Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 15 ottobre 2011

I colloqui Roma/FSSPX? Ma essi avevano già avuto luogo!

Ho appena letto su Riposte-Catholique il seguente articolo, di cui ho riportato il titolo originale, che risale al maggio 2009, ma reca notizie che fanno apparire in una luce diversa i rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità di San Pio X.

Lo propongo oggi alla vostra attenzione, anche se occorre tener conto del diverso 'clima' instaurato e dell'evoluzione della realtà nel frattempo intervenuta, perché le notizie dimostrano come, già dal tempo in cui era cardinale, Benedetto XVI avesse -e tuttora abbia- a cuore non solo il rientro ma anche il dialogo con la Fraternità. Il promotore dei colloqui, ben prima delle recente tornata ufficiale in Vaticano, risulta lui. Questo ci dice innanzitutto che non riteneva senza fondamento le posizioni della FSSPX su alcuni 'nodi' posti dal Concilio, ma che vedeva -e vede- il confronto necessario non solo in vista del ricongiungimento, ma anche per il bene di tutta la Chiesa. Tant'è che nei documenti oggi allo studio per la soluzione canonica del rientro, è indicata espressamente la prosecuzione delle discussioni. E' un segnale incontrovertibile della volontà del Papa di riaccogliere, ma a ragion veduta e non per un generico "inclusivismo". Un segnale da cogliere, un innesto benefico da cui non sottrarsi: se non ora quando?

I colloqui hanno dunque radici in contatti anteriori, feconda premessa degli stessi, che hanno prodotto i loro effetti evolutivi. L'articolo rappresenta un momento puntuale interessante e significativo, ma va inquadrato oltre che nelle fasi antecedenti anche in un futuro successivo che ha visto l'evolversi della situazione, che abbiamo seguito e seguiamo con l'attenzione che merita.

La conclusione dell'articolo è decisamente superata dalla realtà attuale. Essa mette in risalto le perplessità iniziali di Mons Fellay, peraltro comprensibili in base alla situazione della Chiesa ed a certi atteggiamenti curiali ma che non è detto corrispondano esattamente alla versione dell'articolista. Oggi la posizione di Mons. Fellay è di equilibrata apertura e di pacato realismo, dimostrati dalle recenti dichiarazioni pubbliche. E' evidente che il tempo intercorso dalla stesura del testo che propongo ha prodotto una evoluzione sia negli eventi che nei protagonisti.

L'articolo in definitiva mette in luce il cammino percorso in questi ultimi anni e l'apertura reciproca esistente, con la costante dell'intenzione fattiva mai venuta meno da parte del cardinal Ratzinger, confermata dai fatti fin dalla sua elezione al soglio pontificio.


Si fa consistente una voce che i supposti protagonisti non hanno né confermato né smentito. L'anno precedente la morte di Papa Giovanni Paolo II, il card. Ratzinger avrebbe incaricato un gruppo di teologi di intavolare con discrezione discussioni teologiche con la FSPX fondata da Mons. Marcel Lefebvre.

Queste si sarebbero svolte in Francia fino al 2008, con la partecipazione di vescovi di quel paese e sotto il doppio patrocinio del GREC (Gruppo di Incontro tra Cattolici, animato dal francese padre Michel Lelong) e dalla rivista Nova et vetera della cui edizione francese è redattore il domenicano e teologo tomista svizzero Charles Morerod. Ora, questo gruppo di teologi era guarda caso «presieduto» dallo Stesso P. Morerod, il 22 aprile 2009 nominato dal Papa segretario della Commissione teologica internazionale (CTI)... Il che conferisce consistenza a questa voce, tanto più che P. Morerod, nel febbraio 2008 a Parigi, non si è sottratto da un pubblico dibattito nel corso di una sessione del GREC con l'abbé Grégoire Celier, sacerdote della FSPX - che si dice essere uno dei designati dai suoi superiori per le discussioni con Roma - sul tema centrale dell'autorità del Vaticano II.

L’abbé Celier e P. Morerod fecero un intervento ciascuno per rispondere alla domanda della sessione : «Il Vaticano II e gli altri concili ecumenici. Revisionare e/o interpretare alcuni passaggi del Vaticano II?». Per l’abbé Celier, la caratteristica del Vaticano II di non essere normativo per la fede aprirebbe dunque il diritto alla discussione sui punti disputati da 40 anni (ecumenismo, libertà religiosa…). Per P. Morerod, la recezione del Vaticano II non può essere ammessa senza una grande attenzione alla perennità del Magistero anteriore. La sessione di quella sera appariva un po' un «bilancio di tappa» delle discussioni anteriori evocate. Peccato che l’abbé Claude Barthe, il quale come ora si dice è «imprescindibile » in tutte queste questioni, e che «moderava» la serata, non abbia offerto ai presenti l'occasione di porre domande… E' quanto mi hanno riferito, perché io non mi trovavo a Parigi quella sera. [Ricordo che l'abbé Barthe ha recentemente rilasciato la seguente intervista]

La cosa che desta maggiore meraviglia, nel dossier delle « discussioni » in argomento, è che il cardinal Ratzinger era molto più convinto di Mons. Bernard Fellay, il superiore della FSSPX, della necessità di un dialogo teologico sulle questioni disputate, dal momento che i vescovo se ne era convinto solo tardivamente, quasi lo temesse… Nel 2006, per la prima volta, egli affronta la questione delle « discussioni » ma ponendo due ostacoli su questo cammino : la liberalizzazione della Messa di S. Pio V e la rimozione delle scomuniche che colpivano lui e i tre confratelli ordinati da Mons. Lefebvre nel 1988.
Questi ostacoli non esistono più, ma potrebbe essere troppo tardi perché Mons. Fellay tragga il beneficio che avrebbe potuto da queste discussioni. Il motivo di questa troppo bella occasione (mancata ?) per la FSSPX di inficiare, come essa desidera, il Vaticano II, è il fatto che :
  1. Mons. Fellay sarebbe stato convinto al dibattito teologico dai suoi consiglieri
  2. i quali avrebbero ben potuto esserlo stati a loro volta in precedenza da P. Morerod e dai teologi ufficiali incaricati dal cardinal Ratzinger
  3. il quale, a sua volta, augurerebbe una messa in discussione del Vaticano II da parte dei principali avversari del concilio ma obbligandoli, nello stesso tempo, a entrare nel novero di una certa «ricezione» del Vaticano II. [Il che tra l'altro era già stato fatto da Mons. Lefebvre, il quale non rigettava il Concilio, ma ne contestava i punti tuttora in esame]
Se non è vero… [in italiano nel testo]
11 maggio 2009
[Fonte: http://www.riposte-catholique.fr/osservatore-vaticano/relations-avec-la-fspx/lesconversationsdoctrinalesromefsspxmaisellesontdejaeulieu]

venerdì 14 ottobre 2011

Marco Bongi recensisce il libro di don Cantoni sul Concilio

Pubblico con piacere la recensione di Marco Bongi del libro di don Pietro Cantoni Riforma nella continuità. Riflessioni sul Vaticano II e sull'anti-conciliarismo (Sugarco, Milano 2011).


Il mio precedente intervento, da qualcuno definito "graffiante", intendeva, in un certo senso, commentare la recensione del prof. Introvigne al recente volume pubblicato da don Piero Cantoni a proposito del cosiddetto "anticonciliarismo" di mons. Brunero Gherardini.

Ma non è cosa saggia recensire una recensione senza curarsi di leggere preventivamente il testo di cui si tratta. Così mi sono affrettato ad acquistarlo ed ora, nei limiti delle competenze di un semplice fedele, mi accingo a formulare alcune brevi considerazioni.

Devo ammettere che l'autore si è molto impegnato ed alcune sue considerazioni, seppur non nuove, denotano comunque un autentico e sincero desiderio di servire la Chiesa.

Si tratta, senza dubbio, di convinzioni maturate nei decenni e frutto di un travaglio spirituale che merita rispetto, così come, d'altro canto, forse ancor di più, per l'autorevolezza e la veneranda età del professore, ne meriterebbero le posizioni espresse dal Gherardini.

In verità, leggendo l'introduzione al volume, ero quasi tentato di non proseguire allorchè mi imbattei in espressioni come la seguente:
"Essa (la tradizione) deve continuamente scoprire e riscoprire, che il messaggio, se muta nelle forme, non tradisce ma trasmette sempre la Verità viva e profonda che è Cristo. Questo è il vero discorso da fare" (pag. 8).
Non c'è che dire; un bell'esempio di "declamazione", gherardinamente parlando, non seguita da alcuna dimostrazione. Ma il volume di don Cantoni, grazie a Dio, non si ferma qui. I tentativi di dimostrazione vengono più avanti e vanno, come dicevo, apprezzati per lo sforzo compiuto e per il metodo, tendenzialmente analitico, con cui sono presentate le posizioni contestate e le relative risposte.

Ma, prima di entrare nel merito, il primo capitolo è dedicato ad elencare i documenti magisteriali che, secondo Cantoni, avrebbero anticipato il famoso discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana del 22 dicembre 2005. Egli sostiene in proposito, portando in verità non moltissimi testi a favore di questa tesi, che la cosiddetta "ermeneutica della continuità" sarebbe stata sempre abbracciata dal Magistero Pontificio, a partire dai primi anni dopo la chiusura del Concilio Vaticano II.

Da semplice fedele però mi chiedo, sinceramente e senza ironia di sorta: ammesso e non concesso che così sia stato... perchè l'Autorità ha lasciato poi impunemente sviluppare tutte le interpretazioni diverse, su questioni tra l'altro così centrali in materia di Fede, senza mai intervenire, per quarant'anni, sul piano disciplinare e canonico?

Come è possibile, in altre parole, che le cosiddette "ermeneutiche della rottura" abbiano potuto divenire maggioritarie e quasi unanimi fra teologi, Vescovi e clero, senza che non sia mai giunta un'azione concreta di condanna, una scomunica, una "sospensione a divinis", un ritiro del mandato di insegnare nelle Università Pontificie, se non, assurdamente, per quei tradizionalisti che esprimevano pubblicamente proprio tale timore?

Come si fa a non ammettere che proprio questa crisi tremenda dell'Autorità nella Chiesa, si sviluppa dopo il Concilio e proprio rifacendosi al "Discorso di Apertura" di Giovanni XXIII dove si ripudiano apertamente le condanne sostituendole con la "medicina della misericordia?".

Che significato può avere allora un Magistero, disperso per altro tra migliaia di documenti interpretabili, più o meno rettamente, in senso opposto, quando tale Magistero risulta completamente scisso dal "munus regendi", dal governo concreto della Chiesa, un mero "flatus vocis" che non ascolta nessuno?

Subito dopo il testo passa a presentare la figura di mons. Brunero Gherardini, elencandone alcune opere e le linee generali della biografia. Ne emergono, ben presto, gli interrogativi espressi, specialmente in questi ultimi anni, circa il rapporto fra i documenti emanati dal Concilio Vaticano II e la perenne Tradizione della Chiesa.

Cantoni ovviamente non evita la spinosa questione della "ragionevolezza" della Fede e, di conseguenza, delle interpretazioni dei testi che la concernono:
"Non voglio dire che non abbia senso indagare in che modo un asserto del Magistero non contraddica la Tradizione o la Scrittura. Questo anzi è uno dei compiti principali del teologo e dell'apologeta. Non bisogna però confondere l'argomento chiarificatore dell'apologeta con il motivo soprannaturale dell'atto di Fede. Non credo perchè ho dimostrato che è credibile ma perchè ho accolto la Grazia della Fede che viene, ultimamente, non dal ragionamento teologico e apologetico, ma dall'ascolto della predicazione della Chiesa che mi propone la parola della Scrittura, mi dice qual'è e che cos'è e la interpreta..." (pag. 24).
L'affermazione, di per sé fondata, lascia però francamente perplessi quando viene inserita in un contesto come quello in cui si enunciano le perplessità di un esimio studioso a proposito della continuità o meno di alcuni documenti rispetto alla Tradizione.

L'autore sembra quasi ammettere implicitamente l'indimostrabilità razionale di tale continuità per rifugiarsi in un presunto irrazionalismo della Grazia santificante. Risultato? E' inutile cercar di dimostrare l'indimostrabile. Bisogna solo ascoltare, obbedire e... turarsi il naso!

Si passa quindi ad esaminare analiticamente, come detto sopra, le principali perplessità teologiche espresse negli ultimi lavori di mons. Brunero Gherardini.

Lascerei certamente la confutazione di tali argomentazioni ad un vero teologo. Io non lo sono e pertanto mi limito ad alcuni spunti puramente di carattere linguistico e comunicativo.

In almeno due casi don Cantoni sembra impostare la propria difesa sulla funzione dell'avverbio "Quodmodo" traducendolo con la locuzione italiana "in qualche modo". Quando cioè un testo conciliare si spinge ad asserzioni potenzialmente pericolose, si introduce l'intercalare "in qualche modo" allo scopo di depotenziare l'effetto dirompente dell'asserzione e consentire, sia pur a fatica, un'interpretazione pienamente ortodossa della proposizione incriminata. Es. Dio, con l'incarnazione, si è unito IN QUALCHE MODO, a tutti gli uomini.

Anche qui però, ammesso e non concesso che ciò sia possibile e corretto, resta inevitabilmente l'impressione di un rattoppo in extremis, un "salvataggio in corner", tale da lasciare aperte tutte le interpretazioni, da quelle più fedeli alla tradizione, a quelle più eterodosse. Cosa significa infatti "in qualche modo", specialmente se inserito in una locuzione definitoria? In qualche modo..., ma... quale modo?

In altri punti invece, credo in modo meno corretto, si accusa indirettamente mons. Gherardini di aver cambiato le proprie posizioni rispetto a testi pubblicati nel 1981 e nel 2000. Che senso hanno queste malevole insinuazioni? Che significato assumono quando, tutti possono constatare, come il medesimo Benedetto XVI abbia compiuto, dal Concilio ad oggi, un lungo e tormentato cammino spirituale che lo ha portato a modificare non poche delle sue idee giovanili? Perchè la "maturazione" è accettata e giudicata positivamente per l'uno e condannata per l'altro?

Ma la parte più interessante, e obiettivamente anche più "funambolica" del volume è senz'altro quella dedicata al problema fondamentale della cosiddetta "Libertà religiosa". Qui, almeno per un fedele laico come sono io, si evidenzia con maggiore chiarezza il procedere faticoso e tortuoso dell'argomentare. Don Piero Cantoni si rende ben conto, a mio parere, della fatica improba che lo aspetta e cerca subito di mettere, in un certo qual senso, le mani avanti nell'analisi della dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae:

"E' chiaro che in tutti i settori, che nel loro insieme formano un solo problema, poteva emergere una qualche forma di discontinuità e che, in un certo senso, si era manifestata di fatto una discontinuità nella quale tuttavia, fatte le diverse distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro diverse esigenze, risultava non abbandonata la continuità nei principi, fatto questo che facilmente sfugge alla prima percezione. (SIC!) E' proprio in questo insieme di continuità e discontinuità, a livelli diversi, che risiede la vera riforma" (pag. 58).

Siamo dunque passati dalla "riforma nella continuità" alla "discontinuità nella continuità". Mi sembra francamente di ascoltare, anche se magari i più giovani non lo ricorderanno, Aldo Moro quando teorizzava le famose "convergenze parallele".

Poco dopo troviamo addirittura un goffo tentativo di "tirare per la giacca" i primi cristiani e la Chiesa dei Martiri:

Questa, sempre secondo l'autore "mentre pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli e con ciò ha respinto chiaramente ogni religione di Stato" (pag. 59).

Ne deduco che i primi cristiani non rifiutavano di adorare l'imperatore perchè non era il vero Dio. Forse piuttosto..., magari lo poteva anche essere, ma loro erano fieramente conciliaristi e non volevano lo Stato confessionale! Siamo davvero fuori da ogni ragionevolezza.

Ma il vero capolavoro di questo capitolo è senz'altro l'acrobatico tentativo di dimostrare come la solenne condanna della libertà religiosa contenuta nell'enciclica "Quanta cura" del beato Pio IX e le affermazioni sul medesimo tema della "Dignitatis Humanae" sarebbero, in realtà, in perfetta continuità l'una con l'altra.

Per raggiungere questo ambizioso risultato l'autore, sulla scia di quanto già affermato da Massimo Introvigne, cerca di distinguere fra il concetto di "diritto" inteso in senso civile, e quello relativo alla sfera personale dei singoli fedeli.

In poche parole: gli stati hanno il diritto, affermato dalla Chiesa, di non riconoscere il vero Dio e le sue leggi ma i singoli cristiani, a livello individuale o associato, avrebbero il diritto-dovere di convertire le persone e anche le nazioni. Anche qui mi sembra francamente di rilevare una notevole contraddizione.

Ma da dove deriverebbe l'esigenza, secondo Cantoni, di riformare la perenne dottrina cattolica in questa materia? Da motivi di opportunità e dal fatto che sono mutate le situazioni storiche rispetto al 1864, data di pubblicazione dell'enciclica "Quanta Cura".

Un solo esempio viene però portato per documentare questa asserita fondamentale e profonda modificazione in meglio delle situazioni: l'emergere, negli U.S.A. di uno stato laico "virtuoso" che non si pone in aperto contrasto rispetto al fenomeno religioso. Qui però stiamo davvero andando ben oltre ai pur legittimi tentativi di addomesticare la storia in senso favorevole alle tesi sostenute nel saggio.

In primo luogo si può agevolmente dimostrare come il modello americano, così virtuoso, in realtà affonda le proprie origini nel XVIII secolo con la cosiddetta Rivoluzione Americana. Nell'ottocento dunque il principio di tolleranza religiosa si era già ampiamente affermato in quel paese. Come mai allora, nel 1864, il beato Pio IX non fece la minima menzione di tanta virtù politica?

Ma se guardiamo al di là dell'orizzonte americano: Cantoni può forse sostenere che l'Unione Sovietica del 1965 era più ben disposta verso la religione rispetto agli Xzar?, che la Francia di Napoleone III, che difendeva il potere temporale dei Papi, era peggiore di quella odierna che ammette divorzio, aborto, unioni di fatto ecc, che la Spagna di Zapatero rispetta maggiormente la Chiesa di quella ufficialmente cattolica del XIX secolo?

Si certo, le condizioni politiche sono profondamente mutate, ma in peggio! E l'Italia del Concordato non era forse incomparabilmente migliore di quella odierna che, guarda caso, proprio pochi anni dopo la "Dignitatis Humanae" introduceva nel suo ordinamento giuridico divorzio, aborto, fecondazione assistita e, prossimamente, dolce morte, matrimonio fra omosessuali e reato di omofobia? Gli effetti benefici dell'agnosticismo statale in campo religioso possono davvero rassicurare l'autorità ecclesiastica che oggi, a differenza dei tempi di Pio IX, ha deciso di incoraggiare questa forma di governo istituendo, a sua garanzia, un vero e proprio diritto civile?
Se dunque la situazione è fortemente peggiorata, anche seguendo l'etica della contingenza storica propugnata dal Cantoni, non sarebbe stato assai più opportuno inasprire i richiami e le condanne invece di aprire alla libertà religiosa?
Mi fermo qui ma francamente non capisco.

Il volume prosegue quindi con altre pagine dedicate alla valutazione della vincolatività dei documenti conciliari. Lascio volentieri anche tali disquisizioni agli esperti.

Al termine della lettura resta comunque l'ammirazione per il grande sforzo compiuto dall'autore per servire una causa che lui, insieme a pochi altri, continua a giudicare assolutamente irrinunciabile. Uno sforzo senza dubbio sincero che però, se dovesse mai dimostrarsi un domani ingiustificato, rischierebbe probabilmente di mettere in forte crisi tutta una corrente del pensiero cattolico che, almeno dal 1981, si sviluppò nella convinzione di incarnare l'ultima istanza "presentabile" del cattolicesimo controrivoluzionario. Ma i disegni di Dio non sono sempre i nostri e nei prossimi anni potrebbero forse concretizzarsi, su questi temi, sorprese da non sottovalutare.
Marco BONGI

giovedì 13 ottobre 2011

Il Papa andrà o no ad Assisi?

Mi hanno segnalato che il calendario delle attività del Papa nel mese di ottobre ha una curiosa omissione: non si fa menzione di ogni visita o attività ad Assisi il 27 ottobre, anche se il 26 ottobre in S. Pietro, il Papa parteciperà ad una "Preghiera in preparazione dell'incontro di Assisi".

Ebbene, potrebbe trattarsi di una svista dei responsabili del sito. Oppure c'è qualcosa di nuovo nel programma?

Un recente rapporto apparso su EWTN News riporta l'informazione (che forse non è stata adeguatamente pubblicizzata) che ad Assisi III non ci saranno preghiere interreligiose, menzionando peraltro le riserve espresse da alcuni gruppi cattolici, mentre gli ultimi dettagli della manifestazione saranno resi pubblici attraverso una Conferenza Stampa entro il 18 ottobre.

Nel frattempo, Avvenire di ieri pubblica il seguente articolo:
Avvenire - Il Papa in treno ad Assisi Ieri «le prove generali»
Il grande pubblico lo conosce ancora come Pendolino. Per Trenitalia è l'Etr600 Frecciargento. Sarà questo il moderno elettrotreno che condurrà, giovedì 27 ottobre, Benedetto XVI ad Assisi per l'incontro - il cui motto è «Pellegrini della verità, pellegrini della pace» - convocato dal Papa per ricordare il 25° della prima Giornata mondiale di preghiera per la pace, che fu indetta da Giovanni Paolo II e celebrata il 27 ottobre 1986 proprio ad Assisi. Ieri mattina nella stazione vaticana, come riporta Radio Vaticana, sono state effettuate alcune prove col convoglio che trasporterà, oltre al Pontefice che siederà nella seconda vettura, i rappresentati delle delegazioni delle diverse religioni invitati a trascorrere nella città di san Francesco una giornata di riflessione. L'Etr verrà trainato dalla stazione vaticana - il via libera sarà dato dal capostazione Giovanni Amici - alla vicina Roma San Pietro, attraverso il viadotto del Gelsomino, da una locomotiva diesel non essendo la ferrovia "papale" elettrificata.
Di certo c'è che quello di quest'anno non sarà un "incontro di preghiera". Si sottolinea che è stato indetto con il titolo: "I pellegrini della verità, pellegrini della pace", e viene convocato per commemorare il 25° anniversario della prima Giornata Mondiale per la Pace, tenuta da Papa Giovanni Paolo II nel 1986.

In ogni caso è un fatto che il Papa sia consapevole della problematica innescata da un tale genere di evento - sul quale aveva già espresso perplessità quando era Cardinale - e stia facendo di tutto per correre ai ripari; il che è dimostrato proprio dalle sue stesse parole, scritte al suo amico Beyerhaus, già pubblicate nell'articolo di cui al link sopra:
“Comprendo molto bene - scrive Benedetto XVI il 4 marzo 2011 - la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile un interpretazione sincretista o relativista dell’evento ed affinché rimanga che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con la Dominus Iesus”.
[Fonte: http://verumperegrinantes.blogspot.com/]
Non resta che aspettare con fiducia e vedere...

Sofferenze per la Messa Gregoriana: un seme per il futuro.

Ancora oggi, numerosi fedeli legati alla Messa tridentina lamentano di subire mancanze di carità da parte di certi ambienti cattolici. E' davvero impressionante osservare che nonostante l'ostracismo, gli ostacoli e le ingiuste persecuzioni che spesso subiscono i tradizionalisti, la liturgia antica continua a diffondersi sempre di più.

Sopportare cristianamente le ingiuste persecuzioni, consente di ottenere enormi benefici spirituali. Basti pensare a ciò che è accaduto a San Pio da Pietrelcina, Sant'Ignazio di Loyola, San Giovanni Bosco e tanti altri santi. Ma l'esempio più fulgido è ciò che è accaduto ai primi cristiani. Nonostante i tiranni si affannassero a trucidarli, la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo(1), moltiplicava i suoi seguaci e si espandeva sempre più. Così come il sangue dei martiri è semente per la nascita di nuovi cristiani, allo stesso modo le lacrime dei tradizionalisti sono semente per la diffusione della Messa gregoriana e per il trionfo della Tradizione Cattolica.

I seguaci dell'ermeneutica della discontinuità, hanno offuscato la visione soprannaturale dell'esistenza, hanno contribuito al rilassamento dei costumi, hanno inaridito la vita spirituale dei fedeli. Non temo smentite poiché i frutti avvelenati di questa mentalità sono sotto gli occhi di tutti. Invece di riconoscere i propri sbagli e di riparare i danni arrecati alle anime, alcuni di costoro, senza una valida giustificazione si accaniscono nell'ostacolare i fedeli amanti della Messa tridentina. In realtà, tutti questi ostacoli non fanno altro che incentivare l'avanzata della Tradizione. Quando il regnante Pontefice ha liberalizzato l'antica liturgia, ho provato molta gioia, ma vi confesso che al contempo ho temuto che finissero le persecuzioni. Ovviamente disprezzo il peccato di persecuzione, ma apprezzo il bene che Dio riesce a trarne in seguito. Se finissero le persecuzioni, ci sarebbe il rischio di un rilassamento generale degli ambienti legati alla liturgia antica, così come è avvenuto per la cristianità dopo la fine dell'oppressione ai tempi dell'Impero Romano. Può sembrare strano, ma i persecutori della Messa tridentina contribuiscono indirettamente alla diffusione della liturgia tradizionale.
[Dal blog Cordialiter]


Oltre che sopportare cristianamente e offrire al Padre le ingiuste persecuzioni, che ancora non accennano a diminuire, rafforziamo il nostro impegno a difendere e diffondere la vera fede con i mezzi che ognuno di noi, nel suo contesto, riesce ad usare.
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(1) Proprio oggi su MiL qualcuno notava: «definire la Chiesa come "Popolo di Dio" anzichè come "Corpo Mistico di Cristo" ( straordinaria l'enciclica di S.S. PIO XII ) è un segno evidente del decadimento teologico moderno». Non ho potuto fare a meno di aggiungere: «Popolo di Dio» è esatto ma generico ed è una connotazione ancora ebraica. «Corpo Mistico di Cristo» è un'identità più precisa più piena e rende perfettamente ciò che la Chiesa è ontologicamente.
Non c'è solo decadimento teologico, c'è il solito annacquamento e quel "tralasciare" tipico di tante formule conciliari, che poi ha per conseguenza l'abbandonare, far cadere nel dimenticatoio: in definitiva, tradire la verità veicolata da formule più pregnanti e significative...

sabato 8 ottobre 2011

NO o VO, la Messa è la Messa. Testimonianza di un'esperienza di Chiesa viva.

Pubblico questa testimonianza, felice di poterla condividere e grata alla lettrice che è anche una cara amica che me l'ha inviata. Essa esprime con grande profondità e sensibilità credente, l'esperienza della dicotomia presente nella nostra Chiesa, ma ne trae accenti di grande amore per il Signore e per la Sua e nostra Chiesa, che possono essere edificanti per tutti.


Ho vissuto l’esperienza della Messa Antica, per la seconda volta. E anche questa, come la prima, mi ha lasciato nel cuore un tappeto di pace. Sorprendentemente. Perché vivo questo tempo lacerato dalle mille controversie, battaglie in ogni versante, gridi di dolore dalla Chiesa che ci attraversano anche senza volerlo. E quello della liturgia della Messa è senz’altro, almeno per me, il teatro di battaglia più insanguinato, direi, violento. E dunque temevo l’incontro con l’antica forma del Rito, con quel linguaggio che è stato della mia infanzia, ormai del tutto dimenticato. Temevo di non potervi riconoscere il Volto del mio Dio, temevo di dover smentire i miei anni di ricerca appassionata e affannosa, talvolta; smentire la mia fede, in ultima analisi, nel Dio Uno e Trino, che in Gesù si è degnato di mostrarsi anche a me. La Messa è sempre stata per me l’esperienza più autentica di quella fede, per quanto fragile, piccola possa essere. E’ l’esperienza di un incontro cercato e atteso col Signore, mio Dio e mio tutto. Il riassunto e l’espressione di tutte le mie certezze. Dubitarne è stato terribile.

E invece, pace, dicevo. E gratitudine, grande, profonda, liberatoria, limpida finalmente. Perché quella Messa, pur così diversa dalla ‘mia’, non è affatto una smentita, non è affatto in contraddizione con quanto ho sempre creduto. Anzi, ne è una magnifica, austera, toccabile conferma. ‘Straordinaria’ conferma, appunto.

Certo, è diversa. E le differenze aggiungono o restituiscono quella luce che manca al Novus Ordo. La più immediata che ho percepito è lo stare del sacerdote ‘verso’ il Signore, presso di Lui, ai Suoi piedi direi, che mi ha fatto pensare al prologo di San Giovanni, ‘il Verbo era presso Dio’, rivolto, credo si possa tradurre, a Dio. E’ un po’ così il sacerdote che guarda alla Croce, al Crocifisso rivolge la sua supplica nella quale è contenuta anche la mia. Quello stare rivolto a Dio mi porta a mettere l’anima in ginocchio, prima che il corpo, a cercare spazio su quell’altare. Non seguendo sul messale, non ho capito tutto né sentito tutte le parole delle preghiere pronunciate spesso sottovoce, ho solo attinto alle risorse delle mille cose lette in questi ultimi anni. Ma forse proprio la mia ignoranza e anche la mia naturale avversione per ogni tecnicismo liturgico, diciamo così, che vuol capire tutto, mi sono stati salutari alla fine. Mi sono lasciata andare a quel tempo sospeso, mi sono affidata e basta, al sacerdote, alle sue suppliche sussurrate. Al suo stare chino, prostrato, anche per me. Un uomo uguale agli altri, ma preso e fatto diverso, scelto per essere diverso dagli altri, ‘presso’ Dio ogni giorno, per tutta la vita.

E poi, tutto è essenziale. Niente chiacchiere ridondanti, tipo le odiose preghiere dei fedeli. Essenziale l’interazione dell’assemblea. Io sono stata in silenzio tutto il tempo, e tuttavia c’ero, presente e partecipe con tutta me stessa. La storia della ‘partecipazione attiva’ è davvero fuorviante, perché nel NO è stata tradotta in efficientismo laico che, per quanto devoto sia, resta inadeguato e perciò stesso ridondante. L’essenzialità e il silenzio che ne è sapiente compagno, restituiscono invece pienamente tutto lo spazio al Protagonista unico, all’Atteso, ed è in quello spazio che si condensa l’actuosa participatio dei fedeli.

Però una tale sobrietà, non esclude, anzi consente gesti e parole che sono andati dimenticati. I baci per esempio, persino alle ampolline. Che tenerezza e come sanno dire, i baci, il clima di profonda e direi viscerale devozione che si respira. Le mie viscere si commuovono per te, si legge da qualche parte (Isaia?), dice della tenerezza di Dio, che può essere anche la mia.

Non finirei più. Vorrei parlare del manipolo, di cui non sapevo nulla, del latino, cui avrei voluto si rinunciasse per la lettura della Parola. Dei canti bellissimi. Mi fermo qui.

Aggiungo e preciso il perché del tappeto di pace, che grazie a Dio, mi ritrovo nel cuore. Da 30 anni almeno frequento la Messa nella forma ordinaria. La ‘mia’ Messa. Che mi ha insegnato a conoscere il Signore come mio Signore. Mi ha insegnato a dare del Tu a Dio. Ad accorciare le distanze da Dio, non per piegarlo a me, per dimensionarlo a misura della mia miseria. Ma per poterLo incontrare, conoscere, amare. E per sapermi, vedermi pensata da Lui da sempre. Conosciuta prima che nascessi, voluta a sua immagine, per essere amata come figlia, e nel Figlio, redenta e salvata e perdonata. La Chiesa del post concilio ha parlato la mia lingua per darmi il suo patrimonio di sapienza e di scienza e di intelligenza di Dio. Non sarei qui a coccolare la mia ritrovata pace in Cristo, se non avessi, ad un certo punto della mia vita, trovato e cercato con crescente fedeltà la ‘mia’ Messa e attinto lì soprattutto il nutrimento alla mia fede, alla mia anima, alla mia stessa esistenza. E dunque non posso accettare di relegare il cuore della mia esperienza di Dio, in una patente di validità e legittimità che è per me del tutto inadeguata, insufficiente. La mia Messa è la Messa della Chiesa Cattolica, nella quale si ripresenta il Sacrificio di Cristo che mi dà la vita, in Lui e per Lui. Non è solo valida e legittima, è santa come Santo è il suo Protagonista. E’ impoverita, sporcata da indebite manomissioni e ingerenze, abusata quanto vuoi. L’esperienza appena fatta della Messa Antica me ne ha dato più chiara consapevolezza. Ma, spoglia delle troppe macchie di umanità varia che l’hanno dissanguata, la Messa, anche nel NO, è e resta il luogo sacro dove il Cielo sposa la terra e la fa santa. Luogo sacro tanto quanto sacro è quello che in perfetta trasparenza si vive nella Forma Straordinaria: lo stesso Sacrificio, la stesso evento di salvezza. Ecco la mia pace, che oso pensare sia la Sua Pace: la Chiesa non ha perduto la Verità che la fa santa. E la bisaccia consunta che porto con me non ha raccolto solo pie illusioni.

Sono convinta che il movimento liturgico ormai inarrestabile produrrà ancora tanti buoni frutti, non solo diffondendo la Messa Tridentina, ma contagiando e fecondando la Chiesa tutta di una rinnovata e luminosa sacralità e santità. Ci vorrà tempo e fiduciosa pazienza, ma la Chiesa risorgerà nello splendore integro della verità.

Nel frattempo, non mi resta che stare in questo Getsemani, che è il mio tempo da vivere qui e ora. In Cristo e con Cristo. Parte anch’io di quel tempo e di quello spazio che nella Chiesa sanno di eternità.

venerdì 7 ottobre 2011

Comunicato Stampa della Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San pio X

Riporto dal blog Rorate caeli:

Niente di nuovo, ma teniamo alta la preghiera. Nostra Signora del Rosario, prega per noi!

Il 7 ottobre 2011, ad Albano, in Italia, si è tenuta una riunione di tutti i responsabili della Fraternità San Pio X, durante la quale il Superiore Generale, SE Mons. Bernard Fellay, ha presentato il contenuto del preambolo dottrinale, consegnatogli in Vaticano dal Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nel corso dell'ultima riunione del 14 settembre.

Durante questa giornata, i 28 responsabili della Fraternità San Pio X presenti alla riunione - rettori di seminario, superiori di Distretto provenienti da tutto il mondo - manifestano una profonda unità nella loro volontà di mantenere la fede nella sua integrità e nella sua pienezza, fedeli all'insegnamento che l'arcivescovo Marcel Lefebvre ha loro lasciato secondo San Paolo «Tradidi quod et accepi - ho consegnato quello che io stesso ho ricevuto» (I Cor 15:3).

A seguito di questa riunione di lavoro, lo studio del preambolo dottrinale - il cui contenuto rimane confidenziale - sarà ulteriormente proseguito e analizzato a livello di Consiglio Generale della Fraternità di San Pio X, dal Superiore Generale e dai suoi due assistenti, frs. Niklaus Pfluger e Alain Nely, consentendo loro di presentare una risposta alla proposta Romana in un tempo ragionevole.

Aggiornamento di Rorate caeli: Come i lettori hanno fatto notare in un commento, la foto pubblicata mostra chiaramente che Mons. R. Williamson è l'unico dei quattro vescovi assente dalla riunione di oggi ad Albano. Rorate può riferire che fonti ad esso vicine affermano che la sua assenza non sarebbe stata accidentale.
Non è possibile alcuna ulteriore verifica; però è disdicevole specularvi ulteriormente e quindi è meglio evitare di farlo nei commenti.

La FSSPX in sessione ad Albano

Il blog Rorate caeli ci informa in diretta con il seguente articolo:
Oggi, festa del Santissimo Rosario della Beata Vergine Maria, ad Albano, vicino Roma, 30 membri della Fraternità San Pio X hanno iniziato il loro ritiro ed incontro di discussione. Il Superiore Generale, il Vescovo Mons. B. Fellay, questa mattina ha celebrato la S. Messa (vedi immagine).

I presenti sono il Superiore e i suoi due assistenti, i rettori dei seminari, ed i superiori dei distretti e delle case autonome. Gli argomenti principali, naturalmente, sono il preambolo dottrinale e il progetto canonico consegnato dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Levada, il 14 settembre. (Informazione e immagine provengono dal Distretto tedesco della FSSPX)

Rorate suggerisce ai suoi lettori di non aspettarsi annunci sensazionali nel periodo immediatamente successivo a questo incontro - non è come il processo che si è sviluppato negli ultimi anni e non c'è ragione, sulla base degli eventi del passato, di aspettarsi movimenti affrettati - soprattutto perché, come dichiarato dal primo assistente generale della Fraternità, don. N. Pfluger: «il documento consente correzioni da parte nostra» e dato che il testo consegnato è, secondo la 'Ecclesia Dei' , «un testo provvisorio».


Inserisco la traduzione di un estratto in tal senso dell'intervista rilasciata da Mons. Pfluger il 29 settembre scorso (in versione originale su wwww.pius.info)
Si conosce che è stato consegnato un preambolo dottrinale di grande interesse. Nonostante Lei sia tenuto alla riservatezza sul contenuto del documento, può dirci come ne vede il testo?
Il testo proposto ammette correzioni da parte nostra. E ciò è necessario, non fosse che per eliminare chiaramente e definitivamente ogni minima ombra di ambiguità o di fraintendimento. Allo stato dei fatti, dobbiamo consegnare a Roma una risposta che rifletta la nostra posizione e manifesti senza ambiguità le preoccupazioni per la Tradizione. In ragione della nostra missione di fedeltà alla Tradizione cattolica, non dobbiamo scendere a compromessi. I fedeli, e ancor più i sacerdoti, sanno molto bene che le offerte fatte nel passato da Roma alle diverse comunità conservatrici erano inaccettabili. Se ora Roma fa un'offerta alla Fraternità, occorre che il tutto sia chiaro e senza equivoci per il bene della Chiesa e che acceleri il ritorno alla Tradizione. Facciamo nostri il pensiero e le modalità d'azione di tutta la Chiesa cattolica. Essa ha una missione universale e che la Tradizione rifiorisca ovunque nel mondo è stato sempre l'ardente desiderio del nostro fondatore. Un riconoscimento canonico della Fraternità Sacerdotale San Pio X potrebbe giustamente favorirlo.

Regina delle Vittorie, prega per noi e per tutta la Chiesa!



"Non virtus, non arma, non duces,
sed Maria Rosarii victores nos fecit".

L'immagine, un dipinto di Paolo Veronese, riproduce La Vergine che accoglie le suppliche dei Cristiani e permette la Vittoria di Lepanto 7 ottobre 1571

giovedì 6 ottobre 2011

Il Cardinal Piacenza ai Seminaristi sull'interpretazione corretta del Concilio


L'Osservatore Romano del 5 ottobre ha pubblicato ampi stralci dell'intervento La Parola di Dio nella vita del sacerdote, sulla ricezione dell'esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini di Benedetto XVI, pronunciato a Los Angeles, martedì 4 ottobre, dal cardinale prefetto della Congregazione per il Clero in una conferenza ai sacerdoti di lingua spagnola dell'arcidiocesi.

Nessun accenno, invece, alle significative e 'sapienti' esortazioni rivolte dal cardinale ai seminaristi nell'incontro svoltosi nella stessa data [testo integrale qui], che pubblico di seguito per condividerle con voi e alimentare la nostra riflessione, sottolineando come purtroppo anche nell'ambito ecclesiale l'informazione venga data con un taglio strumentale e discriminatorio, che riflette le linee portanti della cultura egemone.


[...]
2. Le priorità della formazione
Oltre al primato indiscusso di Dio, è necessario che la formazione umana occupi il fondamentale posto che le spetta. Nessuno può attendere una umanità perfetta per accedere agli ordini sacri, ma è indispensabile, in tutta onestà, mettersi in gioco, affidando a Dio per il tramite del Direttore spirituale tutto di se stessi. Non cedete all'illusione per cui le questioni non risolte (o non debitamente affrontate) si potranno improvvisamente sciogliere dopo l'ordinazione. Non è affatto così! E l'esperienza lo dimostra!

La formazione umana ha certamente bisogno di un giusto grado di auto-conoscenza, ed in questo senso le cosiddette scienze umane possono fornire un valido aiuto, ma ha soprattutto bisogno di "stare a contatto" con la Santa umanità di Cristo!

É stando con Lui che noi veniamo plasmati progressivamente! É Lui in vero formatore! In tal senso, l'adorazione eucaristica prolungata ricopre un ruolo fondamentale anche e soprattutto nella formazione umana! Lasciarsi "abbronzare" dal Sole eucaristico, significa, nel tempo, limerebbe i propri spigoli, imparare dall'umile per eccellenza, stare alla scuola della Carità fatta carne.

Accanto alla formazione umana, centrale è quella intellettuale. É indubbio che questa abbia occupato, negli ultimi decenni, una importante parte dell'intera formazione seminaristica. Ora, molto probabilmente, in questo ambito è necessario valutare attentamente le proporzioni e gli equilibri. Pur desiderando per tutti una buona formazione, non tutti i Sacerdoti dovranno fare i teologi.

La formazione intellettuale deve mirare a trasmettere i contenuti certi della fede, argomentandone ragionevolmente i fondamenti scritturistici, quelli della grande Tradizione ecclesiale e del Magistero nonché facendosi accompagnare dagli esempi di vita sei Sacerdoti santi. Non dovete smarrirvi nei meandri delle varie opinioni teologiche che non danno certezza e pongono la Verità rivelata alla stregua di ogni altro "pensiero umano". Ci si forma sulle certezze e mirando ad avere nel proprio bagaglio una visione di sintesi con l’entusiasmo della missione.

Sono personalmente convinto che una buona e solida formazione teologica, che riscopra anche il fondamento filosofico della metafisica e non tema di accogliere tutta intera la Verità, sia anche il miglior antidoto alle tante "crisi di identità" che taluni purtroppo vivono. In tal senso, il Santo Padre Benedetto XVI ha già più volte richiamato all'imprescindibile utilizzo del Catechismo della Chiesa Cattolica come orizzonte a cui guardare e come riferimento certo del nostro attuale pensare teologico.
Il Catechismo è anche il grande strumento che il Beato Giovanni Paolo II ha donato a tutta la Chiesa, per la corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II. Anche su questo aspetto è necessario che la formazione intellettuale non viva equivoci di sorta.

Voi siete nati nel Post-Concilio (credo quasi tutti) e, forse, siete per ciò stesso sia figli del Concilio, sia più immuni dalle polarizzazioni, talvolta ideologiche, che l'interpretazione di quell'Evento provvidenziale ha suscitato.

Sarete voi, probabilmente, la prima generazione che interpreterà correttamente il Concilio Vaticano II, non secondo lo "spirito" del Concilio, che tanto disorientamento ha portato nella Chiesa, ma secondo quanto realmente l'Evento Conciliare ha detto, nei suoi testi alla Chiesa ed al mondo.

Non esiste un Concilio Vaticano II diverso da quello che ha prodotto i testi oggi in nostro possesso! É in quei testi che noi troviamo la volontà di Dio per la sua Chiesa e con essi è necessario misurarsi, accompagnati da duemila anni di Tradizione e di vita cristiana.

Il rinnovamento è sempre necessario alla Chiesa, perché sempre necessaria è la conversione dei suoi membri, poveri peccatori! Ma non esiste, né potrebbe esistere, una Chiesa pre-Conciliare ed una post-Conciliare! Se così fosse, la seconda -la nostra- sarebbe storicamente e teologicamente illegittima!

Esiste un unica Chiesa di Cristo, della quale voi siete parte, che va da Nostro Signore agli Apostoli, dalla Beata Vergine Maria ai Padri e ai Dottori della Chiesa, dal Medioevo al Rinascimento, dal Romanico al Gotico al Barocco, e così via fino ai nostri giorni, ininterrottamente, senza alcuna soluzione di continuità, mai! E tutto perché la Chiesa é il Corpo di Cristo, è l'unità della Sua Persona che é donata a noi, sue membra!

Voi, carissimi Seminaristi, sarete sacerdoti della stessa Chiesa di Sant'Agostino, di Sant'Ambrogio, di San Tommaso d'Aquino, di San Carlo Borromeo, di San Giovanni Maria Vianney, di san Giovanni Bosco, di S. Pio X, fino al Santo Padre Pio, a san José Maria Escrivá ed al Beato Giovanni Paolo II. Sarete sacerdoti della stessa Chiesa che è fatta di tantissimi santi Sacerdoti che nei secoli hanno reso luminoso, bello, irradiante e perciò facilmente riconoscibile il volto di Cristo Signore nel mondo.

La vera priorità e la vera modernità, allora, miei cari, è la santità! L'unica possibile risorsa per una autentica e profonda riforma è la santità e noi abbiamo bisogno di riforma! Per la Santità non c'è un seminario, se non quello della Grazia di Nostro Signore e della libertà che si apre umilmente alla sua azione plasmatrice e rinnovatrice!

Il Seminario della santità, poi, ha un Rettore davvero magnifico ed è una donna: la Beata Vergine Maria. Lei che per tutta la vita ci ripeterà: "Fate ciò che Lui vi dirà", possa accompagnarci in questo arduo, ma affascinante cammino!

[Fonte: http://www.clerus.org/clerus/dati/2011-09/30-13/LA_4X11_Incontro_Seminaristi_it.html ]

martedì 4 ottobre 2011

Il "preambolo" e gli accordi tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede. Un percorso sofferto, serio e ultimativo.

Ho avuto la possibilità di consultare e tradurre il comunicato di un'Agenzia di informazioni cattolica francese (UNEC), che diffonde un dispaccio settimanale di notizie cristiane. Oggi, essa riferisce su recenti riflessioni di Mons. Fellay, alla vigilia dell'incontro con i superiori dei distretti ad Albano.

Lo trascrivo di seguito, perché possiamo ricavarne spunti che ci fanno entrare in alcune pieghe della difficile questione, che siamo in molti amanti della Tradizione a seguire con attesa piena di speranza e anche di apprensione, a causa dei noti risvolti problematici che tutti conosciamo e che vengono in parte evidenziati da Mons. Fellay, in questa circostanza apparso molto serio e non scherzoso come suo solito. Il che non potrà che dare sostanza e incentivo alla nostra preghiera.


VILLEPREUX/VERSAILLES (ru, 3 octobre 2011). Il 1 ottobre, in occasione della festa delle associazioni della Tradizione cattolica, Mons. Fellay Superiore della FSSPX, ha tenuto una conferenza sulle relazioni tra Roma e la Fraternità.

E' un momento cruciale per la Fraternità, poiché il 14 settembre, dopo tre anni di discussioni teologiche, il card. Levada ha loro consegnato, per la sottoscrizione, un protocollo dottrinale, chiamato « preambolo », che sotto alcuni aspetti ha l'aria di un ultimatum. Si comprende che per il Cardinale è quello o niente per essere « pienamente integrati » nella Chiesa.

Naturalmente Mons. Fellay, che ha convocato a Roma per il 7 ottobre per discuterne tutti i suoi superiori dei distretti del mondo, non poteva dire nulla di definitivo a quell'uditorio. Tuttavia egli ha evidenziato un certo numero di argomenti da prendere in considerazione.

Innanzitutto lo stato assolutamente deprecabile della Chiesa - disperato se lo si guarda con occhi umani -. La mancanza di vocazioni assume livelli catastrofici. Quest'anno solo un centinaio di nuovi preti, nell'ambito di TUTTE le diocesi francesi! Egli ha citato una diocesi francese che aveva 700 parrocchie e che è stata riorganizzata in non più di 70 « affinché ognuna di queste parrocchie possa avere un sacerdote ».

Mons. Fellay ha richiamato la difficoltà per alcuni fedeli di trovarsi in tal modo a 50 Km dal più vicino luogo di Messa. Si dice che l'anno passato l'età media dei preti era di 70 anni e quest'anno di 71. Di questo passo, tra 10 anni, l'età media dei preti sarà di 80 anni, dal momento che il calo allarmante delle vocazioni non arriva a ribaltare la corsa verso la sparizione dei preti cattolici in Francia.

Riguardo al « preambolo », Mons. Fellay ha riepilogato l'evolversi della questione. Ha ricordato che all'inizio la Fraternità aveva chiesto diverse condizioni per « ritrovare la fiducia nei confronti di Roma » : la reintroduzione dell'Antica Messa detta di San Pio V per tutti i sacerdoti del mondo, l'annullamento delle scomuniche dei 4 vescovi della Fraternità di San Pio X, e la costituzione di una commissione teologica per discutere gli errori introdotti nella Chiesa dal Vaticano II.

Mons. Fellay non ha continuato questa riflessione davanti al suo uditorio, ma si può in termini di logica intuirne il seguito: tutte queste condizioni sono state osservate, ma ciò è sufficiente per dare fiducia a Roma? Soprattutto pensando al rifiuto assoluto nei confronti della Fraternità manifestato, oggi più che mai, dall'insieme dei vescovi tedeschi e francesi, si può comprendere la gravità della questione della fiducia.

Già una volta il card. Ratzinger, più di 20 anni fa, aveva ottenuto la firma di Mons. Lefebvre su un accordo similare, ma l'indomani Mons. Lefebvre si sentì obbligato a ritirare la sua sottoscrizione temendo un astuto artificio del Vaticano.

Questa ambiguità vaticana certamente non è assente dal « preambolo » elaborato dallo stesso dicastero romano, cioè la Congregazione della Fede. Ma Mons. Fellay ha nello stesso tempo ricordato che non bisogna più lasciar solo il Papa, perduto tra i Modernisti che intendono distruggere la Chiesa dall'interno.

Tutti questi argomenti sono da ponderare e riflettere prima di rispondere al card. Levada; compito difficile e delicato.

Si potrebbe considerare che i negoziatori delle due parti in causa non fossero del tutto consapevoli di muoversi in una sorta di vicolo cieco che, umanamente parlando, dopo un minimo accordo, porterà a gravissimi dissensi, sia nell'ambito vaticano che in quello della Fraternità.

Perché non si è preferito lo statu quo continuando tranquillamente e pazientemente le discussioni teologiche, attendendo giorni migliori? A noi poveri laici resta un'arma potente: la preghiera del rosario in questo mese di Ottobre, sapendo che la Tuttasanta Vergine Maria schiaccerà sotto il suo tallone il fumo di Satana, sia all'interno che all'esterno della Chiesa.

Del resto è il tema dell'omelia sugli angeli e sul rosario che mons. Fellay ha pronunciato l'indomani, domenica 2 ottobre, a Villepreux. Non siamo infatti in piena battaglia Lepanto II ?
- O.A.M.D.G. -
http://www.radio-silence.tv/index.php?menug=9&menuh=1&idRu=869