divino lo scavalcavano già prima del suo pensionamento, mentre ora è stato nominato Roche, da anni la sua spina nel fianco e noto acerrimo nemico del Rito antico.... Peccato che il Cardinale, Ratzingeriano doc, insista sulle "due forme".  Ne parlo di seguito.

Ecco i tweet, con la traduzione.
"A partire dal Motu Proprio Summorum Pontificum, nonostante le difficoltà e le resistenze, la Chiesa ha intrapreso un cammino di riforma liturgica e spirituale che, seppur lento, è irreversibile."

"La Chiesa non è un campo di battaglia dove si gioca per vincere cercando di nuocere agli altri e alla sensibilità spirituale dei propri fratelli e sorelle nella fede."

"La crisi liturgica ha portato alla crisi della fede. Allo stesso modo, il rispetto delle due forme ordinaria e straordinaria della liturgia latina ci condurrà a uno slancio missionario per l’evangelizzazione, e potremo finalmente uscire dal tunnel della crisi."

Ma la sequenza dei tweet non è finita.

Alcuni giorni prima il cardinal Sarah affermava che nella storia, riguardo a Benedetto XVI rimarrà il ricordo di un Papa “che ha preso a cuore il desiderio di riscoprire le radici cristiane e l’unità dell’Europa e si è opposto al secolarismo senza senso e alla disgregazione della cultura europea”. Aggiungendo che “nonostante gli intransigenti atteggiamenti clericali di opposizione alla venerabile liturgia latino-gregoriana, atteggiamenti tipici di questo clericalismo che papa Francesco più volte ha denunciato [captatio benevolentiae? -ndr] nel cuore della Chiesa è emersa una nuova generazione di giovani. Questa generazione è quella delle giovani famiglie, che dimostrano che questa liturgia ha un futuro perché ha un passato, una storia di santità e di bellezza che non può essere cancellata o abolita da un giorno all’altro”. 

Sulle "due forme" delle stesso rito

Nella Chiesa latina vi sono stati diversi usi della liturgia ma mai due forme (nella sua revisione, che non fu sostituzione, Pio V lasciò in vigore i riti di tradizione più antica di 200 anni). 
La Messa riformata di Paolo VI, secondo Peter Kwasniewski [qui], fu 
più che una mera revisione dell'antecedente. Egli afferma senza mezzi termini che si trattò di "un vero e proprio sdoppiamento della liturgia di Roma: un caso di disturbo dissociativo dell'identità o schizofrenia". E dunque, cito:
Non è affatto possibile, né tanto meno desiderabile, parlare del rito tridentino e del Novus Ordo come “due usi” o “forme” dello stesso rito romano; ed è assurdo affermare che la forma deviata è "ordinaria" e quella tradizionale "straordinaria", a meno che la valutazione non sia meramente sociologica o statistica. Con una crescente compagine di studiosi che mostra le differenze radicali nel contenuto teologico e spirituale tra il rito romano e il moderno rito papale di Paolo VI, non è intellettualmente onesto o credibile affermare che il vecchio e il nuovo rito esprimano la stessa lex orandi o, di conseguenza, la stessa lex credendi. Può darsi che il nuovo rito sia esente da eresia, ma la sua lex orandi si sovrappone solo in parte a quella dell'antico rito, e così anche per le credenda che essi trasmettono — come si vede non solo nei testi ma anche nelle cerimonie e in ogni altra dimensione del culto pubblico. 
Di fatto è obiettivamente difficile considerare « straordinaria » la forma antica con cui la Chiesa ha espresso il suo culto pubblico per tanti secoli, dal momento che ad un'analisi rigorosamente critica non potrebbe sfuggire che quella cosiddetta « straordinaria » - prettamente teocentrica - si distacca nella sostanza, da quella « ordinaria » - decisamente antropocentrica, centrata sull'assemblea - che veicola una ecclesiologia ed una teologia diverse. Basta un solo esempio a confermarlo. Lo dico con le parole di mons. Gherardini:
Si sa che l'offerta è parte integrante del sacrificio: ci sono anzi autori che riconoscono il sacrificio già nell'offerta. in tale ottica si esprimeva si esprimeva l'Offertorio [vedi] della Santa Messa nel messale riveduto da San Pio V. Vi si raccolsero infatti a partire dal XIII sec. le varie preghiere offertoriali che costituivano la tradizione liturgica della Chiesa cattolica: la Curia romana le aveva inserite nel messale suo proprio ed il Papa Pio V le estese alla Chiesa universale.
Eppure, oltretutto con il pretesto non dimostrato e storicamente infondato che si trattava di formule recenti, nuove, individualiste e liturgicamente aberranti, la Messa cosiddetta « di Paolo VI » abolì l'Offertorio. Se non che la scienza liturgica ha sempre sostenuto e dimostrato il contrario: Si dispone di manoscritti che comprovano la falsità dell'assunto: il «Suscipe sancte Pater», il «Deus, qui humanae substantiae», l’«Offerimus tibi Domine », il testo «In spiritu humilitatis», il «Veni sanctificator», il «Suscipe sancta Trinitas» sono preghiere attestate da manoscritti del IX secolo.
Non c'è bisogno di dilungarsi dunque per dimostrare che col nuovo ordinamento venne meno qualcosa di intimamente legato all'essenziale e innestato nella Tradizione. Non dico che la consacrazione delle specie eucaristiche venga con ciò resa impossibile. Mi limito a dire che le due forme non concordano sull'essenziale e che questo «essenziale» non è a pari titolo incluso nell'una e nell'altra forma.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Guido Villa:
A quanto pare, papa Francesco ha già firmato il nuovo Motu Proprio che restringe le libertà concesse ai fedeli con il Summorum Pontificum che amano la liturgia tradizionale.
Una spia dell'atteggiamento di totale disobbedienza della quasi totalità dei vescovi nei confronti di papa Benedetto è il fatto che tale Motu Proprio è stato osteggiato e mai applicato, quasi ovunque le Messe tradizionali vengono celebrate con il permesso dell'Ordinario locale, cosa che per il Summorum Pontificum non è necessaria. E non sempre tale 'permesso' viene dato...
Un tristissimo esempio dell'approccio ideologico del clero di oggi a tale questione, e dell'atteggiamento di totale chiusura alle esigenze dei fedeli è stato il caso del funerale dell'anima santa di Mario Palmaro.
Anch'egli amava Medjugorje e la Messa cosiddetta tradizionale, e molto prima di tanti altri, aveva visto giusto con riferimento alle tendenze dell'attuale pontificato.
Sapeva di essere malato terminale, e chiese al parroco del Duomo di Monza la possibilità che le sue esequie venissero celebrate in Duomo con il rito antico, come previsto dal Summorum Pontificum.
Il parroco del Duomo gli negò questa possibilità (quanta obbedienza verso le norme della Chiesa, quanta carità verso un malato terminale, che chiedeva solamente ciò che era un suo diritto), e allora Mario fece spostare la Messa esequiale nel piazzale antistante il Duomo, di proprietà comunale.
Quando il parroco del Duomo venne a saperlo, per evitare di essere svergognato pubblicamente in modo così aperto, cambiò idea, e diede l'autorizzazione a che il funerale venisse celebrato in Duomo.
Questa è la chiesa (minuscolo d'obbligo) della presunta misericordia...

Anonimo ha detto...

C'è davvero qualcosa di empio in questa insistita e pianificata coincidenza tra ricorrenze mariane e ambigue pubblicazioni vaticane, ma c'è anche qualcosa di provvidenziale perché noi già sappiamo che la Santa Vergine calpesterà quel che di male può sortirne
John Smith

Valeria Fusetti ha detto...

Purtroppo non penso che il card. Sarah nutra un qualsiasi germe di captatio benevolentiae, ma che abbia un senso del papato che si avvicina o forse coincide con la papolatria si. Mi sono convinta di questo all'epoca della mostruosa pachamama, quando ha partecipato all'ignobile corteo. Era così prostrato che camminava come se fosse improvvisamente invecchiato di trent'anni. Malgrado tutto mi dispiace tantissimo più per lui che per noi, anche se è lui che dovrebbe avere le idee chiare sulla vera e la falsa obbedienza, istruire le pecore sbandate e confermare quelle perseguitate dai lupi travestiti da successori degli Apostoli.
Valeria Fusetti
OT : ho cercato di sndare sul sito di Sabino Paciolla, è uscita una pagina su cui campeggia la scritta 403 - PROIBITO

Anonimo ha detto...

Sarebbe ora di smetterla di parlare di “Vetus et Novus” o di “due forme dello stesso rito”. Quello che fu pensato con i documenti del Concilio Vaticano II (pensiero), fu attuato nella prima domenica di avvento del 1969: rivoluzione del culto di Palo VI. Non è stato tanto il CVII a far nascere la nuova religione quanto il culto riformato, quello si che ha operato in tutti questi anni a materializzare la nuova religione dell’uomo.
Ora eccoci qua: due religioni che coesistono, lottano, si scontrano in un unico ovile. Una sola è quella fondata da Nostro Signore Gesù Cristo. Siamo all’epilogo è ora di espellere definitivamente il cancro che ostinatamente non vuole separarsi.Alessandro da Roma

Anonimo ha detto...

Le realtà locali che resistono.
Torna il rito antico in provincia di Terni
https://lauseiusinecclesia.blogspot.com/2021/07/avvisi-sacro-torna-la-santa-messa-in.html

fabrizio giudici ha detto...

Ovviamente sono contento che il card Sarah si sia espresso (pur con concetti quantomeno dubbi, come "due forme dello stesso rito"). Il problema è che negli ultimi anni si è dimostrato molto bravo a scrivere libri, predicare e fare catechesi; azioni concrete invece nessuna. D'altronde stessa cosa si può dire per Ratzinger. Non è che mi senta particolarmente sollevato per tre tweet.

Anonimo ha detto...

Al 16 luglio manca poco. Stsremo a vedere...

Anonimo ha detto...

Da un'intervista a Georg Bier, canonista dell'università di Friburgo

Una restrizione sarebbe ora possibile in molti ambiti: il Papa potrebbe reintrodurre un obbligo di permesso o imporre condizioni alla celebrazione della forma straordinaria, che potrebbero essere intese come restrizioni. In linea di principio, il Papa avrebbe anche la possibilità di abolire completamente questa forma di messa. Il Papa, in quanto supremo legislatore della Chiesa, può decidere ciò che ritiene più vantaggioso per la Chiesa. Probabilmente non abrogherà del tutto il “Summorum Pontificum”, perché non sono scomparse le sensibilità dei singoli gruppi che hanno portato all’adozione di questo motu proprio. Il Papa probabilmente non vorrà scontentare i sostenitori della forma preconciliare. Inoltre, Benedetto XVI vive. Sarà riluttante a contraddirlo apertamente. La continuità è stata molto importante per tutti i papi negli ultimi decenni, anche papa Francesco sottolineerà la continuità, come ha fatto con “Amoris laetitia”, per cui l’insegnamento della Chiesa non è stato modificato, secondo la mens papale, ma solo ulteriormente sviluppato. Quindi ci saranno restrizioni moderate nella migliore delle ipotesi, ma in linea di principio il Papa ha tutte le opzioni.

Anonimo ha detto...

Io mi chiedo che valore hanno le parole di san Pio V contenute nella bolla “Quo primum tempore” del 19 luglio 1570, "VII
Anzi, in virtú dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: cosí che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d'altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.
XII
Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.". Che valore hanno le parole "Indulto perpetuo" e "incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente". Ma questi pastori hanno ancora fede? Amano e rispettano i Papi della Chiesa? Credono nella giustizia di Dio? Credono nell'infallibilità dei Papi quando usano parole come quelle espresse nella bolla?
Emanuele

Anonimo ha detto...

La situazione è drammatica e coloro che dovrebbero risolvere il dramma non sono santi, non sono eroi, non sono condottieri, ma, a dir bene, bravi ragazzi della parrocchietta miracolosamente invecchiati in panchina ai bordi del campo dove giocano lupi e iene.

Diego ha detto...

Hanno meno valore dei 10 comandamenti o del Vangelo. Non si ascolta Dio stesso e si ascolta un vicario di Suo Figlio? L'uomo che ama Dio non ha bisogno di minacce perché per lui obbedire non è un obbligo ma una necessità per la sua anima, come respirare o bere per il corpo. Se manca questo amore si possono scrivere tutti i canoni che si vuole e si può star certi che verranno ignorati se di intralcio

Anonimo ha detto...


"IL papa può anche abolire questo rito"; "il papa ha tutte le opzioni".

Non credo che tutti i liturgisti sarebbero d'accordo su queste affermazioni. È vero che in pratica il papa è un sovrano assoluto. Ma non può fare e disfare come vuole.
Ma ce l'ha il potere di abolire un rito il cui canone risale agli Apostoli, dichiarato in sostanza valido in perpetuo da san Pio V? Il papa ha il dovere di conservare la tradizione della Chiesa, non di distruggerla.
Credo che l'illustre liturgista scomparso, mons. K. Gamber, negasse al papa questo potere.
Il rito romano antico od Ordo vetus, risalente per il canone appunto all'epoca apostolica addirittura, è stato dichiarato dal papa, dopo il Concilio di Trento, come il rito cattolico per eccellenza, rito sempre eseguito dai papi. Non ha prevaricato sugli altri, avendo quel papa (eliminati riti dubbi) riconosciuto come validi riti (teologicamente corretti) che potevano dimostrare almeno 200 anni di uso, come p.e. l'ambrosiano.
Una eventuale abrogazione espressa del rito romano antico da parte di papa Francesco dovrebbe ritenersi invalida.
Z.

Anonimo ha detto...

https://rorate-caeli.blogspot.com/2021/07/beyond-summorum-pontificum-work-of.html

Catholicus ha detto...

https://wdtprs.com/2021/07/ask-father-rumor-will-the-attack-on-summorum-pontificum-be-on-friday-o-l-of-mt-carmel/

Anonimo ha detto...

Non preoccupatevi, la Messa antica non verrà toccata.
Alessio Sabatini Sciarroni

Anonimo ha detto...

Capisco tutti i vostri bei discorsi, i quali evitano tuttavia di porsi la domanda più importante: Bergoglio è veramente Papa?
Per il resto, abbiamo una certezza:il S. Sacrificio della Messa, per quanto brighi l'Autorità (?), continuerà sempre ed ovunque ad essere celebrato e Gesù Cristo Nostro Signore sarà sempre ed ovunque con noi.
Egli ce lo ha promesso ed Egli mantiene le Sue promesse.
A dispetto delle mené di modernisti, conservatori e canonisti saputi.

Commento non argomentato ha detto...

Roche Scrive: "Mentre il Messale mantiene la struttura di base di quello di San Pio V, insieme al 90% dei testi di quel Messale, rimuove un numero di ripetizioni e di accumuli, semplificando la lingua e i gesti della liturgia.”
https://gloria.tv/post/1BLAYso7FM9o693MnV8tZ4gHM

Scusi Prefetto Arcivescovo....ma...per caso va di fretta ?