lunedì 23 luglio 2012

Il "discorso critico" che la gerarchia non vuol fare (finora)

Il libro di Mons. Gherardini oggetto della presente interessante recensione non ci è nuovo. Ma questa presentazione inquadra con dovizia di argomentazioni e chiarezza espositiva un tema che è il nostro pane quotidiano. Lo propongo per la riflessione che spero ci aiuti ad aprire nuove piste e a sviluppare ulteriormente la tematica. Del resto dovevamo tornarci su per approfondire, dopo avervi soltanto accennato, per notizia,  al momento dell'uscita del libro.

Nel presente saggio l’Autore spiega in modo chiaro ed esaustivo, evitando le polemiche inutili e limitandosi a puntualizzare sobriamente le inesattezze di certe superficiali critiche, i motivi per i quali ritiene suo dovere continuare il “discorso critico” da lui avviato sul Concilio Vaticano II  (1962-1965) a partire dalla sua monografia del 2009 (Concilio Ecumenico Vaticano II.  Un discorso da fare, Casa Mariana Ed., Frigento, 2009), già tradotta nelle principali lingue europee; seguita nel 2010 da un’altra non meno importante sul concetto di Tradizione della Chiesa (“Quod et tradidi vobis”. La tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Collana ‘Divinitas’ n. 4, Città del Vaticano, 2010).  La proposta del “discorso da fare”, rivolta in primo luogo ai vertici della Chiesa, pur destando ampio interesse in ambito ecclesiale e non, ha incontrato finora una diffusa quanto preconcetta ostilità da parte del fronte mediatico collegato all’ufficialità vaticana.  Il discorso “da fare” non è stato recepito, esso è “mancato”. Si tratta, allora, di ribadire i temi del “discorso [finora] mancato”. Essi riguardano tutti il significato da attribuire al Vaticano II, a cominciare dal suo famoso “spirito”.

Per comprendere lo “spirito” del Concilio bisogna innanzitutto mettersi nella giusta prospettiva, che non coincide, secondo l’Autore, con nessuna di quelle dominanti, tra loro contrapposte – come è noto – ed insofferenti di qualsiasi critica.  È infatti inaccettabile l’ermeneutica progressista della cosiddetta “Scuola di Bologna”, ufficiosa ma “seguita da non pochi uomini di Chiesa”, che vede nel Concilio una rottura radicale con “tutta la realtà ecclesiale precedente”, perché da esso “sarebbe nata una Chiesa nuova, rispetto alla quale inesorabilmente vecchia ed inattuale sarebbe la Chiesa tradizionale, quella delineata dai Concili del passato, soprattutto dal Tridentino e dal Vaticano I”. Ugualmente inaccettabile la trionfalistica interpretazione ufficiale, che porta in palmo di mano il Concilio quale “provvidenziale e tempestiva risposta della Chiesa al dialogo con la cultura imperante” e ai bisogni dell’uomo contemporaneo (Il discorso mancato, pp. 10-12).  Quest’ultima interpretazione non vede naturalmente alcuna frattura né contraddizione tra la Chiesa propugnata dal Concilio e quella di sempre, attribuendo solo agli eccessi del post-concilio la grave crisi imperante (ma l’anarchia nella liturgia, osservo, non cominciò già durante il Concilio, allorché si trattò di render operante la neo-approvata costituzione sulla riforma liturgica, nell’inverno del 1964?).

Affermò l’allora cardinale Ratzinger (nel famoso Rapporto sulla fede del 1985, intervista a cura di V. Messori) che chi invocava lo “spirito del Concilio” per demolire la Chiesa dall’interno era in realtà pervaso da un gegen-Geist, da “un contro-spirito conciliare” (nemico di quella che sarebbe stata l’autentica “ispirazione soprannaturale e tradizionale del Concilio”). Questo “contro-spirito” voleva imporre la propria visione, succube “delle correnti culturali più rivoluzionarie d’allora” (p. 21).  Per il cardinale, come per i vescovi “in genere” e per vari organi ufficiali e semiufficiali, se “il postconcilio era impazzito, il Vaticano II era l’espressione attualizzata di quanto era stato proclamato dai precedenti Concili” (p. 12).  Pertanto, la “riforma” impostata dal Concilio era da considerarsi in piena “continuità” con l’insegnamento della Chiesa.  Assurto al sacro Soglio, il cardinale avrebbe poi postulato coerentemente l’esigenza di una “ermeneutica della riforma nella continuità”. (C’è comunque da chiedersi – annoto – perché, in tutta la storia dei Concili ecumenici, solo al Vaticano II sia seguito un “postconcilio impazzito”, che mira a distruggere la Chiesa stessa dall’interno, e per qual motivo, solo per questo Concilio, si debba ricorrere ad una “ermeneutica” impegnata a dimostrarne la “continuità” con il Magistero precedente).

Secondo l’Autore, l’errore dei novatori (“bolognesi” o meno) è evidente:  non risulta che il Concilio volesse introdurre una cesura radicale con il Magistero precedente.  L’esigenza della accomodatio della dottrina e della pastorale alle istanze del mondo moderno, fatta valere dall’ “enigmatico” Giovanni XXIII quale causa eminente della convocazione del Concilio stesso, andava sempre compresa come esigenza da attuarsi in accordo con la dottrina tradizionale della Chiesa, non in antitesi ad essa (pp. 26-28). La volontà di mantenere quest’ accordo è stata, del resto, ribadita  anche nei documenti conciliari. Ma nemmeno soddisfa l’interpretazione ufficiale che di fatto “incensa” il Vaticano II “solo perché Concilio ecumenico”, che, “in quanto tale, non poteva contenere altro che l’insegnamento ufficiale della Chiesa:  un insegnamento sottratto, perciò, ad ogni discussione, assoluto, universale […] Proprio qui s’annidava l’errore della celebrazione ufficiale[…]”(p. 24). Questo “errore” è chiarito ulteriormente dall’Autore nel rilievo che i suoi due studi sopra citati, “hanno in comune con l’ermeneutica ratzingeriana la rilevazione ed il rifiuto del gegen-Geist” sopra descritto, quale unico autentico “spirito” del Concilio. “Le due pubblicazioni, tuttavia, non assumono l’idea che quel gegen-Geist avrebbe cancellato radicalmente, o avrebbe tentato di farlo, il vero “spirito” del Concilio. Si chiedono, anzi, paradossalmente e provocatoriamente se l’autentico “spirito” del Concilio non abbia praticamente colluso con il “contro-spirito”” (p. 26).

Collusione, dunque, di “contro-spirito del Concilio” con il vero “spirito del Concilio”. Questa è la chiave ermeneutica da sviluppare. Ciò che questa collusione o (se si vuole) commistione comporta per l’interprete, l’Autore lo spiega con la massima chiarezza:  di fronte alla gravissima e perdurante crisi della Chiesa bisogna finalmente avere il coraggio di operare – con l’avallo della Suprema Auctoritas – una “revisione e precisazione critica” (p. 80) del pastorale e non dogmatico Vaticano II per accertare se nei suoi testi, accanto alle affermazioni soggettivamente ed oggettivamente conformi al Magistero di sempre, non si siano infiltrate proposizioni ambigue e teologicamente sospette, che testimonierebbero appunto la presenza del suddetto “contro-spirito”.

Di queste infiltrazioni e dello spirito-contro che le anima, l’Autore offre ampia e ragionata sintesi. “I ragionamenti rigorosamente teologici sono quasi assenti nell’insieme dei documenti conciliari”, premette.  Durante il concilio, operarono quotidianamente vere e proprie “quinte colonne:  gruppi di pressione, conferenze di celebrati maestri, stampati di varia provenienza, una massiccia persuasione occulta per incrementar il vento di fronda e preparare le votazioni conciliari […] Il diritto di cittadinanza era riservato alla novità, le proposte di cambiamento si succedevano a getto continuo ed un non precisato rinnovamento, detto presto aggiornamento, diventava il criterio per valutare la bontà delle proposte stesse”, che non si rivelavano “in armonia con i princìpi che sino a quel momento avevano retto la Chiesa” (p. 32).  Le “quinte colonne”, ricordo, erano in genere costituite dai numerosi esponenti della nouvelle théologie, riprovati (sia pure moderatamente nella forma) da Pio XII ed immessi invece a sorpresa da Giovanni XXIII nelle commissioni preconciliari e conciliari quali consultori. “Edotti e persuasi, i Padri eseguivano. I documenti, animatamente discussi, venivan da loro riformulati in modo che le non poche innovazioni fossero supportate da riferimenti biblici, da precedenti magisteriali e da rimandi a qualche Padre della Chiesa. In apparenza e sul piano puramente formale, ciò era indubbiamente conforme al metodo teologico classico. Se ne discostava lo “spirito” che animava l’insieme. Quante volte, verificando quei riferimenti, ho dovuto constatarne l’approssimazione o la non piena corrispondenza. Nei confronti, pertanto, dei valori tradizionali, lo “spirito del Concilio” era esso stesso un gegen-Geist, prima che questo fosse diffuso da interessati commentatori.  Lo “spirito del Concilio” l’aveva contrapposto in genere a quanto la Chiesa aveva finora accreditato come suo pane quotidiano, in particolare ai Concili di Trento ed al Vaticano I; e fa davvero meraviglia la presenza di non poche frasi, disseminate all’interno d’alcuni documenti, soprattutto nei punti strategici dell’innovazione introdotta, per assicurar una consonanza fra ieri ed oggi, che di fatto non c’è. Son frasi intese a tacitar apprensioni e turbamenti, come, per esempio, l’affermazione: - di Lumen Gentium 1 sulla continuità delle sue tematiche ecclesiologiche e quelle dei precedenti Concili; - o di LG 18 che riproporrebbe la stessa dottrina del Vaticano I sul primato del Romano Pontefice; - o di LG 51 che farebbe propri gl’insegnamenti del Niceno II, del Fiorentino e del Tridentino circa le relazioni con i trapassati;  - o di LG 56 ed Unitatis redintegratio 15 circa il culto mariano; - o di UR 18 circa il pieno riconoscimento, da parte del Vaticano II, di quanto dichiarato e promulgato dagli altri Concili, e ciò non soltanto in campo ecclesiologico; -  o d’Optatam totius 22, che intende proseguire l’opera del Tridentino; - o di Dei Verbum 1 che aggancia il dettato del Vaticano II sulla divina Rivelazione a quanto fu dichiarato sulla medesima materia dal Tridentino e dal Vaticano I” (ivi, pp. 33-4. Sottolineature mie).

Una “consonanza” di dottrina che “di fatto non c’è”, dunque, e in non pochi casi, nonostante le ripetute dichiarazioni di fedeltà.  Queste le conclusioni cui è costretta a giungere l’acribia filologica (che si adorna, lo ricordo, del bimillenario motto: “Caesar non est supra gramaticos”).  Un rovesciamento generale della dottrina cattolica, allora, ad opera del Vaticano II?  Non proprio.  Piuttosto, il suo inquinamento (se così posso esprimermi) ad opera di una contro-teologia che i Capi non sono stati capaci di tenere sotto controllo né di combattere come si doveva.  “Non si pensi ad un capovolgimento generale, come se il Vaticano II avesse innovato l’intero complesso delle verità contenute nel Credo e definite dai precedenti Concilii;  la questione non è quantitativa, bensì qualitativa. Non per nulla si parla di “spirito” e di “contro-spirito” all’interno del Concilio.  Prima che su determinate materie, la rottura s’era effettuata sull’ispirazione di fondo:  era stato sentenziato l’ostracismo non ad una o ad un’altra delle verità rivelate e dalla Chiesa come tali proposte, ma ad un certo modo di presentarle, ad una metodologia teologica, che nel caso era quella della non più tollerata Scolastica, e con particolare accanimento contro il tomismo…” (ivi, p. 34).  L’ostracismo alle ardue ma cristalline argomentazioni di S. Tommaso, fondate sulla metafisica classica, veniva – sottolineo – da chi si inebriava alle fumose ma eccitanti pagine dei Blondel, dei Martin Buber, degli Heidegger, l’irrazionalismo dei quali (dal culto dell’azione a quello dell’utopistico e sincretistico “dialogo” tra fedi e valori, inseriti l’una e l’altro nell’attuazione del “progetto” esistenziale del cosiddetto Esserci dell’uomo, “aperto” a tutte le possibilità) spingeva di fatto a riesumare le pulsioni del modernismo, nessuna esclusa.  “Non so se proprio tutt’i Padri conciliari se ne rendessero conto, ma, obiettivamente parlando, il loro strappo dalla secolare mentalità che, fin a quel momento, aveva espresso la motivazione di fondo della vita, della preghiera, dell’insegnamento e del governo della Chiesa, stava riproponendo la mentalità modernista, contro la quale san Pio X aveva preso netta posizione nell’intento di ‘ricentrare tutto in Cristo’(Ef 1,10).  Anche questo, questo anzi in modo particolare, è gegen-Geist” (ivi, pp. 34-35.  Sottolineature mie).

Tale “contro-spirito”, che invece di “ricentrare tutto in Cristo” si preoccupava di instaurare una sorta di “culto dell’Uomo”, non poteva evidentemente restare confinato sul piano “puramente ideale”, nel regno delle intenzioni. Esso ha dato luogo “a rotture particolari, specifiche, su punti nevralgici della Fede e delle sue verità” (p. 35).  Uno dei testi maggiormente imputati in questo senso risulta esser da sempre la costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa e il mondo contemporaneo, alla quale l’Autore dedica quattro pagine, rilevando in particolare l’afflato antropocentrico (nient’affatto in continuità con l’insegnamento perenne della Chiesa) che la pervade (e che tracima nei famosi articoli 22 e 24).

Per ragioni di spazio, non posso ricordare le ulteriori “rotture su punti particolari ma nevralgici” della fede che compaiono in altri famosi passaggi conciliari, puntualmente richiamati dall’Autore; passaggi che inquinano per l’appunto quanto di dottrinalmente legittimo i testi dei medesimi documenti possono contenere (pp. 39-43).

Mons. Gherardini non sottovaluta certo le “responsabilità enormi del post-concilio”. Egli ricorda come sia stato lo stesso cardinale Ratzinger ad individuarle (p. 68) e come questo impressionante disordine morale e teologico post-conciliare derivi anche e soprattutto dalla latitanza dei vescovi, che lasciano fare (pp. 69-76).  Certamente il post-concilio è andato ben al di là del Concilio. L’opera di “revisione e precisazione critica” deve pertanto distinguere preliminarmente tra i due, dando a ciascuno il suo ma senza dimenticare che il post-concilio è pur sempre frutto del Concilio, rivelatosi un vero e proprio “otre d’Eolo” (pp. 76-80).  L’illustre teologo non chiede certo l’abrogazione del Vaticano II da parte del Papa. Più semplicemente, chiede che si cominci finalmente a separare il grano dal loglio nei documenti del Concilio. E questa sua più che legittima richiesta esprime sicuramente un’esigenza condivisa da una minoranza qualificata che si va ingrossando ogni giorno, com’è­ vero che ad ogni giorno che passa si aggrava la crisi spaventosa della Chiesa cattolica.

Quale premessa di carattere generale del lavoro di “revisione critica”, l’Autore sviluppa alla fine (pp. 81-96) alcune importanti considerazioni chiarificatrici sulla natura effettiva dei sedici documenti del mastodonte che è il Vaticano II:  quattro Costituzioni, 9 Decreti, 3 Dichiarazioni - 596 fitte pagine nella diffusa edizione in italiano delle Edizioni Paoline.  Costituzioni, Decreti e Dichiarazioni sono fonti che non possiedono la medesima autorità, anche se appartengono tutti ad un Concilio che deve considerarsi autenticamente ecumenico, data la validità della sua convocazione.  Essi “esprimon tutti un magistero conciliare”, che è di sua natura “straordinario” e “solenne”, da non confondersi con il “magistero ordinario” della Chiesa (p. 81).  Detto questo, bisogna però “distinguere la qualità dei suoi documenti, perché il carattere solenne del loro insegnamento né li mette tutti su un piano di pari importanza, né comporta sempre di per sé la loro validità dogmatica e quindi infallibile” (p. 82).

Ma le quattro Costituzioni, da sempre i documenti più importanti di un Concilio ecumenico, non mettono secondo molti il Vaticano II sullo stesso piano dei precedenti, dogmatici Concili (Tridentino e Vaticano I)?  Il paragone è improponibile, specifica l’Autore, perché le “constitutiones” del Vaticano II sono atipiche rispetto a quelle dei Concili precedenti. Esse, anche le due che si attribuiscono il titolo di “dogmatiche”, non ricorrono “al modello classico” della “costituzione”, modello “consolidatosi nel corso dei secoli come tramite della volontà definitoria della Chiesa”. Non vi ricorrono, anche perché il Concilio ha voluto esplicitamente escludere (come è noto) qualsiasi “intento dogmatico-definitorio, con il relativo modulo espressivo” (pp. 82-84). Ciò significa, in pratica, che “in nessuna delle sue quattro Costituzioni [comprese le due cosiddette “dogmatiche”] il Vaticano II ‘definisce come obbliganti per tutta la Chiesa’ [ossia come dogmi] i propri pronunciamenti dottrinali”(p. 84). Quando poi il Vaticano II richiama espressamente dogmi definiti da precedenti Concili, esso non diviene per ciò stesso integralmente “dogmatico”: “lo è semplicemente ed esclusivamente nella dogmatica irriformabilità ed infallibilità dei dogmi citati” (p. 86).

Queste precisazioni sono di fondamentale importanza, dal momento che non pochi insistono ancor oggi nel voler scorrettamente attribuire all’insegnamento del Vaticano II un valore dogmatico che non ha (e che non ha voluto espressamente avere), attribuendolo persino a documenti come i nove Decreti, nei quali l’istanza contingente dell’aggiornamento – sottolinea l’Autore – si rende specialmente palese (p. 87).  Come si possa poi pretendere di inserire “il non sempre provvido aggiornamento conciliare” tout court nel Magistero (dogmatico) della Chiesa, non si riesce a comprendere – chiosa l’Autore – se si pensa ad esempio che l’art. 13.2 del decreto Presbyterorum ordinis sul ministero e la vita sacerdotale, echeggiando la costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa, art. 28.1, “colloca intenzionalmente il ministero della parola al primo posto degli uffici presbiterali”, modificando ed anzi ribaltando l’insegnamento tridentino, per il quale la funzione primaria del sacerdozio cattolico è, come si sa, “ad conficiendam eucharistiam”:  la Consacrazione dell’Eucaristia (p. 87, 88).

Nella breve Conclusione finale (pp. 97-106), l’Autore ricorda, infine, che S. Paolo ha esortato “i cristiani dell’Urbe a render a Dio il famoso rationabile ossequium – Rm 12, 1” (pp. 97-98).  Ciò significa che “la verifica storica e teologica” di documenti pastorali approvati dal Romano Pontefice (come sono quelli del Concilio) è perfettamente legittima e non contraddice affatto la fede (p. 97).  Così come è perfettamente legittimo esprimere, senza venir meno “al dovuto rispetto”, la profonda insoddisfazione del credente e dello studioso per lo spirito del tutto acritico con il quale gli ultimi Pontefici hanno senza posa riproposto l’insegnamento del Vaticano II, come se si trattasse di un Concilio assolutamente dogmatico, scaricando interamente sul post-concilio la colpa della crisi della Chiesa, e contribuendo in tal modo ampiamente alla “volgata” ostinatamente celebrativa che da cinquant’anni tiene banco (pp. 99-102).
Paolo Pasqualucci
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[Fonte: Riscossa Cristiana]

40 commenti:

mic ha detto...

Introduco, per la riflessione, uno spunto importante da pag. 35:

L'«instaurare Omnia in Christo», di per sé, non è sottoposto alle condizioni culturali del tempo - se mai è vero il contrario - né all'alternarsi della civiltà nell'alternarsi dei periodi storici, né al prevalere d'una corrente su altre o su tutte le altre; esprime esattamente una diversa intenzione che trascende tutta la fenomenologia dell'umano e del terreno, protendendo la sua finalità sul piano soprannaturale della grazia, di per sé indipendente da ogni situazione e condizione storico-culturale.
A tali situazioni e condizioni si piega invece la Gaudium et Spes e le descrive con puntigliosa insistenza, come se in ciò dovesse consistere tutt'il contenuto della "lieta notizia". [...]
La Costituzione Pastorale della Chiesa nel mondo contemporaneo sembra ignorare che "Dio ci ha creati per conoscerlo amarlo e servirlo in questa vita, e goderlo poi nell'altra in paradiso". Dichiara, sì ed opportunamente, che la soluzione unica e efficace è Cristo, sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli (EB 13,8), sintesi delle "realtà immutabili al di là di tutto ciò che muta" (10-3); ma la sua preoccupazione è quella di creare uomini nuovi, artefici di un'umanità rinnovata (30, 55, 77). Presenta, a tal fine, due parti: l'una cosiddetta dottrinale, per dichiarare ciò che pensa dell'uomo, del mondo e dei loro reciproci rapporti; l'altra cosiddetta pastorale, per applicare concretamente i principi all'emergenza storica, avvertendo che, tale emergenza essendo di per sé mutevole, nemmeno l'applicazione dovrà considerarsi assoluta. Le risposte cristiane saranno pertanto contingenti e come una risposta contingente possa "ridonar la speranza a chi non osa più creder alla grandezza del proprio destino" (21/9) resta un problema in sospeso.

Il tutto è poi immerso nel "mare magnum" delle più deleterie conseguenze di questo gegen-Geist che, attento all'uomo così come ieri s'era attenti a Dio, quasi sostituendo l'adorazione della creatura a quella del Creatore e tutto teso all'esaltazione della dignità pressoché infinita della persona umana, confonde il valore fondante con quello fondato. [...]

DANTE PASTORELLI ha detto...

E per la riflessione suggerisco di andar su Riscossa Cristiana dove il dibattito Gherardini, Cavalcoli, de Mattei e Siccardi ferve.
L'amico don Brunero con una decisa lettera alcuni giorni fa ha chiuso il suo discorso sul concilio, ma gli altri si fronteggiano. Pasqualucci, Siccardi e de Mattei hanno buon gioco a dimostrar la precarietà delle tesi di p. Cavalcoli che fatalmente va scivolando nell'infallibilismo, pericoloso per la stessa autorità pontificia come garantita da Cristo e specificata in modo infallibile nella Pastor Aeternus.

mic ha detto...

Ho visto caro Dante, e sono rimasta stupita che p. Cavalcoli - che porta avanti la tesi che il Magistero di un Papa o di un Concilio deve essere sempre e comunque considerato, almeno de facto, infallibile, con le pericolose conseguenze che ciò comporta -, sia stato praticamente silenziato dai puntuali interventi di de Mattei e della Siccardi, sostanzialmente centrati sulla visione Gherardiniana.

Ester ha detto...

creare uomini nuovi, artefici di un'umanità rinnovata

ecco qui, ritorna sempre il mito dell'HOMO FABER, che vediamo operante nella liturgia antropo-latrica, indisturbato, a devastare Fede e spiritualità dei fedeli distolti (come voleva Paolo VI) dal loro "pio raccoglimento silenzioso", per essere trascinati dall'esaltazione collettiva-comunitaria, nelle false adorazioni pervase da chiasso e chiacchiere profane e spesso blasfeme, (come riferì più volte Caterina) in danze infernali) e che prepara ormai l'avvento dell'anticristo.
L'homo faber è quell'"attila" della Fede che nessun papa dal cv2 in poi ha voluto fermare, perchè è proprio quella chimera che li ha abbagliati, nella idea stessa di una "nuova pentecoste", o presunta primavera della Chiesa...con cui volevano trascinare il Gregge sulle strade di progresso del "nuovo linguaggio pastorale adatto al mondo moderno ecc.".
L'esito del viaggio intrapreso con entusiasmo si vede bene oggi, calato il polverone accecante delle magnifiche riforme : il culto dell'uomo, rivendicato con orgoglio da Paolo VI (v. ....noi più d'ogni altro...) sta gradualmente soppiantando il culto a Dio !

Ester ha detto...

scusate, integro quel part. :
.."anche con danze infernali..."; per spiegare, volevo riferirmi sia ai vari balletti con ostensorio col SS.mo portato in danza liturgica, (visto su certe esibizioni di preti e danzatori attorno all'altare in America Latina), sia al solito evangelizzatore-eretico Kiko, sia ai recenti innumerevoli balletti profani, neo-pagani e/o di vari culti orientali, permessi nelle chiese, e postati sempre su MIL , visibili su Youtube:
il grande sconcio epocale, avallato da tante diocesi, in nome del solito dialogo, accoglienza ecc.
che prepara il cattolicesimo ad aprirsi al sincretismo !

mic ha detto...

che prepara il cattolicesimo ad aprirsi al sincretismo !

In troppi contesti vi si è già aperto...

Anonimo ha detto...

Il bravo agricoltore sa che non può aver le more a Natale, nè può raccoglier fichi a Pasqua. Ogni frutto matura a suo tempo. Così è per il discorso critico sull'ultimo concilio: i tempi non sono ancora maturi. Ma tali tempo dovranno venire. Oh, se verranno. Come vengono i tempi per i fichi e per le more. Interventi come quelli di mons. Gherardini servono per aiutare i tempi nella matirazione, che sarà comunque lenta. Altrettanto servono blog serii come questo (anche se un libro può finire sotto gli occhi di un numero maggiore di progressisti che invece in generale si tengono alla larga dai blog tradizionalisti. Piuttosto, oltre a perseverare nrell'orazione, acquistiamo libri del genere e regaliamoli in giro a preti e vescovi (ma anche a laici "impegnati"). E' opera altamente meritoria. Io ne acquisterò diverse copie per farne dono. Antonello

mic ha detto...

Realista e propositivo il discorso di Antonello.
A la via così...

joseph ha detto...

E' proprio così, Antonello. La maturazione, a meno di miracoli e tra questi comprendo l'elezione a suo tempo di un Papa meno coinvolto nel clima conciliare e soprattutto coraggioso sino al martirio, è però lontana. C'è da rifondare tanta parte della Chiesa ed allevare nuove generazioni di sacerdoti e fedeli, Un compito immane. Ognuno di noi fa quello che può, e speriamo che altri facciano quello che possono senza lasciarci soli.

Anonimo ha detto...

Si dice, nella recensione ".... Come si possa poi pretendere di inserire “il non sempre provvido aggiornamento conciliare” tout court nel Magistero (dogmatico) della Chiesa, non si riesce a comprendere – chiosa l’Autore – ....."
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Il nocciolo di tutte le questioni mi sembra riconducibile a questo.

Marco.

Ester ha detto...

il sincretismo avanza...
dunque non è invenzione di una ester-catastrof, ma è realtà che si afferma, ogni giorno, senza che nessuno la contrasti.
Ho ricevuto varie reprimende per le mie geremiadi; bene, non devo ossessionare con le mie lamentele, ho rotto l'anima a tanta gente, lo so ...in part. a tanti "moderati equilibristi del giusto mezzo" che vogliono conciliare verità con errori, forse, secondo programma del cv2, ancora da attuare, pare secondo il Papa.
Certo, io potrei anche dire "tutto OK, tranquilli, no problem", ma ci pensa la realtà ad aprirci gli occhi, spero.
So bene che dobbiamo affidarci al Signore, che nascosto conduce la Sua Chiesa; d'altra parte Lui non ci ha mica promesso di evitarci la grande tribolazione, ed è quella, leggibile in Ap., che stiamo vivendo, che lo si voglia o no. L'evidenza dei fatti prima o poi ci sveglierà.
Vorrei solo far capire che ci troviamo come in una casa dove la fuga di gas, iniziata 50 anni fa, non è stata fermata, ha invaso la casa, ha intontito -addormentato in un coma profondo-quasi tutti: non c'è più coscienza dei confini Bene/male....
e alcuni, (spero diventino molti, grazie agli allarmi di mons. Lefebvre, mons. Gherardini e a tutti quelli che vedremo più vigilanti, d'ora in ora) girano in mezzo ai comatosi, alzando la voce per farli svegliare, per salvarli da morte sicura, una morte spirituale, scivolando nel sopore della falsa fede che ci stanno insegnando sulla scia di questo 21.mo concilio, che il papa evidentemente non vuole "depurare".
La fuga di gas è partita da lì, ma il rubinetto resta aperto, e le finestre chiuse.
(non so se vi è mai capitato, io mi son sentita raccontare questo pericolo mortale da amici che erano caduti nel sonno indotto dal gas: salvi per miracolo. Per svegliare un narcotizzato dal gas bisogna scuoterlo forte, non con sussurri, ma grida e richieste di aiuto ai vicini; quell'aiuto che dall'alto i pastori non ci daranno....continuando a dire che la fonte di gas "è buona" e che la sostanza che si spande da essa è alimento di cui nutrirsi", non depurata come sarebbe giusto e necessario. E temo che lo "schiaffo" necessario per il risveglio ce lo daranno le amare realtà, come questo sincretismo in fieri, - a cui però ci stiamo già ABITUANDO- se noi non sopportiamo gli allarmi motivati di chi ci dice la Verità, senza edulcoramenti.
Credo che Lefebvre fu zittito proprio per questo: perchè c'era chi aveva programmato di narcotizzare il Gregge con la falsa obbedienza di cui state parlando, e non sopportava il suo dire la Verità con parole chiare, tonde e ferme..
E tuttora la censura sui suoi discorsi permane, lo si considera superato, anche nella FSSPX; ma è proprio leggendo qualcosa di lui che mi si sono aperti gli occhi, e lo vedo tuttora attualissimo, anche in certi passi riportati dalla Siccardi.
Ho cominciato a capire quanto grande sia quella "potenza d'inganno" di cui parla S. Paolo, che è in grado di ingannare dotti e sapienti, ed anche gli eletti, se possibile. Ciò è accaduto col concilio 21.mo: i Pastori della Chiesa ingannati da una falsa luce di rinnovamento, hanno sottovalutato tanti pericoli, ed hanno firmato testi che ritenevano portatori di bene, pur essendo ambigui.

don Camillo ha detto...

Mic, Dante potete mettere il link in questione? grazie

Tommaso Didimo ha detto...

Poveretti i Gherardini, mic, don Camillo senza Peppone ecc. Fra cinquant'anni loro saranno dimenticati ed il Concilio Ecumenico Vaticano II andrà sempre più avanti. Lo vuole lo Spirito Santo.

mic ha detto...

Da questa pagina di Riscossa Cristianasi può entrare nei titoli dei vari interventi

Anonimo ha detto...

"....Fra cinquant'anni loro saranno dimenticati ed il Concilio Ecumenico Vaticano II andrà sempre più avanti. Lo vuole lo Spirito Santo....."
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Scusi, e quando e come questa volontà le sarebbe stata comunicata ?
Marco.

Anonimo ha detto...

Intervista di Mons. Muller al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, riportata ieri da Vatican Insider. Il "Custode" della Dottrina della Fede dichiara:

Se i lefebvriani vogliono superare questa separazione devono accettare il fatto che «il Concilio vaticano II è vincolante» ...

«Si può discutere della dichiarazione sul rapporto con i media, ma le affermazioni sugli ebrei, sulla libertà di religione, sui diritti umani hanno delle implicazioni dogmatiche. Quelle non si possono rifiutare senza pregiudicare la fede cattolica».

Ho letto bene?
LA LIBERTA' RELIGIOSA COSI' COME CONCEPITA DAL CONCILIO E POST CONCILIO HA IMPLICAZIONI DOGMATICHE?

E LA SUA NON ACCETTAZIONE PREGIUDICA LA FEDE CATTOLICA?

MA NON E' L'ASSOLUTO CONTRARIO DI QUANTO SANCITO DA PAPA GREGORIO XVI, PIO IX PIO XI E PIO XII?

COSA NE PENSANO MONS. BUX E TUTTI GLI ARRAMPICATORI DIFENSORI DI MULLER CHE SI DILETTANO DI TEOLOGIA?

Comunque oggi nelle chiese italiane, nella Preghiera dei Fedeli, i cattolici italiani del NO hanno pregato così:
<>.

MONS. MULLER, IL SINCRETISMO HA IMPLICAZIONI DOGMATICHE E LA SUA NON ACCETTAZIONE PREGIUDICA LA FEDE CATTOLICA?

POVERA SANTA SEDE!

mic ha detto...

Comunque oggi nelle chiese italiane, nella Preghiera dei Fedeli, i cattolici italiani del NO hanno pregato così: <>.

come hanno pregato?

Di questa intervista abbiamo già parlato.
In ogni caso, sono dichiarazioni sconcertanti...

Etneo ha detto...

Ieri è stata letta questa preghiera (tratta dal famigerato foglietto "La Domenica"): Per gli uomini e le donne delle altre religioni, perché nel rispetto delle fedi e dei culti sia feconda la preghiera reciproca, faccia scaturire nuovi momenti di dialogo e di confronto. Preghiamo.

Io non ho risposto "Ascoltaci o Signore".
Ho fatto male?

Ester ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ester ha detto...

...ve lo dico io:

Comunque oggi nelle chiese italiane, nella Preghiera dei Fedeli, i cattolici italiani del NO hanno pregato così:
Per gli uomini e le donne delle altre religioni, perché nel rispetto delle fedi e dei culti sia feconda la preghiera reciproca, faccia scaturire nuovi momenti di dialogo e di confronto.
Preghiamo
Ascoltaci Signore.
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nella mia città questa preghiera è NORMALE, e ricorrente in quasi tutte le Messe.
Tutto normalissimo.
Tutto in "continuità" con la Chiesa bimillenaria !
Mitridate docet .
Perchè gridare ?
perchè allarmarsi ?

(avverto l'anonimo che, siccome Dante ed altri hanno detto di bandire le urla, sarà accusato di urla moleste)

Ester ha detto...

Concilio Ecumenico Vaticano II andrà sempre più avanti. Lo vuole lo Spirito Santo.

bravo !
questa fu esattamente la diabolica mistificazione -dichiarata esplicitamente- dai sovversivi modernisti quando, attuato il colpo di mano al concilio, con la connivenza del Papa che li lasciò prevalere, dissero che la grande svolta antropologica la voleva lo Spirito Santo !
come se Dio si potesse contraddire, mediante soprusi e/o machiavellismi, per aprire "nuove strade", contrarie a quelle indicate in 1930 anni, atte a disperdere il gregge nel caos dottrinale e liturgico !

confusione, ambiguità e contraddizione con la Verità eterna, attribuite allo Spirito Santo ?
si può essere più diabolici di così, voler chiamare in causa lo Spirito di Cristo in ciò che contraddice Cristo e la sua Dottrina ?
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grazie a Dio la Madre Celeste a Fatima ha predetto invece:
"Ciò che è putrido cadrà e non si rialzerà più."
Si tratta del mitico cv2 e delle sue chimere, tese a distruggere la Chiesa dalle fondamenta, (NC in prima fila tra i distruttori), che marcirà con tutte le sue storture, solo alla fine della grande tribolazione che va verso la fase intensiva....(come le orde di Lanzichenecchi lasciarono dopo la loro calata case e città depredate, vedremo il saccheggio della Fede e della S. Messa).
Prima della sepoltura di un albero conciliare marcio alla radice, dovremo passare un bel po' di guai per colpa dei novatores che perseguiteranno -dall'ALTO- le pecore smarrite e schiavizzate da tante menzogne, falsa obbedienza e adulterazione costante di Messa e Sacramenti, come l'Osservatorio di Mic ed altri testimoniano da anni.

'A nuttata....è ancora lunga.

Anonimo ha detto...

Quando mi capita di andare al NO (e cerco di andarci poco) e sento "preghiere" come quella di cui sopra, non mi associo agli altri dicendo "ascoltaci o Signore", ma dentro di me chiedo perdono a Gesù e chiedo l'intercessione del Cuore Immacolato di Maria, trafitto dalle spine che escono anche da queste pseudo invocazioni frutto dell'idolo "dialogo".
Ecco, se alla fine della preghiera, al posto dell'"ascoltaci o Signore" ci fosse un bel silenzio, sarebbe un piccolo ma significativo segno. Ahimè, credo che questo mio auspicio sia al momento, non realistico.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Scusa Ester, fai di tutto per sembrar sarcastica, astiosa e cercar la rissa.
Io vedo in te un'anima pura e sofferente, ma spesso troppo indulgente alla generalizzazione e alle visioni apocalittiche. Le stesse cose si possono dire senza toni savonaroliani, con ragionamenti seri e appassionati ma pacati, che darebbero più forza alle argomentazioni. Questa naturalmente è un'opinione mia personale e non coinvolge il blog di cui sono soltanto un utente.
Proprio perché mi conosco opposi rifiuto al gestore di altro blog di far parte della redaione.

L'anonimo che cita la preghiera dei fedeli ha perfettamente ragione, ma questo giudizio non sarebbe stato meno positivo se fosse stato espresso senza tutte quelle maiuscole. Ma forse ha letto che io ho qualche difficoltà visiva...

La preghiera di ieri è assolutamente inaccettabile per un cattolico appena appena informato.
L'indifferentismo religioso è il suo sostrato velenoso.
Le preghiere levate ai falsi dei, agl'idoli sono forse gradite a Dio? Non sono, gli dei creati dall'uomo, demoni? Quale frutto spirituale può derivare ai cattolici da una preghiera elevata a Visnù, al dio serpente, a Kalì ecc.? Ed infatti, a guardar bene, quando la preghiera accenna all'esito delle preghiere cosa indica? Dialogo e confronto. Tutto qui. Su quali temi?
Non sfugge certo la nuova e falsa dottrina che le false religioni son via di salvezza, dottrina che poi sfocia nell'altrettanto falsa dottrina dell'apocatastasi, comunque presentata.
La Chiesa, col Vangelo, ha sempre affermato come verità che la salvezza vien solo da Cristo e per Cristo.
Il discorso sulla salvezza dei non cattolici, naturalmente, è un caso a sé, ha una sua "teologia" che qui non sto a ripetere.

Ora, se l'ironia di Ester voleva spingermi a dir questo, eccola accontentata. Ma sarebbe stato più che sufficiente chiedermi: Dante che ne pensi?

Ester ha detto...

Grazie, anonimo, di aver detto che il Cuore Immacolato di Maria viene proprio TRAFITTO da preghiere che sono contro Cristo, contro la Sua Chiesa e contro la Madre della Chiesa, che deve portare tutti al Vero Dio, cioè Gesù Salvatore del mondo.

In quelle preghiere traspare la volontà infernale di scardinare dalla coscienza della gran massa dei fedeli il contenuto vero della Fede che poggia sui dogmi, sull'unico Vero Dio incarnatosi in Gesù Cristo, 2a Persona della SS.ma Trinità.

Le forze delle tenebre co loro fumo di falsità, penetrate capillarmente nelle diocesi, nei consigli diocesani e parrocchiali, manovrano i fedeli ottenebrati, che compilano preghiere di stampo POLITICOIDE, socialisteggiante, o nella migliore ipotesi discorsetti da assemblea di condominio....confondendo sempre più la Fede, per trasformarla in "fiducia nell'amicizia, nel progresso, nel bene comune, nella fratellanza dei popoli ecc."...
e i fedeli credono che quella sia la sostanza del cattolicesimo, e dimenticano la loro IDENTITA'.
E' undisegno diabolico, portato avanti con determinazione agghiacciante in questi ultimi decenni, mentre i fedeli, come ignari burattini, eseguono i voleri occulti dei demolitores....
anni fa mi dissero che quelle preghiere le facevano comporre talvolta ai ragazzini dei circoli parrocchiali pomeridiano (A.C. R. ed altri), così, a casaccio...secondo la loro fantasia o cultura !
La gente ripete, ripete passivamente, credendo di dover OBBEDIRE docilmente ad ordini dall'alto, e che sia la volontà di Dio ! pregare perchè sia oscurato il vero Dio, col dialogo, nelle teste cattoliche diventerà la "volontà di Dio".....
ma come dicevo, tutto OK; tutto normale, caro Anonimo !
Lei con la sua preghiera silenziosa, gradita a Dio (come anch'io son costretta a fare, in crocifissione del Corpo Mistico sfigurato), è di sicuro 1 su 100 a capirlo....(ottimista valutazione)

(però ora mi diranno che sono "apocalittica" per aver fatto questa osservazione, citando il Cuore di Maria trafitto da false preghiere: roba da integralisti)
Tutto bene, così deve andare, era previsto.
Tutto normale.

Marco Marchesini ha detto...

Non ho risposto neanche io. Ero in una chiesa al mare, N.O. Fra l'altro è una ambiente in cui la liturgia viene curata.
Sono rimasto pietrificato dalla preghiera dei fedeli.

Dovremo aspettare di avere Papi e Vescovi della generazione non legato al Concilio perché finalmente il discorso da fare non rimanga mancato.
Basterebbe correggere gli asserti errati, dare il senso ortodosso a quelli equivoci e riaffermare gli asserti in linea con la Tradizione.

Oppure sarebbe davvero un ottima mossa da parte del Papa: riprendere gli schemi preparatori cestinati dal colpo di mano e riaffermare che quella è la dottrina cattolica.
Sarebbe un sogno.

Il libro di mons. Gherardini sulla radice di tutto quello che è successo al Concilio e sui suoi errori è molto illuminante.

Il libro è: "Vaticano II. Alle radici di un equivoco"

Ghergon ha detto...

Magari ci fossero "momenti di dialogo e di confronto" che apparentemente presupporrebbero una voglia di convertire il prossimo...(San Paolo diceva di non insistere più di tre volte se non erro, però) nella realtà invece si va ben oltre, sbracamento e sottomissione totale al protestante e all'infedele, e spesso, collusione totale...

Invece per la preghiera reciproca, è proprio un orrore...perfettamente d'accordo con Dante.

Ghergon ha detto...

Ester: "grazie a Dio la Madre Celeste a Fatima ha predetto invece:
"Ciò che è putrido cadrà e non si rialzerà più."


Ester quando la Madonna a Fatima ha detto queste parole?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Marco, il Papa, questo Papa, non muterà di una virgola la lettera e lo spirito del concilio. Ha fatto passi avanti nei nostri riguardi, li ha fatti verso la S. Pio X, ma il concilio, che non era il superdogma per il cardinal Ratzinger, lo sta diventando sempre più giorno dopo giorno per Benedetto XVI.
Quel che tu ti aspetti non verrà. Non significa però che non riesca a far quadrare il cerchio con la Fraternità.

Ester ha detto...
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Giorgio ha detto...

eri è stata letta questa preghiera (tratta dal famigerato foglietto "La Domenica"): Per gli uomini e le donne delle altre religioni, perché nel rispetto delle fedi e dei culti sia feconda la preghiera reciproca, faccia scaturire nuovi momenti di dialogo e di confronto. Preghiamo.

Io non ho risposto "Ascoltaci o Signore".
Ho fatto male?



Ha fatto malissimo ad andarci, a quella "messa". Chiunque va al novus ordo si ricordi che è è stato architettato da un massone.

Ester ha detto...

Quel che tu ti aspetti non verrà.

1-- La lezione è oscura e zeppa di errori e contraddizioni.

2-- Gli alunni chiedono chiarimenti e spiegazioni alla Maestra AL FINE di capire e imparare con profitto.

3-- La Maestra rifiuta tenacemente e, a un certo punto,
definitivamente, di chiarire la lezione aggrovigliata che induce in ERRORI GRAVI di apprendimento, creando così una catena di errori in aumento tra allievi.
Es.: un' equazione che, al seguito di un errore iniziale, dà sempre risultato errato.

4-- gli alunni si chiedono, incerti e confusi, tra di loro (o rivolti a qualche collega o "assistente"? della Maestra):

CHE SPECIE di Maestra è questa che non vuole spiegare la lezione confusa e non vuole correggere le equazioni sbagliate ?
ma che nel frattempo IMPONE agli alunni come testo OBBLIGATORIO tutta la lezione confusa e incomprensibile ?
come ci può obbligare a studiare senza capire che cosa stiamo studiando ?

ci sta forse prendendo in giro ?

Luisa ha detto...

Non solo si vuole imporre il diktat del Vaticano II = superdogma ma lo si fa zittendo,o tentando di farlo, chi continua a chiedere che la famosa continuità tanto proclamata e martellata venga provata.

Già mesi fa, forse mic se lo ricorda, presentivo (si dice?) la formazione di una strana, anomala, alleanza fra modernisti e conservatori conciliaristi, il CVII non si tocca!
Insomma zitti prima, zitti oggi.
La dittatura del pensiero unico, l`egemonia di quella élite progressista che ha dominato la scena ecclesiale, soffocando ogni voce contraria negli ultimi decenni, hanno trovato un alleato di peso, prendono una nuova forma, forse impensabile, paradossale.
Fra i conservatori c`è chi inventa il paraconcilio, chi ammette che qualche formulazione possa essere stata infelice, ma che non venga mai detto che ci sono errori in quel Concilio, anzi quel Concilio è ancora tutto da scoprire!
Dopo 50 anni dobbiamo ancora scoprirlo, e il Papa ci dice che dobbiamo farlo con la guida di chi è stato formato alla scuola di chi da 50 anni dice di applicarlo e facendolo ha portato la Chiesa nel caos odierno...non capisco.

Detto questo, continuo a sperare che Benedetto XVI durante l`anno della Fede ci offra un Magistero che ci dia quella famosa interpretazione corretta e inequivocabile del CVII in continuità con la Tradizione e che metta il dito, chiamandoli per nome sugli errori di interpretazione e applicazione.

Ester ha detto...

continuo a sperare che Benedetto XVI durante l`anno della Fede ci offra un Magistero.....

prima che diventi(amo) troppo giovane(i) ?

spes ultima dea.

Basta rileggere sopra:
Quel che tu ti aspetti non verrà.

come Godot.

Gederson Falcometa ha detto...

Don Müller ha detto che il Vaticano II è obbligatorio per la FSSPX, in una intervista (in tedesco) ricente, guarda:

http://www.kath.net/detail.php?id=37448

Ghergon ha detto...

Si, ma quando la Madonna a Fatima avrebbe detto "Ciò che è putrido cadrà e non si rialzerà più." ?

Ester ha detto...

Ghergon, se lei non mi disprezza per partito preso, tra poco glielo dirò...un attimo (sto su altro thread)

Ghergon ha detto...

Prego faccia con calma...anche se vedo che la sua è una ricerca lunga...

Ester ha detto...

per Ghergon.
Padre Malachi Martin, morto da pochi anni, affermò nella sua ultima intervista all’Art Bell Show (1998) che il Terzo Segreto di Fatima conteneva qualcosa di terrificante ed orrendo. Non si trattava dell’annientamento di nazioni, di una guerra nucleare o della persecuzione sanguinosa della Chiesa. Era qualcosa di molto più grave. Papa Pio XII si riferiva a questo quando affermò nel 1945 che "il mondo è sull’orlo di un abisso spaventoso… gli uomini devono prepararsi a soffrire cose che l’umanità non ha mai visto prima".
Il Terzo Segreto ha un contenuto apocalittico e corrisponde, pertanto, ai testi escatologici delle Sacre Scritture. E’ questo ciò di cui parlava il Cardinal Ratzinger quando rivelò che il Segreto riguardava i "novissimi" - ovvero le "ultime cose", e corrisponde a ciò che è rivelato nelle Sacre Scritture.

Papa Giovanni Paolo II, quando gli fu chiesto in Germania riguardo al Terzo Segreto, affermò che "dobbiamo essere preparati a passare grandi prove in un futuro non troppo remoto, prove che ci richiederanno di essere pronti a donare le nostre vite…". Papa Giovanni Paolo II, all’epoca ancora Cardinale Woityla, aveva elaborato questo suo pensiero durante una visita negli Stati Uniti, nel 1976:
"Siamo di fronte al più grande e storico conflitto che l’umanità abbia mai sofferto. Penso che gran parte della Società Americana o della Comunità Cristiana non se ne rendano conto.Stiamo per assistere al confronto finale tra la Chiesa e l’anti-Chiesa, del Vangelo contro l’anti-Vangelo". E’ una prova che la Chiesa deve superare.

Questo è il contenuto essenziale del Terzo Segreto di Fatima


http://www.fatima.it/index.php?option=com_content&view=article&id=165&Itemid=209
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qui si può leggere il
Testo diplomatico (ufficiale) a confronto col
testo autentico (non ufficiale, MAI smentito, ma confermato dalle parole di GPII in un'intervista) :

http://digilander.libero.it/obe3/profezie18.htm

(Giovanni Paolo II durante il suo secondo viaggio in Germania nel 1984 disse: "Il mondo sta vivendo il XII capitolo dell'apocalisse". La stessa cosa disse suor Lucia ad una sua parente, dicendole: "Leggi il XII cap. dell'Ap.: lì c'è tutto ciò che la Madonna ci ha detto")
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(non corrisponde forse a tutto a ciò che vediamo accadere, di giorno in giorno, di ora in ora ? )

Ghergon ha detto...

Ma Ester, digilander.libero.it/obe3/profezie ha copiato il testo da un sito di new age che a sua volta ha copiato da un sito di ufologia, cioè di extraterrestri...quel messaggio è falso.

mic ha detto...

Attenzione con le rivelazioni private e tutte queste "profezie" che pullulano.

Non sono queste che nutrono la nostra fede e, francamente, l'abitudine di ultracitarle dopo un po' stanca e penso distolga anche dal nocciolo delle nostra discussioni...

Ogni cosa cum grano salis, per favore!