Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 3 aprile 2026

Avvicinatevi al banchetto nuziale del cielo.

Breve riflessione quaresimale di Peter Kwasniewski su Pelican+.
Avvicinatevi al banchetto nuziale del cielo.
Lo scopo della vita cristiana non è la sofferenza, ma la gioia nella presenza di Dio.

Una delle peggiori distorsioni perpetrate sui santi, sia da autori "pii" che da nemici della Chiesa, è che i santi fossero un gruppo cupo, curvi sotto il peso di austere penitenze, che bandivano la luce del sole dalle loro stanze, chiusi alla gioia, alle risate e alla spensieratezza.

Chiunque conosca i santi, o chiunque abbia incontrato una persona santa, non li riconoscerebbe mai in una simile descrizione. Anzi, uno dei segni necessari per la canonizzazione è proprio la gioia di vivere!

San Francesco d'Assisi si abbandonava all'estasi per la bontà di Dio nella creazione, giocava e faceva buffonerie, cantando la sua gioia mentre percorreva le strade d'Italia. Santa Caterina da Siena, stigmatizzata, ebbe il coraggio di dire al Papa di tenere la bocca chiusa per prudenza. San Lorenzo fece una battuta sulla graticola: "Girami, da questo lato sono cotto". E che dire del talvolta birichino San Filippo Neri, che si rase metà della barba per umiltà e ordinò a un penitente di liberare un cuscino pieno di piume? O di Santa Teresa di Lisieux, che ci insegna i " segreti della gioia "? Se si legge il Magnificat della Madonna, non vi si trova un briciolo di tristezza.

I santi conoscevano un segreto cruciale che la maggior parte delle persone oggi ignora: la gioia è radicata nell'amore di Dio. Le persone moderne cercano di essere felici senza Dio, ma questa è pura follia, perché Dio è la felicità. Dio è identico alla felicità, Egli è infinita beatitudine, e ogni volta che raggiungiamo un qualsiasi grado di gioia o pace è solo perché ci siamo avvicinati a Lui. Cercare la felicità altrove è il risultato di un'illusione, di un inganno.

Dobbiamo tenere a mente che Dio non ha creato la sofferenza e non vuole che i suoi figli soffrano. La sofferenza è un male, non è un bene fine a se stesso. Il mondo, così come Dio lo ha creato, è buono in ogni sua parte; è l'uomo che introduce il male in questo mondo, e i peccati di certi uomini si sono rivelati causa di grandi sofferenze per altri. Dio permette questa sofferenza perché attraverso di essa può purificarci dalla nostra peccaminosità e renderci più degni del suo amore sconfinato. Anzi, Dio ci impone le sofferenze e si aspetta che noi cerchiamo volontariamente la sofferenza della penitenza perché sa che abbiamo un disperato bisogno di distaccarci dagli attaccamenti disordinati ai beni di questo mondo e che, attraverso questo processo, cresceremo «in sapienza, statura e grazia» (cfr. Lc 2,52).
Questo è il senso profondo della Quaresima: non assaporeremo mai la gioia spirituale della risurrezione se ci crogioliamo nella sporcizia dei peccati, se siamo macchiati dai residui dei mali passati o se siamo preoccupati dai nostri bisogni e comfort terreni.

Nessun commento: