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martedì 22 settembre 2026

Nuova nota vaticana su Nostra aetate: dialogo interreligioso, libertà religiosa e fedeltà a Cristo

https://infovaticana.com/2026/09/16/nueva-nota-vaticana-sobre-nostra-aetate-dialogo-interreligioso-libertad-religiosa-y-fidelidad-a-cristo/

C'è una muova nota della Santa Sede: "Un Cammino di speranza" [qui], approvata da Papa Leone XIV, che riprende "Nostra Aetate" del Concilio Vaticano II e fa riferimento, in particolare, al dialogo interreligioso.
Mentre con ogni altra religione pare non ci siano problemi, specialmente con l'Ebraismo [e invece vedi] da cui nasce il Cristianesimo con l'Incarnazione di Gesù Cristo, seconda Persona della Trinità Divina, così non è con l'Islam i cui precetti sono assolutamente incompatibili con il Cristianesimo, e in particolare con il Cattolicesimo: questo ce lo ha insegnato la Storia da Poitier nel VII secolo, a Lepanto nel XVI secolo fino a Vienna nel XIX secolo.
Confermare ogni indicazione del documento NOSTRA AETATE sul dialogo interreligioso vuol dire smentire clamorosamente quanto asserito da Papa Benedetto XVI nel suo discorso a Ratisbona, il cui contenuto è stato, forse, una delle cause delle sue difficoltà e che Papa Leone dovrebbe conoscere.
Un conto è incontrarsi con musulmani sul posto di lavoro o altrove e portare loro rispetto, altro conto è consentire loro di costruire Moschee dove si istruiscono i fedeli alla Legge Coranica (i musulmani non riconoscono altra Legge che quella), mentre nei Paesi musulmani non è permesso costruire chiese cristiane, permettendo loro di potersi candidare alle elezioni amministrative o politiche.
Papa Leone XIV, sottoscrivendo la Nota, non ha tenuto conto del documento di Benedetto XVI, ma solo di quello di Francesco.
Il Concilio V. II non fu Dottrinale, ma "solo" Pastorale, dunque è lecito discutere sulla decisione di Papa Leone di confermarne le indicazioni, in considerazione di quel che succede nella Società a causa della massiccia presenza musulmana in Italia e in Europa, che non può essere taciuto né giustificato. Essi, infatti, rifiutano di integrarsi e tendono a portare tutti nell'Islam: sarebbe antistorico negare le mire islamiche nel mondo e la necessità di fermarle adeguatamente.
Mercoledì 16 settembre, in occasione del 60° anniversario di Nostra Aetate , la dichiarazione del Concilio Vaticano II sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, il Vaticano ha pubblicato un lungo comunicato. Il documento ripercorre sei decenni di dialogo interreligioso e offre linee guida per il suo sviluppo negli anni a venire.

La nota, intitolata "Un cammino di speranza: sessant'anni di dialogo interreligioso e fraternità alla luce della dichiarazione conciliare Nostra Aetate ", è stata redatta congiuntamente dal Dicastero per la Dottrina della Fede, dal Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso . Leone XIV ha approvato il testo durante un'udienza concessa ai prefetti e ai segretari dei tre organi il 22 giugno e ne ha ordinato la pubblicazione.

Sessant'anni di Nostra aetate
Il documento inizia con la promulgazione di Nostra aetate il 28 ottobre 1965 e ricorda che la dichiarazione nacque inizialmente da una riflessione sul rapporto della Chiesa con il popolo ebraico dopo l'Olocausto, prima di estenderne la portata ad altre religioni.

I tre dicasteri descrivono il documento conciliare come un "profondo cambiamento" nel modo di intendere ed esprimere il rapporto della Chiesa con i fedeli di altre religioni e ricordano l'affermazione conciliare secondo cui la Chiesa "non rigetta nulla di ciò che è vero e santo in queste religioni".

La nuova dichiarazione collega inoltre il dialogo interreligioso alla difesa della libertà religiosa. In questo contesto, sottolinea espressamente che tale esigenza implica la richiesta "della stessa libertà per i cristiani nei paesi in cui sono una minoranza".

Il rapporto con l'ebraismo e l'unicità di Cristo
Una parte significativa del documento è dedicata alle relazioni tra cristiani ed ebrei. La nota ricorda le radici ebraiche del cristianesimo e sostiene che il dialogo ebraico-cristiano non può essere ridotto a relazioni diplomatiche o a mera comprensione reciproca.

Il testo ribadisce che "l'alleanza di Dio con il popolo ebraico è irrevocabile", ma chiarisce subito che ciò non significa che esistano "due vie per la salvezza" per i cristiani, né che l'alleanza con il popolo ebraico costituisca una via di salvezza parallela a quella cristiana.

"La Chiesa insegna che Cristo è l'unico redentore", afferma il documento.

La nota ricorda inoltre la condanna dell'antisemitismo contenuta nella Nostra aetate e riconosce che i conflitti degli ultimi anni in Medio Oriente hanno messo a dura prova alcuni dei ponti costruiti negli ultimi sessant'anni tra ebrei e cristiani.

Dialogo ed evangelizzazione

Il documento dedica un'altra sezione al rapporto tra dialogo interreligioso e missione evangelizzatrice della Chiesa. Riprendendo gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II, ricorda che il dialogo con le altre tradizioni religiose "fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa".

Al contempo, mette in guardia contro un'interpretazione che porti a relativizzare l'identità cristiana e ricorda la fedeltà a Gesù Cristo come "via, verità e vita".

Pertanto, la nota sostiene che il dialogo deve evitare sia il "relativismo" che il "sincretismo" e svilupparsi a partire da una chiara consapevolezza della propria identità religiosa.

Il documento afferma inoltre che il dialogo non significa «rinunciare alla verità», bensì proclamarla «in modo evangelico: con stima, ascolto e carità», e lo colloca come dimensione della missione evangelizzatrice della Chiesa.

Islam, libertà religiosa e persecuzione dei cristiani
Nell'affrontare il tema dei rapporti con l'Islam, i dicasteri evidenziano una crescente consapevolezza delle manifestazioni di islamofobia e distinguono tra i casi di fondamentalismo e violenza e i musulmani che "si integrano e lavorano nei paesi che li accolgono".

Il documento richiama anche le parole di Francesco nell'Evangelii Gaudium , in cui chiedeva di accogliere "con affetto e rispetto" gli immigrati musulmani che arrivavano nei paesi di tradizione cristiana, ma al tempo stesso invocava la reciprocità in materia di libertà religiosa e chiedeva ai paesi di tradizione islamica di permettere ai cristiani "di celebrare il loro culto e vivere la loro fede".

La nota menziona anche le persecuzioni subite dai cristiani in diverse parti del mondo per mano di gruppi religiosi estremisti e descrive ogni persecuzione per motivi religiosi come una violazione della dignità umana.

Maggiore formazione sulle altre religioni nei seminari
Tra le proposte concrete per il futuro, i tre dicasteri auspicano un approfondimento della formazione sul dialogo interreligioso nei seminari, negli istituti teologici e nei programmi pastorali.

Il documento propone di promuovere la conoscenza delle religioni e della storia delle relazioni interreligiose, di elaborare linee guida per il dialogo e di favorire la cosiddetta "alfabetizzazione religiosa". Suggerisce inoltre di integrare una maggiore comprensione delle questioni culturali e geopolitiche contemporanee nella formazione cristiana.

Inoltre, incoraggia la prosecuzione delle iniziative locali della Chiesa attraverso commissioni di dialogo, progetti comuni, azioni educative e umanitarie e altre forme di incontro.

"Non si tratta di fondare una grande religione mondiale."
Nelle sue linee guida definitive, il documento esclude espressamente che il dialogo interreligioso miri a creare una religione comune in cui le differenze scompaiano.

"Non si tratta di fondare una grande religione mondiale in cui tutte le credenze siano livellate", afferma la nota, aggiungendo che questa possibilità dovrebbe essere scartata "per rispetto di sé stessi e degli altri".

Il testo sostiene che l'obiettivo è costruire una società capace di accettare le differenze e promuovere la convivenza pacifica tra i credenti di diverse tradizioni.

In conclusione, i tre dicasteri ritengono che Nostra aetate abbia trasformato le relazioni interreligiose negli ultimi 60 anni e auspicano la prosecuzione di questo cammino attraverso il dialogo, l'educazione e la cooperazione.

La nota si conclude richiamando un'espressione di Leone XIV che invitava i credenti a diventare "costruttori di ponti, non di muri" e sostiene che il dialogo avviato dopo il Concilio rimane un "cammino di speranza" aperto per la Chiesa e per le altre tradizioni religiose.

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