Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 1 aprile 2026

Mons. Gherardini sulla FSSPX

Nella nostra traduzione da OnePeterFive. Il corretto rapporto tra Tradizione e Magistero che Mons. Brunero Gherardini investigò con tanta sagacia negli ultimi suoi studi teologici è il punto centrale della comprensione della crisi dottrinale all'interno della Chiesa.

Mons. Gherardini sulla FSSPX

Leggendo la sua biografia, è difficile capire perché un professore di teologia e filosofia come Monsignor Brunero Gherardini sia stato attaccato con tanta veemenza. [1] Nato nel 1925 a Prato (Toscana), è morto alla veneranda età di 92 anni, nel 2017, a Santa Marinella (Roma). Per tutta la sua vita dedicata al servizio della Chiesa, Gherardini ha seguito un percorso intellettuale e spirituale coerente che lo ha portato a ricoprire posizioni chiave nella famosa Pontificia Universitas Lateranensis e nella Pontificia Academia Sancti Thomae Aquinatis. Lì ha insegnato corsi di ecclesiologia, ecumenismo e altre discipline teologiche fondamentali, dopo essersi fatto conoscere negli anni '60 grazie ai suoi libri dedicati al protestantesimo e, in particolare, a Karl Barth: La parola di Dio nella teologia di Karl Barth (1955); La seconda Riforma. Uomini e scuole del protestantesimo moderno (1964-1966); Protestantesimo oggi (1965); La Madonna in Lutero (1967), ecc.

Teologo neoscolastico, sostenitore di uno stile analitico – pur non mancando di inaspettati sprazzi stilistici – egli richiama alla mente il suo maestro: l'incomparabile tomista neoplatonico, il domenicano Cornelio Fabro (1911–1995).

In breve, Brunero Gherardini era un teologo e filosofo cattolico di grande erudizione, dal quale nessuno si sarebbe mai aspettato nulla che potesse entrare in conflitto con il Magistero ecclesiastico. I suoi modi raffinati e l'eleganza della sua presenza e della sua espressione richiamavano lo stile pacato degli hobbit di Tolkien, completamente estraneo all'idea di avventura. Eppure questo mite sacerdote, che svolse svariati incarichi minori in Vaticano – tra cui quello di postulatore per la causa di canonizzazione di Papa Pio IX – fu aspramente criticato semplicemente per aver espresso il suo pensiero sul dibattito più importante nella Chiesa cattolica odierna: il significato del concetto di "Tradizione".

Innanzitutto, Gherardini sapeva perfettamente quanto fosse importante questo concetto cruciale. Da studioso profondamente ferrato nel protestantesimo e nelle sue teorie, conosceva tutte le polemiche riguardanti la "Tradizione". Non lo si può certo accusare di superficialità nel trattare un argomento del genere. Ad esempio, ecco cosa scrisse in un testo del 2012:

La Chiesa esercita un controllo reale sulla Tradizione: un discernimento che distingue ciò che è autentico da ciò che non lo è. La Chiesa compie questo compito con uno strumento che non manca del «carisma della verità», purché non prevalga la tentazione dell'assolutezza. Questo strumento è il Magistero, i cui detentori del titolo sono il Papa (in quanto successore dell'apostolo san Pietro, il primo Papa sulla Cattedra Romana) e i vescovi (in quanto successori dei Dodici nel ministero o nel servizio alla Chiesa), laddove esso si manifesti a livello locale. Non è necessario soffermarsi sulle distinzioni interne al Magistero (solenne, se esercitato dal Papa o dal Concilio ecumenico; ordinario, se esercitato dal Papa nella sua specifica attività e dai vescovi nel loro insieme e in comunione con il Papa). È molto più importante definire entro quali limiti al Magistero è garantito il «carisma della verità».

Innanzitutto, bisogna dire che il Magistero non è una super-chiesa che può imporre giudizi e modi di comportamento alla Chiesa stessa; né è una casta privilegiata al di sopra del popolo di Dio, una sorta di potere superiore a cui si deve obbedire senza indugio. È un servizio, una diaconia. Ma anche un compito da svolgere, un munus, anzi il munus docendi che non può e non deve essere sovrapposto alla Chiesa, dalla quale e attraverso la quale è nato e opera. Dal punto di vista soggettivo, coincide con la Chiesa magisteriale (Papa e vescovi uniti al Papa) per la funzione di proporre ufficialmente la Fede. Dal punto di vista operativo, è lo strumento attraverso il quale tale funzione viene svolta. [2]

La posizione di Gherardini appare perfettamente equilibrata. Dalla prima parte della citazione sopra riportata è chiaro che egli sostiene l'esistenza di limiti, di una “regola” (quella espressa da San Vincenzo di Lérins) che garantisce la manifestazione di quel “carisma di verità” esercitato dal Papa e dal Collegio Apostolico. Da ciò consegue chiaramente che non condivide la posizione di coloro che rivendicano un esercizio “automatico” di questo carisma in qualsiasi condizione. Né il Papa né i membri del Collegio Apostolico sono “superuomini”. Inoltre, la sua insistenza sul fatto che il Magistero non sia né “una super-Chiesa” né “una casta privilegiata” mette in discussione le esagerazioni di coloro che sostengono una forma o l'altra di iperpapalismo.

Per essere del tutto chiari, Gherardini esclude l'obbedienza incondizionata che alcuni esigono per ogni insegnamento trasmesso dal Papa o dal Collegio Apostolico. Di conseguenza, possiamo comprendere che dobbiamo obbedienza assoluta solo a Dio e ai suoi servi quando insegnano esattamente ciò che il nostro Signore Gesù Cristo ha trasmesso attraverso il suo Vangelo. Pur sottolineando l'importanza della missione unica del Magistero, Gherardini è tuttavia consapevole che questa missione stessa deve superare la prova della fedeltà a Dio, vero autore della Sacra Dottrina.

Quanto detto finora dimostra già che ci troviamo di fronte a un autore costantemente interessato alla verità della Fede. Proprio per questo motivo egli non accetta l'idea di una cieca sottomissione all'autorità ecclesiastica, la cui missione è discernere l'autentica Tradizione dalle false tradizioni. Dopotutto, anche quest'autorità stessa può essere sottoposta ad un atto di discernimento per verificare se le interpretazioni che propone siano o meno in piena armonia con gli insegnamenti dell'eterno Dio. È proprio ciò che ha fatto padre Brunero Gherardini in un articolo, seguito da un libro, in cui ha trattato l'episodio più controverso della storia della Chiesa cattolica contemporanea: la consacrazione senza mandato pontificio dei quattro vescovi avvenuta nel 1988 per mano dell'arcivescovo Marcel Lefebvre e del vescovo Antônio de Castro Mayer.

Intitolato “Quod et tradidi vobis – La tradizione vita e giovinezza della Chiesa” e pubblicato sulla rivista teologica Divinitas [3] [ampliato e pubblicato come libro nello stesso anno vedi], questo testo ha attirato su Monsignor Gherardini i feroci attacchi menzionati all'inizio di questo articolo. In sostanza, ciò che il Monsignore voleva verificare era se fosse corretta o meno l'affermazione contenuta nella dichiarazione di Papa Giovanni Paolo II Ecclesia Dei (2 luglio 1988) : “La radice di questo atto scismatico si può individuare in una nozione incompleta e contraddittoria di Tradizione”[4]. Più precisamente, Gherardini si propose di determinare se la nozione di Tradizione del Santo Padre fosse quella corretta, in contrasto con quella dell'Arcivescovo Lefebvre. Senza presentare la sua indagine in dettaglio – cosa che richiederebbe uno studio di almeno 10-15 pagine – riassumerò la sua conclusione attraverso due citazioni sostanziali:

Da quanto appena detto, si può facilmente dedurre come la Fraternità Sacerdotale San Pio X intenda la Tradizione. Infatti, la Tradizione è l'esatto opposto di ciò che la Fraternità nega e a cui si oppone. Espressamente o implicitamente, la Fraternità rifiuta le innovazioni dei documenti conciliari e le loro applicazioni postconciliari, e si oppone all'uso indiscriminato che ne è stato fatto.

Non entrerò nei dettagli dei rapporti e delle difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Mi attengo al tema comune della Tradizione e osservo che “salvaguardare la fede e combattere l’errore” dovrebbe essere l’ideale e l’impegno tanto della Chiesa quanto dei suoi figli. Alla luce di ciò, mi è difficile comprendere come il rimprovero di una “Tradizione incompleta e contraddittoria”, formulato da Giovanni Paolo II nel 1988, possa avere un fondamento reale. Ciò che capisco è che non ha nulla a che vedere con lo “spirito di Assisi”. [5]

Pertanto, l'opinione di Monsignor Gherardini, espressa con eleganza, rispetto e chiarezza, è che l'Arcivescovo Marcel Lefebvre sia stato guidato da una nozione di Tradizione né incompleta né contraddittoria. Al contrario, ciò che la Fraternità Sacerdotale San Pio X intende per Tradizione è ciò che la Chiesa ha sempre inteso con tale nozione. Nel frattempo, lo "spirito di Assisi" rappresenta in realtà la prova di un'erronea interpretazione della Tradizione. Infatti, se la Chiesa ha tradizionalmente proibito la preghiera comune tra gerarchie e clero cattolici ed eretici o scismatici, come possiamo credere che il Pontefice che ha violato più palesemente tale divieto – seguendo le direttive del Concilio Vaticano II – abbia correttamente interpretato la Tradizione?

Osando anche solo ipotizzare questa possibilità, Monsignor Gherardini si è immediatamente attirato addosso le ire vendicative sia dei neomodernisti che degli iperpapalisti. Eppure, ha adempiuto al suo dovere richiamando l'attenzione su uno dei problemi più gravi della Chiesa odierna. E noi, leggendo i suoi scritti e riflettendo su di essi, dobbiamo essergli grati non solo per l'erudizione e la qualità delle sue indagini teologiche, ma anche per la passione per la Verità e la Tradizione che ha dimostrato.
______________________
[1] Una biografia dettagliata e concisa (e il relativo sostegno) di Monsignor Gherardini è stata pubblicata su Rorate Caeli dal Professor Roberto de Mattei: “In difesa di Mons. Brunero Gherardini” https://rorate-caeli.blogspot.com/2012/02/in-defense-of-mons-brunero-gherardini.html [Consultato il: 06 marzo 2026].
[2] Brunero Gherardini, “Chiesa-Tradizione-Magistero”, in Disputationes Theologicae 2011/12, traduzione archiviata disponibile online qui: https://web.archive.org/web/20120120192923/http:/www.centreleonardboyle.com/Tradition-Magisterium.html [Accesso: 6 marzo 2026].
[3] Ecco il riferimento completo: “ Quod et tradidi vobis –La tradizione vita e giovinezza della Chiesa”, in Divinitas, nuova serie, 2010 (53/1-2-3): pp. 165-186. Questo studio fu ampliato e pubblicato come libro nello stesso anno: mons. Brunero Gherardini, Quod et tradidi vobis. La Tradizione, vita e giovinezza della Chiesa, Casa Mariana Editrice, Frigento, 2010.
[4] La traduzione integrale in inglese è disponibile sul sito ufficiale del Vaticano: https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/en/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_02071988_ecclesia-dei.html [Accesso: 06 marzo 2026].
[5] Entrambe le citazioni sono di mons. Gherardini, Quod et tradidi vobis. La tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Casa Mariana Editrice, pp. 241-244. La loro traduzione – così come altre citazioni significative – è disponibile online qui: “Giudizio di Mons. Brunero Gherardini sul dibattito teologico tra Tradizione e Concilio Vaticano II:” https://fsspx.news/en/news/msgr-brunero-gherardinis-judgement-theological-debate-between-tradition-and-vatican-council-ii [Accesso: 06 marzo 2026].

2 commenti:

E.P. ha detto...

Nel libro citato, mons. Gherardini parla della FSSPX perché il tema del libro in questione è la Tradizione cattolica.

Anonimo ha detto...

Quello che più mi sconcerta, con tutto il rispetto per mons. Gherardini, è che in questo periodo nefasto della storia della Chiesa, iniziato almeno due secoli fa', ci fossero religiosi di grande levatura intellettuale e di profonda cultura che perdevano il loro tempo nel falso ed inutile "ecumenismo" e addirittura a studiare: "La Madonna in Lutero".
Claudio Gazzoli