lunedì 30 luglio 2012

«Lingua morta» a chi?

Dal Bollettino Salesiano di Aprile 2012 by blog Muniat intrantes Crux Domino famulantes : si tratta di un masso erratico, o di una realtà che può farsi strada nella Chiesa?

Don Roberto Spataro, sdb, insegna Letteratura Cristiana antica ed è il segretario della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche dell’Università Pontificia Salesiana, denominata anche Pontificium Institutum Altioris Latinitatis.
50 anni fa
Il 22 febbraio 1962, Giovanni XXIII firmò la Costituzione apostolica Veterum Sapientia sullo studio e l’uso del latino, in cui auspicava, tra l’altro, la creazione di un Academicum Latinitatis Institutum.
Quest’ultimo verrà, poi, istituito da Paolo VI con la Lettera apostolica Studia Latinitatis del 22 febbraio 1964, affidando alla Società Salesiana il compito di «promuoverne la prosperità».

Don Roberto: dopo la direzione del “Ratisbonne” di Gerusalemme è contento di questo nuovo incarico accademico a Roma?
Certamente! Anzitutto, per un motivo personale, perché da sempre amo la cultura classica e per otto anni ho insegnato Latino e Greco nei Licei salesiani. In secondo luogo, per un motivo culturale: colgo una continuità tra la teologia, che ho insegnato nel centro di Ratisbonne, e lo studio degli antichi scrittori cristiani, di cui mi occupo attualmente. Sono essi che hanno elaborato le prime sintesi teologiche e che hanno conferito alla teologia un’identità scientifica e sapienziale.

Quali sono i numeri? Ci sono molte iscrizioni?
Sin dall’atto di fondazione, il nostro Istituto si pone come un centro di studi di specializzazione. Di conseguenza, più che la quantità delle iscrizioni occorre curare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Conforta sapere che tra i nostri exallievi, alcuni sono rinomatissimi professori universitari o specialisti presso la Santa Sede e le diocesi. In genere, ogni anno, gli studenti dei tre cicli ammontano a cinquanta, anche se abbiamo attivato un processo per aumentarne il numero.

La tipologia degli allievi: chi sono questi coraggiosi che vogliono imparare la lingua di Cicerone? Ci sono anche stranieri?
Ci sono ecclesiastici, inviati dai loro Superiori, destinati all’insegnamento del Latino, del Greco e della Patristica presso seminari e studentati religiosi; poi ci sono altri studenti, prevalentemente laici, che amano la cultura classica e quella antico-cristiana. Per questi ultimi, allora, svariati sono gli sbocchi professionali: dall’insegnamento alla collaborazione con case editrici.

Ci sono anche stranieri?
Poiché la nostra è una facoltà del Papa, è, per sua natura, internazionale. E così abbiamo studenti dell’Europa orientale, africani, nordamericani, e persino cinesi!

Parlare di latino oggi non è molto attuale. Il latino rientra nella categoria “lingue morte”.
L’espressione “lingua morta” attribuita al latino è solo una banalità. Nessun filologo serio la considera tale perché, anche quando ha cessato di essere la lingua-madre della gente alla fine del mondo tardo-antico, il latino ha continuato ad essere una lingua scritta e parlata fino al secolo XIX da tutti gli uomini di cultura, compresi fisici e matematici. Era la lingua ufficiale anche di parlamenti nazionali, come quello ungherese o croato. Può essere, inoltre, considerata “morta” una lingua che continua ad essere studiata da moltissime persone in tutto il mondo? È morta una lingua lo studio dei cui testi alimenta pensieri nobili ed elevati? Inoltre, è la lingua supernazionale della Santa Sede, di molti umanisti che comunicano in latino, della liturgia che, celebrata in lingua latina, attrae un numero crescente di fedeli, soprattutto giovani.

Anche nella scuola media italiana c’è un ritorno dello studio del latino.
Il latino è una lingua molto piacevole da apprendere, ad una condizione: che si abbandoni il metodo che grava morbosamente nelle scuole, imposto dal filologismo tedesco a partire dal secolo XIX. Se insegnato, invece, con il ‘metodo-natura’ appreso in 150 ore, uno studente, senza eccessive fatiche e soprattutto senza noia, è in grado di leggere già i classici. C’è bisogno di una nuova generazione d’insegnanti che conoscano questo metodo e lo adottino con entusiasmo perché fa miracoli!

Quali sono in conclusione gli obiettivi che ancora oggi gli allievi e i docenti di questo Pontificium Institutum Altioris Latinitatis perseguono?
Lo scopo è molto chiaro: attraverso la conoscenza delle lingue antiche, latino e greco, desideriamo entrare a far parte di una res publica litterarum e dialogare con pensatori che, da 2500 anni, utilizzando o la ragione o la fede o entrambe, hanno elaborato una cultura di profondo spessore antropologico, etico, spirituale. Ed il mondo, smarrito come non mai in quest’epoca di crisi, ha estremamente bisogno di riappropriarsi dei valori di quell’humanitas, espressa, solo per fare dei nomi, da Sofocle, Platone, Seneca, Agostino, Tommaso, Erasmo da Rotterdam.

Perché la Santa Sede ha affidato questa Facoltà ai figli di don Bosco?
Perché anche in questo campo don Bosco è stato un pioniere! A Valdocco, ha promosso lo studio del latino e del greco con metodi che oggi vengono riscoperti come innovativi ed efficaci, cioè il metodo-natura: pensi che a Valdocco, e poi per decenni nei collegi salesiani, si rappresentavano commedie in latino con grande successo. Occorre riappropriarsi di tale patrimonio: aiuta i giovani ad essere migliori, amanti della verità, della bontà e della bellezza.

9 commenti:

Anonimo censurato ha detto...

È morta una lingua lo studio dei cui testi alimenta pensieri nobili ed elevati?
Beh, dipende cosa leggi.
Se leggo Apuleio, ad esempio:
Sed angebar plane non exili metu reputans, quem ad modum tantis tamque magis cruribus possem delicatam matronam inscendere vel [...]

mic ha detto...

Anonimo, in tutte le lingue ci sono pensieri nobili ed elevati ed altri meno nobili... Che c'entra?

Si dà il caso che in latino (ad anche in greco) si possono accostare gli originali dei classici del cristianesimo. E per studiosi e sacerdoti la cosa non è ininfluente, altrimenti si rischia di essere tributari di interpretazioni ideologiche e preconcette....

Inoltre il latino è la lingua Sacra che unifica l'Orbe cattolico nella Liturgia. Questo è un dato che resta, e resterà, nonostante il disprezzo e le resistenze di troppi sacerdoti e vescovi.

Una volta era il linguaggio comune dei documenti e dei dialoghi. Oggi non più... Ma chissà?

Anonimo ha detto...

ma io sono pienamente d'accordo nel rivalutare l'uso del latino o nel linguaggio ecclesiastico. Soprattutto perchè, a differenza di quanto si possa ritenere comunemente, è ricchissimo di sfumature ed equivocità che rendono molto più ricca e meno ingessata la dottrina cristiana, così come insegnato da San Tommaso, che sempre, nella sua summa teologica, afferma che le cose possono essere intese in due modi (dupliciter) così come anche insegna la Scrittura : una cosa ha detto Dio, due ne ho udite.

Domenicano ha detto...

il latino è una lingua molto coerente e duttile nella sua forma classica. Una lingua totalmente "scientifica" nella sua forma più alta, come il greco.
Se in Cina sta prendendo sempre più piede lo studio dei classici in lingua originale, forse bisognerà credere che ormai lo spirito europeo, soffocato dalle strane ideologie, abbia trasmigrato e, fortunatamente, sia in salvo in qualche lontana ma non ininfluente parte del mondo.

don Camillo ha detto...

A pensare che Enrico dal Covolo, è tra i più feroci nemici del ripristino della liturgia tridentina...

Anonimo ha detto...

Conoscevate questo?

http://www.repubblica.it/rubriche/il-monsignore/2010/12/30/news/a_qualcuno_non_piace_il_latino-10714567/

una domanda ha detto...

Su Mil http://blog.messainlatino.it/2011/01/addio-latino-in-vaticano.html

qualcuno ne dava la responsabilità a Filoni

"Mons. Fernando Filoni si conferma, ormai inequivocabilmente, come il vero Deus ex machina negli organi della Santa Sede, il grande e occulto manovratore che può più del Papa e, verosimilmente, col tacito assenso del cardinal Bertone.
Massonici, frange moderniste e movimenti carismatici di dubbia dottrina (neo-catecumenali), tutti appoggiati e incoraggiati da Mons. Filoni (ormai potente quanto una divinità), ostacolano in tutti i modi i velleitari recuperi del sacro e della tradizione nella Chiesa Cattolica. Si dice che anche la mancata traduzione in italiano del "Summorum Pontificum" nel sito ufficiale della Santa Sede sia stato imposto da lui. E, probabilmente, anche la mancata proclamazione del santo curato d'Ars a patrono di tutti i sacerdoti cattolici."

Sapete per caso com'è andata a finire?

bedwere ha detto...

Sodalis sum Familiae Sancti Hieronymi. Catholici sumus, fideles erga summum Pontificem et magisterium Ecclesiae, linguam Latinam vivam colentes, vitam spiritualem sectantes.
Hebdomadi praeterita, jucundissime congregati sumus in urbe Orlando, in Florida, ad Latine loquendum et orandum.
http://www.hieronymus.us.com/

mic ha detto...

Grazie bedwere!