Qui l'indice degli articoli sulla musica sacra. La musica è solo un aspetto del problema dei seminari. Risulta anche che Leone XIV non sa dove trovare i prefetti per i Dicasteri. Ma anche qui è evidente che, se nei seminari si formano preti mediocri, poi dai preti nascono vescovi mediocri. Il problema è concentrare le risorse sui luoghi di formazione. Ma quali risorse, oggi?
Il problema della liturgia e della musica sacra
è anche il problema dei Seminari
Io sono impegnato nel campo della musica sacra da oltre 40 anni. Purtroppo devo constatare che la crisi che cominciai a conoscere nella mia adolescenza non è certo risolta ora che mi trovo negli anni della piena maturità. Ci sono varie cause a questo stato di cause ma una di queste mi è sempre apparsa molto chiara: l’inadeguata conoscenza di gran parte del clero riguardo il ruolo della musica nella liturgia e la loro, diciamolo chiaro, ingnoranza musicale e liturgica. Certo ci sono eccezioni ma sono, appunto, solo delle eccezioni.
La vita di un musicista liturgico si riassume nelle continue lotte con sacerdoti che non hanno strumenti per comprendere l’importanza della musica nella liturgia. Certo, ci sono anche musicisti di chiesa inadeguati, ma anch’essi sono il prodotto di un clero che non da alla liturgia l’importanza che meriterebbe.
Mi ha fatto sorridere guardare un video del grande organista francese Jean Langlais (1907-1991) che raccontava i suoi incontri con altri grandi organisti francesi. Ad un certo punto, parlando di Louis Vierne (1870-1937), organista di Notre Dame a Parigi, raccontava di come quest’ultimo avesse espresso il desiderio che alla sua morte la sua salma non fosse benedetta dai sacerdoti di Notre Dame. Non che Vierne fosse una persona semplice, tutt’altro, ma è vero che spesso i sacerdoti non aiutano i musicisti a sviluppare il loro potenziale per il bene della liturgia, ma ne costituiscono un impedimento.
Il problema certamente risiede in una società che valuta pochissimo l’educazione musicale, ma anche nell’educazione scarsa che gli attuali sacerdoti ricevono nei Seminari. Almeno in quegli anni formativi dovrebbero essere esposti alla tradizione musicale della Chiesa in modo da educare il proprio gusto musicale ma, molto spesso, così non è. Gli si insegna qualche pseudo musica liturgica che è il prodotto mal digerito dell’atmosfera degli anni ‘70. E si continua, comunque, a non voler vedere il problema, si pretende una riforma della liturgia senza fornire a coloro che la dovrebbero attuare gli strumenti per non degradare la liturgia e la musica sacra.
Il problema è che non si difende il bene della liturgia, ma un approccio ideologico alla stessa che si impone come la volontà del Concilio quando invece tradisce lo stesso Concilio in molti aspetti. Io immagino che le parole di Leone XIV in una udienza di qualche settimana fa in cui parlava del sesto capitolo della Sacrosanctum Concilium, quello sulla musica sacra, agli orecchi di tanti sacerdoti e di persone a cui viene permesso di essere responsabili della musica nella liturgia senza competenza, saranno risuonati come una lingua sconosciuta risuona alle nostre orecchie: incomprensibili. Canto gregoriano? Organo? Polifonia? Patrimonio musicale della Chiesa? Certo, a questo punto ci vorrebbe veramente il coraggio di andare a fondo a questa questione ma, se mi guardo attorno, non mi sembra vedere persone con la volontà di andare oltre il mito per guardare in faccia la realtà di cosa è diventata la liturgia nella Chiesa cattolica.
Aurelio Porfiri

7 commenti:
D'accordissimo, anche se questo è soltanto uno dei mille problemi che riguardano l'educazione nei Seminari!
SENZA IL DOLORE PER I PECCATI COMMESSI NON È CONCESSO IL PERDONO!
"Il dolore dei peccati include necessariamente la risoluzione di non peccare più"
Gli altri sacramenti richiedono che il soggetto abbia le disposizioni convenienti, ma queste non costituiscono la materia del sacramento. Nella penitenza-confessione, il dolore non è solo una condizione, bensì la materia stessa; poiché senza il dolore del peccato, non è concesso il perdono. Il sacerdote dà l’assoluzione dai peccati nel sacramento, sempre che ci sia sufficiente dolore dello spirito, o contrizione, vale a dire odio del peccato commesso con la risoluzione di non peccare più.
La parola contrizione è tratta da un termine latino che significa «macinare» o «polverizzare»; in senso ampio significa avere il cuore affranto. La contrizione è un dolore della mente, non uno sfogo emotivo o un rimorso psicologico. Il figliol prodigo è passato attraverso molti stadi emotivi di rimorso, specialmente quando nutriva i porci o realizzava quanto stessero meglio i servi in casa di suo padre. Ma il vero dolore non è arrivato fino a che non gli entrò nell’anima la risoluzione: «Mi alzerò, andrò da mio padre» (Lc 15, 18).
Qualche volta si dice che tutto ciò che un cattolico deve fare è andare a confessarsi e ammettere i propri peccati, e tornerà bianco come la neve per poi tornare a commettere lo stesso peccato. Questa è una caricatura del sacramento, in cui non c’è volontà di emendarsi né dolore. I peccati di un tale penitente non sono perdonati. Il dolore dei peccati include necessariamente la risoluzione di non peccare più; non è solo un desiderio privo di risvolti pratici.
Una parte dell’atto di contrizione contiene questo proposito: «E io sono fermamente risoluto, con l’aiuto della tua grazia, a confessare i miei peccati, fare penitenza ed emendare la mia vita. Amen». Significa che qui e ora prendiamo la decisione di non peccare; decidiamo di prendere tutti i mezzi necessari per evitare il peccato in futuro, come la preghiera e la fuga dalle occasioni.
L’assoluzione non sarà efficace se nel dolore non c’è anche questo elemento chiave, la volontà di emendarsi. Ciò non implica la certezza assoluta che nessuno peccherà ancora, perché questo sarebbe presunzione. Ci sono due modi per verificare la saldezza di un proposito: uno è riparare il peccato il più presto possibile; per esempio, se uno è colpevole di sarcasmo contro il prossimo, va a chiedergli perdono oppure, se ha rubato, restituisce il maltolto. Il secondo modo è evitare le occasioni di peccato, come cattive letture, cattive compagnie, gozzoviglie e ogni azione che in precedenza ci ha condotti al peccato.
(Fulton J. Sheen, da "I 7 Sacramenti" edizioni Ares)
Il Signore comunica per ispirazione.
La Parola, divenuta oggetto di studio, non viene ascoltata, ma frammentata prendendo a spunto parole o espressioni in modalità bigliettino nei cioccolatini. L'aver ridotto lo studio della Parola di Dio a una classificazione di "generi letterari" o nella sagra del dubbio, mitizzando (e poi demitizzando, cioè screditando) anche ciò che è saldamente e semplicemente storico, nel più violento disinteresse per tutta la sapienza delle letture allegoriche, sapienziali e anagogiche, ha ridotto la Parola a cultura.
Venuta meno l'ispirazione divina, le omelie e la catechesi si sono fatte scialbe e chi è poco affascinante non affascina (al massimo interessa, ma l'interesse è un dare e ricevere soltanto sul sul piano umano). La rivelazione di Dio è un atto e una storia di amore in cui il fascino conta molto di più della lezioncina.
I seminari formano dei sacerdoti molto inclini alla lezioncina, al moralismo, alla psicologia, ma poco all'elevazione mistica, all'ispirazione, all'amore devoto.
Il poco fascino non attrae e di lì nasce anche il calo di vocazioni: non attrae vedere dei funzionari del sacro, più scettici dei laiconi e più moralisti (in certi campi) dei bigotti.
Non sanno più farti riflettere sui peccati del catechismo, ma su quelli psicologici e sociali sanno agitare ricatti affettivi e sensi di colpa come nemmeno un inquisitore.
Sì, c'è un problema nei seminari: di ispirazione, di fascino e di amore.
Davanti al Signore Eucaristia si fa fatica a vedere qualcuno in ginocchio, in silenzio, a lungo. Si fa fatica veder ringraziare e adorare. Parlano, parlano tanto e agitano al fare, facendo ciò che non sarebbe la parte migliore. Sembrano di Santa Marta, non di Maria, nè la sorella di Marta e tanto meno la Madonna che non amano più, come viene insegnato dai professori di seminari protestantizzati e secolarizzati.
C'è da pregare perchè il Signore torni ad ispirare, illuminando l'intelletto della sapienza di Dio, cioè di un dono. Altrimenti resteranno solo intelligenze calcolatrici, presto a disagio con i portenti dell'IA, che in questo campo può essere migliore. Infatti l'IA sa fare meglio i conti, anche con le citazioni e i ragionamenti. Quello che gli mancherà sempre è l'esperienza d una lacrima, di una notte in veglia, di un ginocchio piegato e di tutta la luce contemplativa che ti invade davanti alla Rivelazione di Dio in Cristo.
Fosse solo una questione di dolore! Ormai non si confessa più nessuno. La confessione come i preti avevano insegnato a me da bambina per la Prima Comunione non esiste più in quella che voi vi ostinate a chiamare Chiesa Cattolica, ma che rassomiglia assai ad una setta protestante. I confessionali nella mia parrocchia sono stati rimossi da tempo. Gli altari laterali da gran tempo demoliti uno ad uno, le statue nascoste, i banchi sostituiti da seggiole orribili. La "confessione" moderna, desueta, assomiglia ad un colloquio psicologico di bassa lega. Se poi certi peccati non sono più peccati, per esempio quelli riguardanti la purezza o l'onore dovuto ai genitori (rarissimi sono anche i preti tradizionali che predicano sul quarto comandamento), allora non c'è più bisogno di confessarsi. Poco male per il fatto che poi la gente si comunica, perché la validità dei nuovi sacramenti è dubbia. Comunque sia, la situazione attuale è questa, e una Messa tradizionale una volta all'anno in S. Pietro, alle sette di mattina, cambia ben poco.
L'epicentro della crisi
L'epicentro della crisi mondiale è l'epocale crisi di autorità nella Chiesa che ci ha trasformato tutti in attori equivalenti dell'interessante (quando è interessante) discorso culturale del feuilleton della domenica, Papa, cardinali e vescovi inclusi. L'estenuante lunghezza delle ultime encicliche (sempre in attesa di recensioni) ne è un sintomo.
"Il problema è concentrare le risorse sui luoghi di formazione. Ma quali risorse, oggi?"
Personalmente l'ho gia' trovata. La mia "risorsa" per me e' Don Elìa
a cui affiderei (se potessi) lezioni a reti unificate per
tutti i seminari, riproposizione e ampliazioni delle sue Catechesi/Meditazioni
ultima delle quali in tema all'argomento trattato: "Deus cordis mei."
Ave Maria!
P.S. Nel frattempo sarebbe bello se poteste condividerlo a puntate su questo blog.
(Personalmente sono del tutto ignorante in merito, altrimenti l'avrei gia' fatto)
Ma se in Italia si fatica a trovare qualcuno che sappia tenere in mano uno spartito per il verso giusto, cosa c’entrano i seminari?
Quanti di voi sanno la musica, cantano o suonano uno strumento?
Quanti di voi insegnano la musica ai propri figli?
Quanti di voi ascolta regolarmente musica in casa con i propri figli?
È tutta colpa “del concilio”, ripetuto ad nauseam da decenni su qualunque argomento, sempre coi paraocchi!
Ma basta ora dai!
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